LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Elezioni Parlamentari serbe: vittoria storica del centro-destra progressista del Presidente Nikolic

Posted in Balcani by matteocazzulani on April 2, 2014

Il Partito Progressista Serbo del Vicepremier Aleksandar Vucic trionfa sugli ex-alleati di coalizione del Partito Socialista Serbo del Premier Ivo Dacic. Crisi economica, alto tasso di disoccupazione e forte debito pubblico le ragioni che, assieme all’inconsistenza delle opposizioni, hanno portato allo storico successo della forza partitica di centro-destra.

Un monocolore di centrodestra chiamato a gestire il processo di allargamento dell’Unione Europea ai Balcani in uno dei Paesi più fortemente colpiti dalla crisi economica ed occupazionale, nonché una pedina chiave nello scacchiere geopolitico internazionale. Nella Elezioni Parlamentari anticipate serbe di Domenica, 31 Marzo, il Partito Progressista Serbo -SNS- ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi presso il Parlamento mono camerale di Belgrado con il 48% dei consensi.

Il grande risultato ottenuto dalla forza di centro-destra guidata dal Vicepremier, e probabile futuro Premier, Aleksandar Vucic, a cui appartiene anche il Presidente serbo, Tomislav Nikolic, ha de facto posto fine alla colazione di governo che la SNS ha varato dopo la vittoria elettorale del 2012 con il Partito Socialista Serbo -SPS- del Premier Ivo Dacic, già finita in crisi dopo dissidi interni alla maggioranza che hanno portato all’indizione della consultazione elettorale anticipata.

Dopo la SNS -che ha corso in coalizione con il partito Nuova Serbia, con il Movimento dei Socialisti, con il Partito del Ripristino della Serbia di ispirazione monarchica, e con il Partito Social-Democratico- e la SPS, seconda con 13% dei consensi -e che ha trovato partner di coalizione nel partito Serbia Unita e nel Partito dei Pensionati Uniti di Serbia- al terzo posto si è affermato il Partito Democratico: forza di centrosinistra, guidata dal Sindaco di Belgrado Dragan Dilas, presentatasi con la rappresentanza croata di Voivodina, che non è andato oltre il 6% dei voti.

Ultima forza ad avere superato di pochi punti percentuali lo sbarramento del 5% è coalizione di sinistra del Nuovo Partito Democratico dell’ex-Presidente Boris Tadic che si è presentata assieme ai verdi e alle minoranze ungheresi e bosniache.

La vittoria della SNS, che apre ora la via ad un governo monocolore di centrodestra composto da forze politiche a cui appartengono sia il Premier che il Presidente, è stata motivata più dalla frammentazione delle opposizioni, incapaci di presentarsi come valida alternativa alla personalità di Vucic, che per le proposte programmatiche del Partito Progressista Serbo.

Inoltre, anche la crisi economica ed occupazionale, che, oggi, in Serbia ha già colpito il 27% della popolazione di un Paese in cui il debito pubblico ha oramai toccato il 6%, ha portato l’elettorato a diffidare della vecchia classe politica che ha governato finora, preferendo dare fiducia al Leader di un Partito, Vucic, che fino ad oggi non ha mai ricoperto l’incarico di guidare di prima persona il Governo.

Altro aspetto che ha influito nella vittoria della SNS è la promessa di attrarre investimenti da Russia, Cina e Paesi arabi, senza tralasciare il discorso dell’integrazione europea: una posizione del tutto contorta che, nonostante la contraddizione in cui la Serbia si è trovata, ha portato a Belgrado già i primi capitali che hanno dato ossigeno all’economia in crisi.

Resta incerto il processo di integrazione nell’UE

Proprio la situazione di politica estera resta la prima domanda aperta nel dopo elezioni in Serbia, dal momento in cui Belgrado sotto la Presidenza Nikolic, ha implementato le procedure di integrazione con l’UE già avviate con energia dal precedente Capo dello Stato, l’ex-democratico Tadic.

