LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Giustizia in Ucraina: radiato Kireyev, il “carnefice” di Yulia Tymoshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2016

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, radia dall’Albo nazionale dei magistrati il giudice che ha condotto il processo alla leader del dissenso democratico al regime di Viktor Yanukovych. Il caso Tymoshenko ritenuto violazione dei Diritti Umani da ONU, OSCE, Europa e Corte Europea dei Diritti Umani



Varsavia – Giustizia è stata fatta, ma troppa acqua, assieme a sangue, odio e guerre, è passata sotto i ponti di un Paese, l’Ucraina, perennemente in bilico tra democrazia e autoritarismo. Nella giornata di martedì, 19 Gennaio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha radiato dall’Albo nazionale dei magistrati Rodion Kiryeyev, il giudice che ha presieduto il processo a Yulia Tymoshenko, la leader del dissenso al regime di Viktor Yanukovych.

Come stabilito dal Decreto del Presidente Poroshenko, il giudice Kiryeyev è reo sia di avere arrestato preventivamente la Tymoshenko senza motivo, che di avere condotto un processo nel quale i diritti e la dignità dell’imputata sono stati ripetutamente violati, così come stabilito dalla Corte Europea dei Diritti Umani con una sentenza del 2013.

Nello specifico, il Decreto presidenziale ha contestato il giudice Kiryeyev anche per avere negato alla Tymoshenko i trattamenti sanitari dei quali l’ex-Premier aveva urgente necessità, affetta com’era, durante e dopo il processo, da una forte ernia al disco, peggiorata a causa delle precarie condizioni nelle quali è stata detenuta. 

Con la radiazione di Kiryeyev si chiude una pagina nera della storia europea. Il processo Tymoshenko ha infatti segnato la più evidente delle repressioni politiche attuate dal regime del Presidente Yanukovych tra il 2010 e il 2014.

In quest’epoca buia, Yanukovych si è reso autore di ripetuti casi di giustizia selettiva, arresti politici, repressione della stampa libera, esautorazione dei poteri del Parlamento, elezioni falsate ed esclusione di partiti del campo democratico dalla competizione elettorale.

In particolare, il processo Tymoshenko, accusata di abuso d’ufficio per avere accettato prezzi onerosi per l’importazione del gas russo nel Gennaio 2009 -un tariffario che la stessa Tymoshenko, allora Premier, è stata costretta ad accettare pur di rinnovare il flusso di gas che la Russia aveva precedentemente tagliato per destabilizzare il Governo filo europeo in Ucraina – è stato costruito su capi d’accusa di natura politica che sarebbero dovuti essere valutati con un voto popolare, e non da una Corte dalla dubbia imparzialità.

L’intero processo Tymoshenko è stato condotto alla luce di ripetute violazioni dei diritti della difesa, privata dapprima della possibilità di chiamare a testimoniare propri tester -all’accusa fu invece accordata la convocazione di ben 22 testimoni- e, successivamente, della possibilità di addurre documentazioni scritte a discarico delle accuse dei Pubblici Ministeri che, invece, hanno visto accluse agli atti prove irregolari, alcune delle quali datate persino il 31 Aprile.

Inoltre, la Tymoshenko è stata arrestata preventivamente il 5 Agosto 2011, dopo poche sedute dall’inizio della fase degli interrogatori -nella quale la Tymoshenko ha saputo sistematicamente confutare le teorie esposte dai testimoni dell’accusa- e molto prima dell’emanazione della condanna definitiva, avvenuta l’11 Ottobre 2011.

A parere della difesa, come dimostrato a più riprese dalla stessa Tymoshenko durante il processo, l’ex-Premier è stata vittima di un’azione di disturbo della compagnia RosUkrEnergo, che si è inserita nella trattativa tra Ucraina e Russia per incrementare il prezzo finale che Kyiv avrebbe dovuto pagare per rinnovare le forniture di gas.

Yanukovych e Pshonka ancora impuniti

A rendere palese la ragione politica del processo Tymoshenko è il fatto che la RosUkrEnergo era posseduta da oligarchi politicamente vicini al Presidente Yanukovych e al suo predecessore Viktor Yushchenko, il candidato alla presidenza dei militanti di quella Rivoluzione Arancione della quale, alla fine, è stata la Tymoshenko, e non Yushchenko, a diventare la vera erede. 

Oltre al pronunciamento della Corte Europea dei Diritti Umani, e a tutte le Istituzioni Europee, il processo Tymoshenko è stato contestato da ONU, OSCE e dalle altre principali organizzazioni internazionali indipendenti, assieme ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Occidente.

Alla fine, la Tymoshenko, che durante la detenzione preventiva in isolamento in un carcere di massima sicurezza di Kharkiv si è vista ripetutamente negare assistenza medico-sanitaria, ha riottenuto la libertà il 22 Ottobre 2014, a poche ore dalla caduta del regime Yanukovych. 

Successivamente, la Tymoshenko ha ripreso un ruolo centrale nella vita politica del suo Paese.

Il giudice Kiryeyev non è l’unico responsabile del processo-farsa Tymoshenko a non avere pagato a lungo per la sua condotta. 

L’ex-Procuratore Generale, Viktor Pshonka, e Yanukovych sono riparati in Russia, lasciando in Ucraina solo i propri ritratti travestiti da divinità latine nella lussuosa residenza presidenziale di Mezhyhirya -ed un Paese ridotto al lastrico, isolato dal resto del Mondo come la Bielorussia di Lukashenka.

Per quanto ritarda Kiryeyev, fonti ben informate lo danno riparato in Crimea, che la Russia ha annesso militarmente pochi giorni dopo la cauda di Yanukovych, con tanto di macchina di lusso e villa, molto probabilmente acquistate grazie ad un lauto pagamento da parte dell’Amministrazione Yanukovych.

Infine, a non “pagare” -moralmente si intende- è anche chi, tra i tanti, trattando di Europa Centro-Orientale ed Ucraina non ha prestato la giusta copertura al caso Tymoshenko, e anzi, ha ritenuto che il regresso democratico attuato da Yanukovych fosse un fenomeno irrilevante.

Matteo Cazzulani

@MatteoCazzulani


Matteo Cazzulani, analista politico dell’Europa Centro Orientale, è stato l’unico giornalista italiano ad avere seguito tutte le sedute del processo a Yulia Tymoshenko. Sulla questione, Cazzulani ha pubblicato il libro “Ucraina, gas e manette. Il processo a Yulia Tymoshenko”, Youcanprint editore. 


Advertisements

Attentato in Ucraina: Poroshenko chiede alla Comunità Internazionale che le milizie prorusse siano riconosciute come organizzazioni terroristiche

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 20, 2014

Il Presidente ucraino accusa le milizie prorusse di avere colpito l’aereo della Malaysian Airlines, e di non permettere agli osservatori internazionali di recarsi sul luogo dell’abbattimento. Gran Bretagna, Olanda, Australia e USA accanto alla Polonia per sollevare in sede NATO la questione ucraina

Le cose e le persone vanno chiamate con il loro nome: chi abbatte un aereo passeggeri durante l’occupazione militare di una parte di uno Stato straniero è un terrorista. Questo è il messaggio lanciato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, sabato 19 Luglio, si è appellato alla Comunità Internazionale affinché le sia applicato lo status di associazione terroristica alla Repubblica Popolare di Donetsk e alla Repubblica Popolare di Luhansk: entità statali autoproclamate sotto l’occupazione militare delle milizie prorusse in Ucraina orientale.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la richiesta di Poroshenko è motivata da due motivi: in primis, le milizie pro-russe hanno abbattuto il Boeing 777 della Malaysian Airlines su cui viaggiavano 298 civili di nazionalità malese, olandese, americana, britannica e neozelandese.

In secondo luogo, i miliziani non hanno permesso né alle Autorità ucraine, né agli ispettori dell’OSCE di recarsi sul luogo dell’abbattimento per avviare le indagini e restituire i cadaveri alle famiglie.

“Gli informatori europei sono impossibilitati a recarsi presso il luogo dell’abbattimento, e ci riferiscono di cadaveri trasportati da un posto all’altro brutalmente: questa situazione è inaccettabile -ha dichiarato Poroshenko- Questi comportamenti non possono restare impuniti: un processo a carico delle milizie prorusse deve essere effettuato al più presto”.

Concorde con Poroshenko si è detto il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha assicurato l’impegno della Polonia a supportare la posizione di Kyiv preso la riunione dei Paesi del Gruppo di Vysehrad, la NATO e l’Unione Europea.

Oltre alla Polonia, tradizionale alleato dell’Ucraina, Poroshenko ha incassato anche il sostegno di Gran Bretagna e Olanda, dopo che il Primo Ministro britannico, David Cameron, e il Premier olandese, Mark Rutte, hanno ritenuto necessario assicurare i responsabili alla giustizia, come riportato dall’agenzia AFP.

Concorde con Cameron e Rutte si è detto il Premier australiano, Toni Abbott, mentre il Presidente degli Stati Uniti D’America, Barack Obama, ha illustrato le evidenti responsabilità delle milizie prorusse e della Russia nell’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines in Ucraina orientale.

Duro con le milizie prorusse si è anche dichiarato anche il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, in un’intervista all’autorevole Bild, ha criticato la Russia per permettere ai miliziani che occupano l’est dell’Ucraina e la Crimea di continuare ad approntare azioni militari tese a destabilizzare il Governo ucraino.

Differente è l’ipotesi espressa dal Premier turco, Tajip Erdogan, che, come riportato dall’Hurriyet, si è detto convinto che l’aereo malaysiano sia stato abbattuto dai russi.

La Russia si riarma ai confini con l’Ucraina

A dare ragione a Erdogan è un’inchiesta dell’autorevole Wall Street Journal, che, sulla base di documenti dell’intelligence degli Stati Uniti d’America e dell’Ucraina, ha provato il coinvolgimento della Russia nel supportare attivamente le milizie pro-russe con armamenti di ogni tipo.

Oltre al sistema BUK, con cui i miliziani pro-russi hanno abbattuto il volo della Malaysia, i russi hanno fornito anche carri armati, batterie missilistiche terra-aria e uomini da infiltrare nelle regioni ucraine orientali.

A sostegno dei timori del Wall Street Journal sono anche le segnalazioni della NATO e del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, che, Domenica, 20 Luglio, hanno fissato il movimento di 30 carri armati dell’esercito russo nelle regioni occidentali della Russia, a ridosso del confine ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140720-132045-48045440.jpg

Ucraina: Poroshenko reagisce al fallimento della Troyka di Kaliningrad

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 12, 2014

Il gruppo di contatto informale di Polonia, Germania e Russia non è riuscito a trovare una posizione comune sulla questione ucraina. Il nuovo Presidente ucraino avvia le trattative per la pace nell’est dell’Ucraina

Unita o divisa, l’Europa non riesce a portare la crisi ucraina ad una soluzione definitiva a causa dell’immobilismo della Russia. Nella giornata di martedì, 10 Giugno, a San Pietroburgo, un summit urgente dei Ministri degli Esteri della Troyka di Kaliningrad -gruppo informale di contatto composto da Germania, Polonia e Russia- ha illustrato quanto ancora troppo lontane tra loro, e per certi verdi inconcilianti, siano le posizioni di Europa e Russia sull’Ucraina.

Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha fortemente voluto questo incontro, ha sottolineato come la Polonia, Paese confinante con l’Ucraina, veda con forte preoccupazione la presenza di militari russi nelle regioni orientali ucraine.

“Gli ucraini hanno tutte le ragioni per reagire alle attività militari illegali compiute da soldati di Paesi stranieri presenti nelle regioni orientali del Paese -ha dichiarato Sikorski- l’obiettivo di costoro è quello di destabilizzare l’Ucraina, che di recente ha compiuto una scelta politica importante con l’elezione di un nuovo Presidente”.

