LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Georgia all’ennesimo rimpasto di Governo

Posted in Georgia by matteocazzulani on December 26, 2015

Il Ministro degli Esteri, Giorgi Kvirkashvili, designato nuovo Premier dopo le dimissioni di Irakli Garibashvili. Accordo di Associazione con l’Unione Europea, repressioni politiche e perdita di sovranità l’eredità del Governo uscente



Varsavia – Natale di cambiamenti per la Georgia, Paese europeo che, per ragioni geopolitiche ed energetiche, non appartiene politicamente alla Grande Famiglia europea. Nella giornata di giovedì, 25 Dicembre, il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, ha approvato la nomina a Premier di Giorgi Kvirkashvili, Ministro degli Esteri proposto alla guida del Governo dai parlamentari della coalizione di Governo centrista Sogno Georgiano -GD.

Il cambio alla guida del Governo è dovuto alla decisione del Premier uscente, Irakli Garibashvili, di lasciare l’incarico dopo avere guidato l’Esecutivo del Paese dal Novembre 2013. Garibashvili, che si è detto onorato di avere servito alla guida del Governo, fu chiamato a lasciare la guida del Ministero degli Interni per rimpiazzare Bidzina Ivanishvili.

L’ex-Premier Ivanishvili -nella foto- è uno degli imprenditori più ricchi del Paese che, dopo avere fondato Sogno Georgiano, ha condotto, e vinto, una campagna elettorale interamente improntata contro la squadra di Governo dell’allora Presidente, Mikheil Saakashvili, la guida del processo democratico in Georgia noto come Rivoluzione delle Rose.

Pronta al rimpasto di Governo è stata la reazione del principale Partito dell’opposizione, il moderato Movimento Popolare Unito -UNM- che, per voce del parlamentare Giorgi Gabashvili, ha criticato l’avvicendamento alla guida dell’Esecutivo come una manovra per riparare alla caduta di consensi registrata da Sogno Georgiano negli ultimi sondaggi.

Oltre alle strategie elettorali, il Governo Garibashvili lascia dietro di sé un bilancio in chiaroscuro, fatto di qualche risultato positivo, come la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e l’ottenimento della liberalizzazione del regime dei visti UE, e molti elementi oscuri.

In primis, il Governo Garibashvili ha aperto procedimenti giudiziari e condotto arresti preventivi nei confronti di importanti esponenti del precedente Governo, nonché rappresentanti dell’opposizione, come l’ex-Premier Vano Merabishvili, Gigi Ugulava e Bacho Akalaia.

L’arresto dell’ex-Premier Merabishvili, che nelle modalità ricorda molto da vicino il trattamento subito dalla leader del dissenso democratico ucraino Yulia Tymoshenko sotto il regime di Viktor Yanukovych, è stato seguito dall’apertura di fascicoli a riguardo dell’ex-Presidente Saakashvili, nel frattempo nominato Governatore di Odessa da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Oltre alle pagine di prosecuzione politica, il Governo Garibashvili, e ancor prima quello guidato da Ivanishvili, hanno rinunciato ad ogni tentativo di riprendere il controllo delle regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud che la Russia ha annesso illegalmente nell’Agosto 2008.

I Governi Garibashvili e Ivanishvili hanno anche limitato le aspirazioni di Tbilisi a fare parte della comunità Euroatlantica. Bensì, essi hanno reso la Georgia un link tra l’Europa e l’Asia ed hanno cercato di normalizzare i rapporti con la Russia nonostante Mosca occupi illegalmente una importante porzione del territorio georgiano.

Tbilisi incrementa la dipendenza energetica dalla Russia

Infine, la Georgia ha dichiarato di volere aumentare la quantità di gas importato dalla Russia a spese delle importazioni dall’Azerbaijan. 

Questa decisione mette a serio repentaglio non solo la sicurezza nazionale di Tbilisi, considerato che Mosca si avvale del gas come arma di coercizione geopolitica, ma anche il progetto di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

La Georgia è infatti un importante Paese di transito del Corridoio Energetico Europeo, fascio di gasdotti progettato per veicolare gas dall’Azerbaijan -e quindi diminuire la già alta dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia- all’Italia attraverso il territorio georgiano, Turchia, Grecia ed Albania.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Ucraina è Europa. La Russia no

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2015

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, nomina l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, Governatore della Regione di Odessa. La nomina segue la costituzione di una Commissione Speciale per l’adattamento di Kyiv agli standard dell’Unione Europea e la nomina di tre Ministri provenienti da Paesi della Comunità Trans Atlantica



C’è chi l’Europa la desidera e la include, e chi, invece, la combatte e la rifiuta. Questa è la differenza tra l’Ucraina e la Russia, due Paesi impegnati in una guerra ibrida provocata da Mosca dopo che, nel Febbraio 2014, il popolo ucraino, con il successo della “Rivoluzione della Dignità”, ha deposto il regime filorusso di Viktor Yanukovych ed ha scelto chiaramente l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, più in generale, nella Comunità Trans Atlantica come obiettivo della sua azione diplomatica.

Nella giornata di sabato, 30 Maggio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha nominato Governatore della Regione di Odessa l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili: la guida del processo democratico georgiano del 2003, passato alla storia come “Rivoluzione delle Rose”.

