LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

VIKTOR JANUKOVYCH CRITICATO UFFICIALMENTE DALL’UNIONE EUROPEA. PER LA QUINTA VOLTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 25, 2012

Approvata una risoluzione bipartisan del Parlamento Europeo che critica il regresso della democrazia in Ucraina, ed invita al rispetto della democrazia e dei diritti umani per mantenere attivo il processo di integrazione di Kyiv con Bruxelles. Il caso di Julija Tymoshenko come banco di prova per le Autorità ucraine

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

17 tirate d’orecchie a Janukovych e un rapporto con l’UE messo a serio repentaglio. Nella giornata di giovedì, 24 Maggio, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna all’Ucraina condivisa da tutte le forze partitiche dell’Emiciclo di Strasburgo.

Il documento, composto di 17 punti, inizia con la conferma della volontà da parte dell’Unione Europea di mantenere buone relazioni con l’Ucraina, ma riconosce che la mancata tutela dei diritti umani, l’uso politico della magistratura per reprimere gli esponenti dell’Opposizione Democratica, e il non rispetto della democrazia impossibilitano la firma dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kyiv.

L’Unione Europea ha riconosciuto come causa di questa impasse la poca volontà delle autorità ucraine di compiere riforme in senso democratico, e ha invitato la Commissione di Venezia, il Consiglio d’Europa, e le altre Istituzioni UE ad aiutare Kyiv a compiere un’evoluzione in senso democratico e occidentale.

Particolare attenzione è stata dedicata al caso della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e degli altri esponenti del dissenso ucraino arrestati per motivi politici, di cui l’UE ha chiesto l’immediata scarcerazione. Inoltre, l’Emiciclo di Strasburgo ha evidenziato come, in Ucraina, il Parlamento debba tornare ad essere l’organo legislativo che controlla l’attività del Governo mediante la dialettica democratica, e non un mero organo consultivo che prende atto delle decisioni del Presidente, Viktor Janukovych.

Sulla Tymoshenko, l’Unione Europea ha dichiarato di riservare particolare attenzione allo svolgimento della seduta della Cassazione, presso la quale gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno esposto ricorso contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento che, l’11 Ottobre 2011, è stata sentenziata dopo un processo dalla palese irregolarità.

Oltre alla Tymoshenko, l’UE ha richiesto la garanzia dei diritti giudiziari per gli altri detenuti politici: l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Vice-Ministro della difesa, Valerij Ivashchenko. Inoltre, ha invitato le Autorità ucraine a garantire assistenza medica ai detenuti, e ad analizzare con particolare cura i ricorsi contro le torture subite in carcere esposti dalla Tymoshenko.

La risoluzione ha invitato Kyiv a creare una Commissione Internazionale per individuare ogni possibile infrazione nel rispetto delle libertà fondamentali commesse nei confronti dei detenuti politici, e a tal riguardo ha giudicato in maniera positiva l’esito del recente incontro tra il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, dal quale è maturata la decisione di inviare osservatori UE in materia di diritto presso le sedute dei processi aperti a carico della Tymoshenko.

Il Parlamento Europeo ha poi posto il corretto svolgimento delle Elezioni Parlamentari come l’ultima possibilità per l’Ucraina di dimostrare interesse nei confronti dell’integrazione con Bruxelles, e come un segnale di credibilità per confermare a Kyiv la Presidenza di turno dell’OSCE.

Infine, la risoluzione invita i Leader politici del Vecchio Continente a non boicottare le partite del campionato europeo di calcio, ma a cercare, durante il soggiorno in Ucraina, momenti per visitare i detenuti politici e cogliere l’occasione per esprimere pubblicamente la contrarietà dinnanzi al trattamento illiberale riservato ai dissidenti politici.

Janukovych fa orecchie da mercante

Al documento non è pervenuta alcuna reazione del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: il vero oggetto delle critiche che, per la quinta volta nel giro di pochi mesi tra dichiarazioni delle Alte Autorità UE e risoluzioni simili a quella approvata, ha unito le forze politiche del Parlamento Europeo in una forte condanna nei confronti di un regime che, a causa dell’incarceramento degli esponenti dell’Opposizione e della privazione dell’indipendenza del Parlamento nei confronti dell’Amministrazione del Capo dello Stato, è oggi molto simile alla Bielorussia autoritaria di Aljaksandar Lukashenka.