Accento sull’elezione del nuovo Presidente ucraino, Petro Poroshenko, è stata posta anche dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che ha illustrato come, con l’elezione plebiscitaria del nuovo Capo di Stato, gli ucraini abbiano voluto dare un mandato forte alla loro guida politica.

“Anche la Germania è profondamente turbata per una situazione, quella ucraina, che rischia di ripristinare vecchie divisioni in Europa -ha dichiarato Steinmeier- È indispensabile che la Russia faccia la sua parte nel processo di desescalation della tensione militare”.

In risposta a Steinmeier, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, si è detto favorevole al piano di pace proposto dal Presidente dell’OSCE, Didier Bulkhalter, sulla base di un Accordo trovato precedentemente a Ginevra.

“Le ragioni della crisi sono tutte interne all’Ucraina -ha dichiarato Lavrov- Però, è Poroshenko che deve avere un ruolo di primaria importanza per porre fine alle violenze militari”.

La posizione di Lavrov è stata smentita fin dalla giornata di mercoledì, 11 Giugno, quando lo stesso Poroshenko, dopo avere promesso di porre fine alla guerra nell’Est dell’Ucraina entro un mese dal suo insediamento, ha invitato i guerriglieri russi a deporre le armi.

Poroshenko, che ha anche chiesto la creazione di un corridoio umanitario per permettere ai civili di fuggire dai teatri di guerra, si è detto pronto a sedersi al tavolo con chiunque, a patto che sia raggiunto un’immediate cessate il fuoco.

Ancora nessun accordo sul gas

Il ruolo di Poroshenko sarà anche necessario per trattare con il Presidente russo, Vladimir Putin, il rinnovo del prezzo del gas che l’Ucraina importa dalla Russia, dopo che, sempre mercoledì, 11 Giugno, le trattative tra Kyiv e Mosca, coordinate dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sono fallite.

La Russia ha preteso dall’Ucraina il pagamento di un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas: una quota inferiore rispetto a quella di 485 Dollari per mille metri cubi oggi in essere, ma pur sempre al di fuori delle logiche di mercato.

“Non possiamo accettare una proposta unilaterale formulata da Mosca per mettere Kyiv in difficoltà -ha dichiarato il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan- La Russia vuole far saltare il tavolo per mostrare agli occhi dell’Europa che l’Ucraina è un partner inaffidabile, e che quindi è necessaria la realizzazione del gasdotto Southstream”.

L’allarme lanciato da Prodan è confermato dalla recente decisione di Bulgaria e Serbia di congelare la realizzazione del Southstream perché non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Il Southstream è un gasdotto concepito da Putin per incrementare di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno la già alta dipendenza dell’Europa dal gas russo, di cui Mosca si avvale come arma di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi UE e dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140612-094251-34971578.jpg

Penetrazione militare e propaganda: ecco come Putin destabilizza l’Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 16, 2014

Come confermato da fonti e dossier ben autorevoli, i separatisti russi armati che hanno preso possesso delle sedi della Amministrazioni Locali a Donetsk, Lugansk, Slovyansk, Kramatorsk, Chervomoarmiysk e Druzhkova sono stati da tempo addestrati ed armati da Mosca. I dati OSCE sbugiardano anche il presunto timore di ripercussioni sulle popolazioni russofone ucraine da parte del Governo di Kyiv

Prima la Crimea, poi l’est dell’Ucraina, ed il Governo ucraino questa volta è costretto all’extrema ratio per vedere riconosciuta la propria integrità territoriale garantita da Accordi Internazionali che la Russia di Putin continua a mettere a serio repentaglio. Nella giornata di lunedì, 14 Aprile, il Presidente ad interim ucraino, Oleksandr Turchynov, nella qualità di Capo Supremo delle forze armate dell’Ucraina, ha autorizzato un’intervento mirato a riprendere il possesso delle Amministrazioni Locali di alcune città dell’est del Paese -Donetsk, Luhansk, Slovyansk, Kramatorsk, Chervonoarmiysk e Druzhkova- occupate con le armi da sedicenti militanti filorussi dallo scorso 12 Aprile.

La reazione alle occupazioni dei separatisti filorussi, che, dopo avere proclamato l’indipendenza delle Regioni dell’est dell’Ucraina, hanno espresso la volontà di indire un referendum per entrare nella Federazione Russa, è legittima e necessaria per permettere a Kyiv di rispondere, con l’unico mezzo rimasto a sua disposizione, ad un preciso piano di Putin, volto ad inasprire la destabilizzazione politica dell’Ucraina provocata dopo l’annessione militare della Crimea.

A testimoniare la natura premeditata dell’occupazione delle Amministrazioni Locali dell’est dell’Ucraina da parte dei separatisti filorussi è la pianificazione di identiche azioni paramilitari realizzate nelle città dell’est dell’Ucraina, con una cadenza temporanea dalla precisione quasi svizzera: oltre agli edifici del Potere locale, ad essere occupate sono state anche strade, svincoli stradali, aeroporti locali. In molti casi i separatisti filorussi, dopo avere aperto il fuoco, hanno provocato feriti e detenuto in prigionia alcuni esponenti dell’Esercito ucraino.

Un’aurea di sospetto è legata anche alla natura dei separatisti filorussi. Come riportano diverse fonti ben accreditate, si tratta di uomini che indossano uniformi riconducibili all’esercito russo visibilmente private delle insegne, con tanto di nastro di colore nero e arancione utilizzato dagli sciovinisti russi per ricordare le vittorie dell’Armata Rossa come pretesto per legittimare l’egemonia della Russia di Putin in Europa Orientale.

I separatisti russi, tra i quali si sarebbero infiltrati anche reparti dell’esercito regolare russo, portano armi russe di categoria AK-74s e Dragunov, e, sempre secondo quanto riportato da rapporti di intelligence, sono stati addestrati a Kharkiv e Donetsk nella prima settimana di Aprile da ufficiali delle Forze Speciali russe GRU.

