LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin risponde all’Europa con il rilancio del Southstream in Ungheria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 24, 2014

Il Presidente russo concorda con il Premier ungherese, Viktor Orban, il tracciato in territorio magiaro del gasdotto progettato per incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia. L’accordo avviene all’indomani del varo del Corridoio Meridionale, che apre all’Europa il flusso di gas dall’Azerbaijan, e del diniego al Southstream espresso dal Parlamento Europeo

Una reazione all’Europa e alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea, a pochi giorni dal varo del Corridoio Meridionale. Nella giornata di martedì, 23 Settembre, il monopolista statale russo del gas Gazprom -la longa manus del Cremlino nel settore dell’energia- e il Governo dell’Ungheria hanno concordato il tracciato ungherese del gasdotto Southstream.

Quest’infrastruttura, il Southstream, è concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno in Austria dalla Russia meridionale, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, per incrementare la dipendenza energetica dalla Russia dell’UE, che già è fortemente legata alle forniture di Mosca per soddisfare il proprio fabbisogno.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’accordo per la definizione del tracciato del Southstream in Ungheria è stato raggiunto durante un incontro, a Budapest, tra il Capo di Gazprom, Alexei Miller, e il Premier ungherese, Viktor Orban, dedicato anche ad una discussione in merito alle forniture di gas che la Russia ha in programma di inviare in Europa per il nuovo inverno.

Più che un’iniziativa di stampo economico, gli accordi di Budapest sono una risposta politica all’Europa del Presidente russo, Vladimir Putin, all’indomani del varo del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti, supportato dalla Commissione Europea, progettato dall’Azerbaijan all’Italia meridionale attraverso Georgia, Turchia, Grecia e Albania per veicolare in territorio UE gas azero e, così, diversificare le forniture europee di carburante.

Oltre che una contromossa geopolitica, l’accordo tra Russia e Ungheria rappresenta un affronto politico all’UE, dal momento in cui, solo una settimana prima, il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che, in linea con le sanzioni che la comunità occidentale ha imposto a Mosca per l’aggressione militare all’Ucraina, ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto ad abbandonare la realizzazione del Southstream.

Sia la Commissione Europea che la maggioranza delle forze politiche del Parlamento Europeo -popolari, socialisti e democratici, liberal-democratici, conservatori e verdi- hanno ritenuto un errore la realizzazione di un gasdotto che incrementa la dipendenza energetica dalla Russia, sopratutto in concomitanza con la violazione dell’integrità territoriale di Paesi terzi da parte dell’esercito di Mosca.

Tuttavia, per aggirare la posizione comune dell’UE, e realizzare i suoi piani energetici in Europa, Putin ha fatto leva sul già ben consolidato rapporto personale con Orban, che ha già portato alla firma tra Russia e Ungheria di una lunga serie di accordi economici, energetici e commerciali che hanno incrementato la presenza di capitali russi nel mercato ungherese.

L’energia come mezzo di pressione geopolitica

L’implementazione della realizzazione del Southstream dimostra la volontà di Putin di mantenere l’Europa come mercato principale per l’esportazione del gas russo, nonostante, ultimamente, Gazprom abbia guardato ai mercati dell’Asia e del Pacifico con contratti con la Cina e trattative per la fornitura di oro blu liquefatto ad altri Paesi dell’area del Pacifico.

Oltre che un calcolo meramente energetico, l’interesse della Russia per l’Europa è collegato ad un progetto di natura geopolitica, volto all’incremento della già considerevole influenza di Mosca nell’UE.

Putin mira infatti da un lato a mantenere alta la dipendenza energetica dei Paesi dell’UE per potersi avvalere del gas come arma di ricatto geopolitico, come già fatto da Mosca a più riprese nei confronti di Ucraina, Moldova e dei Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro-Orientale, a cui Gazprom ha sempre mantenuto prezzi alti l’importazione di energia.

D’altro canto, come dichiarato dal noto saggista Edward Lucas durante un’audizione presso il Parlamento britannico, l’incremento della dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia potrebbe favorire l’intervento militare di Mosca in alcuni Paesi membri dell’UE, come Estonia, Lituania, Estonia e Polonia.

