LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Tusk respinge il siluro di Putin alla Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 24, 2014

Il Premier polacco pone come priorità l’assicurazione alla Giustizia di autori e mandanti delle intercettazioni che stanno discreditando l’immagine della Polonia in Europa, e che secondo gli indizi sarebbero state realizzate su ordine della Russia. La maggioranza chiede a Tusk una miniverifica di Governo

Prima chiarire le responsabilità delle intercettazioni illegali, e solo poi procedere con il rimpasto di Governo. Questa è la linea assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in seguito alla pubblicazione di nuove intercettazioni ad alte Cariche dello Stato da parte del settimanale Wprost: un fatto che ha aperto una crisi di Governo e, sopratutto, ha indebolito l’immagine della Polonia in Europa alla vigilia di importanti nomine ai vertici dell’Unione Europea.

Tusk, durante una conferenza con il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha definito come prioritaria l’individuazione degli autori e dei mandanti delle intercettazioni che, come dichiarato espressamente dal Capo del Governo polacco, hanno agito con il chiaro obiettivo di destabilizzare la Polonia.

Tusk ha quindi invitato la Redazione del Wprost a pubblicare tutte le intercettazioni in suo possesso per evitare che ulteriori conversazioni registrate possano essere utilizzate come forma di ricatto nei confronti del Governo.

Infine, il Premier polacco ha dichiarato di non intendere dimissionare nessuno dei Ministri coinvolti nelle intercettazioni, ma, al contrario, di volere assicurare alla Giustizia gli autori di registrazioni accuratamente confezionate in diversi ristoranti di Varsavia.

“Le persone responsabili delle intercettazioni non hanno agito per il bene pubblico, bensì unicamente per destabilizzare lo Stato polacco -ha dichiarato Tusk- basta vedere quello che accade ad est dell’Unione Europea per capire quanto una forte posizione della Polonia sarebbe importante per cambiare gli assetti della politica mondiale ed europea”.

La posizione espressa da Tusk è non solo una adeguata risposta al tentativo di discreditare l’immagine della Polonia nella politica europea, ma anche una conferma implicita della convinzione del Governo polacco che dietro alle intercettazioni vi sia la mano dei Servizi Segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse ad affossare la Polonia, che ha saputo ritagliarsi in Europa un preciso ruolo a supporto della democrazia in Ucraina, dell’avvicinamento di Georgia e Moldova all’UE e della realizzazione di una Comune Politica Energetica UE.

Il Governo Tusk è protagonista anche per la diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Unione Europea da Mosca, e per accelerare con la firma del Trattato di Partnership Economica tra UE e Stati Uniti d’America, il TTIP.

Compatti accanto a Tusk si sono schierati i Parlamentari della Piattaforma Civica -PO- la forza partitica a cui appartengono il Premier e i Ministri e Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-Addetto Stampa di Tusk, Pawel Gras.

Differente è la posizione del Partito contadino PSL, che, da alleato di maggioranza della PO, ha chiesto a Tusk una verifica di Governo con le dimissioni del Ministro degli Interni Sienkiewicz. Nelle intercettazioni, Sienkiewicz avrebbe concordato con il Capo della Banca Nazionale polacca, Marek Belka, un intervento urgente in salvataggio del bilancio statale in cambio delle dimissioni di Rostowski dalla guida del Ministero delle Finanze.

La posizione del PSL, espressa dal Vicepremier Janusz Piechocinski, esclude la formazione di una Coalizione alternativa a supporto di un Governo tecnico, come proposto dal principale partito di Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il cui Capo, Jaroslaw Kaczynski, è riuscito a portare sulle sue posizioni gli altri due Gruppi parlamentari della destra: Polonia Solidale e Polonia Insieme.

Fuori dalla contesa restano le Opposizioni di sinistra, con la socialdemocratica SLD attenta a verificare l’operato del Governo, e il radicaleggiante Tuo Movimento pronto a discutere una propria Proposta di Legge per lo scioglimento anticipato del Governo.

Al posto di Sikorski a Capo della Politica Estera UE candidati graditi a Mosca

Nel frattempo, sulla vicenda è anche intervenuto il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che nelle intercettazioni avrebbe dichiarato al Ministro Rostowski che l’alleanza con gli Stati Uniti d’America sarebbe inutile per garantire la sicurezza della Polonia.