Oltre all’addestramento militare per occupare militarmente i Palazzi del Potere locale, sempre come confermato da diverse fonti molto accreditate, reparti dei Servizi Segreti della Federazione Russa hanno fornito ai separatisti, e continuano a fornire, dettagliate istruzioni su come organizzare azioni di destabilizzazione politica in Ucraina orientale, anche sul piano mediatico ed informativo, proprio come fatto in Crimea per giustificare l’intervento armato dell’Esercito russo e la successiva annessione della penisola ucraina alla Russia.

A dare manforte all’azione di Putin in Ucraina orientale è anche e sopratutto un’attenta campagna mediatica di disinformazione, che mira da un lato a presentare gli ucraini come aggressori estremisti posti in attiva luce, e, dall’altro, a giustificare le azioni dei separatisti per realizzare la volontà della popolazione locale.

La prima delle menzogne della propaganda putiniana è la presentazione di un’Ucraina orientale sull’orlo di una Guerra Civile per via dell’ampio consenso goduto dai separatisti filorussi tra la popolazione. Niente di più falso, dal momento in cui una rilevazione dell’IRI -consultabile al seguente link http://www.iri.org/sites/default/files/2014%20April%205%20IRI%20Public%20Opinion%20Survey%20of%20Ukraine%2C%20March%2014-26%2C%202014.pdf – confermata dall’OSCE, dimostra come il 67% degli abitanti delle regioni orientali sia contrario all’annessione delle regioni ucraine dell’est nella Federazione Russa.

Questo dato è confermato dallo sparuto numero dei componenti degli squadroni separatisti che hanno occupato gli uffici delle Amministrazioni Locali dell’Ucraina orientale, galvanizzati dal prendere l’iniziativa dalla massiccia presenza dell’esercito russo ai confini orientali del Paese.

Inoltre, anche le manifestazioni di sostegno a Putin avvenute nell’est del Paese sono state di gran lunga inferiori per partecipazione e durata rispetto a quelle sul Maydan per la democrazia e la libertà in Ucraina contro il regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

La seconda menzogna della propaganda putiniana è legata alla presunta discriminazione che la popolazione russofona in Ucraina soffrirebbe da parte del Governo ucraino, che, secondo Mosca, autorizzerebbe l’intervento armato della Federazione Russa nelle Regioni orientali ucraine -russofone ma non russofile- così come già avvenuto in Crimea.

Sempre secondo i dati OSCE, la popolazione russofona in Ucraina non solo non ha mai denunciato discriminazioni di alcun tipo, ma ha persino dichiarato di sentirsi maggiormente tutelata dalle Autorità di Kyiv piuttosto che da quelle di Mosca.

Inoltre, anche altre minoranze nazionali presenti sul territorio ucraino, come cechi, tatari, ungheresi, italiani, tedeschi ed ebrei, hanno confermato di sentirsi ampiamente tutelati dal Governo dell’Ucraina, mentre gli unici timori di discriminazione sono stati sollevati dalle minoranze linguistiche ucraine, tatare ed italiane in Crimea che, dopo essere passate sotto la giurisdizione della Federazione Russa, temono di vedere terminare la piena coesistenza pacifica con la maggioranza russa che, finora, lo Stato di Ucraina ha loro garantito.

La terza menzogna è legata all’assenza di misure di pressione economica da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina. Al contrario di quanto dichiarato da Putin, la Federazione Russa ha incrementato il prezzo del gas venduto a Kyiv dell’80% in sole due settimane, ed ha preteso il pagamento di un debito di 11 miliardi di Dollari provocato dalla decisione di Mosca di invalidare, in maniera unilaterale, gli Accordi di Kharkiv -con cui, in cambio di uno sconto misero sul gas, l’ex-Presidente Yanukovych ha concesso il prolungamento dello stazionamento della Flotta Russa del Mar Nero nel porto di Sebastopoli fino al 2037.

Inoltre, la Russia ha bloccato le importazioni di beni di consumo dall’Ucraina: una misura che colpisce gravemente l’economia ucraina, che dipende fortemente dalle esportazioni a Mosca.

Mosca risuscita l’URSS per attaccare l’Europa

La presenza di una fitta rete di propaganda accuratamente preparata ed oleata da Putin dimostra quanto la Russia sia intenzionata a portare avanti il conflitto ucraino per destabilizzare l’intera Regione dell’Europa Orientale.

Sulla medesima frequenza è la registrazione alla Duma di un Progetto di Legge che revoca lo scioglimento dell’URSS: una questione che riconsidera le basi giuridiche dei rapporti politici non solo tra Mosca e Kyiv, ma anche tra la Federazione Russa e i Paesi ex-URSS dell’Unione Europea, come Estonia, Lettonia e Lituania.

In questi Stati, guarda caso, la Russia ha recentemente realizzato sondaggi per soppesare il grado di attaccamento alla politica del Cremlino delle minoranze russofone in territorio estone, lettone e lituano. Minoranze che, così come i russi di Crimea, i Governi di Tallinn, Riga e Vilna, concordemente con la legislazione UE, non hanno mai discriminato.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

UCRAINA: I RUSSI OCCUPANO ANCHE LA CRIMEA OCCIDENTALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 10, 2014

Militari russi occupano le basi aree ucraine di Chornomorske e Saki per rafforzare l’invio di mezzi armati in Ucraina. La NATO rafforza la difesa dei confini della Polonia in caso di invasione del territorio ucraino dell’esercito di Mosca

Con l’occupazione della base di Chornomorske, avvenuta nella giornata di Domenica, 9 Marzo, salgono a 11 le basi militari controllate dall’esercito russo in Crimea, e nulla sembra potere fermare Putin nel suo progetti di disgregazione territoriale dell’Ucraina. Come riportato da diversi media locali, uomini armati privi di uniforme, ma con espresso accento russo, hanno occupato anche l’aeroporto militare di Saki ed hanno bloccato la strada che porta alla base di Novofedorovce: un’azione che consente alla Russia di assicurarsi l’invio e il posizionamento di ulteriori truppe militari in Crimea per rafforzare una presenza militare che già vede in territorio ucraino un contingente armato di 30 Mila uomini della Federazione Russa.

Pronta è stata la riposta del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha dichiarato che l’integrità territoriale dell’Ucraina è inviolabile, ed ha discusso della situazione militare con l’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America, che, nel frattempo, ha rafforzato la difesa dei Paesi NATO con il posizionamento di uno stormo di 12 aerei militari di categoria F16, con tanto di personali nei confini orientali della Polonia.

La misura difensiva degli USA, resa necessaria dopo che fonti attendibili hanno confermato l’installazione nella zona occupata della Crimea del sistema militare balistico Grad da parte dell’esercito russo, ha anche riguardato la diplomazia.

Sabato, 8 Marzo, il Segretario di Stato USA, John Kerry, in una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che l’occupazione militare della Crimea esclude ogni risoluzione diplomatica della crisi ucraina tra Russia ed Occidente.

La Germania non vede progressi nel dialogo con la Russia

Attiva sul ruolo della diplomazia, seppur invano, è anche la Germania, con il Ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, che ha dichiarato come il tentativo di dialogo finora approntato dall’Unione Europea con la Russia non abbia portato ad alcun risultato.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Steinmeier ha riportato come un accordo tra UE ed USA sia stato preventivamente raggiunto nella giornata di mercoledì, 5 Marzo.

Successivamente, come dichiarato sempre dal Ministro degli Esteri tedesco, l’indizione di un referendum per l’annessione della Crimea alla Russia da parte delle autorità separatiste crimee con l’appoggio di Mosca, giovedì, 6 Marzo, ha tuttavia riportato ad un congelamento delle relazioni tra i russi e l’Occidente.

Critico è stato anche il parere del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha invitato la Russia a non avvalersi della presunta difesa delle minoranze russofone come pretesto per giustificare la presenza militare in Crimea.

Sikorski, che con Steinmeier è stato molto attivo nel risolvere la precedente crisi politica tra i manifestanti per la democrazia e il regime dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha sottolineato che la questione delle minoranze nazionali -che in Ucraina non sono mai state discriminate- deve essere contestualizzata nell’OSCE.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH DESTITUITO E TYMOSHENKO LIBERATA: IN UCRAINA VINCE LA DEMOCRAZIA, MA OCCORRE ANCORA PRUDENZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 23, 2014

Il Parlamento ucraino elegge un nuovo Speaker, destituisce il Presidente e libera dalla detenzione politica la leader dell’Opposizione, incarcerata dal 2011 dopo un caso di Giustizia Selettiva. Elezioni anticipate fissate il 25 Maggio, mentre Yanukovych cerca invano di riparare in Russia

I sanitari d’oro, un parco auto da museo, per poi passare ai documento in cui si testimoniano le violazioni dei diritti umani e gli ordini di reprimere le manifestazioni pacifiche in sostegno dell’Europa prima e della democrazia poi, fino ai mutandoni rossi di alta moda: nulla di diverso rispetto a quanto già visto presso Gheddafi, Saddam Husseyn ed altri sanguinari dittatori.

Queste sono le immagini provenienti da Mezhihyrya: la residenza privata del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, a cui la stampa ha potuto accedere nella serata di sabato, 22 Febbraio, dopo che il Parlamento ha votato all’unanimità per la decadenza del Capo dello Stato, ed ha fissato la data di nuove elezioni presidenziali per il 25 Maggio.

Oltre alla cacciata di Yanukovych -fino alle nuove elezioni le funzioni del Presidente saranno ricoperte dal nuovo Presidente del Parlamento, Oleksandr Turchynov- il Parlamento ha approvato l’immediato rilascio di Yulia Tymoshenko: Leader dell’opposizione ucraina detenuta dal 2011 in seguito ad un processo irregolare riconosciuto da tutti gli osservatori internazionali e da un pronunciamento della Corte Europea per i Diritti Umani come politicamente motivato.

Appena liberata dalla colonia di Kharkiv, la Tymoshenko -ridotta sulla sedia a rotelle in seguito alle violenze subite in prigione e all’ernia al disco di cui è affetta, che non è stata curata dalle Autorità carcerarie- è stata trasportata a Kyiv, dove, sul Maidan, ha invitato i manifestanti a restare sulla piazza fino a quando Yanukovych non sarà del tutto destituito.

Lo stesso Yanukovych, dopo avere cercato invano di fuggire in Russia con un jet privato fermato dalle forze di polizia, che assieme ai Servizi Segreti, sono passate dalla parte della nuova maggioranza, si è rifugiato nel Donbass, la sua regione d’origine, da dove ha ritenuto illegittime le decisioni prese dal Parlamento.

Quanto accaduto sabato, 22 Febbraio, è un ottimo risultato per un popolo, quello ucraino, che dopo avere subito la repressione violenta delle forze di polizia del regime di Yanukovych, che ha provocato più di cento morti e diverse centinaia di feriti, non ha rinunciato alla protesta e, con le armi della determinazione, ha ottenuto la sua libertà.

Il fatto è stato anche una dimostrazione di come l’Unione Europea possa contare davvero tanto quando decide di prendere una posizione chiara ed attiva di politica estera: l’armistizio tra il regime di Yanukovych e l’opposizione, a cui è seguita la destituzione del Presidente ucraino e la liberazione della Tymoshenko, è stato possibile anche e sopratutto grazie all’intervento di mediazione dei Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Frank-Walter Steinmeier, inviati a Kyiv dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton, per risolvere la situazione.

L’Europa deve fare ancora molto per garantire pace e progresso

Tuttavia, la partita non è ancora chiusa. Nella giornata di Domenica, 23 Febbraio, mentre le comunità ucraine di tutto il Mondo si riuniranno per dimostrare -a Milano alla manifestazione, fissata per le ore 15 in piazza Castello, partecipa anche il PD metropolitano milanese- si chiudono le olimpiadi di Sochi: un fatto che potrebbe consentire al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di fornire appoggio anche militare a Yanukovych per riprendere il potere.

