LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia in prima fila per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea. Coi fondi UE che l’Italia non sa spendere

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2014

La compagnia polacca Gaz-System si aggiudica fondi europei per la realizzazione di gasdotti necessari per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea. La realizzazione del Corridoio Nord-Sud, di gasdotti verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania, e il sostegno allo sfruttamento dello shale del Governo polacco non piace a Mosca.

Un processo spedito, realizzato sopratutto grazie all’adeguato utilizzo dei fondi europei. Nella giornata di mercoledì, 18 giugno, la compagnia polacca Gaz-System, incaricata della gestione della rete infrastrutturale energetica della Polonia, ha firmato un accordo con la Banca degli Investimenti Europea per l’ottenimento di un prestito di circa 100 Milioni di Euro per la realizzazione del gasdotto Lwowek-Odolanow.

Quest’infrastruttura, ubicata nella regione della Wielkopolska, nell’ovest del Paese, è già stata co-finanziata dal Programma Operativo Infrastruttura e Ambiente, ed è stata sostenuta economicamente dall’Europa perché parte integrante del Corridoio Nord-Sud.

Il Corridoio Nord-Sud, è concepito per unificare i sistemi energetici nazionali dei Paesi dell’Europa Centrale, e per veicolare nel cuore dell’UE il gas liquefatto importato da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America tramite i rigassificatori di Swinoujscie, nella Polonia Nord-occidentale, e di Krk, in Croazia.

Proprio il terminale di Swinoujscie è un’altra delle infrastrutture che la Polonia sta realizzando grazie al sostegno dei Fondi Europei, così come la costruzione di un gasdotto destinato a mettere in comunicazione proprio il terminale di Swinoujscie con la Lituania.

Infine, la Polonia sta sfruttando appieno i programmi di aiuto economico dell’Europa per realizzare altri 2 Mila chilometri di nuovi gasdotti necessari per collegare il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Repubblica Ceca e Slovacchia.

La manovra della Polonia, che grazie al corretto sfruttamento dei Fondi Europei è riuscita a dare un consistente sviluppo anche ad altri ambiti oltre all’energia -come i servizi, lo sviluppo infrastrutturale e il sostentamento all’agricoltura- rientra nel programma varato dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia ed Algeria.

Questi due Paesi, in particolare la Russia, si avvalgono dell’energia come forma di ricatto geopolitico nei confronti di Paesi terzi indipendenti, anche membri UE, come dimostrato dalla condotta di Mosca nei confronti di Ucraina, Lituania, Bulgaria ed anche della stessa Polonia.

La diversificazione delle forniture di gas, secondo i piani dell’Europa, può essere favorita mediante la realizzazione di nuovi rigassificatori e nuovi gasdotti per veicolare gas da altri Paesi esportatori, in primis dall’Azerbaijan, ed anche attraverso la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, così da creare un mercato europeo unico del gas.

Forse proprio per via della sua straordinaria attività nel realizzare i postulati della Commissione Europea in ambito energetico, la Polonia sta rischiando di pagare un prezzo politico molto alto.

Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale Wprost ha infatti pubblicato intercettazioni che rischiano di minare la stabilità del Governo polacco, che coinvolgono il Capo della Banca Centrale polacca, i Ministri dell’Interno e dei Trasporti, il Viceministro delle Finanze, e l’Addetto Stampa del Premier Donald Tusk.

Queste intercettazioni, registrate presso uno dei ristoranti più famosi di Varsavia con una professionalità e un’accuratezza inaudita, ha fin da subito originato il sospetto in merito alla loro preparazione per mano di agenti segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse a destabilizzare il Governo Tusk, che in Europa sta spingendo, assieme al Presidente francese, Francois Hollande, per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea: un progetto che istituzionalizza la creazione del mercato comune UE dell’energia.

Tusk, assieme al Premier romeno, Victor Ponta, e al Primo Ministro britannico, David Cameron, sta inoltre sostenendo l’avvio in Europa dello sfruttamento del gas shale: oro blu sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità di cui, secondo i dati EIA, Polonia, Gran Bretagna, Romania e Lituania sarebbero talmente ricche al punto da diminuire in misura sensibile la loro dipendenza energetica dalla Russia.

L’Ucraina nel Corridoio Adriatico del gas con Croazia ed Ungheria

Oltre che dalla Polonia, il piano di diversificazione delle forniture di gas è sostenuto anche da Repubblica Ceca e Slovacchia, che, come dichiarato mercoledì, 18 Giugno, dai rispettivi Premier, Bohuslav Sobotka e Robert Fico, hanno sostenuto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE per reagire a possibili ulteriori blocchi dell’esportazione di gas dalla Russia.

