LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia e Romania i prossimi obiettivi di Putin

Posted in Polonia, USA by matteocazzulani on July 9, 2015

Il Cremlino minaccia i Governi polacco e romeno per la decisione di ospitare gli elementi del Sistema di Difesa Antimissilistico. Mosca critica anche il dispiegamento di un minicontingente NATO per garantire la sicurezza dei Paesi dell’Europa Centrale



Varsavia – 40 missili nucleari puntati sull’Europa. Questa è l’arma con la quale il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dichiarato di volere tenere sotto scacco un’Unione Europea particolarmente debole, presa com’è da una crisi finanziaria interna e, sopratutto, divisa in merito alle sanzioni applicate alla Russia in seguito all’annessione armata della Crimea e all’occupazione illegale dell’Ucraina orientale.

Il messaggio di Putin, riportato dai principali media russi ed internazionali, è stato meglio declinato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, che ha sottolineato come gli obiettivi del riarmo nucleare di Mosca siano, in primis, Polonia e Romania, due Paesi membri di Unione Europea e NATO che ospiteranno gli elementi del Sistema di Difesa Antimissilistico dell’Alleanza Atlantica.

Lukianov ha anche criticato la recente decisione del Segretario di Stato USA, Ash Carter, di dislocare in Europa Centrale un contingente di 5 Mila soldati NATO, una misura presa per garantire la sicurezza militare e nazionale di quei Paesi dell’Alleanza Atlantica particolarmente esposti all’aggressione militare russa in seguito al rafforzarsi dell’attività militare dell’esercito della Russia in Ucraina orientale, nonché alle continue provocazioni aeree e marittime attuate da Mosca nei confronti di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Gran Bretagna. 

Oltre che rappresentare un monito per l’Europa in merito alle reali intenzioni belliche della Russia, Paese che mira chiaramente a disgregare l’Unione Europea e a paralizzare la NATO, le minacce nucleari della Russia sono un puro prodotto della propaganda anti-occidentale di cui Putin si serve per consolidare il consenso attorno alla sua figura.

Infatti, il Sistema Antimissilistico programmato in Polonia e Romania, concepito dall’Amministrazione democratica del Presidente USA, Barack Obama, prevede l’installazione di una postazione radar in territorio romeno e il dislocamento di batterie di missili di categoria SM-3, privi di alcuna capacità offensiva.

Questo Sistema Antimissilistico -adottato per reagire al posizionamento nell’enclave di Kaliningrad da parte di Putin di missili Iskander puntati su Berlino e Varsavia- è dunque un progetto puramente difensivo incapace di rappresentare alcuna minaccia per Mosca

Nulla di comparabile all’originale -e ben più coraggioso e utile- progetto di Scudo Spaziale concepito dall’Amministrazione repubblicana del precedente Presidente USA, George W Bush, che prevedeva l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca ed il dislocamento di batterie di missili Patriot, dotati di testate esplosive, in Polonia.

Inoltre, anche il dislocamento di un contingente di 5 Mila soldati NATO in Europa Centrale dichiarato dal Segretario Carter non rappresenta alcuna minaccia reale per la Russia dal momento in cui questo reparto militare, oltre che scarso nei numeri, sarà costretto a stazionare in diversi Paesi della regione a rotazione, senza potere presidiare, e difendere, nessuna zona in maniera permanente.

A richiedere un ruolo più attivo degli Stati Uniti per garantire la difesa dell’Europa dalla Russia è stato il Presidente della Commissione Difesa e Servizi Armati, il repubblicano John McCain, che ha sottolineato come la Russia stia attuando una politica militare fortemente aggressiva nei confronti non solo di Ucraina e Georgia, ma anche di tutta la Civiltà Occidentale.

Durante una recente visita al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, McCain ha ritenuto necessario che i Paesi della Comunità Trans Atlantica forniscano armi all’esercito ucraino per permettere la difesa di uno Stato, l’Ucraina, che combatte per la difesa sia del suo territorio che degli ideali dell’Occidente.

Infine, McCain si è detto perplesso dinnanzi allo scarso coinvolgimento dell’Unione Europea a sostegno dell’Ucraina.

Necessaria la presenza permanente NATO in Europa Centrale

Con la realizzazione del Sistema Antimissilistico in Polonia e Romania, e con la decisione di dislocare il contingente NATO in Europa Centrale, l’Amministrazione Obama ha dimostrato di avere compreso la reale minaccia alla sicurezza dell’Occidente rappresentata dalla Russia di Putin.

Tuttavia, le misure adottate dalla Casa Bianca risultano ancora insufficienti a far desistere Putin dalle sue velleità militari nei confronti di Paesi confinanti e membri di Unione Europea e NATO.

Come dichiarato da McCain, e ribadito dal Capo del Collegio dei Capi degli Stati Maggiori dell’Esercito USA, Joseph Dunford, durante un’audizione presso il Senato, solo un dispiegamento concreto e permanente delle forze armate della NATO in Europa Centrale può costituire un argine forte alle azioni militari di una Russia ritenuta, a ragione,  la principale minaccia alla sicurezza dei Paesi della Comunità Trans Atlantica.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Crisi ucraina: la NATO divisa sullo “scudo spaziale”

Posted in NATO by matteocazzulani on August 27, 2014

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Premier ungherese, Victor Orban, guidano una colazione interna all’Alleanza Atlantica di Paesi contrari al sistema di difesa missilistico in Europa Centro-Orientale per non compromettere gli interessi economici con il Presidente russo, Vladimir Putin. I Paesi favorevoli al progetto preoccupati per la loro sicurezza nazionale in seguito all’aggressione della Russia all’Ucraina

Lei con la paura di non irritare il Presidente russo, Vladimir Putin, lui pronto a sacrificare la sicurezza collettiva dell’Europa per quattro petrorubli. Nella giornata di lunedì, 25 Agosto, la Germania ha dichiarato la propria contrarietà alla realizzazione del sistema di difesa missilistico concepito dalla NATO in Europa Centro-Orientale.

La decisione del Governo tedesco, che come riportato dall’autorevole Spiegel è stata emanata dall’Ufficio Stampa del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, mira a non provocare l’irritazione della Russia, che considera il progetto di difesa dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale un’operazione militare volta a minacciare l’interesse militare e geopolitico di Mosca.

Come riportato sempre dallo Spiegel, la posizione della Merkel ha gettato benzina sul fuoco all’interno della NATO, che, dopo avere calendarizzato la discussione sulla realizzazione del sistema di difesa missilistico al prossimo vertice dell’Alleanza Atlantica, ha visto ingrandirsi la già netta divisione tra Paesi contrari e Stati membri favorevoli al progetto di difesa in Europa Centro-Orientale.

Tra i Paesi contrari allo “scudo spaziale” -com’è denominato il sistema di difesa missilistico della NATO- oltre alla Germania è facile annoverare anche Francia, Belgio, Ungheria, Slovenia, Austria e Slovacchia: Stati che hanno assunto una posizione marcatamente filorussa, e che spesso hanno dimostrato di anteporre il proprio interesse personale nell’intrattenere rapporti diretti con Mosca, sopratutto sul piano energetico, anziché rafforzare una comune posizione a garanzia della sicurezza di tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Tra questi Stati spicca la presenza dell’Ungheria, il cui Premier, Victor Orban, ha dichiarato la volontà di porsi a capo di una colazione pro-Russia in Europa, che faccia pressione presso la Comunità euro-atlantica per alleggerire la pressione economica e commerciale che UE ed USA stanno applicando a Putin in reazione all’aggressione militare russa all’Ucraina per mezzo delle sanzioni economiche e commerciali.

Nello specifico, come riportato da Euractiv, Orban ha invitato a preferire l’opportunità economica e commerciale delle relazioni con Putin al timore per la sicurezza energetica e militare dei singoli Paesi UE.

Dall’altra parte della barricata, tra i membri NATO favorevoli allo “scudo spaziale” lo Spiegel annovera Stati Uniti d’America, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania: Paesi -USA a parte- che in seguito all’aggressione militare della Russia all’Ucraina, vedono minacciata la loro sicurezza nazionale.

Come riportato in un’intervista al settimanale Wprost dal Generale Waldemar Skrzypczak, esperto di questioni militari ed ex-Viceministro della Difesa polacco dal 2012 al 2013, l’esercito della Polonia è ad oggi impreparato a fronteggiare una possibile invasione da parte dei russi, che potrebbero così occupare tutto il Paese in soli tre giorni.

Simile allarme è stato comunicato alla Merkel dal Premier lettone, Laimdota Straujuma, che, nella giornata di mercoledì, 20 Agosto, ha dichiarato la necessità di rafforzare le infrastrutture difensive della NATO in Lettonia per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi del Baltico da una possibile aggressione militare da parte della Russia.

La posizione della Germania di assoluta contrarietà allo “scudo spaziale” rientra nella strategia geopolitica adottata dalla Merkel per presentare il Governo tedesco come unico mediatore europeo per la pace tra Ucraina e Russia e, sopratutto, come garante del mantenimento degli interessi economici ed energetici tra Mosca e l’Europa.

In questo solco si colloca la recente visita della Merkel in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni ben informate, il Cancelliere tedesco potrebbe avere convinto il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a rinunciare all’integrazione economica di Kyiv nell’UE -apertamente osteggiata da Mosca- in cambio dell’evacuazione dal Donbas e dalla Crimea delle truppe di occupazione russe.

D’altro canto, come riportato dall’autorevole PAP, i Paesi favorevoli al sistema di difesa missilistico avrebbero tutto l’interesse a calcare la mano per ottenere il rafforzamento della presenza militare permanente dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale.

Ad oggi, sulla base di accordi stretti con la Russia, la NATO può infatti solo stazionare in Europa Centro-Orientale con contingenti armati in maniera temporanea che, a rotazione, garantiscono la difesa militare, sopratutto quella aerea e navale, dei membri “orientali” dell’Alleanza Atlantica.

Putin vince con il divide et impera in Europa

Dalla contesa interna alla NATO, l’unico ad uscire davvero vincitore è finora il Presidente Putin, che, per rompere il fronte dell’Alleanza Atlantica, si è avvalso della sua propaganda per forzare l’ingiustificato timore in base al quale lo “scudo spaziale” sarebbe un’iniziativa che minaccia la Russia.

Il progetto di difesa missilistico è infatti composto da una postazione radar in Turchia e da batterie di missili SM-3 -intercettori balistici privi di capacità offensiva, ergo utilizzabili solo per fermare la corsa di possibili vettori provenienti dal Medio Oriente- dislocate a rotazione in Polonia, Romania e nella stessa Turchia: Paesi ai quali di recente si sono aggiunte anche Danimarca e Norvegia.

L’attuale versione dello “scudo spaziale” è stata concepita dall’Amministrazione democratica del Presidente USA, Barack Obama, come un’evoluzione del precedente sistema di difesa missilistico concepito dal suo predecessore, il repubblicano George W Bush.

Il piano originario, archiviato nel 2009 a pochi mesi dall’inserimento di Obama, prevedeva una postazione radar in Repubblica Ceca e, in Polonia, batterie permanenti di missili Patriot: intercettori dotati di capacità offensiva.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140827-001937-1177254.jpg

UN ALTRO SUCCESSO DI OBAMA: LO SCUDO SPAZIALE NATO IN EUROPA AL VIA

Posted in NATO by matteocazzulani on November 5, 2013

Dislocata in Romania la prima batteria di SM-3 privi di capacita offensiva, a cui seguiranno altri missili difensivi in Polonia ed una postazione radar in Turchia. La capacita del Presidente USA di garantire la sicurezza dell’Occidente e dell’Unione Europea senza troppo irritare la Russia

Un progetto regionale, e non più mondiale, per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea: perché la Russia si riarma e, nonostante le rassicurazioni a parole, è sempre meglio non abbassare la guardia -sopratutto con chi usa il gas come strumento di pressione geopolitica.

Nella giornata di martedì, 28 Ottobre, presso la base aerea militare romena di Deveselu è stata realizzata la prima porzione del sistema di difesa missilistico NATO in Europa con il dislocamento della prima batteria di missili SM-3 controllati dal sistema Aegis.

Il posizionamento degli intercettori balistici, privi di capacita offensiva, è la prima tappa di un complesso sistema di difesa missilistico che, dopo l’installazione di una postazione radar in Turchia, prevede anche il posizionamento di un’altra batteria SM-3 in Polonia.

Come stabilito lo scorso 23 Ottobre durante il vertice dei Ministri della Difesa NATO di Bruxelles, il sistema di difesa antimissilistico è necessario per rafforzare e dare compattezza alle strutture difensive dei Paesi dell’Occidente, in particolare di quelli dell’Unione Europea, in cui la crisi ha imposto tagli consistenti alle forniture per le forze armate.

Lo Scudo Antimissilistico NATO è però sopratutto una vittoria del Presidente USA, Barack Obama, che è riuscito nella realizzazione di un’installazione militare senza provocare, per ora, la reazione della Russia, che si è sempre schierata contro la presenza di elementi militari NATO in Paesi dell’Alleanza Atlantica ritenuti da Mosca erroneamente ancora afferenti alla sfera di influenza russa.

Per contrastare l’avvio dello Scudo Antimissilistico, la Russia ha già installato nell’enclave di Kaliningrad una batteria di missili Iskander puntati su Varsavia, ed ha intensificato voli militari nello spazio aereo di Estonia, Lettonia e Finlandia: una chiara provocazione nei cieli NATO nei confronti della stessa Alleanza Atlantica.

A fomentare la reazione dei russi è stato sopratutto il progetto iniziale del sistema antimissilistico NATO in Europa, varato dal Presidente repubblicano George W Bush -sul modello di quello progettato da Ronald Reagan- che prevedeva l’installazione di una base radar in Repubblica Ceca e il dislocamento di missili Patriot -con capacita offensiva- in Polonia.

Obama, dinnanzi alle ritorsioni del Presidente russo, Vladimir Putin -che non ha mai voluto compartecipare ad un sistema di difesa missilistico congiunto tra Alleanza Atlantica e Mosca, come proposto dal Presidente USA- ha adottato la via del dialogo contestualizzato nell’ambito del consiglio NATO-Russia, ed ha varato uno Scudo Spaziale difensivo -senza la presenza di intercettori capaci di aggredire- senza però rinunciare al dislocamento degli elementi balistici in Europa Centrale.

Per ora, da parte della Russia non sono arrivate proteste eclatanti, ma, secondo diversi esperti, non è escluso che la reazione di Mosca possa farsi più accesa con il posizionamento degli SM-3 in Polonia, dove i russi non desiderano la presenza di elementi NATO.

Questo atteggiamento è indicativo della concezione geopolitica di Putin che, ancora vittima della sindrome da Guerra Fredda, considera l’Europa Centro-Orientale -oggi perfettamente integrata sia nell’UE che nella NATO- una zona di sua influenza.

Grazie alla diplomazia del democratico Obama, e non all’aggressività del repubblicano Bush, l’Occidente ha messo in chiaro a Mosca che tutta l’Europa è votata alla Democrazia ed ai Diritti Umani, e che nessuna pretesa di Putin sui Paesi dell’UE Centro-Orientale è giustificata.

Anche a Parigi interessa la NATO

Oltre al lato di geopolitica internazionale, anche la situazione locale è interessata dalla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico NATO in Europa Centro-Orientale, con la Romania che è diventata il primo partner militare degli USA nel Vecchio Continente.

Già utilizzata come base per le operazioni militari in Afghanistan e Iraq, la Romania ha firmato un accordo con gli USA per la modernizzazione delle forze armate rumene che, con l’allargamento dell’area Schengen, si trovano a difendere i confini dell’UE.

Simile ruolo sarà ricoperto dalla Polonia, che, assieme a Bucarest, farà dell’Europa Centro-Orientale l’alleato più forte degli USA per la realizzazione di un sistema di difesa unico ed integrato per l’UE e per tutto l’Occidente.

Oltre a Romania e Polonia, alla NATO guarda anche la Francia, che, come dimostrato nelle esercitazioni Steadfast Jazz, ha surclassato la Germania in quanto a numero di soldati impegnati in queste importanti operazioni.

Come sottolineato dagli esperti dell’Atlantic Council, tale situazione è dovuta da un lato ai tagli alla difesa apportati dal Presidente francese, Francois Hollande, che, così vede nella NATO la possibilità di continuare una forte tradizione militare francese senza limitarne il prestigio.

Dall’altro, è importante anche la scarsa attenzione che il Cancelliere tedesco, Angela Merkel -più attenta alle questioni di carattere economico nell’UE- ha prestato alle operazioni militari, facendo sì che la Germania delegasse ad altri Paesi la responsabilità per la difesa europea.

Matteo Cazzulani

SCUDO SPAZIALE: KOMOROWSKI VUOLE UN PROGETTO TUTTO POLACCO

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 6, 2012

Il Presidente della Polonia sostiene la necessità di realizzare un sistema di difesa antimissilistico in grado di difendere Varsavia da minacce esterne, anche senza la compartecipazione dell’Amministrazione presidenziale USA di Barack Obama. Il plauso dell’intero arco politico interno

Il presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La fretta è una cattiva consigliera, e se Obama non vuole proteggere l’Europa e tutelare il Vecchio Continente occorre pensarci da soli tra Europei. In un’intervista al settimanale Wprost, pubblicata nella giornata di sabato, 4 Agosto, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha ritenuto necessaria la costruzione di uno sistema di difesa antimissilistico per proteggere la Polonia da eventuali aggressioni terroristiche dal fuori Europa.

Komorowski, giunto al secondo anno alla guida del Paese, ha apprezzato l’intenzione della NATO di installare una postazione radar in Turchia e di posizionare delle batterie di missili mobili – privi di capacità offensiva – a rotazione tra Polonia e Romania, ma ha giudicato tale piano insufficiente per garantire la sicurezza nazionale di Varsavia.

Il Capo di Stato polacco ha ritenuto insensato spendere somme ingenti per il mantenimento delle forze armate senza che esse siano protette da un sistema di difesa balistico appartenente per intero alla Polonia.

In particolare, Komorowski ha commentato con severità il comportamento nella Polonia nel passato, quando, nell’estate 2008, sull’onda dell’emozione legata all’aggressione militare della Russia in Georgia, Varsavia ha ritenuto l’Unione Europea inadatta per tutelare la propria integrità territoriale in caso di simili risvolti militari di quelli di Tbilisi, ed ha accettato di accogliere sul suo territorio la batteria di missili Patriot offerta dagli Stati uniti d’America.

Lo scudo spaziale di allora, fortemente voluto dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha previsto il dislocamento di missili con capacità offensiva in Polonia, e l’installazione di una base radar in Repubblica Ceca.

Tuttavia, con la vittoria nelle Elezioni Presidenziali del Novembre 2008, l’attuale Presidente USA, Barack Obama, ha rinunciato al progetto, nonostante contratti bilaterali con Varsavia e Praga fossero già stati firmati. La nuova Amministrazione democratica ha infatti inteso instaurare una politica di dialogo con Russia e Iran: i Paesi che più di tutti hanno avversato il progetto difensivo statunitense in Europa.

“Il nostro errore è stato quello di accettare la proposta dello scudo spaziale senza tenere conto della situazione politica interna agli Stati Uniti d’America – ha dichiarato Komorowski sul settimanale Wprost – Abbiamo pagato un prezzo politico molto salato, ed abbiamo commesso un errore da non ripetere”.

Una correzione alle dichiarazioni di Komorowwski è subito arrivata dal Capo del Servizio di Sicurezza Nazionale, il Generale Stanislaw Koziej, che ha precisato come l’invito di Komorowski alla costruzione di uno scudo spaziale polacco non esclude, né deteriora il simile piano della NATO. Viceversa, tra Varsavia e Bruxelles la collaborazione è molto stretta, e, in caso di realizzazione, l’iniziativa polacca sarà una parte integrante di quella dell’Alleanza Atlantica.

Apprezzamenti per le parole del Presidente polacco sono state espresse da esponenti di tutte le forze politiche del Paese. Particolare attenzione al valore politico è stato evidenziato dal Presidente della Commissione Difesa del Sejm, Stefan Niesolowski, esponente della Piattaforma Civica – il Partito cristiano-democratico a cui appartiene il Presidente Komorowski e il Premier, Donald Tusk. Niesolowski ha passato la palla ai Dicasteri della Difesa e dell’Economia per la verifica tecnico-finanziaria del progetto del Capo dello Stato.

Contentezza, con un filo di critica, è stata espressa dal negoziatore con la Casa Bianca del piano di costruzione dello scudo spaziale in Europa, l’ex-Ministro della Difesa, Witold Waszczykowski. L’esponente di spicco del Partito conservatore Diritto e Giustizia ha ribadito la necessità per la Polonia di tutelare il proprio territorio da aggressioni provenienti da est ritenute molto probabili, e si è detto stupito del ritardo con cui Komorowski si è accorto della questione legata alla sicurezza nazionale.

“E’ bene che si sia arrivati ad una riconsiderazione della difesa missilistica nazionale, e si sia considerata l’ipotesi di costruire uno scudo spaziale non strettamente legato dalla politica di difesa americana – ha dichiarato il Vicepresidente della Commissione Difesa del Sejm, il socialdemocratico Stanislaw Wzjatek – il sistema deve servire per la nostra difesa, non per quella degli USA”.

Un parere leggermente differente è stato esposto da altre due forze politiche. Il Partito conservatore Polonia Solidale ha ritenuto necessario mantenere il progetto di difesa missilistico polacca strettamente collegato con quello USA, in nome di una cooperazione atlantica, e non solo europea, resa necessaria dalle congiunture della geopolitica internazionale.

“I piani della NATO in Polonia sono ad un buono stato di avanzamento – ha dichiarato a Gazeta Wyborcza Andrzej Rozenek del radicaleggiante Movimento di Palikot – nel 2018 siamo chiamati a posizionare elementi missilistici nell’ambito del progetto difensivo dell’Alleanza Atlantica. Trovo improbabile perseguire una strada separata da quella tracciata dagli USA”.

Una protezione per l’Occidente e la ripicca dei russi

Nella sua concezione generale, lo Scudo Spaziale è stato concepito dagli Stati Uniti d’America per proteggere i Paesi alleati dell’Europa da possibili minacce balistiche provenienti da Paesi canaglia e regimi dittatoriali come Iran e Corea del Nord.

Al progetto si è opposta tenacemente la Russia, che ha contestato la decisione degli USA di posizionare missili in uno spazio, quello post-sovietico, ritenuto anacronisticamente di propria influenza. A dimostrazione dei malumori di Mosca, i russi hanno posizionato un proprio scudo spaziale nel cuore del Vecchio Continente, con postazioni radar in Bielorussia e missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania.

Matteo Cazzulani

OBAMA: “CAMPI DI STERMINIO POLACCHI”. E’ BUFERA IN POLONIA

Posted in Polonia, USA by matteocazzulani on May 31, 2012

Con una gaffe in un’occasione pubblica, il Presidente statunitense definisce i lager hitleriani come polacchi anziché nazisti. Forti le critiche di Varsavia, mentre Washington chiarisce l’accaduto ma non porge le sue scuse. La rabbia del Premier Tusk: “negazionismo”

Il presidente USA, Barack Obama

Una gaffe storica fa vacillare il ben saldo ponte diplomatico tra Washington e Varsavia. Nella giornata di lunedì, 28 Maggio, nel corso di una manifestazione pubblica, il Presidente statunitense, Barack Obama, ha utilizzato il termine “campi di sterminio polacchi” per indicare i lager nazisti in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, morirono in milioni tra ebrei e resistenti al regime hitleriano.

La gaffe è avvenuta durante il conferimento della Medaglia della Libertà a Jan Karski: postino polacco dell’Armia Krajowa – l’esercito della Polonia libera che ha combattuto il nazifascismo al fianco dei britannici – che per primo denunciò in Occidente lo sterminio degli ebrei attuato dai nazisti.

“I partigiani hanno informato Karski sullo sterminio di massa degli ebrei, così lo hanno portato nel ghetto di Varsavia e presso i campi di sterminio polacchi”. ha dichiarato Obama nel corso della premiazione, avvenuta presso la Casa Bianca.

Sul momento, all’infelice uscita di Obama nessuno ha replicato, sopratutto perché il conferimento a Karski della prestigiosa onorificenza è stato considerato come un gesto di notevole importanza da parte dell’inquilino della Casa Bianca.

Tuttavia, il giorno successivo, complice anche lo scarso risalto dato alla questione dai principali media statunitensi – ad eccezione della Fox e di pochi altri – la Comunità polacca ha deciso di fare sentire le proprie ragioni e, anche a livello politico, ha richiesto un dietrofront da parte di Obama.

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski ha riconosciuto le parole del suo collega statunitense come inesatte e dolorose per la Polonia, ma ha illustrato come esse non rispecchino affatto la vera opinione che Obama ha nei confronti di un solido alleato.

Inoltre, Komorowski ha evidenziato come il conferimento della Medaglia della Libertà a Karski sia il riconoscimento civile più importante che un Presidente statunitense abbia mai concesso a un polacco, e ha sottolineato come l’enfatizzazione della questione possa essere dettata unicamente dalla campagna elettorale interna agli USA.

“Se Obama decidesse di scusarsi e di chiarire il suo errore, sarebbe un gesto di notevole importanza da parte degli Stati Uniti d’America per la Polonia e per tutto il Mondo, affinché tali uscite non si ripetano mai più – ha dichiarato l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek – il Capo di Stato USA dovrebbe correggere quanto a lui suggerito dai suoi assistenti, non ci sarebbe nulla di errato”.

Concorde sulla necessità da parte di Obama di porgere delle scuse alla Polonia si è detto anche Zbigniew Brzezinski. L’ex-Consigliere alla Politica Estera del Presidente Jimmy Carter – democratico come Obama – ha evidenziato come, tuttavia, non sia necessario dare troppo peso alle affermazioni dell’Inquilino della Casa Bianca, che a più riprese ha dichiarato il suo apprezzamento per il coraggio dimostrato dai polacchi nella lotta al nazifascismo e al comunismo.

Nella tarda serata di martedì, 29 Maggio, l’entourage di Obama ha diffuso i materiali nei quali il Presidente USA ha effettivamente apprezzato i polacchi. L’incaricato della Casa Bianca per i rapporti con la stampa, Jay Carney, ha poi illustrato come l’infelice uscita di Obama non si ripeterà mai più.

L’assenza delle scuse da parte del Presidente USA ha mandato su tutte le furie il Premier polacco, Donald Tusk, che, sempre nella serata di martedì, 29 Maggio, ha convocato una conferenza stampa nella quale, con parole significative, ha condannato il comportamento dell’inquilino della Casa Bianca.

“Quando qualcuno parla di campi di concentramento polacchi nega l’esistenza dei nazisti e di Hitler – ha dichiarato Tusk alla stampa – queste parole hanno sconvolto i polacchi. Abbiamo sempre reagito alle incomprensioni dovute all’ignoranza in merito al nostro passato e ai fatti della Seconda Guerra Mondiale, ma non possiamo restare indifferenti. Dagli amici ci aspettiamo rispetto. Nelle relazioni polacco-statunitensi il rispetto verso il partner più debole è fondamentale per il mantenimento del legame”.

Nonostante la forte presa di posizione di Tusk, da Obama non è pervenuta alcuna scusa per le parole pronunciate. Bensì, il Presidente USA ha preferito congratularsi con il vincitore delle Primarie repubblicane, Mitt Romney, che sfiderà nelle elezioni presidenziali, e e intrattenere contatti telefonici con i principali Capi di Stato e di Governo europei sulla crisi.

La liaison compliquée tra l’Amministrazione Obama e l’Europa Centrale

Lo strappo diplomatico tra Polonia e Stati Uniti è tuttavia lontano dall’essere una prospettiva attuabile. A Varsavia, così come nel resto dell’Occidente – eccetto poche e circoscritte eccezioni – gli Stati Uniti d’America sono riconosciuti come la superpotenza mondiale che, nel passato e nel presente, con il suo ruolo nel pianeta garantisce lo sviluppo della democrazia in aree dove essa è assente.

A rendere bene l’idea della delusione dei polacchi è stato l’autorevole Economist, che ha evidenziato come la gaffe di Obama sia l’ennesimo sgarbo dell’Amministrazione democratica ad un fedele alleato.

L’avvio si è avuto con la rinuncia da parte di Obama alla costruzione dello scudo di difesa antimissilistica con il dislocamento in Polonia di batterie di missili Patriot, rimpiazzati da intercettori privi di capacità difensiva non in grado di rassicurare Varsavia da possibili attacchi provenienti dall’Iran, e dalla Russia, da cui i polacchi si sono minacciati.

Inoltre, Obama ha rifiutato di concedere ai polacchi l’abbattimento dell’obbligo dei visti per l’ingresso negli States richiesto a più riprese dalle Autorità di Varsavia per rafforzare i legami tra le due nazioni.

Matteo Cazzulani

SCUDO SPAZIALE: LA RUSSIA RIALZA LA TENSIONE CON L’OCCIDENTE

Posted in Russia by matteocazzulani on May 6, 2012

Il Capo delle Forze Armate russe, Nikolaj Makarov, minaccia attacchi militari in Europa per contrastare la realizzazione del sistema di difesa antimissilistico della NATO nel Vecchio Continente. Le rassicurazioni del Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, e del Cancelliere tedesco, Angela Merkel. Dietro le minacce di Mosca, il ritorno alla presidenza di Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La strategia della tensione e la guerra balistica tornano di moda alla vigilia dell’inaugurazione del ritorno alla presidenza di Vladimir Putin. Nella giornata di giovedì, 3 Maggio, il Capo del Quartier Generale delle forze animate della Russia, Nikolaj Makarov, non ha escluso la realizzazione di operazioni militari dirette contro alcuni Paesi dell’Unione Europea e dell’Occidente.

Nello specifico, Makarov ha sottolineato la possibilità di posizionare missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad – una fetta di territorio sulle rive del Mar Baltico tra la Polonia e la Lituania controllata dalla Federazione Russa – pronti per colpire obiettivi sensibili in Europa se la NATO non interromperà l’installazione del sistema di difesa antimissilistica nel Vecchio Continente.

“Il progetto della NATO è destabilizzante – ha dichiarato Makarov, come riportato dall’autorevole Interfax – tutti i mezzi a nostra disposizione saranno presi in considerazione durante una situazione di conflitto come quella attuale”.

Una risposta ai russi è pervenuta dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, e dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che sabato, 5 Maggio, in una conferenza stampa congiunta, hanno rigettato ogni accusa di voler instaurare un clima di terrore nel Vecchio Continente.

In particolare, Rasmussen ha ribadito come il progetto di difesa antimissilistico della NATO in Europa non sia orientato contro la Russia, ma sia privo di capacità offensiva, e concepito per rispondere ad eventuali minacce balistiche provenienti da Iran e Corea del Nord. Inoltre, il Segretario Generale della NATO ha ricordato come l’Alleanza Atlantica ha cercato a più riprese di coinvolgere anche Mosca nella realizzazione del progetto, ad esempio offrendo al Cremlino la partecipazione in una commissione congiunta per lo scambio reciproco di dati sugli armamenti.

“Continueremo con la politica del dialogo e della concertazione – ha dichiarato la Merkel – ma la Russia non ha nulla da temere, perché l’iniziativa non è orientata contro Mosca, né rappresenta una minaccia per i russi. Cerchiamo la fiducia reciproca, lo scudo spaziale rafforza la sicurezza anche del Cremlino”.

Il terzo mandato di Putin alla base delle minacce

Noto anche come Scudo Spaziale, il sistema di difesa antimissilistico NATO è uno dei punti di maggiore incomprensione tra la Russia e l’Occidente, nonostante il progetto abbia una valenza puramente difensiva.

Infatti, esso prevede l’installazione di una posizione radar in Polonia, e la dislocazione di intercettori balistici, senza alcuna testata, a rotazione nella base polacca di Redzikowo, in Pomerania, e in alcuni Paesi dell’Europa Centrale, come la Romania, la Turchia.

Secondo alcuni politologi, le minacce di Mosca nei confronti dell’Occidente sono un chiaro segnale che la Russia avrebbe lanciato alla vigilia dell’insediamento alla Presidenza della Federazione di Vladimir Putin, che durante l’ultima campagna elettorale a più riprese ha minacciato la NATO e l’Europa di ricorrere all’uso della forza per affermare la supremazia geopolitica del Cremlino nel Vecchio Continente.

Lecito evidenziare come lo scudo spaziale attualmente previsto dalla NATO, rappresenti, su pressione della presidenza USA del democratico Barack Obama, una versione di gran lunga differente rispetto al precedente piano che è stato concepito dall’amministrazione repubblicana di Ronald Reagan negli anni Ottanta, e che è stato poi elaborato durante il secondo mandato del Presidente George W Bush.

Esso ha previsto l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca, e il posizionamento di missili Patriot – questi si dotati di capacità offensiva – in Polonia.

Praga e Varsavia hanno accettato di partecipare al progetto nell’Agosto 2008, solo in seguito all’invasione dell’esercito russo in Georgia: un evento che dinnanzi al cronico immobilismo politico dell’Unione Europea – allora guidata dalla presidenza di turno del Capo di Stato francese Nicolas Sarkozy – ha spinto i Paesi dell’Europa Centrale a vedere nella NATO, e non nell’UE, l’unico soggetto in grado di tutelare l’indipendenza militare e la sicurezza militare nel cuore dell’Europa da un possibile attacco proveniente da Mosca.

Matteo Cazzulani

OBAMA-MEDVEDEV: VERTICE CON GAFFE

Posted in USA by matteocazzulani on March 27, 2012

Ripreso da una telecamera durante l’incontro privato con il suo collega russo, il Presidente americano chiede alla Russia più tempo per risolvere la questione dello Scudo Spaziale, su cui Washington e Mosca hanno posizioni divergenti. L’establishment democratico della Casa Bianca conferma la realizzazione di un piano militare di ottica difensiva, ma la maggioranza repubblicana al Congresso promette barricate per impedire la messa al bando di uno dei progetti fondamentali per garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America

Il presidente USA, Barack Obama

“Vladimir mi darà più tempo”. E’ questa la frase che il Presidente americano, Barack Obama, avrebbe pronunciato al suo collega russo, Dmitrij Medvedev, per assicurare Mosca sulla presunta mancata volontà da parte di Washington di realizzare il progetto di difesa antimissilistico in Europa Centrale.

L’episodio, che secondo il protocollo pianificato in precedenza dai due Capi di Stato, a Seoul per il vertice mondiale delle potenze nucleari, avrebbe dovuto tenersi a porte chiuse, è stato registrato da una telecamera, e, successivamente, trasmesso in tutti i principali media d’Oltreoceano.

“Tutte queste questioni, come lo scudo spaziale, possono essere risolte – ha dichiarato Obama nello scambio di battute – ho solo bisogno che Vladimir [si evince dal contesto che Obama si riferisce a Putin: Presidente eletto della Russia che, a breve, prenderà il posto di Medvedev, M.C.] mi dia più tempo. Sono le mie ultime Elezioni. Dopo queste consultazioni, avrò maggiore elasticità, libertà di movimento, e flessibilità”.

“Si, capisco, capisco cosa intende Signor Presidente – ha risposto Medvedev – Capisco. Riferirò a Vladimir Putin”.

A illustrare le parole del Presidente americano è stato il suo Vice-consigliere alla sicurezza, Ben Rhodes, che ha confermato la realizzazione dello scudo spaziale in Europa Centrale e ha evidenziato come, contrariamente alle polemiche sollevate dalla Russia, esso non sia affatto una manovra orientata contro Mosca, bensì utile per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente.

“Esistono delle divergenze tra gli Stati Uniti e la Russia su cui occorre tempo per trovare un’intesa – ha illustrato Rhodes – i due Presidenti sono d’accordo nel rinviare la questione a un pool di tecnici per superare gli ostacoli di carattere concreto”.

A non credere alla spiegazione dell’establishment democratico sono stati i repubblicani, che, come riportato da un’interrogazione scritta inviata ad Obama dal Presidente della Commissione delle Forze Armate del Congresso, Mike Turner, hanno evidenziato come la maggioranza alla camera bassa – che appartiene allo schieramento repubblicano – non consentirà l’approvazione di alcun piano di indebolimento di progetti importanti per la tutela della difesa nazionale proposto dal Capo di Stato democratico.

“Il Congresso ha comunicato già in maniera chiara al Presidente Obama l’intenzione di non negoziare i propri piani di difesa anti-missilistica né con la Russia, né con nessun altro Paese del pianeta – ha riportato la missiva di Turner – Bloccheremo ogni tentativo di indebolire gli Stati Uniti d’America”.

Al termine dell’incontro privato, quando ancora la registrazione non è stata trasmessa, Obama e Medvedev hanno comunicato alla stampa piena soddisfazione per il miglioramento dei rapporti tra Washington e Mosca, ma hanno ammesso come le parti non abbiano raggiunto piena intesa in merito a questione Siriana, proliferazione nucleare dell’Iran e, per l’appunto, scudo spaziale.

Le trattative per il piano di difesa antimissilistico

Il sistema di difesa antimissilistico è stato pianificato durante il secondo mandato dell’amministrazione del Presidente repubblicano George W Bush per preservare l’Occidente da possibili minacce di natura balistica provenienti da oriente, per mezzo dell’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e del dislocamento di missili Patriot in Polonia.

Nonostante i due Paesi europei avessero accettato, sopratutto in seguito all’aggressione russa alla Georgia, appena eletto, nel 2009, il Presidente democratico Obama ha revocato i contratti e ha ridimensionato il progetto constestualizzandolo nell’ambito della NATO e riducendolo al solo posizionamento di intercettori mobili, privi di capacità offensiva, dislocati a rotazione tra Polonia, Romania e Turchia.

Nonostante la riduzione della presunta pericolosità di un progetto concepito secondo una logica difensiva, la Russia ha sempre protestato e, in risposta alle misure dell’occidente, ha varato un proprio piano alternativo nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, con l’installazione di una propria stazione radar e il dislocamento di missili Iskander – dotati di capacità offensiva – puntati dritto su Varsavia e sulle altre capitali dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani

VLADIMIR PUTIN PROMETTE IL RIARMO DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on February 21, 2012

Nel sesto articolo dedicato al programma elettorale del Primo Ministro russo per le prossime elezioni presidenziali pubblicato sulla stampa locale, il principale candidato promette maggiori spese per l’acquisto di armamenti in chiave anti-Occidentale. Le recenti provocazioni nei confronti dell’Occidente e le precedenti promesse elettorali di una Federazione Russia che appare sempre più imperiale e monopolista

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

400 missili balistici intercontinentali, 28 mezzi terrestri, 50 navali, 100 apparati cosmici, 600 aerei, 28 batterie di missili di categoria S-400, e 10 di categoria Iskander-M. Queste sono le cifre che il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ha promesso per il rafforzamento militare della Russia in caso di vittoria alle prossime elezioni presidenziali, la quale, stando alla caratura degli avversari, e alla mancata ammissione di candidati seriamente di opposizione, appare sempre più certa.

Nell’articolo “Essere forti – garanzie di sicurezza nazionale per la Russia”, pubblicato sul giornale filo-governativo Rosijskaja Gazeta, Putin ha evidenziato come “la crisi della finanza internazionale abbia rinvigorito la tentazione di risolvere i propri problemi a costo degli altri” e, per questa ragione, Mosca non possa trascurare la sua effettiva debolezza in campo militare.

Secondo il Primo Ministro, già dal prossimo anno le uscite per l’esercito incrementeranno fino a 760 miliardi di dollari: il doppio di quanto stanziato finora a bilancio. A compensare tali uscite, sempre secondo l’articolo di Putin, sarà la professionalizzazione delle Forze Armate, con un taglio progressivo dei soldati assunti a contratto.

Citando le parole di Putin, “la manovra non è da leggere come una militarizzazione del bilancio, bensì come una misura necessaria per mantenere il ruolo da protagonista della Russia nel Mondo, modernizzare il Paese, ed ivi costruire la democrazia”. Per questa ragione, la maggior parte degli armamenti sarà prodotta dall’industria russa, mentre sul mercato estero saranno acquistate solo armi ad alta tecnologia.

Alla pars construens, Putin ha aggiunto l’identificazione della principale minaccia per la Russia nello Scudo Spaziale USA in Europa: un progetto che, tuttavia, ha perso la sua connotazione originale, e che oggi è ridotto ad una struttura innocua: incapace di aggredire alcun bersaglio.

Concepito dall’Amministrazione Bush per preservare l’Occidente da minacce balistiche provenienti da est, il sistema di difesa anti-missilistico ha previsto l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e il dislocamento di una batteria di missili Patriot in Polonia.

Nel 2009, la neo-eletta Presidenza Obama ha revocato gli accordi già firmati con i due Paesi europei, contestualizzato lo Scudo Spaziale nell’ambito della NATO, e varato una nuova versione più soft con postazione radar in Romania e intercettori, privi di testata, posizionati a rotazione in Romania, Polonia e Turchia.

Secondo alcuni esperti russi, le promesse militari di Putin sono difficili da realizzare a causa delle troppo esose somme preventivate. Inoltre, già in passato simili proclami sono stati illustrati a gran voce dallo stesso Putin, senza che ad essi sia seguita un’effettiva attuazione. Tuttavia, occorre sottolineare come di recente si siano verificati casi che certificano la rinata aggressività da parte di Mosca nei confronti dell’Occidente.

Il 23 Novembre, in risposta al varo della versione morbida dello scudo spaziale NATO, il Presidente attualmente in carica, Dmitrij Medvedev, ha proposto la speculare installazione di un radar e il dislocamento di intercettori Iskander – dotati di capacità aggressiva – nell’enclave di Kaliningrad: tra la Polonia e la Lituania.

Il 18 Ottobre 2011, veivoli dell’esercito russo hanno sorvolato lo spazio aereo al confine con Lettonia, Estonia e Finlandia, dove non sono presenti né apparati missilistici, né insediamenti dell’esercito: secondo il codice militare, la manovra è una pura dimostrazione di forza, al punto da aver costretto i caccia dell’Alleanza Atlantica ad innalzarsi in volo per scortare gli aerei russi.

Stabilità, lotta all’immigrazione, maggiore autonomie locali, e sostegno alla procreazione

Quello pubblicato sulla Rosijskaja Gazeta non è che il sesto degli articoli con cui Putin ha esposto le principali linee-guida del suo programma elettorale. Il 16 Gennaio, sulle colonne dell’Izvestija, il Primo Ministro ha sottolineato i progressi raggiunti dalla Russia sotto il suo premierato e le sue precedenti presidenze – dal 2000 al 2008 – ed ha evidenziato come per la Russia sia necessario il raggiungimento della stabilità economica e politica.

Il 23 Gennaio, sulle colonne della Nezavisimaja Gazeta, Putin ha esposto la sua politica nazionale, basata sulla realizzazione di “un blocco multietnico omogeneo cementato attorno al nucleo russo”. Nell’ambito di quello che è stato definito “patriottismo civico”, il Primo Ministro ha preventivato regole più severe per gli immigrati – con tanto di esame obbligatorio di lingua russa – e punizioni per i clandestini.

Il 30 Gennaio, nelle pagine del giornale Vedomosti, è stata la volta della politica economica, tra le cui priorità Putin ha individuato la sfera energetica, spaziale, chimica, nano tecnologica, farmaceutica, chimica e l’aviazione, assieme alla necessità di una lotta alla corruzione e di misure contro il lusso e le disparità.

Il 6 Febbraio, con un articolo pubblicato sul Kommersant”, Putin ha promesso una riforma istituzionale, con la concessione di maggiore autonomia fiscale e l’introduzione dell’elezione diretta dei Presidenti dei singoli Stati della Federazione Russa.

Infine, il 13 Febbraio, sulla Komsomol’skaja Pravda, Putin ha affrontato l’ambito sociale, in cui ha rigettato l’aumento dell’età previdenziale, sottolineato la necessità di valorizzare una “aristocrazia operaia” altamente qualificata, e promesso incentivi alle famiglie con più di tre figli.

Matteo Cazzulani

SCUDO SPAZIALE: OBAMA COSTRETTO AL DIETROFRONT

Posted in NATO by matteocazzulani on January 14, 2012

I democratici non riescono a fare approvare dal Congresso la linea morbida del Presidente, voluta dalla Casa Bianca per riattivare il dialogo con la Russia. La minaccia di un’asse Mosca-Teheran ed gli Iskander di Mosca puntati al cuore dell’UE sullo sfondo del sistema di difesa antimissilistico della NATO in Europa Centro-Orientale

Il presidente USA, Barack Obama

Avanti tutta sullo scudo, senza informazioni riservate né giustificazioni al Cremlino. Nella giornata di venerdì, 13 Gennaio, il Dipartimento di Stato USA ha confermato la continuazione dei lavori per la realizzazione del sistema di difesa antimissilistico NATO in Europa Centro-Orientale, senza soddisfare le richieste della Russia.

Come dichiarato dal Vice-Capo della diplomazia statunitense con delega alle forze armate, Ellen Tauscher, Washington non darà alcuna garanzia sulla neutralità del progetto militare nei confronti della Russia, come invece prteteso da Mosca. La decisione, supportata in primo luogo dal Presidente, Barack Obama, non ha raccolto i consensi necessari al Congresso.

Una sconfitta per lo schieramento democratico, che in un Parlamento in mano ai repubblicani non è riuscito a fare approvare la linea voluta dal Capo dello Stato nell’ambito di una politica estera basata sulla ricerca del dialogo con diversi regimi del pianeta, tra cui Iran e Russia.

Come sottolineato dal Senatore repubblicano, Mark Kirk, negli ultimi tempi Mosca e Teheran si sono riavvicinate proprio sul piano militare, e non è escluso che tra le due autocrazie si possa costituire un patto di ferro per una stretta collaborazione anche su energia, corsa agli armamenti, e nucleare. Un evento pericoloso per la sicurezza non solo degli Stati Uniti, ma dell’Occidente tutto: Europa in primis.

Un piano contestato

Appena eletto nel 2009, Obama ha annullato i contratti firmati dalla precedente amministrazione Bush con Polonia e Repubblica Ceca per il dislocamento di una postazione radar a Praga e di missili Patriot a Varsavia: installazioni necessarie per proteggere l’Occidente da possibili attacchi da est.

Il Presidente democratico ha preferito demilitarizzare il progetto, e contestualizzarlo nell’ambito della NATO: cercando il coinvolgimento della Russia. Come risultato, è stata preventivata la dislocazione a turno in Polonia, Romania e Turchia di intercettori mobili e privi di capacità offensiva.

Seppur fortemente ridimensionata, e snaturata della sua natura originaria, anche la versione obamiana dello scudo spaziale non è piaciuta al Cremlino, che ha preteso dalla Casa Bianca la cessione di informazioni strategiche sugli arsenali NATO in diverse aree del Mondo.

Successivamente – in chiara risposta al progresso del piano dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale – Mosca ha dislocato a sua volta una batteria di missili Iskander – questi sì dotati di capacità offensiva – nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania: puntati dritto al cuore dell’Europa.

Matteo Cazzulani

MISSILI NUCLEARI, RADAR A LUNGO RAGGIO E DIVIDE ET IMPERA ENERGETICO: LA RUSSIA CONTINUA A MINACCIARE L’OCCIDENTE

Posted in NATO, Russia by matteocazzulani on December 4, 2011

Il Presidente russo pronto al dislocamento di testate atomiche ai confini con l’UE se la NATO non rinuncia al proprio sistema missilistico difensivo. Il pressing di Mosca sulla Commissione Europea per tutelare gli interessi energetici del Cremlino, e le risposte dell’Europa Centrale

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Mentre l’Europa è alle prese con il disperato tentativo di salvare l’Euro e la propria economia c’è chi posiziona le sue pedine, forse, pronto per lo scacco matto. Nella giornata di giovedì, Primo di Dicembre, il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, ha preannunciato l’intenzione di dislocare missili nucleari nell’enclave di Kaliningrad – tra la Polonia e la Lituania – se la NATO continuerà nella costruzione dello scudo spaziale: progetto per tutelare l’Alleanza Atlantica da possibili attacchi di Iran e Corea del Nord, costituito da postazioni radar ed intercettori mobili – privi di capacità offensiva – in Romania, Turchia, e Polonia.

Parole serie, che, come riportato dai principali media internazionali, il Capo di Stato russo ha definito indipendenti dalle imminenti consultazioni elettorali. Del resto, la minaccia della costruzione di uno scudo spaziale alternativo è già stata avanzata dallo stesso Medvedev solo sei giorni or sono: all’indomani delle aperture NATO all’avvio dei negoziati per l’integrazione nell’Alleanza Atlantica della Georgia. Tuttavia, questa volta l’inquilino del Cremlino ha aggiunto fatti concreti, come l’installazione, sempre a Kaliningrad, di una postazione radar della categoria Voronezh-DM, capace di prevedere il lancio di missili ad una distanza di 6 Mila chilometri: tutta un’altra storia rispetto ai precedenti sistemi Dniepr, Darial, e Volga, il cui sguardo arrivava “solo” ai 4 Mila.

“Se la NATO entro i prossimi 8-10 anni non si accorda con noi, saremo costretti a dislocare testate nucleari non solo a Kaliningrad, ma anche in altre regioni strategicamente importanti per neutralizzare il sistema di Bruxelles – ha dichiarato Medvedev durante la cerimonia organizzata per il varo della struttura militare – non vorremmo, ma la risposta allo scudo dell’Alleanza Atlantica sarà graduale e ferma”.

Cosa abbia spinto i russi a rendere la città natale di Kant – Kaliningrad nei secoli 18 e 19 era tedesca, e si chiamava Konigsberg – un’enorme base militare, ed i Paesi confinanti un campo minato atomico, non è di certo uno scarno progetto difensivo -peraltro privo di capacità offensiva – concepito da un’Amministrazione americana democratica timorosa di decisioni forti in campo internazionale: una copia in salsa pacifista di quello precedentemente progettato dai repubblicani di George Bush, con postazione radar fissa in Repubblica Ceca, ed intercettori Patriot – questi si capaci di attaccare – in Polonia.

Tutto sta nella volontà di mangiare una pedina europea sempre più in crisi, anche e sopratutto sul piano energetico: magari con l’ausilio di influenti cavalli di Troia. Sempre giovedì, Primo di Dicembre, il Commissario Europeo all’Energia, Gunther Oettinger, è stato protagonista di un colloquio a Mosca con il paritetico Ministro russo, Sergej Shmatko, intenzionato a convincere il rappresentante di Bruxelles alla modifica immediata del Terzo Pacchetto Energetico. Questa legge UE è stata varata nel marzo 2010 per vietare ad enti registrati in Paesi extra-Unione il possesso dei gasdotti del Vecchio Continente: un provvedimento necessario per arginare l’espansione del monopolista russo, Gazprom, da tempo impegnato non solo nel mantenimento dell’egemonia sulle forniture di gas all’Europa, ma anche nella scalata ai sistemi infrastrutturali energetici dei singoli Stati.

Secondo quanto riportato da fonti russe, Oettinger avrebbe ceduto alle richieste di Shmatko, con la promessa di una pronta revisione del documento: a convincere il Commissario sarebbe anche l’incessante pressing esercitato dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Premier francese, Francois Fillon, a cui Medvedev ha espressamente richiesto un intervento in seno all’Unione Europea per tutelare gli interessi di Mosca. Versione smentita dall’Ufficio Stampa della Commissione, che, pur non negando le imbarazzanti posizioni dell’asse Berlino-Parigi, ha precisato come il rappresentante europeo abbia solo concesso una possibile applicazione pragmatica del Terzo Pacchetto per determinati casi, senza una sua totale riformulazione.

La Polonia punta sul nucleare. I Baltici sui rigassificatori

A reagire alla confusione diplomatica, ed alle minacce militari ed energetiche della Russia, ci hanno pensato singoli Paesi dell’Europa Centrale. La Polonia, dopo il varo di una politica finanziaria di tagli ed austerità, da cui esente è stato solo il settore della difesa, ha fissato per il 2020 l’avvio della prima centrale nucleare, da costruire entro tale data in uno dei tre siti sul Baltico – Zarnowiec, Choczewo, e Gaski – candidati ad ospitare un’infrastruttura definita fondamentale per l’indipendenza energetica di un Paese dipendente per l’89% dal gas di Mosca.

Inoltre, Varsavia ha pianificato strette relazioni in campo energetico con i Paesi Baltici: anche Lituania, Estonia, e Lettonia sono alle prese con la costruzione di rigassificatori per incrementare le importazioni di oro blu da Norvegia, Irak, e Qatar. Infine, venerdì, 2 Dicembre, Romania e Moldova hanno stabilito l’unificazione dei propri sistemi infrastrutturali energetici, con la costruzione di un nuovo gasdotto tra i due Paesi lungo 40 chilometri – 9 dei quali in territorio moldavo, finanziato dal budget di Bucarest e da un prestito d’eccezione concesso a Chisinau dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

Matteo Cazzulani