Per favorire l’avvicinamento all’UE, Nikolic ha ammorbidito la posizione della Serbia sul Kosovo normalizzando i rapporti diplomatici con Pristina, ma, nello stesso tempo, ha portato Belgrado ad essere tra i più accesi sostenitori e partner del Soouthstream.

Questo gasdotto è stato progettato da un accordo politico tra il Presidente russo Vladimir Putin e l’ex-Premier italiano Silvio Berlusconi, per permettere alla Russia di incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca: per questo, il Southstream è osteggiato dalla Commissione Europea, che ne ha decretato l’incompatibilità con le Leggi UE a tutela della concorrenza e che, dopo l’occupazione militare russa in Ucraina, è stato bloccato definitivamente da Bruxelles come forma di sanzione economica ed energetica.

La contraddizione di Nikolic è condivisa anche dal prossimo Premier Vucic che, nonostante abbia condannato ufficialmente il massacro di Srebrenica, nel suo recente passato ha militato nel Partito Radicale Serbo: una delle forze espressione del più aggressivo nazionalismo serbo di cui hanno fatto parte condannati per crimini contro l’umanità del calibro di Radko Mladic e Radovan Karadzic.

Dal superamento o meno delle ambiguità del nuovo Governo serbo dipende il progetto di allargamento dell’Europa ai Balcani, che vede proprio nella Serbia uno dei Paesi, assieme all’Albania, a cui l’UE potrebbe aprire le sue porte per garantire una volta per tutte pace e democrazia in una parte dell’Europa tormentata da decenni di odi e guerre.

Serbia ed Albania sono inoltre due dei Paesi per il cui ingresso nell’Unione Europea proprio l’Italia dovrebbe spendersi in prima persona, facendo si che l’allargamento dell’UE con tutti i suoi valori fondanti coinvolga il quanto più possibile due dei Paesi in cui forti sono gli interessi del nostro Paese.

Oltre agli investimenti bancari ed industriali in Serbia, lecito ricordare come l’Albania sia un Paese fondamentale per la sicurezza energetica dell’Italia grazie alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico-TAP- progetto concepito dalla Commissione Europea -e sostenuto in Parlamento da PD e NCD contro l’opposizione di M5S e Lega- per diversificare le forniture di gas da quelle da Russia ed Algeria, e per fare dell’Italia l’hub in Europa per la distribuzione e commercializzazione dell’oro blu dell’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
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GAS: LA RUSSIA VUOLE SERBIA E UCRAINA NEL SUO IMPERO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 28, 2013

Il Presidente russo, Vladimir Putin, impone al suo collega ucraino, Viktor Yanukovych, l’ingresso nell’Unione Doganale, per garantire a Mosca l’egemonia sull’ex-URSS. Firmato con il Capo di Stato serbo, Tomislav Nikolic, una Dichiarazione per la costruzione nei Balcani del Southstream

Due accordi in tre giorni per affossare l’Unione Europea e l’indipendenza energetica di Bruxelles. Nella Giornata di Domenica, 26 Maggio, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha incontrato il suo collega ucraino, Viktor Yanukovych, a Sochi.

Secondo una nota del Cremlino, Putin ha chiesto a Yanukovych la firma di un Memorandum per l’ingresso dell’Ucraina, come membro osservatore, nell’Unione Doganale.

Secondo i piani di Putin, l’Ucraina deve aderire all’Unione Doganale per evitare l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, di pari passo, rafforzare Mosca come attore della geopolitica mondiale.

L’Unione Doganale, concepita da Mosca per imporre l’egemonia della Russia nell’ex-Unione Sovietica, è già compartecipato da Bielorussia e Kazakhstan.

Oltre all’ingresso nell’Unione Doganale, Putin ha proposto a Yanukovych la creazione di un consorzio russo-ucraino per la ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico ucraino.

In cambio dell’operazione, che mira a garantire alla Russia il pieno controllo dei gasdotti dell’Ucraina, da cui transita la maggior parte del gas russo importato in Unione Europea, Mosca è pronta a concedere a Kyiv uno sconto sulle forniture di carburante, ad oggi pagate dagli ucraini a prezzi superiori a quelli imposti dal Cremlino a Germania e Francia.

Venerdì, 24 Maggio, il Presidente Putin, ha anche firmato con il suo collega serbo, Tomislav Nikolic, una Dichiarazione di Collaborazione Strategica nei settori dei trasporti, militare e tecnico-militare.

Sul piano energetico, la Dichiarazione stabilisce l’erogazione di un credito da Mosca a Belgrado di 1,7 Miliardi di Euro, ed il totale finanziamento da parte della Russia del Southstream.

Questo gasdotto è concepito per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalle coste meridionali della Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Il pericolo per l’UE e la risposta della Romania

Se realizzato, il Southstream aumenta notevolmente la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas della Russia, ed impossibilita a Bruxelles la realizzazione del piano di diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia.

Per veicolare gas dall’Azerbaijan, ed anche dal Turkmenistan, la Commissione Europea ha progettato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, tra cui il progetto più importante è il Nabucco.

Questo gasdotto è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

In vista della realizzazione del Nabucco, la Romania ha approvato il collegamento dei gasdotti romeni con quelli della Moldova mediante la realizzazione della conduttura Jassy-Ungheni.

Questo gasdotto, lungo 43,2 Chilometri, cofinanziato dall’UE, è progettato per veicolare 1,5 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Romania alla Moldova, e garantisce a Chisinau fonti di approvvigionamento alternative a quelle della Russia, da cui l’economia moldava dipende fortemente, una volta realizzato il Nabucco in territorio romeno.

Nell’Ottobre 2012, la Moldova è stata costretta a congelare l’integrazione nella Comunità Energetica Europea per potere rinegoziare l’accordo con la Russia per le importazioni di gas, sulle quali Mosca ha paventato uno sconto in cambio dell’uscita di Chisinau dall’UE del gas.

Matteo Cazzulani

Southstream: avviato il gasdotto di Putin e Berlusconi

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 8, 2012

Il Presidente russo apre la realizzazione della conduttura con una cerimonia solenne. Contrarie al progetto Turchia e Commissione Europea.

16 Miliardi di Euro per costruire il gasdotto più costoso al mondo ed aumentare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Venerdì, 8 Dicembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha inaugurato l’avvio dei lavori per la costruziome del Southstream.

Presenti all’inaugurazione, avvenuta in maniera solenne nella città di Anapa, nel sud della Russia, anche il capo del monopolista nazionale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, l’Amministratore Delegato del colosso Italiano ENI, Paolo Scaromi, gli esponenti delle altre due co panie coinvolte nel progetto, la tedesca Wintershall e la francese EDF.

Inoltre, all’evento hanno anche presenziato rappresentanti politici dei Paesi interessati dal gasdotto.

Degna di nota e la dichiarazione del Ministro dell’Energia turco, Tainer Yildiz, che ha illustrato come la Turchia non intenda prendere parte al Southstream, ma sostenere il piano di diversificazione delle forniture di gas varato dalla Commissione Europea per trasportare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream e una conduttura progettata per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

A prescindere dalla questione del gas, il Southstream e un progetto politico volto a rafforzare l’egemonia della Russia sull’Europa in ambito energetico. Il Gasdotto Ortodosso blocca il trasporto diretto di gas in Europa, ed aumenta la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia – che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno del Vecchio Continente.

La nascita del Southstream e legata ad un accordo personale stretto nel 2008 tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, a cui hanno successivamente dato il loro appoggio l’ex-Presidente francese Nicolas Sarkozy e il Capo di Stato serbo, il filorusso Tomislav Nikolic.

La contesa tra socialdemocratici e verdi in Germania

Come riportato da Gazeta Wyborcza, tra i sostenitori del Southstream figura anche la SPD tedesca. Il Leader dei socialdemocratici tedeschi, Henning Voscherau, e Stato nominato da Putin a capo del coordinamento dei lavori per la costruzione del Southstream.

Differente in Germania e la posizione dei verdi. Il Leader storico dei Grune, Joschka Fischer, e un acceso sostenitore del Nabucco: una delle due infrastrutture concepite dalla Commissione Europea ler trasportare gas azero in Europa.