Saakashvili, che dopo la salita al potere dei suoi oppositori nel 2012 è finito nel mirino di una magistratura dalla dubbia imparzialità sulla base di presunte accuse di corruzione che la Comunità Internazionale ha ritenuto essere politicamente motivate, è stato nominato da Poroshenko per via della capacità dimostrata nell’avere evoluto la Georgia da Repubblica ex-sovietica a Paese pienamente democratico e totalmente in linea con gli standard politici dell’UE.

Nello specifico, Poroshenko ha incaricato Saakashvili di rendere la regione di Odessa la capitale del Mar Nero, valorizzandone, in particolare, il lato multiculturale, tenendo conto della presenza dell’elemento ucraino, russo, ebraico, romeno e bulgaro.

Prima della nomina a Governatore della Regione di Odessa, Saakashvili è stato nominato, sempre da Poroshenko, alla guida di una Commissione Speciale per l’adattamento dell’Ucraina agli standard economici e politici della Comunità Trans Atlantica.

Oltre che da Saakashvili, la Commissione Speciale è composta da politici di spicco di Paesi della Comunità Trans Atlantica pronti a dare il proprio contributo per evolvere l’Ucraina secondo gli standard politici ed economici dell’Unione Europea, come i Parlamentari Europei Elmar Brok e Jacek Saryusz-Wolski, gli ex-Premier di Lituania e Slovacchia, Andrijus Kubilijus e Mikulas Dzurinda, l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, e l’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski. 

Seppur invitato, il Senatore degli Stati Uniti d’America, John McCain, ha rifiutato in quanto la legislazione statunitense non permette a nessun membro del Congresso di ricoprire cariche pubbliche in altri Paesi, ma si è detto pronto a collaborare con l’Amministrazione Presidenziale ucraina in altre maniere possibili.

Saakashvili e i membri della Commissione Speciale per l’Integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica non sono gli unici casi in cui l’Amministrazione Poroshenko ha affidato incarichi di responsabilità a importanti esponenti politici di Paesi della Comunità Trans Atlantica per evolvere l’Ucraina secondo gli standard dell’Occidente.

Nel Dicembre 2014, il Presidente Poroshenko ha nominato tre esponenti politici provenienti da Georgia, Lituania e Stati Uniti d’America a Capo di tre dei Ministeri di cui, secondo un accordo di coalizione con il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo dello Stato avrebbe personalmente scelto la guida.

Nello specifico, il georgiano Aleksandr Kvitavshili è stato nominato alla guida del Ministero della Sanità -medesima carica ricoperta in Georgia ai tempi dell’Amministrazione Saakashvili- il lituano Aivaras Abromavicius a Capo del Dicastero dell’Economia, e la statunitense Natalie Jaresko Ministro delle Finanze.

Putin nega il visto a 89 politici UE

Se l’Ucraina si riempie di Europa e Comunità Trans Atlantica, dall’altro lato la Russia ha dimostrato di volere chiudere ogni rapporto con l’Unione Europea con l’emanazione, sempre nella giornata di sabato, 30 Maggio, di una Black List di 89 personalità di spicco della politica dei Paesi UE a cui è stato vietato l’ingresso in territorio russo.

Tra le persone inserite nella Black List russa vi sono il Capogruppo dell’Alleanza dei Democratici e Liberali Europei al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, il Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, la Presidente della Commissione Difesa del Parlamento Europeo, Anna Fotyga, il Coordinatore del Gruppo Parlamentare per l’Amicizia tedesco-ucraina del il Bundestag tedesco, Karl Georg Wellmann, il Maresciallo del Senato polacco, Bogdan Borusewicz, e l’ex-Presidente della Commissione per i Rapporti tra il Parlamento Europeo e l’Ucraina, Pawel Kowal.

Dopo l’aggressione militare a Georgia ed Ucraina, e le continue provocazioni militari sui cieli e nelle acque territoriali di Paesi della NATO come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca, la Black List della Russia dimostra la volontà da parte del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di aprile le ostilità con l’Unione Europea.

L’Unione Europea, in balia com’è delle lobby filorusse e divisa al suo interno tra Paesi legati ad una concezione arcaica ed anti-americana dell’UE -come Francia, Germania e Italia- e Stati membri illuminati consapevoli dell’importanza dei legami trans atlantici -come Gran Bretagna, Polonia, Danimarca e Romania- sembra incapace di reagire all’ennesima provocazione di Putin.

Da parte sua, la Russia ha ottenuto l’ennesima dimostrazione della debolezza dell’Unione Europea, e dell’incapacità di Bruxelles di aprire le porte ad un Paese, come l’Ucraina, che dimostra in tutto e per tutto di essere degno di fare parte politicamente, oltre che storicamente, culturalmente e socialmente, della Grande Famiglia Europea.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

LE ELEZIONI PRESIDENZIALI IN GEORGIA CHIUDONO L’ERA ROSA DI SAAKASHVILI

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 28, 2013

Giorgi Marvelashvili, candidato sostenuto dal Premier Bidzina Ivanishvili, vince al primo turno su David Bakradze, esponente dell’ex-Capo di Stato. Lo Stato georgiano passa da essere una Repubblica Presidenziale a Repubblica Parlamentare

Una vittoria della democrazia in un Paese che si avvicina all’Unione Europea e alla NATO, anche se rimangono molti punti interrogativi. Nella giornata di Domenica, 27 Ottobre, Giorgi Marvelashvili, candidato della coalizione di Governo Sogno Georgiano, ha vinto le elezioni presidenziali in Georgia al primo turno, con il 63% dei consensi, davanti a David Bakradze: ex-Presidente del Parlamento, candidato del Movimento Popolare Unito del Presidente uscente, Mikheil Saakashvili.