Al progetto di messa in comunicazione dei gasdotti UE si è aggiunta anche l’Ucraina, che oltre all’aggressione militare nelle regioni di Donetsk e Luhansk, e prima ancora in Crimea, sta subendo dalla Russia il taglio delle forniture di gas russo, anche mediante l’esplosione dolosa del principale gasdotto deputato a veicolare l’oro blu di Mosca in Europa: il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e dal Capo del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz, Andriy Kobolev, durante una visita a Budapest con i Ministri degli Esteri e dell’Energia ungheresi, Tibor Navracsics e Miklos Sesztak, l’Ucraina ha firmato l’accordo per la costruzione del Corridoio Adriatico del gas.

Questo progetto, a cui partecipano Ucraina, Ungheria e Croazia, è concepito per veicolare in territorio ungherese ed ucraino il gas liquefatto proveniente dal rigassificatore di Krk, e il gas naturale di origine azera proveniente dal Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

Questa conduttura, la IAP, è una diramazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- l’infrastruttura che l’Europa ha scelto per veicolare in Italia, attraverso Grecia ed Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Putin contro l’offerta di pace di Poroshenko e la diversificazione energetica dell’UE

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on June 20, 2014

Il Presidente ucraino dichiara il cessate il fuoco unilaterale e propone al Capo di Stato russo un programma per la pace. Mosca ammassa le sue truppe ai confini orientali dell’Ucraina

Poroshenko offre la pace, Putin vuole ancora la guerra. Nella giornata di giovedì, 19 Giugno, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha presentato via telefono al suo collega russo, Vladimir Putin, un piano di pace di quattordici punti per stabilizzare definitivamente la situazione in Ucraina orientale, da tempo occupate da miliziani dell’esercito della Federazione Russa.

Poroshenko, che ha unilateralmente dichiarato il cessate il fuoco da parte dell’esercito ucraino impegnato nella riconquista delle regioni di Donetsk e Luhansk, ha garantito sicurezza ai partecipanti delle negoziazioni, ed ha promesso amnistia per i miliziani russi che depongono le armi in cambio del rilascio immediato degli ostaggi di guerra.

Inoltre, il Presidente ucraino ha stabilito la creazione di una zona demilitarizzata di 10 chilometri a cavallo del confine tra Ucraina e Russia, ha permesso la creazione di un Corrodoio Sanirario per permettere il rimpatrio dei miliziani russi e dei mercenari ucraini, ed ha proposto la riorganizzazione del sistema radiotelevisivo ed amministrativo delle regioni di Donetsk e Luhansk.

Sul piano politico, Poroshenko ha poi dichiarato l’intenzione di indire Elezioni Parlamentari ed Amministrative anticipate, consultazioni frequenti con i Governatori delle regioni dell’Est dell’Ucraina, un programma di incentivi per la creazione di lavoro nelle regioni di Donetsk e Luhansk, decentralizzazione del potere e rafforzamento dell’uso della lingua russa.

Nonostante l’apertura di pace del Presidente ucraino, che ha persino rimpiazzato a Capo del Ministero degli Esteri Andriy Deshchytsya -noto per avere offeso pubblicamente Putin- con il più mite Pavlo Klimkin -Ambasciatore ucraino a Berlino noto per le sue posizioni marcatamente filo europee- la Russia ha risposto concentrando nuove truppe ai confini orientali dell’Ucraina, a pochi chilometri da Luhansk.

“Abbiamo riscontrato il concentrarsi di soldati ed armamenti russi al confine con l’Ucraina: siamo preoccupati per questo passo indietro compiuto da Mosca, che mette a serio repentaglio la realizzazione del piano di pace,mvolto a stabilizzare la situazione in Ucraina orientale” ha dichiarato il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.

Mosca finanzia la lobby anti-shale in Europa

Rasmussen, a Londra, durante una conferenza presso il noto Think-Tank di politica estera Chatman House, ha poi lanciato l’allarme in merito al sostegno dato dalla Russia alle organizzazioni ambientaliste ed ecologiste che si oppongono in Europa allo sfruttamento del gas shale.

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità che, se estratto in Europa, permetterebbe, secondo i dati EIA, a Paesi come Polonia, Francia, Olanda, Danimarca, Romania e Lituania di ridurre al minimo la loro dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia.

“Alcuni Paesi dell’Alleanza Atlantica lamentano la campagna mediatica scatenata dalla Russia contro lo sfruttamento dello shale” ha dichiarato Rasmussen, argomentando come vi siano molte associazioni ambientaliste che contestano lo sfruttamento dello shale, che invece è regolarmente sfruttato negli Stati Uniti d’America.