Lecito ricordare che il Southstream e fortemente criticato dall’Unione Europea, che vede nel Gasdotto Ortodosso un pericolo per l’indipendenza energetica dei Paesi UE e la sicurezza nazionale per gli Stati del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

GAS: USA E UE ADOTTANO UNA STRATEGIA COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 7, 2012

Stati Uniti d’America ed Unione Europea contestano la Russia monopolista, e riconoscono Ucraina, Azerbaijan e Turkmenistan come Paesi fondamentali per la diversificazione degli approvvigionamenti di oro blu per l’Europa. L’Italia conferma l’appoggio alla TAP. 

Il Commissario UE all'Energia, Gunther Oettinger

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

La Russia va bene, ma solo se rispetta la libera concorrenza. Nella giornata di giovedì, 6 Dicembre, a Bruxelles, il Consiglio USA-UE, giunto alla sua quarta edizione, ha fortemente condannato il comportamento della Russia in ambito energetico.

Ill Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, e il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, hanno ritenuto che le relazioni energetiche tra l’Occidente e la Russia devono basarsi secondo i principi della trasparenza, della correttezza, e della parità.

Come riportato dall’agenzia UPI, i rappresentanti di USA e UE hanno inoltre ribadito come l’Ucraina e il Bacino del Caspio siano due regioni di cruciale importanza per la sicurezza energetica Europea.

Da un lato, Kyiv ha il compito di assicurare il transito della maggior parte del gas naturale che la Russia ad oggi esporta in Unione Europea. Per questa ragione, USA e UE hanno invitato ucraini e russi a stabilire relazioni energetiche basate sulla parità di condizioni.

D’altro canto, i Paesi del Bacino del Caspio rappresentano un importante serbatoio di gas naturale, da cui l’Unione Europea può attingere per diversificare le proprie forniture di gas.

Per diminuire la dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia – che coprono il 40% del fabbisogno totale UE – Washington e Bruxelles hanno sostenuto la necessità di realizzare al più presto il Corridoio Meridionale.

Questo fascio di gasdotti è progettato per veicolare gas proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan direttamente nel Vecchio Continente, senza transitare per il territorio russo, né dipendere da infrastrutture controllate da Mosca.

La dura posizione dell’Occidente nei confronti della Russia è dettata dalla politica energetica di Mosca.

Per mantenere l’egemonia energetica, e quindi politica, sul Vecchio Continente, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha concesso sconti alle compagnie dell’Europa Occidentale in cambio dell’appoggio politico di Germania e Francia alle politiche energetiche della Russia.

In compenso, Gazprom ha imposto prezzi alti per le forniture di gas ai Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Paesi Baltici – puniti per il loro sostegno al piano di diversificazione delle forniture energetiche varato dalla Commissione Europea.

Le posizioni espresse dal Consiglio USA-UE hanno ottenuto fin da subito reazioni positive. Sulla scia della posizione ufficiale espressa dal Governo Monti, l’Ambasciatore italiano in Azerbaijan, Mario Baldi, ha dichiarato il pieno sostegno del BelPaese alla realizzazione del Corridoio Meridionale.

Come riportato dall’agenzia Trend, Baldi ha evidenziato come l’Italia sia impegnata nella realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico – TAP: infrastruttura del Corridoio Meridionale, compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL e da quella tedesca E.On, progettata per trasportare 21 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Turchia e Grecia fino in Puglia, in provincia di Brindisi, attraverso l’Albania.

Nella medesima giornata, nel corso del Forum Internazionale della Regione del Caspio di Istambul, il Capo dell’Amministrazione Presidenziale azera, Ali Hasanov, ha evidenziato come Azerbaijan e Turkmenistan possiedano riserve di gas naturale in grado di soddisfare il fabbisogno mondiale per i prossimi 200 anni.

Un ostacolo allo sfruttamento diretto delle riserve di gas naturale del Bacino del Caspio da parte dell’UE è sempre dettato dalla politica energetica della Russia.

