LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del gas: Lituania, Lettonia ed Estonia verso il mercato energetico baltico

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 26, 2016

Vilna, Riga e Tallinn avviano le trattative per l’abbattimento delle tariffe doganali in materia di energia. Il progetto, che prevede la partecipazione di Polonia e Finlandia, è atto a garantire la sicurezza energetica dell’Europa Centro Orientale



Varsavia – Un mercato unico regionale dell’energia per garantire la sicurezza energetica dei Paesi Baltici ed invitare l’Unione Europea a passi più coraggiosi verso una vera integrazione economica e politica. Questa è la lezione proveniente da Lituania, Lettonia ed Estonia che, nella giornata di martedì, 17 Maggio, hanno avviato un progetto atto a creare un mercato unico del gas dei Paesi Baltici.

Come riportato dall’autorevole Baltic Course, il progetto prevede l’abbattimento delle tariffe doganali tra i Paesi Baltici, così da abbassare i prezzi dell’energia per industrie e popolazione, incrementare la concorrenza nel settore e garantire la sicurezza energetica di Lituania, Lettonia ed Estonia.

La motivazione che ha portato alla concezione del mercato energetico comune baltico è l’alta dipendenza di Lituania, Lettonia ed Estonia dalle importazioni di gas di un unico fornitore, la Russia.

Inoltre, il mercato energetico comune baltico è programmato per essere esteso anche a Polonia e Finlandia, due Paesi dell’Unione Europea che hanno avviato la realizzazione di due gasdotti per collegare il sistema infrastrutturale polacco e quello finlandese rispettivamente a quello lituano ed estone.

La Polonia, in particolare, è il Paese che più di tutti sta spingendo Bruxelles ad attuare misure urgenti per garantire la sicurezza energetica dei Paesi membri dell’Unione Europea. Da un lato, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, è l’ideatore dell’Unione Energetica Europea, un progetto atto ad unificare i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione. 

Dall’altro, il Presidente polacco, Andrzej Duda, è il promotore dell’Intermarium, un’alleanza di Paesi dell’Europa Centro Orientale -Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia e Croazia- che vedono la propria sicurezza energetica messa a serio repentaglio dagli accordi bilaterali stipulati, con la Russia, da Germania, Francia e Italia.

L’attivismo di Tusk e Duda in materia energetica ha portato alla realizzazione del rigassificatore di Świnoujście, grazie al quale la Polonia importa gas liquefatto proveniente dal Qatar, e all’avvio della realizzazione dell’Interconnettore del Gas Polonia Lituania. Inoltre, la Polonia partecipa alla costruzione del Corridoio Nord Sud per veicolare gas dal terminale di Świnoujście al rigassificatore croato di Krk attraverso Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Croazia.

Sul piano strettamente energetico, la realizzazione del mercato energetico comune baltico consente a Lituania, Lettonia ed Estonia di diversificare le forniture di gas e, di conseguenza, abbassare il prezzo dell’energia. Infatti, con l’avvio del terminale LNG di Klaipeda -installazione che permette alla Lituania di importare gas liquefatto dalla Norvegia- e con il collegamento con il sistema infrastrutturale energetico della Polonia, Lettonia ed Estonia potrebbero fin da ora contare su fonti di energia diversificate.

Sul piano politico, il mercato energetico comune baltico sposa sia il progetto dell’Intermarium di Duda, che l’Unione Energetica Europea di Tusk, portando fin da subito ad una maggiore sicurezza energetica per i Paesi dell’Europa Centro Orientale e, in una prospettiva più tarda, ad anticipare l’integrazione dei mercati dell’energia dei Paesi UE, sulla quale Bruxelles sta lavorando con troppo ritardo.


Dalla Russia meno gas nei Paesi Baltici

A conferma della necessità, per i Paesi Baltici, di un mercato energetico comune sono i dati, riportati dal portale Delfi, inerenti all’attività nella regione del monopolista statale russo del gas Gazprom, che ha riportato un decremento sostanziale delle esportazioni di gas in Lituania ed Estonia.

Nonostante, finora, Lituania ed Estonia abbiano dipeso dalle importazioni dalla Russia per circa il 90% del proprio fabbisogno, la quantità di gas esportata da Gazprom nel mercato lituano è decrementata al 65%, mentre il mercato estone ha ricevuto dal monopolista statale russo del gas una quantità di oro azzurro pari al 73% del proprio fabbisogno. 

A motivare il decremento dell’importazione di gas dalla Russia per Lituania ed Estonia è la recente liberalizzazione del mercato interno del gas dei due Paesi, una misura, incoraggiata dall’Unione Europea, che ha portato alla fine del controllo di Gazprom sulle compagnie energetiche nazionali lituane ed estoni.

Differente è il discorso in merito alla Lettonia, dove Gazprom ha aumentato le esportazioni di gas. Non a caso, la liberalizzazione del mercato interno del gas lettone deve ancora essere avviata.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: la Polonia lancia il Corridoio Settentrionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 9, 2016

Varsavia si accorda con la Danimarca per la realizzazione della Baltic Pipe per l’importazione di gas naturale dalla Norvegia. Progettata anche la costruzione di un nuovo rigassificatore a Danzica, dopo quello di Świnoujście, per importare LNG in Europa Centro Orientale. 



Varsavia – Più sicuri diversificando. Questa è la motivazione che ha spinto la Polonia ad attivarsi in materia di politica energetica con la presentazione di una serie di progetti atti a diversificare le forniture di gas indirizzato non solo al mercato interno polacco, ma anche e sopratutto al costituendo mercato unico del gas dell’Unione Europea.