Rasmussen ha poi aggiunto che molte di queste Associazioni ambientaliste, che agiscono per ragioni ecologiche ed ideologiche, sono all’oscuro dei vantaggi che la loro posizione porta alla strategia geopolitica della Russia di Putin, che mira a mantenere l’Europa dipendente dal gas di Mosca.

Lo shale, come la diversificazione delle forniture energetiche dell’Europa messa a punto dall’Unione Europea, è vista come una minaccia al progetto della Russia di mantenere l’Europa sotto il suo controllo.

“La sicurezza energetica è una questione legata a stretto filo con la sicurezza nazionale” ha aggiunto, a ragione, Rasmussen- solo con una maggiore indipendenza energetica l’UE ha la possibilità di diventare davvero forte ed autonoma nel mercato mondiale”.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Putin avvia la Guerra del Gas contro Europa ed Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 16, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom riduce la quantità di gas veicolata in territorio ucraino per il mancato pagamento di un acconto da parte di Kyiv. Rifiutate da parte di Mosca tutte le proposte di mediazione avanzate dal Governo ucraino e dall’Unione Europea

Oltre che con l’infiltrazione in Crimea prima ed in Ucraina orientale poi di agenti dell’esercito russo, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha colpito l’Ucraina e l’Europa anche con la sua arma tradizionale: il gas.

Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha preteso il pagamento anticipato del gas esportato in Ucraina, dopo che il colosso nazionale energetico ucraino Naftohaz non ha pagato a Mosca un anticipo di 1,95 Miliardi di Dollari per saldare il debito accumulato negli anni, pari a circa 4,458 Miliardi di Dollari.

La decisione di Gazprom, che ha già portato ad una sensibile riduzione della quantità di gas esportata in Ucraina, è stata anche motivata dal mancato raggiungimento di un accordo per il rinnovo del tariffario che Gazprom intende applicare a Naftohaz per rinnovare le forniture di gas.

Durante un incontro a Kyiv, Domenica, 15 Giugno, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha proposto alla Russia di applicare all’Ucraina uno sconto per l’estate pari a 300 Dollari per Mille Metri Cubi di gas.

Differente è stata la posizione del Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che ha chiesto dapprima uno sconto di 268 Dollari per Mille Metri Cubi di gas, e, successivamente, ha accettato una cifra di mediazione di 326 Dollari per Mille Metri Cubi di gas.

La proposta di Prodan si è avvicinata a quella di 385 Dollari per Mille Metri Cubi che la Russia ha imposto all’Ucraina nelle precedenti trattative di mercoledì, 11 Giugno.

Tuttavia, il Capo di Gazprom, Alexei Miller, ha ritenuto la proposta di Kyiv irricevibile, ed ha posto l’ultimatum per il pagamento dell’anticipo alle ore 10 di lunedì, 16 Giugno: pena, la progressiva interruzione del flusso di gas inviato in Ucraina.

Oltre che sull’Ucraina, Miller si è poi rifatto anche sull’Europa, a cui ha criticato la decisione di supportare il transito del gas russo in Ucraina da Ovest, autorizzato da Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

La misura, che interessa il gas russo esportato in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, è stata sostenuta dall’Europa per permettere all’Ucraina di decrementare la dipendenza dalle forniture dirette della Russia, a cui Kyiv è legata per più del 90% del suo fabbisogno.

“Il flusso di gas russo in Ucraina dalla Germania è totalmente in linea con il regolamento UE” ha dichiarato, con una nota, la portavoce del Commissario UE all’Energia, Sabine Berger.

La Russia contrasta diversificazione e shale in UE

L’attacco di Gazprom all’Europa oltre che all’Ucraina, dimostra come, per Mosca, il vero obiettivo della Guerra del Gas più che Kyiv sia l’Unione Europea, a cui la Russia vuole presentare l’Ucraina come partner inaffidabile per il transito di gas nei Paesi dell’UE.

In particolare, lo scopo della manovra è lo sblocco della realizzazione del Southstream: gasdotto, progettato sul Fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria, concepito dalla Russia per aumentare la quantità di gas russo inviato in Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’Unione Europea ha congelato la realizzazione del Southstream, considerato un’infrastruttura non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza.

Tuttavia, Mosca non si è data per vinta, e con una forte campagna mediatica ha cercato anche di contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas varata dall’Unione Europea per decrementare la forte dipendenza da Russia ed Algeria.

In particolare, l’UE ha progettato un fascio di gasdotti, il Corridoio Meridionale, per veicolare in Italia gas proveniente dall’Azerbaijan.