Per bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale, ed aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas russo, Mosca ha avviato, proprio il 7 Dicembre 2012, la costruzione del Southstream.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream, compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF, è concepito per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Contestato dall’Unione Europea, e dai Paesi dell’Europa Centrale, il Southstream è stato ideato nell’ambito della partnership di ferro tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex Premier italiano, Silvio Berlusconi, ed ha ottenuto l’appoggio dell’ex-Capo di Stato francese, Nicolas Sarkozy, e di quello serbo, il filorusso Tomislav Nikolic.

Obama da una mano all’Europa con lo shale

Oltre che nell’ambito del gas naturale, è opportuno sottolineare come la partnership energetica tra USA e UE si stia rafforzando anche per quanto riguarda il gas shale.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale – gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità – gli USA sono diventati in poco tempo il primo Paese esportatore di oro blu al Mondo.

Dopo avere stretto accordi per l’esportazione di gas liquefatto con India e Corea del Sud, Washington ha guardato all’Unione Europea come mercato ove collocare cospicue porzioni di LNG a prezzi più convenienti rispetto a quelli imposti dalla Russia per il gas naturale.

Cogliendo l’opportunità per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, la Commissione Europea ha invitato i Paesi UE a costruire rigassificatori per importare lo shale statunitense, ed immetterlo nel sistema energetico del Vecchio Continente per abbattere la dipendenza dall’oro blu di Putin.

Matteo Cazzulani

NABUCCO E TANAP AVVIANO LA COOPERAZIONE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 14, 2012

La Conduttura concepita dalla Commissione Europea per trasportare direttamente nel Vecchio Continente gas azero dal confine tra Turchia e Bulgaria ha iniziato la collaborazione con il Gasdotto Transanatolico, incaricato di veicolare l’oro blu dell’Azerbaijan dalla Georgia lungo tutta la Penisola Anatolica. In pronta risposta, la Russia implementa il Southstream. 

I percorsi di Nabucco e Southstream

Seppur ancora lungo, il lavoro è ben avviato, anche se la concorrenza è pronta a ribattere colpo su colpo. Nella giornata di mercoledì, 10 Ottobre, il consorzio incaricato della costruzione del Nabucco – gasdotto incaricato di trasportare direttamente in Europa gas azero dall’Ovest della Turchia al terminale di Baumgarten, in Austria, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, senza dipendere da infrastrutture controllare dalla Russia – ha dichiarato l’avvio ufficiale della collaborazione con il Gasdotto Transanatolico – TANAP.

Come riportato dall’autorevole Trend, il gasdotto dalla verdiana denominazione e la TANAP – progettata per trasportare gas proveniente dall’Azerbaijan dal confine turco-georgiano fino alle coste occidentali della Turchia – hanno iniziato le consultazioni sull’individuazione del punto esatto in cui le due condutture saranno collegate.

Secondo il Direttore Esecutivo del Nabucco, Reinhard Mitschell, la cooperazione tra i due progetti infrastrutturali riguarda anche lo scambio di conoscenze e tecnologie. Nonostante sia solo agli inizi, la collaborazione è destinata a dare risultati notevoli per la sicurezza energetica dell’Unione Europea.

Concepito dalla Commissione Europea, il Nabucco è sostenuto politicamente dai Governi austriaco, ungherese, romeno, turco, e bulgaro, e da altri Paesi dell’Europa Centrale come Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Sul piano economico, esso è compartecipato dalla compagnia OMV (Austria), MOL (Ungheria), Transgaz (Romania), Bulgarian Energy Holding (Bulgaria), RWE (Germania) e Botas (Turchia).

I progressi del Nabucco hanno incassato la pronta risposta del gasdotto Southstream: conduttura progettata dalla Russia per impedire all’Europa di diversificare le proprie forniture di gas, collegando direttamente le coste russe del Mar Nero all’Europa Sud-Occidentale e Balcanica, transitando per Bulgaria, Grecia, Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia e Italia.

Nella giornata di sabato, 13 Ottobre, il Governo serbo ha confermato la sua partecipazione nel Southstream, riconosciuto dal presidente serbo, Tomislav Nikolic, come un progetto di importanza strategica per Belgrado.