A supporto della tesi di Lucas sono i recenti sconfinamenti di mezzi dell’aviazione militare russa negli spazi aeri non solo dei tre Paesi del Baltico, ma anche di Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America e Canada, fissati e riportati da autorevoli testate internazionali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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ANCHE L’INDONESIA SI ALLEA CON GLI USA PER LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 1, 2013

Il Ministro degli Esteri indonesiano, Jero Wocik, invita gli Stati Uniti d’America a sostenere lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Indonesia. Gli USA hanno l’opportunità di rafforzare la presenza nel mercato energetico asiatico

Dopo Corea del Sud, Taiwan e Singapore anche l’Indonesia. Nella Giornata di lunedì, 30 Settembre, il Ministro degli Esteri indonesiano, Jero Wacik, ha chiesto l’aiuto degli Stati Uniti d’America per lo sfruttamento del gas shale in Indonesia.

Come riportato all’autorevole UPI, l’Indonesia, che punta a decrementare la forte dipendenza dal greggio, può contare su una riserva di shale sul suo territorio pari a 574 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Tuttavia, il Governo indonesiano non possiede ancora un sistema di finanziamento favorevole, tale da consentire lo sfruttamento dello shale in tempi brevi.

Con la proposta ad Obama, avvenuta prima della visita del Presidente statunitense in Indonesia, il Ministro Wacik ha offerto agli USA una più forte posizione nel mercato del gas dell’Asia.

Per rafforzare la lotta al surriscaldamento globale, Obama ha incentivato lo sfruttamento dello shale statunitense, e, in pochi anni, ha portato gli USA ad incrementare la produzione interna di gas.

Con lo sfruttamento dello shale in territorio statunitense, gli USA hanno anche avviato le prime esportazioni di gas liquefatto in India e Gran Bretagna, ed hanno firmato i primi pre-contratti per la vendita di LNG a Taiwan, Corea del Sud e Singapore.

A differenza di questi Paesi, e dell’Indonesia, altri Stati asiatici hanno scelto altre fonti di approvvigionamento di gas per limitare l’utilizzo di greggio e nucleare.

Il Giappone, che sta progressivamente rininciando al nucleare dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima del 2010, ha puntato sull’importazione di LNG da Canada, Australia e Russia.

Invece, la Cina ha preferito importare ingenti quantità di gas naturale dal Turkmenistan, il quattro produttore di oro blu al mondo.

Più forti i legami tra l’economia indonesiana e quella australiana

Oltre che per il gas con gli USA, l’Indonesia ha rafforzato i rapporti economici con l’Australia, che ha dato il via libera ad investimenti indonesiani in un milione di ettari di terre australiane destinate all’allevamento.

La decisione è stata presa durante l’incontro tra il Presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, e il Primo Ministro australiano, Tony Abbott durante la prima visita ufficiale all’estero del Capo del Governo dell’Australia.

In cambio dell’apertura ad investimenti anche nel settore della finanza, delle infrastrutture, dell’istruzione e dei servizi, l’Australia ha richiesto all’Indonesia riforme per garantire agli investitori australiani pari condizioni nel mercato indonesiano.

Inoltre, l’Australia, una delle principali mete dell’emigrazione dall’Indonesia, ha inasprito le regole per l’immigrazione in territorio australiano di cittadini indonesiani.

Matteo Cazzulani

GERMANIA E FRANCIA RUBANO LA TAP ALL’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 21, 2013

I contratti firmati dalla compagnia tedesca E.On e della francese Suez Gaz de France con l’Azerbaijan presuppongono il prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico in Nord Europa. Si rafforza anche la posizione di Albania, Grecia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Turchia, Belgio e Svizzera

Contratti che rafforzano un progetto energetico europeo ma mettono a serio rischio la posizione dell’Italia. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, due importanti compagnie energetiche europee hanno annunciato la firma di contratti per l’importazione di gas dall’Azerbaijan attraverso il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come riportato dall’autorevole UPI, la compagnia tedesca E.On ha firmato un contratto per l’acquisto di 1,4 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno, mentre la francese Suez Gaz de France ha concordato l’importazione di 92 miliardi di metri cubi di oro blu dell’Azerbaijan.

Proprio l’Azerbaijan dall’accordo trae il massimo del vantaggio, in quanto è riuscito ad aprire un’importante breccia nel mercato energetico dell’Europa centro-occidentale che, finora, è stato appannaggio della sola Russia.

Positiva è anche la posizione di Germania e Francia, che possono contare sul gas dell’Azerbaijan per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas sempre dal monopolio russo.

La Turchia si rafforza come Paese di transito del gas azero ai confini dell’UE, in quanto la TAP riceve l’oro blu dell’Azerbaijan dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP-, progettato dalla Georgia alle Regioni turche occidentali.

Altro importante elemento è il rafforzamento della TAP, che è stata individuata dalla Commissione Europea come il gasdotto deputato al trasporto del gas azero in UE dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Oltre a greci ed albanesi, ad essere avantaggiati dai contratti delle compagnie energetiche franco-tedesche con l’Azerbaijan sono anche Montenegro, Bosnia Erzegovina e Croazia: Paesi che importeranno il gas azero dalla TAP attraverso il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

La IAP è concepita per veicolare 5 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dall’Albania attraverso il territorio montenegrino e bosniaco fino a quello croato, dove il gasdotto confluirà nel Corridoio Nord-Sud che collega il rigassificatore di Krk, sul Mare Adriatico, con quello di Swinoujscie, in Polonia.

Nonostante le ricadute positive, ad avere la posizione più delicata è l’Italia, che rischia di passare dall’essere il Paese di approdo della TAP a diventare un mero Paese di transito, senza avere negoziato in termini contrattuali il cambio di status.

La firma dei contratti con l’Azerbaijan da parte di E.On e Suez Gaz de France conferma le indiscrezioni sul prolungamento della TAP in Svizzera, Germania, Francia, Belgio e Gran Bretagna: un disegno sostenuto dalle compagnie che compartecipano la TAP.

È probabilmente interesse del colosso britannico British Petroleum, di quello norvegese Statoil, di quello azero SOCAR, della compagnia belga Fluxys, della francese Total, della tedesca E.On e della svizzera AXPO terminare la TAP in Europa Nord-Occidentale, e non in Italia.

Da hub del gas azero a Stato di transito

Se questo dovesse accadere, l’Italia si troverebbe ridotta da principale hub in UE del gas dell’Azerbaijan a Paese di transito dell’oro blu azero in Nord-Europa, senza avere negoziato diritti di trasporto del carburante in termini economici.

Per questo, è necessario che la politica italiana vigili e, immediatamente, agisca per evitare che una grande occasione, come l’afflusso del gas azero in Europa, non diventi per l’Italia un’opportunità persa.

Matteo Cazzulani

USA: SI RIAPRE IL DIBATTITO SUL KEYSTONE XL

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 16, 2013

Presentato al Senato un emendamento per accelerare la realizzazione dell’oleodotto. Il Capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, blocca l’iniziativa in attesa dell’accordo sulla riforma dell’Immigrazione

Un oleodotto che intreccia la sua realizzazione con la riforma dell’Immigrazione. Nella giornata di venerdì, 13 Settembre, nel Congresso degli Stati Uniti d’America è stato presentato un emendamento che ritiene l’oleodotto Keystone XL un progetto di priorità nazionale.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’emendamento, presentato dalla senatrice democratica Mary Landrieu e dal senatore repubblicano John Hoeven, è stato allegato all’iniziativa in favore dell’efficienza energetica di altri due membri del Senato, la democratica Jeanne Shaheen ed il repubblicano Rob Portman.

La presentazione dell’emendamento punta all’approvazione in tempi rapidi dell’infrastruttura, la cui realizzazione è ora analizzata dal Dipartimento di Stato USA.

Il Presidente USA, il democratico Barack Obama, ha dichiarato il suo sostegno al Keystone XL, a patto che esso non produca emissioni altamente inquinanti.

Il sostegno di Obama è condiviso al Congresso sia da buona parte dei democratici -che controllano il Senato- che dai repubblicani -che possiedono la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti- che ritengono l’oleodotto necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di greggio degli USA.

Parere contrario al Keystone XL è stato espresso invece dall’ala liberal -sinistra- dei democratici che, d’accordo con il Vice Presidente statunitense, Joe Biden, hanno sollevato obiezioni di carattere ecologico all’infrastruttura.

A rendere meno agevole l’approvazione della realizzazione del Keystone XL è anche la volontà del Capogruppo al Senato dei democratici, Harry Reid, di mettere da parte l’analisi della questione per dare precedenza al raggiungimento di un accordo bipartisan sulla riforma dell’Immigrazione.

Il gas shale per diminuire le emissioni inquinanti

Il Keystone XL è un oleodotto progettato per veicolare greggio dal Canada al Golfo del Messico, che secondo i progetti consente agli USA di limitare le importazioni di oro nero da Golfo Persico e Venezuela.

La politica energetica di Obama si è però basata sul potenziamento del gas, dopo che gli USA hanno avviato lo sfruttamento dello shale: oro blu posto a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Obama ha incentivato l’uso del gas anche per ridurre le emissioni inquinanti, e fare degli USA il Paese modello per la lotta al Global Warming in tutto il Mondo.

Matteo Cazzulani

GAS: CONTINUA LA GUERRA TRA ISRAELE E LIBANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2013

La compagnia israeliana Delek scopre più oro blu nel giacimento Tamar. Il Governo libanese vive un periodo di impasse politica

Sul gas del Mediterraneo Israele c’è, il Libano no. Nella giornata di giovedì, 12 Settembre, la compagnia energetica israeliana Delek ha dichiarato l’intenzione di ampliare lo sfruttamento del giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo.

Come riportato dall’agenzia UPI, la Delek, sulla base di studi accurati della società indipendente Netherland Sewell and Associates, ha individuato nel Tamar la presenza di 684 Miliardi di piedi cubi di gas aggiuntivi, rispetto ai 7 Trilioni di piedi cubi finora stimati nel giacimento.

Lo sfruttamento del Tamar va di pari passo con quella del Leviathan, giacimento, ubicato sempre nel Mediterraneo, al largo delle coste israeliane, che contiene 16 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il Tamar e il Leviathan sono tuttora al centro di tensioni diplomatiche tra Israele e Libano: due Paesi, ancora formalmente in guerra, che rivendicano il possesso dei due giacimenti.

Nel 2010, il Governo libanese ha proposto una delimitazione delle acque territoriali che non intacca il possesso di Israele sui due giacimenti.

Ma, secondo fonti israeliane, consegna al Libano il controllo di importanti pozzi di gas limitrofi al Tamar e al Leviathan che conterrebbero 27 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu.

A decrementare le tensioni politiche è però l’impasse politica in Libano, dove la rivalità tra le fazioni religiose ha portato all’assenza di un Governo in grado di prendere decisioni di carattere diplomatico.

Prima della crisi, il Governo libanese ha compilato una lista delle compagnie energetiche ammesse a sfruttare il gas in Libano, tra cui i colossi statunitensi ExxonMobil e Chevron, quello norvegese Statoil, quello italiano ENI, l’olandese Shell e la compagnia francese Total, ma non è riuscita a votare il via libera allo sfruttamento.

Da un lato, l’impasse ha raffreddato lo scontro tra israeliani e libanesi, e, dall’altro, ha permesso ad Israele di avanzare con lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo.

Oltre al Tamar e al Leviathan, il Governo israeliano ha scoperto di recente anche il Karish, che contiene 1,8 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il gas israeliano pronto per l’esportazione

Se confermata la notizia dell’alta capienza del Tamar, Israele incrementerebbe la sua posizione di Paese produttore di gas, e rafforzerebbe i piani di esportazione dell’oro blu.

Il Governo israeliano ha approvato l’esportazione del 40% del gas posseduto nei giacimenti nazionali che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere inviato verso Golfo Persico e Asia.

Probabile resta anche l’esportazione del gas israeliano in Unione Europea attraverso una partnership con Cipro, oppure con la realizzazione di un gasdotto per veicolare l’oro blu da Israele alla Turchia -che attraverso il Gasdotto Trans Adriatico invia carburante in UE.

Per l’UE, Israele rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento di gas che, così come l’Azerbaijan, è in grado di diversificare le forniture di oro blu dal monopolio di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

ANCHE L’EIA SUPPORTA LA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 13, 2013

Il Dipartimento all’Energia degli Stati Uniti d’America favorevole alla costruzione del Gasdotto Trans Adriatico per veicolare gas dall’Azerbaijan in Europa. La politica energetica europea di Obama sempre a favore dello shale

Una risorsa energetica per la sicurezza dell’Europa e dell’Occidente. Nella giornata di mercoledì, 11 Settembre, il Dipartimento all’Energia Degli Stati Uniti d’America ha evidenziato l’importanza dell’Azerbaijan come Paese fornitore di gas per l’Unione Europea.

Come riportato dall’autorevole UPI, il Dipartimento USA ha ritenuto che i 35 Trilioni di piedi cubi di gas presenti in Azerbaijan consentono la realizzazione ed il funzionamento del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Nello specifico, il Dipartimento all’Energia statunitense sostiene la realizzazione delle due infrastrutture, poiché esse consentono all’UE di diversificare gli approvvigionamenti di gas dalle sole forniture di Russia ed Algeria, che ad oggi soddisfano la maggior parte delle importazioni di oro blu del Vecchio Continente.

Quella della EIA è la prima posizione ufficiale presa dall’Amministrazione statunitense del Presidente democratico, Barack Obama, in merito alle questioni di politica energetica in Europa, dopo che l’Azerbaijan ha scelto la TAP come unico gasdotto deputato al trasporto del gas azero in UE.

Precedentemente, l’Amministrazione repubblicana di George W. Bush ha espresso aperto sostegno al Nabucco: gasdotto alternativo alla TAP, non selezionato dall’Azerbaijan, che avrebbe dovuto veicolare il gas azero in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, per diminuire la dipendenza energetica dell’Europa Centrale dalla Russia.

La strategia europea di Obama in ambito energetico si è invece basata sul sostegno alle esportazioni di gas shale liquefatto in Europa: un’iniziativa che, tuttavia, richiede la realizzazione di un alto numero di rigassificatori nel Vecchio Continente.

I due gasdotti che veicolano gas dell’Azerbaijan in Europa

La TANAP, supportata economicamente dal colosso azero SOCAR e dalle compagnie turche TPAO e Botas, e politicamente dai Governi turco ed azero è concepita per veicolare il gas dell’Azerbaijan dal confine tra Georgia e Turchia alla Turchia Europea.

La TAP, sostenuta economicamente da SOCAR, dal colosso britannico British Petroleum, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, da quella tedesca E.On, dalla svizzera AXPO e dalla belga Fluxys, è progettata per condurre il gas azero dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Secondo indiscrezioni, le compagnie che sostengono il Gasdotto Trans Adriatico hanno preventivato il prolungamento della TAP verso Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Belgio e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

LA SIRIA COME LIBIA E SERBIA: OBAMA INTERVENGA IN MANIERA INTELLIGENTE E DETERMINATA CONTRO UNA DITTATURA VIOLENTA

Posted in NATO, USA by matteocazzulani on August 27, 2013

Il Presidente statunitense vicino alla concessione dell’imprimatur per un intervento armato limitato, sotto l’egida della NATO, per reagire alle violenze sulla popolazione perpetrate dal regime di Damasco. Così come in Libia e in Serbia, il ruolo degli USA si dimostra necessario per garantire nel Mondo Democrazia, Diritti Umani, Pace e Progresso

Un intervento mirato per dimostrare che la democrazia e i diritti umani sono valori inviolabili. La risposta che gli Stati Uniti d’America sono chiamati a dare all’uso delle armi chimiche in Siria da parte del regime di Bashar Al Assad è altamente delicata e rischiosa, sopratutto considerate le dinamiche economiche e politiche del Mondo di oggi.

Come riportato dall’autorevole UPI, il Presidente USA, Barack Obama, dopo ripetuti tentativi di mediazione con Assad, starebbe valutando l’ipotesi di un intervento armato limitato per punire il regime di Damasco, alla luce dell’utilizzo di armi chimiche sulla popolazione civile e sui dissidenti politici da parte dell’Esercito di Assad.

Durante una conferenza stampa, il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha ribadito che l’uso delle armi chimiche da parte del regime di Damasco, testimoniato dalle principali organizzazioni internazionali indipendenti presenti in Siria, rappresenta una violazione dei diritti umani su cui il Mondo civile non può soprassedere.