L’Europa ha anche pianificato la realizzazione di una serie di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Mosca, come pronta risposta, ha fomentato una campagna mediatica contro lo sfruttamento in Europa del gas shale: carburante estratto da rocce argillose poste a bassa profondità già sfruttato con regolarità in USA, di cui, secondo i dati EIA, l’Europa sarebbe ricca, sopratutto in Polonia, Francia, Romania e Bulgaria.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Putin lancia l’offensiva del gas in Europa Centrale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 1, 2014

Dopo un incontro con il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, il Presidente russo ritira solo parzialmente l’esercito dai confini ucraini, ma riapre il discorso sullo status della Transnistria. Concessi crediti e sconti a Ungheria e Slovacchia per bloccare la strategia di diversificazione delle forniture di gas di Kyiv.

L’isolamento internazionale e le sanzioni volute dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, sono servite, ma il gas, e le lobby filorusse, hanno forse più successo in Europa della pressione diplomatica del Capo di Stato USA. Nella mattinata di lunedì, 31 Marzo, dopo circa quattro ore di colloquio a Parigi, il Segretario di Stato USA, John Kerry, inviato a discutere con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in merito alla questione ucraina, ha dichiarato che Washington consulterà sempre l’Ucraina in ogni passo delle trattative.

Kerry ha inoltre contestato la richiesta di federalizzazione dell’Ucraina che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha avanzato a Kyiv in cambio della normalizzazione delle relazioni. Secondo Kerry, la proposta è destinata a destabilizzare ulteriormente lo Stato ucraino in favore della Russia, ed ha rappresentato un interferimento di Mosca negli affari interni di un Paese sovrano ed indipendente.

Infine, il Segretario di Stato USA ha espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare russa ai confini dell’Ucraina, ed ha invitato Mosca a decrementare la tensione per evitare un’escalation del conflitto.

Pronta è stata la reazione di Putin, che, dopo poche ore, ha dato ordine di ritirare 10 Mila soldati dalla regione di Rostov: un segnale di timida apertura che, tuttavia, è stato ritenuto insufficiente dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier.

Oltre alla finta ritirata militare, Putin ha avuto una conversazione telefonica con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, con cui ha sollevato la questione della Trasnistria: territorio della Moldova occupato da truppe russe, per cui la Federazione Russa da tempo richiede il riconoscimento dell’autonomia da Chisinau.

Nella medesima giornata, Putin ha dato il via libera definitivo all’erogazione di un credito all’Ungheria per la realizzazione della centrale nucleare di Paks. La manovra è una mossa strategica per compattare il rapporto politico con il Premier ungherese, Victor Orban, che ha a più riprese dichiarato di non condividere le sanzioni poste dall’Unione Europea alla Russia per non rovinare il rapporto di collaborazione economica tra Budapest e Mosca.

Per Putin, l’Ungheria rappresenta anche una potenziale minaccia al controllo di Mosca sull’Ucraina, dal momento in cui è proprio tramite i gasdotti ungheresi che Kyiv ha previsto l’importazione di gas russo dalla Germania, venduto dalla compagnia tedesca RWE a minor prezzo rispetto a quello russo, per decrementare la dipendenza dalle forniture di oro blu di Mosca, che coprono il 90% circa del gravi sogno complessivo ucraino.

A testimoniare l’offensiva energetica di Putin in Europa Centrale è anche la concessione di uno sconto sul prezzo del gas che il monopolista statale russo Gazprom -la longa manus del Cremlino in ambito energetico- ha concesso alla compagnia slovacca SPP. La decisione prolunga nel tempo anche il contratto che obbliga la SPP a veicolare in Austria ed Italia il gas dalla Russia e, così, rende impossibile l’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi per rifornire l’Ucraina di oro blu non russo.

La Polonia sfrutta il suo shale, l’Italia guarda a quello dagli USA

Chi, invece, persegue strategie di diversificazione energetica è la Polonia che, sempre lunedì, 31 Marzo, ha dato il via allo sfruttamento preventivo di gas shale grazie alla firma di un Accordo tra la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG e il colosso USA Chevron.

La firma dell’accordo, che riguarda lo sfruttamento dei giacimenti Tomaszow Lubelski, Wiszniow-Tarnoszyn, Zwierzyniec e Grabowiec, è in linea con la richiesta USA di sfruttare i giacimenti europei di shale per decrementare la dipendenza dall’importazione di energia dalla Russia, assieme all’importazione di gas non convenzionale che, su proposta di Obama, Washington è pronta a vendere all’UE.

Oltre alla Polonia, che secondo le stime EIA è il primo Paese per riserve di gas shale in UE, anche l’Italia ha cominciato a valutare la possibilità di decrementare la quantità di gas russo utilizzato a causa della crisi di Crimea.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, ha espresso dubbi sulla realizzazione del Southstream -gasdotto concepito da un accordo politico tra Putin e il Governo Berlusconi per incrementare la quantità di gas russo esportato in UE- ed ha ventilato l’ipotesi di avvalersi di forniture alternative di gas per il prossimo inverno.

Proprio Scaroni, assieme all’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha già ritenuto necessaria la realizzazione di rigassificatori per importare, anche in Italia, shale liquefatto che gli USA sono disposti a vendere.

Matteo Cazzulani

GAS: LA SPAGNA APPROVA LO SFRUTTAMENTO DELLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 20, 2013

Il Governo centrale spagnolo approva un emendamento che autorizza lo sfruttamento di gas non-convenzionale. Protestano le Regioni per il mancato rispetto dell’Autonomia.

Una politica energetica nazionale che contrasta misure di carattere regionale in un Paese dove sono forti le tendenze indipendentiste. Nella giornata di lunedì, 18 Novembre, il Governo centrale spagnolo ha consentito, con un emendamento, lo sfruttamento sul suo territorio dello shale gas: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking che, in pochi anni, hanno consentito agli Stati Uniti d’America di incrementare la produzione interna di carburante.

L’approvazione dell’emendamento, voluta dal Partito Popolare spagnolo, si incastra però in una situazione delicata, poiché parte della legislazione in tema di energia in Spagna è di competenza delle Regioni, che, in alcuni casi, hanno già dato segni di insofferenza verso il Governo centrale.

Come riportato da Natural Gas Europe, i Parlamenti Regionali temono infatti che, con l’emendamento, il Governo centrale voglia imporre nei territori una condotta energetica non condivisa da Regioni che hanno già posto moratorie sullo sfruttamento dello shale.

Tali posizioni sono gia state prese in Cantabria, La Rioja e Navarra, dove le Amministrazioni locali, guidate sempre dal PP -a differenza della Navarra, in cui la maggioranza è detenuta dall’Unione del Popolo Navarrese- hanno posto una moratoria allo sfruttamento dello shale.

La Spagna, che secondo i dati EIA possiede una riserva di 8 Trilioni di Piedi Cubi di shale, ubicata sopratutto in Castilla e Leon, Paesi Baschi ed Asturie, entra così tra i Paesi dell’Unione Europea che sostengono lo sfruttamento del gas non convenzionale, come Gran Bretagna, Polonia, Romania, Lituania, Belgio, Danimarca, Austria, Portogallo e Grecia.

Per la Spagna, lo shale rappresenta anche una fornitura di gas liquefatto che, presto, sarà importata dagli USA attraverso la sviluppata rete di rigassificatori che, più di molti altri Paesi UE, il Governo spagnolo ha realizzato per importare carburante anche da Qatar, Egitto e Norvegia.

Lo shale iberico non piace a Putin

Opposizione allo shale in Spagna è però fatta fortemente da alcuni Parlamenti Regionali, che vedono la questione dello sfruttamento del gas non convenzionale sul proprio territorio non come un’opportunita per diversificare le fonti di energia, bensì come pretesto per portare avanti una battaglia politica spesso legata al desiderio di maggiore autonomia, quando non di totale indipendenza, da Madrid.

Inoltre, proteste nei confronti dello shale sono anche attuate da associazioni ambientaliste che, secondo indiscrezioni, sarebbero supportate dalla Russia di Putin: Paese, che spesso si avvale dell’energia come strumento di pressione geopolitica, che vede il gas non convenzionale come una minaccia al mantenimento della propria egemonia nella compravendita nel mercato UE dell’oro blu.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA TURCHIA ALLA RICERCA DI SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 27, 2013

La compagnia energetica TPAO sfrutta sperimentalmente oro blu non convenzionale in Tracia, mentre il Governo turco invia una delegazione per studiare le tecniche di Stati Uniti e Canada. Il territorio turco comtiene ingenti riserve di gas shale.

Da principale Paese di transito del gas per la diversificazione UE a potenziale produttore di oro blu. Nella giornata di giovedì, 26 Settembre, la Turchia ha avviato la ricerca di gas Shale nella regione della Tracia.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, nella regione sono stati individuati 4,6 Trilioni di metri cubi di gas non convenzionale, su cui la compagnia energetica nazionale TPAO ha già iniziato a lavorare.

Positivo è il commento del Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, che ha sottolineato come la produzione di proprio gas da parte della Turchia consentirà un mutamento della geopolitica energetica di notevole dimensioni.

Il Ministro Yildiz ha inoltre comunicato che una delegazione turca si recherà negli Stati Uniti d’America e in Canada per apprendere meglio le tecniche di sfruttamento dello shale, regolarmente estratto, e commercializzato, in Nordamerica.

Secondo lo studio EIA, il territorio turco possiede una riserva di 651 miliardi di metri cubi di gas shale, abbastanza per soddisfare la domanda di oro blu del Paese per 14 anni.