“Il Governo è sotto l’attacco di una forza intenta a destabilizzare la Polonia -ha dichiarato Sikorski durante il Vertice dei Ministri degli Esteri UE in Lussemburgo- Ritengo necessario identificare queste persone ed assicurarle alla Giustizia” ha continuato il Ministro degli Esteri polacco.

Sikorski, nello scenario delle intercettazioni, rappresenta il colpo più duro inferto al Governo Tusk, che sta candidando proprio il suo Ministro degli Esteri alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE e a quella di Commissario UE all’Energia.

Non è un caso se, subito dopo lo scandalo intercettazioni, le quotazioni di Sikorski per la nomina alla guida della Politica Estera UE sono state raggiunte e superate da quelle di altri candidati, come i francesi Laurent Fabius ed Elisabeth Guigou, l’olandese Frans Timmermans, gli italiani Franco Frattini e Federica Mogherini, lo slovacco Miroslav Lajcak e la bulgara Kristalina Georgieva.

Tutti i candidati alternativi a Sikorski sono noti per assumere posizioni spesso troppo concilianti nei confronti della Russia, talvolta anche spiccatamente favorevoli alle istante neoimperiali di stampo militarista del Presidente russo, Vladimir Putin.

Per questo, non è affatto errato pensare che lo scandalo intercettazioni sia stato organizzato da Mosca per evitare la nomina ai vertici UE di personalità poco accondiscendenti agli interessi della Russia e alle lobby russe di ambito economico ed energetico.

Una situazione, quella che purtroppo si prospetta in Europa, a cui Sikorski -esponente di un Paese che ben conosce la natura imperialista della Russia di Putin, che è del tutto simile a quella del regime sovietico- si sarebbe strenuamente opposto per evitare che l’UE avrebbe potuto assumere una politica succube agli interessi di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: anche Sikorski finisce nel mirino di Putin

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 23, 2014

Il settimanale Wprost pubblica le ennesime intercettazioni che riguardano il Ministro degli Esteri polacco, noto per avere contribuito al ripristino della democrazia in Ucraina e all’avvicinamento di Georgia e Moldova all’Europa. L’impegno del Premier, Donald Tusk, per la comune politica energetica europea e per il rafforzamento delle relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti d’America gli altri elementi che sembrano confermare la pista russa dietro allo scandalo politico

È uno dei candidati più accreditati ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea, in molti lo hanno dato per probabile Capo del Governo in caso di nomina alla guida del Consiglio Europeo dell’attuale Premier Donald Tusk, mentre c’è chi già lo ha candidato a diventare il nuovo Commissario UE all’Energia.

È forse per questo identikit che il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è finito nella trappola delle intercettazioni effettuate illegalmente durante una sua conversazione con l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Nella conversazione, pubblicata lunedì, 23 Giugno, dal settimanale Wprost, Sikorski si sarebbe sfogato con il collega, lamentando l’inutilità dei buoni rapporti tra la Polonia e gli Stati Uniti d’America, che secondo il Ministro degli Esteri porterebbe i polacchi ad avere solamente l’illusione di essere sicuri, senza evitare litigi in ambito europeo con Germania e Francia, Paesi tradizionalmente meno inclini al rafforzamento dei rapporti transatlantici, di cui invece Varsavia è accesa sostenitrice.

In risposta, Rostowski, che come Sikorski appartiene alla cristiano-democratica Piattaforma Civica, si sarebbe lamentato per la candidatura a capolista nel Collegio della città di Varsavia nelle Elezioni Europee di Danuta Hubner perché troppo di sinistra, ed avrebbe invitato Sikorski ad profondere maggiori sforzi per supportare la propria corsa a Commissario UE all’Energia.

Infine, i due Ministri avrebbero criticato la decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di indire un referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, e, per questo avrebbero auspicato una sconfitta dei Conservatori alle Elezioni Parlamentari in Gran Bretagna.

