LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

Advertisements

Vertice Russia-Ucraina: nessun dettaglio del meeting tra Putin, Medvedev e Janukovych

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on September 25, 2011

Secondo indiscrezioni Mosca e Kyiv avrebbero trattato di energia e politica energetica, oltre a pesca e colloqui informali nella tenuta di Zavidovo. Ucraina e Bielorussia ai piedi dello Zar del gas, tornato alla poltrona di Presidente della Federazione Russa.

Dell’atteso vertice non sono rimaste nemmeno le cravatte. Nella giornata di Sabato, 24 Settembre, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha intrattenuto a Mosca un incontro con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, ed il Primo Ministro, Vladimir Putin. Un meeting informale, come hanno riportato gli ad di Kyiv e Mosca, avvenuto nella tenuta estiva di Zavidovo – oblast’di Tver’ – tra pesca, vino, ed abbigliamento sportivo, con cui i tre Capi di Stato e Governo sono apparsi alla stampa.

Incerti gli esiti, ma anche le tematiche toccate da Janukovych, Medvedev, e Putin: Kyiv ha illustrato l’importanza del piano energetico, su cui Ucraina e Russia sono ai ferri corti, ma Mosca ha contestualizzato il summit alle tematiche di politica estera. Infine, secondo Natalija Timakova, Addetta Stampa del Presidente russo, la resa nota delle conclusioni e prematura.

Bielorussia ed Ucraina ai piedi dello Zar del gas.

Di certo, resta la lettura dei fatti di una giornata particolarmente ricca sul piano politico. Prima dell’incontro di Zavidovo, a Mosca, nel congresso di Russia Unita, Putin ha ricevuto l’investitura alla presidenza del Paese, concedendo il Premierato a Dmitrij Medvedev: primo nelle liste del Partito del Potere, al cui summit ha partecipato lo stesso Janukovych, che ha definito il ritorno sullo scranno più alto della Verticale del Potere russa dello zar del gas un passo importante anche per l’Ucraina.

Prima del meeting, il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ha offerto a Mosca il rilevamento del controllo di importanti industrie energetiche, dopo quello del colosso nazionale del gas, Beltransgaz, di cui il monopolista russo, Gazprom, ha rilevato l’intero pacchetto azionario, e, con esso, la gestione del sistema infrastrutturale energetico di Minsk.

Unico a ribellarsi al rinato imperialismo russo, il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, che, nel corso dell’Assemblea Plenaria ONU, ha denunciato la rinata aggressività della Russia nei confronti dei Paesi ex-Unione Sovietica.

“La Guerra Fredda e finita – ha evidenziato al Palazzo di Vetro – ma i ricatti, le pressioni, ed i diktat continuano non solo in Georgia, ma anche in Ucraina, Bielorussia, e Moldova”.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: LA RUSSIA SI PRENDE LA GRECIA E GUARDA PERSINO AL TEXAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 31, 2011

Gazprom rinnova gli accordi con i greci, dopo una simile iniziativa con le compagnie tedesche. Rosneft stringe importantissimi patti con l’americana Exxonmobile, che ne espande la presenza sul pianeta. L’Ucraina sempre più in crisi energetica e politica

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Dopo Berlino anche Atene, con Kyiv sempre nel mirino. Nella giornata di martedì, 30 Agosto, la compagnia energetica greca DEPA ha ottenuto una revisione dei contratti per l’importazione di gas con il monopolista russo, Gazprom. Come rivelato all’autorevole Reuters dall’ad di Atene, Leonidas Dragatakis – che è rimasto vago sulle cifre esatte – le parti si sono accordate per un prolungamento della durata dell’accordo, compensata dalla fissazione di una minore quantità di oro blu che l’economia greca, recentemente colpita da una forte crisi, fatica ad acquistare secondo i contratti vigenti, stretti già nel lontano 1988.

Tuttavia, quella ad Atene da parte di Gazprom non è solo un’eccezione: dinnanzi al tentativo da parte della Commissione Europea di avviare una politica energetica UE quanto più indipendente da Mosca, il monopolista russo ha cercato, e trovato, solidi alleati nelle singole compagnie, a cui sono stati concessi sconti in cambio di contratti a lungo termine. Così è stato, ad esempio, con la tedesca RWE, mentre con la seconda del mercato teutonico, E.On, la rinegoziazione è finita a carte bollate, ma è pur sempre stata attuata.

Differente, invece, la situazione dei Paesi dell’Ex-Unione Sovietica, che Mosca ritiene proprie colonie da ricontrollare per mezzo dell’arma energetica. In Bielorussia, Gazprom ha rilevato l’intero pacchetto della compagnia energetica di Minsk, Beltransgaz, e, con esso, la gestione del sistema infrastrutturale bielorusso. Crisi, invece, in Ucraina, dove l’amministrazione di Viktor Janukovych, gradita a Mosca, sta cercando di evitare lo scenario della Bielorussia, e, nel contempo, di mantenere buoni i rapporti con la Federazione Russa.

L’Ucraina perde alleati ad Oriente ed Occidente

Un atteggiamento che ha visto dapprima Kyiv tentennare sulla proposta di Mosca di fondere per il solo mercato ucraino la compagnia statale Naftohaz con Gazprom in un unico Supermonopolista in grado di controllare i gasdotti del Paese. Poi, sempre martedì, 30 Agosto, portato il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, ha dichiarare la volontà di rivedere i contratti per il gas in sede giudiziaria, senza, però, avvisare la parte russa dell’iniziativa.

Malgrado l’Ucraina, la Russia non si ferma, ed anche sulla nafta si espande nel resto del Pianeta: l’accordo raggiunto, sempre martedì, 30 Agosto, con la potente compagnia americana Exxonmobile ha aperto a Rosneft – paritetica di Gazprom nel settore della benzina – la partecipazione in importanti giacimenti nel Mar Nero, in America Latina, e persino in Texas. Tali contratti sono il frutto della politica estera dell’amministrazione democratica di Barack Obama, che ha portato gli USA alla ricerca ossessiva del dialogo, anche con chi non rispetta democrazia, libertà di stampa, e diritti politici e civili.

Valori europei, che proprio nel Vecchio Continente sembra tenere alti la Polonia. Tornando alla faccenda ucraina, in una visita privata a Danzica, sempre martedì, 30 Agosto, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, avrebbe rimproverato il suo collega Janukovych per la sua condotta anti-europea, che rende davvero difficile a Varsavia il supporto alle ambizioni europee di Kyiv.

Nel mirino, il recente arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e simili provvedimenti a carico di una decina di esponenti del Campo Arancione, unitisi nel Comitato di Difesa dalla Dittatura: un cartello elettorale di difesa della democrazia e della libertà, che, proprio mentre Janukovych ha conversato a Danzica con l’ex-alleato di ferro, a Kyiv ha incontrato i Diplomatici dell’Unione Europea, meta a cui i loro maggiori esponenti, tra cui l’ex-Ministro degli Esteri, Borys Tarasjuk, hanno dichiarato apertamente di ambire.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE DOGANALE RUSSO-BIELORUSSO-KAZAKA SI DIFENDE DAI MERCATI EMERGENTI

Posted in Russia by matteocazzulani on August 1, 2011

La CEE euroasiatica presenta le misure protezionistiche rivolte ad Ucraina, Cina, Brasile, Sud Africa, e Corea del Sud. La Bielorussia, sempre più energicamente dipendente dalla Russia, non riesce a vendere le industrie a Mosca

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Brasile, Corea del Sud, Sud Africa, ma, sopratutto, Cina ed Ucraina nel mirino dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Nella giornata di giovedì, 21 Luglio, la Commissione della CEE euroasiatica ha reso note le misure anti-dumping adottate per tutelare il mercato interno dalla concorrenza di economie particolarmente competitive e, secondo alcuni esperti, per esercitare una chiara pressione politica su Paesi che, malgrado gli insistenti inviti del Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ancora non hanno aderito al processo di integrazione economica voluto da Mosca.

Tra le misure, l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka ha introdotto dazi doganali del 21,8% fino al 2012 sui macchinari made in Ukraine, e del 19,4% fino al 2015 sui tubi per i gasdotti di diametro inferiore agli 820 mm: due settori in cui la produzione di Kyiv eccelle. A fare paura è anche la Cina, a cui sarà applicata una tariffa del 19,4%, fino al 2013, sull’esportazione di materiale per le tubature, e del 62,7%, sempre fino al 2013, sull’acciaio, al pari di Brasile, Corea del Sud, e Sud Africa.

Per i russi solo il gas

Tuttavia, a non giovare dei vantaggi della CEE euroasiatica sembra essere la Bielorussia, che, nonostante il rapporto privilegiato con la Russia, non riesce a vendere a Mosca le proprie industrie, come previsto dal piano di azioni del Presidente, Aljaksandar Lukashenka.

Come dichiarato dal Primo Ministro, Mykhajlo Mjasnykovych, ad approfittare del disinteresse russo sono aziende svedesi e tedesche, provenienti da un’Unione Europea da cui le autorità di Minsk, nonostante il parere negativo di un’opposizione sempre più repressa, si vogliono allontanare.

Spiegazione dello scarso coinvolgimento di Mosca è dovuto al fatto che alla Russia interessa unicamente il settore energetico, come dimostrato dal recente accordo con cui il monopolista russo, Gazprom, si è aggiudicato il restante 50% della compagnia statale bielorussa, Beltransgaz, già controllata per metà.

L’acquisizione consente ai russi non solo il totale controllo della compravendita di oro blu, ma anche la completa gestione del sistema infrastrutturale di Minsk.

Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: via alla fusione Gazprom-Naftohaz

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 2, 2011

Campagna acquisti aggressiva del monopolista russo, che, dopo quello bielorusso, Beltransgaz, si appresta a controllare anche il colosso energetico ucraino.

Leopoli – A Mosca i gasdotti, a Kyiv Gazprom, ed al Cremlino un controllo politico sempre più stretto sull’ex-Unione Sovietica. La tattica alla base della politica energetica russa appare sempre più chiara se si vive nell’Europa Orientale e Centrale, sopratutto dinnanzi a notizie come l’avvio ufficiale della fusione tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso ucraino, Naftohaz, per il solo mercato ucraino dell’oro blu.

Come evidenziato dal Capo di Gazprom, Aleksej Miller, per Kyiv e l’unica soluzione per ottenere gas a prezzi scontati, fino al 40%: in cambio, Mosca non solo otterrebbe il totale controllo del Supermonopolista – secondo gli esperti agli ucraini non resterebbe che un 6% delle azioni – ma sopratutto la gestione della rete dei gasdotti, che, in un’Europa Centrale dipendente dall’oro blu di Mosca, significa controllo politico.

A confermare le serie intenzioni di Gazprom, l’incontro tra Miller ed il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, già l’indomani della nota del monopolista russo. Inoltre, lo scorso 26 Giugno, la simile mossa in Bielorussia, con l’acquisto del restante 50% della locale Beltransgaz, ora in toto nelle mani del Cremlino, con sistema infrastrutturale energetico di Minsk incluso.

Confiscato il patrimonio dell’Opposizione Democratica ucraina

Tuttavia, a Kyiv prima che nel gas l’influenza russa si e fatta sentire nel settore politico, dove
chi protesta contro la fusione tra Gazprom e Naftohaz e un’Opposizione Democratica sempre più indebolita da processi politici a carico dei suoi esponenti più illustri: la Leader, Julija Tymoshenko, e davanti al giudice con l’imputazione di comportamento anti-statale nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, il Primo Ministro, Vladimir Putin. Invece, l’ex Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e dietro le sbarre in isolamento, come un carnefice.

Per entrambi, ed altri cinque esponenti dell’Opposizione Democratica, sempre sotto processo o rinchiusi al fresco, giovedì, 30 Giugno la Procura Generale ha emesso la confisca dei beni immobiliari, e di quelli mobili in essa presenti.

Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: SE L’UCRAINA STA FUORI DALL’UNIONE DOGANALE RUSSO-BIELORUSSO-KAZAKA CONSEGUENZE COMMERCIALI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 25, 2011

Minsk esercita pressioni su Kyiv per l’ingresso nella CEE euroasiatica, ma è costretta a cedere i gasdotti ai russi. Ora, maggiormente proprietari delle forniture all’Europa Centrale

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Il vantaggio economico ed il ricatto energetico. Nella giornata di giovedì, 23 Giugno, la Bielorussia ha invitato l’Ucraina ad aderire all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka per evitare ripercussioni a livello commerciale.

A dichiararlo, l’Ambasciatore bielorusso a Kyiv, Valentyn Velychko, secondo cui l’assenza ucraina nella CEE euroasiatica comporta un automatico decremento del flusso degli scambi, ed un inasprimento delle tariffe doganali, destinati a gravare sul bilancio dell’Ucraina.

Inviti ad un’integrazione di Kyiv all’Unione Doganale post-sovietica sono arrivati a più riprese dallo stesso presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che ha rievocato la solidarietà tra i popoli della CSI, il cui legame, anche sul piano economico, sarebbe oramai indissolubile, nonostante i tentativi delle ultime amministrazioni ucraine di guardare all’Occidente.

La Russia controlla i gasdotti

Da Kyiv – impegnata nelle trattative per la sigla dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea – nessuna risposta, mentre la fratellanza tra i popoli ha portato Lukashenka a perdere il controllo dei propri gasdotti: la vendita del 50% delle azioni di Minsk sulla compagnia statale Beltransgaz al monopolista russo, Gazprom, è stata confermata. E, in questo modo, Mosca ottiene non solo la gestione della compravendita di gas sul territorio bielorusso, ma anche del sistema infrastrutturale energetico del Paese.

Beltransgaz ha operato in una condizione di monopolio nel sistema del gas bielorusso, ed è stato proprietario di 7,5 mila chilometri di gasdotti che assicurano l’approvvigionamento di oro blu a Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina, Polonia, ed enclave russa di Kaliningrad. La scalata al colosso di Minsk è iniziata nel 2007, ed ha proceduto a tappe progressive.

Simile strategia è stata approntata da Gazprom per l’acquisto del colosso ucraino, Naftohaz. A proporla al collega ucraino, Mykola Azarov, il primo Ministro russo, Vladimir Putin, nel Maggio 2010, a Sochi.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS E SCUDO SPAZIALE: BIELORUSSIA, NATO, ED UE NEL MIRINO DELLA RUSSIA

Posted in Bielorussia, Guerra del gas, NATO, Russia by matteocazzulani on November 30, 2010

Gazprom cancella gli sconti per Minsk e pretende contratti a lungo termine con i Paesi europei. Medvedev minaccia una nuova corsa agli armamenti

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

La Russia a tutto gas. Nella giornata di martedì, 30 novembre, il capo del monopolista russo Gazprom, Aleksej Miller, ha preannunciato la revoca del tariffario di favore per l’oro blu esportato in Bielorussia.

Una decisione, concordata con il vice premier di Minsk, Vladimir Semashko, dalle sicure ripercussioni politiche, in un Paese che, il 19 dicembre, affronterà le lezioni presidenziali.

Nello specifico, Gazprom ha cancellato il coefficiente di sconto, accordato dal 2008 a Beltransgaz in cambio del possesso del 50% delle sue azioni fino al 2010. Scaduto tale accordo, come ha spiegato Miller, Mosca non ha alcuna intenzione di rinnovarlo.

Ma non solo la Bielorussia. Il monopolista russo si è detto favorevole a ridurre i costi di importazione per gli acquirenti europei. Condicio sine qua non: la sigla di un contratto a lungo termine. Esempio dell’atteggiamento desiderato dai russi, quello della Polonia, il cui colosso energetico PGNiG ha accettato un contratto che la lega al gas di Mosca fino al 2022.

Gazprom soddisfa il 25% della richiesta di oro blu dei 27 Paesi dell’Unione Europea. In seguito alla crisi economica del gennaio 2008, il monopolista russo è stato costretto a ritoccare al ribasso le tariffe di esportazione, anche per gli Stati del Vecchio Continente.

Una nuova Guerra Fredda

Il presidente USA, Barack Obama

Infine, dall’arma del gas a quella missilistica. Dinnanzi al Consiglio dei Delegati della Federazione Russa, il Presidente, Dmitrij Medvedev, ha ribadito la volontà di partecipare al progetto di scudo antimissilistico NATO solo come membro alla pari. Qualora tale condizione non sarà soddisfatta da Bruxelles, Mosca ha promesso di ripristinare una corsa agli armamenti, scongiurata dalla comunità internazionale.

Noto anche come scudo spaziale, il progetto USA è stato concepito dall’amministrazione Bush per tutelare l’Occidente da possibili attacchi balistici con una postazione radar in Repubblica Ceca, e batterie di missili Patriot in Polonia.

Malgrado la firma all’accordo dei due Stati dell’Europa Centrale, l’amministrazione Obama ha stravolto i piani. Dapprima, proponendo il dislocamento di vettori mobili, privi di testata, in Romania e Polonia. Poi, contestualizzando lo scudo nella NATO, con il coinvolgimento della Russia.

Che, nel frattempo, stando a diverse fonti, mantiene i propri Iskander nell’enclave di Kaliningrad. Al confine tra due Paesi UE.

Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: CAMPAGNA ELETTORALE IN CHIAVE ENERGETICA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on October 21, 2010

Il candidato del Fronte Nazionale Bielorusso, propone la ri-nazionalizzazione del colosso energetico statale, per allentare la dipendenza dalla Russia. Lukashenka spera in un rasserenamento con Mosca

Il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Rygorij Kastusev

Il gas al centro della campagna elettorale. Nella giornata di mercoledì, 20 ottobre, il candidato del Fronte Nazionale Bielorusso, Rygor Kastusev, ha promesso, in caso di sua vittoria, di riportare sotto il controllo di Minsk il colosso energetico statale Beltransgaz.

Ad oggi, la compagnia, che controlla il gasdotto Jamal-Europa – con cui l’oro blu russo viene esportato nel Vecchio Continente – appartiene per metà al monopolista russo, Gazprom. Un pezzo importantissimo dell’economia bielorussa, e degli equilibri geopolitici dell’area, di cui Kastusev mira a riappropriarsi, per evitare future pressioni di Mosca.

“Occorre prendere sotto controllo tutti gli obiettivi strategici sul nostro territorio – ha dichiarato il leader del FNB – la parte di Beltransgaz ceduta a Mosca deve ritornare in mani bielorusse. L‘influenza del Cremlino sul nostro Paese non deve più continuare”.

Il Presidente tra Mosca e Bruxelles

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Sulla medesima frequenza, il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka. Che, in occasione dell’incontro con la collega lituana, Dalija Grybauskajte, ha ribadito la diversità della Bielorussia dalla Russia, con cui i rapporti, ultimamente, sono peggiorati.

“Tutto passa – ha spiegato Lukashenka – anche i litigi con Mosca. Le relazioni bilaterali col Cremlino torneranno ai buoni livelli del passato”.

Una posizione, quella di Lukashenka, in linea con il suo cronico barcamenarsi tra la Russia e l‘Europa. Infatti, all’inizio del 2010, il Bat’ka – come è nominato il Presidente bielorusso in patria – ha proposto a Gazprom l’acquisto dell’altra metà di Beltransgaz, in cambio di uno sconto sul prezzo del gas. A rifiutare, il vice premier russo, Igor Sechin, che non ha giudicato l’operazione vantaggiosa per Mosca.

Le elezioni presidenziali bielorusse sono in programma per il prossimo 19 dicembre. A correre per la Prima Carica di un Paese non ancora democratico, 19 candidati. Tra essi, in molti propongono programmi orientati al riavvicinamento alla Russia.

Eccezione, Kastusev. Alla guida di un partito che, dal 1993, si batte, con coerenza e, spesso, in clandestinità, contro l’autocrazia di Lukashenka, in favore dello sviluppo culturale e linguistico della Bielorussia, e per l’integrazione di Minsk nell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani