LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: L’IRAQ INTERESSATA ALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 12, 2014

Bagdad accetta la proposta del Ministro degli Esteri azero, Elmar Maharam Mammadiarov, di esportare carburante iracheno in Italia e nel resto dell’Unione Europea attraverso il Gasdotto Trans Adriatico. La Turchia avvia trattative con l’Iran per la realizzazione di un’infrastruttura che veicola gas iraniano in UE

Iraq e Iran oltre all’Azerbaijan sono altri due esportatori di gas che potrebbero contribuire alla diversificazione delle forniture di energia dell’Europa. Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, l’Iraq ha espresso interesse per l’avvio dell’esportazione del gas iracheno in Azerbaijan, da cui l’oro blu di Bagdad sarà poi inoltrato in Europa attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- ed il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettati rispettivamente da Baku alla Turchia tramite la Georgia, e dalla Grecia all’Italia tramite l’Albania.

Il progetto, concepito su iniziativa del Ministro degli Esteri azero Elmar Maharam Mammadiarov, servirebbe all’economia irachena per risollevare un’economia in profonda crisi per mezzo dell’esportazione in Europa del gas naturale, i cui giacimenti, presenti sopratutto nel nord del Paese, sono ancora sotto sfruttati.

Per l’Unione Europea, il gas dell’Iraq implementa il progetto di diversificazione delle forniture di energia dal quasi monopolio di Russia ed Algeria, concepito dalla Commissione Europea anche su mandato del Parlamento Europeo.

In particolare per l’Italia, che grazie alla TAP diventerà l’hub in territorio UE del gas dell’Azerbaijan, il possibile accordo tra Baku e l’Iraq per l’invio di gas iracheno incrementa la posizione del nostro Paese all’interno dell’Unione sul piano energetico e politico.

Oltre alla proposta di accordo tra Azerbaijan ed Iraq, la Turchia ha avviato le trattative con l’Iran per la realizzazione di un gasdotto per veicolare 5 miliardi di metri cubi di gas iraniano in Europa attraverso il territorio turco.

Il progetto, di cui ha dato notizia la stampa turca, è contrastato però dalle sanzioni imposte dalla Comunità Internazionale sul regime di Teheran per l’infrazione dell’Accordo di Non Proliferazione nucleare, che, ad oggi, vieta all’Iran l’esportazione di risorse naturali, tra cui il gas.

In tale direzione, può aiutare la posizione assunta dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha ventilato un’apertura nei conformi dell’Iran dopo la salita al potere di un nuovo Presidente più moderato, Hassan Rouhani.

Anche il gas israeliano per la TAP

Il ruolo di Obama è importante in Turchia anche per l’avvio dell’esportazione del gas di Israele in Europa: un progetto ancora tutto da realizzare che prevede la realizzazione di un gasdotto che dalle acque territoriali israeliane veicola l’oro blu dei giacimenti marittimi Tamar, Leviathan e Karish direttamente in territorio turco.

Secondo la proposta, resa possibile solo grazie alla mediazione del Presidente USA affinché Tel Aviv ed Ankara riaprissero le relazioni diplomatiche congelate dal 2010 dopo il caso della Freedom Flottilla, una volta in Turchia il gas di Israele confluisce nel gasdotto TANAP e, attraverso la TAP, raggiunge l’Italia, dove viene commercializzato nel resto dei Paesi UE.

Alternativa alla via turca per il gas di Israele esiste anche la possibilità di esportare oro blu in Grecia, e da qui in Italia sempre attraverso la TAP, tramite Cipro: un progetto caldeggiato proprio da Atene, che ha posto la partnership energetica con Nicosia e Tel Aviv tra le priorità della Presidenza di Turno UE greca.

Matteo Cazzulani

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PRESIDENZA UE ALLA GRECIA: UN’OPPORTUNITÀ PER UNA NUOVA EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 1, 2014

Crescita e Lavoro, ma anche Energia e Democrazia sono le priorità della Presidenza greca del Consiglio Europeo. L’esempio della Lituania deve muovere i greci a rendere l’Europa più equa e tollerante

Da una giovane democrazia che capisce ed ama l’Europa alla culla del migliore dei sistemi politici esistenti che, oggi, vede l’Unione Europea come un fastidio più che come un’impareggiabile opportunità. Il passaggio dalla Presidenza di turno dell’UE dalla Lituania alla Grecia, che ha avuto luogo giovedì, Primo di Gennaio, è un evento carico di aspettative e possibilità per il rilancio politico ed economico dell’Europa.

Tra le priorità della Presidenza greca, che per dare un segnale in tempo di crisi ha messo al bando gadget e cravatte dedicate all’evento, c’è in primis la crescita economica e la lotta alla disoccupazione, sopratutto giovanile, che in Grecia, così come in altri Paesi dell’Europa Meridionale, tocca percentuali da capogiro.

Altra priorità per Grecia è il negoziato sulla ristrutturazione e liquidazione delle banche secondo un regolamento unico per tutta l’UE: una battaglia da vincere a tutti i costi per un Paese costretto a manovre economiche di lacrime e sangue pur di ottenere dal Fondo Monetario Internazionale un prestito necessario per migliorare la situazione economica di Atene.

Proprio per questa ragione, la gran parte del popolo greco ha espresso forte criticità nei confronti dell’Europa che, oggi, è vista come un superstato ostile ad Atene nelle mani delle grandi banche e del Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

La Presidenza di turno della Grecia sarà anche attiva nella gestione della frontiera dell’UE del Mediterraneo: tema delicato per un’UE che, come auspicato anche da Papa Francesco a Lampedusa durante la prima visita all’Estero del suo Pontificato, deve tornare a presentarsi al Mondo come la Patria dell’accoglienza, dell’uguaglianza e delle opportunità, e non più come un fortino chiuso, isolato ed intollerante.

Altro punto importante per la Presidenza di turno greca, su cui l’Italia deve collaborare con un forte impegno, è l’Energia. La Grecia, insieme al Governo italiano e a quello albanese, è partner del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita dalla Commissione Europea per importare dal 2018 gas naturale dall’Azerbaijan.

Inoltre, la Grecia è tra i Paesi attivi nella realizzazione di un progetto per importare in Europa il gas che Israele ha di recente scoperto nelle proprie acque territoriali, nei giacimenti Tamar, Karish e Leviathan.

La TAP e il gas di Israele consentono all’Europa la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Russia ed Algeria: Paesi che -come dimostrato in Ucraina da Mosca- sogliono avvalersi dell’energia come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

La Presidenza di turno della Grecia, che coincide anche con la Campagna Elettorale per le Elezioni Europee, in cui le forze euroscettiche sono date in forte crescita, assume così un’importanza inestimabile per il rilancio dell’Europa.

Durante la Presidenza di turno della Grecia, L’UE può presentarsi non più solamente come l’Unione monetaria delle banche, ma deve tornare a coltivare l’idea di grande opportunità che, finora, ha garantito Pace, Progresso, Democrazia e Libertà in un continente travagliato da secoli di guerre ed odi.

Per la Grecia sarà tuttavia difficile pareggiare quanto fatto dalla Lituania, da cui è stata ereditata la Presidenza di turno dell’UE, che è riuscita a realizzare ben 144 progetti, tra cui il negoziato sul budget comunitario dopo la storica opposizione del Parlamento Europeo alla proposta del Consiglio Europeo.

Tra gli altri successi della Presidenza di turno lituana è bene citare anche le misure contro la disoccupazione ed in favore della stabilità finanziaria, e, sopratutto, i passi per la realizzazione di un mercato unico UE dell’Energia che, proprio la Lituania -che dipende per il 99% del suo fabbisogno dalla Russia- ha fortemente voluto per diminuire la dipendenza dell’Europa dall’oro blu di Mosca.

Lecito, infine, ricordare il successo ottenuto dalla Lituania nell’ambito dell’Allargamento dell’UE a Moldova e Georgia, con la firma, da parte di Chisinau e Tbilisi, dell’Accordo di Associazione: documento che integra le economie moldava e georgiana nel mercato unico europeo.

Vietato dimenticarsi di Ucraina ed Albania

Proprio in materia di energia ed allargamento, anche la Grecia dovrebbe occuparsi con la stessa intensità prestata dalla Lituania sopratutto per quanto riguarda Ucraina ed Albania.

A Kyiv, l’UE deve favorire il ripristino della democrazia dopo le repressioni di dissenso, Parlamento e stampa libera da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Per quanto riguarda l’Albania, la Grecia ben farebbe, assieme all’Italia, a sostenere la concessione dello status di Paese candidato all’ingresso nell’UE per Tirana: Paese che, con il Governo italiano ed Atene, condivide la realizzazione della TAP ed altri progetti di natura regionale.

Matteo Cazzulani

GRECIA E TURCHIA SI CONTENDONO IL GAS DI ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 2, 2013

Il Ministro dell’Energia greco, Ioannis Maniatis, supporta la realizzazione del Corridoio Mediterraneo Est per veicolare gas israeliano attraverso Cipro, mentre il suo collega turco, Taner Yildiz sostiene l’importazione del carburante di Israele in Turchia. Francia, Germania, Spagna e Portogallo potrebbero convergere sulla via greca, mentre USA e Gran Bretagna sostengono la soluzione turca

Grecia contro Turchia, l’UE forse divisa e gli USA che supportano la pacificazione tra i turchi ed Israele. Durante un incontro tra il Ministro dell’Ambiente, dell’Energia e del Cambiamento Climatico Ioannis Maniatis e il suo collega israeliano, Silvan Shalom, la Grecia ha supportato la realizzazione del Corridoio Mediterraneo Est.

Questa infrastruttura è concepita per veicolare in Grecia attraverso Cipro gas da Israele, le cui riserve di oro blu, in base alle ultime scoperte di giacimenti nel Mediterraneo Orientale -Karish, Tamar e Leviathan- ammonta a più di 800 Miliardi di metri cubi.

Durante i colloqui, il Ministro Maniatis ha sottolineato l’importanza della realizzazione del Corridoio Mediterraneo Est per ampliare la portata del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura che veicola gas dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia in Italia attraverso l’Albania, con diramazioni in Bulgaria, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia.

Oltre alla Grecia, interesse per il gas di Israele è stato espresso dal Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, che, durante un incontro pubblico organizzato dall’Economist, ha dichiarato che la Turchia è intenzionata a veicolare sul proprio territorio l’oro blu israeliano.

Nello specifico, il Ministro Yildiz ha evidenziato come la realizzazione di un gasdotto per trasportare 8 Miliardi di metri cubi di gas israeliano nel territorio turco è utile per incrementare la portata del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP: conduttura che veicola alla TAP in Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine con la Georgia attraverso tutta la Turchia.

I due progetti, che finiscono per alimentare la TAP, non sono in concorrenza per quanto riguarda lo scopo finale: il riformimento di gas israeliano in Europa, ma muovono interessi regionali differenti su cui influiscono interessi internazionali molto consistenti.

Il Corridoio Mediterraneo Est coinvolge Grecia e Cipro: due Paesi UE in preda ad una crisi che, come sostengono anche Italia, Spagna e Portogallo, vanno aiutati per valorizzare una parte dell’Europa debole ed arretrata.

Inoltre, il Corridoio Mediterraneo Est diminuisce il ruolo della Turchia come Paese fornitore di gas alternativo a quello della Russia -da cui l’UE dipende fortemente: una situazione che potrebbe far convergere sulla via greca Paesi tradizionalmente contrari all’ingresso dei turchi in Europa come Francia e Germania.

La via turca invece trova da tempo l’appoggio del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che molto si è speso affinché Turchia ed Israele ricucissero lo strappo politico dopo il caso della Freedom Flottilla nel 2010.

Gli USA sostengono la collaborazione tra le uniche due democrazie del Medio Oriente che non solo insidiate da rigurgiti estremisti e penetrazioni di stampo terrorista.

Inoltre, Obama incoraggia l’incremento della posizione della Turchia come Paese di transito di fonti alternative di gas per l’UE, contemplando allo stesso tempo Israele come un’ulteriore fornitura alternativa per l’Europa all’Azerbaijan.

La posizione degli USA in Europa potrebbe essere sostenuta, seppur in maniera cauta, dalla Gran Bretagna, che nella Turchia vede un alleato tradizionale, e che può contare sulle ottime relazioni energetiche tra compagnie britanniche ed enti azeri che possiedono azioni nella TANAP.

Israele più orientata verso Cipro, ma non si esclude la terza via

A rendere decisiva la vittoria della via greca o di quella turca è la scelta del Governo israeliano che, ad oggi, ha destinato all’export il 40% delle proprie risorse di gas.

Secondo le dichiarazioni del Ministro Shalom, Israele è più orientata alla soluzione greca, ma non esclude la realizzazione di un rigassificatore ad Haifa per esportare il gas sotto forma liquefatta al terminale di Cipro.

Da qui, il gas israeliano sarebbe trasportato in Grecia tramite un gasdotto costruito ad hoc dal Governo israeliano e quello cipriota.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: LA GIORDANIA CERCA IL GAS DA ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 30, 2013

Il Governo giordano pensa all’oro blu israeliano per importare energia necessaria per compensare gli approvvigionamenti dall’Egitto. Lo Stato Ebraico può rafforzare la sua posizione in Medio Oriente, l’UE può perdere una fonte alternativa di gas

Un disperato bisogno di energia può portare ad alleanze che rimescolano le carte in tavola in uno scacchiere molto caldo dal punto di vista geopolitico. Nella giornata di Domenica, 29 Settembre, Natural Gas Asia ha riportato la notizia secondo cui la Giordania è interessata all’importazione di gas da Israele.

La notizia è motivata dal considerevole bisogno di energia che la Giordania ha avuto dopo il crollo del Regime di Mubarak in Egitto, da cui l’economia giordana ha importato l’80% dell’oro blu necessario per soddisfare il fabbisogno domestico.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti Tamar, Leviathan e Karish, ubicati nel Mar Mediterraneo, Israele ha destinato il 40% del gas estratto sul suo territorio all’esportazione verso due direttrici: Paesi arabi ed Unione Europea.

La vicinanza geografica, ed il bisogno immediato di ingenti quantità di gas in Giordania, potrebbe tuttavia portare Israele a privilegiare l’esportazione di oro blu in territorio giordano, lasciando la direttrice europea in una posizione meno prioritaria.

Tale decisione, che diversi analisti danno come molto probabile, comporterebbe da un lato il rafforzamento di Israele in Medio Oriente sul piano economico e politico.

Dall’altro, l’UE, che dovrebbe importare il gas di Israele attraverso la realizzazione di un gasdotto costruito ad hoc dal territorio israeliano alla Turchia, perderebbe una possibilità per diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio detenuto da Algeria e Russia.

Gas liquefatto e solare

Per fronteggiare il venir meno del gas dall’Egitto, la Giordania, oltre che a puntare su Israele, ha anche deciso di costruire un rigassificatore presso il porto di Aqaba.

Questa infrastruttura è necessaria per importare LNG da Qatar e, possibilmente, anche shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

Oltre al gas, la Giordania ha puntato sullo sviluppo delle energie rinnovabili, tra cui, grazie alla cospicua quantità di sole, l’eolico e il solare.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA TURCHIA ALLA RICERCA DI SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 27, 2013

La compagnia energetica TPAO sfrutta sperimentalmente oro blu non convenzionale in Tracia, mentre il Governo turco invia una delegazione per studiare le tecniche di Stati Uniti e Canada. Il territorio turco comtiene ingenti riserve di gas shale.

Da principale Paese di transito del gas per la diversificazione UE a potenziale produttore di oro blu. Nella giornata di giovedì, 26 Settembre, la Turchia ha avviato la ricerca di gas Shale nella regione della Tracia.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, nella regione sono stati individuati 4,6 Trilioni di metri cubi di gas non convenzionale, su cui la compagnia energetica nazionale TPAO ha già iniziato a lavorare.

Positivo è il commento del Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, che ha sottolineato come la produzione di proprio gas da parte della Turchia consentirà un mutamento della geopolitica energetica di notevole dimensioni.

Il Ministro Yildiz ha inoltre comunicato che una delegazione turca si recherà negli Stati Uniti d’America e in Canada per apprendere meglio le tecniche di sfruttamento dello shale, regolarmente estratto, e commercializzato, in Nordamerica.

Secondo lo studio EIA, il territorio turco possiede una riserva di 651 miliardi di metri cubi di gas shale, abbastanza per soddisfare la domanda di oro blu del Paese per 14 anni.

Prima della Turchia, la ricerca di shale sperimentale è stata avviata in Europa da Gran Bretagna, Polonia, Romania, Danimarca e Lituania, mentre Slovacchia, Ungheria, Portogallo, Austria e Belgio si sono detti favorevoli allo sfruttamento del gas non convenzionale.

Germania, Italia e Spagna hanno dichiarato interesse ad importare shale dagli USA, mentre Francia, Olanda, Bulgaria e Repubblica Ceca hanno posto una moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale per ragioni di carattere ambientale.

Gasdotti necessari per la diversificazione delle forniture energetiche UE

Oltre che con lo shale, la Turchia è importante anche per quanto riguarda la realizzazione di gasdotti per limitare la dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria, tra cui il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come dichiarato a New York, durante il Forum del Caspio 2013, dal Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davitoglu, TANAP e TAP sono gasdotti necessari per la sicurezza nazionale dei Paesi coinvolti, ed anche di tutta l’Unione Europea, che rafforzano la cooperazione tra Stati differenti.

La TANAP è progettata per veicolare 30 Miliardi di Metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno dal confine tra Georgia e Turchia a quello tra il territorio turco e la Grecia. La TAP è concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas azero dal confine turco-greco in Italia, attraverso l’Albania.

Inoltre, la Turchia potrebbe diventare il principale Paese di transito in UE anche del gas israeliano, se Israele darà il via alla realizzazione di un gasdotto che veicola l’oro blu in territorio turco dai giacimenti marittimi Leviathan, Tamar e Karish.

Matteo Cazzulani

GAS: CONTINUA LA GUERRA TRA ISRAELE E LIBANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2013

La compagnia israeliana Delek scopre più oro blu nel giacimento Tamar. Il Governo libanese vive un periodo di impasse politica

Sul gas del Mediterraneo Israele c’è, il Libano no. Nella giornata di giovedì, 12 Settembre, la compagnia energetica israeliana Delek ha dichiarato l’intenzione di ampliare lo sfruttamento del giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo.

Come riportato dall’agenzia UPI, la Delek, sulla base di studi accurati della società indipendente Netherland Sewell and Associates, ha individuato nel Tamar la presenza di 684 Miliardi di piedi cubi di gas aggiuntivi, rispetto ai 7 Trilioni di piedi cubi finora stimati nel giacimento.

Lo sfruttamento del Tamar va di pari passo con quella del Leviathan, giacimento, ubicato sempre nel Mediterraneo, al largo delle coste israeliane, che contiene 16 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il Tamar e il Leviathan sono tuttora al centro di tensioni diplomatiche tra Israele e Libano: due Paesi, ancora formalmente in guerra, che rivendicano il possesso dei due giacimenti.

Nel 2010, il Governo libanese ha proposto una delimitazione delle acque territoriali che non intacca il possesso di Israele sui due giacimenti.

Ma, secondo fonti israeliane, consegna al Libano il controllo di importanti pozzi di gas limitrofi al Tamar e al Leviathan che conterrebbero 27 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu.

A decrementare le tensioni politiche è però l’impasse politica in Libano, dove la rivalità tra le fazioni religiose ha portato all’assenza di un Governo in grado di prendere decisioni di carattere diplomatico.

Prima della crisi, il Governo libanese ha compilato una lista delle compagnie energetiche ammesse a sfruttare il gas in Libano, tra cui i colossi statunitensi ExxonMobil e Chevron, quello norvegese Statoil, quello italiano ENI, l’olandese Shell e la compagnia francese Total, ma non è riuscita a votare il via libera allo sfruttamento.

Da un lato, l’impasse ha raffreddato lo scontro tra israeliani e libanesi, e, dall’altro, ha permesso ad Israele di avanzare con lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo.

Oltre al Tamar e al Leviathan, il Governo israeliano ha scoperto di recente anche il Karish, che contiene 1,8 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il gas israeliano pronto per l’esportazione

Se confermata la notizia dell’alta capienza del Tamar, Israele incrementerebbe la sua posizione di Paese produttore di gas, e rafforzerebbe i piani di esportazione dell’oro blu.

Il Governo israeliano ha approvato l’esportazione del 40% del gas posseduto nei giacimenti nazionali che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere inviato verso Golfo Persico e Asia.

Probabile resta anche l’esportazione del gas israeliano in Unione Europea attraverso una partnership con Cipro, oppure con la realizzazione di un gasdotto per veicolare l’oro blu da Israele alla Turchia -che attraverso il Gasdotto Trans Adriatico invia carburante in UE.

Per l’UE, Israele rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento di gas che, così come l’Azerbaijan, è in grado di diversificare le forniture di oro blu dal monopolio di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA RITORNA UN IMPERO

Posted in Russia by matteocazzulani on June 3, 2013

L’evoluzione dell’Unione Doganale nell’Unione Economica Eurasiatica garantisce a Mosca lo status di superpotenza mondiale. I rischi per l’Europa nello scacchiere della geopolitica mondiale

Putin lo ha promesso, ed ora lo ha realizzato: la Russia torna ad essere un impero mondiale egemone in Eurasia. Nella giornata di mercoledì, 29 Maggio, ad Astana, Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Ucraina e Kyrgyzstan hanno avviato la costituzione dell’Unione Economica Eurasiatica.

I Presidenti di Russia, Vladimir Putin, Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka, Ucraina, Viktor Yanukovych, e Kyrgyzstan, Almanzbek Atambayev, hanno concordato l’evoluzione dell’Unione Doganale -progetto di integrazione russo-bielorusso-kazako concepito da Mosca per stabilire l’egemonia del Cremlino nel Mondo ex-Sovietico- in un’Unione Economica Eurasiatica allargata ad Ucraina e Kyrgyzstan.

Nello specifico, oltre a protocolli riguardanti il rafforzamento della cooperazione tra i Paesi membri dell’Unione Doganale, Russia, Bielorussia e Kazakhstan hanno concesso ad Ucraina e Kyrgyzstan lo status di Osservatore, finalizzato alla piena integrazione di Kyiv e Bishkek nell’Unione Economica Eurasiatica.

L’evoluzione dell’Unione Doganale consente alla Russia di rafforzare la sua egemonia nello spazio ex-sovietico, e, nel contempo, di portare Mosca allo status di superpotenza mondiale a danno dell’Unione Europea.

L’inglobamento dell’Ucraina -Paese culturalmente, storicamente, linguisticamente e geograficamente europeo- nella sfera di influenza della Russia permette infatti a Mosca di mantenere il baricentro della nuova edizione del suo impero spostato verso l’Europa, e non posizionato unicamente in Eurasia.

Tale situazione consente alla Russia di dirigere la sua politica estera nei confronti dell’Unione Europea, su cui, come più volte affermato da Putin, Mosca intende rafforzare l’egemonia economica ed energetica per portare all’esclusione dell’UE dal mercato mondiale.

Ankara nel mirino di Mosca

La dimostrazione delle intenzioni della Russia nei confronti dell’Unione Europea è data dalla politica approntata da Mosca nei confronti della Turchia, con cui il Cremlino sta negoziando l’aumento delle esportazioni di gas.

Come riportato dal portale wnp.pl, alla fine di Aprile del 2013, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, e la compagnia turca BOTAS, hanno stretto la cooperazione per aumentare le forniture di gas dalla Russia.

Con l’operazione, che avviene tramite il gasdotto Blue Stream e il Gasdotto Trans Baltico, la Russia mira a costringere la Turchia a diminuire l’importazione di gas da Iran ed Azerbaijan, con ripercussioni notevoli per la politica di diversificazione delle forniture di carburante dell’Unione Europea.

Il gas dell’Azerbaijan è infatti destinato all’Unione Europea grazie alla realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP-, che renderà la Turchia il principale Paese di transito dell’oro blu azero, di cui l’UE ha bisogno per diminuire la dipendenza dagli approvvigionamenti della Russia.

Inoltre, sempre in ambito energetico, la Russia mira a bloccare il progetto di esportazione del gas da Israele in UE, mediante i gasdotti della Turchia.

L’operazione, possibile dopo la scoperta di ingenti giacimenti di gas -Tamar, Leviathan e Karish- nelle acque territoriali israeliane, è stata incoraggiata dal rappacificamento diplomatico tra Israele e Turchia, avvenuto grazie alla mediazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Infine, il controllo sul settore energetico della Turchia permette alla Russia di compensare la perdita di influenza economica e politica sulla Siria che, dopo le cosiddette Primavere Arabe, è rimasto l’unico Paese del Medio Oriente fedele alleato di Mosca.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE PREOCCUPATA PER IL RIARMO DELLA SIRIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 24, 2013

Tel Aviv inquieta per le forniture di missili anti-navali da parte della Russia a Damasco. Lo sviluppo energetico israeliano una possibilità per l’indipendenza dell’Occidente da Russia ed Algeria

Dalla Guerra del Gas alla Guerra Fredda per il controllo delle forniture di oro blu nel Mediterraneo, con tanto di corsa al riarmo. Nella giornata di giovedì. 23 Maggio, Israele ha espresso consistente preoccupazione per il riarmo della Siria, avvenuto tramite la vendita di missili supersonici anti-navali da parte della Russia.

Come riportato dall’Agenzia UPI, Israele ha illustrato la possibilità che gli armamenti finiscano nelle mani di gruppi terroristi, come Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, e che i progetti di estrazione di gas dai giacimenti israeliani siano messi a serio repentaglio.

Israele di recente ha avviato lo sfruttamento del Tamar e del Leviathian, due giacimenti situati nel Mar Mediterraneo, capienti rispettivamente di 10 e 20 Trilioni di piedi cubi di gas.

Ai due giacimenti, sfruttati dalla compagnia statunitense Noble Energy, e dalle israeliane Delek Group, Isramco e Dor Alon, si è aggiunto il Karish che, ubicato sempre nel Mar Mediterraneo, conta una riserva di 2 Trilioni di piedi cubi.

La cospicua presenza di gas porta Israele ad evolvere da Paese importatore a Paese esportatore di gas, con particolare attenzione ai mercati dell’Unione Europea, che è oggi alla ricerca di fonti di approvvigionamento alternative a quelle di Algeria e Russia.

Una Guerra Fredda del Gas in Medio Oriente

In seguito al riappacificamento diplomatico con la Turchia, avvenuto grazie all’intervento del Presidente USA, Barack Obama, Israele ha preventivato l’esportazione di gas in UE attraverso i gasdotti turchi, mediante la realizzazione di una conduttura per veicolare l’oro blu israeliano nella penisola anatolica.

Il progetto, sostenuto da Turchia, UE e USA, non piace a Siria, Giordania, Libano ed Iran, che mal digeriscono l’emancipazione energetica dello Stato ebraico, finora costretto ad importare il 100% dell’energia necessaria per soddisfare il suo fabbisogno nazionale.

A contrastare i piani di esportazione del gas israeliano in Europa è anche la Russia, che vede nei disegni di Israele una minaccia al mantenimento dell’egemonia del Cremlino nel mercato energetico UE.

Per questa ragione, la vendita di missili anti-navali dalla Russia alla Siria, e, più in generale, il supporto dato da Mosca al Regime siriano di Bashar al Assad, sono considerati con particolare allarme da Israele, che ha individuato nei siti energetici israeliani un obiettivo di possibili attacchi terroristici.

Matteo Cazzulani