Nella giornata di lunedì, 18 Aprile, Polonia e Danimarca hanno stabilito un accordo di massima per la realizzazione della Baltic Pipe, gasdotto concepito per veicolare in territorio polacco gas di origine norvegese attraverso il sistema infrastrutturale energetico danese. 

Come dichiarato dal Premier polacco, Beata Szydło, e dal suo collega danese, Lars Lokke Rasmussen, la Baltic Pipe rappresenta un progetto di importanza strategica per Varsavia, Copenaghen e, più in generale, per l’Unione Europea. 

Infatti, dal punto di vista polacco la realizzazione della Baltic Pipe permette la diversificazione delle forniture di gas per mezzo dell’importazione di gas proveniente dalla Norvegia: una mossa necessaria per decrementare la dipendenza di Varsavia dalle forniture di oro azzurro dalla Russia.

Inoltre, il gas importato in Polonia attraverso la Baltic Pipe verrebbe messo a disposizione degli altri Paesi dell’Europa Centro Orientale -una regione fortemente dipendente dalle forniture di energia dalla Russia- attraverso il Corridoio Nord-Sud e l’Interconnettore Polonia Lituania. 

Questi due gasdotti, in via di realizzazione, sono progettati, rispettivamente, per veicolare oro azzurro dal rigassificatore polacco di Świnoujście al rigassificatore croato di Krk e a quello lituano di Klaipeda.

Dal punto di vista danese, la Baltic Pipe rappresenta un progetto di importanza strategica per via della imminente dismissione del bacino di Tyra che, finora, ha reso la Danimarca un Paese produttore di gas. 

Con la realizzazione della Baltic Pipe, Copenaghen diventerebbe un importante Paese di transito del gas della Norvegia verso la Polonia e, di conseguenza, gli altri Stati dell’Europa Centro Orientale.

Dal punto di vista norvegese, la realizzazione della Baltic Pipe rappresenta una possibilità per attrarre investimenti atti ad ampliare la produzione di gas nei propri giacimenti. 

Non a caso, Varsavia ha manifestato la volontà di ampliare la capacità della Baltic Pipe, preventivata a 7 miliardi di metri cubi di gas all’anno, così da garantire un maggiore afflusso di oro azzurro in Europa Centro Orientale.

Oltre alla Baltic Pipe, la Polonia si è attivata per la realizzazione di un rigassificatore a Danzica che, secondo i progetti, dovrebbe ampliare la capacità di Varsavia di importare gas liquefatto dopo l’avvio dell’importazione di LNG dal Qatar per mezzo del rigassificatore di Świnoujście.

Così come per quanto riguarda la Baltic Pipe, anche i rigassificatori di Świnoujście e Danzica sono preventivati per diversificare le importazioni di gas ed immettere l’oro blu importato da fonti non-russe nel sistema infrastrutturale energetico dell’Europa Centro Orientale.

L’attivismo della Polonia in politica energetica per mezzo della progettazione della Baltic Pipe e del rigassificatore di Danzica, assieme al già realizzato rigassificatore di Świnoujście, è stato ribattezzato Corridoio Settentrionale: una denominazione che ricorda il Corridoio Meridionale, ossia un fascio di gasdotti che la Commissione Europea ha progettato per veicolare in Italia gas proveniente dall’Azerbaijan attraverso Georgia, Turchia, Grecia ed Albania.


Intermarium e Unione Energetica Europea alla base del progetto

Il Corridoio Settentrionale è frutto di due iniziative di carattere geopolitico concepite in Polonia. In primis, la realizzazione di una politica che mira alla sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale è legata all’Intermarium. 

Questa concezione geopolitica, fatta propria dal Presidente polacco, Andrzej Duda, mira alla creazione di un’alleanza regionale composta dai Paesi ubicati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, tra la Russia e la Germania, atta a garantire la sicurezza nazionale degli Stati facenti parte di essa -Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Bulgaria, Ucraina, Georgia, e possibilmente anche Turchia.

Sul piano energetico, l’Intermarium è già stata realizzata per mezzo dell’alleanza di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Croazia in opposizione al prolungamento del gasdotto Nordstream. 

Questo gasdotto, progettato sul fondale del Mar Baltico con una portata di 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è un’iniziativa bilaterale che la Germania ha concordato con la Russia per incrementare la quantità di gas russo importato nel mercato europeo bypassando i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale.

Sulla base del progetto di Duda già si era mosso Lech Kaczyński, Presidente della Polonia tra il 2005 e il 2010 che, per rafforzare la sicurezza dei Paesi dell’Intermarium, si attivò, sul piano energetico, sia per importare olio dall’Azerbaijan, che per ottenere forniture di gas dalla Norvegia.

La seconda concezione geopolitica di matrice polacca alla base del Corridoio Settentrionale è l’Unione Energetica Europea, progetto varato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, durante gli ultimi mesi trascorsi alla guida del Governo della Polonia nel 2014.

Tusk, unico Premier nella storia polacca ad avere ottenuto la riconferma alle urne -grazie ad una parentesi di buongoverno che ha evoluto la Polonia in un moderno Paese dell’Unione Europea- varò, allora, un progetto atto a mettere in comunicazione i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri dell’Unione Europea.


Lo scopo dell’iniziativa di Tusk, che fu ampiamente condivisa dal Presidente francese, François Hollande, è la creazione di un mercato unico dell’energia che permetta ad ogni Paese membro dell’UE di contare su forniture stabili e garantite in caso di interruzioni improvvise del flusso di oro azzurro da parte di uno degli Stati fornitori.

L’Unione Energetica Europea di Tusk, che per certi versi ricorda un progetto analogo concepito dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Délors e Romano Prodi, si basa sul principio di solidarietà tra i Paesi membri dell’UE.

Tuttavia, considerato come l’Unione Europea sia ancora in balia degli egoismi nazionali di singoli Paesi interessati ai propri interessi -Germania in primis- l’Unione Energetica Europea appare un progetto ancora lontano dal poter essere realizzato.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Guerra del Gas: Francia e Italia contro l’Unione Energetica Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 12, 2016

Parigi e Roma, ma anche Belgio e Austria, chiedono alla Commissione Europea la revisione del meccanismo di solidarietà tra i Paesi membri dell’UE in materia di energia. L’interesse della Russia dietro alla condotta anti-europea di importanti Stati dell’Unione Europea



Varsavia – Tutti parlano tanto di Europa, ma nessuno, nei fatti, la vuole. Sopratutto quando in ballo c’è il gas di Putin. Nella giornata di lunedì, 11 Aprile, Francia, Italia, Belgio e Austria hanno chiesto ufficialmente la revisione del Pacchetto per la Sicurezza Energetica dell’Unione Europea, un documento varato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Unione Energetica Europea -progetto promosso dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi membri dell’UE.

Come riportato dall’autorevole portale Energetyka 24, i Paesi contrari al Pacchetto hanno richiesto alla Commissione di rivedere il meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri. Secondo il progetto, ogni Paese UE è tenuto a condividere le proprie forniture di gas con gli Stati colpiti da crisi energetiche e vittime di Guerre del Gas.

Secondo il Pacchetto per la Sicurezza Energetica UE, l’Unione Europea verrebbe divisa in nove zone energetiche, nelle quali i Paesi facenti parte di ciascuna zona sono chiamati a creare dei micromercati dell’energia unificando i propri sistemi infrastrutturali energetici nazionali. 

Oltre alla Zona Nord Ovest -Gran Bretagna e Irlanda- e alla Zona Nord Sud Ovest -Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Lussemburgo- il Pacchetto per la Sicurezza Energetica prevede il varo della zona del Corridoio Meridionale -Bulgaria, Grecia e Romania- della Zona Centro-Orientale -Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia- e della Zona Sud-Orientale -Austria, Croazia, Italia, Slovenia e Ungheria. 

Ad esse, si aggiungono il Primo Mercato Energetico Baltico -Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia- ed il Secondo Mercato Energetico Baltico -Danimarca e Svezia- mentre Cipro e Malta restano Paesi autonomi.

Per realizzare le zone del mercato energetico UE, la proposta della Commissione prevede anche la realizzazione di un alto numero di rigassificatori, atti ad importare gas liquefatto -e, così, diversificare le forniture di gas dalle importazioni da Russia ed Algeria, dalle quali l’UE dipende fortemente- e nuovi gasdotti destinati a mettere in comunicazione i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi delle nove zone.

Considerata la complessità del progetto, l’opposizione di Francia, Italia, Belgio e Austria al disegno della Commissione assume una dimensione anti-europea ed anti-concorrenziale.

Più che legata alla vena anti-concorrenziale -tuttavia molto forte in Paesi dove la tradizione comunista è molto forte, come, per l’appunto, Francia, Italia, Belgio e Austria- l’opposizione di Parigi, Roma, Bruxelles e Vienna al Pacchetto per la Sicurezza Energetica Europea è da leggere come una mossa per forzare l’approvazione di una serie di progetti che questi Paesi Membri dell’UE hanno progettato, in via bilaterale, con la Russia.


Nordstream e Southstream vs solidarietà energetica UE

Infatti, a Francia e Belgio interessa il prolungamento del Nordstream, gasdotto progettato da Russia e Germania per veicolare nel mercato UE 110 miliardi di metri cubi di gas russo, bypassando i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale e, così, incrementando la dipendenza dell’UE dalle forniture di Mosca.

Da parte loro, Italia e Austria sostengono il Southstream, gasdotto progettato da questi due Paesi con la Russia per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Europa meridionale e, così, contrastare il progetto di diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per importare oro azzurro dall’Azerbaijan.

Sia il prolungamento del Nordstream che la realizzazione Southstream sono opposti dalla Commissione Europea perché non in linea con il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta la gestione dei gasdotti, e il possesso del gas venduto attraverso di essi, da parte dello stesso attore.

Inoltre, sia il prolungamento del Nordstream che la realizzazione del Southstream sono considerati contrari alla politica di diversificazione delle forniture di gas dalla Russia: una misura promossa dalla Commissione Europea per incrementare concorrenza e trasparenza.

In nome dell’interesse bilaterale con la Russia, Francia, Italia, Belgio e Austria -che in altri ambiti si ergono a paladini dell’unità europea- dimostrano di essere poco interessati al meccanismo di solidarietà che, in campo energetico, Paesi membri dell’UE come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia necessitano come garanzia della propria sicurezza nazionale.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Guerra del Gas: l’Iran vuole esportare gas in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 14, 2016

L’Ambasciatore iraniano in Georgia, Abbas Taleb, dichiara la volontà di contribuire al piano dell’Unione Europea di diversificazione delle forniture di gas. Progetto AGRI e rigassificatore polacco di Świnoujście sono le ipotesi per l’importazione del gas di Tehran in Unione Europea



Varsavia – Diversificare le forniture di gas in Europa si può, e i soggetti interessati alla partita sono sempre di più. Nella giornata di giovedì, 11 Febbraio, l’Iran ha dichiarato la volontà di esportare il proprio gas naturale in Europa attraverso il progetto AGRI, una combinazione di gasdotti e rigassificatori che coinvolge Georgia, Romania ed Ungheria.

Come dichiarato dall’Ambasciatore iraniano in Georgia, Abbas Taleb, l’Iran ha avviato consultazioni con il Governo georgiano e con quello dell’Azerbaijan per esportare gas naturale in Georgia attraverso il territorio azero: un’iniziativa che, oltre ad incrementare la quantità di gas importata da Tbilisi, serve a rifornire il mercato dell’Unione Europea, che sta attuando un piano di diversificazione delle forniture di gas.

Nello specifico, l’Iran si è detto interessato ad esportare il proprio gas in Europa attraverso il rigassificatore romeno di Costanza che, secondo i progetti, riceverebbe LNG iraniano dalle coste della Georgia. Questo piano de facto rilancerebbe il progetto AGRI, in merito al quale, nel Luglio 2015, Azerbaijan, Georgia e Romania hanno dichiarato il proprio impegno per finalizzare l’iniziativa.

Oltre al rigassificatore di Costanza, l’AGRI, compartecipato dal colosso nazionale energetico azero SOCAR, dalla Oil and Gas Corporation of Georgia, dalla compagnia energetica ungherese MVM, e dalla romena Romgas per veicolare in Europa gas naturale dall’Azerbaijan attraverso la Georgia ed il Mar Nero, prevede la realizzazione di un gasdotto tra le località di Arad e Szeghed per trasportare il gas dalla Romania all’Ungheria.

Oltre al progetto AGRI, che richiede l’ottenimento di risorse finanziarie dall’UE, l’Iran sta trattando con la Repubblica Ceca per rifornire di gas liquefatto il mercato ceco attraverso il rigassificatore di Świnoujście: una manovra destinata ad incrementare l’importanza di un’infrastruttura attraverso la quale, proprio per diversificare le forniture di gas dirette nel mercato europeo, la Polonia ha avviato l’importazione di LNG dal Qatar.

Oltre a Repubblica Ceca e Polonia, a beneficiare dell’importazione del gas iraniano attraverso il terminale di Świnoujście sarebbero anche Slovacchia, Ungheria e Croazia, i Paesi attraverso i quali transita il Corridoio Nord Sud: infrastruttura concepita per collegare il rigassificatore polacco con quello croato di Krk. 

Dal punto di vista dell’Unione Europea, l’importazione di gas dall’Iran è complementare al Corridoio Energetico Meridionale UE: fascio di gasdotti concepito, sempre nell’ottica del piano di diversificazione delle forniture di energia, per importare, nel mercato europeo, gas naturale dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.  

Inoltre, Israele ha dichiarato interesse a rifornire l’Europa di gas proveniente dai giacimenti Leviathan, Tamar e Dalit, ubicati nel Mar Mediterraneo, attraverso Cipro e Grecia.

L’Ucraina per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea

In aggiunta ad AGRI e rigassificatore di Świnoujście, una possibilità supplementare per le forniture di gas iraniano in Europa potrebbe essere rappresentata dall’Ucraina grazie al terminale di Odessa, un progetto sul quale è già pronto un piano preliminare di realizzazione. 

A rendere forte la richiesta, oltre all’impegno in merito del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, sono state le dichiarazioni del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, durante la Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di Monaco, ha sottolineato come l’Ucraina garantisca da tempo il flusso di gas in Europa attraverso il proprio sistema infrastrutturale energetico.

Nello specifico, Poroshenko ha evidenziato come l’Ucraina abbia sempre garantito all’Europa forniture stabili di gas naturale proveniente dalla Russia, Paese che, oggi, intende bypassare i gasdotti ucraini mediante l’ampliamento del Nordstream. 

Questa infrastruttura, progettata sul fondale del Mar Baltico, è concepita per veicolare oro blu russo dalla Russia direttamente in Germania, de facto isolando i Paesi dell’Europa Centro Orientale e diminuendo il ruolo dell’Ucraina come Paese di transito del gas russo in Unione Europea.

Sempre durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, critiche al Nordstream sono state espresse dal Presidente della Polonia, Andrzej Duda, che, a nome anche di Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia ed Estonia, ha sottolineato come l’Unione Europea non abbia bisogno di incrementare le forniture da un Paese, la Russia, dal quale l’UE è ad oggi fortemente dipendente sul piano energetico.

Opinione simile a quella di Duda e Poroshenko è stata espressa, in precedenza, dal Vice Presidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, responsabile per la realizzazione dell’Unione Energetica UE.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Nuova Via della Seta: l’Ucraina unisce Europa e Cina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2016

Avviato un nuovo itinerario per veicolare merci e prodotti dal territorio UE a quello cinese attraverso Ucraina, Georgia, Azerbaijan e Kazakhstan. Realizzata l’intuizione del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, atta a porre il Mar Nero al centro di una via di scambio veloce e sicura tra Bruxelles e Pechino



Varsavia – La Cina è più vicina, oggi anche grazie all’Ucraina. Nella giornata di venerdì, 15 Gennaio, presso il porto di Illichivsk, vicino ad Odessa, è stata inaugurata la Nuova Via della Seta: un percorso di 5.400 chilometri via mare e terra per il trasporto di merci, prodotti agricoli, industriali e alimentari dalla Lituania alla Cina tramite Ucraina, Georgia, Azerbaijan e Kazakhstan.

Il progetto, inaugurato con la partenza di un primo carico-pilota di prodotti ucraini destinati al settore ferroviario cinese, è frutto di un’intesa che il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il suo collega del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, hanno raggiunto lo scorso 12 Gennaio. 

I due Presidenti, sulla base di accordi precedentemente raggiunti tra il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e i Capi di Governo dei Paesi interessati, hanno convenuto in merito alla necessità di varare un corridoio per la circolazione delle merci tra Europa Centro Orientale, Caucaso ed Asia centrale più corto rispetto a quello che, attualmente, passa attraverso la Russia.

Importante per il varo della Via della Seta è stato anche il ruolo del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, che già ai tempi in cui ricopriva la carica di Presidente della Georgia ha fortemente voluto la realizzazione del progetto per sfruttare al massimo le potenzialità di una regione, quella del Mar Nero, che può collegare due potenze economiche quali Unione Europea e Cina in maniera veloce e sicura.

Tuttavia, oltre ad agricoltura, industria ed alimentari, nella Nuova Via della Seta c’è molto di più. Come dichiarato dal Vicepremier ucraino, Hennadiy Zubko, questo progetto, per Unione Europea ed Ucraina, rappresenta un’opportunità per importare olio e gas naturale provenienti da importanti produttori mondiali quali Kazakhstan ed Azerbaijan.

Del resto, sia l’Unione Europea che l’Ucraina hanno varato progetti per diversificare le forniture di energia atti a diminuire la dipendenza da Russia ed Algeria. 

Polonia e Lituania per la sicurezza energetica ucraina

Da un lato, la Commissione Europea ha incentivato la realizzazione di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America, ed ha stabilito la progressiva integrazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi membri dell’UE. 

In aggiunta, un fascio di gasdotti è stato progettato, sempre dalla Commissione Europea, per importare in Europa gas naturale dall’Azerbaijan attraverso Georgia e Turchia.

D’altro canto, l’Ucraina ha rinunciato alle importazioni di gas dalla Russia, incrementando l’acquisto di oro azzurro russo in Germania veicolato in territorio ucraino tramite i gasdotti della Slovacchia. 

Inoltre, per diversificare le forniture di gas l’Ucraina ha ricevuto due importanti offerte che, in previsione dell’importazione di energia attraverso la Nuova Via della Seta, potrebbero aiutare Kyiv ad incrementare la propria sicurezza energetica.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, la Polonia intende aiutare l’Ucraina fornendo parte del gas che Varsavia riceve dal Qatar presso il rigassificatore di Swinoujscie, una delle infrastrutture energetiche realizzate in conformità alle direttive della Commissione Europea.

A tale scopo, utile si potrebbe rivelare anche il nuovo rigassificatore che, come dichiarato dal Premier polacco, Beata Szydło, la Polonia intende realizzare nei pressi di Danzica.

Inoltre, anche la Lituania si sta attivando per incrementare la sicurezza energetica dell’Ucraina. Come dichiarato dall’Ambasciatore lituano a Kyiv, Marijus Janukonis, Vilna sta lavorando di concerto con la Polonia per avviare le esportazioni del gas liquefatto che la Lituania importa dalla Norvegia presso il terminale di Klaipeda attraverso i gasdotti polacchi.

L’iniziativa lituana è una risposta al diniego dato dal Presidente della Bielorussia, Alyaksandar Lukashenka, in merito ad un precedente progetto di Vilna di veicolare in Ucraina il gas importato a Klaipeda attraverso il territorio bielorusso.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Turchia e Israele rispondono alla Russia con una storica partnership energetica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 21, 2015

Il Presidente turco, Tayyip Erdogan, e il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, vicini ad un accordo per l’importazione del gas del Leviathan. Ankara, a seguito dell’interruzione delle relazioni energetiche con Mosca, ottiene il sostegno del Qatar, mentre Tel Aviv rafforza le relazioni energetiche con l’Unione Europea



Varsavia – Lo sconfinamento di un velivolo militare russo Su 24 in Turchia, ed il suo conseguente abbattimento da parte dell’esercito turco, sta portando Ankara ad un passo dal concludere un accordo storico con Israele. Nella giornata di venerdì, 18 Dicembre, Turchia e Israele hanno avviato consultazioni per l’importazione in Turchia di gas naturale israeliano proveniente dal giacimento Leviathan, ubicato nel Mar Mediterraneo, al largo di Israele.

Come riportato da YetNews, il Leviathan, giacimento dalla portata di 622 miliardi di metri cubi di gas, è considerato dalla Turchia un’importante fonte di importazione di gas alternativa alla Russia, con cui Ankara ha congelato le reazioni energetiche in seguito all’abbattimento del Su 24 russo.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, la partecipazione della Turchia allo sfruttamento del Leviathan è utile per sviluppare il giacimento e renderlo appetibile agli occhi di compagnie internazionali.

Il riattivarsi del dialogo tra Turchia ed Israele è parte di un meccanismo ben più ampio che ha coinvolto anche altri Paesi della regione, come Qatar ed Azerbaijan, uniti in un sodalizio energetico che, in prospettiva, potrebbe favorire anche l’Unione Europea.

Nella giornata di giovedì, 17 Dicembre, il Qatar ha promesso l’estensione illimitata, a seconda dei bisogni di Ankara, della quantità di gas liquefatto di 1,2 miliardi di metri cubi che il Governo turco si è impegnato ad acquistare con un accordo raggiunto di recente durante una vista del Presidente della Turchia, Tayyip Erdogan.

Come riportato dall’Ambasciatore del Qatar in Turchia, Salem Mubarak Al-Shafi, la decisione di aiutare Ankara sul piano energetico è dettata dalla volontà di sostenere, in un momento particolarmente delicato, un Paese, la Turchia, con cui Qatar condivide la medesima posizione a riguardo delle crisi internazionali più dirimenti, dalla Siria alla Libia, fino allo Yemen.

Oltre ad Israele e Qatar, la Turchia, che a seguito del congelamento delle relazioni energetiche con la Russia ha siglato un accordo per l’importazione di 4,4 Miliardi di LNG annui dalla Nigeria, ha anche rafforzato la partnership con l’Azerbaijan, con cui Ankara ha in essere un accordo per l’importazione di 6,6 miliardi di metri cubi di gas provenienti dal giacimento Shakh Deniz e la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP.  

Questo gasdotto, la TANAP, è progettato per veicolare un massimale di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno in territorio turco e, in seguito, in Unione Europea. Interessamento alla TANAP, che è parte del Corridoio Meridionale Energetico Europeo -fascio di gasdotti concepito dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas e decrementare la dipendenza da Russia ed Algeria- è stato espresso anche da Israele.

Come riportato dall’Ambasciatore israeliano a Baku, Dan Stav, Israele intende compartecipare alla TANAP nell’ambito di un programma di partnership con l’Azerbaijan in materia di energia ed agricoltura. Inoltre, alla luce delle trattative con la Turchia, la compartecipazione di Israele alla TANAP avverrebbe proprio tramite la realizzazione del gasdotto per importare gas naturale dal giacimento Leviathan in territorio turco su cui Ankara e Tel Aviv stanno trattando.

Un ulteriore elemento che facilita la realizzazione dell’accordo energetico tra Israele e la Turchia è l’accordo raggiunto tra il Governo israeliano, la compagnia energetica statunitense Noble Energy e l’israeliana Delek per lo sfruttamento del Leviathan.

L’accordo, che pone fine ad una lunga impasse politica, prevede il controllo della Noble Energy e della Delek sul Leviathan, in cambio della promessa da parte delle due compagnie energetiche di sfruttare al più presto anche gli altri due giacimenti di gas israeliani nel Mar Mediterraneo: il Tamar e il Dalit.

Come dichiarato dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, l’accordo permette ad Israele non solo di soddisfare il proprio fabbisogno di energia, ma anche di esportare gas naturale in Giordania, Egitto, Turchia ed Unione Europea.

A proposito dell’Unione Europea, l’esportazione del gas israeliano avverrebbe proprio grazie al collegamento del Leviathan con la TANAP, di cui Israele si avvarrebbe per immettere il proprio gas nel fascio di gasdotti deputato al trasporto di oro azzurro dall’Azerbaijan in Europa.

Verso la soluzione del caso della Marmara Flotilla

Nonostante il cospicuo interesse da parte di ambo le parti, un ostacolo all’accordo energetico tra Turchia e Israele è rappresentato dall’attacco alla Marmara Flotilla, un cargo marittimo deputato alla consegna di armi ai terroristi palestinesi sotto forma di aiuti umanitari, nel corso del quale, nel 2010, nove cittadini turchi sono stati uccisi.

Come riportato dalla Reuters, una soluzione alla questione sembrerebbe essere molto vicina a seguito di trattative in Svizzera tra il Sottosegretario agli Esteri del Governo turco, Feridun Sinirlioglu, l’inviato di Netanyahu in Turchia, Joseph Ciechanover, e il Capo del Mossad, Yossi Cohen. 

Secondo indiscrezioni, Israele si sarebbe detta disposta a corrispondere una compensazione finanziaria alle vittime turche dell’attacco, così come richiesto da Erdogan. 

Non a caso, il Presidente turco ha descritto la normalizzazione delle relazioni con Israele come un passo necessario per la sicurezza e la prosperità del Medio Oriente.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

La Polonia invita l’Ucraina nella NATO 

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on December 19, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, invita il suo collega ucraino, Petro Poroshenko, a partecipare al vertice NATO di Varsavia. La Polonia concede un prestito per le riforme e assistenza energetica con l’esportazione del gas liquefatto da Swinoujscie all’Ucraina.  





Varsavia – Sicurezza, finanza, energia. Questi sono stati i temi principali della visita del Presidente della Polonia, Andrzej Duda, in Ucraina, dove, nella giornata di martedì, 15 Dicembre, ha incontrato in Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier ucraino Arseniy Yatsenyuk. La visita è stata caratterizzata dall’invito all’Ucraina a partecipare al vertice NATO di Varsavia, che Duda ha ufficialmente rivolto a Poroshenko per aiutare Kyiv ad integrarsi progressivamente nelle strutture euroatlantiche.

Oltre all’invito al vertice NATO, Duda ha preannunciato la concessione di un credito di 4 miliardi di Zloty -circa 1 miliardo di Euro- per aiutare l’Ucraina ad implementare le riforme anticorruzione -necessarie per ottenere la liberalizzazione del regime dei visti Schengen, un obiettivo al quale Kyiv ambisce da tempo- e per risollevare un’economia fortemente indebolita dalla guerra con la Russia nel Donbas.

A proposito dell’occupazione russa del Donbas, e dell’annessione armata della Crimea alla Russia, Duda ha ribadito il pieno sostegno della Polonia all’integrità territoriale ucraina. I due Presidenti hanno anche criticato il raddoppio del Nordstream -gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dal gas di Mosca veicolando 115 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu russo direttamente in Germania attraverso il fondale del Mar Baltico- in quanto questo progetto bypassa sia i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale, che l’Ucraina, ad oggi il principale stato di transito del gas russo in UE.

Sempre a proposito di energia, Duda ha offerto all’Ucraina la possibilità di usufruire del rigassificatore di Swinoujscie -recentemente realizzato per importare nel mercato polacco gas liquefatto dal Qatar- per diversificare le forniture di gas, e rendere così non necessario l’acquisto di energia dalla Russia. Tuttavia, per realizzare questo punto è necessaria la realizzazione dell’Interconnettore polacco-ucraino, un’infrastruttura che il Governo polacco ha già messo in preventivo.

Soddisfazione per le proposte di Duda è stata espressa da Poroshenko, che ha ringraziato la Polonia per il sostegno politico, morale ed economico in un momento particolarmente difficile per l’Ucraina. Simili apprezzamenti sono stati espressi anche dal Premier Yatsenyuk, sopratutto in merito al sostegno energetico che la Polonia intende dare all’Ucraina.

Un nuovo periodo nei rapporti polacco-ucraini

Con la visita, Duda e Poroshenko hanno inaugurato un nuovo capitolo delle relazioni polacco-ucraine, storicamente basate sulla lungimirante dottrina elaborata nel secondo dopoguerra, a Parigi, da Jerzy Giedroyc e dei pubblicisti di Kultura. Questa dottrina prevede che l’esistenza di un’Ucraina indipendente ed amica dei suoi vicini è condizione necessaria per la sicurezza e la pace della Polonia, degli altri Paesi della regione e dell’Europa tutta.

Nello specifico, la presentazione di iniziative concrete in ambito fiscale ed energetico ha segnato l’avvio di una collaborazione pragmatica tra Polonia ed Ucraina, dopo anni in cui la partnership strategica polacco-ucraina è stata onorata spesso solo a parole.

Dopo l’epoca dell'”attivismo costruttivo” per l’emancipazione dell’Ucraina durante l’epoca della Presidenza del socialista polacco Aleksander Kwaśniewski e dell’Amministrazione ucraina di Leonid Kuchma, i rapporti polacco-ucraini hanno toccato il picco più alto con l'”era romantica” tra il Presidente polacco conservatore Lech Kaczyński e l’Amministrazione ucraina del filo europeo Viktor Yushchenko, sorta dopo la Rivoluzione Arancione del 2004.

Con l’elezione del moderato Bronisław Komorowski in Polonia e di Viktor Yanukovych in Ucraina nel 2010, le relazioni polacco-ucraine hanno vissuto uno stallo a causa del progressivo disinteresse di Varsavia nei confronti dell’Europa Orientale e del regresso democratico ucraino che ha portato agli arresti politici della leader dell’Opposizione Democratica Yulia Tymoshenko e di altri esponenti del dissenso a Yanukovych.

Ora, a seguito del ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del 2014, e con l’elezione di Duda -che ha posto la creazione di un’alleanza regionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, di cui fa l’arte anche l’Ucraina, come priorità della sua politica estera- Polonia e Ucraina hanno un’opportunità imperdibile per rafforzare la loro partnership e garantire la sicurezza in Europa.

Tra Varsavia e Kyiv restano, tuttavia, alcune tematiche dirimenti, come la memoria storica inerente alle stragi perpetrate da ambo le parti nel periodo attorno alla Seconda Guerra Mondiale. 

Per questa ragione, Duda e Poroshenko hanno preannunciato la creazione di un Comitato Consultativo tra le due Amministrazioni per limare le differenze di vedute sulla questione.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Su 24: Turchia e Russia senza partnership energetica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2015

Il Premier turco, Ahmet Davutoglu, si accorda con il Presidente azero, Ilham Aliyev, in merito alla costruzione accelerata del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Posto in sospensione il Turkish Stream, concepito da Mosca per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa in partnership con Ankara



Varsavia – Tramonta il Turkish Stream, si accelera la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Questa è la conseguenza provocata, sul piano energetico, dall’abbattimento di un velivolo militare russo Su-24 da parte dell’esercito turco per via di uno sconfinamento non preannunciato nello spazio aereo della Turchia lo scorso 24 Novembre.

Come dichiarato dal Premier turco, Ahmet Davutoglu, durante un incontro con il Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, la realizzazione della TANAP, gasdotto progettato dal confine tra Turchia e Georgia fino allo stretto del Bosforo per veicolare da 16 a 60 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno- sarà accelerata per soddisfare la richiesta di ottenere oro blu di Baku da parte di Ankara.

La notizia del prolungamento della TANAP segue la decisione della Russia di sospendere la realizzazione del Turkish Stream, gasdotto progettato da Mosca per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo in Unione Europea attraverso il fondale del Mar Nero e la Turchia.

La fine del Turkish Stream, che secondo il Ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, è motivata dalle sanzioni che la Russia ha imposto alla Turchia in seguito all’abbattimento del velivolo militare, in realtà è legata ad un progetto fallito in partenza, dal momento che importanti frizioni tra il Cremlino ed Ankara a riguardo dell’infrastruttura non sono mancate.

Lo scorso Agosto, la Turchia ha posto la realizzazione di un solo tratto del Turkish Stream come condicio sine qua non per concedere l’imprimatur alla realizzazione dell’infrastruttura: una decisione ben lontana dai 4 tratti invece richiesti dalla Russia per centrare il vero obiettivo de gasdotto turco, ossia incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Mosca.

Infatti, il Turkish Stream è la nuova versione del Southstream, un gasdotto concepito dalla Russia per veicolare sempre 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Italia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria. 

Nonostante l’ampia coalizione di Paesi europei impegnati nella realizzazione del gasdotto, aiutata da un sodalizio tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e il colosso italiano ENI, il Southstream è stato rigettato dalla Commissione Europea perché non in linea con le leggi UE in materia di libera concorrenza.

L’Europa diversifica con la TAP

Oltre al naufragio del Turkish Stream, la buona notizia per l’Europa sta proprio nella realizzazione accelerata della TANAP che, una volta approdata sul Bosforo, sarà collegata con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Oltre alla TAP, la Commissione Europea ha dato il via alla realizzazione di una serie di rigassificatori per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America e, così, diminuire ulteriormente la già forte dipendenza dalle importazioni di oro blu dalla Russia.

Secondo indiscrezioni, anche la Turchia starebbe guardando al gas liquefatto del Qatar con un accordo che sarebbe stato firmato di recente da Ankara durante una visita del Presidente turco, Tayyip Erdogan, per aggiungere un’ulteriore fornitore di gas alternativo alla Russia -da cui l’economia turca dipende per il 50% del suo fabbisogno- dopo Azerbaijan, Iran, Algeria e Nigeria.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko e Saakashvili trovano importanti alleati in Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2015

Il Presidente ucraino vuole includere la Polonia nelle trattative di pace con la Russia. Il Governatore della Regione di Odessa facilita l’avvio della cooperazione energetica tra Kyiv e gli Stati Uniti



Varsavia – Diplomazia ed energia sono gli ambiti nei quali l’Ucraina intende compattare la Comunità Occidentale in una coalizione internazionale che aiuti Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare della Russia che, a quanto pare, sembra non arrestarsi.

Nella giornata di venerdì, 21 Agosto, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato la necessità di allargare il gruppo di contatto, noto come “Formato Normandia”, che finora ha condotto nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia senza, tuttavia, evitare che Mosca infrangesse a più riprese un delicato accordo per il cessate il fuoco raggiunto, con fatica, a Minsk.

Nello specifico, il Presidente Poroshenko ha sottolineato come il “Formato Normandia”, di cui fanno parte Ucraina, Germania e Francia, debba aprirsi alla partecipazione altri Paesi, in primis della Polonia, in grado di equilibrare una composizione che, per via degli stretti interessi che legano Berlino e Parigi con Mosca, ad oggi risulta troppo sbilanciata in favore dei russi.

L’iniziativa di Poroshenko, adottata all’indomani dell’ennesima riapertura delle ostilità da parte dell’esercito russo nel Donbas, è stata concordata con il Presidente polacco, Andrzej Duda, che, a sua volta, per porre un rimedio alla minaccia militare di Mosca si è anche prodigato per compattare i Paesi membri della NATO dell’Europa Centro-Orientale in una colazione impegnata ad ottenere la presenza permanente di contingenti NATO nella regione.

Oltre all’iniziativa diplomatica del Presidente Poroshenko, l’Ucraina è impegnata nella ricerca di solidi alleati anche nel settore dell’energia, nel quale, per Kyiv, l’urgenza è legata alla diminuzione della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, il principale fornitore di oro azzurro nel mercato ucraino.

A riguardo, particolarmente attivo è il Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, che nella giornata di giovedì, 20 Agosto, ha permesso la finalizzazione di un pre-accordo tra la compagnia nazionale ucraina Naftohaz e la compagnia statunitense Frontera Resources Corporation per l’importazione ed il trasporto in Ucraina di LNG proveniente dalla Georgia.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’accordo tra Naftohaz e la Frontera Resources Corporation, che prevede anche la partecipazione della compagnia statunitense nella ricerca e nello sfruttamento del gas shale in Ucraina, ricopre una fondamentale importanza per garantire la sicurezza dell’Ucraina nel settore dell’energia: un’arma di cui la Russia si è spesso avvalsa per destabilizzare a Kyiv le Amministrazioni Presidenziali ed i Governi “arancioni” e filo occidentali.

La Russia apre tre fronti

Lo sforzo congiunto del Presidente Poroshenko e del Governatore Saakashvili nel rafforzare i legami dell’Ucraina con importanti Paesi della Comunità Occidentale è non solo utile ma anche e sopratutto urgente, preso atto della ripresa dell’attività bellica della Russia nelle regioni orientali ucraine, in Georgia e nei Paesi Baltici.

In Georgia, l’esercito russo, che già occupa illegalmente le regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud, ha preso il controllo di una zona in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa, un’importante infrastruttura che veicola energia centro asiatica senza transitare per la Russia.

Per quanto riguarda i Paesi baltici, oltre a ripetute violazioni dello spazio aereo e marittimo di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia e Svezia da parte di velivoli e sottomarini dell’esercito russo, la Corte regionale di Pskov ha condannato a 15 anni di carcere Eston Kohver, ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni illegalmente arrestato in territorio estone e altrettanto illegalmente deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca.

Il caso Kohver, che ha provocato la reazione solo verbale di Unione Europea e NATO, rappresenta formalmente e tecnicamente una dichiarazione di guerra all’Occidente da parte della Russia.

Come dimostrato con il caos Kohver, e non solo, la Russia è pronta a sfruttare l’immobilismo di Bruxelles per aprire un nuovo fronte bellico nel Baltico.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani