LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE CAMERON AIUTA PUTIN A CONTRASTARE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 8, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom prolunga in Gran Bretagna il Nordstream: gasdotto progettato per contrastare il varo di una comune politica energetica dell’Unione Europea. La rinuncia alla realizzazione della seconda versione del Yamal-Europa alla base della decisione

Non solo in Germania, Olanda e nel resto dell’Europa Centro Occidentale: il gas russo, con tutte le sue implicazioni geopolitiche che indeboliscono l’Europa, arriverà a grande quantità anche in Gran Bretagna. Nella giornata di mercoledì, 5 Febbraio, il monopolista statale russo del gas Gazprom ha dichiarato di avere raggiunto l’accordo per la realizzazione del prolungamento in Inghilterra del Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico nel 2012 per rifornire di gas direttamente la Germania e bypassare Paesi UE osteggiati da Mosca come Polonia, Lituania! Lettonia, Estonia e Svezia.

Come riportato dal giornale russo Vedomosti, Gazprom ha illustrato come il prolungamento alle coste inglesi del Nordstream, che ad oggi rifornisce l’Europa di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, abbia già ottenuto l’imprimatur di Finlandia, Estonia e Francia, che hanno permesso la realizzazione dell’infrastruttura nelle proprie acque territoriali.

Il prolungamento del Nordstream alla Gran Bretagna, che ha ottenuto il supporto politico del Primo Ministro britannico, David Cameron, è stato da tempo progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas dalla Russia, e per bloccare il progetto di diversificazione delle fonti di oro blu varato dalla Commissione Europea.

Per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas di Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha sostenuto la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- per veicolare in Italia dalla Grecia attraverso l’Albania gas dell’Azerbaijan, ed ha supportato la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare oro blu liquefatto da Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America.

La Gran Bretagna, che deve fare i conti con il decremento dei propri giacimenti di gas e di quelli della Norvegia, rappresenta un mercato importante per la Russia, in quanto Londra è stato il primo Paese ad avviare l’importazione dagli USA di shale: gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking che gli Stati Uniti d’America hanno iniziato a produrre in alte quantità e vendere sul mercato mondiale a prezzi stracciati.

A livello europeo, il prolungamento del Nordstream, compartecipato da Gazprom, dalla compagnia tedesca BASF, dalla francese Suez Gaz de France e dall’olandese Gasunie, permette alla Russia anche di dividere ulteriormente l’Europa tra Paesi Occidentali alleati di Mosca e quelli dell’Europa Centro-Orientale colpevoli -si fa per dire- di sostenere la politica di diversificazione delle forniture di gas dal quasi monopolio russo.

Finora, in questa geografia energetica la Gran Bretagna ha sostenuto la posizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale. Tuttavia, il prolungamento del Nordstream ha provocato un cambio nella politica energetica di Londra che, come dichiarato da ambienti conservatori, considera il gas russo necessario per la diversificazione delle forniture britanniche, senza alcuna attenzione per la situazione complessiva europea.

Come riporta l’autorevole agenzia PAP, oltre a fare emergere come la politica energetica dei Paesi UE sia priva di coordinamento e strategia comune per il bene dell’Europa, il prolungamento del Nordstream rappresenta tuttavia un ripiego dopo la rinuncia da parte di Gazprom alla realizzazione di un gasdotto dalla Russia all’Ungheria attraverso Polonia e Slovacchia.

Secondo i progetti di Gazprom, questa infrastruttura avrebbe dovuto non solo bypassare l’Ucraina -attraverso cui transitano i gasdotti che, ad oggi, riforniscono di gas russo Slovenia, Ungheria, Austria ed Italia- ma anche impedire il transito di gas russo dalla Germania in territorio ucraino attraverso le infrastrutture energetiche polacche, slovacche ed ungheresi.

Questo progetto è stato sostenuto dalle Autorità ucraine per diminuire la dipendenza dal gas della Russia, ma è stato accantonato dopo che Putin ha concesso all’Ucraina uno sconto sulla bolletta come premio per la rinuncia all’integrazione economica di Kyiv in Europa da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Contro lo shale polacco

Nonostante non sia stato realizzato, il gasdotto dalla Russia all’Ungheria -che Gazprom ha presentato come una nuova edizione del Yamal-Europa: infrastruttura che veicola il gas russo in Germania attraverso Bielorussia e Polonia- ha provocato le dimissioni in Polonia dell’allora Ministro del Tesoro, Michal Budzianowski.

Il sollevamento del Ministro Budzianowski è stato deciso dopo che Gazprom ha firmato con la compagnia intermediaria EuRoPolGaz un memorandum per la realizzazione della nuova versione del Yamal-Europa all’insaputa del Governo polacco: fatto che ha provocato le dimissioni anche dell’allora Presidente della compagnia energetica nazionale polacca PGNiG, Grazyna Piotrowska-Oliwa.

Budzianowski è stato uno dei più attivi nel sostenere l’avvio dello sfruttamento di shale in territorio polacco, che, secondo le stime EIA, permetterebbe alla Polonia di porre fine alla dipendenza energetica dell’UE tutta dal gas della Russia.

Matteo Cazzulani

Advertisements

GAS: LA RUSSIA PIÙ PRESENTE IN OLANDA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 31, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, più presente nel mercato energetico interno olandese. Il Memorandum d’Intesa con la compagnia Gasunie prospetta anche il prolungamento in Gran Bretagna del Nordstream.

C’è chi è in Unione Europea ed agisce contro l’interesse generale di Bruxelles e chi non è ancora membro dell’UE ed aiuta l’indigenza energetica europea. Nella giornata di giovedì, 30 Maggio, la Russia ha rafforzato la sua presenza nel mercato energetico dell’Olanda.