La vittoria al primo turno di Marvelashvili è un trionfo politico del Premier, Bidzina Ivanishvili, che ha sostenuto di prima persona l’ex-Rettore dell’Istituto di Affari Pubblici di Tbilisi, mentre segna la definitiva fine dell’era Saakashvili, iniziata nel 2003 con il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione delle Rose.

Sul piano strettamente istituzionale, il nuovo Presidente avrà meno poteri rispetto al suo predecessore a causa dell’entrata in vigore di una riforma costituzionale che, da oggi, tramuta la Georgia da Repubblica Presidenziale a Repubblica Parlamentare, con tutti i principali poteri -eccetto la conduzione della politica estera e la rappresentanza del Paese nel Mondo- affidati al Consiglio dei Ministri.

Già con la vittoria di Sogno Georgiano nelle Elezioni Parlamentari del 2012, e la nomina di Ivanishvili a Premier, la Georgia, confermando l’aspirazione all’integrazione nella NATO e nell’UE intrapresa da Saakashvili, ha intrapreso una politica estera non più basata su un protagonismo mondiale, ma sulla ridefinizione di un ruolo da leader regionale, con più attenzione ai rapporti con i Paesi confinanti, tra cui Russia, Azerbaijan e Turchia.

Il rapporto con l’Azerbaijan rende la Georgia un Paese fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas per l’UE, poiché proprio attraverso il Gasdotto del Caucaso del Sud, che attraversa il territorio georgiano, l’oro blu azero arriva in Turchia, e, da essa, in Italia attraverso Grecia ed Albania tramite il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Più problematico è il rapporto con la Russia, che dall’aggressione militare del 2008 occupa le regioni georgiane di Abkhazia ed Ossezia del Sud, dove a molti elettori è stato persino impedito di votare nelle Elezioni Presidenziali.

Mosca, che non accetta la vocazione euro-atlantica di Tbilisi, vuole inglobare la Georgia nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione economica sopranazionale concepito per estendere l’egemonia politica della Russia nel Mondo ex-Sovietico.

L’UE più vicina

Come riportato dagli osservatori internazionali, le elezioni hanno rispettato gli standard di regolarità occidentali: un fatto che avvicina notevolmente la Georgia all’integrazione nell’Unione Europea.

La Georgia è prossima alla firma dell’Accordo di Associazione UE: un documento che integra Tbilisi nel mercato unico europeo.

Tuttavia, restano perplessità legate alla condanna al carcere dell’ex-Premier Vano Merabivshili: una situazione che ha ricordato la repressione attuata dal Presidente dell’Ucraina Viktor Yanukovych rispetto alla Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, incarcerata per motivi politici.

Matteo Cazzulani

LA GEORGIA COME L’UCRAINA: EX-PRIMO MINISTRO CONDANNATO AL CARCERE

Posted in Georgia by matteocazzulani on May 23, 2013

Vano Merabishvili condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio in regime di detenzione preventiva. La Democrazia sempre più in pericolo in Europa Orientale dopo il caso ucraino della Tymoshenko.

Cambia la durata della pena, ma resta un ex-Primo Ministro condannato per abuso d’ufficio in stato di arresto preventivo, proprio come in Ucraina. Nella giornata di giovedì, 23 Maggio, l’ex-Primo Ministro georgiano, Vano Merabivshili, è stato condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio.

La sentenza, emanata dal Tribunale di Kutuaisi, è stata pronunciata con l’imputato arrestato in misura preventiva assieme all’ex-Ministro della Sanità, Zurab Chiaberashvili, rilasciato su cauzione di 13 Mila Dollari.

Pronta è stata la critica del Partito di Merabishvili, il Movimento Popolare Unito, che ha condannato la natura politica del gesto, ed ha definito l’arresto dell’ex-Primo Ministro un atto di Giustizia Selettiva.

Critico è stato anche il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, che dalla sconfitta nelle Elezioni Parlamentari del 2012 ha lamentato un uso politico della giustizia da parte del Primo Ministro, Bidzina Ivanishvili.

Contestazione velata è provenuta dagli Stati Uniti d’America che, con una nota di Patrick Ventrell, il Vice Porta Voce del Segretario di Stato USA, ha espresso particolare attenzione ai processi aperti di recente a carico dei membri del Governo sconfitto nelle ultime elezioni.

Parole di disprezzo alla misura sono state pubblicate anche dall’OSCE, che ha evidenziato come Merabishvili sia uno dei possibili candidati alle prossime Elezioni Presidenziali.

La vicenda di Merabishvili ricorda molto quella in Ucraina di Yulia Tymoshenko, Leader dell’Opposizione Democratica condannata a sette anni di detenzione, più tre di interdizione dalla vita politica, dopo un Processo Selettivo aperto a pochi mesi dal suo dimissionamento da Primo Ministro.

La Tymoshenko nel 2004 ha guidato la Rivoluzione Arancione, processo democratico non violento che ha reso l’Ucraina una democrazia occidentale per cinque anni.

Merabishvili nel 2003 è stato uno dei protagonisti della Rivoluzione delle Rose, processo democratico georgiano guidato dal Presidente Saakashvili e culminato con la transizione pacifica del potere dal campo rosa all’opposizione in Elezioni Parlamentari riconosciute come libere e regolari.

In Ucraina, la Tymoshenko è stata arrestata nel contesto di un’ondata di repressione politica organizzata dal Presidente, Viktor Yanukovych, che ha congelato il processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea.

In Georgia, il Presidente Saakashvili ha più volte lamentato l’uso selettivo della giustizia dalla salita al potere del Premier Ivanishvili, mettendo in allarme l’UE.

Vince Mosca

La Giustizia Selettiva sia in Ucraina che in Georgia gioca a favore della Russia, che punta a stabilire la sua influenza nello spazio ex-sovietico mediante l’ingresso di Kyiv e Tbilisi nell’Unione Doganale Eurasiatica.

A questo progetto di integrazione sovranazionale progettato da Mosca partecipano già, oltre alla Federazione Russa, anche Bielorussia e Kazakhstan.

Matteo Cazzulani

NATO: GLI USA SOSTENGONO L’INGRESSO DELLA GEORGIA

Posted in Georgia, NATO, USA by matteocazzulani on May 4, 2013

Il Segretario di Stato USA, John Kerry, elogia il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, per il sostegno prestato alla democrazia a Tbilisi. Washington favorevole all’integrazione atlantica della Georgia

PHILADELPHIA-Cambiano le Amministrazioni, ma non il sostegno che gli Stati Uniti d’America danno all’integrazione nella NATO della Georgia.

Nella giornata di giovedì, 2 Maggio, il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha accolto a Washington il Presidente georgiano, Mikheil Saakashwili.

Kerry ha ribadito il sostegno degli USA all’ingresso della Georgia nella NATO, ed ha sottolineato la maturità democratica dimostrata da Tbilisi nella gestione del passaggio del governo dallo schieramento moderato del Presidente Saakashwili alla coalizione Sogno Georgiano dell’attuale Premier, Bidzina Ivanishvili.

“Il processo democratico della Georgia è degno di nota, ed è in continuità con la tradizione della Rivoluzione delle Rose -ha dichiarato Kerry- la democrazia in Georgia è un elemento vitale”.

Kerry ha inoltre ringraziato la Georgia per il contributo prestato dalla Georgia agli USA nelle operazioni di peacekeeping in Afghanistan ed in altri scenari del pianeta.

Ringraziamenti agli USA sono stati espressi anche dal Presidente Saakashvili, che ha sottolineato come il sostegno USA sia per la Georgia fondamentale per mantenere l’integrazione della NATO un obiettivo strategico.

Il Presidente Saakashvili ha inoltre illustrato come gli USA siano stati capaci di sostenere il popolo georgiano nei giorni dell’aggressione militare russa, quando l’esercito della Russia, nell’Agosto 2008, ha occupato militarmente le regioni georgiane di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

Rinsaldata l’alleanza tra Washington e Tbilisi

Dopo l’impegno in sostegno del l’integrazione della Georgia nella NATO profuso dall’Amministrazione del Presidente repubblicano George Bush, l’attuale Capo di Stato USA, il democratico Barack Obama, ha evitato di innalzare la tensione con la Russia, pur continuando a sostenere l’integrazione di Tbilisi nella Comunità Atlantica.

Nelle Elezioni Parlamentari georgiane del Primo di Ottobre 2012, lo schieramento moderato del Presidente Saakashvili è stato sconfitto con un voto democratico riconosciuto dalla Comunità Internazionale come regolare.

Nel 2003, Saakashvili ha guidato la Rivoluzione delle Rose, il processo democratico che ha reso la Georgia una moderna democrazia rispettosa dei Diritti Umani e della Libertà.

Matteo Cazzulani

GAS: IVANISHVILI METTE IN DISCUSSIONE LA PARTNERSHIP TRA GEORGIA E AZERBAIJAN

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 28, 2012

Il Premier georgiano chiede un ribasso delle tariffe per l’oro blu, ventilando l’ipotesi di una rivalutazione degli accordi stretti con Baku per l’esportazione di gas azero in Turchia ed Europa. Tbilisi abbandona i piani energetici e geopolitici internazionali per concentrarsi esclusivamente sul livello regionale

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

Gas a buon mercato in cambio della prosecuzione dei progetti di transito del carburante dell’Azerbaijan in Europa. Nella giornata di giovedì, 26 Dicembre, il Premier georgiano, Bidzina Ivanishvili, si è recato in Azerbaijan per la prima visita ufficiale dalla sua nomina alla guida del governo di Tbilisi.

Come riportato dall’agenzia Trend, durante i colloqui, che hanno riguardato prevalentemente il tema energetico, Ivanishvili ha richiesto al Ministro dell’Energia azero, Natig Aliyev, uno sconto sulle forniture di gas che la Georgia importa dall’Azerbaijan.

Oltre al lato contrattuale, Ivanishvili ed Aliyev hanno affrontato anche la questione legata ad investimenti infrastrutturali già concordati, come l’implementazione del flusso di gas trasportato in Georgia a 45 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno, e il potenziamento in Georgia delle infrastrutture deputate al trasporto di carburante proveniente dall’Azerbaijan verso Turchia ed Europa.

La mossa di Ivanishvili, che tuttavia ha riconosciuto le tariffe vigenti per l’acquisto di gas azero come convenienti, è indicativa del nuovo corso della politica energetica della Georgia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, il Premier georgiano, che per mantenere le promesse elettorali deve abbassare le tariffe per l’energia per la popolazione, sta riconsiderando gli accordi internazionali stretti dai precedenti Esecutivi con Paesi fornitori, tra cui l’Azerbaijan.

La partnership energetica tra Baku e Tbilisi si è rafforzata sotto i Governi “rosa” filo-occidentali fedeli all’Amministrazione del Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili.

Per assicurare all’Unione Europea forniture dirette di gas dall’Azerbaijan, il Capo di Stato georgiano – noto per avere guidato nel 2003 il processo democratico in Georgia noto come “Rivoluzione delle Rose” – ha sostenuto la costruzione di gasdotti deputati all’invio di oro blu tra il territorio azero e la Turchia.

D’altro canto, per l’Azerbaijan la Georgia rappresenta il Paese di transito più importante per la costruzione di infrastrutture deputate all’esportazione di carburante verso i mercati europei, nei quali Baku aspira ad espandersi per collocare i priori prodotti energetici, sopratutto considerando la crescente domanda di gas dell’UE.

Secondo indiscrezioni, Ivanishvili – che nelle Elezioni Parlamentari dell’Ottobre 2012 ha battuto la coalizione filo-presidenziale – per ottenere sconti sulle tariffe del gas importato a beneficio del mercato interno sarebbe pronto a mettere in discussione la realizzazione delle infrastrutture già programmate, e con esse il ruolo geopolitico finora assunto dalla Georgia.

La posizione del Premier georgiano – l’uomo più ricco di Georgia, che dopo essersi arricchito tra Russia e Francia si è dato alla politica nel suo Paese – è in linea con il nuovo corso della politica estera assunto dall’Esecutivo di Tbilisi.

All’indomani della vittoria nelle elezioni, Ivanishvili ha dichiarato che la Georgia avrebbe abbandonato il ruolo di attore della geopolitica mondiale assunto dai governi “rosa” filo-occidentali per limitarsi a quello di player regionale.

A serio repentaglio la sicurezza energetica UE

La messa in discussione del sodalizio energetico tra la Georgia e l’Azerbaijan che è stato seriamente ipotizzato dalla visita del Premier Georgiano in Azerbaijan, potrebbe avere serie conseguenze per la politica di diversificazione delle forniture di gas varata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia.

L’alimentazione del Corridoio Meridionale – condutture progettate per veicolare il gas azero dalla Turchia ai Paesi dell’UE – è strettamente legata al transito del carburante dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso il Gasdotto del Caucaso del Sud.

Questa infrastruttura, che attraversa per intero il territorio georgiano, viene utilizzata dalla Georgia non solo come una conduttura da cui ottenere sconti in cambio dei diritti di transito del gas verso Occidente, ma anche come l’unica magistrale con cui Tbilisi soddisfa il proprio fabbisogno nazionale.

Matteo Cazzulani

GEORGIA: EX CALCIATORE DEL MILAN A CAPO DEL MINISTERO DELL’ENERGIA

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 18, 2012

Il terzino della squadra meneghina, Kakhaber Kaladze, nominato alla guida del delicato Dicastero, fondamentale per la sicurezza energetica del Paese e dell’Unione Europea. Le incognite legate alla politica estera del nuovo Premier georgiano, Bidzina Ivanishvili. 

Il Ministro dell’Energia georgiano, l’ex-calciatore Kakhaber Kaladze

Da difensore di una delle squadre di calcio più titolate d’Europa a garante della sicurezza energetica europea. Nella giornata di martedì, 16 Ottobre, l’ex calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze, è stato nominato Ministro dell’Energia dal nuovo Premier georgiano, Bidzina Ivanishvili.

Secondo i piani, il terzino del Milan – che ha guidato le liste nazionali di Sogno Georgiano, la forza politica del Premier – avrebbe dovuto essere nominato Ministro degli Affari Regionali e delle Infrastrutture, ma Ivanishvili, a sorpresa, gli ha affidato la guida di uno dei Ministeri più delicati dello Stato georgiano.

Al momento della sua nomina, Kaladze ha dichiarato di non avere molta esperienza nel settore, ma ha promesso il massimo impegno per non tradire la fiducia del Premier georgiano.

Tra i progetti preventivati, l’ex-terzino del Milan ha progettato la costruzione su larga scala di centrali idroelettriche per assicurare al Paese uno sviluppo sostenibile con le congiunture economiche e con il rispetto dell’ambiente.

A prescindere dalle centrali idroelettriche, il ruolo di Kaladze sarà sopratutto quello di gestire uno snodo infrastrutturale fondamentale per gli equilibri energetici dell’area e, sopratutto, per la sicurezza energetica dell’Unione Europea.

In Georgia transita infatti il Gasdotto del Caucaso del Sud: un’infrastruttura che veicola gas dalla capitale dell’Azerbaijan, Baku, al porto turco di Ceyan, da dove, attraverso altre condutture – il Gasdotto Transanatolico TANAP, il Nabucco e il Gasdotto Transadriatico TAP – l’oro blu azero sarà trasportato direttamente in Europa.

Finora, la sicurezza del Gasdotto del Caucaso del Sud è stata garantita dal Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, in virtù dei buoni rapporti mantenuti con l’Europa. Resta ancora un interrogativo invece quale sarà la politica energetica di Ivanishvili.

Secondo indiscrezioni, il neoeletto Premier ha stretti contatti con la Russia, e nulla escluderebbe possibili concessioni a Mosca anche sul piano della politica del gas.

Per mantenere la propria egemonia sul mercato dell’energia europeo, il monopolista del gas russo, Gazprom – posseduto per metà dal Cremlino – contrasta i piani della Commissione Europea volti a diversificare le forniture di carburante tramite il trasporto diretto in Europa di gas azero.

Se la preannunciata normalizzazione dei rapporti tra Tbilisi e Mosca dovesse andare oltre al semplice ristabilimento di relazioni diplomatiche – rotte dall’aggressione militare russa nelle regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud nell’Agosto 2008 – ed interessare anche la questione del gas, portando ad una riconsiderazione del ruolo geopolitico della Georgia, nulla esclude che Kaladze potrebbe trovarsi a gestire una situazione complicata e delicata, da cui dipende la sicurezza dell’intera Unione Europea.

La transizione democratica in Georgia

Nelle Elezioni Parlamentari georgiane di lunedì, Primo di Ottobre, la coalizione Sogno Georgiano ha ottenuto la maggioranza del Parlamento con 85 seggi, lasciando alla forza di governo uscente, il Movimento Nazionale Unito del Presidente Saakashvili, 65 mandati presso l’Assemblea monocamerale nazionale.

Nel suo programma, Ivanishvili – uomo più ricco di Georgia, che ha costruito le sue ricchezze tra Russia e Francia – ha promesso il mantenimento del vettore occidentale come priorità della sua politica estera, ma ha anche sottolineato la necessità di ristabilire rapporti diplomatici con la Russia.

Salito al potere nel 2003 dopo avere guidato il processo democratico in Georgia, noto come Rivoluzione delle Rose, Saakhashvili ha portato Tbilisi al raggiungimento degli standard europei sul piano economico, amministrativo e politico.

Dopo la sua sconfitta, il Presidente georgiano ha saputo garantire la transizione democratica dei poteri al nuovo Gabinetto dei Ministri, e, tramite la restituzione della cittadinanza nazionale, ha permesso ad Ivanishvili di poter essere nominato alla guida del Governo nazionale.

Matteo Cazzulani

IVANISHVILI ALLA PRIMA: IMPEACHMENT PER SAAKASHVILI, BUONI RAPPORTI CON UE, NATO E RUSSIA

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 3, 2012

Il Leader della formazione vincitrice delle Elezioni Parlamentari georgiane, Sogno Georgiano, invita il Capo dello Stato a dimettersi prima che la nuova maggioranza avvii provvedimenti atti al suo sollevamento. In politica estera, il paperone di Tbilisi promette relazioni privilegiate con Bruxelles, Mosca e Azerbaijan 

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

La classe politica che ha reso la Georgia una democrazia europea sarà azzerata, e Tbilisi passerà dall’essere un attore mondiale al diventare un player regionale. Nella giornata di martedì, 2 Ottobre, il leader dell’Opposizione georgiana Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili, ha presentato le prime linee-guida del suo operato dopo avere vinto le Elezioni Parlamentari del giorno precedente.

Il primo atto promesso da Ivanishvili, che ancora non ha sciolto le riserve sul nome del Premier, né su quello dello Speaker del Parlamento – alla guida dell’Assemblea Legislativa potrebbe essere eletto l’ex-calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze: capolista di Sogno Georgiano – è l’avvio di una procedura di impeachment nei confronti del suo rivale, il Presidente Mikheil Saakashvili.

Secondo quanto dichiarato dal leader di Sogno Georgiano, il Capo dello Stato, in carica fino al 2013 – e pronto, come dichiarato ufficialmente, a nominare un Esecutivo proposto da Ivanishvili – ha chiaramente ricevuto una dimostrazione di sfiducia nelle urne dal suo popolo e, per questa ragione, sarà compito della nuova maggioranza invitare il Presidente ad abbandonare il suo posto prima della scadenza anticipata del suo mandato.

Senza lasciare spazio nemmeno alla rielezione di Ministri dell’attuale esecutivo, Ivanishvili ha inoltre assicurato un cambiamento moderato della Georgia in politica estera.

Da attore mondiale – come ha cercato di rendere il suo Paese Saakashvili grazie ai rapporti diretti con gli USA, l’Europa ed altre importanti realtà della geopolitica del pianeta – Tbilisi diventerà un player regionale che mira sempre all’integrazione con UE e NATO, ma presta attenzione anche ai rapporti coi vicini dell’area caucasica, a partire da Russia ed Azerbaijan.

In aggiunta, il Leader di Sogno Georgiano ha dichiarato la volontà di riportare sotto il controllo di Tbilisi le regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud, strappate a Tbilisi dalla Russia nell’Agosto 2008 in seguito ad un’aggressione militare che, come riportato dall’autorevole Trend, Ivanishvili ha ritenuto essere stata preparata da Mosca da circa 200 anni.

Varie sono state le reazioni della Comunità Internazionale alle prime parole di Ivanishvili. L’Ambasciatore USA a Tbilisi, Richard Norland, si è complimentato con i georgiani per la dimostrazione di democrazia data con lo svolgimento di elezioni regolari, e ha dichiarato l’intenzione di Washington di mantenere i buoni rapporti con la Georgia finora mantenuti da Saakashvili.

Soddisfazione per la vittoria di Sogno Georgiano è stata espressa dalla Russia, che per voce del Presidente della Commissione per le relazioni con i Paesi CSI, Leonid Slutsky, ha sottolineato l’occasione che ha ora Ivanishvili per migliorare un rapporto tra Tbilisi e Mosca definito come totalmente ostile.

Per questa ragione, il politico russo ha invitato il Leader della nuova maggioranza ad opporsi strenuamente a Saakashvili.

Critiche sono state sollevate dal Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfried Martens, che, dopo essersi complimentato con Saakashvili per aver reso la Georgia una democrazia europea, ha giudicato l’invito espresso da Ivanishvili alle sue dimissioni un atto di offesa dei principi democratici che hanno permesso all’opposizione di ottenere la maggioranza del Parlamento.

“L’invito [di Ivanishvili alle dimissioni di Saakashvili, n.d.a.] è totalmente inaccettabile, ed è un attacco diretto alla democrazia ed allo Stato di Diritto – riporta la nota PPE – Mi aspetto che quei politici europei che tanto si sono affrettati a congratularsi con Ivanishvili lo invitino ad un immediato dietrofront”.

I due protagonisti della politica georgiana

Uomo più ricco di Georgia – 146 nel rating Forbes – con un passato di business tra Russia e Francia – di cui possiede la cittadinanza – Ivanishvili ha vinto le Elezioni Parlamentari georgiane di Domenica, Primo di Ottobre, con il 53% dei voti. Il Partito del presidente Saakashvili, il Movimento Nazionale Unito, è invece rimasto fermo al 41%.

Saakashvili ha amministrato il Paese per otto anni, dal 2003, anno in cui egli stesso ha guidato il processo democratico nonviolento georgiano, passato alla storia come Rivoluzione Delle Rose.

Tra i risultati ottenuti dal Presidente: l’ammodernamento del sistema economico, giuridico e democratico della Georgia, che da repubblica post-sovietica è diventata rapidamente uno Stato candidato alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

A provocare la caduta dei consensi nei confronti di Saakashvili – ampiamente sostenuto dal suo popolo anche durante l’aggressione militare della Russia dell’Agosto 2008 – è stato uno scandalo legato a violenze perpetrate nelle carceri da parte delle forze di polizia, scoppiato in maniera misteriosa a pochi giorni dal voto, ma capace di discreditare agli occhi degli elettori il Governo uscente.

Matteo Cazzulani

GEORGIA: SAAKASHVILI RICONOSCE LA SCONFITTA ELETTORALE

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 2, 2012

Il Presidente georgiano ammette la vittoria dello schieramento guidato dal miliardario Bidzina Ivanishvili e si dice pronto a collaborare con la nuova maggioranza parlamentare. I risultati ottenuti da un Capo di Stato che ha puntato su Europa ed Occidente per rinnovare il suo Paese

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

Gli hanno dato dell’autocrate, persino del fascista, ma Mikheil Saakashvili è riuscito nell’impresa di trasformare la Georgia in un Paese europeo sul piano economico, giuridico e, infine, anche democratico. Nella tarda mattinata di martedì, 2 Ottobre, all’indomani di Elezioni Parlametari di importanza storica, il Presiente Georgiano ha ammesso la sconfitta del suo Partito, il Movimento Nazionale Unito.

In un messaggio alla nazione, Saakashvili ha riconosciuto la vittoria della coalizione Sogno Georgiano, retta dal miliardario Bidzina Ivanishvili: 146esimo tra i piu ricchi secondo la Forbes. Questo volto nuovo della politica georgiana con se porterà in Parlamento vecchie conferme e qualche novità, come l’ex-Presidente, Eduard Shevernadze e l’ex-calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze.

Saakashvili lascia dietro di se un’eredità importante per la Georgia. Salito al potere dopo avere guidato il processo democratico nonviolento georgiano, passato alla storia come Rivoluzione Delle Rose, il Presidente georgiano è riuscito ad evolvere il Paese da lui guidato dallo status di repubblica post-sovietica con un alto tasso di corruzione in un moderno stato europeo.

In otto anni di sua Amministrazione, Saakashvili si è dapprima incentrato sulle riforme economiche e giuridiche. In secondo luogo, ha dotato la Georgia di un sistema democratico, che, forse beffardamente, ha sancito la sua uscita di scena.

Saakashvili paga otto anni di governo durante i quali la gente comune ha avvertito pochi cambiamenti, ignorando quanto la ristrutturazione dello Stato secondo moderni criteri europei, e l’avvicinamento politico alla NATO e all’Unione Europea – per cui il Presidente si è speso con coerenza – abbiano migliorato la Georgia, portandola a un passo dalla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Il Presidente georgiano esce in seguito ad uno scandalo legato a violenze nelle carceri esploso in maniera poco chiara a pochi giorni dalle elezioni. Nulla prima d’ora aveva scalfito la sua popolarità: nemmeno l’aggressione militare della Russia dell’Agosto del 2008, e la conseguente annessione alla Federazione Russia delle Regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Chi è Ivanishvili e la sua importanza per la politica del gas UE

Per la Georgia, arriva ora il momento di Ivanishvili: un vero e proprio interrogativo per chi osserva gli eventi a Tbilisi.Di lui si sa solo lo status economico – è il georgiano più ricco del Paese – e il passato speso, dopo gli studi econimici a Tbilisi, tra la Russia e la Francia, di cui possiede la cittadinanza.

Il paperone della Georgia, che con tutta probabilità guiderà il Governo – che in base ad una modifica della Costituzione dal Dicembre 2013 assorbirà molti dei poteri oggi esercitati dal Presidente – ha promesso di non intaccare il cammino del Paese verso UE e NATO, ma ha anche dichiarato di voler migliorare i rapporti con la Russia.

Nelle mani di Ivanishvili restano anche delicati equilibri energetici, come la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di gas approntato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia.

L’Unione Europea vede proprio nella Georgia un importante Paese di transito in cui costruire importanti gasdotti, la cui costruzione è stata sostenuta dall’Amministrazione Saakashvili. Nulla finora chiarifica quale sarà l’orientamento sul piano del gas di Ivanishvili, se non la sua promessa elettorale di mantenere il Paese tra Occidente ed Oriente.

Matteo Cazzulani

4 GIUGNO 1989: SOLIDARNOSC VINCE LE ELEZIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 4, 2012

Ventitré anni or sono il sindacato autonomo polacco ha vinto le elezioni semi-libere con cui ha avuto inizio il processo di disgregazione del comunismo in Polonia e nel resto dell’Europa Centrale. L’importanza dell’evento per le società europee ancora sottoposte a regimi dittatoriali nel Vecchio Continente e per la creazione di una comune coscienza dell’Unione Europea basata sui valori della democrazia, dei diritti umani, e della nonviolenza.

Il simbolo di Solidarnosc

Una vittoria bulgara in elezioni non libere come fondamento della democrazia in Europa Centrale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma questo, parafrasando le parole dei protagonisti, fu il “prezzo da pagare” per sconfiggere il comunismo e dare avvio a un processo democratico culminato con la dissoluzione dell’URSS e l’allargamento dell’UE.

Nella giornata di lunedì, 4 Giugno, cade il ventitreesimo anniversario delle prime elezioni per il Parlamento polacco alle quali il regime comunista di Varsavia ha ammesso la partecipazione dell’opposizione. Il merito è stato tutto degli sforzi profusi dal sindacato autonomo Solidarnosc che, guidato dalla carismatica personalità di Lech Walesa, Bronislaw Geremek, Adam Michnik, Jacek Kuron e altri, e sostenuto dalla mobilitazione del popolo polacco, hanno costretto le autorità di Varsavia a convocare una consultazione democratica per rinnovare il Senato e il 35% dei seggi della Camera Bassa.

Il trionfo di Solidarnosc – fondato 8 anni prima, ma fino ad allora mai riconosciuto sul piano legale – è stato totale: al Senato, il sindacato libero ha guadagnato 99 seggi su 100, mentre alla Camera Bassa la lista di Walesa ha ottenuto tutti i 161 seggi messi a disposizione dalle autorità.

Le elezioni non sono state completamente libere, ma hanno permesso il varo del primo governo non-comunista in Europa Centrale. Sotto l’esecutivo di Tadeusz Mazowiecki a distinguersi è stata l’attività del Ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz: autore di una “terapia shock” che, in breve tempo, ha portato la Polonia a convertire le sue strutture finanziarie ed economiche al libero mercato e agli standard europei.

L’esempio dei polacchi è stato seguito da altri Stati dell’Europa Centrale a lungo sottomessi al dominio sovietico: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia – e più tardi Romania e Bulgaria – non solo hanno fatto propri i parametri europei, ma hanno dichiarato fin da subito l’intenzione di tornare a far parte della comunità occidentale, a cui essi appartengono per storia, cultura, e tradizione.

Nel 1999, i Paesi dell’Europa Centrale sono entrati nella NATO, mentre nel 2004 è stata la volta dell’ingresso nell’Unione Europea – eccetto Romania e Bulgaria, entrate nel 2007.

L’esempio per le rivoluzioni democratiche in Europa Orientale

L’epopea di Solidarnosc ha costituito un modello anche per tutte le rivoluzioni “colorate” che hanno portato popoli dell’Europa Balcanica e Orientale a ribellarsi a regimi autoritari di diretta origine sovietica.

Gli esempi di esse sono state le manifestazioni dei giovani di Otpor in Serbia nel 2000 contro la dittatura di Slobodan Milosevic, la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 contro il regime dell’ex-braccio destro di Stalin, Eduard Shevernadze, e la Rivoluzione Twitter in Moldova nel 2009 contro l’autocrazia filo-russa del comunista Vladimir Voronin.

Per la sua lotta pacifica, Solidarnosc è stato anche l’esempio per le altre due proteste “colorate” nonviolente europee che, purtroppo, hanno avuto un successo limitato nel tempo.

Esse sono state in primo luogo la Rivoluzione Arancione in Ucraina nel 2004 contro la democratura di Leonid Kuchma: il suo delfino, Viktor Janukovych, tornato al potere nel 2010, ha cancellato i progressi effettuati da Kyiv sotto i governi democratici dell’Amministrazione di Viktor Jushchenko, e ha incarcerato gli oppositori, tra cui la Leader del campo filo-europeo, Julija Tymoshenko. L’altra è stata la Rivoluzione dei Jeans in Bielorussia contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko: tiranno postsovietico tutt’oggi al potere.

Per il suo carico di giustizia, pace, e nonviolenza, e per il fatto di rappresentare un modello per i movimenti democratici di Paesi europei – che, per ragioni geopolitiche, energetiche, e a causa delle politiche filo-russe dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente – Germania e Francia – non sono ancora membri dell’UE – Solidarnosc rientra di diritto tra le pagine più importanti della storia del Vecchio Continente.

Il coraggio dimostrato nel combattere la dittatura, e nel dare avvio al crollo di uno dei due totalitarismi del Novecento, il comunismo, è una parte del DNA di tutti gli europei, che dai fatti avvenuti in Polonia ventitré anni or sono possono individuare uno dei principali valori posti a fondamento della casa comune europea: l’amore per la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Matteo Cazzulani