Le intercettazioni di Sikorski mettono a serio repentaglio le relazioni tra la Polonia e i suoi alleati più stretti, come USA e Gran Bretagna, e rappresentano l’ennesima tegola sulla testa del Premier Tusk, che da lunedì, 16 Giugno, sta affrontando una crisi di Governo in seguito ad altre intercettazioni pubblicate precedentemente sempre dal Wprost.

I protagonisti delle precedenti intercettazioni, che i Servizi Segreti polacchi hanno cercato di sequestrare perché realizzate illegalmente, sono il Capo della Banca Centrale polacca, Marek Belka, il Ministro degli Interni, Batlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, e l’ex-Viceministro delle finanze, Andrzej Parafianowicz.

La mole di alte personalità coinvolte nell’Affare, intercettate da tempo con un’inaudita professionalità presso un rinomato ristorante di Varsavia ed un noto locale di incontri di affari della capitale, danno sempre più valore al sospetto che lo scandalo sia stato attuato ad hoc dai servizi segreti russi, che hanno tutto l’interesse a provocare la caduta del Governo Tusk e, più in generale, a destabilizzare la Polonia.

Il Premier Tusk è infatti in prima fila per la realizzazione di una comune politica energetica UE e per la conclusione del Trattato di Partnership Transatlantica UE-USA -TTIP- mentre proprio Sikorski ha ricoperto un ruolo fondamentale dapprima per il sostengo della rivolta pacifica e democratica del Maydan in Ucraina.

Sikorski si è molto speso anche per l’accelerazione dei tempi per la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Georgia, Moldova ed Ucraina.

Inoltre, la Polonia è il Paese che, più di tutti, ha utilizzato i fondi UE per realizzare infrastrutture energetiche, come il rigassificatore di Swinoujscie e il Corridoio Nord-Sud, necessarie alla messa in comunicazione dei sistemi dei Paesi UE e alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Infine, la Polonia è sostenitrice, assieme a Gran Bretagna e Romania, dello sfruttamento in Europa dei giacimenti di gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, che secondo i dati EIA garantirebbe a polacchi, britannici e romeni di decrementare sensibilmente la dipendenza energetica dalla Russia.

Ad avvalorare ulteriormente il sospetto del coinvolgimento russo nello scandalo intercettazioni è il periodo in cui Sikorski è stato intercettato, corrispondente al Febbraio del 2014: quando la protesta pacifica dei democratici ucraini sul Maydan era arrivata al suo punto più delicato.

La Russia ha dunque tutto l’interesse a destabilizzare la Polonia per assicurarsi un ruolo debole dell’Europa sulla questione ucraina e, successivamente, per permettere alle forze armate di Mosca di procedere con l’invasione non solo dell’Ucraina, ma anche di Georgia, Moldova, e dei Paesi UE su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito mire espansionistiche, come Estonia, Lettonia e Lituania.

Con l’indebolimento della Polonia, Putin avrebbe dunque gioco facile ad estendere l’egemonia militare ed economica di Mosca nello spazio ex-sovietico: un sogno di espansione militare, di stampo imperialista, che il Presidente russo non ha mai nascosto di volere attuare con ogni mezzo.

Buzek, Lewandowski e Piechocinski per il dopo Tusk

Tornando alla Polonia, è già iniziata la girandola di voci in merito alle conseguenze politiche che le intercettazioni potrebbero portare, come le quasi certe dimissioni del Ministro Sienkiewicz e l’indizione di Elezioni Parlamentari anticipate per restituire la parola agli elettori.

Inoltre, probabile è anche lo scioglimento immediato del Governo Tusk con le dimissioni dello stesso Premier e di tutti i suoi Ministri: un passo che, tuttavia, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, non vuole compiere per non arrestare i 7 anni di buongoverno della PO.

Malgrado l’opposizione di Komorowski, membro anch’esso della PO, già circolano i nomi di possibili Premier ad interim, sempre appartenenti alla Piattaforma Civica: in prima fila, già sono comparsi l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e il Commissario UE al Bilancio, Janusz Lewandowski.

Favorevole alle dimissioni del Governo è invece il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha chiesto la messa all’Ordine del Giorno di un voto di sfiducia costruttivo.