A rispondere alle critiche UE è stato il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che ha rilevato nella risoluzione aspetti positivi come il mantenimento delle porte aperte nel dialogo con l’Ucraina, e ha fornito alle Autorità un incentivo a riformare il proprio sistema giudiziario. Nel contempo, ha criticato l’eccesso di emotività dimostrato da alcuni Partiti del Parlamento Europeo nei confronti di Julija Tymoshenko e della situazione degli esponenti del’Opposizione ucraina.

Durante il dibattito sulla risoluzione di martedì, 22 Maggio, tutte le forze partitiche – con l’eccezione della Sinistra Europea – hanno riconosciuto il carattere repressivo dell’atteggiamento di Janukovych. Il Partito Popolare Europeo e i Verdi Europei hanno invitato l’Unione Europea ad applicare sanzioni nei confronti del Presidente Janukovych, mentre l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei ha ribadito l’intenzione di interrompere il rapporto di collaborazione strato con il Partija Rehioniv – il partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Capo dello Stato, il Premier, e quasi tutti i Ministri.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE BARROSO PRESENTA LA POLITICA ENERGETICA UE DEL NUOVO ANNO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 19, 2011

Previsti il varo di un comune sistema infrastrutturale entro il 2014, direttive per la sicurezza nucleare ed il rispetto dei parametri di Kyoto, e fondi per la manutenzione dei gasdotti mediterranei ed ucraini. Kyiv al centro dell’interesse europeo per evitare il rinascere di una Russia imperiale, dannosa per la sicurezza e la prosperità dell’Unione

Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso

“L’Energia è il settore chiave della politica europea, che migliorerà stabilità e benessere economico”. E con questa affermazione che giovedì, 17 Novembre, la Commissione Europea ha reso noto le linee-guida per la politica energetica del 2012: un piano ambizioso che, oltre ai complessi rapporti internazionali, ha contemplato con estrema attenzione anche la crisi della zona euro.

In primis, è stata preventivata entro il 2014 la costituzione di un unico sistema energetico continentale mediante l’applicazione accelerata del Terzo Pacchetto Energetico: una legge continentale che richiede la messa in comune delle infrastrutture del Vecchio Continente, la liberalizzazione della loro gestione, ed il divieto del loro controllo in regime di monopolio, sopratutto se da parte di enti extra-europei. Nuove direttive sono attese per il settore dell’atomo, su cui la Commissione ha dichiarato di volersi battere per l’innalzamento degli standard di sicurezza di una fonte di energia scelta da molti degli Stati membri – a differenza di Germania ed Italia – come alternativa al gas.

In seguito, Bruxelles ha evidenziato l’importanza di una legislazione ad hoc per il rispetto dei parametri del Protocollo di Kyoto, tema su cui l’Unione Europea è ancora divisa tra i Paesi Occidentali, pronti alla limitazione delle emissioni nocive del 20% – come richiesto all’UE dall’accordo internazionale – e quelli Centrali, che ancora stanno riconvertendo le moltissime industrie di carbone: eredità del periodo sovietico, in cui l’unica forma di energia alternativa al materiale nero concessa da Mosca era l’oro blu proveniente dalla Russia.

“Se tutte le direttive saranno rispettate l’Unione Europea potrà risparmiare determinate cifre da reinvestire nelle manovre di salvataggio dell’economia continentale, senza pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi in materia energetica – ha dichiarato il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso – Nel settore mancano cospicui investimenti, per questo siamo costretti a stabilire una linea precisa, non senza difficoltà”.

Infine, il programma ha guardato anche alla situazione internazionale, con l’erogazione di fondi per la ristrutturazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi del Mediterraneo, l’implementazione delle relazioni con gli Stati dell’Africa del Nord esportatori di carburante, e la manutenzione dei gasdotti dell’Ucraina, per cui è stata offerta la consulenza UE nelle trattative per le forniture di gas con la Russia.

Proprio Kyiv è stata al centro della giornata politica UE: a Bruxelles si sa bene che il destino di questo Paese – europeo per storia, cultura, e tradizioni, e prossimo alla firma di un Accordo di Associazione che gli concederà il medesimo status di partner privilegiato, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera – è cruciale per la definizione dei futuri rapporti di forza con una Russia dalle rinate velleità imperiali.

Oltre che sul piano energetico – per mezzo di gasdotti sottomarini e contratti a prezzo calmierato che legano per decenni le singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale al monopolista russo, Gazprom – Mosca punta all’annichilamento dell’Unione Europea anche su quello politico mediante la costituzione dell’Unione Eurasiatica: continuum dell’impero zarista e dell’URSS, con cui il Cremlino intende riprendere il controllo sui Paesi CSI per tornare a ricoprire un ruolo di superpotenza mondiale, alternativa ad Occidente, Cina, ed India.

Sempre giovedì, 17 Novembre, la Commissione Esteri del Parlamento Europeo ha approvato una proposta di emendamento della Risoluzione varata lo scorso 26 Ottobre, con cui l’emiciclo di Strasburgo ha invitato i vertici UE a firmare quanto prima l’Accordo di Associazione con l’Ucraina che, prevedendo il varo di una Zona di Libero Scambio, e l’avvio delle procedure per l’abbattimento del regime dei visti, è necessario più per il popolo ucraino che per i suoi governanti. Costoro, sono stati protagonisti di un’ondata di repressioni politiche che, in poco più di un anno, ha portato all’arresto dopo processi-farsa di diversi esponenti dell’Opposizione, e pressioni su media giornalisti indipendenti.

Un regresso della democrazia che ha spinto gli Europarlamentari del Partito Popolare Europeo a proporre un inasprimento del documento, con l’inserimento di un chiaro richiamo al Presidente ucraino, Viktor Janukovych, al rispetto degli standard democratici ed alla liberazione della Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko, dalla detenzione in isolamento in cui è costretta dallo scorso 5 Agosto: senza di essa, Kyiv non potrà sperare in nessun accordo con Bruxelles.

In aggiunta, i deputati conservatori e socialdemocratici – che vedono nella fine dei negoziati con l’Ucraina non solo un’urgente necessità geopolitica, ma l’unico mezzo per “educare” Janukovych, costringendolo al rispetto delle regole dell’Occidente, una volta goduto dei privilegi derivanti della stretta partnership con l’UE – hanno consigliato alle autorità ucraine una riforma del sistema giudiziario ed elettorale secondo le osservazioni della Commissione di Venezia – organismo deputato all’adeguamento delle norme varate dai Paesi extra-europei a quelle dell’Unione.

Kyiv a senso inverso

Dunque, il pallino delle decisioni resta in mano al Presidente ucraino, chiamato ad una scelta di maturità democratica da cui non ha atteso di dimostrarsi ancora lontano. Nella medesima giornata, il ricorso in Appello degli avvocati di Julija Tymoshenko è stato affidato ad un pool di magistrati inesperti appena insediati nella Corte Costituzionale. Non un caso se si tiene conto che la prima fase del processo è stata condotta in maniera irregolare e parziale da un giovane magistrato, Rodion Kirejev, spostato da un Tribunale di periferia pochi mesi prima dell’inizio del processo alla Leader dell’Opposizione.

Inoltre, in tarda serata, la Rada ha approvato una nuova legge elettorale per le prossime elezioni parlamentari con cui è stata vietata la partecipazione a blocchi ed alleanze, ed è stato introdotto quel sistema misto di collegi uninominali e proporzionali che, prima della Rivoluzione Arancione, ha consentito al Presidente di formare maggioranze a lui fedeli, mettendo in minoranza forze politiche in realtà votate dalla maggior parte degli elettori.

Modifiche che non hanno tenuto conto per nulla dei suggerimenti della Commissione di Venezia e che, assieme all’affaire Tymoshenko, complica il cammino dell’Ucraina verso l’Unione Europea. Il tutto, con una Russia pronta a sfruttare la situazione a vantaggio proprio, e a scapito di un Vecchio Continente che, col riemergere di una superpotenza russa a livello mondiale, resterebbe destinato alla subalternità politica ed economica. Per questo, anche se appare strano, quanto accade a Kyiv è di cruciale importanza per il futuro del Vecchio Continente: almeno tanto quanto la frenetica corsa per il salvataggio dell’Euro.

Matteo Cazzulani

ANCORA BROGLI IN UCRAINA. ECCO PERCHE’ L’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE CON L’UE E DA FIRMARE SUBITO.

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 16, 2011

La sospetta vittoria dell’esponente del Partito del potere nelle elezioni suppletive a Simferopoli come ragione per integrare fin da subito Kyiv alle regole democratiche di Bruxelles, ed evitare il ripristino del nuovo impero russo. Il precedente della Bielorussia, e l’appello dei Ministri degli Esteri dell’Europa Centrale per coinvolgere anche Chisinau e Tbilisi

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dopo l’Ottobre 2010 il Novembre 2011, con Settembre 2012 sempre nel mirino. Nella giornata di Domenica, 13 Novembre, hanno avuto luogo le elezioni suppletive per il tredicesimo collegio maggioritario di Simferopoli del Parlamento della Repubblica Autonoma di Crimea, dopo la prematura scomparsa del parlamentare Oleksandr Anufrijev.

Una mera formalità locale che, tuttavia, ha rappresentato un test per tutta l’Ucraina, da un lato chiamata dalla Comunità Occidentale a riscattare le precedenti consultazioni amministrative del 31 Ottobre 2010 – considerate dagli osservatori internazionali non regolari – dall’altro, secondo Opposizione e diversi esperti del settore, utili per affinare nuove tecniche di falsificazione del voto in vista delle Parlamentari Nazionali del Settembre 2012.

Sull’esito della contesa, molti dubbi – seppur non eclatanti – e tanti allarmi che, provenienti persino da personalità neutrali, hanno astenuto un prudente Occidente da ogni dichiarazione ufficiale. Secondo i dati, a vincere sarebbe stato, con il 54% dei voti, Serhij Donych: ex-Ministro della Sanità della Repubblica Autonoma, candidato dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. Secondo, con il 14,68%, l’esponente dei comunisti, Oleksandr Ostapenko, davanti a Dmytro Polons’kyj, del partito filorusso Unità Russa, terzo con il 10,42%.

Un risultato che, seppur conforme all’orientamento elettorale della Crimea, ha gettato in allarme diversi politologi, turbati da come il Partito del potere si sia servito di un sovrabbondante uso di candidati tecnici, liste civetta, e totale controllo dei seggi da parte di propri esponenti, che non permettono una serena accettazione dell’esito della consultazione. Peraltro, già contestato dal principale partito dell’Opposizione, Bat’kivshchyna, il cui candidato, Oleksandr Jur’jev, ha ottenuto una percentuale bassissima.

Ad avvalorare le preoccupazioni degli esperti – che già il 31 Ottobre hanno lanciato l’allarme dall’autorevole Radio Liberty – una nuova legge elettorale che la Rada ucraina si appresta a varare per sostituire quella attuale, caratterizzata da un proporzionale puro con liste bloccate a livello nazionale, e sbarramento al 5%. La Commissione di Venezia – organo giuridico dell’Unione Europea incaricato di valutare la compatibilità di leggi e provvedimenti di Paesi non-UE alla legislazione di Bruxelles – ha suggerito l’introduzione di preferenze, ma la maggioranza di Governo sembra orientata ad approvare un’altra versione elaborata da un gruppo di lavoro vicino al Presidente, Viktor Janukovych. Essa prevede il ripristino del sistema misto proporzionale-maggioritario che fino al 2002 ha consentito al Capo di Stato di godere di un Parlamento a lui fedele, in cui i ricchi grandi industriali, eletti nei collegi uninominali non senza l’aiuto del denaro dello Stato, formavano maggioranze in grado di relegare all’Opposizione le liste uscite de facto vittoriose dalla consultazione popolare.

Un sistema di voto che, così come il ristabilimento del presidenzialismo forte – attuato lo scorso Novembre con una sospetta decisione della Corte Costituzionale, che, in un solo colpo, ha cancellato l’assetto parlamentare della Costituzione avanzata del 2004: figlia della Rivoluzione Arancione – rischia di allontanare sempre di più l’Ucraina dall’Unione Europea, sopratutto alla vigilia della firma di un Accordo di Associazione che punta a concedere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Svizzera, Islanda, e Norvegia.

Educare il barone di Donec’k per salvarci dallo zar di Mosca

A rendere difficile la chiusura dei negoziati è anche l’ondata di repressioni politiche che, nell’ultimo anno, ha portato ad arresti, processi-farsa, interrogatori e pressioni ai danni di esponenti dell’Opposizione e giornalisti indipendenti: Uno scenario desolante dinnanzi a cui l’Europa non deve rispondere cedendo alla tentazione della chiusura e dell’esclusione. La maggiore integrazione dell’Ucraina nelle strutture economiche dell’UE – sostenuto a Kyiv sia dall’Opposizione filo-occidentale, che dai principali sponsor del Presidente: ansiosi di collocare i propri prodotti nel mercato comunitario – è l’unico mezzo efficace per costringere Janukovych al rispetto di standard di libertà e democrazia che, una volta goduto dei benefici dell’Accordo di Associazione – e del varo della Zona di Libero Scambio UE-Ucraina ad esso collegata – le Autorità ucraine dovranno giocoforza osservare: pena, l’esclusione dal patto, e l’ennesima figuraccia a livello internazionale.

Altresì, una chiusura a priori delle porte di Bruxelles – supportata da Francia e Germania – provocherebbe un ripetersi dello scenario bielorusso, dove il pugno duro nei confronti di Aljaksandar Lukashenka – tuttavia necessario in moltissime occasioni – ha lentamente consegnato un altro Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni all’influenza di una Russia che, presto guidata dalla terza presidenza di Vladimir Putin, punta a ritornare superpotenza con un programma eurasista, fortemente imperialista, mirato in primis all’annichilamento dell’Unione Europea: l’avversario politicamente più vicino ed evoluto.

Per dare una zampata all’Occidente, Mosca sta cercando in tutti i modi di inghiottire i Paesi dell’Europa Orientale nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka e nella Zona di Libero Scambio CSI: due progetti destinati secondo il Putin pensiero alla costituzione di un’Unione Eurasiatica che tanto ricorda impero zarista ed URSS e che, così come nel passato, sopratutto in seguito alla crisi dell’euro, avrà come prima conseguenza il collasso di un’Unione Europea sempre più periferia di un Mondo dominato da orsi russi e tigri asiatiche.

Per questa ragione, il piccolo caso della Crimea deve servire come spunto di riflessione per Bruxelles, affinché l’immediata integrazione di Ucraina, Moldova, Georgia, e Bielorussia diventi una priorità da realizzare quanto subito, prima che il Cremlino ci batta sul tempo.

Felicemente, in Europa c’è chi forse l’ha capito: nell’Europarlamento, i deputati polacchi del Partito Popolare Europeo, quelli conservatori ed i socialdemocratici – una convergenza bipartisan da sempre attenta allo sviluppo del fronte orientale – in seno all’UE, i Ministri degli Esteri di Polonia, Lituania, Ungheria, Estonia, Lettonia, Romania, Repubblica Ceca, e Bulgaria che, lunedì, 14 Novembre, hanno lanciato un appello per l’immediata integrazione di Tbilisi, Kyiv, e Chisinau. Una misura necessaria per controbilanciare la netta chiusura verso l’Europa Orientale dell’asse franco-tedesco: un tandem dei sorrisi meschini che, col desiderio di ridurre l’Unione in un direttorio carolingio – con buona pace di Paesi centrali e Gran Bretagna: economicamente più in salute – sta più o meno inconsapevolmente sostenendo il divide et impera politico-energetico, con cui la Russia lentamente disgrega il progetto europeo e, con esso, il nostro benessere.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER IL CONSIGLIO D’EUROPA LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE DI VIKTOR JANUKOVYCH E’ ANTIDEMOCRATICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 1, 2011

La Commissione di Venezia invita ad eleggere i componenti della Costituente, e rispettare il ruolo del Parlamento

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Per Janukovych, due docce fredde in un comunicato. Nella gioranta di giovedì, 31 Marzo, il Consiglio d’Europa ha criticato il procedimento con cui le Autorità ucraine stanno riformando la Costituzione.

In particolare, a turbare Strasburgo è la composizione dell’Assemblea Costituente, composta da nomine del Presidente, Viktor Janukovych.

Gli esperti del Consiglio d’Europa hanno invitato Kyiv ad indire una votazione, anche in Parlamento, per eleggere i saggi incaricati della revisione della Carta Suprema. Così che essi siano, direttamente od indiretamente, espressione della volontà popolare, sovrana in ogni democrazia degna di tale nome.

Più poteri alla Rada. Meno a Janukovych

Ma non è tutto. La Commissione di Venezia — organo del Consiglio d’Europa, deputato alle questioni giuridiche — ha suggerito a Janukovych la strada da intraprendere per l’approvazione di una seria Costituzione, rafforzando il controllo della Rada sul Presidente.

Una direzione contraria a quella finora perseguita dal Capo di Stato, volta ad esautorare il Parlamento di poteri, a vantaggio dei propri.

La modiica della Costituzione ucraina è motivata dal ripristino della Carta Suprema del 1996, stabilito, alla fine del 2010, dalla Corte Costituzionale, con la cancellazione di quella arancione del 2004.

Nello specifico, l’Ucraina è tornata ad un ordinamento Presidenziale-Parlamentare, con ampi poteri del Capo dello Stato, anziché quello Parlamentare-Presidenziale.

Un modello moderno, frutto della Rivoluzione Arancione, che, per cinque anni, ha portato l’Ucraina al livello di altri Paesi UE.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’EUROPA A DIFESA DELLA LINGUA DI SHEVCHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 29, 2011

La Commissione di Venezia condana il progetto di legge della maggioranza sull’elevazione del russo a lingua nazionale. Lite all’interno della maggioranza, con i Parlametari del Partija Rehioniv contro lo Speaker della Rada

Il Poeta Nazionale Ucraino, Taras Shevchenko

Giù le mani dalla lingua ucraina. Categorico l’appello della Commissione di Venezia, al termine della visita in Ucraina.

Secondo la Commissione del Consiglio d’Europa per la Democrazia ed il Diritto, con sede nella località lagunare, promuovere il russo in Ucraina avrebbe effetti complicati sulla società.

In particolare, su quella fetta della popolazione che, dopo secoli di russificazione forzata, zarista e comunista, sta lentamente riscoprendo, ed apprezzando, la lingua di Shevchenko — Taras, il Poeta Nazionale Ucraino.

Crisi nella maggioranza filorussa

Seppur non vincolanti, le conclusioni del Consiglio d’Europa hanno mosso le acque all’interno della maggioranza.

Bersaglio principale, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, che ha invitato la Commissione ad esprimersi sul progetto di Legge che propone il riconoscimento del russo, al pari dell’Ucraino, a lingua di Stato.

Su tutte le furie il firmatario del provvedimento, il capogruppo alla Rada del Partija Rehioniv, Oleksandr Jefremov. Il quale, secondo indiscrezioni, avrebbe alzato i toni con i rappresentati del Consiglio d’Europa.

Critico anche il compagno di Partito, Vadym Kolesnichenko, che ha accusato i diplomatici di non avere prestato ascolto alla maggioranza.

A rispondere al simpatico Parlamentare, che ritiene il Legno Storto un giornaletto da Parrocchia, ed il redattore della Voce Arancione uno studentello di Padova, il Deputato Nazionale dell’Opposizione Democratica, Jaroslav Kendz’or.

“Gli inviati della Commissione — ha evidenziato l’esponente di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona — sono rimasti sorpresi dalla presenza di solo il 15% delle scuole in lingua ucraina nel Donbas. Da qui — ha concluso — la legittima deduzione che nel Paese la lingua nazionale va difesa”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: MAJDAN PER DIMISSIONI DEL GOVERNO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 29, 2010

In 5 mila manifestano, malgrado condizioni meteo proibitive. L’Opposizione Democratica coi dimostranti

La protesta sul Majdan. FOTO MAJDANUA.COM

Nemmeno l’ondata di gelo raffredda la protesta. Nella giornata di lunedì, 29 novembre, in 5 mila hanno partecipato all’ennesima manifestazione nazionale contro il Codice Fiscale. Come nei giorni precedenti, le persone in piazza avrebbero potuto essere molte più, se solo, oltre alle avverse condizioni meteo, non si fossero verificati poco chiari problemi nell’acquisto di biglietti ferroviari.

Dal Majdan Nezalezhnosti, una parte del corteo si è recata presso il Parlamento, dove il provvedimento è in corso di studio da esponenti della Commissione di Venezia – organismo europeo per la valutazione della conformità delle legislazioni al regolamento UE.

I manifestanti hanno declinato pubblicamente l’invito delle autorità ad un incontro per affrontare la revisione del contestato documento, ed hanno ribadito la linea adottata: veto del Presidente, e dimissioni del governo, realmente affatto intenzionato ad accogliere le richieste di imprenditori e lavoratori.

Inoltre, il Coordinatore Generale della protesta, Oleksandr Danyljuk, ha esortato le forze politiche patriottiche ad unirsi all’azione. In quanto, dinnanzi all’indifferenza delle Autorità, è necessario contare su partner a livello politico.

Un’evoluzione, dal piano economico a quello politico, necessaria per ottenere la cancellazione di un provvedimento iniquo. Difatti, il Codice Fiscale incrementa la pressione su piccola e media impresa, per compensare sgravi ai grandi imprenditori, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità privata del lavoratore, il monitoraggio dell’attività, ed il divieto di riunione per i sindacati.

Il BJuT-Bat’kivshchyna accanto ai manifestanti

Il vice speaker della Rada, Mykola Tomenko

L’invito è stato accolto dall’Opposizione Democratica. Contemporaneamente alla protesta, l’esponente del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Mykola Tomenko, ha richiesto le dimissioni del governo, qualora il Capo di Stato dovesse porre il veto. Secondo il Vice Speaker del Parlamento, la coalizione di maggioranza è responsabile dinnanzi ad un provvedimento approvato a ritmo di forza, senza possibilità per l’Opposizione Democratica di approntare emendamenti.

Inoltre, come dichiarato nei giorni scorsi dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, i Deputati Nazionali del BJuT presenteranno alla Rada un progetto alternativo, in cui è richiesta la formazione di un corpo di polizia ad hoc contro la corruzione, un fondo pensionistico generale, ed il mantenimento di esenzioni per piccoli e medi imprenditori.

Un ceto fondamentale per la ripresa economica. Che Kyiv necessita fortemente, dopo la crisi degli ultimi due anni.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: IL CONSIGLIO D’EUROPA CRITICA IL REGRESSO DEMOCRATICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 6, 2010

Il Consiglio d’Europa approva una risoluzione di condanna del regresso della democrazia in Ucraina, ed esorta Kyiv a rientrare negli standard europei. Contestato il mancato rispetto di Opposizioni e Libertà di Stampa e di Parola. I democratici ucraini in allarme. La maggioranza: “L’opposizione non esiste più”

Il logo del Consiglio d'Europa

Il Consiglio d’Europa tira le orecchie a Janukovych. Nella giornata di martedì, 5 ottobre, l’Assemblea parlamentare del Vecchio continente ha criticato il regresso democratico ucraino degli ultimi mesi, ed invitato Kyiv ad approntare urgenti misure correttive per rispettare i parametri europei.

Colpiti giornalisti, opposizione, e media indipendenti

Nel testo della risoluzione, approvata da 102 consiglieri sui 109 presenti, con il solo voto contrario del rappresentante russo, Bruxelles ha espresso forte allarme per il continuo mancato rispetto dei principi democratici e delle libertà fondamentali, in primis quella di stampa e di parola. Nello specifico, a preoccupare l’Europa è la condizione di giornalisti, media indipendenti, ed oppositori politici, su cui le autorità esercitano costante pressione e controllo.

Gija Gongadze, giornalista di opposizione ucciso nel 2000.

L’esponente del Lichtenstein, Renate Volvend, relatrice del capitolo, ha fatto espresso riferimento alla misteriosa sparizione del giornalista di opposizione Vasyl’ Klyment’jev, alla chiusura delle indagini sull’omicidio Gongadze – di cui è stato incolpato l’ex ministro dell’interno, suicidatosi nel 2005 – alla sottrazione di frequenze al 5 Kanal e TVI, e al tentativo di approvare una legge per limitare il diritto di manifestazione – impedita, la scorsa estate, da una mobilitazione di piazza.

Allarme è stato espresso anche dinnanzi al ruolo dei servizi segreti ucraini, spesso adoperati per controllare l’operato di cronisti, attivisti ONG ed oppositori.

“Vorrei porre l’attenzione sull’intrusione dei servizi segreti ucraini nella vita privata di diversi giornalisti – ha dichiarato la rappresentante estone, Majlis Reps – la loro presenza è sempre più forte. Occorre un’immediata riforma per rispettare gli standard democratici”.

La prova delle amministrative. Il pasticcio della Costituzione

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych

Anche la preparazione delle elezioni amministrative, in programma il prossimo 31 ottobre, non ha soddisfatto Bruxelles. Il Comitato di Monitoraggio del Consiglio d’Europa ha dichiarato di temere manipolazioni del voto, ed invitato Kyiv a rispettare la volontà del popolo, sovrano in ogni democrazia.

A riguardo, Bruxelles è turbata dinnanzi alla registrazione di liste-clone di forze politiche dell’Opposizione, alla composizione delle commissioni elettorali locali, in cui le diverse forze politiche non sono equamente rappresentate, ed alla legge elettorale, che vieta la partecipazione alla competizione ad alleanze, blocchi e partiti registrati da meno di un anno.

Oltre alla risoluzione del Consiglio, è atteso il parere della Commissione di Venezia sul ripristino della Costituzione del 1996, che ha cancellato sei anni di sviluppo democratico ed aumentato a dismisura i Poteri del Capo dello Stato sul Parlamento, ora impossibilitato a controllarne l’operato.

Le prime indiscrezioni preannunciano l’ennesimo rimprovero nei confronti di Kyiv. Significativo, infatti, è un allegato alla risoluzione, che, a seguito dell’annullamento della Costituzione del 2004, invita la Rada ad un’ulteriore revisione delle norme della Carta Suprema, per adattarla agli standard europei.

Cancellato il Giorno dell’Opposizione

Il Deputato Nazionale del BJuT, Andrij Kozhem'jakin

Nonostante il cartellino giallo europeo, le prime ripercussioni politiche della decisione della Corte Costituzionale ucraina non hanno tardato a palesarsi. Semplificata la procedura di passaggio da un gruppo parlamentare ad un altro, già 8 deputati hanno cambiato casacca, ed aderito alla Coalizione di Governo.

Inoltre, la seduta del 6 ottobre, come quelle di ogni mercoledì, è stata l’ultima in cui la proposta dell’ordine del giorno è spettata all’Opposizione. Una regola, di alta maturità democratica, istituita a seguito della Rivoluzione Arancione. Cancellata, forse per sempre, dalla nuova maggioranza.

Per protesta, l’Opposizione democratica ha abbandonato la sala, e deciso di non designare propri membri nella Commissione Speciale incaricata di rivedere il regolamento parlamentare, alla luce del ripristino della vecchia Carta Suprema.

“Non contribuiremo alla restaurazione della vecchia Costituzione – ha dichiarato il deputato del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Andrij Kozhem’jakin – la Coalizione di governo ci sta imbavagliando”.

Il capogruppo del Partija Rehioniv, Oleksandr Jefremov

Secca, e chiara, la risposta della maggioranza, affidata al capogruppo del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente Janukovych, il premier, Mykola Azarov, ed i membri del Consiglio dei Ministri – Oleksandr Jefremov.

“Concordemente con la Costituzione del 1996, il concetto di opposizione non esiste più. Il BJuT e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona [i due gruppi dell’Opposizione Democratica alla Rada, n.d.a.] facciano quello che vogliono, ma non ci sarà più alcun giorno riservato al loro ordine del giorno”.   

Matteo Cazzulani