LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

MOLDOVA: PROTESTE CONTRO IL PATTO TRA COMUNISTI E PD

Posted in Moldova by matteocazzulani on December 13, 2010

Al via una serie di dimostrazioni contro il probabile tradimento dei principi occidentali da parte del Partito Democratico moldavo. Pronto a passare coi comunisti.

Il segretario del Partito Democratico moldavo, Marian Lupu

In mille per l’integrazione europea della Moldova. Nella giornata di Domenica, 12 dicembre, a Chisinau, più di un migliaio di manifestanti è sceso in piazza, per manifstare contro il possibile ritorno al governo dei comunisti.

L’azione, la prima di una serie, ha l’obiettivo di invitare le forze politiche a riconfermare, in Parlamento, la coalizione di governo Alleanza per l’Integrazione Europea. E a mettere in minoranza i comunisti, legati ad una stagione politica di brogli ed autoritarismo, superato dalle proteste pacifiche del 2008, note come Rivoluzione Twitter.

Dalle urne, Domenica 28 novembre, l’assetto moldavo è riemerso in un clima di instabilità, dal momento in cui nessun partito ha ottenuto una maggioranza tale da poter governare, ed eleggere il Presidente.

Su 101 seggi, i comunisti dell’ex presidente, Vladimir Voronin, ne contano 42. Il Partito LiberalDemocatico di Moldova, del Primo Ministro uscente, Vlad Filat, ne ha ottenuti 32. Mentre il partito Liberale di Moldova, guidato dallo Speaker uscente, e Presidente ad interim, Mihai Ghimpu, 12.

L’incognita PD

Decisivi, i 15 parlamentari del Partito Democratico. Già partner della coalizione democratica, con PLDM e PLM, il PD moldavo sarebbe pronto a tradire il campo europeo, e vicino ad un accordo di coalizione con i comunisti.

A facilitare l’operazione, l’appartenenza del suo segretario, Marian Lupu, all’Internazionale Socialista. E la sua collaborazione con Russia Unita, il partito del Primo Ministro russo, Vladimir Putin, contrario alla riedizione di un governo pro-europeo a Chisinau.

Matteo Cazzulani

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MOLDOVA ANCORA NEL CAOS POLITICO

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 30, 2010

In flessione i comunisti, ma non abbastanza per garantire la nomina del Presidente. In forse anche il ripristino dell’Alleanza per l’Integrazione Europea

Il capo dei comunisti moldavi, Vladimir Voronin

La Moldova continuerà la strada verso l’UE senza un Presidente. Al totale delle schede scrutinate, i comunisti si sono confermati la prima forza politica, seppur in flessione rispetto alle consultazioni precedenti: un 39,29% dei consensi, che in Parlamento garantisce 42 seggi su 101.

Seguono tre dei quattro soggetti finora al governo del Paese nella coalizione Alleanza per l’Integrazione Europea. Il Partito LiberalDemocratico Moldavo, guidato dal Primo Ministro, Vlad Filat, ha ottenuto un buon 29,38% dei consensi, pari a 32 seggi.

A seguire, il Partito Democratico, confermatosi al 12,72% dei voti, ergo 15 parlamentari. Chiude il Partito Liberale Moldavo con il 9,96%, che da diritto alla forza politica dello speaker del Parlamento, e Presidente ad interim, Mihai Ghimpu, a 12 deputati. Non ha ottenuto riconferma l’alleanza Moldova Noastra, sotto allo sbarramento del 4%.

Ancora senza Presidente

Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat

La percentuale dei comunisti non permette alla forza dell’ex Capo di Stato, Vladimir Voronin, di tornare alla guida di un Paese, già governato per 8 anni. Fino a quella Rivoluzione Twitter, che, nell’aprile 2009, con l’arma della non violenza, ha rovesciato un regime post-sovietico, reo di continue falsificazioni del voto.

Ciò nonostante, la ancora cospicua rappresentanza in Parlamento ei comunisti non permette al campo democratico l’elezione del Presidente, per la quale sono necessari 61 voti. Un’impasse burocratica, che reitera quanto già accaduto negli scorsi mesi. Quando, per due volte, l’Alleanza per l’Integrazione Europea ha cercato, invano, di eleggere alla guida del Paese un proprio candidato.

Dinnanzi a ciò, il campo democratico ha indetto un referendum, per consegnare agli elettori la scelta diretta del Presidente. Fallito, a causa della bassa affluenza, tale fatto ha provocato lo scioglimento del Parlamento, e le elezioni anticipate appena svoltesi.