A margine del Congresso del Business Europeo, ad Amsterdam, il monopolista statale russo, Gazprom, e la compagnia energetica olandese Gasunie hanno firmato un Memorandum d’Intesa per la cooperazione bilaterale.

Nello specifico, Gazprom e Gasunie hanno rafforzato la partnership nell’ambito del trasporto del gas attraverso il sistema infrastrutturale energetico olandese.

Le due parti hanno anche rafforzato la cooperazione nel Nordstream: gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia direttamente alla Germania e bypassare Paesi Baltici, Polonia ed altri Stati dell’Unione Europea politicamente invisi a Mosca.

Per un calcolo geopolitico preciso, Gazprom intende ampliare il Nordstream fino alla Gran Bretagna, nonostante Londra abbia già preferito l’importazione di gas Shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America come fonte di approvvigionamento alternativa al carburante della Norvegia.

La Turchia assicura il gas turkmeno all’UE

Se l’Olanda favorisce un progetto che frammenta l’Unione Europea, e mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica degli Stati UE, e quindi anche la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa, la Turchia ha individuato una fonte di approvvigionamento alternativa per l’UE al gas della Russia.

Sempre giovedì, 30 Maggio, il Presidente turco, Abdullah Gul, ha firmato un Accordo con il suo collega turkmeno, Gurbanguly Berdymukhamedov, per l’avvio dell’importazione di gas del Turkmenistan in Turchia.

L’accordo postula lo sfruttamento del giacimento Galkynysh, il secondo al Mondo per capienza, per inviare gas all’Europa attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP.

Questo gasdotto è stato progettato per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan, e garantire a Bruxelles una fonte di approvvigionamento alternativa al carburante della Russia.

Per avviare il trasporto di gas turkmeno è pero necessaria la realizzazione del Gasdotto Trans Caspico: conduttura sul fondale del Mar Caspio, su cui la Russia esercita una forte opinione contraria.

Il Gasdotto Trans Caspico rientra nella questione politica del controllo del Mar Caspio, in cui, da un lato, Turkmenistan ed Azerbaijan richiedono una divisione equa, mentre Russia ed Iran sostengono la necessita di una gestione collegiale dell’intera zona.

Matteo Cazzulani

NORDSTREAM: LA RUSSIA CONTRO LA RIVOLUZIONE SHALE DEGLI USA IN GRAN BRETAGNA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 22, 2013

Come riporta il portale wnp.pl, Mosca ha pianificato l’ampliamento all’Inghilterra del gasdotto concepito per incrementare il controllo del Cremlino sul mercato energetico UE. La decisione è una reazione al rafforzamento degli Stati Uniti d’America nel settore dell’energia nel Mondo.

Se l’Europa inizia a guardare allo Shale di Oltreoceano, la Russia rafforza la politica energetica europea con il classico metodo della costruzione dei gasdotti.

Nella giornata di sabato, 19 Maggio, presso l’isola di Gotland, in Svezia, ha avuto luogo una riunione del consorzio Nordstream per l’ampliamento del gasdotto russo costruito dalla Russia alla Germania sul fondale del Mar Baltico

Come riportato dal portale wnp.pl, il monopolista statale del gas russo, Gazprom, ha programmato entro il 2016 l’ampliamento dell’infrastruttura nelle acque territoriali di Finlandia, Svezia e Danimarca, oltre che di quelle di Russia e Germania.

La decisione della Russia testimonia la chiara volontà di Mosca di rafforzare la dipendenza del Vecchio Continente dalla forniture di gas del Cremlino, per reagire all’incremento della posizione degli Stati Uniti d’America nel mercato mondiale dell’energia.

Il Nordstream è stato realizzato da Mosca nel 2012 per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno dalla Russia direttamente alla Germania, bypassando Stati UE come Paesi Baltici e Polonia.

L’ampliamento dell’infrastruttura è stato concepito dalla Russia per raggiungere le coste inglesi, e rifornire del proprio gas la Gran Bretagna, ad allora legata alla produzione di oro blu interna, ed alle importazioni dalla Norvegia.

Tuttavia, la posizione della Gran Bretagna è mutata nel Marzo 2013, quando Londra ha individuato nello Shale proveniente dagli USA una soluzione per diversificare gli approvvigionamenti di gas.

Lo Shale è un gas, estratto in rocce porose poste a bassa profondità in Nordamerica mediante sofisticate tecniche di fracking, presente in USA in grandi quantità.

L’esportazione dello Shale a costi altamente convenienti -legati all’ingente presenza in diversi Stati USA- porterà gli Stati Uniti d’America ad imporsi nel mercato energetico mondiale nel 2018, con particolare forza in Asia.

L’interesse della Gran Bretagna allo Shale USA ha spinto la Russia ad implementare il Nordstream per imporre l’egemonia energetica russa in Unione Europea, e frammentare l’UE al suo interno.

Vecchioeuropei ed ecologisti la lobby filorussa in UE

Contestato dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, il Nordstream è stato appoggiato, e sponsorizzato presso la Commissione Europea, dalla compagnia energetica tedesca E.On, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Secondo le stime, l’infrastruttura sarà alimentata dal carburante estratto nell’Oceano Artico, dove la Russia sta combattendo una guerra fredda contro Canada e Stati Uniti d’America.

Inoltre, per contrastare l’avvio dell’esportazione di Shale, i russi, secondo diverse indiscrezioni, appoggiano movimenti ecologisti spinti a protestare contro lo sfruttamento di gas non convenzionale per motivi di carattere ambientale.

Matteo Cazzulani

GAS: L’UCRAINA GUARDA ALLA RUSSIA E PENALIZZA L’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 2, 2013

Il Presidente ucraino verso la cessione dei gasdotti nazionali al monopolista statale russo, Gazprom, e l’interruzione del processo di integrazione economica con l’UE in cambio di uno sconto sulle tariffe da parte di Mosca. Kyiv intenzionata anche al gas dell’Azerbaijan e all’importazione di LNG dal Mar Mediterraneo

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Una politica energetica esposta in TV che allontana l’Ucraina dall’Europa. Nella giornata di venerdì, 22 Febbraio, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha annunciato l’imminente firma di un accordo con la Federazione Russa per il ripristino dell’importazione di gas dalla Russia, che Kyiv ha interrotto in seguito alle esose richieste tariffarie imposte da Mosca.

In diretta al programma televisivo “Dialogo con la Società”, il Presidente Yanukovych ha annunciato la cessione dei gasdotti ucraini in affitto al monopolista statale russo del gas, Gazprom, in cambio di uno sconto sulle tariffe per l’importazione di gas dalla Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 90% del fabbisogno nazionale complessivo.

Sempre in diretta tv, il Capo di Stato ucraino ha criticato il comportamento della Comunità Energetica Europea -una sorta di Unione Europea del gas che oltre ai 27 Paesi UE comprende anche gli Stati balcanici, l’Ucraina e la Moldova- per non avere sostenuto abbastanza Kyiv nelle trattative per il rinnovo dei contratti energetici con la Russia.

Una correzione alla linea esposta è giunta durante la Conferenza Stampa dedicata ai media nazionali ed internazionali, trasmessa, sempre in televisione venerdì, Primo di Marzo.

Il Presidente Yanukovych ha ritenuto necessario diversificare le importazioni di gas, ed ha annunciato l’avvio dell’importazione di oro blu russo da ovest grazie al rinnovo di un accordo con la compagnia tedesca RWE per il trasporto del carburante in Ucraina dalla Germania attraverso i gasdotti di Ungheria, Polonia e Slovenia.

Il Presidente Yanukovych ha inoltre individuato il bisogno di costruire un sistema di gasdotti legati ad un rigassificatore in un’imprecisata località del Mediterraneo per importare gas liquefatto senza transitare dallo stretto del Bosforo, e, quindi, sottostare ai dazi imposti dalla Turchia.

Infine, il Capo di Stato ucraino ha ventilato la possibilità di importare in Ucraina gas estratto dall’Azerbaijan mediante il prolungamento del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP: infrastruttura progettata dal Governo azero e da quello turco, con il sostegno della Commissione Europea, per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Georgia alla Turchia Occidentale.

Confusa e scombinata, la strategia enunciata dal Presidente Yanukovych porta l’Ucraina tra le braccia della Russia sia sul piano energetico, che su quello politico.

Il progetto di diversificazione delle forniture di gas legato al rigassificatore nel Mediterraneo è costoso ed incerto, mentre il prolungamento della TANAP incontra l’opposizione politica della Turchia, che è intenzionata a riservare l’intera quantità del gas trasportato dal Gasdotto Trans Anatolico all’Unione Europea.

La critiche nei confronti della Comunità Energetica Europea presuppongono inoltre la mancata realizzazione da parte dell’Ucraina del Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che prevede la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi del Vecchio Continente.

Lo scopo del Terzo Pacchetto Energetico è la creazione di un sistema infrastrutturale integrato in Europa che garantisce la libera circolazione del gas, e vieta agli enti energetici extra-UE, come Gazprom, il controllo congiunto della compravendita e del trasporto del carburante all’interno della Comunità Energetica Europea.

Privo dell’appoggio dell’Occidente, il Presidente Yanukovych è così costretto ad arrendersi alla Russia, che da tempo ha fatto del controllo del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina da parte di Gazprom uno scopo geopolitico per costringere Kyiv ad interrompere il processo di integrazione con l’Unione Europea.

L’accordo energetico di Kyiv con Mosca presentato da Yanukovych, e la rottura con l’UE, favoriscono così l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, a cui appartengono già Bielorussia e Kazakhstan, progettato dal Cremlino per ripristinare l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

La scelta di Yanukovych mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica UE

Se firmato, il nuovo contratto per il gas tra Ucraina e Russia avrebbe conseguenze notevoli anche per l’Unione Europea, in quanto garantirebbe a Mosca il controllo totale dei principali gasdotti attraverso i quali il Cremlino rifornisce l’UE di gas.

Gazprom già controlla direttamente, in partnership con la compagnia polacca PGNiG, il Gasdotto Yamal-Europa: conduttura che veicola 33 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia a Polonia e Germania attraverso la Bielorussia-

Nel 2012, Gazprom, in partnership con la compagnia tedesca E.On, quella francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie, ha realizzato il Nordstream: infrastruttura costruita sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente in Germania bypassando Polonia e Paesi Baltici, dividere l’Unione Europea, ed aumentare la dipendenza degli Stati dell’UE dalle forniture di Mosca.

Il possesso diretto del monopolista statale russo anche del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina -da cui l’Unione Europea riceve 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e che finora è stato controllato dalla compagnia UkrTransHaz: una figlia del colosso nazionale di Kyiv Naftohaz- permetterebbe al Cremlino di rafforzare la sua posizione contrattuale nei confronti dell’Unione Europea.