Prima della Turchia, la ricerca di shale sperimentale è stata avviata in Europa da Gran Bretagna, Polonia, Romania, Danimarca e Lituania, mentre Slovacchia, Ungheria, Portogallo, Austria e Belgio si sono detti favorevoli allo sfruttamento del gas non convenzionale.

Germania, Italia e Spagna hanno dichiarato interesse ad importare shale dagli USA, mentre Francia, Olanda, Bulgaria e Repubblica Ceca hanno posto una moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale per ragioni di carattere ambientale.

Gasdotti necessari per la diversificazione delle forniture energetiche UE

Oltre che con lo shale, la Turchia è importante anche per quanto riguarda la realizzazione di gasdotti per limitare la dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria, tra cui il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come dichiarato a New York, durante il Forum del Caspio 2013, dal Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davitoglu, TANAP e TAP sono gasdotti necessari per la sicurezza nazionale dei Paesi coinvolti, ed anche di tutta l’Unione Europea, che rafforzano la cooperazione tra Stati differenti.

La TANAP è progettata per veicolare 30 Miliardi di Metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno dal confine tra Georgia e Turchia a quello tra il territorio turco e la Grecia. La TAP è concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas azero dal confine turco-greco in Italia, attraverso l’Albania.

Inoltre, la Turchia potrebbe diventare il principale Paese di transito in UE anche del gas israeliano, se Israele darà il via alla realizzazione di un gasdotto che veicola l’oro blu in territorio turco dai giacimenti marittimi Leviathan, Tamar e Karish.

Matteo Cazzulani

ANCHE L’EIA SUPPORTA LA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 13, 2013

Il Dipartimento all’Energia degli Stati Uniti d’America favorevole alla costruzione del Gasdotto Trans Adriatico per veicolare gas dall’Azerbaijan in Europa. La politica energetica europea di Obama sempre a favore dello shale

Una risorsa energetica per la sicurezza dell’Europa e dell’Occidente. Nella giornata di mercoledì, 11 Settembre, il Dipartimento all’Energia Degli Stati Uniti d’America ha evidenziato l’importanza dell’Azerbaijan come Paese fornitore di gas per l’Unione Europea.

Come riportato dall’autorevole UPI, il Dipartimento USA ha ritenuto che i 35 Trilioni di piedi cubi di gas presenti in Azerbaijan consentono la realizzazione ed il funzionamento del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Nello specifico, il Dipartimento all’Energia statunitense sostiene la realizzazione delle due infrastrutture, poiché esse consentono all’UE di diversificare gli approvvigionamenti di gas dalle sole forniture di Russia ed Algeria, che ad oggi soddisfano la maggior parte delle importazioni di oro blu del Vecchio Continente.

Quella della EIA è la prima posizione ufficiale presa dall’Amministrazione statunitense del Presidente democratico, Barack Obama, in merito alle questioni di politica energetica in Europa, dopo che l’Azerbaijan ha scelto la TAP come unico gasdotto deputato al trasporto del gas azero in UE.

Precedentemente, l’Amministrazione repubblicana di George W. Bush ha espresso aperto sostegno al Nabucco: gasdotto alternativo alla TAP, non selezionato dall’Azerbaijan, che avrebbe dovuto veicolare il gas azero in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, per diminuire la dipendenza energetica dell’Europa Centrale dalla Russia.

La strategia europea di Obama in ambito energetico si è invece basata sul sostegno alle esportazioni di gas shale liquefatto in Europa: un’iniziativa che, tuttavia, richiede la realizzazione di un alto numero di rigassificatori nel Vecchio Continente.

I due gasdotti che veicolano gas dell’Azerbaijan in Europa

La TANAP, supportata economicamente dal colosso azero SOCAR e dalle compagnie turche TPAO e Botas, e politicamente dai Governi turco ed azero è concepita per veicolare il gas dell’Azerbaijan dal confine tra Georgia e Turchia alla Turchia Europea.

La TAP, sostenuta economicamente da SOCAR, dal colosso britannico British Petroleum, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, da quella tedesca E.On, dalla svizzera AXPO e dalla belga Fluxys, è progettata per condurre il gas azero dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Secondo indiscrezioni, le compagnie che sostengono il Gasdotto Trans Adriatico hanno preventivato il prolungamento della TAP verso Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Belgio e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA PUNTA SU SHALE E CARBONE PER LA SICUREZZA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 12, 2013

Il Premier polacco dichiara la necessità di investire sulle risorse di energia già presenti in territorio nazionale. Preventivate tecniche moderne per limitare l’impatto ambientale

Non bisogna ricercare il nuovo, l’importante è sfruttare quello che si ha già, con raziocinio. Nella giornata di martedì, 10 Settembre, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dichiarato che la Polonia punta su gas shale e carbone per rafforzare la sicurezza energetica.

Intervenuto in un evento pubblico a Katowice, la Patria del carbone polacco, il Premier Tusk ha evidenziato la necessità di sfruttare al massimo le riserve di gas non convenzionale, che, secondo le stime EIA, collocano la Polonia al primo posto nel ranking delle nazioni europee per quantità di shale posseduto, con 148 Trilioni di Piedi cubi.

Nel contempo, il Premier polacco ha sottolineato l’utilità di avvalersi del carbone secondo tecniche moderne che limitano al minimo l’impatto ambientale.

“Una politica energetica razionale richiede lo sfruttamento adeguato delle risorse naturali che già si possiedono -ha dichiarato Tusk- la Polonia baserà la sua politica energetica anche sul carbone, secondo tecniche moderne che limitano il rilascio di CO2”.

La questione del carbone è un punto dirimente nei rapporti tra la Polonia e la Commissione Europea, che ha richiesto al Governo polacco di limitare l’uso del materiale nero per decrementare le emissioni inquinanti.

La Polonia, che produce gran parte della sua energia dal carbone, ha illustrato come la rinuncia al materiale nero comporti l’incremento della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia: un Paese che si avvale dell’oro blu per assoggettare geopoliticamente l’Europa Centro-Orientale.

Differente il discorso per quanto riguarda il gas shale, che, come testimoniato dai primi test della compagnia irlandese San Leon, è presente in Polonia in ampie quantità.

Molte delle compagnie esperte nello sfruttamento dello shale, come il colosso statunitense ExxonMobil, dopo un primo interesse hanno abbandonato la ricerca di gas non convenzionale in Polonia, probabilmente perché spinte dalla Russia a tale passo.

Con lo sfruttamento del gas shale, per cui il Governo polacco ha stanziato 12,3 Miliardi di Euro, la Polonia ha infatti la possibilità di diminuire sensibilmente la dipendenza dalla Russia e, nel contempo, garantire agli altri Paesi dell’Unione Europea cospicue forniture di oro blu.

Anche LNG, mercato unico UE e nucleare

Oltre allo shale e al carbone, la Polonia ha deciso di investire sull’importazione di gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America, con la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania.

Inoltre, la Polonia ha aderito al progetto della Commissione Europea per l’unificazione dei gasdotti nazionali con quelli degli altri Paesi UE, così da rafforzare il mercato unico del gas dell’Unione.

Infine, la Polonia ha riposto attenzione anche sul nucleare, con l’erogazione di 12 Miliardi di Euro per la realizzazione delle sue prime due centrali nucleari.

Matteo Cazzulani

LA GRAN BRETAGNA COME GLI USA: LO SHALE PER UN MONDO PIÙ PULITO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 10, 2013

Il Segretario all’Energia e al Clima britannico, Edward Davey, illustra l’importanza dell’oro blu non convenzionale per limitare le emissioni inquinanti e per garantire la sicurezza energetica del Paese. I LiberalDemocratici cambiano opinione su una fonte di energia che cambia la geopolitica mondiale del gas

Utile per la lotta al surriscaldamento globale ed anche per la sicurezza energetica della Gran Bretagna. Nella giornata di lunedì, 9 Settembre, il Segretario all’Energia e al Clima britannico, Edward Davey, ha sostenuto la necessita di puntare sullo sfruttamento dello shale gas in Gran Bretagna.

Come riportato dal Guardian, il Segretario Davey ha illustrato come un rapporto preparato dal Dipartimento dell’Energia e del Cambiamento Climatico abbia certificato che lo sfruttamento dello shale produce emissioni inquinanti inferiori di quelle causate dall’estrazione di gas naturale da Qatar e Mare del Nord.

Come dichiarato dal Segretario Davey, lo shale non è soltanto un mezzo per ridurre l’inquinamento mondiale, ma anche una risorsa utile per garantire la sicurezza energetica della Gran Bretagna.

Secondo il Segretario all’Energia e al Clima, lo shale sfruttato in Gran Bretagna permette di compensare il calo di gas naturale estratto nel Mare del Nord, e, così, di evitare l’aumento delle importazioni di oro blu liquefatto dal Qatar.

A fare eco al Segretario Davey è il Primo Ministro britannico, David Cameron, che, assieme al Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha sottolineato l’importanza dello sfruttamento dello shale domestico per abbattere i prezzi per il gas pagati da industrie e popolazione.

