LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Turchia e Israele rispondono alla Russia con una storica partnership energetica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 21, 2015

Il Presidente turco, Tayyip Erdogan, e il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, vicini ad un accordo per l’importazione del gas del Leviathan. Ankara, a seguito dell’interruzione delle relazioni energetiche con Mosca, ottiene il sostegno del Qatar, mentre Tel Aviv rafforza le relazioni energetiche con l’Unione Europea



Varsavia – Lo sconfinamento di un velivolo militare russo Su 24 in Turchia, ed il suo conseguente abbattimento da parte dell’esercito turco, sta portando Ankara ad un passo dal concludere un accordo storico con Israele. Nella giornata di venerdì, 18 Dicembre, Turchia e Israele hanno avviato consultazioni per l’importazione in Turchia di gas naturale israeliano proveniente dal giacimento Leviathan, ubicato nel Mar Mediterraneo, al largo di Israele.

Come riportato da YetNews, il Leviathan, giacimento dalla portata di 622 miliardi di metri cubi di gas, è considerato dalla Turchia un’importante fonte di importazione di gas alternativa alla Russia, con cui Ankara ha congelato le reazioni energetiche in seguito all’abbattimento del Su 24 russo.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, la partecipazione della Turchia allo sfruttamento del Leviathan è utile per sviluppare il giacimento e renderlo appetibile agli occhi di compagnie internazionali.

Il riattivarsi del dialogo tra Turchia ed Israele è parte di un meccanismo ben più ampio che ha coinvolto anche altri Paesi della regione, come Qatar ed Azerbaijan, uniti in un sodalizio energetico che, in prospettiva, potrebbe favorire anche l’Unione Europea.

Nella giornata di giovedì, 17 Dicembre, il Qatar ha promesso l’estensione illimitata, a seconda dei bisogni di Ankara, della quantità di gas liquefatto di 1,2 miliardi di metri cubi che il Governo turco si è impegnato ad acquistare con un accordo raggiunto di recente durante una vista del Presidente della Turchia, Tayyip Erdogan.

Come riportato dall’Ambasciatore del Qatar in Turchia, Salem Mubarak Al-Shafi, la decisione di aiutare Ankara sul piano energetico è dettata dalla volontà di sostenere, in un momento particolarmente delicato, un Paese, la Turchia, con cui Qatar condivide la medesima posizione a riguardo delle crisi internazionali più dirimenti, dalla Siria alla Libia, fino allo Yemen.

Oltre ad Israele e Qatar, la Turchia, che a seguito del congelamento delle relazioni energetiche con la Russia ha siglato un accordo per l’importazione di 4,4 Miliardi di LNG annui dalla Nigeria, ha anche rafforzato la partnership con l’Azerbaijan, con cui Ankara ha in essere un accordo per l’importazione di 6,6 miliardi di metri cubi di gas provenienti dal giacimento Shakh Deniz e la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP.  

Questo gasdotto, la TANAP, è progettato per veicolare un massimale di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno in territorio turco e, in seguito, in Unione Europea. Interessamento alla TANAP, che è parte del Corridoio Meridionale Energetico Europeo -fascio di gasdotti concepito dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas e decrementare la dipendenza da Russia ed Algeria- è stato espresso anche da Israele.

Come riportato dall’Ambasciatore israeliano a Baku, Dan Stav, Israele intende compartecipare alla TANAP nell’ambito di un programma di partnership con l’Azerbaijan in materia di energia ed agricoltura. Inoltre, alla luce delle trattative con la Turchia, la compartecipazione di Israele alla TANAP avverrebbe proprio tramite la realizzazione del gasdotto per importare gas naturale dal giacimento Leviathan in territorio turco su cui Ankara e Tel Aviv stanno trattando.

Un ulteriore elemento che facilita la realizzazione dell’accordo energetico tra Israele e la Turchia è l’accordo raggiunto tra il Governo israeliano, la compagnia energetica statunitense Noble Energy e l’israeliana Delek per lo sfruttamento del Leviathan.

L’accordo, che pone fine ad una lunga impasse politica, prevede il controllo della Noble Energy e della Delek sul Leviathan, in cambio della promessa da parte delle due compagnie energetiche di sfruttare al più presto anche gli altri due giacimenti di gas israeliani nel Mar Mediterraneo: il Tamar e il Dalit.

Come dichiarato dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, l’accordo permette ad Israele non solo di soddisfare il proprio fabbisogno di energia, ma anche di esportare gas naturale in Giordania, Egitto, Turchia ed Unione Europea.

A proposito dell’Unione Europea, l’esportazione del gas israeliano avverrebbe proprio grazie al collegamento del Leviathan con la TANAP, di cui Israele si avvarrebbe per immettere il proprio gas nel fascio di gasdotti deputato al trasporto di oro azzurro dall’Azerbaijan in Europa.

Verso la soluzione del caso della Marmara Flotilla

Nonostante il cospicuo interesse da parte di ambo le parti, un ostacolo all’accordo energetico tra Turchia e Israele è rappresentato dall’attacco alla Marmara Flotilla, un cargo marittimo deputato alla consegna di armi ai terroristi palestinesi sotto forma di aiuti umanitari, nel corso del quale, nel 2010, nove cittadini turchi sono stati uccisi.

Come riportato dalla Reuters, una soluzione alla questione sembrerebbe essere molto vicina a seguito di trattative in Svizzera tra il Sottosegretario agli Esteri del Governo turco, Feridun Sinirlioglu, l’inviato di Netanyahu in Turchia, Joseph Ciechanover, e il Capo del Mossad, Yossi Cohen. 

Secondo indiscrezioni, Israele si sarebbe detta disposta a corrispondere una compensazione finanziaria alle vittime turche dell’attacco, così come richiesto da Erdogan. 

Non a caso, il Presidente turco ha descritto la normalizzazione delle relazioni con Israele come un passo necessario per la sicurezza e la prosperità del Medio Oriente.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

Guerra del Gas: la Lituania punta anche su Israele

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 3, 2014

Il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, dichiara pieno interesse da parte di Vilna al gas liquefatto israeliano. Un pre-accordo tra i gestori del principale giacimento e la BP Group per l’avvio delle forniture in Egitto mette a repentaglio l’acquisto di LNG di Tel Aviv da parte dei Paesi dell’Unione Europea

Israeliani e statunitensi in prima fila per ricoprire un ruolo determinante per la sicurezza energetica dell’Europa: la strada è lunga e difficile, ma si può fare. Nella giornata di mercoledì, 2 Luglio, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ha dichiarato l’interesse della Lituania di importare gas liquefatto da Israele.

L’operazione, come dichiarato dalla Grybauskaite, è possibile una volta finalizzata la costruzione del rigassificatore di Klaipeda: un terminale, realizzato grazie ai fondi europei, necessario per l’importazione di gas liquefatto proveniente sopratutto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America.

La possibilità del gas israeliano è rappresentata dall’avvio dello sfruttamento da parte di Israele dei giacimenti ubicati sul fondale del Mar Mediterraneo, che per mezzo di una decisione del Governo di Tel Aviv, saranno utilizzati al 60% per soddisfare la richiesta interna, mentre il 40% sarà riservato alle esportazioni.

Da sciogliere, tuttavia, resta il nodo in merito alla destinazione del gas israeliano, che fin dall’inizio avrebbe dovuto caratterizzare una fonte preziosa per l’Unione Europea per potere diversificare le forniture di gas e, così, decrementare l’alta dipendenza da Russia ed Algeria.

Nello specifico, il gas israeliano avrebbe potuto raggiungere il Corridoio Meridionale in Turchia tramite la costruzione di un gasdotto sottomarino dai giacimenti israeliani al territorio turco.

La manovra, resa possibile dal riappacificamento tra Israele e Turchia voluto dal Presidente USA in persona, Barack Obama, è stata tuttavia posta sotto esame per via della necessità di realizzare il gasdotto nelle acque territoriali di Paesi tradizionalmente ostili a Israele, come Libano e Siria.

L’altra strada per l’esportazione del gas israeliano in Europa è il suo invio Grecia attraverso Cipro: un progetto che è stato inserito tra le priorità della Presidenza di Turno greca dell’UE che, tuttavia, Atene non ha saputo concretizzare.

A complicare il quadro dell’esportazione del gas israeliano in Europa è anche una lettera di intenti inviata alla compagnia energetica BP Group da parte della Delek e della Ratio Oil Exploration per l’avvio delle forniture in Egitto del gas sfruttato dal giacimento Leviathan.

Il Leviathan, dopo il Tamar e il Karish -capienti rispettivamente 10 trilioni di piedi cubi e 3 trilioni di piedi cubi- è il principale giacimento israeliano, con una capienza pari a 20 trilioni di piedi cubi di gas.

Se sfruttato per rifornire di gas l’Egitto, e non l’Europa, il Leviathan porrebbe a serio repentaglio la realizzazione del progetto per l’invio di gas liquefatto israeliano in Paesi dell’Unione Europea che vedono in Israele una delle possibili alternative su cui contare per diversificare le proprie forniture energetiche.

Anche Polonia, Croazia, Danimarca e Ucraina interessate al gas di Tel Aviv

Oltre alla Lituania, chi guarda con speranza anche ad Israele sono gli altri Paesi dell’UE che si stanno avvalendo dei fondi europei per realizzare rigassificatori, come la Polonia e la Croazia, impegnate rispettivamente nella costruzione del terminale di Swinoujscie e di Krk.

I due terminali, sempre grazie all’utilizzo dei fondi europei, saranno collegati attraverso il Corridoio Nord Sud -un gasdotto che transita attraverso Polonia, Slovacchia, Ungheria e per l’appunto Croazia- e potranno raggiungere anche Gran Bretagna e Scandinavia per mezzo dell’Interconnettore Polonia-Danimarca.

Particolare attenzione al progetto è rivolta dall’Ucraina, che conta sulla diversificazione delle forniture di gas dell’Europa per potere anch’essa decrementare la dipendenza energetica dalla Russia, che si avvale ripetutamente dell’energia come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Kyiv.

Come dichiarato dal Vicecapo del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz, Oleksandr Todiychuk, Kyiv ha in programma la realizzazione di una conduttura per importare gas dalla Polonia.

Todiychuk ha poi espresso fiducia nella possibilità che ad essere importato in Europa, e successivamente in Ucraina, sia anche lo shale liquefatto statunitense, che gli USA si stanno avviando ad esportare in UE per decrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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UCRAINA: PUTIN HA GIÀ MESSO LE MANI SUL GAS DELLA CRIMEA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 13, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom ad un passo dal controllo dei giacimenti ucraini, su cui le Autorità separatiste della Crimea hanno già imposto il loro controllo per interrompere la politica di diversificazione delle forniture di oro blu varata da Kyiv per decrementare la dipendenza da Mosca. Israele si offre all’Europa per diminuire la quantità di oro blu russo importata dall’Unione Europea.

Giacimenti da 1,65 miliardi di metri cubi annui di gas e l’interruzione della politica dell’Ucraina di diversificazione delle forniture di gas tramite lo sfruttamento intensivo dei propri giacimenti nazionali. Questa è una delle ragioni che sta alla base dell’occupazione russa della Crimea, il cui Parlamento, nella giornata di martedì, 11 Marzo, ha dichiarato la propria indipendenza dall’Ucraina sotto il controllo dell’esercito di Mosca.

Come dichiarato dall’Alto Rappresentante del Consiglio della Repubblica Autonoma di Crimea, Vladimir Konstantynov, le autorità indipendentiste crimee hanno già provveduto a prendere il controllo dei giacimenti di gas e greggio del Mar Nero e del Mar d’Azov, sui quali l’Ucraina ha finora contato per progettare una politica di diversificazione delle forniture di energia per limitare la dipendenza dalle importazioni russe, a cui Kyiv è legata per il 90% circa del proprio fabbisogno nazionale.

Interesse per il controllo di questi giacimenti, da cui la compagnia energetica regionale Chornomorneftegaz ha sfruttato 1,65 miliardi di metri cubi di gas nel solo 2013, e nei quali è stata individuata un’ulteriore cospicua quantità di gas naturale e shale che potrebbe incrementare la quantità di oro blu estratto in territorio ucraino, è stato manifestato dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, che, nella giornata di martedì, 11 Marzo, ha effettuato una ricognizione urgente in Crimea.

La visita sul Mar Nero del braccio energetico del Cremlino, che risponde direttamente al Presidente russo, Vladimir Putin, è stata coordinata dal Vicepremier della Repubblica Autonoma di Crimea, Rustam Temirgaliev, che ha rivelato come Gazprom voglia aprire nell’immediato una sua sede operativa a Simferopoli, la capitale della Crimea.

Il controllo da parte di Gazprom sui giacimenti di gas della Crimea può decrementare la quantità di gas sfruttata dall’Ucraina e, sopratutto, può interrompere l’ambizioso piano di sfruttamento dei giacimenti ucraini di shale, su cui compagnie internazionali come l’olandese Shell e l’italiana ENI hanno ottenuto diritti di estrazione già sotto l’Amministrazione dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Secondo stime EIA, l’avvio dello sfruttamento dello shale in Ucraina permetterebbe a Kyiv non solo di diminuire la dipendenza dalla Russia, ma porterebbe anche l’Ucraina a divenire un importante Paese esportatore di gas su cui l’Unione Europea potrebbe contare per ridurre la quantità di oro blu importata da Russia ed Algeria.

Oltre alla Russia, un altro Paese interessato sul piano energetico dalla questione ucraina è Israele, che ha messo a disposizione i suoi giacimenti di gas ubicati nel fondale del Mediterraneo per garantire all’Europa forniture alternative a quelle di Mosca a cui, secondo indiscrezioni, la Commissione Europea potrebbe porre un freno come reazione all’invasione militare dell’Ucraina.

Come dichiarato dalla Compagnia israeliana Delek Energy, che collabora con la compagnia americana Noble Energy nello sfruttamento dei giacimenti di gas naturale di Israele, Tel Aviv si sta già preparando nel caso l’Europa dovesse richiedere a Tel Aviv l’esportazione di una quantità di oro blu che, secondo le prime stime, potrebbe aggirarsi attorno ai 40 trilioni di piedi cubi.

Nel progetto di fornitura di gas di Israele all’UE potrebbero essere coinvolti anche Cipro, dove il carburante israeliano potrebbe essere recepito e reindirizzato in Grecia, e la Turchia, che con Tel Aviv ha già avviato trattative per la realizzazione di un gasdotto per veicolare in Europa l’oro blu sfruttato nei giacimenti del Mar Mediterraneo.

La Slovacchia timida sull’importazione di gas russo in Ucraina da Ovest

Nel frattempo, l’Ucraina per arginare la dipendenza energetica dalla Russia nel più breve tempo possibile ha ripreso l’attuazione di un progetto, sostenuto dall’UE ma accantonato di recente da Yanukovych, per importare gas russo dalla Germania attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

A tal proposito, mercoledì, 12 Marzo, il Premier slovacco, Robert Fico, ha espresso sostegno al progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina, ma ha richiesto assicurazioni da parte del Governo ucraino in merito all’effettiva capacità da parte di Kyiv di onorare le clausole contrattuali che regolano i diritti della Slovacchia sul gas russo veicolato dal territorio tedesco a quello ucraino.

Nello specifico, Fico ha dichiarato che la compagnia slovacca Eurstream è pronta ad investire 20 Milioni di Euro per la preparazione dell’utilizzo all’inverso dei gasdotti slovacchi, che potrebbe durare fino ad un massimo di nove mesi.

Matteo Cazzulani

GAS: CONTINUA LA GUERRA TRA ISRAELE E LIBANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2013

La compagnia israeliana Delek scopre più oro blu nel giacimento Tamar. Il Governo libanese vive un periodo di impasse politica

Sul gas del Mediterraneo Israele c’è, il Libano no. Nella giornata di giovedì, 12 Settembre, la compagnia energetica israeliana Delek ha dichiarato l’intenzione di ampliare lo sfruttamento del giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo.

Come riportato dall’agenzia UPI, la Delek, sulla base di studi accurati della società indipendente Netherland Sewell and Associates, ha individuato nel Tamar la presenza di 684 Miliardi di piedi cubi di gas aggiuntivi, rispetto ai 7 Trilioni di piedi cubi finora stimati nel giacimento.

Lo sfruttamento del Tamar va di pari passo con quella del Leviathan, giacimento, ubicato sempre nel Mediterraneo, al largo delle coste israeliane, che contiene 16 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il Tamar e il Leviathan sono tuttora al centro di tensioni diplomatiche tra Israele e Libano: due Paesi, ancora formalmente in guerra, che rivendicano il possesso dei due giacimenti.

Nel 2010, il Governo libanese ha proposto una delimitazione delle acque territoriali che non intacca il possesso di Israele sui due giacimenti.

Ma, secondo fonti israeliane, consegna al Libano il controllo di importanti pozzi di gas limitrofi al Tamar e al Leviathan che conterrebbero 27 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu.

A decrementare le tensioni politiche è però l’impasse politica in Libano, dove la rivalità tra le fazioni religiose ha portato all’assenza di un Governo in grado di prendere decisioni di carattere diplomatico.

Prima della crisi, il Governo libanese ha compilato una lista delle compagnie energetiche ammesse a sfruttare il gas in Libano, tra cui i colossi statunitensi ExxonMobil e Chevron, quello norvegese Statoil, quello italiano ENI, l’olandese Shell e la compagnia francese Total, ma non è riuscita a votare il via libera allo sfruttamento.

Da un lato, l’impasse ha raffreddato lo scontro tra israeliani e libanesi, e, dall’altro, ha permesso ad Israele di avanzare con lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo.

Oltre al Tamar e al Leviathan, il Governo israeliano ha scoperto di recente anche il Karish, che contiene 1,8 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il gas israeliano pronto per l’esportazione

Se confermata la notizia dell’alta capienza del Tamar, Israele incrementerebbe la sua posizione di Paese produttore di gas, e rafforzerebbe i piani di esportazione dell’oro blu.

Il Governo israeliano ha approvato l’esportazione del 40% del gas posseduto nei giacimenti nazionali che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere inviato verso Golfo Persico e Asia.

Probabile resta anche l’esportazione del gas israeliano in Unione Europea attraverso una partnership con Cipro, oppure con la realizzazione di un gasdotto per veicolare l’oro blu da Israele alla Turchia -che attraverso il Gasdotto Trans Adriatico invia carburante in UE.

Per l’UE, Israele rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento di gas che, così come l’Azerbaijan, è in grado di diversificare le forniture di oro blu dal monopolio di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

ISRAELE PENSA ALL’ESERCITO PER PROTEGGERE I GIACIMENTI DI GAS NEL MEDITERRANEO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 29, 2013

Il Governo israeliano vuole adottare navi militari per proteggere da azioni terroristiche i pozzi di oro blu Kadish, Tamar e Leviathan, che contengono circa 30 Trilioni di Piedi Cubi di gas naturale. Si intrica il progetto di esportazione di carburante in Europa attraverso la Turchia

L’esercito per difendere i giacimenti di gas nel Mar Mediterraneo. Nella giornata di Venerdì, 26 Luglio, Israele ha ipotizzato l’adozione di navi militari per proteggere i pozzi di oro blu individuati nelle acque territoriali israeliane, che Tel Aviv ha considerato strategicamente importanti.

Come riportato dal Globes, la proposta è stata formulata dalla Marina Militare di Israele, che, per scongiurare attacchi terroristici, ha sostenuto la necessita di acquistare navi da guerra dalla Germania.

Concorde si è detto il Ministero della Difesa che, tuttavia, ha sostenuto la necessita di acquistare le navi militari dalla Corea del Sud.

Israele ha approvato l’esportazione del 40% del gas sfruttato dai giacimenti del Mar Mediterraneo Kadish, Tamar e Leviathan, che contengono 30 Trilioni di Piedi Cubi di gas naturale.

Da sciogliere è ancora il nodo inerente alla destinazione del gas, che, inizialmente, è stato individuato nell’esportazione in Unione Europea attraversulna realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas israeliano in Turchia.

Come riportato sempre dal Globes, la soluzione turca sembra però perdere quotazioni a causa della freddezza dimostrata da Ankara nei conforti del tentativo di riavvicinamento di Tel Aviv.

Il superamento di una crisi diplomatica tra Israele e Turchia è stato sollecitato dal Presidente USA, Barack Obama, che ha invitato due Paesi amici dell’Occidente a cooperare in un settore del Mondo particolarmente delicato come il Medio Oriente.

Oro blu di Israele per il mercato cinese

Per Israele, la soluzione alternativa all’invio di gas in Europa è la realizzazione di un rigassificatore per l’invio di LNG in Asia, in particolare in alcuni Paesi Arabi e in Cina.

Il piano, che è stato valutato dalla compagnia statunitense Noble Energy e dagli enti israeliani Delek e Ratio Oil, è fortemente sostenuto dalla compagnia australiana Woodside Petroleum, che ha firmato un accordo per l’acquisto del 30% delle azioni del Leviathan.

Come riportato da Natural Gas Asia, la compagnia australiana è intenzionata a sfruttare il gas israeliano per rifornire il mercato cinese, la cui richiesta di energia è in forte crescita.

Matteo Cazzulani

ISRAELE CONTIENE PIÙ GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 16, 2013

Il Governo israeliano stima la capienza del giacimento Kadish a 1 Trilione di piedi cubi di gas che, sommata ai 33 Trilioni di Piedi Cubi contenuti nel Tamar e nel Leviathan, rendono Tel Aviv un importante esportatore di oro blu. L’opportunità per l’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalle forniture dall’estero.

Costretto ad importare energia da scomodi vicini, ora Paese esportatore di gas, ricco di giacimenti di carburante. Nella giornata di lunedì, 15 Luglio, Israele ha appurato la presenza di almeno un Trilione di Piedi Cubi di gas presso il giacimento Karish, ubicato nelle acque territoriali israeliane del Mar Nero.

Ancor più ampia è la stima della compagnia statunitense Noble Energy, che ha preventivato la presenza nel giacimento marittimo di 3 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu, mentre l’ente israeliano Delek ha parlato della presenza di una quantità di gas pari al 10% del giacimento Tamar.

Il Tamar, che contiene 10 Trilioni di Piedi Cubi, è uno dei due giacimenti di gas scoperti da Israele nel 2009 nel Mar Mediterraneo insieme al Leviathan, che contiene Circa 18 Trilioni di Piedi Cubi.

L’abbondanza di gas in territorio israeliano ha reso lo Stato ebraico un Paese esportatore di energia, come sancito da una delibera del Governo, che ha disposto l’utilizzo del 40% delle riserve di oro blu nazionali per l’esportazione verso l’estero.

A beneficiare della scoperta della capienza del Kadish può essere l’Unione Europea, che è considerata da Israele uno dei principali mercati energetici ove collocare il gas israeliano.

Israele ha già avviato trattative con Grecia e Cipro per la creazione di un consorzio per il trasporto del gas israeliano in Europa via nave, oppure attraverso un gasdotto ancora da realizzare.

La seconda ipotesi riguarda la realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas israeliano in Turchia, da dove l’oro blu di Israele raggiungerà l’Europa attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- ed il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Tel Aviv pensa anche alla soluzione orientale

L’Europa non rappresenta tuttavia l’unica soluzione per le esportazioni del gas israeliano, in quando Tel Aviv sta valutando l’ipotesi di rifornire di oro blu il Golfo Persico e più in avanti l’Asia, per entrare in concorrenza con potenze energetiche dell’Area Mediorientale come Qatar ed Egitto.

Seppur più ardito, il vettore orientale potrebbe essere favorito dall’azione di disturbo effettuata da Giordania e Libano al progetto di realizzazione del gasdotto tra Israele e la Turchia.

La via turca, oltre ad essere ben vista dall’Unione Europea, è anche sostenuta dall’Amministrazione Presidenziale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Il Presidente democratico ha voluto con forza il superamento di una crisi diplomatica tra Turchia ed Israele -entrambi Paesi amici dell’Occidente- ed ha invitato i due Paesi a cooperare in alcuni progetti regionali di interesse comune, tra cui quelli in campo energetico.

Matteo Cazzulani

GAS: COMPAGNIA AUSTRALIANA INTERESSATA NEL GAS DI CIPRO E ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 1, 2013

L’ente australiano Woodside vicino alla compartecipazione nel rigassificatore cipriota di Vasillikos utile per l’importazione del gas cipriota e israeliano. Israele si rafforza come Paese esportatore

Una partnership che rafforza un progetto strategico per la sicurezza energetica europea. Nella giornata di Domenica, 30 Giugno, la compagnia australiana Woodside ha firmato un accordo con il Governo cipriota, la compagnia statunitense Noble Energy e gli enti israeliani Delek e Avner per la realizzazione di un rigassificatore a Cipro.

L’infrastruttura, pianificata nella località di Vassillikos, è progettata per importare gas liquefatto proveniente dai giacimenti marittimi di Cipro, tra cui l’Aphrodite.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’ingresso della Woodside nel progetto ha rafforzato la fattibilità dell’infrastruttura, anche per mezzo della ricezione del gas di Israele.

La Woodside è infatti tra gli enti che compartecipano nello sfruttamento del giacimento israeliano Leviathan.

Di recente, il Governo di Israele ha deciso di avviare le esportazioni del 40% del gas contenuto nel Leviathan e nell’altro giacimento israeliano, il Tamar.

L’UE interessata

L’importazione di gas da Israele e Cipro è considerata una forma di diversificazione degli approvvigionamenti di gas da parte dell’Europa.

Ad oggi, l’Unione Europea è fortemente legata alle forniture di gas di Russia ed Algeria.

Con l’apertura della TAP, l’UE avvierà anche le importazioni di oro blu dell’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani

ISRAELE DIVENTA UN PAESE ESPORTATORE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 24, 2013

Il Governo israeliano autorizza l’esportazione del 40% delle riserve nazionali di gas. L’Unione Europea resta la principale interessata alle esportazioni dell’oro blu dello Stato ebraico

Un Paese tradizionalmente povero di energia destinato a ricoprire un ruolo predominante nella politica energetica europea. Nella giornata di Domenica, 23 Giugno, Israele ha deciso di destinare il 40% delle riserve nazionali di gas all’esportazione

Come riportato da Natural Gas Europe, la decisione è stata comunicata dal Premier israeliano, Binyamin Netanyahu, insieme con il Ministro delle Finanze, Yair Lapid, ed il Governatore della Banca Nazionale di Israele, Stanley Fischer.

Nello specifico, il Governo ha stabilito di trattenere il 60% delle risorse di gas per la sicurezza energetica nazionale, mentre il restante 40% sarà utilizzato per rafforzare la posizione di Israele come Paese esportatore di energia.

Un punto interrogativo resta sulla destinazione che Israele intende scegliere per esportare il suo gas.

Come riportato dall’agenzia UPI, la prima direttrice può essere l’Europa attraverso la Turchia, per mezzo di un gasdotto costruito sul fondale del Mar Mediterraneo per collegare i giacimenti israeliani al territorio turco.

Il progetto è supportato dagli Stati Uniti d’America, che vedono nella cooperazione energetica tra Israele e Turchia un mezzo per rafforzare due alleati strategici in Medio Oriente.

Nel contempo, l’Amministrazione del Presidente statunitense, il democratico Barack Obama -che si è impegnato per ripianare una forte crisi diplomatica tra Israele e Turchia- ritiene il progetto una fonte di approvvigionamento che garantisce agli alleati dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas dalla dipendenza da Russia ed Algeria.

Secondo progetto, sempre orientato verso l’Europa, è l’esportazione di gas liquefatto a Cipro, dove la compagnia USA Noble Energy, in cooperazione con l’israeliana Delek -i due enti che sfruttano i giacimenti di oro blu di Israele- sta realizzando un rigassificatore.

La soluzione cipriota è supportata dalla Grecia, ma è opposta dalla Turchia, che vede Cipro come un potenziale avversario al mantenimento dello status di principale Paese di transito in Europa del gas necessario all’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia.

La terza soluzione è l’esportazione di gas liquefatto verso Egitto e Golfo Persico tramite la realizzazione di un rigassificatore nel Golfo di Eliat.

Questa soluzione porta Israele a competere nel mercato energetico mondiale con due potenze del settore, come Qatar, Iran ed Egitto.

Una decisione storica che cambia la posizione geopolitica israeliana

Il giacimento Leviathan contiene 7 trilioni di piedi cubi di gas, mentre il Tamar 10 Trilioni di piedi cubi.

Per il Governo israeliano la decisione rappresenta una pagina di storia, dal momento in cui i due giacimenti sono stati scoperti nel Mar Mediterraneo solo nel 2010.

Da allora, Israele è diventato un Paese in primo piano nel mercato energetico mondiale.

Matteo Cazzulani

GAS: CIPRO VEICOLA IL GAS ISRAELIANO IN UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2013

Il Governo cipriota avvia trattative con la compagnia israeliana Delek. Anche la statunitense Noble Energy e la francese Technip coinvolte nel progetto

La cordata israelo-americana garantisce all’Unione Europea il gas da Israele.

Nella giornata di mercoledì, 19 Giugno, Cipro ha dichiarato l’avvio di trattative con la compagnia energetica israeliana Delek per la realizzazione di un rigassificatore in territorio cipriota.

L’infrastruttura è programmata dalla Cyprus National Hydrocarbon Company, in collaborazione con la compagnia franceseTechnip, per trasportare gas asiatico e dell’Europa Sud-Orientale in Unione Europea.

In particolare, l’infrastruttura è concepita anche per veicolare in Europa il gas proveniente dal giacimento Aphrodite, ubicato nelle acque territoriali cipriote.

L’Aphrodite, che secondo le stime contiene 6 Trilioni di piedi cubi di gas, è sfruttato dalla Delek, dalla compagnia israeliana Asvel, e dalla compagnia USA Noble Energy.

Inoltre, il rigassificatore cipriota serve anche per veicolare in Unione Europea il gas israeliano dei giacimenti Leviathan, Tamar e Kadish.

I giacimenti israeliani sono sfruttati, oltre che dalla Delek, anche dalla Noble Energy, che è interessata nella realizzazione del rigassificatore a Cipro.

Un’alternativa alla dipendenza dal transito dal Medio Oriente

L’utilizzo di Cipro come hub del gas cipriota e israeliano permette ad Israele di superare l’impasse nell’invio dell’oro blu finora incontrata a causa della posizione di Siria e Giordania.

Questi due Paesi si sono opposti alla realizzazione di un gasdotto pianificato da Israele per veicolare il gas in Europa attraverso la Turchia.

Il progetto turco-israeliano è stato possibile grazie all’intervento del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha invitato Turchia ed Israele a superare una crisi diplomatica.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE PROGETTA RIFORNIMENTI DI GAS IN MEDIO ORIENTE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 17, 2013

La compagnia Delek, impegnata nello sfruttamento del giacimento Tamar, progetta esportazioni in Egitto, Giordania e Turchia. L’importanza geopolitica della posizione di Tel Aviv.

Il gas come mezzo di pace per superare odi e divisioni è la ricetta proposta dalla compagnia energetica israeliana Delek, molto influente presso gli ambiti politici di Israele.

Nella giornata di lunedì, 15 Aprile, il Capo Esecutivo della Delek ha dichiarato la volontà da parte di Israele di avviare esportazioni di gas naturale dal giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo, su larga scala.

Come riporta il Financial Times, gli obiettivi del Governo israeliano sono destinati a sconvolgere la geopolitica del gas della regione, in quanto Tel Aviv è intenzionata ad esportare oro blu in Egitto, da cui finora ha dipeso per il 90%.

Un altro Paese interessato dalle esportazioni del gas di Israele è la Giordania, che potrebbe ottenere il carburante israeliano per sostenere la sua economia.

Un altro vettore individuato come importante è la Turchia, a cui Israele esporterà il gas attraverso la realizzazione di un apposito gasdotto.

Il miracolo di Obama aiuta anche Bruxelles

L’invio di gas israeliano in Turchia è strategico anche per la politica energetica dell’Unione Europea, in quanto il territorio turco è destinato a diventare il principale corridoio di transito del gas dell’Azerbaijan in Europa.

Il riavvicinamento tra Turchia e Israele dopo il congelamento delle relazioni dovuto all’uccisione di 9 cittadini turchi con l’attacco armato israeliano alla ‘Freedom Flottilla’ è stato un successo del Presidente USA, Barack Obama.

Durante la sua missione in Medio Oriente, il Presidente USA ha convinto il Premier israeliano, Benjamin Netahyahu, a risolvere la questione con il suo collega turco, Tayyip Erdogan.

L’Unione Europea, oltre all’Azerbaijan e al LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America, sta diversificando le forniture di oro blu da quelle dalla Russia, che oggi controlla il 40% del fabbisogno energetico continentale complessivo.

Matteo Cazzulani