Lo scenario presentato consentirebbe inoltre alla Russia di avvalersi del gas per mantenere definitivamente dipendente da Mosca un’Unione Europea debole, divisa, ed incapace di diventare davvero forte ed integrata al suo interno, sopratutto in campo energetico e politico.

Il posizionamento energetico di Yanukovych, e, più in generale, l’orientamento geopolitico dell’Ucraina in favore della Russia, può dunque incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas di Mosca, e, nel contempo, porre a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’UE.

Matteo Cazzulani

GAS: LA GRAN BRETAGNA DICE SI AL NORDSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 26, 2012

Come riportato dal Financial Mail, il Primo Ministro britannico, David Cameron, e il Presidente russo, Vladimir Putin, hanno concordato il prolungamento in Inghilterra del gasdotto deputato al trasporto diretto di oro blu dalla Russia. Il colosso British Petroleum regista dell’operazione

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

La notizia la si sapeva, ma le indiscrezioni del Financial Mail sono l’ennesima conferma. Come riportato dalla rivista economica, Russia e Gran Bretagna hanno programmato il prolungamento in Inghilterra del gasdotto Nordstream entro il 2016.

L’accordo è stato stretto in occasione di un incontro tra il Primo Ministro britannico, David Cameron, e il Presidente russo, Vladimir Putin, durante recenti Giochi Olimpici di Londra.

Secondo la fonte, Gran Bretagna e Russia sono pronte a breve a firmare il contratto per l’avvio dei lavori che prolungheranno la conduttura sottomarina fino alla località di Norfolk.

L’operazione, che comporta per la casse di Londra una spesa di circa 300 Milioni di Dollari, è collegata alla vendita da parte del colosso britannico British Petroleum delle azioni possedute nella terza compagnia energetica russa TNK-BP alla Rosneft: il monopolista nazionale del greggio in Russia.

Con la cessione delle quote di compartecipazione nella TNK-BP, la British Petroluem ha incassato ingenti risorse necessarie per ripianare i costi del disastro ambientale provocato nel Golfo del Messico nel 2010 e, nel contempo, ha ottenuto la nomina di suoi rappresentanti presso il Consiglio di Amministrazione della Rosneft.

Il prolungamento del Nordstream consentirebbe alla British Petroleum di rafforzare la partnership con l’altro monopolista energetico russo controllato dal Cremlino, Gazprom, e, così, di recuperare gli investimenti perduti dopo la vendita delle azioni nella TNK-BP.

Oltre alla ratio commerciale, a sostenere l’ingresso di Londra nel Nordstream è anche una motivazione politica.

Come riportato a Lombardi Nel Mondo dal Leader dei Conservatori – la forza politica al Governo in Gran Bretagna – presso il Parlamento Europeo, Martin Callanan, la Gran Bretagna vede nel gas russo la possibilità di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di gas, ad oggi legate all’oro blu importato da Olanda, Norvegia e giacimenti nazionali.

UE e Gran Bretagna su due piani anche in campo energetico

Se dal punto di vista britannico il Nordstream rappresenta una fonte supplementare di diversificazione delle forniture, per l’Unione Europea questo gasdotto rafforza la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia.

Lungo 1220 chilometri, il Nordstream, che trasporta 55 miliardi di metri cubi di gas, è stato costrutto sul fondale del Mar Baltico per rifornire di oro blu la Germania direttamente dalla Russia, bypassando Paesi osteggiati politicamente dal Cremlino come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

Il Nordstream de facto è un progetto politico della Russia: esso divide l’Unione Europea tra le Cancellerie Occidentali, beneficiate di forniture dirette di gas per la loro fedeltà a Mosca, e gli Stati Centrali, puniti per il loro sostegno alla posizione della Commissione Europea.

L’Esecutivo UE ha più volte criticato il Nordstream in quanto il gasdotto non serve a diminuire la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, ad oggi pari al 40% del fabbisogno complessivo continentale.

Nonostante la posizione della Commissione Europea, il Nordstream è stato sostenuto politicamente da Germania e Francia.

Sul piano economico, il gasdotto russo è stato supportato, oltre che da Gazprom, dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.On, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Matteo Cazzulani

GAS: GRAN BRETAGNA E FINLANDIA VICINE AL NORDSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 15, 2012

Il Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, Alexei Miller, annuncia l’interesse di Londra al prolungamento del gasdotto fino alle coste inglesi. Il Primo Ministro finlandese, Jyrki Katainem, non si oppone all’ampliamento della conduttura nelle acque territoriali di Helsinki

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Per via di accordi industriali ed elezioni politiche i gasdotti russi interessano anche a britannici e finlandesi. Nella giornata di mercoledì, 14 Novembre, il Capo del monopolista russo, Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato l’interesse del colosso britannico British Petroleum alla compartecipazione nel gasdotto Northstream.

Come riportato dalla Reuters, l’operazione sarebbe possibile dopo che la British Petroleum ha venduto le sue quote di compartecipazione nel terzo ente energetico russo, la joint venture TNK-BP, alla compagnia statale russa Rosneft: de facto, aprendo la possibilità a nuove collaborazioni con la Russia.

Da parte britannica nessuna conferma dell’operazione, anche se fonti vicine al Governo di Londra hanno confermato l’interesse della Gran Bretagna per il Nordstream.

Come dichiarato a Lombardi Nel Mondo dal Capo dei Conservatori britannici al Parlamento Europeo, Martin Callanan, l’aumento delle importazioni di gas russo in Gran Bretagna, possibile grazie al prolungamento del Nordstream alle coste inglesi, è visto con favore da Londra, poiché diversifica le forniture di oro blu nazionali, ad oggi legate unicamente a fonti locali, olandesi e norvegesi.