La conferma della presenza serba nel Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – è stata dichiarata a margine del rinnovo dei contratti tra Serbia e Russia per le forniture di gas.

In cambio dell’aumento triplicato della quantità di oro blu inviato in Serbia, ad oggi stabile ad 1,4 miliardi di metri cubi all’anno, La Russia ha ottenuto la promessa da parte del Governo serbo di saldare il debito di circa 40 Milioni di Dollari accumulato da Belgrado sin dal 1995.

Mosca e Belgrado hanno anche concordato l’instaurazione di rapporti diretti tra il monopolista russo del gas, Gazprom, e la compagnia statale serba Srbijagaz, eliminando l’azione intermediaria dell’ente Yugorosgaz – posseduto al 50% da Gazprom e al 25% da Srbijagaz – al quale, in compenso, sarà affidata la costruzione del Southstream in Serbia e la gestione dei gasdotti nazionali.

La Russia aiuta la Serbia a stabilizzare il bilancio nazionale

Infine, l’accordo tra Russia e Serbia ha previsto l’aumento della presenza di Mosca nel settore bancario, con investimenti da parte della banca russa Sberbank per la modernizzazione del sistema ferroviario serbo pari a 800 Milioni di Dollari e, sopratutto, l’erogazione di un prestito di un milione di Dollari da parte del Cremlino per la stabilizzazione del bilancio di Belgrado.

Giudicato dalla Commissione Europea come un progetto contrario agli sforzi approntati da Bruxelles per dare avvio ad un’iniziativa comune UE in campo energetico volta a diversificare le fonti di approvvigionamento dal duopolio russo-nordafricano, il Southstream gode tuttavia dell’appoggio di Germania e Francia.

Per via della stretta alleanza con la Russia, l’asse franco-tedesco antepone il proprio interesse nazionale al rafforzamento dei processi di integrazione europea nel settore dell’energia.

Sul piano economico, il Southstream è compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Grecia, Serbia, Slovenia, Macedonia, e Montenegro.

Matteo Cazzulani

SI RAFFORZA LA POLITICA ENERGETICA DELLA RUSSIA NEI BALCANI

Posted in Balcani, Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2012

Il Premier russo, Dmitrii Medvedev, impone alla Moldova l’uscita dalla Comunità Energetica Europea in cambio di uno sconto sul prezzo del gas, mentre il Presidente, Vladimir Putin, concorda con la Serbia la costruzione del Southstream in tempi brevi. Si complica la situazione con la Bulgaria per via di una disputa sulla centrale nucleare di Belene e sul piano di diversificazione delle forniture del Governo bulgaro

Il presidente russo, Vladimir Putin

Le minacce moldave, il maremoto coi bulgari, e le pacche sulle spalle dei serbi sono gli elementi di una politica energetica nei Balcani che Mosca ha implementato negli ultimi giorni in seguito alla crisi scoppiata tra la Commissione Europea e il monopolista russo del gas, Gazprom. Nella giornata di mercoledì, 12 Settembre, a Mosca il Premier russo, Dmitrii Medvedev, ha ricevuto il suo collega moldavo, Vlad Filat, per discutere dei rapporti energetici tra la Russia e la Moldova.

Secondo quanto riportato da una nota del Capo del Governo russo, Medvedev ha condizionato la concessione di uno sconto del 30% sul gas acquistato dalla Moldova in cambio dell’immediata uscita di Chisinau dalla Comunità Energetica Europea.

Nello specifico, il Premier russo ha chiesto a Filat – che non ha accettato – la denuncia a livello internazionale del Terzo Pacchetto Energetico UE: la legge dell’Unione Europea che liberalizza il mercato interno del gas, e vieta a monopoli registrati in Paese extra-europei – come la Russia – il controllo totale o parziale dei gasdotti degli Stati membri Comunità Energetica d’Europa.

In evoluzione è anche la situazione in Bulgaria. In cambio di uno sconto sul prezzo del gas fino alla fine del 2012, Sofia ha accettato la costruzione sul suo territorio del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire direttamente di oro blu russo l’Europa Sud-Ocidentale e Balcanica, ed impossibilitare la realizzazione dei piani di diversificazione delle forniture approntati dalla Commissione Europea per sfruttare direttamente i ricchi giacimenti dell’Azerbajdzhan.

Malgrado l’intesa sul Southstream, i rapporti russo-bulgari sul piano energetico sono tutt’altro che sereni. Oltre ai dubbi sul Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – espressi di recente dal Premier bulgaro, Boyko Borysov, il Ministro delle Finanze, Delyan Dobrev, ha annunciato un ricorso presso l’Arbitrato Internazionale contro la compagnia russa Atomstryeksport in seguito alla richiesta di un maxirisarcimento di un Miliardo di Euro per la mancata costruzione della centrale nucleare Belene.

Dinnanzi agli alti costi, e alla mancata volontà da parte dei russi di ammettere osservatori internazionali durante le procedure di costruzione, Il Governo bulgaro già nel 2010 ha congelato la costruzione della centrale, ed ha pagato una penale di 400 Milioni di Euro. Ciò nonostante, la Atomstroyeksport ha innalzato la richiesta di risarcimento di ulteriori 600 Milioni di Euro, che Sofia si è detta non intenzionata a saldare.

Dietro alle tensioni sulla centrale di Belene, e all’urgenza con la quale la Russia ha chiuso con Sofia il discorso sul Southstream, c’è il disegno energetico della Bulgaria mirato alla quanto più ramificata possibile diversificazione delle forniture di gas.

Memore della crisi del gas del 2009 – quando la Russia ha interrotto il flusso di oro blu verso Occidente per destabilizzare il Governo degli arancioni in Ucraina, lasciando a secco di rifornimenti Sofia, che allora dipendeva al 100% dall’oro blu di Mosca – il Governo bulgaro ha avviato la costruzione di una serie di infrastrutture per collegare il proprio sistema energetico nazionale con quello della Romania.

Inoltre, sempre per diminuire la dipendenza dalla Russia, il Governo bulgaro ha firmato un protocollo d’intesa con la compagnia turca Setgaz finalizzato alla messa in comunicazione dei gasdotti della Bulgaria con quelli della Turchia.

Altro capitolo della politica energetica russa nei Balcani è quello legato alla Serbia.Martedì, 11 Settembre, a Sochi, i Presidenti dei due Paesi, Vladimir Putin e Tomislav Nikolic, hanno concordato l’aumento delle esportazioni di gas russo in territorio serbo, ed è stata confermata la ferma volontà di Belgrado di avviare la costruzione del Southstream sul proprio territorio nei prossimi tempi.

Nikolic, che prima dell’incontro con Putin ha ribadito di essere “apertamente filorusso”, ha lodato la collaborazione con la Russia dal punto di vista economico, politico e culturale. A sua volta, il Presidente russo ha apprezzato la convinta adesione del collega serbo al Gasdotto Ortodosso.

La politica approntata dalla Russia nei Balcani è da collegare alla recente crisi scoppiata tra la Commissione Europea e Gazprom, in seguito alla decisione di Bruxelles di aprire un’inchiesta sul monopolista russo per condotta anti-concorrenziale nei mercati dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Per mantenere la propria egemonia energetica sul Vecchio Continente, che ad oggi rappresenta il principale acquirente dell’oro blu russo, la Russia sta cercando di consolidare la propria presenza nella Penisola Balcanica e, nel contempo, scuotere la Comunità Energetica Europea dal suo interno mediante la fuoriuscita di Paesi come la Moldova.

Si innalza la tensione tra la Russia e l’Europa

Nella giornata di mercoledì, 5 Settembre, in seguito alla resa visione dei contratti firmati da Gazprom con le compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, la Commissione Europea ha avviato un procedimento che potrebbe costringere il monopolista russo al pagamento di una multa salata per avere infranto le leggi UE a garanzia della concorrenza interna.

Mosca ha dichiarato di non intendere assumere alcun provvedimento in risposta all’iniziativa di Bruxelles, ma le principali autorità politiche russe hanno definito il Vecchio Continente come schiavo dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, ed hanno dipinto la Commissione Europea come “ladra”.

Matteo Cazzulani