LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gli USA avviano le esportazioni di gas in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 14, 2016

Le compagnie degli Stati Uniti Chevron e ConocoPhilips inviano gas e olio shale liquefatto rispettivamente in Gran Bretagna e Italia. L’eliminazione dell’embargo sull’esportazione di energia e la rivoluzione shale statunitense le motivazioni che portano gli USA a diventare uno dei principali esportatori



Varsavia – Una nave cargo di quasi 300 metri è destinata a mutare la geopolitica del gas mondiale. Nella giornata di martedì, 12 Gennaio, la compagnia energetica statunitense Chevron ha avviato il primo trasporto di gas shale liquefatto dagli Stati Uniti verso i mercati esteri.

Nello specifico, la commessa di LNG, in partenza dal rigassificatore di Sabine Pass, in Louisiana, è diretta alla Gran Bretagna in virtù di un accordo stipulato dalla compagnia energetica britannica BG con la Chevron per l’importazione di gas shale dagli Stati Uniti.

Oltre alla spedizione del gas della Chevron, gli Stati Uniti, nella giornata di giovedì, 31 Dicembre, hanno anche avviato la prima commessa all’estero di greggio, questa volta realizzata dalla compagnia ConocoPhilips dalla centrale di Corpus Christi, in Texas, diretta in Sardegna e Sicilia.

Le due storiche esportazioni di LNG e greggio sono state rese possibili dalla rimozione dell’embargo sull’esportazione delle risorse naturali che, di recente, il Congresso statunitense ha approvato con un sostegno bipartisan di repubblicani e democratici e l’imprimatur dell’Amministrazione del Presidente USA, Barack Obama.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha autorizzato l’esportazione di gas e olio da cinque terminali: oltre a Sabine Pass e Corpus Christi, i siti interessati sono Cameron LNG in Louisiana, Freeport LNG in Texas, Cove Point LNG nel Maryland.

Con l’avvio dell’esportazione di energia, gli Stati Uniti intendono avvalersi dell’incremento della produzione interna di gas e olio shale -estratti da rocce argillose situate a bassa profondità con sofisticate tecniche di fracking- per imporsi tra i primi esportatori di energia al Mondo, superando, secondo le stime, la Russia e restando secondi solo a Qatar ed Australia.

Nello specifico, i mercati ai quali gli Stati Uniti hanno rivolto la loro attenzione sono, principalmente, Corea del Sud, Giappone, India, Singapore e Taiwan, alleati strategici nell’area dell’Asia/Pacifico dove l’Amministrazione Obama si sta impegnando a contenere la crescente influenza della Cina.

Tuttavia, un mercato interessante per gli Stati Uniti è anche l’Europa, dove la Commissione Europea ha incentivato la realizzazione di rigassificatori per permettere ai Paesi dell’Unione Europea di diversificare le proprie forniture di gas e, così, decrementare la dipendenza energetica da Algeria, Russia e Medio Oriente.

L’Ucraina guarda all’Europa

Se l’Europa, seppur timidamente, guarda agli Stati Uniti, chi guarda all’Europa come fornitore di gas è l’Ucraina che, nella giornata di mercoledì, 13 Gennaio, ha avviato l’importazione di gas dalla Polonia mediante la compagnia Enerhiya Ukrayiny.

L’importazione, della portata di 20 Milioni di metri cubi all’anno, segue l’accordo che la compagnia energetica statale ucraina Naftohaz ha raggiunto proprio con la Polonia per trasportare in Ucraina gas proveniente dal Qatar tramite le infrastrutture polacche sul Mar Baltico.

Inoltre, l’Ucraina, che ha deciso di rinunciare all’importazione del gas dalla Russia come risposta all’annessione illegale russa della Crimea e all’occupazione armata del Donbas da parte dell’esercito di Mosca, ha già avviato l’importazione di gas russo acquistato in Germania, attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Slovacchia ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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LA CHEVRON ABBANDONA LO SHALE IN LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 9, 2013

Il colosso USA non sostiene l’elevata pressione fiscale sullo sfruttamento del gas non-convenzionale lituano. Il Premier della Lituania, Algirdas Butkevicius, conferma che il Parlamento sta ancora dibattendo a riguardo

Troppe tasse su un progetto di importanza strategica per la sicurezza energetica di un Paese fortemente dipenente da un solo fornitore. Nella giornata di martedì, 8 Ottobre, il colosso statunitense Chevron ha abbandonato la ricerca del gas shale in Lituania.

Come riportato da una nota, la Chevron non ha sostenuto la tassa del 40% imposta dal Governo lituano sullo sfruttamento del gas non convenzionale: un provvedimento preso dopo che il colosso energetico statunitense ha ottenuto il diritto di ricerca dello shale.

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, si è detto dispiaciuto, ed ha sottolineato come il Parlamento lituano stia ancora discutendo sulla quota di tasse definitiva da imporre allo sfruttamento di gas non-convenzionale.

La Chevron è compagnia leader nello sfruttamento dello shale in Europa Centro-Orientale, con concessioni già avviate in Romania, Ucraina e Polonia, su cui la Lituania ha puntato molto per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

La Lituania dipende al 99% dal gas della Russia, che paga ad un tariffario altissimo che Mosca ha imposto a Vilna come punizione per la decisione dei lituani di aderire all’UE ed alla NATO.

Oltre che sui giacimenti domestici di Shale, la Lituania, per diversificare le forniture di gas, ha progettato la realizzazione di un rigassificatore a Klaipeda per importare LNG da Norvegia e Qatar, ed anche gas non convenzionale liquefatto dagli USA.

L’abbandono della Chevron dalla ricerca dello shale ricorda quello dell’altro colosso USA ExxonMobil che, dopo avere stretto accordi con il monopolista statale russo del greggio Rosneft per una partnership su scala mondiale, ha abbandonato i progetti di sfruttamento del gas non-convenzionale in Europa Centro-Orientale.

La Russia si oppone alla ricerca di shale in Europa Centro-Orientale perché vede intaccata la sua predominanza nel settore, di cui spesso si avvale per influenzare le decisioni politiche interne all’UE.

Secondo indiscrezioni, la Russia ha invitato le compagnie coinvolte nello sfruttamento del gas non-convenzionale in UE ad abbandonare i progetti, forse anche sotto lauti pagamenti, ed ha finanziato movimenti ambientalisti per protestare contro lo shale per ragioni di carattere ecologico.

Compagnia polacca avvia importazione shale dagli USA

Nonostante la situazione in Lituania, lo sfruttamento dello shale procede in Polonia, dove la compagnia Grupa Azoty ha dichiarato la firma di pre-contratti per l’importazione di gas non convenzionale USA attraverso il terminale di Swinoujscie.

Inoltre, in Polonia, un’altro Paese fortemente dipendente dalla Russia, costretto anch’esso da Mosca a pagare il gas secondo un tariffario molto alto, la compagnia irlandese San Leon ha avviato lo sfruttamento dei giacimenti di shale polacchi, ed ha effettuato la prima estrazione record di gas non convenzionale vicino a Danzica.

In Polonia, lo sfruttamento dello shale è favorito da una bassa imposizione fiscale sulle concessioni dei diritti di ricerca del gas non-convenzionale.

Secondo i dati EIA, la Polonia possiede la più grande riserva di shale in Europa con 148 Trilioni di Piedi Cubi, mentre la Lituania conta un giacimento di 4 Trilioni di Piedi Cubi.

Matteo Cazzulani

LA TYMOSHENKO ACCETTA CURE MEDICHE IN GERMANIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 5, 2013

Gli inviati speciali del Parlamento Europeo, Pat Cox ed Aleksander Kwasniewski, hanno chiesto al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, il trasferimento urgente della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina per ragioni umanitarie. Forse vicino lo sblocco dell’impasse sull’Accordo di Associazione UE-Ucraina

Non sarà del tutto libera, ma almeno potrà curarsi in strutture mediche dignitose, secondo gli standard occidentali. Nella giornata di venerdì, 4 Ottobre, la Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, ha accettato il trasferimento dalla colonia penale di Kharkiv in Germania per ricevere cure mediche urgenti.

Come riportato dall’Avvocato della Leader del dissenso ucraino, Serhiy Vlasenko, la richiesta di trasferimento per ragioni umanitarie e sanitarie è stata inoltrata al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dagli inviati speciali del Parlamento Europeo, l’ex-Premier irlandese Pat Cox e l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski.

Come dichiarato con una lettera presentata da Vlasenko ai media, la Tymoshenko, ex-Premier dei Governi filo-occidentali e democratici costituiti dal 2004, dopo la pacifica Rivoluzione Arancione, ha accettato le cure in Germania solo per agevolare la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

La firma di questo documento, che integra Kyiv nel mercato unico europeo, è stata congelata dalla Commissione Europea per via del mancato rispetto dei Diritti Umani da parte delle Autorità ucraine.

La Tymoshenko è stata condannata a 7 Anni di reclusione dopo un processo politico per la firma di accordi sconvenienti per il gas con la Russia nel 2011, e da allora è detenuta in condizioni disumane in una colonia penale periferica.

Come ritenuto dalla Comunità Internazionale, la Tymoshenko è una delle dieci vittime di prosecuzione selettiva da parte dell’Amministrazione del Presidente Yanukovych.

Con una risoluzione ad hoc, la Corte Europea per i Diritti Umani lo scorso Aprile ha ritenuto la Tymoshenko prigioniera politica, ed ha richiesto a Yanukovych l’immediata sua scarcerazione.

Le contromosse del Presidente ucraino

Da parte sua, il Capo di Stato non ha dato alcun segnale in merito all’accettazione della proposta UE, ma ha sollevato dalla carica di Viceprocuratore Generale il principale accusatore della Tymoshenko, Renat Kuzmin.

Il nuovo Vicecapo del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale è stato colui che ha sollevato nei confronti della Tymoshenko l’accusa di omicidio del Deputato Shcherban.

Da questo fatto, che è avvenuto nel 1996, in realtà a giovare è stato il Presidente Yanukovych, che, ora, ha tutto l’interesse a far ricadere sulla già condannata Leader dell’Opposizione la responsabilità per una pagina oscura del suo passato.

Oltre che col dimissionamento di Kuzmin, Yanukovych ha anche lanciato segnali all’Unione Europea e all’Occidente tramite l’implementazione dello sfruttamento dello shale, grazie al quale l’Ucraina, che secondo le stime EIA possiede una capienza di 128 Trilioni di Piedi Cubi di gas non convenzionale, mira a rafforzare la propria indipendenza energetica.

Lo scorso Gennaio, la compagnia olandese Shell ha firmato un contratto di 10 Miliardi di Dollari per la ricerca dello shale in Ucraina, mentre, sempre venerdì, 4 Ottobre, il colosso statunitense Chevron ha ottenuto l’imprimatur per lo sfruttamento di gas non convenzionale in Galizia, nella parte occidentale del Paese.

Coinvolta nello shale ucraino è anche il colosso italiano ENI, che ha raggiunto un accordo per l’avvio dello sfruttamento di gas non convenzionale in Volinia.

Matteo Cazzulani

SHALE: L’ARGENTINA RISCHIA CON LA POLITICA DI NAZIONALIZZAZIONE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2013

Secondo l’analisi dell’autorevole Platts, il Governo argentino deve aprire ad investimenti stranieri per sfruttare l’abbondanza di gas shale posseduto nel suo territorio. Paragonate al Venezuela le politiche nazionaliste del Presidente, Maria Fernandez de Kirchner

Un ambito aperto alle compagnie estere private e niente paura per quanto riguarda l’aspetto ambientale sono i consigli che il prestigioso think-tank di analisi energetica Platts ha rivolto nei confronti dell’Argentina. Come riportato in un’analisi, giovedì, 26 Settembre, la Platts ha evidenziato come il Governo argentino debba porre fine alle politiche di nazionalizzazione del settore dell’energia per approfittare dello sfruttamento del gas shale.

Nello specifico, la Platts ha sottolineato come non sia stata rassicurante la decisione del Presidente argentino, Maria Fernandez de Kirchner, di estromettere la compagnia spagnola Repsol dalla compartecipazione nel colosso nazionale energetico dell’Argentina YPF, presa nel 2012.

Inoltre, il Presidente Kirchner ha imposto un tetto massimo al costo per l’energia, che, de facto, ha limitato lo sfruttamento di gas in territorio argentino, ed ha obbligato l’Argentina ad importare una lauta quantità di oro blu liquefatto nel 2011.

Secondo l’analisi, il posizionamento del Governo argentino potrebbe portare al modello venezuelano, in cui, nonostante l’abbondante presenza di greggio, l’esclusione di compagnie internazionali dal settore degli idrocarburi in Venezuela ha comportato una diminuzione della produzione di oro nero.

L’opportunità energetica argentina

L’Argentina, dopo USA e Cina, è il terzo Paese al Mondo per quantità di gas shale posseduto nel proprio sottosuolo, che, secondo le stime EIA, si aggirano attorno ai 774 Trilioni di Piedi Cubi.

Per lo sfruttamento dell’oro blu non convenzionale nel giacimento Vaca Muerta, uno dei più capienti del Paese, la YPF, lo scorso 29 Agosto, ha firmato un accordo con la compagnia statunitense Chevron, già leader nel settore dello shale in Europa Centro-Orientale.

La decisione, che va in controtendenza rispetto alle politiche del Presidente Kirchner, è stato valutato positivamente dalla Platts, che, nonostante l’analisi severa, ha individuato un margine di miglioramento nel settore energetico del Paese.

Matteo Cazzulani

ANCHE LA LITUANIA NEL MIRINO DELLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas, Paesi Baltici by matteocazzulani on September 17, 2013

La Federazione Russa impone sanzioni doganali su corriere ad autoveicoli lituani. La protesta del Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, per un’iniziativa politica di Mosca contro l’integrazione in Unione Europea dei Paesi dell’Europa Orientale

Dopo la cioccolata ucraina, i vini moldavi e le provocazioni territoriali in Georgia, anche le macchine lituane. Nella giornata di martedì, 11 Settembre, la Russia ha posto un nuovo regime doganale sulle corriere lituane che prevedono serrati controlli per permettere l’ingresso di mezzi di trasporto su gomma in Federazione Russa dalla Lituania.

La misura, che ha bloccato alla frontiera diversi mezzi in attesa dell’imprimatur da parte delle Autorità russe, segue una simile iniziativa presa lo scorso 30 Agosto, quando automobili con targa lituana sono state bloccate al confine con l’enclave russa di Kaliningrad, nonostante, secondo accordi internazionali, la frontiera sia liberamente valicabile senza alcun controllo.

Pronta è stata la protesta delle Autorità lituane, con il Ministro degli Esteri, Linas Linkevicius, che, dopo avere denunciato la mancanza di spiegazioni da parte della Federazione Russa, ha richiesto l’intervento dell’Unione Europea per risolvere una questione che penalizza la Lituania.

“L’UE deve intervenire per fermare una misura punitiva nei confronti del Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione -ha dichiarato il Ministro Linkevicius- queste iniziative discriminatorie non sono nuove da parte della Russia verso Paesi che sono ritenuti avversari di Mosca”.

A sostegno delle dichiarazioni del Ministro degli Esteri lituano sono le recenti pressioni doganali che la Russia ha esercitato nei confronti dell’Ucraina e della Moldova, di cui, rispettivamente, la Federazione Russa ha bloccato l’importazione di cioccolata e vini.

A tutto ciò, bisogna aggiungere le provocazioni territoriali a riguardo della Georgia, con la visita del Presidente russo, Vladimir Putin, nella regione georgiana dell’Abkhazia lo scorso 8 Agosto, nel giorno in cui l’esercito della Russia ha aggredito Tbilisi nel 2008.

Proprio Ucraina, Moldova e Georgia sono vicine alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: documento che integra il Paese firmatario nell’Unione sul piano economico.

Per questa ragione, la Russia, che intende estendere la sua egemonia geopolitica nello spazio ex-sovietico su Paesi liberi ed indipendenti, ha deciso di lanciare un chiaro segnale al Paese che ospiterà il summit in cui i tre Paesi ex-URSS potrebbero fare il primo passo verso la piena integrazione nell’UE.

Lo shale lituano da fastidio a Mosca

Oltre alla ragione politica, a motivare le ripercussioni di Mosca è anche la decisione del Governo lituano di affidare al colosso statunitense Chevron i diritti per lo sfruttamento di gas shale in Lituania.

Come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, lo shale è necessario, assieme all’aumento dell’importazione di gas liquefatto da Norvegia, USA e Qatar, per diminuire la dipendenza dall’oro blu russo, da cui la Lituania dipende per il 99% del suo fabbisogno.

La Russia, per mantenere il controllo del mercato energetico in Europa centro-orientale, secondo ben fondate indiscrezioni ha organizzato una campagna mediatica contro lo sfruttamento dello shale, sia incentivando le compagnie energetiche ad abbandonare i progetti, sia fomentando associazioni ambientaliste.

Tuttavia, lo shale è già sfruttato regolarmente in USA, Canada e Gran Bretagna senza alcun danno per l’ambiente, come invece sostengono le associazioni ecologiste che, su iniziativa della Federazione Russa, protestano per lo sfruttamento del gas non convenzionale.

Matteo Cazzulani

GAS: CONTINUA LA GUERRA TRA ISRAELE E LIBANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2013

La compagnia israeliana Delek scopre più oro blu nel giacimento Tamar. Il Governo libanese vive un periodo di impasse politica

Sul gas del Mediterraneo Israele c’è, il Libano no. Nella giornata di giovedì, 12 Settembre, la compagnia energetica israeliana Delek ha dichiarato l’intenzione di ampliare lo sfruttamento del giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo.

Come riportato dall’agenzia UPI, la Delek, sulla base di studi accurati della società indipendente Netherland Sewell and Associates, ha individuato nel Tamar la presenza di 684 Miliardi di piedi cubi di gas aggiuntivi, rispetto ai 7 Trilioni di piedi cubi finora stimati nel giacimento.

Lo sfruttamento del Tamar va di pari passo con quella del Leviathan, giacimento, ubicato sempre nel Mediterraneo, al largo delle coste israeliane, che contiene 16 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il Tamar e il Leviathan sono tuttora al centro di tensioni diplomatiche tra Israele e Libano: due Paesi, ancora formalmente in guerra, che rivendicano il possesso dei due giacimenti.

Nel 2010, il Governo libanese ha proposto una delimitazione delle acque territoriali che non intacca il possesso di Israele sui due giacimenti.

Ma, secondo fonti israeliane, consegna al Libano il controllo di importanti pozzi di gas limitrofi al Tamar e al Leviathan che conterrebbero 27 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu.

A decrementare le tensioni politiche è però l’impasse politica in Libano, dove la rivalità tra le fazioni religiose ha portato all’assenza di un Governo in grado di prendere decisioni di carattere diplomatico.

Prima della crisi, il Governo libanese ha compilato una lista delle compagnie energetiche ammesse a sfruttare il gas in Libano, tra cui i colossi statunitensi ExxonMobil e Chevron, quello norvegese Statoil, quello italiano ENI, l’olandese Shell e la compagnia francese Total, ma non è riuscita a votare il via libera allo sfruttamento.

Da un lato, l’impasse ha raffreddato lo scontro tra israeliani e libanesi, e, dall’altro, ha permesso ad Israele di avanzare con lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo.

Oltre al Tamar e al Leviathan, il Governo israeliano ha scoperto di recente anche il Karish, che contiene 1,8 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il gas israeliano pronto per l’esportazione

Se confermata la notizia dell’alta capienza del Tamar, Israele incrementerebbe la sua posizione di Paese produttore di gas, e rafforzerebbe i piani di esportazione dell’oro blu.

Il Governo israeliano ha approvato l’esportazione del 40% del gas posseduto nei giacimenti nazionali che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere inviato verso Golfo Persico e Asia.

Probabile resta anche l’esportazione del gas israeliano in Unione Europea attraverso una partnership con Cipro, oppure con la realizzazione di un gasdotto per veicolare l’oro blu da Israele alla Turchia -che attraverso il Gasdotto Trans Adriatico invia carburante in UE.

Per l’UE, Israele rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento di gas che, così come l’Azerbaijan, è in grado di diversificare le forniture di oro blu dal monopolio di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

SHALE: IN LITUANIA ED UCRAINA DECIDONO I TERRITORI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 22, 2013

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, condiziona lo sfruttamento del gas non convenzionale all’approvazione delle Comunità Locali. L’estrema destra ucraina blocca i piani di estrazione dello Shale nell’Ovest dell’Ucraina

Lo shale si, ma solo se a volerlo è il territorio. Questa è la decisione presa dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, in merito allo sfruttamento del gas shale in Lituania.

Come riportato dall’agenzia LETA, il Premier socialdemocratico ha espresso la volontà di approvare la ricerca di shale in Lituania solo dopo il via libera da parte delle comunità locali.

La posizione è stata espressa durante un incontro tra Butkevicius e rappresentanti della compagnia statunitense Chevron, l’unica che ha comunicato l’intenzione di sfruttare lo shale in Lituania.

Le dichiarazioni di Butkevicius non cambiano il sostegno che Vilna ha dato fin da subito allo shale: fonte di energia considerata di importanza strategica per il rafforzamento della sicurezza energetica della Lituania.

Ad oggi, la Lituania dipende al 99% dalle forniture di gas naturale della Russia, che si avvale dell’oro blu per esercitare pressioni di carattere geopolitico sul Paese baltico dell’Unione Europea.

Oltre allo sfruttamento dello shale, la Lituania ha anche approvato la realizzazione di un rigassificatore a Klaipeda per importare gas naturale liquefatto da Norvegia, Qatar ed Egitto, e, più tardi, anche LNG non convenzionale dagli Stati Uniti d’America.

Inoltre, Vilna ha applicato il Terzo Pacchetto Energetico UE, la Legge europea che vieta ad enti monopolisti di controllare sia la distribuzione che la compravendita di gas nei mercati dei Paesi dell’Unione.

Questo provvedimento ha colpito il monopolista statale russo Gazprom, che, oltre a controllare l’intera importazione di gas in territorio lituano, è stato anche tra gli enti proprietari della Lietuvos Dujos, la compagnia energetica nazionale lituana.

La posizione di Butkevicius rischia però di replicare in Lituania quanto accaduto in Ucraina, dove, come riportato dalla Reuters, il Consiglio Regionale della Oblast di Ivano-Frankivsk ha rigettato il progetto di sfruttamento dello shale, sempre da parte della Chevron.

A rendere la situazione paradossale è il fatto che la Regione di Ivano-Frankivsk è controllata da Svoboda: partito di estrema destra che vede nella Russia il pericolo principale per il mantenimento dell’indipendenza ucraina.

Con il respingimento dello sfruttamento dello shale, l’estrema destra ucraina ha però fatto un assist -forse non involontario- alla Russia, che si oppone all’estrazione di gas non convenzionale in Europa per mantenere l’egemonia energetica nel Vecchio Continente.

Eppure lo shale fa bene all’ambiente

Mentre l’Europa è indecisa, chi procede sono gli USA, che, grazie allo sfruttamento dello shale, hanno incrementato la produzione interna di gas, ed hanno avviato anche le esportazioni di oro blu, sopratutto in India, Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

Inoltre, lo sfruttamento dello shale ha permesso al Presidente USA, Barack Obama, di intensificare la lotta al Surriscaldamento Globale mediante la riduzione delle emissioni inquinanti.

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

SHALE: GLI USA AIUTANO IL BRASILE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 18, 2013

Il Segretario all’Energia USA, Ernest Moniz, offre sostegno al Governo brasiliano per l’avvio dello sfruttamento di gas non convenzionale per ridurre il Surriscaldamento Globale. Possibile uno sconvolgimento nella geopolitica energetica mondiale.

Un aiuto concreto per ridurre le emissioni inquinanti a livello mondiale. Nella giornata di sabato, 17 Agosto, il Segretario all’Energia degli Stati Uniti d’America, Ernest Moniz, ha dichiarato pieno sostegno allo sfruttamento del gas shale in Brasile.

Moniz ha evidenziato come lo sfruttamento dello shale permetta di combattere il Global Warming: un obiettivo che il Presidente USA, Barack Obama, ha messo in cima all’agenda della sua Amministrazione.

Nello specifico, il Segretario USA all’Energia ha offerto l’esperienza statunitense nello sfruttamento del gas non convenzionale per aiutare il Brasile.

Gli USA, che possiedono una riserva di 1161 Trilioni di Piedi Cubi di shale -il primo Paese al Mondo per gas non convenzionale posseduto- hanno avviato dal 2009 il suo sfruttamento, ed hanno aumentato esponenzialmente la quantità di oro blu estratto.

Sul piano economico, lo sfruttamento di shale in Brasile, che secondo le stime potrà iniziare nel 2023, comporterà il rafforzarsi di una nuova potenza nella geopolitica mondiale dell’energia.

Secondo lo studio EIA, il sottosuolo brasiliano contiene 1/10 delle riserve mondiali di gas non convenzionale, pari a 245 Trilioni di Piedi Cubi.

Brasile contro Argentina

Se realizzato, l’avvio dello sfruttamento di shale in Brasile porterebbe ad una concorrenza con l’Argentina, che, sempre secondo le stime EIA, possiede una riserva di 802 Trilioni di Piedi Cubi, ed è il terzo Paese al Mondo per giacimenti posseduti.

Dopo una prima nazionalizzazione dei giacimenti di energia, l’Argentina ha solo da poco aperto a compagnie straniere compartecipazioni nello sfruttamento dello shale sul territorio nazionale.

Tra le compagnie ammesse in Argentina per lo sfruttamento di shale vi è il colosso USA Chevron.

Matteo Cazzulani

SHALE: LA RUSSIA INTERESSATA ALL’ARGENTINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 6, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, vicino al controllo delle azioni sul gas argentino della compagnia tedesca Wintershall. I buoni rapporti tra Putin e la Kirchner a corredo dell’accordo

Favorevole in America Latina, contrario in Europa. Questa è la versione presentata dal giornale russo Kommersant” in merito alla posizione del monopolista statale della Russia del gas, Gazprom, sullo shale gas.

Secondo la fonte, Gazprom ha avviato trattative con la compagna tedesca Wintershall per l’acquisizione di progetti in Argentina per lo sfruttamento dello shale.

Nello specifico, l’operazione consiste nello scambio di azioni tra Gazprom e Wintershall in 15 progetti energetici in diverse aree del Mondo, e la compartecipazione in alcune compagnie energetiche attive in Europa, come Wingas, WIEH e WIEE.

L’interesse di Gazprom per lo shale argentino è una notizia, dal momento in cui il monopolista statale russo del gas si è sempre opposto allo sfruttamento dell’oro blu non convenzionale in Europa.

Gazprom, che è emanazione diretta del Cremlino, teme che l’avvio dello sfruttamento di shale decrementi il monopolio che, oggi, la Russia mantiene nel mercato energetico europeo.

A favorire l’intesa tra Gazprom e l’Argentina è l’accordo stretto tra la Presidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, e il Capo di Stato russo, Vladimir Putin, nel 2012.

Kirchner e Putin hanno stabilito la cooperazione bilaterale per la realizzazione di gas liquefatto tra Gazprom e il monopolista statale argentino YPF.

Secondo le rilevazioni EIA, l’Argentina, con 802 Trilioni di Piedi Cubi, è il terzo Paese al Mondo per riserve di gas shale, dopo USA e Cina, che possiedono rispettivamente 1161 e 1115 Trilioni di Piedi Cubi.

Dopo la nazionalizzazione forzata della YPF, attuata per concedere al monopolista nazionale il controllo unico sulle risorse energetiche argentine, la Presidente Kirchner ha concesso al colosso statunitense Chevron il permesso di sfruttare il giacimento di shale Vaca Muerta, uno dei più capienti al Mondo.

Una manovra contro gli USA di Obama

L’interesse della Russia all’Argentina, se confermato, rientra in una strategia globale tesa a contrastare il predominio degli Stati Uniti d’America che, con l’avvio dello sfruttamento dello shale, hanno incrementato sensibilmente la produzione interna di gas.

Gli USA hanno anche avviato le esportazioni di shale in India e Gran Bretagna, hanno firmato pre-accordi per le forniture in Corea del Sud, Taiwan, Singapore, ed hanno riscosso l’interesse ad importare gas non convenzionale di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è inoltre necessario per ridurre le emissioni inquinanti, e contribuire concretamente alla lotta mondiale al Global Warming.

Matteo Cazzulani

ANCHE IL BRASILE INTERESSATO ALLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 26, 2013

Una delegazione di imprenditori brasiliani visita alcuni siti di sfruttamento del gas non convenzionale in Pennsylvania. Brasilia interessata anche all’importazione di shale dagli USA

Una risorsa energetica utile per la sicurezza di una potenza crescente. Nella giornata di giovedì, 25 Luglio, una delegazione di industriali e businessman del Brasile ha visitato le strutture di sfrtuttamento dello shale statunitense in Pennsylvania.

La delegazione ha espresso grande interesse per il successo ottenuto dallo sfruttamento di gas non convenzionale che, in poco tempo, ha permesso agli Stati Uniti d’America di incrementare notevolmente la produzione nazionale di oro blu.

Tuttavia, la delegazione non ha nascosto perplessità sul possibile sfruttamento dello shale in Brasile, legata alla differente conformazione del territorio rispetto a quella degli Stati USA che estraggono il gas non convenzionale.

Inoltre, la delegazione brasiliana ha illustrato possibili conseguenze positive per l’avvio dell’importazione in America Latina dello shale USA, che Sara avviata previo via libera del Dipartimento di Stato statunitense.

Più shale per Buenos Aires

Oltre al Brasile, progressi notevoli sono stati compiuti in materia di shale dall’Argentina, che, di recente, ha corretto misure nazionalistiche in sostegno della compagnia nazionale YPF per aprire lo sfruttamento del gas non convenzionale argentino anche al colosso statunitense Chevron.

Come riportato dalla Reuters, la YPF ha dichiarato che, secondo recenti rilevazioni, il giacimento argentino Vaca Muerta, il più importante nel Paese, contiene 1181 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Secondo le stime EIA, il Brasile contiene 345 Trilioni di Piedi Cubi di shale sul suo territorio, mentre l’Argentina, terzo Paese al Mondo, ne possiede 802 Trilioni di Piedi Cubi.

Matteo Cazzulani