Allo stesso tempo, il Capo al Parlamento Europeo dei Tory, la forza di Governo in Gran Bretagna, ha riconosciuto come il Nordstream non risolva il problema della diversificazione delle forniture per l’Unione Europea, che, ad oggi, dipende dal gas russo per circa il 40% del fabbisogno continentale.

Una discordanza tra gli interessi nazionali ed europei in merito al Nordstream è anche quella registrata in Finlandia, riportata dal portale di informazione wnp.pl.

Sempre mercoledì, 14 Novembre, il Premier finlandese Jyrki Katainen, ha dichiarato la non contrarietà di Helsinki all’ampliamento del gasdotto russo nelle acque territoriali della Finlandia.

La presa di posizione del Capo del Governo finlandese, ufficializzata durante un incontro con il Premier russo, Dmitriy Medvedev, è da leggere sullo sfondo delle elezioni presidenziali finlandesi di Domenica, 18 Novembre.

Secondo le ultime rilevazioni, il Partito della Coalizione Nazionale di Katainen e il Partito SocialDemocratico, partner di Governo in una grosse koalition di moderati e riformisti, sono in crisi di consensi, e la probabilità di un ottimo risultato del candidato del movimento di estrema destra Veri Finlandesi è molto alta.

Con la dichiarazione in sostegno al Nordstream, Katainen ha cercato di presentarsi come un leader aperto alle relazioni internazionali, anche se il progetto russo aumenta la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Il Gasdotto Settentrionale

Il Nordstream è un gasdotto di 1220 chilometri di lunghezza costruito sul fondale del Mar Baltico per trasportare gas russo dalla Russia direttamente in Germania, bypassando Paesi dell’UE politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia.

Dopo la costruzione delle prime due tranche del gasdotto, Gazprom, società posseduta per metà dal Cremlino, ha proposto l’ampliamento del Nordstream di ulteriori due sezioni, e ha preventivato il suo prolungamento alla Gran Bretagna.

L’ampliamento e il prolungamento del gasdotto sono tuttavia operazioni politiche, dal momento in cui, allo stato attuale, il Nordstream è sfruttato solo al 30% della sua capacita complessiva di portata, pari a 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Il Nordstream è compartecipato per il 51% da Gazprom, per il 31% dalle compagnie tedesche E.On e Winterhsall, e al 9% rispettivamente dalla francese Suez Gaz de France e dalla olandese Gasunie.

Nonostante le perplessità della Commissione Europea dinnanzi ad un progetto che divide l’Unione Europea ed aumenta la quantità di gas russo importato nel Vecchio Continente, il Nordstream è sostenuto sul piano politico da Russia, Germania, Francia, Olanda e Belgio.

Matteo Cazzulani

PUTIN INCOLPA L’EUROPA CENTRALE PER IL CONTRASTO TRA GAZPROM E L’UE

Posted in Guerra del gas, Russia by matteocazzulani on September 10, 2012

Il Presidente russo vede nell’allargamento del Vecchio Continente ai Paesi dell’ex-Blocco Sovietico la ragione della debolezza economica di Bruxelles. Secondo il Cremlino, essa ha portato all’avvio dell’inchiesta da parte della Commissione Europea sul monopolista russo per condotta anti-concorrenziale.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Questa è la lettura della Russia – che probabilmente sarà presa per buona dalla stampa europea occidentale, tra cui quella italiana: se i rapporti tra l’Unione Europea e la Federazione Russa andranno in crisi è solo colpa dei Paesi dell’Europa Centrale e dell’allargamento dell’UE apportato nel 2004 nei confronti di alcuni Paesi dell’ex-blocco sovietico. Nella giornata di Domenica, 9 Settembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha commentato la decisione della Commissione Europea di aprire un’inchiesta ufficiale contro il monopolista del gas Gazprom.

Questo ente, posseduto per più del 50% dal Cremlino, è accusato da Bruxelles di ostacolare la libera concorrenza interna al Vecchio Continente, e di attuare politiche monopolistiche che impediscono la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di oro blu del’UE.

Secondo Putin, la posizione della Commissione Europea è dettata dalla grave situazione economica dell’UE, fortemente condizionata dalle deboli economie dei Paesi dell’Europa Centrale, un tempo appartenenti all’ex-blocco sovietico. Il Presidente russo ha dichiarato che l’Unione Europea intende mantenere un certo peso geopolitico, e pertanto sarebbe costretta a sobbarcarsi il peso dell’integrazione di Paesi come Polonia, Lituania, Ungheria e Romania.

La lettura dei fatti di Putin, che tuttavia ha negato, per ora, l’esistenza di un contrasto tra Bruxelles e Mosca, risponde ad una precisa logica geopolitica mirante a dividere l’Europa nel suo interno per mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente. E’ noto che le ragioni della crisi non solo legate solo alle deboli economie dei Paesi dell’Europa Centrale, bensì alla ben più grave situazione finanziaria degli Stati del Mediterraneo come Grecia, Portogallo, Spagna e Italia.

Inoltre, alcuni Paesi dell’Europa Centrale, come Polonia, Lituania ed Estonia, godono di una salute economica sicuramente maggiore rispetto agli Stati del sud dell’Unione Europea: a Varsavia, Vilna e Tallinn il PIL è in ascesa, e la disoccupazione, sopratutto quella giovanile, non è per nulla paragonabile a quella di Atene, Madrid e Roma.

Le parole di Putin fanno dunque leva sui sentimenti anti-allargamento che ancora sono forti in molti settori della politica e delle Opinioni Pubbliche dei Paesi dell’Europa Occidentale: in Germania, Francia e Italia sono molti infatti a ritenere uno sbaglio l’allargamento dell’Unione Europea all’Europa Centrale.

Questo punto di vista si traduce spesso in azioni politiche concrete: Berlino, Parigi e Roma sono tra i Paesi che, in molte occasioni, sopratutto in ambito energetico, preferiscono sostenere i disegni della Russia per realizzare il proprio tornaconto personale, nonostante i piani del Cremlino vadano contro l’interesse generale europeo, che è invece sostenuto dai Paesi dell’Europa Centrale.

Un esempio di questo atteggiamento sono i due gasdotti sottomarini progettati dalla Russia per innalzare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca. Il Nordstream, costruito nel 2012, collega la periferia di San Pietroburgo alla Germania, ed è stato realizzato da una joint-venture composta da Gazprom, dalla compagnia tedesca E.On, dalla francese Suez-Gaz De France, e dall’olandese Gasunie, sostenuta politicamente in sede UE dai Governi di Berlino, Parigi ed Amsterdam.

Il Southstream, progettato per il 2015 per inviare gas russo direttamente dalla Russia all’Europa Sud-Occidentale ed impossibilitare alla Commissione Europea l’importazione diretta di oro blu centro-asiatico, è sostenuto, oltre che da Gazprom, anche dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Grecia, Macedonia, Montenegro, Slovenia, e Serbia.

Politicamente, il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – è appoggiato in sede europea da Roma, Berlino, Parigi, Lubiana ed Atene.

La Russia guarda anche ad Oriente

Oltre che all’Europa, la Russia ha iniziato a guardare con concreto interesse anche ad Oriente, come dimostrato dalla ferma intenzione di Putin di ospitare il vertice della Cooperazione Economica Asia-Pacifico – APEC – nella città di Vladivostok.

Nel corso del summit, avvenuto tra l’8 e il 9 Settembre – a cui hanno preso parte Russia, Corea del Sud, Vietnam, Perù, Stati Uniti, Giappone, Cina, Australia, Thailandia, Singapore, Filippine, Malesia, Indonesia, Messico, Cile, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Brunei, Hong Kong e Canada – i Paesi membri dell’Organizzazione hanno deciso di implementare l’integrazione tra le economie dell’Asia e del Pacifico.

Gli Stati APEC hanno emanato l’abbattimento delle tariffe doganali del 30% per tutti i prodotti ritenuti non-nocivi per l’ambiente, ed investimenti infrastrutturali orientati alla realizzazione di un sistema di distribuzione energetica comune per la regione asiatico-pacifica.

A tal proposito, rilevante è stato l’avvio del prolungamento del gasdotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico fino al porto di Kozmino, da cui più facile sarà l’invio di gas dalla Russia verso Cina, Corea del Sud e Giappone.

Per la Russia, i Paesi APEC rappresentano un fondamentale mercato di collocamento delle proprie risorse naturali per gli anni a venire. Considerata la crisi dell’Unione Europea – che finora ha rappresentato il primo mercato per le esportazioni di Mosca – è la regione del Pacifico e dell’Asia che potrà garantire l’assorbimento del gas e del petrolio provenienti dal Cremlino: il primo esportatore di oro blu al Mondo.

Secondo i piani di Putin, la Russia, per accrescere la sua posizione economica in campo internazionale, deve necessariamente diminuire il legame con le tradizionali locomotive europea e statunitense per agganciarsi ad alcune realtà emergenti dell’APEC, come Cina, Corea del Sud, Giappone e Vietnam.

Secondo le stime del Presidente del gruppo VTB, Andrey Kostin, gli Stati della regione pacifico-asiatica saranno infatti in grado nei prossimi anni di garantire il collocamento di un terzo dei prodotti esportati da Mosca.

Matteo Cazzulani

ACCORDO RUSSIA-UCRAINA PER LE FORNITURE DI GAS IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 9, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, concede al colosso nazionale ucraino Naftohaz un anticipo di 2 Miliardi di Dollari per l’affitto dei siti di stoccaggio. Mosca si conferma soggetto egemone nelle esportazioni di oro blu all’Europa, mentre Kyiv è sempre più isolata e dipendente dal Cremlino sul piano energetico, economico e politico

Il Capo di Gazprom, Aleksej Miller

Un anticipo di 2 Miliardi di Dollari per assicurare gas all’Europa. Nella giornata di giovedì, 7 Giugno, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha raggiunto un accordo con il colosso ucraino, Naftohaz, per garantire l’invio di oro blu dalla Russia al Vecchio Continente attraverso i gasdotti dell’Ucraina.

I russi pagheranno a Naftohaz l’affitto dei siti di stoccaggio controllati da Naftohaz, che saranno riempiti di una quantità di gas sufficiente per soddisfare il fabbisogno degli acquirenti dell’Europa Occidentale durante i mesi invernali.

In cambio, il colosso energetico ucraino ha promesso al monopolista russo di garantire l’invio di oro blu al Vecchio Continente, e ha rinunciato ad imporre a Gazprom di ulteriori tariffe di transito.

L’intesa tra le due compagnie pone fine a una disputa durata a lungo. L’Ucraina, che paga il gas alla Russia in base a tariffe più care rispetto a quelle applicate da Mosca alla Germania, ha chiesto ai russi uno sconto sul prezzo dell’oro blu importato, e ha proposto a Gazprom l’affitto dei propri siti di stoccaggio per garantire le esportazioni di carburante in Europa.

Dal canto suo, il monopolista russo ha accusato Naftohaz di volere prelevare il gas inviato dalla Russia al Vecchio Continente attraverso i gasdotti ucraini per soddisfare il fabbisogno nazionale dell’Ucraina, e per questa ragione ha sostenuto la necessità di risolvere la questione prima dell’inizio dell’inverno.

“E’ un accordo importante per i nostri partner europei – ha dichiarato il Capo di Gazprom, Aleksej Miller – la conferma dello sfruttamento dei siti di stoccaggio ucraini per l’invio di gas in Occidente rende sicure le forniture al Vecchio Continente per il prossimo inverno”.

Per la Russia, l’intesa energetica raggiunta con l’Ucraina rappresenta una vittoria strategica: Infatti, essa garantisce a Gazprom il monopolio sui rifornimenti di gas all’Europa Occidentale attraverso i gasdotti ucraini anche per il prossimo inverno.

Inoltre, la messa in sicurezza delle esportazioni di gas al Vecchio Continente consente a Mosca di realizzare con minore fretta il Southstream: gasdotto progettato sul fondale del Mar Nero, concepito per bypassare l’Ucraina e rifornire di oro blu russo direttamente gli acquirenti occidentali.

Da parte ucraina, questo accordo rischia di avere ripercussioni di seria portata: ricevuto l’anticipo per il transito del gas russo, Naftohaz sarà obbligata dapprima a utilizzare i propri siti di stoccaggio per conservare l’oro blu di Gazprom, poi dovrà garantirne l’invio in Europa, senza ottenere alcun vantaggio in termini economici oltre ai 2 miliardi già ricevuti.

Inoltre, la situazione ucraina è particolarmente delicata anche sul piano politico. Per ottenere la revisione dei contratti attualmente in vigore – che costringono Kyiv a pagare per il gas un prezzo medio pari a 416 Dollari per mille metri cubi contro i 166 della media europea – Mosca ha posto come contropartita l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI e nell’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico è voluto e coordinato dal Cremlino per riportare la Russia a esercitare un ruolo di superpotenza nella geopolitica mondiale, a spese dell’indipendenza nazionale dei Paesi dell’Europa Orientale e degli interessi economici dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, finora ha temporeggiato, e ha cercato fonti di oro blu alternative. Dopo avere raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Georgia per l’acquisto e il trasporto di gas centro-asiatico in Ucraina – che tuttavia richiedono la costruzione di infrastrutture irrealizzabili a breve termine – il Capo di Stato ucraino è stato costretto a riaprire le trattative con la Russia per ottenere il permesso di importare gas turkmeno dai gasdotti della Federazione Russa.

Le ripercussioni per l’indipendenza energetica italiana

Oltre che per i Paesi protagonisti, l’accordo tra Russia e Ucraina è destinato ad avere serie ripercussioni sopratutto per l’Italia e per il resto dei Paesi dell’Europa centro-meridionale che dipendono quasi totalmente dal gas proveniente dai gasdotti ucraini.

Nel caso si verificasse un inverno particolarmente rigido, e la Russia per destabilizzare la situazione interna all’Ucraina decidesse di tagliare le forniture di gas a Kyiv – come già fatto in più occasioni negli ultimi dieci anni – Naftohaz sarebbe costretta a ricorrere all’oro blu stoccato riservato agli acquirenti occidentali per soddisfare il fabbisogno nazionale ucraino, e, così, lascerebbe Italia, Slovacchia, Slovenia e Austria completamente a secco di rifornimenti.

Per l’Europa, e l’Italia in particolare, l’unica soluzione a questa situazione di perenne instabilità è la diminuzione della dipendenza dalle importazioni russe, e il pieno sostengo ai progetti di diversificazione delle forniture di gas varati dalla Commissione Europea.

Tuttavia, essi sono contrastati con ogni mezzo da Gazprom, spesso con l’appoggio di Germania e Francia – i due Paesi economicamente e politicamente più vicini al Cremlino – e di alcuni colossi energetici di particolare rilievo, come l’italiana ENI, le tedesche Wintershall ed E.On, le francesi EDF e Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: MENO CARBURANTE PER IL NORDSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 2, 2012

Rinviato lo sfruttamento di un giacimento nel Mare di Barents necessario all’aumento della portata dell’infrastruttura sottomarina del monopolista russo, Gazprom. L’UE attiva nella ricerca di fonti alternative alla Russia mediante l’importazione di gas liquido e nell’unificazione dei gasdotti dell’Unione  

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Niente tregua nella contesa dei gasdotti da cui dipende l’equilibro energetico europeo, nemmeno a Capodanno. Nella giornata di sabato, 31 Dicembre, il monopolista russo, Gazprom, non è riuscito a convincere le compagnie norvegese e francese, Statoil e Total, ad avviare lo sfruttamento del giacimento di Shtokman, nel Mare di Barents.

Ufficialmente, i partner di Gazprom avrebbero sollevato obiezioni di carattere ambientale, ma, come rilevato da alcune indiscrezioni, la questione sarebbe puramente economica: Statoil e Total sono contrarie alle accise del 30% imposte dal governo russo sull’oro blu dello Shtokman e, in aggiunta, da tempo richiedono a Mosca maggiori investimenti nell’area.

Fresca di rinnovo, la Duma, ha calendarizzato la questione nelle prossime sedute, ma l’ennesimo posticipo dello sfruttamento del giacimento rappresenta un duro colpo alle ambizioni energetiche della Russia, in quanto serbatoio di Oro Blu del Barents è fondamentale per l’alimentazione dei gasdotti con cui il Cremlino esporta oro blu in grandi quantità agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Tra essi, il Nordstream: infrastruttura sul fondale del Mar Baltico che collega direttamente la Russia alla Germania, concepita da Gazprom – in collaborazione con le compagnie tedesche E.On, e Wintershall, la francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie – per bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino, come Polonia e Stati Baltici.

