LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Pacifico e diplomazia le priorità della politica estera nello Stato dell’Unione di Obama

Posted in USA by matteocazzulani on January 22, 2015

Durante il più importante discorso alla nazione, il Presidente degli Stati Uniti invita alla finalizzazione della Partnership Trans Pacifica per contenere la Cina nella regione dell’Asia/Pacifico, e vanta il successo della linea morbida della sua Amministrazione nei confronti di Russia, Siria, Cuba ed Iran. Lotta al surriscaldamento globale e leadership nel settore del gas tra i punti esposti da Obama nella parte dedicata alla politica estera

Philadelphia – Economia, diplomazia e la forza solo quando e se serve. Questa è la strategia di politica estera che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha presentato durante lo Stato dell’Unione, il discorso annuale che il Capo dello Stato rivolge una volta all’anno a Camere riunite, in collegamento diretto con tutto il Paese, per esporre le linee-guida della sua Amministrazione.

Obama, dopo avere sottolineato la necessità per gli Stati Uniti di assumere una nuova leadership nel Mondo, ha evidenziato come egli preferisca avvalersi di strumenti diplomatici e di misure economiche, piuttosto che di soluzioni di carattere militare, per contrastare minacce globali alla democrazia e ai valori dell’Occidente.

Priorità nella politica estera di Obama è la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo che crea una zona di libero scambio tra gli Stati Uniti ed i più importanti Paesi della regione del Pacifico, come Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud, Cile, Messico, Perù, Brunei, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam.

Come dichiarato da Obama, il TPP permette agli Stati Uniti d’America e ai suoi alleati nel Pacifico di contrastare la crescita della Cina che, senza la creazione di un fronte economico comune tra i Paesi della Partnership Trans Pacifica, è destinata a ricoprire un ruolo egemone in una zona del Mondo cruciale per le sorti della geopolitica globale.

Oltre alla Partnership Trans Pacifica, Obama ha evidenziato la necessità di finalizzare un accordo di cooperazione economica con l’Unione Europea, con la quale le trattative per il varo della Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- sono ancora in via di conclusione.

Altro ambito in cui l’economia rappresenta una leva per la realizzazione di una politica estera incisiva, secondo Obama, è anche quello della Russia, che proprio a causa delle sanzioni economiche, applicate dagli Stati Uniti come riposta all’aggressione militare all’Ucraina, si trova ora economicamente in ginocchio.

“Stiamo dimostrando il potere della forza e della diplomazia degli Stati Uniti d’America. Abbiamo fermamente sostenuto il principio che i Paesi più forti non possono sopraffare quelli più deboli. Ci siamo opposti all’aggressione russa, abbiamo sostenuto la democrazia in Ucraina, abbiamo riassicurato i nostri alleati della NATO” ha dichiarato Obama.

La diplomazia è stata anche la carta di cui Obama, come ricordato durante lo Stato dell’Unione, si è avvalso anche con Cuba, con cui gli Stati Uniti hanno ripristinato rapporti diplomatici congelati dal 1961.

Come sottolineato da Obama, la decisione di riaprire le relazioni con Cuba rappresenta un piccolo passo, incoraggiato da Papa Francesco, che chiude definitivamente con una pesante eredità della Guerra Fredda sulla quale, finora, nessun Presidente statunitense ha avuto il coraggio di mettere la parola fine.

Altro ambito della politica internazionale in cui Obama ha premuto sull’acceleratore della diplomazia è quello delle relazioni con l’Iran, nei confronti del quale, come già anticipato durante la visita con il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, il Presidente statunitense ha ritenuto necessario continuare a dialogare per evitare la proliferazione atomica.

“Le misure proposte dal Congresso in favore dell’inasprimento delle sanzioni all’Iran rischiano di mandare in fumo il percorso finora fatto e di estraniare gli Stati Uniti dai suoi alleati nel Mondo. Per questa ragione, porrò il veto su ogni simile provvedimento” ha dichiarato Obama.

Sempre in ambito diplomatico, Obama ha sottolineato la volontà degli Stati Uniti di rafforzare le strutture difensive dell’Afghanistan attraverso l’addestramento di reparti militari locali.

Nello stesso tempo, Obama ha ritenuto necessario l’uso della forza per contrastare lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ed ha richiesto al Congresso l’approvazione di una misura che autorizzi l’intervento militare contro l’ISIL.

Obama ha poi annoverato tra le priorità della politica estera anche un maggiore impegno degli USA per contrastare il Global Warming, sul quale gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo storico con la Cina per decrementare le emissioni inquinanti dei due Paesi del Mondo maggiormente responsabili per il surriscaldamento globale.

Infine, Obama ha supportato lo sviluppo dello sfruttamento dei giacimenti domestici di gas per rafforzare la leadership USA nel mercato mondiale dell’Europa dell’energia, ed ha espresso la sua contrarietà, seppur senza nominarlo, alla realizzazione dell’oleodotto Keystone XL, un’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti.

La risposta dei repubblicani

Pronta, a Obama, è stata la risposta della senatrice dell’Iowa, Joni Ernst, che, per contro dei repubblicani, ha attaccato il Presidente a partire proprio dal Keystone XL, considerato dall’esponente del Partito Repubblicano un’infrastruttura necessaria per creare nuove opportunità di lavoro.

La Ernst ha poi concordato con Obama sulla necessità di abbattere le barriere doganali nella regione dell’Asia/Pacifico e sul bisogno di incrementare l’impegno bellico contro lo Stato Islamico e il terrorismo internazionale.

Sull’Iran, la Ernst ha espresso forte contrarietà al piano dell’Amministrazione Democratica di continuare con le trattative per persuadere Teheran a rinunciare al programma di proliferazione nucleare.

Da parte sua, la Ernst ha sottolineato la necessità di inasprire le sanzioni nei confronti di un Paese il cui riarmo nucleare rappresenta una minaccia per la sicurezza globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama toglie l’embargo a Cuba per passare alla storia ed aiutare la Clinton

Posted in USA by matteocazzulani on December 19, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America pone fine ad un embargo di 50 anni nei confronti del regime comunista latinoamericano per dare un senso ad una politica estera finora sottotono. Il riorientamento della politica estera statunitense in America e nell’Asia-Pacifico, ed il confronto con i repubblicani al Congresso, tra le ragioni che hanno portato Obama ad aprire all’Avana

Philadelphia – Un tentativo di passare alla storia e di mettere in crisi un Congresso agguerrito e forte nei numeri. La scelta del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, di normalizzare i rapporti con Cuba, presa nella giornata di mercoledì, 17 Dicembre, è una manovra politica che guarda in diverse direzioni.

In primis, l’ordine di riaprire un tavolo per il ripristino di rapporti diplomatici con il regime comunista di Cuba, che il Presidente Obama ha dichiarato di intendere impartire quanto prima al Segretario di Stato, John Kerry, chiude una fase di 50 anni di embargo economico e di gelo politico avviata da John Fitzgerald Kennedy, il Presidente degli Stati Uniti ideologicamente più vicino a Obama, in piena Guerra Fredda.

La riapertura dei rapporti diplomatici con Cuba è anche l’ennesima prova della maggiore attenzione che Obama intende porgere nei confronti dell’emisfero occidentale: un riorientamento della politica estera statunitense che ha già visto le sue prime conseguenze nel maggiore impegno degli Stati Uniti nella regione dell’Asia-Pacifico e nel quasi assente coinvolgimento in Europa.

Con questa decisione di portata storica, Obama intende inoltre dare un senso ad una politica estera che, finora, gli ha fornito l’epiteto di uno dei Presidenti meno coraggiosi in ambito internazionale della storia degli Stati Uniti, dopo la gestione marginale della guerra in Libia contro la dittatura di Muhammar Gheddafi, il mancato attacco al regime di Bashar Al Assad in Siria, e la troppo tiepida gestione della crisi ucraina e della nascita dello stato islamico ISIL.

Come riportato da Politico, oltre al fatto storico, la decisione di Obama di ripristinare i rapporti diplomatici con Cuba rappresenta un atto di forza del Presidente democratico nei confronti del Congresso che, per via della vittoria dei repubblicani nelle elezioni di Mid-Term, sarà presto totalmente ostile all’Amministrazione Presidenziale.

Da parte loro, i repubblicani hanno promesso battaglia al Presidente sulla sua decisione di riaprire il dialogo con Cuba blocca di alcuni fondi destinati all’attività del Presidente in politica estera.

Tuttavia, Obama ha fatto sapere di intendere procedere con l’uso dei poteri esecutivi in suo possesso, così come promesso per la riforma della sanità e per la regolarizzazione di 4,7 milioni di immigrati irregolari: due cavalli di battaglia che il Presidente intende cavalcare negli ultimi due anni di legislatura.

Jeb Bush e Marco Rubio alla ricerca del voto dei dissidenti

Infine, come riportato dall’autorevole Reuters, la mossa di Obama di ripristinare i rapporti con Cuba ventila l’opportunità per i democratici di compattare il proprio elettorato, che secondo un recente sondaggio IPSOS è favorevole alla normalizzazione con il regime comunista della Avana, attorno al loro candidato nelle prossime Elezioni Presidenziali.

Inoltre, l’elettorato latino, concentrato per lo più in Florida, uno degli swing-state principali, potrebbe accogliere con favore la decisione di Obama, così come i tanti appassionati di baseball, uno sport in cui i più grandi campioni sono principalmente cubani.

Non a caso, l’ex-Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, data per probabile candidata democratica nelle prossime Elezioni Presidenziali, ha subito caldamente accolto l’iniziativa di Obama di riaprire i rapporti con Cuba, dichiarando che 50 anni di embargo non sono serviti ad alcunché.

Dall’altro lato dello schieramento politico, l’apertura di Obama a Cuba ha portato i possibili candidati alle Primarie Repubblicane ad assumere posizioni di opposizione, vicine a quelle degli ambiti più conservatori.

L’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush, e il giovane Senatore della Florida, Marco Rubio, si sono opposti all’apertura di Obama per cercare di compattare l’elettorato della comunità degli esuli cubani che, come riportato da diversi sondaggi, è tuttavia già schierato politicamente a favore dei repubblicani.

Rand Paul, senatore del Kentucky del Tea Party, ha invece accolto con favore le aperture di Obama a Cuba, sottolineando che il gesto del Presidente può aprire una nuova fase nella politica commerciale degli Stati Uniti nel Mondo.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama sceglie Ash Carter come nuovo Segretario alla Difesa

Posted in USA by matteocazzulani on December 6, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti nomina un Vice Segretario di lungo corso durante Amministrazioni democratiche come nuovo Capo del Pentagono. Il prossimo Presidente della Commissione Servizi Armati del Senato, il repubblicano John McCain, possibilista sulla conferma di Carter presso la Camera Alta del Congresso

Philadelphia – Avrebbe voluto diventare il Segretario alla Difesa dopo le dimissioni di Leon Panetta, ma il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, lo ha mantenuto al secondo posto della gerarchia del Dipartimento alla Difesa per gestire l’interregno di Chuck Hagel, un repubblicano con cui l’Amministrazione Presidenziale democratica non ha mai avuto un buon feeling.

Nella giornata di venerdì, 5 Dicembre, il Presidente Obama ha nominato l’ex-Vice Segretario alla Difesa, Ash Carter, il nuovo Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America, dopo le dimissioni di Chuck Hagel, che per circa due anni ha mantenuto la guida del Pentagono.

Nel presentare Carter, il quarto Segretario alla Difesa della sua Amministrazione dopo i repubblicani Gates ed Hagel ed il democratico Panetta, Obama ha apprezzato la lunga carriera interna al Pentagono effettuata da Carter, ed ha invitato il nuovo Segretario a compiere le scelte giuste per affrontare sfide importanti in cui l’esercito degli Stati Uniti è impegnato, come la lotta contro l’ISIL e la questione siriana.

Carter, che dopo avere servito come Top Buyer degli armamenti del Dipartimento alla Difesa durante l’Amministrazione del Presidente democratico Bill Clinton e come Vice Segretario di Panetta sotto l’Amministrazione Obama, è stato confermato numero due del Pentagono su precisa richiesta del Presidente USA.

Dopo frizioni con Hagel, Carter ha abbandonato per qualche tempo il Pentagono, fino a quando Obama non lo ha riconvocato alla guida del Dipartimento, per sostituire Hagel che, ufficialmente in maniera consensuale, ha interrotto la sua permanenza nell’Amministrazione Obama come Segretario alla Difesa.

Per essere confermato, Carter, che ha promesso ad Obama “candidi consigli” sulla politica estera, necessita l’approvazione del Senato, che dal prossimo Gennaio, per via della sconfitta dei democratici nelle Elezioni di Mid-Term, sarà controllato dai repubblicani.

Come riportato dall’autorevole Politico, il prossimo Presidente della Commissione dei Servizi Armati del Senato, l’ex-candidato repubblicano alla corsa alla presidenza nel 2008 John McCain, ha dato un preventivo appoggio alla nomina di Carter per via della sua preparazione nell’ambito della Difesa.

Tuttavia, McCain si è detto perplesso sulla possibilità per Carter di attuare una politica differente da quella che gli sarà imposta dall’Amministrazione Obama, avallando l’accusa, spesso mossa al Presidente, di nominare semplici passacarte delle sue decisioni come leader del Dipartimento alla Difesa.

Ciò nonostante, la biografia di Carter sembra testimoniare una personalità tutt’altro incline a passare gli ordini di Obama, con cui spesso il probabile nuovo Segretario alla Difesa sarà in disaccordo.

Chi è il probabile nuovo Segretario alla Difesa

Ad esempio, durante l’Amministrazione del repubblicano George W Bush, Carter ha sostenuto la necessità di bombardare preventivamente la Corea del Nord per evitare la proliferazione nucleare di una dittatura nel pieno cuore dell’Asia.

Durante l’Amministrazione del repubblicano Ronald Reagan, Carter è stato autore di un rapporto che ha descritto come inattuabile il piano di riarmo proposto dal Presidente USA, anche se esso ha poi consentito agli Stati Uniti di vincere la Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica.

Come riportato dalla Reuters, una volta ottenuta la conferma dal Senato, Carter si troverà a gestire situazioni importanti sia sul piano estero che su quello interno.

In primis, Carter è chiamato a gestire la lotta contro lo Stato Islamico e la gestione della crisi siriana, su cui il suo predecessore Hagel ha fortemente contestato le scelte prese da Obama e dalla sua Consigliera per la Sicurezza Nazionale, Susan Rice.

Un’altra sfida a cui Carter è chiamato a dare una risposta è il riarmo della Russia, a cui gli Stati Uniti, come richiesto da una Risoluzione di recente approvata dal Congresso, potrebbero rispondere incrementando la presenza di strutture militari difensive della NATO in Europa Centro-Orientale.

Carter è chiamato infine a gestire il taglio dei fondi alla Difesa sancito dal Congresso: una misura che potrebbe portare gli Stati Uniti a ridimensionare il suo impegno nel mondo in favore della democrazia e della libertà.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Caso Kohver: Putin cerca il casus belli con l’Estonia

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on September 8, 2014

Reparti dei Servizi Segreti russi rapiscono in territorio estone, e processano in un tribunale russo per direttissima, un funzionario dei servizi segreti dell’Estonia. Secondo il saggista Eduard Lucas, il Presidente russo vuole provocare la reazione di Tallinn per sentirsi autorizzato ad intervenire militarmente anche nei Paesi Baltici

Catturato in territorio straniero e subito arrestato dopo un processo-lampo celebrato a porte chiuse ad un solo giorno dalla sua cattura. Questo è quanto accaduto a Eston Kohver: funzionario dei Servizi di Sicurezza dell’Estonia che, nella giornata di sabato, 6 Settembre, è stato condannato alla detenzione in Russia per spionaggio.

Come riportato dal Wall Street Journal, Kohver è stato illegalmente prelevato dalle forze dei Servizi Segreti della Russia nei pressi di Luhamaa: città dell’Estonia, vicina alla frontiera russa, dove il funzionario stava svolgendo regolare attività di controllo anti-contrabbando.

Sempre secondo i Servizi Segreti dell’Estonia, l’operazione sarebbe stata effettuata sulla base di un vero e proprio scenario da sequestro: interruzione delle comunicazioni radio nella zona del sequestro, minacce fisiche da parte degli aggressori, uso di granate fumogene per disorientare Kohver.

Pronta è stata la reazione del Ministro degli Esteri estone, Urmas Paet, che, dopo avere dichiarato la disponibilità totale di collaborare con le Autorità russe da parte del Governo dell’Estonia, ha chiesto alla Russia chiarimenti sulla vicenda.

Da parte sua, come riportato da Russia Today –canale di propaganda del Cremlino in inglese– i servizi segreti russi hanno dichiarato che Kovher è stato arrestato nei pressi della città di Pskov, in Russia, per azioni volte allo spionaggio.

Il caso Kovher non deve passare inosservato, in quanto esso rappresenta una significativa provocazione, dopo i voli aerei nei cieli dei Paesi Baltici e il sostegno ideologico alle proteste della popolazione russofona in Lettonia, attuata dal Presidente russo, Vladimir Putin, all’Estonia e agli altri Stati della regione.

A spiegare il perché è stato Edward Lucas, autore del profetico libro ‘La Nuova Guerra Fredda’ che, come riportato dall’autorevole Delfi, durante un’audizione presso la Camera dei Comuni britannica, ha rilevato come lo scopo di Putin sia quello di provocare frizioni atte a spostare l’impegno armato dell’esercito russo dall’Ucraina ai Paesi Baltici.

Nello specifico, Lucas ha sottolineato come, con la guerra in Ucraina, Putin abbia solo compiuto il primo atto di un’aggressione militare più vasta, tesa ad eliminare i due veri avversari del Presidente russo: la NATO e l’Unione Europea.

“È la geografia a giocare contro i Paesi Baltici: una striscia di terra priva di difese naturali, scarsamente popolata, e basso spessore strategico. Le economie di questi Paesi sono fortemente legate a quella russa sopratutto sul piano energetico, in quanto nessuno dei tre Stati della regione del Baltico è indipendente dalle importazioni di gas dalla Russia” ha dichiarato Lucas, per evidenziare il perché proprio i Paesi Baltici sono il prossimo obiettivo dell’aggressione militare di Putin in Europa.

“Estonia e Lettonia sono particolarmente sensibili all’interferenza della Russia su quella parte di popolazione russofona che a Tallinn e a Riga si ritiene ‘russa’ a tutti gli effetti. La Lituania, da parte sua, è vulnerabile in virtù delle ambizioni di Putin di creare un corridoio tra la Russia e l’enclave di Kaliningrad” ha continuato Lucas durante la sua audizione al Parlamento britannico.

USA, Francia, Italia, Polonia e Norvegia incrementano la resistenza dell’Ucraina. Anzi no

Ad avere compreso il problema della pressione di Putin sui Paesi Baltici è stato il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che, in una visita a Tallinn precedente al vertice NATO di Newport, ha ribadito che gli USA, in accordo con l’Articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, difenderanno Estonia, Lettonia e Lituania in caso di aggressione militare da parte della Russia.

Una lettura adeguata della situazione è stata data anche dal Primo Ministro britannico, David Cameron che, a capo di una coalizione interna all’Alleanza Atlantica formata da Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca, Estonia, Lettonia e Lituania, ha dato avvio ad una forza di pronta reazione NATO con base in Polonia orientata ad incrementare la capacità di difesa dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Inoltre, importante è anche l’impegno sottoscritto da USA, Francia, Italia, Polonia e Norvegia, che hanno avviato la fornitura di armamenti all’Ucraina per accrescere la capacità difensiva di un Paese europeo aggredito da Putin.

Come dichiarato sul suo account Facebook dal Segretario del Partito del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, la fornitura di armamenti rappresenta un gesto politico di contrarietà alla politica aggressiva della Russia in Europa Orientale.

Nella notte di Domenica, 7 Settembre, la notizia del sostegno militare difensivo all’Ucraina è stata smentita dai Governi di USA, Norvegia Italia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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TRA EUROPA E RUSSIA UNA NUOVA GUERRA FREDDA

Posted in Russia, Unione Europea by matteocazzulani on March 22, 2014

L’Unione Europea firma la parte politica dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina, mentre la Russia annette ufficialmente la Crimea e si riarma per continuare azioni militari ai confini dell’UE. Francia e Germania sospendono la cooperazione militare con Mosca in segno di protesta contro l’occupazione militare della penisola ucraina.

Troppo tempo è passato, troppe persone hanno perso la vita per questo, ma alla fine Europa ed Ucraina hanno firmato l’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico europeo. Nella giornata di venerdì, 21 Marzo, alla presenza del Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi UE, del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e del Presidente pro-tempore dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov, Unione Europea e Kyiv hanno apposto la firma alla parte politica del documento.

Nello specifico, i capitoli ratificati sanciscono che Democrazia e Diritti Umani sono principi condivisi da UE ed Ucraina, di cui è stata pienamente riconosciuta l’ambizione europea e, di conseguenza, la possibilità di ambire ad ottenere lo status di Paese candidato alla membership dell’Unione. Condannata è stata altresì l’annessione militare, seguita ad un’occupazione dell’esercito russo, della Crimea da parte della Federazione Russa.

A margine della firma dell’Accordo -che l’ex-Dittatore ucraino, Viktor Yanukovych, ha rifiutato di firmare, provocando la sollevazione del popolo ucraino fino alla sua destituzione, dopo circa tre mesi di protesta repressa nel sangue dalla polizia di regime- Van Rompuy, assieme al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e al Premier polacco, Donald Tusk, hanno evidenziato come l’UE intenda decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

Pronta è stata anche la reazione unilaterale di Germania e Francia, che hanno interrotto una collaborazione militare con l’esercito russo che finora ha visto Berlino e Parigi legate da uno stretto rapporto con Mosca.

La presa di posizione dell’Europa in ambito energetico va di pari passo con le sanzioni economiche e personali imposte dall’UE ad alcuni esponenti di spicco della politica russa: una misura necessaria per dare un segnale di forte disapprovazione all’annessione armata della Crimea da parte della Federazione Russa.

Proprio venerdì, 21 Marzo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha ratificato l’ingresso della penisola ucraina nella Russia: quasi in contemporanea con la firma dell’Accordo di Associazione tra UE ed Ucraina.

La Russia, il cui esercito di occupazione in Crimea ha aperto il fuoco contro unità navali della marina ucraina rimaste nello spazio marittimo della Crimea, ha assimilato la penisola ucraina come entità statale costituente e federata a Mosca.

La forza militare per risolvere le controversie internazionali

Come riportato da fonti ben documentate, Putin, che è intervenuto in Crimea con il pretesto di proteggere la popolazione russofona -che non ha mai subito alcuna discriminazione da parte del Governo ucraino- ha anche avanzato pretese sulla minoranza di lingua russa in Estonia: un fatto che conferma il fatto che la Russia intende andare oltre all’annessione della Crimea nella sua azione militare.

L’inglobamento della Crimea nella Russia fissa una nuova pagina della storia della geopolitica mondiale, poiché gli accordi diplomatici, che finora hanno garantito l’inviolabilità territoriale dell’Ucraina, ora sono stati sostituiti dai rapporti di forza come strumento per la risoluzione di controversie internazionali.

A testimonianza dell’avvio di questa nuova Guerra Fredda è il fatto che Mosca ha riattivato le sue forze militari non solo ai confini dell’Ucraina, ma anche nell’enclave di Kaliningrad -ubicata nel cuore dell’Europa: tra la Polonia e la Lituania.

Pronta è stata la riposta della NATO che, accogliendo la richiesta di Polonia e Lituania, ha rafforzato la difesa dei confini dell’UE, come previsto in caso di espressa richiesta da parte di uno degli Stati membri dall’art. 4 dell’Alleanza Atlantica.

Matteo Cazzulani

UN ALTRO SUCCESSO DI OBAMA: LO SCUDO SPAZIALE NATO IN EUROPA AL VIA

Posted in NATO by matteocazzulani on November 5, 2013

Dislocata in Romania la prima batteria di SM-3 privi di capacita offensiva, a cui seguiranno altri missili difensivi in Polonia ed una postazione radar in Turchia. La capacita del Presidente USA di garantire la sicurezza dell’Occidente e dell’Unione Europea senza troppo irritare la Russia

Un progetto regionale, e non più mondiale, per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea: perché la Russia si riarma e, nonostante le rassicurazioni a parole, è sempre meglio non abbassare la guardia -sopratutto con chi usa il gas come strumento di pressione geopolitica.

Nella giornata di martedì, 28 Ottobre, presso la base aerea militare romena di Deveselu è stata realizzata la prima porzione del sistema di difesa missilistico NATO in Europa con il dislocamento della prima batteria di missili SM-3 controllati dal sistema Aegis.

Il posizionamento degli intercettori balistici, privi di capacita offensiva, è la prima tappa di un complesso sistema di difesa missilistico che, dopo l’installazione di una postazione radar in Turchia, prevede anche il posizionamento di un’altra batteria SM-3 in Polonia.

Come stabilito lo scorso 23 Ottobre durante il vertice dei Ministri della Difesa NATO di Bruxelles, il sistema di difesa antimissilistico è necessario per rafforzare e dare compattezza alle strutture difensive dei Paesi dell’Occidente, in particolare di quelli dell’Unione Europea, in cui la crisi ha imposto tagli consistenti alle forniture per le forze armate.

Lo Scudo Antimissilistico NATO è però sopratutto una vittoria del Presidente USA, Barack Obama, che è riuscito nella realizzazione di un’installazione militare senza provocare, per ora, la reazione della Russia, che si è sempre schierata contro la presenza di elementi militari NATO in Paesi dell’Alleanza Atlantica ritenuti da Mosca erroneamente ancora afferenti alla sfera di influenza russa.

Per contrastare l’avvio dello Scudo Antimissilistico, la Russia ha già installato nell’enclave di Kaliningrad una batteria di missili Iskander puntati su Varsavia, ed ha intensificato voli militari nello spazio aereo di Estonia, Lettonia e Finlandia: una chiara provocazione nei cieli NATO nei confronti della stessa Alleanza Atlantica.

A fomentare la reazione dei russi è stato sopratutto il progetto iniziale del sistema antimissilistico NATO in Europa, varato dal Presidente repubblicano George W Bush -sul modello di quello progettato da Ronald Reagan- che prevedeva l’installazione di una base radar in Repubblica Ceca e il dislocamento di missili Patriot -con capacita offensiva- in Polonia.

Obama, dinnanzi alle ritorsioni del Presidente russo, Vladimir Putin -che non ha mai voluto compartecipare ad un sistema di difesa missilistico congiunto tra Alleanza Atlantica e Mosca, come proposto dal Presidente USA- ha adottato la via del dialogo contestualizzato nell’ambito del consiglio NATO-Russia, ed ha varato uno Scudo Spaziale difensivo -senza la presenza di intercettori capaci di aggredire- senza però rinunciare al dislocamento degli elementi balistici in Europa Centrale.

Per ora, da parte della Russia non sono arrivate proteste eclatanti, ma, secondo diversi esperti, non è escluso che la reazione di Mosca possa farsi più accesa con il posizionamento degli SM-3 in Polonia, dove i russi non desiderano la presenza di elementi NATO.

Questo atteggiamento è indicativo della concezione geopolitica di Putin che, ancora vittima della sindrome da Guerra Fredda, considera l’Europa Centro-Orientale -oggi perfettamente integrata sia nell’UE che nella NATO- una zona di sua influenza.

Grazie alla diplomazia del democratico Obama, e non all’aggressività del repubblicano Bush, l’Occidente ha messo in chiaro a Mosca che tutta l’Europa è votata alla Democrazia ed ai Diritti Umani, e che nessuna pretesa di Putin sui Paesi dell’UE Centro-Orientale è giustificata.

Anche a Parigi interessa la NATO

Oltre al lato di geopolitica internazionale, anche la situazione locale è interessata dalla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico NATO in Europa Centro-Orientale, con la Romania che è diventata il primo partner militare degli USA nel Vecchio Continente.

Già utilizzata come base per le operazioni militari in Afghanistan e Iraq, la Romania ha firmato un accordo con gli USA per la modernizzazione delle forze armate rumene che, con l’allargamento dell’area Schengen, si trovano a difendere i confini dell’UE.

Simile ruolo sarà ricoperto dalla Polonia, che, assieme a Bucarest, farà dell’Europa Centro-Orientale l’alleato più forte degli USA per la realizzazione di un sistema di difesa unico ed integrato per l’UE e per tutto l’Occidente.

Oltre a Romania e Polonia, alla NATO guarda anche la Francia, che, come dimostrato nelle esercitazioni Steadfast Jazz, ha surclassato la Germania in quanto a numero di soldati impegnati in queste importanti operazioni.

Come sottolineato dagli esperti dell’Atlantic Council, tale situazione è dovuta da un lato ai tagli alla difesa apportati dal Presidente francese, Francois Hollande, che, così vede nella NATO la possibilità di continuare una forte tradizione militare francese senza limitarne il prestigio.

Dall’altro, è importante anche la scarsa attenzione che il Cancelliere tedesco, Angela Merkel -più attenta alle questioni di carattere economico nell’UE- ha prestato alle operazioni militari, facendo sì che la Germania delegasse ad altri Paesi la responsabilità per la difesa europea.

Matteo Cazzulani

GAS: PUTIN IN AZERBAIJAN PER COLPIRE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 14, 2013

Il Presidente russo sostiene la necessità di una gestione collegiale del Mar Caspio per impedire accordi bilaterali tra Baku e il Turkmenistan che nuocerebbero all’interesse energetico di Mosca. Firmati i primi accordi di cooperazione con l’Azerbaijan nel settore del gas

Durante la Guerra Fredda, l’Unione Sovietica parlava di ‘distensione’ e ‘disarmo’ per indebolire le strutture di difesa della NATO nei Paesi occidentali e, così, colpire gli Stati Uniti D’America. Oggi, la Russia di Putin usa la parola ‘pace’ per controllare il Bacino del Caspio, con lo scopo di prendere il sopravvento sull’Europa.

Nella giornata di martedì, 13 Agosto, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato il Capo di Stato azero, Ilkham Aliyev, alla cooperazione nel Mar Caspio.

Nello specifico, Putin ha espresso la volontà di fare del Caspio un mare di ‘pace, sicurezza e stabilità’, in cui Russia, Azerbaijan, Iran e Turkmenistan cooperano senza scontri.

La proposta di Putin, che vorrebbe una gestione collegiale del Mar Caspio, nasconde un’offensiva politica che punta a garantire a Mosca il controllo delle esportazioni di gas dalla regione del Caspio.

In particolare, la Russia vuole impedire la realizzazione del Gasdotto Trans Caspico: infrastruttura concordata tra Azerbaijan e Turkmenistan per rifornire di gas naturale turkmeno la Turchia e l’Europa.

A confermare la vera ratio del ‘pacifismo’ di Putin è la dichiarazione, a margine del vertice, del Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, in merito all’interesse della Russia ad investire nel settore del gas azero.

Durante l’incontro tra Putin ed Aliyev, a cui ha partecipato anche Igor Sechin, il Capo della prima compagnia energetica al mondo, il monopolista statale russo Rosneft, sono stati già firmati alcuni accordi per la cooperazione nel settore dell’energia.

A rischio TANAP e TAP

Il controllo della Russia sull’Azerbaijan rappresenta un pericolo per l’Europa, che vede messa a serio repentaglio il progetto di diversificazione delle forniture di gas.

Per diminuire la dipendenza dal gas di Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha appoggiato il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: due infrastrutture concepite per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan.

Con il controllo del mercato del gas azero, la Russia potrebbe così da un lato interrompere sul nascere le forniture di oro blu all’Europa dall’Azerbaijan.

Dall’altro, Mosca potrebbe impedire il trasporto del gas turkmeno in UE attraverso i gasdotti TANAP e TAP, collegati con il Gasdotto Trans Caspico.

Matteo Cazzulani

CRISI USA-RUSSIA: IL GELO TRA OBAMA E PUTIN UNA QUESTIONE DI MATURITÀ DEMOCRATICA ED ENERGIA

Posted in Guerra del gas, Russia, USA by matteocazzulani on August 8, 2013

La cancellazione della visita del Presidente statunitense al Capo di Stato russo cambia la politica estera degli Stati Uniti d’America nei confronti di Mosca. Le differenze politiche tra USA e Russia, e la competizione per il mercato del gas mondiale, alla base dell’impasse diplomatica.

Non è mai accaduto nella storia che il Presidente degli Stati Uniti d’America annullasse una visita in Russia. Sul piano più strettamente politico, la decisione del Presidente USA Barack Obama di non recarsi in visita dal suo collega russo, Vladimir Putin, segna un decisivo cambio di passo nella politica estera statunitense.

Nella giornata di mercoledì, 7 Agosto, il Presidente Obama ha comunicato la cancellazione della visita a Putin programmata a margine del prossimo Vertice del G8 di Pietroburgo, a causa di mancati progressi nelle relazioni tra USA e Russia negli ultimi tempi.

Ovviamente, la ratio che ha provocato la decisione di Obama è la concessione da parte di Putin dell’Asilo Politico ad Eduard Snowden: ex-agente dei Servizi Segreti USA che ha scoperchiato un’operazione di sorveglianza di diplomatici di Paesi europei, anche alleati, attuata dall’Amministrazione statunitense nell’ambito di un’operazione di sicurezza nazionale.

L’affare Snowden, che è stato cavalcato sia da Paesi non-democratici come Russia, Venezuela ed Ecuador per discreditare l’immagine statunitense nel Mondo, che da Paesi europei anti-americani come la Francia per bloccare il varo di un Accordo di Libero Scambio tra USA ed Unione Europea- è solo la punta dell’iceberg della crisi nelle relazioni tra USA e Russia.

A dividere Obama e Putin sono sopratutto alcune questioni di politica internazionale come la crisi Siriana, in cui la Russia è schierata a favore del regime dittatoriale di Bashar Al Assad, mentre gli USA sostengono l’opposizione.

Inoltre, vi sono valori, come la Democrazia, e Diritti Umani e Civili che sono rispettati in USA, ma sistematicamente calpestati in Russia: la libertà di stampa, la libertà di espressione, la libertà di pensiero, la libertà di associazione, il rispetto delle diversità razziali e religiose, e i diritti delle coppie omosessuali.

La decisione di Obama di cancellare la visita a Putin, è dunque non solo motivata dalla questione Snowden, ma si basa sulla diversa maturità politica tra chi rispetta la libertà -gli USA- e chi, in preda ad una sindrome post-imperiale, si avvale del confronto muscolare con l’Occidente per fomentare velleità egemoniche sull’Europa Centro-Orientale tipiche del regime zarista e di quello sovietico.

La crisi nei rapporti tra USA e Russia lancia definitamente il via alla competizione globale per il controllo del mercato mondiale dell’energia, iniziata da quando gli Stati Uniti d’America hanno avviato lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di shale, incrementando notevolmente la produzione interna di gas.

Gli USA hanno anche avviato le esportazioni di shale in India e Gran Bretagna, hanno firmato pre-accordi per la vendita di LNG a Singapore, Corea del Sud e Taiwan, ed hanno ottenuto l’interesse all’acquisto del gas non convenzionale liquefatto da parte di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Il posizionamento energetico degli USA contrasta la politica della Russia, che punta all’utilizzo del gas naturale veicolato attraverso gasdotti per affermare l’influenza politica di Mosca nello spazio ex-sovietico, contrastare il consolidamento interno dell’UE, e bloccare il rafforzamento commerciale statunitense in Asia.

Democratici e Repubblicani sostengono il Presidente USA

Sul piano interno, il riposizionamento di Obama porta il Presidente USA a modificare il suo approccio nei confronti della Russia, passando da un’impostazione propositiva ed ottimistica ad una posizione più realistica e pragmatica.

Così come in altri casi in cui un Presidente USA ha mutato il corso della politica estera della sua Amministrazione -basti pensare a Franklin Delano Roosevelt prima e dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale- anche Obama ha ottenuto un appoggio bipartisan.

La maggioranza democratica, per voce del Senatore Charles Schumer, ha ritenuto immaturo il comportamento di Putin, mentre l’opposiziome repubblicana, per voce del Senatore John Mc Cain, ha ribadito la diffidenza nei confronti del Presidente russo.

Il tentativo di Obama, esponente democratico, di instaurare un dialogo con Putin, avviato nel 2009 subito dopo l’insediamento della sua Amministrazione, è stato utile per togliere alla Russia la possibilità di avvalersi della politica muscolare del Presidente repubblicano George W Bush per innalzare lo scontro con l’Occidente, ma ha fallito per via della mancata volontà di Mosca di collaborare con gli USA.

Una Nuova Guerra Fredda

La crisi nei i rapporti tra USA e Russia non è da considerare come un’impasse diplomatica tra Paesi amici, ma rappresenta un’amara dimostrazione di come i tentativi di dialogo con la Russia di Putin siano pressoché inutili per aiutare Mosca a superare quei rigurgiti illiberali ed imperialistici che hanno portato la Federazione Russa alla sistematica violazione dei Diritti Umani e della sovranità dei Paesi dell’UE.

È per questo che i Paesi che rispettano la democrazia, come quelli dell’UE, bene farebbero a prendere posizione in sostegno di Obama, per aiutare gli USA nella promozione nel Mondo di libertà, democrazia, diritti umani e libero mercato: una mission che, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha garantito, sopratutto in Europa, pace, progresso e giustizia.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE PREOCCUPATA PER IL RIARMO DELLA SIRIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 24, 2013

Tel Aviv inquieta per le forniture di missili anti-navali da parte della Russia a Damasco. Lo sviluppo energetico israeliano una possibilità per l’indipendenza dell’Occidente da Russia ed Algeria

Dalla Guerra del Gas alla Guerra Fredda per il controllo delle forniture di oro blu nel Mediterraneo, con tanto di corsa al riarmo. Nella giornata di giovedì. 23 Maggio, Israele ha espresso consistente preoccupazione per il riarmo della Siria, avvenuto tramite la vendita di missili supersonici anti-navali da parte della Russia.

Come riportato dall’Agenzia UPI, Israele ha illustrato la possibilità che gli armamenti finiscano nelle mani di gruppi terroristi, come Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, e che i progetti di estrazione di gas dai giacimenti israeliani siano messi a serio repentaglio.

Israele di recente ha avviato lo sfruttamento del Tamar e del Leviathian, due giacimenti situati nel Mar Mediterraneo, capienti rispettivamente di 10 e 20 Trilioni di piedi cubi di gas.

Ai due giacimenti, sfruttati dalla compagnia statunitense Noble Energy, e dalle israeliane Delek Group, Isramco e Dor Alon, si è aggiunto il Karish che, ubicato sempre nel Mar Mediterraneo, conta una riserva di 2 Trilioni di piedi cubi.

La cospicua presenza di gas porta Israele ad evolvere da Paese importatore a Paese esportatore di gas, con particolare attenzione ai mercati dell’Unione Europea, che è oggi alla ricerca di fonti di approvvigionamento alternative a quelle di Algeria e Russia.

Una Guerra Fredda del Gas in Medio Oriente

In seguito al riappacificamento diplomatico con la Turchia, avvenuto grazie all’intervento del Presidente USA, Barack Obama, Israele ha preventivato l’esportazione di gas in UE attraverso i gasdotti turchi, mediante la realizzazione di una conduttura per veicolare l’oro blu israeliano nella penisola anatolica.

Il progetto, sostenuto da Turchia, UE e USA, non piace a Siria, Giordania, Libano ed Iran, che mal digeriscono l’emancipazione energetica dello Stato ebraico, finora costretto ad importare il 100% dell’energia necessaria per soddisfare il suo fabbisogno nazionale.

A contrastare i piani di esportazione del gas israeliano in Europa è anche la Russia, che vede nei disegni di Israele una minaccia al mantenimento dell’egemonia del Cremlino nel mercato energetico UE.

Per questa ragione, la vendita di missili anti-navali dalla Russia alla Siria, e, più in generale, il supporto dato da Mosca al Regime siriano di Bashar al Assad, sono considerati con particolare allarme da Israele, che ha individuato nei siti energetici israeliani un obiettivo di possibili attacchi terroristici.

Matteo Cazzulani

GAS: RUSSIA E USA SI CONTENDONO LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 20, 2013

Il monopolista russo del gas Gazprom presenta offerte faraoniche per ottenere il controllo delle compagnie nazionali energetiche greche DEPA e DESFA, e lamenta l’intervento degli Stati Uniti d’America a sostegno della corsa del colosso azero SOCAR. L’UE invita Atene a fare cassa per rispettare il piano di rientro in campo economico.

A quanto pare, la Guerra Fredda in Europa non è ancora finita, e si fa sempre più acuta nella regione del Vecchio Continente più fortemente colpita dalla crisi economica.

Come riportato dal Natural Gas Europe nella giornata di martedì, 19 Febbraio, Russia e Stati Uniti d’America stanno combattendo una battaglia su diversi fronti per controllare le compagnie energetiche nazionali greche DEPA e DESFA, che il Governo di Atene ha deciso di privatizzare per reperire risorse necessarie ad arginare il deficit dello Stato.

Molto agguerrita è la Russia, che con il monopolista statale russo, Gazprom -ente controllato dal Cremlino- ha offerto alla Grecia lauti investimenti nel sistema infrastrutturale energetico locale e uno sconto sulle forniture di gas che, ad oggi, coprono il 54,10% del fabbisogno nazionale complessivo greco.

Inoltre, Mosca ha esercitato pressioni diplomatiche su Atene affinché l’offerta presentata da Gazprom e dalla compagnia Sintez-Negusneft sia valutata con particolare attenzione, ed ha lamentato un simile coinvolgimento da parte degli Stati Uniti d’America.

La lamentela dei russi è stata confermata da un esponente del Governo greco che, mantenendo l’anonimato, sempre al Natural Gas Europe ha confermato l’attività del Dipartimento di Stato USA nell’illustrare ad Atene le serie conseguenze geopolitiche che deriverebbero dalla cessione del settore energetico della Grecia alla Russia.

A differenza dei russi, nessuna compagnia USA si è presentata all’asta per l’acquisizione della DEPA e della DESFA: Washington ha così lasciato il ruolo di principale competitor di Gazprom al colosso dell’Azerbaijan SOCAR.

Neutrale, e un poco cinica, è invece la posizione dell’Unione Europea, che al posto di prendere una posizione a favore di una delle parti, o di avanzare una propria proposta, si è limitata ad incentivare una rapida chiusura della partita per portare in cassa il quanto più denaro possibile.

A influenzare il comportamento UE sono sopratutto Germania e Austria, i cui Governi puntano molto sulla riuscita del salvataggio economico della Grecia per ottenere una nuova maggioranza nelle Elezioni Federali, in programma nel 2013.

La scalata sulla Grecia cruciale per la concorrenza tra Southstream e TAP

Dalla battaglia per le compagnie energetiche greche dipende la realizzazione di infrastrutture che possono aumentare, o diminuire, la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia, dalle cui forniture l’UE è oggi legata per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Se a vincere sarà Gazprom, la Grecia finirà per partecipare al Southstream: gasdotto concepito da Mosca dal territorio russo all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia per rifornire l’Europa di ulteriori 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Se a ottenere il controllo del settore energetico greco sarà la SOCAR, la Grecia vedrà confermata la sua compartecipazione al Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia tramite l’Albania.

La TAP è uno dei gasdotti progettati dalla Comunità Europea, e sostenuto dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria.

Se realizzato, il Gasdotto Trans Adriatico incrementerà il peso dell’Italia -e della Grecia- in Europa, e permetterà anche la creazione di nuovi posti di lavoro in due Paesi fortemente colpiti dalla crisi.

Matteo Cazzulani