LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: LE LARGHE INTESE PUNTANO SU EUROPA E DIRITTI UMANI

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on February 3, 2014

Il nuovo Ministro degli Esteri ceco, Lubomir Zaoralek, supporta l’adozione dell’Euro e del Fiscal Compact in tempi brevi, mentre la Ministra del Lavoro e il Ministro dei Diritti Umani, Michaela Maksimova Tominova e Jiri Dienstriber, invitano il Governo a dare pieno sostegno alla Carta Fondamentale dei Diritti. Il Presidente, Milos Zeman, promette di non opporsi ai piani europei del Premier, Bohuslav Sobotka.

Nel cuore dell’Europa l’Unione Europea piace, e piace addirittura l’euro. Nella giornata di mercoledì, 29 Gennaio, in Repubblica Ceca è stato varato il Governo delle Larghe Intese tra il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco.

Oltre al Premier, Bohuslav Sobotka, che è anche il Segretario del Partito, i socialdemocratici hanno ottenuto la guida di sette Ministeri, tra cui Interni, Esteri, Lavoro e Politiche Sociali, Sanità, ed Industria e Commercio. ANO, guidato dal Vicepremier e Ministro delle Finanze, l’imprenditore Andrej Babis, ha ottenuto anche i Dicasteri di Difesa, Giustizia, Trasporto, Ambiente e Sviluppo Regionale, mentre i cristiano democratici, oltre al Vicepremier e Ministro della Scienza Pavel Belobradek -segretario del Partito- guiderà i Dicasteri di Agricoltura e Cultura.

A dare una svolta al nuovo Governo sono state le dichiarazioni del Ministro degli Esteri, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek: un federalista euro entusiasta che ha evidenziato come la Repubblica Ceca debba al più presto accedere alla Zona Euro, ed aderire con convinzione al Fiscal Compact per evitare di rimanere ai margini dell’UE.

Inoltre Zaoralek, un socialdemocratico con buoni contatti con il centrosinistra europeo, ha dichiarato che la Repubblica Ceca continuerà con la politica estera basata sula promozione della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, secondo il modello dato dal primo Presidente ceco post-sovietico, Vaclav Havel.

Il nuovo corso della politica estera della Repubblica Ceca è stato confermato dal Ministro del Lavoro, Michaela Maksimova Tominova, e dal Ministro per i Diritti Umani, Jiri Dienstriber, che hanno invitato il Governo ad assumere come primo provvedimento una risoluzione che ratifica il pieno sostegno di Praga alla Carta Fondamentale dei Diritti.

A rendere bene l’idea del nuovo corso della politica europea della Repubblica Ceca è anche la designazione a Primo Consigliere del Premier dell’ex-Capo del Governo ed ex-Commissario della Commissione Europea, Vladimir Spidla: un fatto che segnala un chiaro cambio di passo in un Paese che, durante i Governi conservatori di Mirek Topolanek e Petr Necas, ha cercato in tutti modi di frenare il processo di integrazione monetaria e politica dell’Europa.

Meno radicale è il cambiamento che si registra in politica estera, dal momento in cui il Ministro degli Esteri uscente, Karel Schwarzenberg, è stato uno dei più attivi promotori della difesa dei Diritti Umani nel Mondo, sopratutto in Ucraina: impegno dimostrato con la concessione dell’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia ucraino, Bohdan Danylyshyn, e ad Oleksandr Tymoshenko, il marito dell’ex-Premier Ucraina Yulia Tymoshenko condannata al carcere dopo un processo politicamente motivato.

Un più timido cambio in chiave pro-europea è stato registrato anche presso l’Amministrazione Presidenziale, in quanto il nuovo Capo di Stato, Milos Zeman, ha dichiarato pieno sostegno all’accelerazione in chiave europea preventivata dal Governo: tutta un’altra musica rispetto alle dichiarazioni del suo predecessore, l’euroscettico Vaclav Klaus, che ha sempre sostenuto una politica estera basata su accordi bilaterali di Praga con diversi Paesi, tra cui la Russia di Putin, con cui l’ex-Capo di Stato intrattiene una forte amicizia personale.

L’Europa divide la Grande Coalizione

Proprio il sostegno all’Europa potrebbe però essere la causa di frizioni all’interno di una Coalizione Grande e frastagliata: se da un lato socialdemocratici e popolari sono favorevoli all’adozione dell’Euro in tempi brevi -si parla addirittura di anticipare la Polonia entro il 2018- i moderati di ANO, che rappresentano gran parte del tessuto imprenditoriale, si sono detti contrari a tale misura.

Del resto, il tema europeo è stato accantonato durante le trattative per la formazione del Governo delle Larghe Intese, che, invece, ha posto in cima alla sua agenda la riforma delle pensioni e la lotta alla corruzione.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VARATO IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 17, 2013

Il Partito SocialDemocratico Ceco si accorda con i populisti-moderati di ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco per la formazione di un Governo guidato dal Segretario SocialDemocratico, Bohuslav Sobotka. Riforma delle pensioni e lotta alla corruzione i due punti fondamentali dell’Accordo.

Non solo in Germania, anche in Repubblica Ceca al Governo ci sarà una Grande Coalizione che, più che a quella tedesca tra i crisitanodemocratici della CDU e i socialdemocratici della SPD, ricorda di più le Larghe Intese in Italia. Nella giornata di Domenica, 15 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha comunicato di avere raggiunto l’accordo per il varo di una Coalizione di Governo con il Partito populista-moderato ANO e con la Unione dei Cristianodemocratici-Partito Popolare Ceco.

Secondo l’accordo, presentato da Sobotka dopo circa due mesi di trattative, i SocialDemocratici hanno rinunciato al rafforzamento del welfare e all’incremento delle tasse per via dell’opposizione dei moderati-populisti di ANO, il cui Capo, Andrej Babis, rappresenta gli imprenditori del Paese.

In cambio, Sobotka ha ottenuto l’imprimatur per eliminare la riforma delle pensioni approntata dal precedente Governo del conservatore Petr Necas, che ha cercato di introdurre un sistema previdenziale basato quasi esclusivamente sul settore privato.

Un accordo tra il Partito SocialDemocratico Ceco, ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco è stato raggiunto anche sulla lotta alla corruzione, da cui, secondo le previsioni del Governo, dovrebbero arrivare risorse da reinvestire in tre promesse elettorali chiave delle Forze della Maggioranza: rafforzamento dello stato sociale, realizzazione di nuove infrastrutture, e aiuti alle famiglie con figli.

Nonostante l’accordo trovato, restano ancora dei punti irrisolti, in primis l’ingresso della Repubblica Ceca nell’Euro: i socialdemocratici e i cristianodemocratici sono a favore, ma ANO si oppone.

In forse resta anche la realizzazione della centrale nucleare a Temelin, che, secondo l’accordo di Coalizione, sarà costruita solo se ritenuta realmente redditizia.

Resta anche aperta la questione della restituzione dei beni alla Chiesa Cattolica avviata dall’ex-Premier Necas, che Sobotka vorrebbe fermare senza però aver potuto avere la meglio dell’opposizione del Segretario dell’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, Pavel
Belobradek.

Il Presidente contro la nuova Coalizione

A rendere precaria la Coalizione delle Larghe Intese è anche il ruolo del Presidente ceco, Milos Zeman, ex-Premier socialdemocratico che, dopo avere sostenuto la necessita di formare un Governo di minoranza del Partito SocialDemocratico Ceco con l’appoggio esterno del solo Partito Comunista di Boemia e Moravia, ha cercato di prolungare il mandato del Premier, Jiry Rusok: un tecnico che non ha mai ottenuto la fiducia dal Parlamento.

Zeman ha dichiarato di accettare l’accordo di Coalizione, ma ha illustrato come sarà lui stesso in persona a porre un veto alla nomina di alcuni Ministri del Governo che Sobotka è chiamato a presentare in Parlamento.

Le Larghe Intese si sono rivelate necessarie dopo che, nelle ultime Elezioni Parlamentari, il Partito SocialDemocratico Ceco ha ottenuto solo il 20% dei voti, seguito da ANO con il 18% e, a sorpresa, dai comunisti con il 15%.

Al quarto posto si sono posti i liberal-conservatori di TOP09, con l’11%, mentre i conservatori del Partito Democratico Civico dell’ex-Premier Necas sono crollati al 7%, così come i post-fascisti del movimento Usvit.

Ad entrare in Parlamento sono stati anche i cristianodemocratici con il 6%, mentre il Partito dei Diritti Civili del Presidente Zeman, di centro-sinistra, non ha superato lo sbarramento necessario per ottenere seggi alla Camera Bassa.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: I SOCIALDEMOCRATICI SENZA UNA MAGGIORANZA NEMMENO PER LA GRANDE COALIZIONE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 27, 2013

Il basso risultato del Partito Social Democratico Ceco porta probabilmente alla formazione di un Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti, i veri vincitori della contesa. Il movimento moderato ANO, l’altro trionfatore della consultazione, si tiene fuori dalla creazione di esecutivi, mentre tramonta l’idea di un Esecutivo delle Larghe Intese con liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Un sostanziale pareggio che scontenta tutti e lascia il Paese nella totale ingovernabilità. Nella giornata di sabato, 26 Ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha ottenuto la maggioranza relativa nelle Elezioni Parlamentari ceche, con il 20,45% dei consensi, e, con esso, il diritto a formare una non facile coalizione di Governo.

Dopo quello dei Socialdemocratici, il miglior risultato è stato quello del movimento moderato ANO -sì- fondato dall’imprenditore post-comunista Andrej Babis, che ha ottenuto il 18,65% dei voti, davanti al Partito Comunista di Boemia e Moravia: la vera sorpresa della consultazione che ha ottenuto il 14,91% dei consensi.

A seguire ci sono il partito liberal-conservatore TOP09 -Tradizione, Responsabilità, Prosperità- con il 12% dei voti, il conservatore Partito Democratico Civico con il 7,72%, il movimento Alba di una Nuova Democrazia Rappresentativa con il 6,88%, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco, con il 6,78% dei consensi.

Secondo le prime indiscrezioni, i Socialdemocratici sono orientati alla formazione di un Governo di minoranza con i comunisti che, tuttavia, dovrebbero fornire solo un appoggio esterno: un fatto che, se realizzato, rappresenterebbe una novità in un Paese dove, per ragioni storiche, i movimenti comunisti sono sempre stati tenuti fuori dalla formazione degli esecutivi.

A favorire il Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti è anche l’impossibilita di varare una Grande Coalizione tra Socialdemocratici, moderati, liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Il Leader di ANO Babis -imprenditore sceso in politica che ha saputo raccogliere molti consensi anche dai conservatori- ha già comunicato la non volontà di partecipare alle Larghe Intese, e, inoltre, TOP09, popolari e lo stesso Partito Social Democratico Ceco hanno ottenuto un risultato troppo basso per la creazione di un Esecutivo.

Irriproponibile è anche la riedizione di un Governo di destra, come quello che, dal 2010 al 2013, è stato creato da Partito Democratico Civico, TOP09 e dal Partito Affari Pubblici sotto la guida dell’ex-Premier Petr Necas: costretto alle dimissioni anticipate a causa di scandali di corruzioni legati al suo Esecutivo.

Il potere del Presidente cresce

La situazione consente al Presidente, Milos Zeman, di accrescere la sua influenza in politica con la formazione di un nuovo Governo che, sulla base dei dati, resta debole nei confronti della Presidenza della Repubblica.

Primo Presidente ad essere stato eletto direttamente dal popolo ceco, Zeman, ex-Primo Ministro socialdemocratico che ha creato un suo soggetto partitico personale di centro-sinistra -il Partito dei Diritti Civili- non ha mai nascosto l’ambizione di prendere il comando della sinistra ceca.

Il basso risultato dei Socialdemocratici può facilmente portare il Presidente ad affidare solo un incarico investigativo al Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka- con cui i rapporti sono molto tesi- e alla sua Vice, Miroslava Nemcova, per poi varare un Governo capeggiato da un suo uomo di fiducia.

Il medesimo scenario si è registrato subito dopo l’elezione di Zeman quando, dopo la caduta del Governo di destra, il Presidente ha nominato un Esecutivo tecnico guidato dal suo fedele Jiri Rusnok, che, senza la fiducia del Parlamento, è rimasto in carica fino alle Elezioni.

Tale sviluppo poeterebbe ad un mutamento dell’ordinamento politico ceco, che, per iniziativa del Presidente Zeman -che per via del suo orientamento filo-russo e Neoeuropeista finirebbe inevitabilmente per mutare anche la politica estera a Praga- passerebbe dall’essere una Repubblica Parlamentare ad una Repubblica Presidenziale.

Matteo Cazzulani

GAS: L’UNIONE EUROPEA ALLA RICERCA DI UNITA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 26, 2013

Il Consiglio Europeo approva misure comuni per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas. Restano divisioni consistenti sullo Shale.

Lo sforzo c’è, ma l’Europa Unita è ancora tutta da costruire, sopratutto sul campo dello Shale. Nella giornata di mercoledì 22 Maggio, il Consiglio Europeo ha invitato i Paesi dell’Unione Europea ad adottare misure per garantire una politica energetica comune.

La riunione dei Capi di Governo UE ha individuato quattro priorità, da seguire per realizzare una politica comune, nella realizzazione di un mercato unico del gas, nella facilitazione di investimenti nel settore dell’energia, nella diversificazione delle forniture di oro blu, e nel raggiungimento dell’efficienza energetica.

Nello specifico, il Consiglio Europeo ha invitato i Paesi UE ad applicare il Terzo Pacchetto Energetico, la legge UE che prevede la creazione di un mercato unico liberalizzato, e che vieta ad enti monopolisti il controllo sia della compravendita del gas che della sua distribuzione.

Inoltre, la riunione dei Capi di Governo UE ha stabilito misure in sostegno della realizzazione di infrastrutture per diversificare le fonti di approvvigionamento dall’estero, che ad oggi costringono l’Europa a dipendere fortemente da Russia ed Algeria.

Sostegno alle misure è stato dato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che ha sottolineato la necessita di varare al più presto una politica unica dell’energia dell’UE.

I tentativi di unità sono stati tuttavia contrastati dalla posizione dei singoli Capi di Governo, che hanno rimarcato le differenti strategie nazionali, sopratutto nel settore del gas Shale.

Il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha invitato i Capi di Governo ad adottare misure per fermare l’incremento del prezzo dell’energia, da cui l’Europa potrebbe soffrire notevolmente.

Il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha invitato ad avviare lo sfruttamento delle riserve domestiche di gas Shale, come già fatto da Gran Bretagna, Romania, Lituania, Polonia, Spagna ed Ungheria.

Opposizione al disegno di Cameron è stato espresso dal Premier ceco, Petr Necas, che ha sottolineato come la Repubblica Ceca intenda mantenere la moratoria sullo Shale.

La divisione europea e la compattezza statunitense

Secondo rilevazioni, in Europa consistenti giacimenti di Shale sono presenti in territorio polacco, britannico, francese, lituano, spagnolo, tedesco e bulgaro in quantità tali da permettere all’UE la drastica riduzione della dipendenza dalla dipendenza dall’estero.

Tuttavia, una moratoria sullo sfruttamento di Shale è stata posta, oltre che dalla Repubblica Ceca, anche da Francia e Bulgaria.

Negli Stati Uniti d’America, l’avvio dello sfruttamento dello Shale consentirà agli USA di imporsi come primo fornitore di gas nel mercato mondiale, con particolare radicamento in Asia, dove India, Corea del Sud, Singapore e Taiwan hanno già firmato pre-accordi per l’importazione di oro blu liquefatto statunitense.

Lo Shale è un gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi operate solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

GAS: TUSK E NECAS AVVIANO IL MERCATO ENERGETICO UNIFICATO DELL’EUROPA CENTRALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 14, 2013

Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Croazia ed Austria uniscono le forze per garantire la diversificazione delle forniture in UE. I vantaggi economici e quelli politici del progetto

Il cuore dell’Europa come centro dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 14 Maggio, i Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria- hanno rafforzato il progetto di un Mercato Energetico Unificato dell’Europa Centrale.

Come riportato dall’agenzia AFP, il programma è stato esposto dal Primo Ministro ceco, Petr Necas, e dal suo collega polacco, Donald Tusk, durante un incontro a Varsavia.

Come riportato da Tusk, il Mercato Energetico Unificato dell’Europa Centrale riguarda non solo i Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia- ma anche Austria e Croazia.

Il piano è ideato sulla base di un progetto ad oggi sponsorizzato dalla Commissione Europea quale il Corridoio Nord-Sud, gasdotto progettato per collegare il rigassificatore polacco di Swynoujscie con quello croato di Krk, entrambi in fase di realizzazione.

Un secondo progetto su cui si basa il Mercato Energetico Unificato dell’Europa Centrale è l’esportazione di gas naturale russo in Ucraina dalla Germania, ad oggi veicolato attraverso i gasdotti polacchi, slovacchi ed ungheresi.

Oltre che puramente economico, il progetto ha anche la ratio politica di implementare l’indipendenza energetica di una parte dell’Europa fortemente dipendente dalle importazioni di gas dalla Russia.

Come dichiarato dal Premier Necas al termine dell’incontro, il mercato Energetico Unificato dell’Europa Centrale permette una diversificazione sia degli approvvigionamenti che del trasporto del gas nel centro dell’UE.

Matteo Cazzulani

GERMANIA E FRANCIA SI ACCORGONO DELL’EUROPA CENTRALE PER BATTERE LA CRISI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 7, 2013

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Presidente francese, Francois Hollande, cercano il sostegno dei Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- per controbilanciare l’Opposizione della Gran Bretagna all’integrazione UE e la difficile situazione economica degli Stati dell’Europa Mediterranea. Concordato un maggiore coinvolgimento tra Berlino Parigi, Varsavia, Budapest, Praga e Bratislava, e il varo di un esercito unico. 

Il Premier polacco, Donald Tusk

Il Premier polacco, Donald Tusk

Un’incontro storico con tre obiettivi non facili da realizzare: bilanciare la crisi interna all’Unione Europea nei Paesi Mediterranei, contrastare l’opposizione all’integrazione europea della Gran Bretagna mediante l’ausilio dell’Europa Centrale, e convincere la Francia che Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia sono Stati UE a tutti gli effetti.

Nella giornata di mercoledì, 6 Marzo, a Varsavia ha avuto luogo l’incontro dei Capi di Governo dei Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca- allargato -per la prima volta nella storia- al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e al Presidente francese, Francois Hollande,

I temi all’ordine del giorno hanno riguardato la politica interna UE. Oltre ad alcuni scambi di vedute su questioni energetiche, i sei Capi di Governo hanno discusso in merito alla situazione finanziaria e monetaria nell’Unione Europea, all’incremento della concorrenza interna all’UE, e alla comune politica di difesa.

Oltre all’aspetto strettamente tematico, il vertice di Varsavia ha avuto anche un aspetto politico di estrema importanza. Da un lato, i Paesi del Gruppo di Vysehrad hanno voluto dimostrare a tedeschi e francesi di essere pienamente coinvolti e responsabili in merito alla situazione interna all’Unione Europea, e, sopratutto, di essere capaci di dare risposte alla crisi.

Dall’altro, l’allargamento del vertice di Vysehrad a Germania e Francia ha aperto a Berlino e Parigi la possibilità di puntare sul rafforzamento dell’alleanza con i Paesi dell’Europa Centrale per arginare l’ostracismo della Gran Bretagna all’implementazione dell’integrazione europea e la crisi profonda degli Stati UE del Mediterraneo.

Come riportato alla Bloomberg, il Cancelliere Merkel ha evidenziato come la zona Euro non sia un gruppo chiuso e ristretto, ed ha promesso di coinvolgere pienamente gli Stati dell’Europa Centrale nel rafforzamento dell’economia europea, della concorrenza interna, e nella creazione di un’UE davvero forte ed integrata.

Aperture significative sono provenute anche dal Presidente Hollande, che, come riportato dall’agenzia PAP, ha sottolineato la forte responsabilità dei Paesi di Eurolandia al varo di politiche in difesa dell’Euro, e, nel contempo, ha apprezzato il ruolo degli Stati che non hanno ancora adottato la moneta unica nel rafforzamento di una comune casa europea, che prescinde dal mero aspetto monetario.

“L’Unione Europea deve essere fonte di unità, non di differenza -ha dichiarato il Premier polacco, Donald Tusk- dobbiamo aumentare la coesione interna all’UE, e preparare gli Stati che ancora non hanno adottato la moneta unica a compiere quei cambiamenti necessari per favorire il loro ingresso nella zona Euro”.

Il Premier slovacco, Robert Fico, ha illustrato come i Paesi dell’Europa Centrale siano oramai in stretto coordinamento con Germania e Francia per la risoluzione dei problemi comuni dell’Unione Europea, mentre il Premier ceco, Petr Necas, ha sottolineato il consistente peso politico interno all’UE acquisito dal Gruppo di Vysehrad.

“Occorre una politica che regola il deficit -ha infine commentato il Premier ungherese, Viktor Orban- c’è bisogno di un coordinamento per la limitazione del debito dei Paesi UE”.

L’unità di intenti raggiunta sul piano politico si è subito tradotta in un’iniziativa concreta nell’ambito della Difesa, con la creazione di un gruppo di contatto atto a coordinare le politiche militari di Germania, Francia e dei Paesi dell’Europa Centrale.

Gli Stati del Gruppo di Vysehrad hanno inoltre firmato una lettera di intenti per il varo di un esercito comune dei Paesi dell’Europa Centrale, da impiegare in primis per le operazioni umanitarie e di peacekeeping.

Rimangono divisioni sulla politica economica

Nonostante i punti in comune, dal vertice di Varsavia sono tuttavia emerse differenze di carattere ideologico.

Se da un lato il cancelliere cristiano-democratico Merkel ha infatti invitato i Paesi dell’Europa Centrale, in particolare la Polonia, ad adottare misure di austerità simili a quelle varate dalla Germania per arginare gli effetti della crisi, dall’altro il Presidente socialista Hollande ha posto come primo obiettivo della politica comune la crescita anziché la limitazione della spesa pubblica.

In Polonia, il Governo cristiano-democratico di Tusk ha rafforzato il legame con Berlino, ed ha posto l’adozione dell’Euro come obiettivo strategico da raggiungere entro pochi anni.

In Repubblica Ceca, l’Esecutivo conservatore di Necas è invece contrario all’adozione della moneta unica, e all’implementazione dell’integrazione europea.

In linea con Praga è anche l’Ungheria, dove il Premier conservatore Orban ha più volte criticato la moneta unica europea.

In Slovacchia -Paese che ha adottato l’Euro nel 2009- il Premier socialdemocratico Fico è impegnato nell’implementazione dell’integrazione di Bratislava nelle strutture dell’Unione.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA CONQUISTA LA REPUBBLICA CECA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 15, 2013

Presentato il GAZELLE: gasdotto progettato per trasportare il gas russo proveniente dal Nordstream in Germania e Francia attraverso il territorio ceco. Il progetto mette a serio repentaglio la politica energetica varata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dalle forniture del Cremlino

images-7Nel suo cuore geografico e culturale, l’Europa perde una grossa fetta della sua indipendenza e politica. Nella giornata di lunedì, 14 Gennaio, in Repubblica Ceca è stato presentato il gasdotto GAZELLE: conduttura progettata per aumentare le forniture di gas russo in Europa Centrale e Occidentale.

Come riportato da Natural Gas Europe, il GAZELLE rappresenta il prolungamento dell’OPAL: gasdotto che conduce in Germania il gas russo proveniente dal Nordstream.

Noto anche come Gasdotto Settentrionale, il Nordstream è stato realizzato sul fondale del Mar Baltico dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, per rifornire di 55 miliardi dimetri cubi di oro blu all’anno direttamente la Germania, bypassando Paesi dell’UE come Polonia e Stati baltici.

Con la costruzione del GAZELLE, la Repubblica Ceca rafforza la sua posizione come Paese di transito del gas russo in Europa Centrale e Occidentale.

Dopo avere ricevuto il gas russo dall’OPAL nei pressi di Brandov, nel nord della Boemia, il GAZELLE attraversa la parte occidentale della Repubblica Ceca per 166 chilometri fino a Rozvadov, dove l’oro blu della Russia confluisce nel MEGAL: conduttura dalla portata di 22 Milioni di metri cubi di gas che taglia a metà la Germania per rifornire la Francia.

D’altro lato, con la realizzazione del GAZELLE Praga mette a serio repentaglio il progetto varato dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e ridurre la dipendenza dell’UE dalle esportazioni della Russia, che già coprono il 40% del fabbisogno complessivo del Vecchio Continente.

La Repubblica Ceca in particolare giuoca un ruolo fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: la messa in comunicazione dei gasdotti dei Paesi dell’Europa Centrale che consente il trasporto nel cuore del Vecchio Continente del gas liquefatto importato da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America tramite i rigassificatori di Swinoujscie in Polonia e Krk in Croazia.

Il GAZELLE rientra nel disegno politico della Russia volto ad indebolire l’Europa per mantenere l’egemonia energetica di Mosca sul Vecchio Continente.

La cerimonia di apertura ha infatti visto la presenza del Segretario di Stato presso il Ministero dell’Energia della Federazione Russa, Anatoliy Borisovich, del rappresentante del Ministero dell’Economia tedesco, Anne Ruth Herkes, e del Primo Ministro Ceco, Petr Necas.

Più che il Primo Ministro, il vero regista dell’operazione che ha reso la Repubblica Ceca uno dei principali Paesi di transito del gas della Russia in Europa è il Capo dello Stato, il conservatore Vaclav Klaus, che ha contraddistinto la sua Amministrazione per la forte contrarietà all’integrazione europea, e le ostentate dimostrazioni di amicizia con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Le elezioni alla base della politica energetica di Praga

La condotta di Klaus, e di conseguenza la politica energetica della Repubblica Ceca, potrebbe registrare un sensibile cambiamento in seguito all’esito del secondo turno delle Elezioni Presidenziali ceche, che, il 25 Gennaio, vedrà contrapposti l’ex-Primo Ministro, Milos Zeman all’attuale Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg.

Zeman, un fuoriuscito del Partito SocialDemocratico Ceco che ha fondato un proprio movimento di centro-sinistra, il Partito dei Diritti Civici, potrebbe non portare alcun cambiamento alla politica estera ed energetica di Praga.

Al contrario, Schwarzenberg – storico esponente del dissenso e del processo democratico ceco passato alla storia come Rivoluzione di Velluto – ha promesso di interrompere la retorica filo-putiniana di Klaus per dare un’impronta europea alla politica estera della Repubblica Ceca.

Al primo turno, avvenuto sabato, 12 Gennaio, Zeman ha ottenuto circa il 24% dei voti, vincendo perlopiù nelle campagne e tra gli  strati della popolazione più anziana. Schwarzenberg è stato invece sostenuto dal 23% dei votanti, perlopiù giovani, esponenti dei circoli intellettuali, e abitanti delle grandi città.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA CENTRALE RISPONDE A MERKEL, HOLLANDE E MONTI: “PIU’ COESIONE IN EUROPA PER BATTERE LA CRISI”

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 23, 2012

I Primi Ministri del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – adottano a Praga una posizione comune per contrastare l’emarginazione dei Paesi non-Euro dai processi decisionali UE, supportata da Germania e Francia nel concomitante vertice di Roma. Alleanza anche per il rafforzamento delle strutture difensive e per il sostegno alla politica energetica della Commissione Europea

Il Premier polacco, Donald Tusk

Coesione, difesa ed energia sono stati i principali punti su cui si è sviluppato il vertice del quartetto di Vysehrad di venerdì, 22 Giugno. Riuniti a Praga per il passaggio di consegne dalla presidenza ceca a quella polacca, i Primi Ministri di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia hanno messo a punto le linee guida che, per il prossimo anno, saranno adottate dal Gruppo che riunisce i quattro Paesi più importanti dell’Europa Centrale.

Al centro dei lavori è stata posta l’importanza del mantenimento di una politica di coesione da parte dell’Unione Europea. Nello specifico, i quattro Capi di Governo hanno invitato i colleghi UE a mettere da parte gli interessi personali per adottare misure di ampio respiro atte ad avviare una politica monetaria ed economica capace di dare risposte unitarie alla crisi in Europa.

Inoltre, con una lettera indirizzata ai colleghi UE, i Primi Ministri del quartetto di Vysehrad hanno richiesto di allargare la partecipazione ai vertici dedicati al futuro dell’economia dell’Unione Europea anche a quei Paesi, come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, che non hanno ancora adottato la moneta unica europea.

I Paesi dell’Europa Centrale hanno quindi deciso di assumere una posizione comune durante i lavori per la stesura del bilancio UE 2014-2020, in occasione del quale il Gruppo di Vysehrad richiederà maggiore collegialità per considerare durante la stesura del budget comunitario delle ragioni e delle problematiche legate a tutti gli Stati dell’Unione: non solo a quelli di eurolandia.

La posizione risoluta dei quattro Paesi dell’Europa Centrale – oggi economicamente più sani rispetto a molti altri Stati del resto del Continente a rischio default – è una risposta ben chiara a Germania e Francia, che, invece, sostengono la necessità di escludere dai processi decisionali dell’UE quei Paesi che non hanno aderito all’Euro.

L’atteggiamento dell’asse Berlino-Parigi è stato evidente nel vertice di Roma, durante il quale – in contemporanea con il summit di Praga – il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, il Presidente francese, Francois Hollande, il Primo Ministro italiano, Mario Monti, e il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, si sono riuniti per varare una posizione comune dei principali Paesi di eurolandia da adottare durante il prossimo vertice UE.

Sostegno alla politica energetica della Commissione Europea

Oltre alla politica monetaria, il quartetto di Vysehrad ha affrontato il tema della difesa. Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha illustrato come la presidenza di Varsavia sarà caratterizzata dall’implementazione della smart defence: la messa in comune delle forze militari e delle strutture difensive di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia.

“Vogliamo prestare più attenzione alla politica di difesa – ha dichiarato Tusk durante la conferenza stampa di chiusura – riteniamo il progetto ambizioso, ed utile per rafforzare le strutture comuni all’interno del continente europeo”.

Largo spazio è stato dedicato anche alla questione energetica, in merito alla quale il gruppo di Vysehrad ha assunto una posizione in sostengo dei progetti varati dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas e greggio dalla Russia monopolista.

Come dichiarato dal Primo Ministro ceco, Petr Necas, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia sostengono i progetti di sviluppo del nucleare, la costruzione di nuove infrastrutture per l’importazione di gas e greggio da fornitori alternativi a Mosca, e la realizzazione del Corridoio Nord-Sud.

Quest’infrastruttura ha lo scopo di unire i gasdotti degli Stati ubicati tra il Mar Baltico e il Mare Adriatico per mettere in circolazione in Europa gas importato da Qatar, Norvegia ed Iraq presso i rigassificatori di Swinoujscie – Polonia Occidentale – e quello di Krk in Croazia.

Matteo Cazzulani

IN REPUBBLICA CECA CROLLA LA MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on April 24, 2012

Il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto dell’assenza dei numeri necessari per l’approvazione delle misure di austerità previste dalla coalizione, dopo la fuoriuscita del partito centrista Affari Pubblici e una partecipata manifestazione organizzata dai sindacati. Possibili elezioni anticipate con esiti tutt’altro che certi

Il premier ceco, Petr Necas

Non ha resistito ai dissidi interni alla già instabile maggioranza, che si sono accompagnati alle partecipate proteste di piazza cavalcate dall’opposizione. Nella giornata di lunedì, 23 Aprile, il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto della crisi del suo governo, dopo che la formazione centrista Affari Pubblici ha abbandonato la Coalizione di centrodestra che da due anni governa il Paese.

A generare il dissidio è stata la richiesta da parte di Affari Pubblici di un rimpasto nella squadra di Governo – composta dal conservatore Partito Democratico Civico del Premier Necas e dal moderato TOP 09, guidato dal Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg – che ha portato la piccola forza politica centrista a uscire dalla maggioranza con le dimissioni simboliche della Vicepresidente del Parlamento, Katerzyna Klasnova.

A nulla è servito il tentativo da parte di uno dei Leader della piccola formazione centrista, la Vicepremier, Karolina Peak, di abbandonare Affari Pubblici per creare un proprio raggruppamento parlamentare in grado di salvare la maggioranza. Ad esso, nella giornata di lunedì, 23 Aprile, hanno aderito solo 9 Deputati: troppo pochi per garantire la superiorità numerica a una coalizione a cui spetta l’approvazione di un bilancio delicato.

Proprio l’economia, parimenti alla vicina Slovacchia e ad altre democrazie europee i cui Capi di Governo stanno pagando caro per le proprie scelte in merito a consensi elettorali, è stata il tallone d’Achille della maggioranza di Necas. Nella giornata di Domenica, 22 Aprile, i sindacati hanno organizzato una partecipata manifestazione nella centrale Piazza San Venceslao contro le misure fiscali di austerità del governo, a cui hanno partecipato circa cento mila persone.

Preso atto della situazione, Necas ha escluso il varo di un governo di minoranza e, pur riconoscendo ancora validi i principi che hanno portato finora alla collaborazione tra i partner di maggioranza, ha ventilato l’ipotesi di elezioni anticipate se la situazione, come probabile, non migliorerà.

Tra coalizioni allargate e un duopolio rosso

Secondo le previsioni dei principali analisti del Paese, la consultazione elettorale potrebbe portare al governo i socialdemocratici, ma senza una decisa maggioranza che consentirebbe loro di governare in solitaria. Per questa ragione, in molti non escludono la possibilità di alleanze bipartisan tra i socialdemocratici e TOP 09, oppure addirittura di una Grosse Koalition con il Partito Democratico Civico.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Dnes, il Segretario dei socialisti, Bohuslav Sobotka, ha escluso ogni possibile alleanza con forze appartenenti al campo di centro-destra, il che, se le elezioni anticipate termineranno secondo i pronostici, ha reso attuabile una coalizione decisamente spostata a sinistra con l’ingresso dei comunisti.

Inoltre, a complicare il quadro politico della Repubblica Ceca è la fissazione della data delle Prime elezioni presidenziali: necessarie da quando, lo scorso Dicembre, sono state approvate delle modifiche alla Costituzione che hanno consegnato all’elettorato popolare la designazione del Capo dello Stato, finora prerogativa esclusiva del Parlamento.

In un’ottica di austerità, alcuni tra gli esponenti del campo conservatore hanno ventilato l’ipotesi di accorpare la consultazione presidenziale con quella parlamentare anticipata, ma i socialisti si sono dichiarati contrari a tale eventualità.

Matteo Cazzulani

VERITA SU STALIN ED HITLER: L’ INTEGRAZIONE UE PASSA ANCHE DALLA STORIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 28, 2011

L’iniziativa del Centro Europeo di Studio sui Totalitarismi presa per educare le nuove generazioni europee su un passato di sangue e violenza non adeguatamente trattato nemmeno nel presente. Il ruolo del Gruppo di Vysehrad e della presidenza polacca, particolarmente impegnata al futuro di un continente sempre più vecchio e relegato ai margini del Mondo globalizzato

Campagna di divulgazione dei crimini del comunismo a Leopoli, Ucraina

Non servirà a battere la crisi, e nemmeno a risolvere la cronica mancanza di una politica estera, di difesa, ed energetica comune, ma almeno permetterà ad un Vecchio Continente chiarezza sul proprio passato, ed un futuro maggiormente responsabile. Nella giornata di Sabato, 15 Ottobre, è stata varata la creazione del Centro Europeo di Studio sui Totalitarismi, una struttura per il coordinamento del lavoro di storici UE, finalizzato a ricerca, documentazione, e produzione di materiale riguardo al comunismo ed al nazismo: due grandi barbarie che, non ancora adeguatamente investigate – sopratutto nei Paesi dell’Europa Occidentale – nel secolo scorso hanno trasformato il continente in una fabbrica di morte.

Nello specifico, il Centro si occuperà di dialogare con le nuove generazioni di studenti che, nati dopo il crollo del Muro di Berlino, rischiano di smarrire la reale percezione della gravità di fatti come gulag, purghe, olocausto, shoah, holodomor ed altri crimini contro l’umanità perpetrati da sanguinari dittatori quali Stalin ed Hitler. Come illustrato nella conferenza stampa di presentazione del progetto, il Centro – che avrà sede a Praga, nel cuore dell’Europa, con una filiale a Bruxelles, la Capitale politica – ha lo scopo di rendere giustizia ai milioni di europei vittime di inaudite violenze per differente appartenenza politica, religiosa e nazionale: la cui reale portata non va né dimenticata, né ridimensionata.

A livello politico, a dare una scossa all’iniziativa europea è stato il Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – che, avendo sperimentato sulla propria pelle ambo i totalitarismi fino ad una ventina di anni or sono, hanno deciso di mettere il proprio passato al servizio del futuro di una generazione europea che, nel bene o nel male, è destinata un giorno a prendere le redini del Vecchio Continente.

“E’ sulla storia delle nostre generazioni che si costruisce il futuro – ha illustrato il Primo Ministro ceco, Petr Necas – per questo l’iniziativa è di fondamentale importanza”.

Ancora un successo per Varsavia

Dunque, un’iniziativa per l’integrazione europea fortemente voluta anche dalla singola Polonia: presidente di turno UE che, non senza difficoltà, sta sfruttando il primo semestre di guida della sua storia per rafforzare le strutture comunitarie, e dare a Bruxelles una comune visione in settori chiave come l’Estero, l’Energia, e la Difesa. Se nei primi due casi un qualche minimo successo è stato raggiunto – si ricordi l’avvio dei negoziati per Accordi di Associazione con l’UE per Moldova e Georgia, e la collaborazione con la Commissione Barroso per diminuire la dipendenza dal gas russo – nel secondo, Varsavia non è riuscita a battere la cronica divisione che caratterizza il Vecchio Continente fin dalla sua nascita. Ma non si è data per vinta.

Respinta l’idea di evolvere ad esercito europeo il Gruppo di Weimar – alleanza di coordinamento degli sforzi militari tra Polonia, Francia, e Germania – a causa del veto di una Gran Bretagna maggiormente attenta a non sminuire il ruolo della NATO, il governo polacco si è rivolto proprio a Vysehrad per concepire una comune forza di intervento in crisi internazionali con la partecipazione di Georgia ed Ucraina, da allargare in primis agli Stati Baltici e, successivamente, all’Europa Occidentale.

Un programma che, se attuato, potrebbe finalmente dimostrare quanto la tanto vituperata in Occidente Nuova Europa sia molto più filo europea di molti altri Paesi. Magari, riuscendo a convincere francesi, tedeschi, ed inglesi, che dinnanzi alle crisi economiche ed umanitarie di oggi – default nel sud UE e ritorno delle velleità imperiali della Russia di Putin – l’unico modo per mantenere il continente competitivo sia l’allargamento ad est, e l’unità di azione: sopratutto in quei settori in cui singoli colossi energetici antepongono il proprio interesse a quello generale.

Matteo Cazzulani