Lungo 1224 chilometri, il gasdotto settentrionale – con cui la Russia realizza la politica del divide et impera gasato in Europa – è stato avviato l’8 Novembre 2011: per il 2012, Gazprom ne ha progettato un importante ampliamento, tuttavia, oggi in forse a causa dall’impasse sullo sfruttamento dello Shtokman. Finora, nessun commento né da parte del monopolista russo, né dei partner europei occidentali, che, avendo puntato forte sul Nordstream, hanno assoggettato la propria politica energetica a quella del Cremlino.

Verso una comune politica energetica dell’UE

Altresì, chi alza la testa è l’Unione Europea, attiva nella diversificazione delle forniture di gas per il Vecchio Continente e nel varo di una comune politica energetica UE. Nella giornata di Domenica, Primo di Gennaio, Bruxelles ha erogato 50 Milioni di Euro per la costruzione del gasdotto Swinoujscie-Stettino: infrastruttura fondamentale per il trasporto dell’oro blu rigasificato nel terminale polacco sul Baltico verso Germania e resto dell’Europa Centrale.

Seppur ostacolata dalla condotta delle singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale – favorevoli ad intese bilaterali con Gazprom, anche a discapito dell’interesse generale dell’UE – Bruxelles, per diminuire la considerevole dipendenza dal gas della Russia – ad oggi circa l’80% – sta favorendo la costruzione di terminali marittimi come quello di Swinoujscie, la stipula di contratti con nuovi fornitori per l’acquisto di gas liquido – assieme a Polonia e Paesi Baltici, la Commissione Europea sta stringendo accordi con Qatar, Norvegia ed Irak – e la messa in comunicazione di tutti i gasdotti dei Paesi dell’Unione in un sistema di corridoi deputati ad assicurare oro blu in ogni angolo del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: GAZPROM ANCHE IN REPUBBLICA CECA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 23, 2011

Il monopolista russo ottiene l’accesso al mercato interno al dettaglio di Praga, con Germania e Slovacchia nel mirino. Secondo esperti, sarebbe la risposta alle misure politiche dell’UE nel Mediterraneo e nell’Est-Europeo.

Il tragitto del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Dopo il trasporto sottomarino, il Cremlino consegna il gas persino a domicilio. Nella giornata di venerdì, 9 Settembre, il monopolista russo, Gazprom, ha rilevato il 51% della compagnia ceca RSP Energy, specializzata nella vendita di oro blu al dettaglio a circa 10 mila utenti.

Un boccone piccolo per una Russia abituata a ben più complesse trattative, che, tuttavia, rappresenta un importantissimo investimento: come evidenziato dalla Vemex – la compagnia figlia di Gazprom, attraverso cui il monopolista ha effettuato l’operazione – i russi hanno aperto la porta per le forniture di gas ed energia elettrica direttamente alla popolazione, de facto, ponendosi come concorrenti di se stessi, dal momento in cui la maggior parte del gas che Praga importa proviene proprio da Mosca.

In aggiunta, alcuni esperti hanno rilevato come la stessa Vemex – che dal 2006 ha rifornito di gas russo l’8% del mercato ceco, prevalentemente industrie – abbia tutte le carte in regola, e le intenzioni, di espandere il proprio bacino d’utenza all’intera Europa Centrale. Oltre che dal monopolista di Mosca, per l’altra metà la compagnia ceca è posseduta dalla elvetica Gazprom Schweitz, il cui capo, Mattias Warning, è anche Direttore Generale del consorzio NordStream, incaricato della costruzione, e gestione, dell’omonimo gasdotto sottomarino, attivato lo scorso lunedì, 7 Settembre.

Realizzato da Gazprom, dalla compagnia tedesca E.On, da quella francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie, la conduttura ha lo scopo di rifornire di oro blu direttamente l’Europa Occidentale dalla Russia, ed aggirare Paesi politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Ucraina, e Stati Baltici.

Dunque, per Mosca progetti sempre più in grande stile nel Vecchio Continente, dal momento in cui, sempre secondo diverse fonti, la Vemex avrebbe già in progetto l’allacciamento al NordStream in territorio tedesco, ed una successiva espansione in Slovacchia. Il tutto, in un’Europa che, non senza difficoltà, sta cercando di rendersi il più possibile indipendente dalle forniture russe.

La risposta all’Europa

Di recente, sopratutto col supporto della presidenza polacca dell’Unione, la Commissione Europea ha varato un memorandum che prevede il coordinamento delle politiche energetiche dei singoli Paesi UE, ingenti investimenti per la costruzione di nuovi gasdotti per l’importazione di gas dal Centro Asia – tra i quali il Nabucco, da realizzare, sul fondale del Mediterraneo, in collaborazione col consorzio AGRI: Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e sovvenzioni per la ristrutturazione dei sistemi infrastrutturali di Paesi extra-comunitari indispensabili per le importazioni di oro blu, tra cui l’Ucraina.

Ai tentativi di Bruxelles sul piano politico, Gazprom ha risposto su quello commerciale, stringendo accordi di lunga durata con le singole compagnie del Vecchio Continente, persuase dalla concessione di sconti sulle tariffe per l’acquisto di oro blu. Tra le prime ad avere prolungato i contratti con il monopolista russo, le tedesche RWE ed E.On, e la greca DEPA.

Matteo Cazzulani