L’interrogativo del PD moldavo

Il segretario del PD moldavo, Marian Lupu

Oltre alla guida del Paese, ad essere in forse è anche la ricostituzione dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Seppur confermabile nei numeri, ad essa potrebbe non aderire il Partito Democratico, potenzialmente attratto da una coalizione di governo con i comunisti.

Ad avvalorare tale sospetto, la condotta del Segretario del PD moldavo, Marian Lupu, che ha portato la sua forza politica nell’internazionale socialista, ed alla collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, suo principale sponsor sulla scena internazionale.

Una collocazione che ben si concilia con le promesse di stabilità, innalzamento delle paghe sociali, e riavvicinamento alla Russia dei comunisti. E che stride con la proposta di continuare con le riforme legislative ed economiche, per avvicinare Chisinau a Bruxelles, intraprese, e difese dal PLDM e dal PLM, nel corso dell’ultima legislatura.

E che calpesta le legittime aspirazioni occidentali di un Paese culturalmente e storicamente europeo.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA: DATI IN CONTRASTO CON GLI EXIT-POOL

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 29, 2010

Comunisti avanti a LiberalDemocratici, Democratici e Liberali. Divario tra rilevazioni sociologiche e prime proiezioni. affluenza al 58,9%

Il capo dei comunisti, Vladimir Voronin

Spoglio con giallo in Moldova. Come comunicato nel cuore della notte dal rappresentante della Commissione Elettorale Centrale, Jurij Chokan, al 30% delle schede scrutinate, a guidare sono i comunisti, con il 46% dei consensi. A seguito, il Partito LiberalDemocratico Moldavo, con il 26%, il Partito Democratico, con il 13,7% ed il Partito Liberale Moldavo, con l’8,2%.

Dati netti, che sancirebbero l’ingresso in parlamento di 4 forze politiche. Una in meno rispetto alla precedente legislatura, quando ad ottenere seggi è stata anche l’alleanza Moldova Noastra.

Ciò nonostante, le proiezioni contrastano di gran lunga gli exit-poll. Condotte da differenti enti, di diversa provenienza, le rilevazioni sociologiche hanno certificato una distanza sensibilmente minore tra i comunisti e le altre forze dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Se non addirittura, come quella della romena RIAS, un vantaggio dei LiberalDemocratici. Accolto con gioia dal suo Leader, l’attuale premier, Vlad Filat.

“Ciò dimostra che l’impossibile è diventato possibile – ha dichiarato il Premier, a commento degli exit-pool – grazie al nostro lavoro al governo, in una situazione di totale instabilità”.

Cauta, al contrario, la reazione dei comunisti, sicuri della vittoria. Difatti, già al momento del voto, il loro capo, l’ex presidente, Vladimir Voronin, ha spiegato di avere l’obiettivo di superare il 50% più uno dei voti. Per poter governare in solitudine.

Una situazione politica instabile

Il primo ministro moldavo, Vlad Filat

La situazione moldava resta instabile. Nell’aprile 2009, durante la pacifica Rivoluzione Twitter, i democratici moldavi si sono ribellati alle ennesime consultazioni falsificate dai comunisti, ed hanno ottenuto nuove elezioni. Da esse, è emersa una coalizione di governo tra PLDM, PD, PLM e Moldova Noastra – l’Alleanza per l’Integrazione Europea. Tanto variegata, quanto risicata.

Successivamente al fallimento dell’elezione del Presidente in Parlamento, per ben due tentativi, il campo democratico ha proposto un referendum, per concedere ai moldavi il voto diretto per il Capo di Stato. Il mancato raggiungimento del quorum ha comportato lo scioglimento del Parlamento, e le elezioni appena conclusesi.

I comunisti propongono stabilità politica ed economica, innalzamento delle paghe sociali, e riavvicinamento alla Russia. Il partito LiberalDemocratico, invece, miglioramenti in campo legislativo, per continuare il processo di integrazione nell’Unione Europea, che ha promesso a Chisinau l’abbattimento del regime dei visti. In direzione di Bruxelles, anche le riforme economiche promesse dai liberali, guidati dall’attuale Speaker, e Capo di Stato ad interim, Mihai Ghimpu.

Il segretario del Partito Democratico, Marian Lupu

La scelta del PD

Incognita, il Partito Democratico. Seppur parte dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, il suo Segretario, l’ex comunista Marian Lupu, ha portato la forza politica nell’internazionale socialista, ed alla collaborazione con Russia Unita: la forza politica di Vladimir Putin, suo principale sostenitore.