Per risolvere la situazione, e lanciare un chiaro segnale alla Siria, Obama avrebbe escluso un intervento armato via terra, unilaterale e duraturo, nei confronti di Assad. Da un lato, è troppo rischioso sostenere apertamente un’opposizione al regime che, secondo indiscrezioni, è parzialmente legata con Al Qaeda e il terrorismo internazionale.

Inoltre, una guerra in Siria, oltre che risultare dispendiosa, finirebbe per diffondere presso il Mondo arabo l’odio nei confronti degli USA e, più in generale, dell’Occidente, peraltro già fomentato da Russia e Cina: due Paesi che hanno sempre difeso il regime di Assad dalle accuse di violazione dei diritti umani.

Per questa ragione, il Presidente USA ha ipotizzato due possibili soluzioni poste sotto l’egida della NATO. A riguardo, contatti sono già avvenuti tra il Presidente Obama e il Segretario Kerry, il Primo Ministro britannico David Cameron, il Presidente francese Francois Hollande, e le Autorità politiche e militari di Germania e Turchia.

Modello libico vs. modello balcanico

La prima delle due ipotesi di intervento armato si basa sul ‘modello libico’, con gli USA impegnati solo in un’azione preventiva mirata ad indebolire le difese del regime siriano, ed altri Paesi dell’Alleanza Atlantica coinvolti della gestione del resto delle operazioni militari.

Lo schema richiama quello voluto dall’Amministrazione Obama in occasione della Guerra in Libia del Marzo 2011, nella quale, sotto l’egida NATO, le difese del Dittatore libico, Muhammar Gheddafi, sono state neutralizzate da un primo intervento USA, mentre all’esercito di Francia e Gran Bretagna è spettata la gestione della parte seguente del conflitto, fino alla caduta del regime nordafricano.

La seconda ipotesi ricalca il ‘modello balcanico’ adoperato dalla NATO nel 1999 in Serbia per contrastare le pulizie etniche perpetrate da parte del regime serbo di Slobodan Milosevic. Allora, sono stati utilizzati missili cruise lanciati da incrociatori statunitensi e britannici ubicati nel Mar Adriatico, senza, però, alcuna azione militare via terra.

Ad avvalorare l’ipotesi in merito alla realizzazione del ‘modello balcanico’ anche per risolvere la questione siriana è il dislocamento di navi militari statunitensi nel Mediterraneo orientale, alle quali si starebbero aggiungendo incrociatori britannici di stanza presso l’isola di Cipro.

Il ‘modello balcanico’ consente infatti il solo bombardamento di obiettivi strategici, senza alcuna operazione aggiuntiva, ed evita il coinvolgimento NATO in una Guerra Civile che potrebbe portare a ripercussioni ben più ampie su scala mondiale.

Il rischio è dato dal sostegno fornito alla Siria da parte della Russia. Durante un incontro con il Premier britannico Cameron, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha negato l’uso di armi chimiche da parte di Assad, nonostante le prove fornite da diversi media. Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha poi messo in guardia l’Occidente da ogni azione militare in Siria senza l’avallo dell’ONU.

Il ruolo USA fondamentale per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel Mondo

A prescindere dalle strategie militari e politiche, certo è l’uso delle armi chimiche a Ghouta su bambini ed adulti da parte delle armate di Assad avvenuto mercoledì 21 Agosto, come testimoniato dalle note immagini trasmesse dai principali media internazionali.

Le ripetute violazioni dei diritti umani da parte del regime di Damasco sono così una situazione che l’Occidente, con gli USA in prima fila, non può più tollerare.

Finora, la politica estera del Presidente Obama, un democratico, è stata attenta nel migliorare l’immagine degli USA nel Mondo, fortemente compromessa dall’atteggiamento aggressivo della precedente Amministrazione della Casa Bianca, guidata, per otto anni, dal repubblicano George W Bush.

Tuttavia, come ammesso dallo stesso Obama, esistono dei valori su cui anche l’Amministrazione statunitense non può soprassedere, poiché la mission degli USA nel Mondo è quella di garantire, tutelare e diffondere democrazia, diritti umani, pace e progresso.

È per questo che, ancora una volta nella storia, è opportuno che gli USA prendano l’iniziativa nell’ambito della NATO per dimostrare, senza eccedere in azioni armate troppo spregiudicate, che l’Occidente non rimane inerme dinnanzi all’inaccettabile uso della violenza sulla popolazione civile e sul dissenso politico da parte di una comprovata dittatura.

Matteo Cazzulani

SHALE: L’ARGENTINA ATTUA POLITICHE INADATTE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 30, 2013

Uno studio riportato dall’agenzia UPI riporta come le politiche del Presidente Cristina Fernandez de Kirschner rendano difficili investimenti nel settore del gas convenzionale. Solo statunitense Chevron da fiducia al Governo argentino

A volte, la politica riesce a dissipare un patrimonio energetico di inestimabile valore. Nella Giormata di martedì, 25 Giugno, un’analisi riportata dall’agenzia UPI certificato come l’Argentina non sia in grado di sfruttare i consistenti giacimenti di gas Shale sul suo territorio a causa delle politiche del Presidente, Cristina Fernandez de Kirchner.

Secondo le stime della EIA, l’Argentina possiede 802 trilioni di piedi cubi di gas Shale nel proprio territorio, una riserva che consente a Buenos Aires di vantare il terzo primato per grandezza nel mondo dopo gli Stati Uniti d’America e la Cina.

Questo patrimonio, concentrato per lo più nel giacimento Vaca Muerta, è pero non ancora sfruttato a causa della scarsa volontà dimostrata dalle compagnie energetiche mondiali leader nello shale di investire nel settore del gas non convenzionale in Argentina.

Il caso più eclatante è quello della compagnia spagnola Repsol, che ha dichiarato la non volontà di investire nello Shale argentino dopo che il Presidente Kirchner, nel Maggio 2012, ha ordinato l’esproprio forzato da parte dello Stato della compagnia YPF.

La YPF, posseduta dalla Repsol, è stata nazionalizzata senza alcuna compensazione alla compagnia spagnola che, tuttavia, la Presidente Kirchner ha poi invitato ad investire nello Shale argentino.

Simile, anche se non così grave, è la condotta del colosso norvegese Statoil, che, dopo un iniziale interesse, si è tenuto alla larga da investimenti coraggiosi nel settore del gas non convenzionale argentino.

L’unica compagnia che ha dimostrato voglia di operare nello Shale argentino è la Chevron, che si è detta fiduciosa di ricevere un trattamento adeguato da parte del Governo argentino.

Un patrimonio energetico inestimabile

Secondo il recente rapporto EIA, l’Argentina, con 802 Trilioni di piedi cubi di Shale, è il terzo Paese al Mondo per riserve di gas non convenzionale, dopo USA (1161 Trilioni di piedi cubi) e Cina (1115) ma prima di Algeria (707), Canada (573) Messico (545), Australia (437), Sud Africa (390), Russia (285) e Brasile (245).

Nonostante la cospicua presenza di gas non convenzionale, il rapporto EIA ha evidenziato come il settore del gas Shale in Argentina sia in uno stato di avanzamento primordiale, a causa delle politiche governative che ostacolano ingenti investimenti.

Matteo Cazzulani

ISRAELE DIVENTA UN PAESE ESPORTATORE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 24, 2013

Il Governo israeliano autorizza l’esportazione del 40% delle riserve nazionali di gas. L’Unione Europea resta la principale interessata alle esportazioni dell’oro blu dello Stato ebraico

Un Paese tradizionalmente povero di energia destinato a ricoprire un ruolo predominante nella politica energetica europea. Nella giornata di Domenica, 23 Giugno, Israele ha deciso di destinare il 40% delle riserve nazionali di gas all’esportazione

Come riportato da Natural Gas Europe, la decisione è stata comunicata dal Premier israeliano, Binyamin Netanyahu, insieme con il Ministro delle Finanze, Yair Lapid, ed il Governatore della Banca Nazionale di Israele, Stanley Fischer.

Nello specifico, il Governo ha stabilito di trattenere il 60% delle risorse di gas per la sicurezza energetica nazionale, mentre il restante 40% sarà utilizzato per rafforzare la posizione di Israele come Paese esportatore di energia.

Un punto interrogativo resta sulla destinazione che Israele intende scegliere per esportare il suo gas.

Come riportato dall’agenzia UPI, la prima direttrice può essere l’Europa attraverso la Turchia, per mezzo di un gasdotto costruito sul fondale del Mar Mediterraneo per collegare i giacimenti israeliani al territorio turco.

Il progetto è supportato dagli Stati Uniti d’America, che vedono nella cooperazione energetica tra Israele e Turchia un mezzo per rafforzare due alleati strategici in Medio Oriente.

Nel contempo, l’Amministrazione del Presidente statunitense, il democratico Barack Obama -che si è impegnato per ripianare una forte crisi diplomatica tra Israele e Turchia- ritiene il progetto una fonte di approvvigionamento che garantisce agli alleati dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas dalla dipendenza da Russia ed Algeria.

Secondo progetto, sempre orientato verso l’Europa, è l’esportazione di gas liquefatto a Cipro, dove la compagnia USA Noble Energy, in cooperazione con l’israeliana Delek -i due enti che sfruttano i giacimenti di oro blu di Israele- sta realizzando un rigassificatore.

La soluzione cipriota è supportata dalla Grecia, ma è opposta dalla Turchia, che vede Cipro come un potenziale avversario al mantenimento dello status di principale Paese di transito in Europa del gas necessario all’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia.

La terza soluzione è l’esportazione di gas liquefatto verso Egitto e Golfo Persico tramite la realizzazione di un rigassificatore nel Golfo di Eliat.

Questa soluzione porta Israele a competere nel mercato energetico mondiale con due potenze del settore, come Qatar, Iran ed Egitto.

Una decisione storica che cambia la posizione geopolitica israeliana

Il giacimento Leviathan contiene 7 trilioni di piedi cubi di gas, mentre il Tamar 10 Trilioni di piedi cubi.

Per il Governo israeliano la decisione rappresenta una pagina di storia, dal momento in cui i due giacimenti sono stati scoperti nel Mar Mediterraneo solo nel 2010.

Da allora, Israele è diventato un Paese in primo piano nel mercato energetico mondiale.

Matteo Cazzulani

GASDOTTI: L’EUROPA CENTRALE SOSTIENE IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2013

Durante il summit di Bratislava i Presidenti di Austria, Romania, Ungheria, Bulgaria e Turchia hanno inviato una lettera al Capo di Stato dell’Azerbaijan per il sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione. Il progetto, che coinvolge anche Polonia e Slovacchia, necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas in Europa.

Sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas per garantire la sicurezza energetica l’Europa Centrale non ha dubbi: il Nabucco è meglio della TAP. Nella giornata di Domenica, 16 Giugno, i Capi di Stato di Austria, Romania, Ungheria e Bulgaria hanno espresso pieno sostegno al gasdotto Nabucco.

Come riportato dall’agenzia UPI, a margine del Summit dei Paesi dell’Europa Centrale, a Bratislava, i Presidenti dei quattro Paesi dell’Europa Centrale hanno inviato al Capo di Stato azero, Ilham Aliyev, una lettera di supporto al gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer, ha illustrato come il Nabucco consenta la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per Paesi che, oggi, sono quasi completamente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia.

Il Presidente romeno, Traian Basescu, che ha invitato i Capi di Stato dei Paesi coinvolti nel Nabucco ad esprimere pieno sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione, ha sottolineato come l’infrastruttura garantisca diversificazione delle formiture di gas anche a Polonia e Slovacchia.

Oltre al Presidente ungherese, Janos Ader, e a quello bulgaro, Rosen Plevneliev, la lettera è stata sostenuta anche dal Capo di Stato turco, Abdullah Gul.

Nabucco vs. TAP nella guerra dei gasdotti per la diversificazione delle forniture UE di gas

Il Nabucco è progettato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH,e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione conta sul sostegno politico di Austria, Turchia, Slovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria ed Ungheria.

Il Nabucco è in concorrenza per il trasporto del gas azero con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi all’anno di oro blu in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente da Italia, Svizzera, Grecia, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia e Montenegro.

Matteo Cazzulani