La dichiarazione del Segretario Davey, un liberaldemocratico, ha creato una vera e propria notizia in Gran Bretagna, dal momento che i LiberalDemocratici -partner di coalizione di Governo dei Conservatori- si sono sempre schierati contro lo sfruttamento dello shale.

Favorevoli allo sfruttamento dello shale si sono invece sempre detti i Conservatori, a cui appartengono sia il Primo Ministro Cameron che il Cancelliere Osborne, mentre il Laburisti hanno mantenuto una posizione di neutralità.

Una risorsa energetica importante per clima e sicurezza nazionale

La Gran Bretagna è l’unico Paese europeo che ha avviato sia lo sfruttamento dei giacimenti di shale domestici, che l’importazione di gas non convenzionale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale, gli USA hanno incrementato esponenzialmente la produzione interna di gas, ed hanno avviato esportazioni di oro blu non convenzionale anche in India, e, prossimamente, anche in Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale permette all’economia statunitense anche di abbattere le emissioni inquinanti, e, così, di dare un chiaro segnale contro il Global Warming.

Secondo le stime EIA, la Gran Bretagna possiede riserve di shale si 26 Trilioni di Piedi Cubi, mentre secondo stime dell’Ente Geologico Britannico -BGS- il territorio britannico contiene 1300 Trilioni di Piedi Cubi di gas non convenzionale.

Nel Marzo 2013, il Governo britannico ha dato il via allo sfruttamento dello shale in Gran Bretagna con un permesso dato alla compagnia Cuadrilla, mentre la Centrica è stata incaricata di importare gas non convenzionale dalla statunitense Cheniere.

Lo shale è un gas non convenzionale estratto in rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

SHALE: IL SUDAFRICA AVANTI SUBITO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 24, 2013

Il Ministro del Commercio e dell’Industria sudafricano, Rob Davies, rende noto l’avvio immediato dello sfruttamento di gas non convenzionale per migliorare l’economia e creare nuovi posti di lavoro. Il decremento del greggio come scopo del Governo della prima economia dell’Africa

Aumentare il prestigio politico in Africa grazie allo shale. Nella giornata di venerdì, 23 Agosto, il Ministro del Commercio e dell’Industria del Sudafrica, Rob Davies, ha dichiarato l’intenzione di avviare, fin da subito, lo sfruttamento di gas shale nel territorio nazionale.

Come riportato dall’agenzia AFP, il Ministro Davies ha supportato la necessita di sfruttare lo shale per implementare la sicurezza Energetica di un Paese fortemente legato al greggio che, assieme al gas non convenzionale, sta anche perseguendo il nucleare.

Il Ministro dell’Industria sudafricano ha anche sottolineato l’utilità dello sfruttamento dello shale per rilanciare l’economia del Sudafrica -la prima economia per importanza del Continente africano- e per creare nuovi posti di lavoro, per arginare una disoccupazione che interessa un quarto della popolazione.

In reazione alle polemiche delle associazioni ambientaliste che protestano per le tecniche di fracking utilizzate per sfruttare lo shale, il Ministro Davies ha promesso attenzione alle problematiche dei territori, e a quelle sociali.

“Abbiamo bisogno di accellerare sullo shale -ha dichiarato il Ministro Davies- dobbiamo farlo prima della fine del mandato dell’Amministrazione oggi in carica”.

Concorde con le parole del Ministro Davies è stato anche il Vicepresidente sudafricano, Kgalema Motlanthe, che ha sostenuto in Parlamento la necessita di avviare al più presto lo sfruttamento dello shale per incidere positivamente sull’andamento dell’economia.

Secondo le stime EIA, il Sudafrica possiede una riserva di shale di 390 Trilioni di Piedi Cubi, ed è all’ottavo posto nel ranking mondiale prima della Russia, dopo Stati Uniti d’America, Cina, Argentina, Algeria, Canada, e Messico.

Dagli USA sostegno al programma energetico sudafricano

Oltre alo shale, il Sudafrica ha avviato lo sfruttamento sul territorio nazionale di gas naturale nell’Ovest del Paese, presso il giacimento di Ibhubesi, come riportato dal giornale di informazione finanziaria Mining Weekly.

Il progetto, che secondo le stime garantisce la produzione di 28,3 Miliardi di Piedi Cubi di gas annui, è supportato economicamente dalla compagnia australiana Sunbird Energy.

Lo sfruttamento del giacimento Ibhuesi ha anche ottenuto l’appoggio politico degli USA, che, per voce dell’Incaricato agli Affari statunitensi in Sudafrica, Catherine Hill-Herndon, hanno garantito un prestito per l’estrazione di gas.

La Hill-Herdon ha sottolineato come il progetto Ibhuesi rientri nella strategia del Presidente USA, Barack Obama, per combattere il Surriscaldamento Globale.

Matteo Cazzulani