In virtù di tutto questo, il PD moldavo non ha declinato la possibilità di un governo con i comunisti. Il quale, seppur fornendo stabilità, arresterebbe le legittime ambizioni occidentali di un popolo europeo.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA DI NUOVO AL VOTO

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 28, 2010

Chisinau alle parlamentari in un clima incerto. La scelta è tra stabilità e restaurazione del passato, e sviluppo ed integrazione europea

Il capo dei comunisti moldavi, Vladimir Voronin

Moldavi alle urne per la quarta volta in due anni. Quelle di domenica, 28 novembre, sono le terze elezioni parlamentari dal2009, convocate a seguito del fallimento della coalizione di governo – l’Alleanza per l’Integrazione Europea – nel referendum per l’introduzione del presidenzialismo.

L’ennesima scocciatura per alcuni. Per altri, invece, un segno di maturità di una democrazia che ha cominciato, lentamente, a camminare. Tutto è iniziato dalla famosa Rivoluzione Twitter dell‘aprile 2009, quando in migliaia sono scesi in piazza per contestare, con l’arma della non violenza, le ennesime elezioni truccate dall’allora presidente, il comunista Vladimir Voronin.

La ripetizione del voto ha portato al governo quattro partiti liberal-pattriottici, che hanno guidato il Paese con una maggioranza stringata. Fallita per due tentativi l’elezione del Presidente in Parlamento, le forze dell’Alleanza per l’Integrazione Europea hanno indetto, il 5 settembre 2010, un referendum per introdurre l’elezione diretta del Capo dello Stato.

Fallito, a causa della bassa partecipazione incoraggiata dai comunisti, le forze politiche della coalizione hanno aperto la crisi di governo.

In cinque in Parlamento

Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat

Alla consultazione prendono parte 20 partiti. Solo 5, tuttavia, potrebbero entrare in Parlamento. La prima delle forze politiche è quella dei comunisti, che propone stabilità economica e politica, paghe sociali e riavvicinamento del Paese alla Russia. Già maggioranza relativa in Parlamento, gli ultimi sondaggi la danno al 35%.

A seguire, i quattro partiti dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Il primo di essi è il Partito LiberalDemocratico di Moldova, guidato dall’attuale Primo Ministro, Vlad Filat. Forte di un consolidamento della democrazia, miglioramenti in campo legislativo e buona reputazione presso l’UE – che ha semplificato il regime dei visti per la Moldova dal 2012 – il PLDM è dato al 20%.

Al terzo posto, con il 12% dei consensi, si classificherebbe il Partito Democratico. Il cui Segretario è l’ex comunista Marian Lupu, candidato, invano, alla presidenza dalla coalizione di governo per due tentativi.

Staccato di un punto il Partito Liberale di Moldova, retto dall’attuale Speaker, e presidente ad interim, Mihai Ghimpu. Il PLM propone riforme in campo economico sul modello di quelle europee, con la finalità di avvicinare quanto più possibile Chisinau a Bruxelles.

Chiude Moldova Noastra, stimata al 6% dei voti. L’alleanza di soggetti politici minori patriottico-moderati, guidata da Serafin Urechean, è la più risoluta nel contrastare il pericolo di un ritorno al potere dei comunisti.

Sviluppi imprevedibili. Cruciale l’affluenza

Il segretario del Partito Democratico, Marian Lupu

Pronosticare gli sviluppi della situazione politica moldava è altro che semplice. Qualora tutti e quattro i partito dell’Alleanza per l’Integrazione Europea si ritrovassero in Parlamento con la maggioranza, già hanno comunicato l’intenzione di ripristinare la coalizione, e continuare sul cammino di avvicinamento a Bruxelles.

Ciò nonostante, incognita è il Partito Democratico. Lupu, infatti, ha portato la sua forza politica nell’internazionale socialista, e ad una collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, suo sostenitore. Indizi che fanno pensare ad una possibile alleanza di centro-sinistra con i comunisti, fatale per le speranze di sviluppo del Paese e per le sue legittime aspirazioni occidentali.

Secondo gli esperti, la chiave della contesa è l’affluenza. L’elettorato anagraficamente più anziano voterà prevalentemente per i comunisti. La speranza è riposta nei giovani, più inclini al sostegno delle forze del campo democratico. Le quali, tuttavia, si presentano divise, malgrado la promessa di un progetto comune.

Ad interessarsi della partita, anche Russia ed Occidente. La prima ha finanziato una serie di partiti che, potenzialmente, possono erodere consensi all’Alleanza per l’Integrazione Europea. L’UE ha ribadito la promessa di una veloce integrazione, mentre il Senato USA ha approvato una risoluzione in elogio ai progressi compiuti da Chisinau nello sviluppo democratico e civile.

La chiusura dei seggi è stabilità per le 23 locali. I primi dati, nei giorni seguenti.

Matteo Cazzulani