Per reagire a questo possibile scenario, l’Europa deve attivarsi fin da subito per aprire le sue frontiere agli ucraini abbattendo il regime dei visti per un popolo che per ragioni culturali, storiche e sociali appartiene alla Grande Famiglia Europea.

Inoltre, deve essere protagonista dell’organizzazione di un gruppo di lavoro contestualizzato nell’Osce che sia in grado di gestire lo svolgimento di elezioni presidenziali anticipate davvero libere e democratiche, affinché sia lasciata ai soli ucraini la scelta di dove collocarsi nel Mondo senza condizionamenti geopolitici né ricatti energetici di alcun tipo provenienti dall’esterno.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: DOPO IL NO DI YANUKOVYCH LA POLIZIA REPRIME I MANIFESTANTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 30, 2013

Dieci contusi, tra cui cittadini europei, dopo la repressione da parte della polizia delle manifestazioni pacifiche di piazza per l’integrazione di Kyiv nell’UE. L’Europa lascia la porta aperta all’Ucraina

Dopo il no all’Europa, la violenza sui manifestanti. Nella giornata di sabato, 30 Novembre, le forze speciali di polizia ucraine hanno attaccato i dimostranti che, in più di 10 Mila, hanno manifestato in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Come riportato da diversi media, l’esito dello scontro è stato u una decina di feriti, tra cui alcuni cittadini polacchi accorsi a Kyiv per dare sostegno ai dimostranti ucraini.

La manifestazione, sempre pacifica, ha ottenuto una carica di motivazione supplementare in seguito alla mancata firma da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dell’Accordo di Associazione: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico UE.

Al posto dell’Accordo di Associazione, l’UE, alla fine del Vertice di Vilna del Partenariato Orientale europeo, ha rilasciato un Documento in cui dichiara l’intenzione di avvicinare l’Ucraina all’Europa, ma si riconoscono problemi legati alla giustizia selettiva utilizzata dalle Autorità ucraine nei confronti dell’Opposizione.

Nel Documento, l’UE ha anche rinunciato a coinvolgere la Russia nelle trattative per l’accordo di Associazione con l’Ucraina, come invece ha proposto Yanukovych, timoroso di ritorsioni commerciali da parte di Mosca in caso di integrazione di Kyiv nel mercato economico europeo.

Il Presidente russo Putin vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia per estendere l’egemomia di Mosca nello spazio ex-sovietico, e creare un nuovo impero russo che, come dichiarato a più riprese, ha lo scopo di eliminare l’UE dalla competizione internazionale.

Schulz sostiene Yulia Tymoshenko

Durante la presentazione del documento, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha contestato le ritorsioni commerciali attuate dalla Russia nei confronti dell’Ucraina come un’infrazione degli accordi internazionali e dei principi dell’Osce, che garantiscono ad ogni Stato il diritto di orientare la propria politica estera e commerciale in maniera libera e sovrana.

Posizione in sostegno dei Diritti Umani è stata presa dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che, dopo avere dichiarato l’ennesimo prolungamento della missione diplomatica speciale UE in Ucraina -formata dall’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski e dall’ex-Premier irlandese Pat Cox- ha invitato la Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, a porre fine allo sciopero della fame iniziato in carcere in sostegno ai manifestanti per l’integrazione di Kyiv nell’UE.

Schulz ha illustrato come lo scopo dell’attività della Missione Cox-Kwasniewski, che prossimamente presenterà un rapporto sul caso Tymoshenko, sia quello di portare alla liberazione della leader dell’Opposizione ucraina, incarcerata dal 2011 a seguito di un processo riconosciuto come politicamente motivato dalla totalità degli osservatori internazionali indipendenti.

Matteo Cazzulani

LA GEORGIA COME L’UCRAINA: EX-PRIMO MINISTRO CONDANNATO AL CARCERE

Posted in Georgia by matteocazzulani on May 23, 2013

Vano Merabishvili condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio in regime di detenzione preventiva. La Democrazia sempre più in pericolo in Europa Orientale dopo il caso ucraino della Tymoshenko.

Cambia la durata della pena, ma resta un ex-Primo Ministro condannato per abuso d’ufficio in stato di arresto preventivo, proprio come in Ucraina. Nella giornata di giovedì, 23 Maggio, l’ex-Primo Ministro georgiano, Vano Merabivshili, è stato condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio.

La sentenza, emanata dal Tribunale di Kutuaisi, è stata pronunciata con l’imputato arrestato in misura preventiva assieme all’ex-Ministro della Sanità, Zurab Chiaberashvili, rilasciato su cauzione di 13 Mila Dollari.

Pronta è stata la critica del Partito di Merabishvili, il Movimento Popolare Unito, che ha condannato la natura politica del gesto, ed ha definito l’arresto dell’ex-Primo Ministro un atto di Giustizia Selettiva.

Critico è stato anche il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, che dalla sconfitta nelle Elezioni Parlamentari del 2012 ha lamentato un uso politico della giustizia da parte del Primo Ministro, Bidzina Ivanishvili.

Contestazione velata è provenuta dagli Stati Uniti d’America che, con una nota di Patrick Ventrell, il Vice Porta Voce del Segretario di Stato USA, ha espresso particolare attenzione ai processi aperti di recente a carico dei membri del Governo sconfitto nelle ultime elezioni.

Parole di disprezzo alla misura sono state pubblicate anche dall’OSCE, che ha evidenziato come Merabishvili sia uno dei possibili candidati alle prossime Elezioni Presidenziali.

La vicenda di Merabishvili ricorda molto quella in Ucraina di Yulia Tymoshenko, Leader dell’Opposizione Democratica condannata a sette anni di detenzione, più tre di interdizione dalla vita politica, dopo un Processo Selettivo aperto a pochi mesi dal suo dimissionamento da Primo Ministro.

La Tymoshenko nel 2004 ha guidato la Rivoluzione Arancione, processo democratico non violento che ha reso l’Ucraina una democrazia occidentale per cinque anni.

Merabishvili nel 2003 è stato uno dei protagonisti della Rivoluzione delle Rose, processo democratico georgiano guidato dal Presidente Saakashvili e culminato con la transizione pacifica del potere dal campo rosa all’opposizione in Elezioni Parlamentari riconosciute come libere e regolari.

In Ucraina, la Tymoshenko è stata arrestata nel contesto di un’ondata di repressione politica organizzata dal Presidente, Viktor Yanukovych, che ha congelato il processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea.

In Georgia, il Presidente Saakashvili ha più volte lamentato l’uso selettivo della giustizia dalla salita al potere del Premier Ivanishvili, mettendo in allarme l’UE.

Vince Mosca

La Giustizia Selettiva sia in Ucraina che in Georgia gioca a favore della Russia, che punta a stabilire la sua influenza nello spazio ex-sovietico mediante l’ingresso di Kyiv e Tbilisi nell’Unione Doganale Eurasiatica.

A questo progetto di integrazione sovranazionale progettato da Mosca partecipano già, oltre alla Federazione Russa, anche Bielorussia e Kazakhstan.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA IN PIAZZA CONTRO I BROGLI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 6, 2012

 

Il Leader in pectore dell’Opposizione Unita Batkivshchyna, Arseniy Yatseniuk, contesta il Presidente Yanukovych, e si dice pronto a rassegnare il proprio mandato, assieme agli eletti delle altre forze dello schieramento arancione, per invalidare la consultazione. Continuano i brogli in alcuni collegi maggioritari, mentre anche la NATO contesta Kyiv per lo svolgimento di Elezioni Parlamentari poco trasparenti

La composizione del parlamento ucraino secondo la legge elettorale avulsa e i brogli elettorali

La composizione del parlamento ucraino secondo la volontà popolare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

No alle falsificazioni del voto, si a dimissioni collettive dell’Opposizione e alla convocazione di elezioni suppletive nei collegi ove le autorità si sono rese responsabili di evidenti brogli e falsificazioni. Nella giornata di lunedì, 5 Novembre, a otto giorni dal termine delle Elezioni Parlamentari ucraine, le forze dell’Opposizione Democratica arancione – l’Opposizione Unita Batkivshchyna, il partito UDAR e Svoboda – hanno portato più di mille manifestanti presso la Commissione Elettorale Centrale.

Come dichiarato dal Leader in pectore dell’Opposizione Unita Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, il Presidente Viktor Yanukovych ha la diretta responsabilità circa quanto avviene presso le commissioni elettorali locali, ed è chiamato a rispondere per il sostegno dato al Partito delle Regioni: la sua forza politica, finanziata dai principali oligarchi del Paese.

Inoltre, il Leader della principale forza dello schieramento democratico arancione ha reso noto l’intenzione da parte dei deputati eletti in Parlamento di rassegnare le loro dimissioni per portare allo scioglimento della Rada e, in seguito, all’indizione di nuove Elezioni Parlamentari.

Infine, Yatsenyuk ha invitato il Capo della Commissione Elettorale Centrale, Volodymyr Shapovalov, a riconoscere la vittoria dei candidati dell’Opposizione Democratica nei collegi in cui brogli e falsificazioni hanno sovvertito il risultato delle proiezioni all’80% circa del conteggio.

I collegi uninominali in cui la lotta è particolarmente serrata si trovano nella Capitale, Kyiv. Presso uno dei seggi designati dal voto della capitale, l’esponente dell’Opposizione Unita Batkivshchyna, Viktor Romanyuk, si è visto soffiare la vittoria, dopo che la Commissione Elettorale Locale ha invalidato i voti provenienti dalle sezioni elettorali in cui egli aveva vinto con una netta maggioranza a favore del candidato del Partito delle Regioni, Tetyana Zasukha.

Presso il collegio 223 di Kyiv, la maggioranza dei consensi è stata ottenuta dall’esponente di Svoboda, Yuri Levchenko, ma continui rifacimenti del conteggio stanno consegnando la vittoria al candidato del Partito delle Regioni, Viktor Pylypshyn.

Il caso più palese di falsificazione durante le operazioni di voto è avvenuto nella località di Pyervomaysk, nella regione di Mykolayiv. A conteggi quasi ultimati, la Commissione Elettorale Locale ha riconosciuto la vittoria del candidato dell’Opposizione Unita Batkivshchyna, Arkadiy Kornatsky.

Tuttavia, dopo una verifica dei voti effettuata a porte chiuse – senza la presenza di giornalisti e di osservatori internazionali – il primo posto nel collegio è stato assegnato all’esponente del Partito delle Regioni, Vitaliy Travianko.

Altri episodi di brogli in favore del Partito del Presidente Yanukovych sono stati registrati in diverse altre regioni, come quella di Vinnytsya, Kherson e Cherkasy, dove si è arrivato a scontri fisici ed anche ad aggressioni a carico di giornalisti.

L’OSCE ha contestato la poca trasparenza nella preparazione delle elezioni, l’uso da parte del Partito delle Regioni di risorse statali per la sua campagna elettorale, e la conduzione di attività di campagna elettorale da parte della Forza politica del Presidente Yanukovych durante la giornata elettorale.

Simile protesta è stata espressa dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che nella giornata di lunedì, 5 Novembre, ha criticato il mancato rispetto di pari opportunità tra liste concorrenti, e l’assenza dalla competizione elettorale della Leader dell’Opposizione Democratica, Yulia Tymoshenko.

L’ex-Primo Ministro, anima del processo democratico ucraino del 2004, noto come Rivoluzione Arancione, è la vittima più illustre dell’ondata di repressione politica attuata dal presidente Yanukovych che ha portato all’incarcerazione dei principali esponenti del dissenso democratico.

Il porcellum ucraino consegna la maggioranza in Parlamento al Presidente Yanukovych

Nonostante i brogli, lo spoglio, giunto a circa il 99%, ha comunque riconosciuto alle forze dell’Opposizione Democratica un sostanziale vantaggio. Il Partito delle Regioni mantiene la leadership con il 30% dei consensi, ma è seguito dall’Opposizione Unita Batkivshchyna e dal partito UDAR, rispettivamente con il 26% e il 14%.

Seguono i comunisti – alleati del Partito delle Regioni nella coalizione di maggioranza filo-presidenziale – con il 13%, e il Partito di estrema destra Svoboda con il 10%.

A sottrarre la maggioranza dei seggi in Parlamento all’Opposizione Democratica è, oltre ai brogli, anche una legge elettorale mista, che assegna metà dei mandati alla Rada tramite collegi uninominali, dove, grazie a falsificazioni ed escamotage, a vincere sono stati esponenti filo-presidenziali.

Secondo la Commissione Elettorale centrale, il Partito delle Regioni ha ottenuto 114 seggi, l’Opposizione Unita Batkivshchyna 42, Svoboda 11, e UDAR 5.

Ai seggi del Partito delle Regioni va aggiunta la maggior parte dei 43 collegi vinti da candidati indipendenti: figure ben radicate nel territorio finanziate dall’Amministrazione Presidenziale e, per questo, pronte a confluire in una maggioranza a sostegno del Capo dello Stato una volta elette in Parlamento.

Matteo Cazzulani

Ucraina: USA e OSCE contro Yanukovych per i brogli elettorali e il caso Tymoshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 31, 2012

Il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, si associa alla protesta dell’OSCE nei confronti dell’organizzazione delle Elezioni Parlamentari ucraine e della detenzione in carcere della Leader del dissenso democratico. Giornalisti aggrediti nei seggi, mentre il Capo dello Stato ritiene la consultazione pienamente regolare.

Denunce dalla comunità internazionale, dati contestati, scioperi della fame, brogli elettorali e una serie di giornalisti aggrediti sono le prime conseguenze del termine dello scrutinio delle elezioni Parlamentari ucraine. Nella giornata di mercoledì, 31 Ottobre, il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, ha aspramente criticato l’Ucraina per lo svolgimento di una consultazione elettorale definita come una dimostrazione di immaturità democratica.

A Sarajevo, durante un’iniziativa pubblica, la Clinton ha definito le elezioni parlamentari ucraine come un passo indietro rispetto al passato, quando, in seguito al processo democratico del 2004 – noto come Rivoluzione Arancione – le consultazioni politiche del 2006, del 2007 e del 2010 sono state svolte in maniera pienamente regolare.

La protesta del Segretario di Stato USA e in linea con la posizione dell’OSCE, che ha espresso profondo turbamento per la poca trasparenza con cui si sono svolte le Elezioni Parlamentari ucraine.

Nel contempo, l’ente internazionale, così come Hillary Clinton, ha contestato l’assenza dalla consultazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Yulia Tymoshenko: incarcerata da circa un anno per ragioni politiche, dopo un processo palesemente irregolare durato qualche mese.

“Yulia Tymoshenko ha avviato uno sciopero della fame per protestare contro i brogli elettorali – ha dichiarato martedì, 30 Ottobre, Serhiy Vlasenko, l’Avvocato dell’anima della Rivoluzione Arancione – Non e la prima volta che la Leader dell’Opposizione adotta tale forma disobbedienza civile e non violenta”.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, oltre alle falsificazioni, le procedure di spoglio hanno riguardato anche violenze a carico di giornalisti impegnati a svolgere la propria professione.

Presso il collegio uninominale 215, il reporter del portale di informazione Levyi Bereg, Maksym Levin, e stato aggredito da una squadriglia di poliziotti, e, assieme ad altri colleghi, e stato oggetto di lancio di gas lacrimogeno.

Nonostante l’allarme della comunità internazionale, e le aggressioni alla stampa, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, si e detto soddisfatto per la consultazione elettorale.

In una nota ufficiale, mercoledì, 31 Ottobre, il Presidente Yanukovych ha lodato gli ucraini per la dimostrazione di democrazia, ed ha invitato i vincitori ad avviare i lavori per la formazione di nuove Commissioni e Governo.

Vince il campo democratico, ma il Presidente Yanukovych mantiene il potere in Parlamento

Problematica e pero la definizione di vincitori: secondo i dati definitivi del voto proporzionale, il Partito delle Regioni – sostenuto politicamente dal Presidente Yanukovych, e finanziato dai principali oligarchi del Paese – ha ottenuto il 30%. I due partiti del campo democratico, l’Opposizione Unita Batkivshchyna e UDAR, sono stati invece votati rispettivamente dal 25% e dal 13%.

Ad entrare in parlamento sono anche i rappresentati estremisti della politica di Kyiv. I comunisti, finora alleati di maggioranza del Partito delle Regioni, hanno ottenuto il 13, mentre il Partito di estrema destra Svoboda e stato supportato dal 10% dei consensi.

A ribaltare il vantaggio dello schieramento democratico e pero il sistema elettorale, che assegna la meta dei seggi del Parlamento tramite collegi uninominali, in cui ad avere la meglio sono stati rappresentati del Presidente Yanukovych.

Secondo i dati ufficiali, il Partito delle Regioni ha vinto in 114 collegi, l’Opposizione Unita Batkivshchyna in 42, Svovoda in 11, e UDAR in 5. In altri 43 seggi maggioritari sono stati eletti candidati indipendenti che, tuttavia, sono finanziati dall’Amministrazione Presidenziale.

Una volta entrati in Parlamento, gli indipendenti certamente garantiranno al Partito delle Regioni i voti necessari per formare una maggioranza fedele al Presidente Yanukovych.

Alla legge elettorale si aggiunge anche l’accusa di brogli e falsificazioni mossa al Partito delle Regioni da parte delle missioni di osservazioni internazionali e dai Soggetti dell’Opposizione democratica.

Il Partito del Presidente Yanukovych si e avvalso di denaro pubblico per finanziare la propria campagna elettorale, ed ha condotto iniziative pubblicitarie durante il giorno del voto.

Inoltre, sempre il Partito delle Regioni ha organizzato i cosiddetti “caroselli elettorali”: bus adibiti al trasporto di elettori in più di un seggio per aumentare il numero dei voti al Partito del potere.

Matteo Cazzulani

20121031-201455.jpg