Come riportato dal Newsweek, il Capo del PiS, Jaroslaw Kaczynski, intende creare una nuova colazione temporanea con i partner di maggioranza della PO, il Partito contadino PSL, a sostegno di un Governo tecnico guidato dall’attuale Vicepremier, Janusz Piechocinski.

La manovra consentirebbe a Piechocinski, che è Segretario del PSL, di respingere l’attacco della corrente interna al suo Partito che vorrebbe il ritorno alla guida della forza politica contadina dell’ex-Premier Waldemar Pawlak.

Dai giochi di coalizione, esclusa sembra essere l’opposizione di sinistra, composta dalla socialdemocratica SLD e dalla forza politica di orientamento radicaleggiante-progressista Tuo Movimento.

In tutta la situazione, certo resta l’appannarsi delle chance di nomina europea di Tusk e Sikorski: due personalità che, da Bruxelles, avrebbero finalmente potuto dare un forte contributo al contenimento dell’aggressività militare russa in Europa Orientale e ai confini dell’UE.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: Putin contro Tusk per il sostegno a Ucraina e Unione Energetica Europea

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 19, 2014

Il Premier polacco respinge le dimissioni del suo Governo, ma non esclude l’indizione di Elezioni Anticipate in seguito alle intercettazioni che hanno coinvolto il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, un ex-Ministro e un ex-Viceministro. Secondo la Suddeutsche Zeitung, i Servizi Segreti di Mosca sarebbero i responsabili delle registrazioni che stanno minando la tenuta del Governo in Polonia.

Le dimissioni del Governo no, Elezioni Anticipate sì. Questa è la posizione assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in risposta alle perquisizioni che i Servizi Segreti polacchi hanno effettuato presso la redazione del Wprost: il settimanale che, lunedì, 16 Giugno, ha pubblicato il testo di conversazioni di alte personalità politiche intercettate per alcuni mesi in uno dei più famosi ristoranti di Varsavia.

Tusk, dopo avere escluso le dimissioni del Governo, ha ventilato l’ipotesi di indire Elezioni Parlamentari Anticipate per verificare la fiducia degli elettori nei confronti della maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica di Tusk- e dal Partito contadino PSL.

“Ritengo necessario indire Elezioni Anticipate se non dovesse rivelarsi possibile la collaborazione tra diversi Istituzioni della vita pubblica -ha dichiarato Tusk, durante una conferenza stampa urgente giovedì, 19 Giugno- La Libertà di Stampa è un Valore sacrosanto: è interesse di tutta la Polonia comprendere non solo i retroscena delle intercettazioni, ma anche da chi, e perché, esse siano state accuratamente preparate da tempo”.

La reazione di Tusk è avvenuta a poche ore da due tentativi di perquisizione effettuati dai Servizi Segreti polacchi presso la redazione del Wprost mercoledì, 18 Giugno.

I Servizi Segreti, dopo avere ritenuto illegali le intercettazioni pubblicate dal Wprost, hanno richiesto a più riprese la consegna delle registrazioni in possesso del settimanale polacco, che, tuttavia, si è rifiutato di cederle.

Le intercettazioni riguardano conversazioni private tra il Capo della Banca Nazionale Polacca, Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz. In esse, Belka, ex-Premier socialdemocratico, ha promesso un intervento della Banca Centrale polacca per salvare il bilancio dello Stato in cambio del siluramento del Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Oltre alla conversazione tra Belka e Sienkiewicz, i cui postulati si sono tradotti in realtà a pochi mesi dalla registrazione, le intercettazioni hanno anche riguardato la richiesta di intervento all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, da parte dell’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, per tutelare i conti della moglie dai controlli pubblici.

Come dichiarato da Tusk, le intercettazioni, che stanno minando la tenuta e il consenso pubblico del Governo polacco, sono state organizzate in maniera precisa e premeditata, con tutta probabilità per mano di agenti interni, o addirittura da Servizi Segreti di Paesi esteri.

La pista interna porta ad indiziare il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che di recente ha perso contro la PO, seppur di pochi punti, le Elezioni Europee.

La pista estera, data per molto probabile dalla Suddeutsche Zeitung, porta invece ai Servizi Segreti della Russia di Putin. Mosca, infatti, ha tutto l’interesse a far cadere il Governo Tusk per punire la Polonia per il forte sostegno dato allo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova e per l’avvicinamento di questi Paesi all’Unione Europea.

Inoltre, la Russia ha più volte criticato il Governo Tusk per il sostegno dato dal Premier polacco all’Unione Energetica Europea: un progetto, condiviso dal Presidente francese, Francois Hollande, e da altri Capi di Stato e di Governo UE, che mira a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa da Russia ed Algeria attraverso la creazione di un mercato unico UE del gas.

Infine, il Governo Tusk ha dato un forte impulso alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia anche per mezzo della realizzazione di rigassificatori -necessari per diversificare le forniture di gas dal monopolio della Russia- e dello sfruttamento dei giacimenti di shale: gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, di cui, secondo i dati EIA, la Polonia sarebbe ricca.

Mosca attacca anche i gasdotti ucraini per convincere l’UE a realizzare il Southstream

A confermare la responsabilità degli Agenti Segreti della Russia di Putin nello scandalo intercettazioni in Polonia, per ragioni legate all’energia, è anche l’esplosione del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod: la principale infrastruttura che veicola in Europa più del 90% del gas russo importato dall’Unione Europea attraverso l’Ucraina.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’esplosione, avvenuta mercoledì, 18 Giugno, è utile alla Russia per presentare l’Ucraina come partner inaffidabile per il transito del gas russo in Europa e, così, convincere l’Unione Europea della necessità di costruire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è progettato dalla Russia per incrementare la già alta quantità di gas veicolato in Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso un’infrastruttura che bypassa l’Ucraina, transitando attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria.

Per reagire al Southstream, l’Europa, da un lato, ha questionato la conformità dell’infrastruttura ai regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Dall’altro, la Commissione Europea ha implementato la realizzazione della Comunità Energetica Europea, di cui Tusk e la Polonia sono stati, guarda caso, i più accesi promotori.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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GAS: GRAN BRETAGNA E POLONIA AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 4, 2013

La compagnia britannica IGas certifica una cospicua presenza di gas non convenzionale che renderebbe Londra indipendente sul piano energetico. Il Governo polacco facilita lo sfruttamento dello Shale come priorità strategica nazionale

Un pozzo di gas capace di rendere la Gran Bretagna energicamente indipendente. Nella giornata di lunedì, 3 Giugno, la compagnia britannica IGas ha dichiarato la presenza di un cospicuo giacimento di Shale nel sottosuolo della Gran Bretagna, pari a 172,3 Trilioni di Metri Cubi.

La previsione, che incrementa sensibilmente la cifra precedentemente stabilita, pari a 10 Trilioni di Metri Cubi, è stata fissata dopo uno studio operato dalla stessa compagnia, che. Ha ottenuto il permesso di ricercare gas Shale in Gran Bretagna dal Governo di Londra.

Se confermata la cospicui presenza di Shale, la Gran Bretagna potrà implementare lo sfruttamento di gas non-convenzionale, già iniziato nel Marzo 2013 con la concessione del permesso alla compagnia Cuadrilla.

La Gran Bretagna, su espresso volere del Primo Ministro, David Cameron, è stato anche il primo Paese dell’Unione Europea, ed uno tra i primi al Mondo, ad avviare l’importazione di gas Shale dagli Stati Uniti d’America.

Con l’avvio dello sfruttamento dello Shale, gli USA hanno incrementato la produzione interna di gas e, secondo le stime EIA, sono destinati a ricoprire un ruolo da protagonista nel mercato energetico mondiale come uno dei principali Paesi esportatori di LNG, con particolare forza in Asia.

Oltre alla Gran Bretagna, anche India, Corea del Sud, Singapore e Taiwan hanno firmato pre-accordi per l’importazione di Shale USA, la cui vendita, per ogni singolo Paese, necessita del via libera del Dipartimento all’Energia.

In Europa, così come la Gran Bretagna anche la Polonia sta sostenendo lo Shale, divenuto una priorità nazionale, come dichiarato dal Ministro dell’Economia, Jacek Rostowski.

La dichiarazione del Ministro è pervenuta dopo che la compagnia britannica San Leon ha effettuato un tentativo di estrazione di Shale positivo presso il giacimento Czeslaw I.

Rostowski ha inoltre preannunciato misure che favoriscono l’avvio dello sfruttamento regolare di Shale in Polonia a partire dal 2020, tra le quali sgravi fiscali per le compagnie impegnate nella ricerca di gas non convenzionale.

L’impegno del Ministro Rostowski è stato confermato dal Viceministro dell’Ambiente, Piotr Wozniak, che ha dichiarato l’approvazione di norme che facilitano lo sfruttamento dello Shale dal punto di vista ambientale.

Le compagnie saranno autorizzate a sfruttare lo Shale prima dell’ottenimento delle concessioni per un periodo di 200 giorni, e potranno avviare la produzione di gas non convenzionale.

Inoltre, le misure esposte dal Viceministro Wozniak riguardano anche l’obbligatorietà di studi di fattibilità ambientale in un’area meno vasta di quella finora circoscritta.

Gli interventi del Ministro Rostowski e del Viceministro Wozniak hanno posto fine al pessimismo legato alla decisione dei principali colossi mondiali – quello statunitense ExxonMobil, la Talisman Energy e la Marathon Oil- di abbandonare la ricerca di Shale in Polonia.

Secondo diverse stime, la Polonia possiede il più ampio giacimento di Shale in Europa, il cui sfruttamento consentirebbe a Varsavia, e all’Unione Europea, di diminuire sensibilmente la dipendenza dalle forniture di gas naturale dalla Russia.

La Rivoluzione Shale fa paura ai russi

Contrarietà allo sfruttamento di Shale in Europa è stata espressa dalla Russia, intenzionata a mantenere il controllo del settore del gas in Europa.

Secondo indiscrezioni, la Russia sostiene movimenti ecologisti che protestano contro lo sfruttamento di Shale in Europa per motivi di carattere ambientale.

Lo Shale è un gas estratto in rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA ABBASSA LE TASSE SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 23, 2013

Varsavia intende rafforzare l’attenzione delle compagnie internazionali sulle ingenti riserve di gas non convenzionale. Cala la presenza delle compagnie USA in territorio polacco

Via le tasse per incentivare l’indipendenza energetica della Polonia e dell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 21 Maggio, la Polonia ha congelato le tasse per lo sfruttamento del gas shale in territorio polacco fino al 2020.

A comunicare la decisione è stato il Ministro delle Finanze polacco, Jacek Rostowski, che ha così posticipato l’entrata in vigore del regime fiscale sull’estrazione dello shale, prevista nel 2015.

La mossa è motivata dalla necessità per la Polonia di mantenere viva l’attenzione sullo shale polacco, dopo che enti internazionali stanno abbandonando alla spicciolata il Paese centro-europeo.

Dopo il colosso statunitense ExxonMobil, che ha firmato un protocollo d’intesa con il monopolista statale russo del greggio, Rosneft -contrario allo sfruttamento dello shale polacco- anche la compagnia canadese Talisman Energy ha abbandonato i progetti di sfruttamento dello shale polacco.

A rimanere in Polonia sono ad oggi l’altro colosso USA, Chevron, e la compagnia irlandese San Leon Energy, che ha acquisito azioni sui giacimenti ad oggi controllati dalla Talisman Energy.

Secondo le stime dell’Agenzia per l’Informazione Energetica statunitense, la Polonia possiede la più consistente riserva di gas shale in Europa, pari a 5,3 Trilioni di metri cubi.

Lo shale per liberare l’UE dalla dipendenza dai russi

Per Varsavia, lo shale rappresenta un progetto strategico per diminuire la dipendenza nazionale ed europea dalla Russia, che copre l’82% del fabbisogno di gas polacco.

Oltre che dalla Polonia, in Europa lo sfruttamento dello shale è stato già approvato da Lituania, Gran Bretagna, Spagna, Romania, Slovacchia, Austria, Germania.

L’avvio dello sfruttamento di shale ha permesso agli USA di incrementare la produzione di gas, e di imporsi nel 2019 come primo fornitore in Asia.

Contraria allo sfruttamento di shale è la Russia, che vede nel gas non-convenzionale una minaccia al mantenimento dell’egemonia energetica nel mercato europeo.

Lo shale è un gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani