LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia invita l’Ucraina nella NATO 

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on December 19, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, invita il suo collega ucraino, Petro Poroshenko, a partecipare al vertice NATO di Varsavia. La Polonia concede un prestito per le riforme e assistenza energetica con l’esportazione del gas liquefatto da Swinoujscie all’Ucraina.  





Varsavia – Sicurezza, finanza, energia. Questi sono stati i temi principali della visita del Presidente della Polonia, Andrzej Duda, in Ucraina, dove, nella giornata di martedì, 15 Dicembre, ha incontrato in Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier ucraino Arseniy Yatsenyuk. La visita è stata caratterizzata dall’invito all’Ucraina a partecipare al vertice NATO di Varsavia, che Duda ha ufficialmente rivolto a Poroshenko per aiutare Kyiv ad integrarsi progressivamente nelle strutture euroatlantiche.

Oltre all’invito al vertice NATO, Duda ha preannunciato la concessione di un credito di 4 miliardi di Zloty -circa 1 miliardo di Euro- per aiutare l’Ucraina ad implementare le riforme anticorruzione -necessarie per ottenere la liberalizzazione del regime dei visti Schengen, un obiettivo al quale Kyiv ambisce da tempo- e per risollevare un’economia fortemente indebolita dalla guerra con la Russia nel Donbas.

A proposito dell’occupazione russa del Donbas, e dell’annessione armata della Crimea alla Russia, Duda ha ribadito il pieno sostegno della Polonia all’integrità territoriale ucraina. I due Presidenti hanno anche criticato il raddoppio del Nordstream -gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dal gas di Mosca veicolando 115 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu russo direttamente in Germania attraverso il fondale del Mar Baltico- in quanto questo progetto bypassa sia i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale, che l’Ucraina, ad oggi il principale stato di transito del gas russo in UE.

Sempre a proposito di energia, Duda ha offerto all’Ucraina la possibilità di usufruire del rigassificatore di Swinoujscie -recentemente realizzato per importare nel mercato polacco gas liquefatto dal Qatar- per diversificare le forniture di gas, e rendere così non necessario l’acquisto di energia dalla Russia. Tuttavia, per realizzare questo punto è necessaria la realizzazione dell’Interconnettore polacco-ucraino, un’infrastruttura che il Governo polacco ha già messo in preventivo.

Soddisfazione per le proposte di Duda è stata espressa da Poroshenko, che ha ringraziato la Polonia per il sostegno politico, morale ed economico in un momento particolarmente difficile per l’Ucraina. Simili apprezzamenti sono stati espressi anche dal Premier Yatsenyuk, sopratutto in merito al sostegno energetico che la Polonia intende dare all’Ucraina.

Un nuovo periodo nei rapporti polacco-ucraini

Con la visita, Duda e Poroshenko hanno inaugurato un nuovo capitolo delle relazioni polacco-ucraine, storicamente basate sulla lungimirante dottrina elaborata nel secondo dopoguerra, a Parigi, da Jerzy Giedroyc e dei pubblicisti di Kultura. Questa dottrina prevede che l’esistenza di un’Ucraina indipendente ed amica dei suoi vicini è condizione necessaria per la sicurezza e la pace della Polonia, degli altri Paesi della regione e dell’Europa tutta.

Nello specifico, la presentazione di iniziative concrete in ambito fiscale ed energetico ha segnato l’avvio di una collaborazione pragmatica tra Polonia ed Ucraina, dopo anni in cui la partnership strategica polacco-ucraina è stata onorata spesso solo a parole.

Dopo l’epoca dell'”attivismo costruttivo” per l’emancipazione dell’Ucraina durante l’epoca della Presidenza del socialista polacco Aleksander Kwaśniewski e dell’Amministrazione ucraina di Leonid Kuchma, i rapporti polacco-ucraini hanno toccato il picco più alto con l'”era romantica” tra il Presidente polacco conservatore Lech Kaczyński e l’Amministrazione ucraina del filo europeo Viktor Yushchenko, sorta dopo la Rivoluzione Arancione del 2004.

Con l’elezione del moderato Bronisław Komorowski in Polonia e di Viktor Yanukovych in Ucraina nel 2010, le relazioni polacco-ucraine hanno vissuto uno stallo a causa del progressivo disinteresse di Varsavia nei confronti dell’Europa Orientale e del regresso democratico ucraino che ha portato agli arresti politici della leader dell’Opposizione Democratica Yulia Tymoshenko e di altri esponenti del dissenso a Yanukovych.

Ora, a seguito del ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del 2014, e con l’elezione di Duda -che ha posto la creazione di un’alleanza regionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, di cui fa l’arte anche l’Ucraina, come priorità della sua politica estera- Polonia e Ucraina hanno un’opportunità imperdibile per rafforzare la loro partnership e garantire la sicurezza in Europa.

Tra Varsavia e Kyiv restano, tuttavia, alcune tematiche dirimenti, come la memoria storica inerente alle stragi perpetrate da ambo le parti nel periodo attorno alla Seconda Guerra Mondiale. 

Per questa ragione, Duda e Poroshenko hanno preannunciato la creazione di un Comitato Consultativo tra le due Amministrazioni per limare le differenze di vedute sulla questione.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Parigi. Obama e Hollande rinsaldano la storica alleanza tra USA e Francia

Posted in Francia, USA by matteocazzulani on November 18, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti e il suo collega francese riavviano una cooperazione tra Washington e Parigi sempre presente nella storia, seppur con alti e bassi. Dalle età d’oro delle Amministrazioni Roosevelt e Truman e delle Presidenze Sarkozy e Mitterand alle epoche buie di Chiraq e De Gaulle.



Philadelphia – Una stretta collaborazione tra le due intelligence e un sostegno politico e militare sicuro e determinato sono le promesse che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha fatto al Presidente della Francia, Francois Hollande, all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi per mano dell’ISIL, lo Stato Islamico che, ora, Washington e Parigi si pongono l’obiettivo di attaccare con ancora più intensità che nel recente passato.

Infatti, Stati Uniti e Francia sono stati i Paesi che più di tutti si sono adoperati nel contenimento dell’ISIL a partire dal 19 Settembre 2014, quando Hollande ha dichiarato la partecipazione dell’esercito francese ai bombardamenti delle postazioni ISIL in Iraq e Siria, una posizione descritta da Obama come un passo che rinsalda la storica alleanza tra i due Paesi.

In effetti, l’alleanza militare tra USA e Francia è un elemento stabile nel corso della storia, sopratutto di quella recente quando l’ex-Presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha riportato Parigi nella NATO nel 2008 ed ha visto gli Stati Uniti al suo fianco come solido alleato nei bombardamenti in Libia, che hanno portato alla fine del regime di Muhammar Gheddafi nel 2011.

Tuttavia, prima dell’era Sarkozy i rapporti tra Stati Uniti e Francia non hanno visto una continuità a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, quando Washington, alleata di Parigi contro il nazismo, ha concesso dapprima un consistente sostegno militare durante l’Amministrazione di Frederick Delano Roosevelt, poi, sotto l’Amministrazione Truman, un lauto prestito in danaro nell’ambito del Piano Marshall, gesto a cui corrispose l’ingresso della Francia nella NATO.

Sotto l’Amministrazione Eisenhower, le relazioni tra USA e Francia peggiorarono a causa dell’opposizione statunitense alla guerra in Indocina e all’attacco di Francia, Gran Bretagna ed Israele all’Egitto nell’ambito della crisi dello Stretto di Suez nel 1956, una data che segna l’avvio di due politiche separate in Medio Oriente da parte, rispettivamente, di Stati Uniti e Francia.

Durante l’Amministrazione Kennedy, le relazioni tra USA e Francia migliorarono solo in parte, dopo che il Presidente USA scelse Parigi come prima meta di una missione estera, rimanendo tuttavia contrario al piano di riarmo nucleare progettato dal Presidente francese, Charles De Gaulle.

Proprio De Gaulle è l’artefice del peggioramento delle relazioni tra USA e Francia, in quanto, dopo la critica alla guerra del Vietnam, il Presidente francese tolse Parigi dalla NATO, ed avviò una politica estera basata sulla creazione di un “terzo polo” della geopolitica mondiale alternativo a Stati Uniti ed Unione Sovietica, con particolare appeal in Africa e nel Mondo Arabo.

De Gaulle si avvalse anche della Comunità Economica Europea come strumento di bilanciamento della politica statunitense in Occidente e, seppur involontariamente, fomentò i sentimenti anti-americani sia in Francia che in altri Paesi della CEE. Di conseguenza, la condotta anti-americana di De Gaulle portò gli Stati Uniti a stabilire relazioni privilegiate con Gran Bretagna, Germania ed Italia, sopratutto durante l’Amministrazione Nixon.

Durante l’Amministrazione Reagan, gli Stati Uniti cercarono invano di desistere la Francia dall’incrementare le importazioni di gas dall’Unione Sovietica, e videro l’opposizione del Presidente francese Giscard d’Estaing all’operazione El Dorado Canyon in Libia nei confronti di Gheddafi. 

I rapporti tra USA e Francia tornano ad un buon livello con la Presidenza Mitterand, che, nel 1991, supporta l’Amministrazione USA di George H. W. Bush in occasione della Guerra del Golfo ponendo, per la prima volta nella storia, reparti dell’esercito francese sotto il comando di quello statunitense.

I rapporti tra USA e Francia subiscono tuttavia una battuta d’arresto con la Presidenza Chiraq, che, assieme a Germania e Russia, si oppone fermamente alla Seconda Guerra in Iraq nel 2003 voluta dall’Amministrazione USA di George W. Bush.

Insieme, non sempre, per la Libertà

Per analizzare adeguatamente le relazioni tra Stati Uniti e Francia è tuttavia opportuno ricordare gli inizi dell’alleanza statunitense-francese, avviata fin dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776, quando il Marchese De Lafayette reclutò volontari per combattere accanto alle colonie americane contro la Gran Bretagna.

Il primo Presidente USA George Washington riconobbe il Governo sorto dalla Rivoluzione Francese pur mantenendo la neutralità degli USA, mentre i rapporti tra l’Amministrazione Adams e il Ministro degli Esteri Tailleyrand peggiorarono dopo la richiesta da parte di Parigi di una tangente per assicurare un accordo tra i due Governi.

Sotto l’Amministrazione Jefferson, gli Stati Uniti d’America ottennero da Napoleone la vendita della Louisiana, ma videro la Francia intervenire nell’ambito della Guerra di Secessione a fianco dei Confederati del sud sotto l’epoca di Napoleone III. 

Con la guerra Franco-Prussiana e il varo di una nuova Repubblica, i rapporti tra USA e Francia videro una delle epoche più floride, come testimoniato dalla costruzione della Statua della Libertà in segno di amicizia tra Washington e Parigi.

Sotto la Presidenza Roosevelt, gli USA si opposero alle ambizioni della Germania in Marocco, sostenendo la posizione francese anche durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra, il Primo Ministro francese Clemenceau ebbe frizioni con il Presidente USA, Woodrow Wilson, in merito al ruolo della Germania postbellica.  Tuttavia, le relazioni tra USA e Francia subirono un ulteriore, seppur cauto miglioramento durante il periodo interbellico.

Verso la Finis Europae 

La disamina delle relazioni tra Stati Uniti e Francia è opportuna per chiarire la base della coalizione che, oggi, combatte l’ISIL. Un’alleanza tra due Paesi che, seppur con punti di vista differenti, hanno sostenuto fin dall’inizio i principi di Democrazia, Libertà, ed uguaglianza a fondamento della cultura occidentale.

È per questo che, come testimoniato dall’autorevole Wall Street Journal, l’allargamento dell’alleanza anti-ISIL alla Russia, Paese in cui notoriamente i diritti umani non sono rispettati, rappresenta un errore storico che mette a serio repentaglio l’essenza dell’essere europei e, più in generale, l’esistenza stessa dell’Unione Europea.

Il conto che il Presidente russo, Vladimir Putin, potrebbe presentare all’Occidente per il sostegno di Mosca contro l’ISIL potrebbe infatti essere molto salato, ossia il pieno controllo della Russia sull’Ucraina e il ripristino dell’egemonia del Cremlino sull’Europa Centro Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di rapporti Transatlantici e dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Europa Centro Orientale mette in guardia la NATO da Russia, Germania e Nordstream

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on November 9, 2015

Nel Minivertice NATO di Bucarest, Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria, Slovacchia, Repubblica Ceca ed Ungheria adottano una posizione comune per una maggiore presenza dell’Alleanza Atlantica a difesa della regione. Condannato il raddoppio del Nordstream voluto da russi e tedeschi.



Varsavia – Gli eserciti NATO devono stare laddove serve, senza remore, né ipocrisia. Nella giornata di mercoledì, 4 Novembre, a Bucarest, la capitale della Romania, i Presidenti di Polonia -Andrzej Duda- Romania -Klaus Iohannis- Lituania -Dalija Grybauskaite- Estonia -Toomas Hendryk- Lettonia -Raimonds Vejonis- Slovacchia -Andrej Kiska- Ungheria -Janos Ader- e Bulgaria -Roosen Plevneliev- e il Presidente della Camera Bassa del Parlamento della Repubblica Ceca, Jan Hamacek, hanno sostenuto, in maniera congiunta, la necessità di rafforzare le strutture difensive della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza di una regione fortemente preoccupata dinnanzi all’aggressività militare della Russia in Ucraina.

Durante il vertice, ribattezzato “Minivertice NATO”, e con la presenza del Vice Segretario Generale della NATO, Alexander Vershbow, i Paesi dell’Alleanza Atlantica dell’Europa Centro Orientale hanno sottolineato la necessità di ampliare la Forza di Reazione Immediata, un contingente introdotto nell’ambito dell’ultimo vertice NATO di Newport come reazione in caso di invasione russa in Europa. Inoltre, i Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale hanno auspicato una maggiore collaborazione militare con gli Stati Uniti, ed hanno supportato l’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Balcani, Europa Orientale e Caucaso.

Con la dichiarazione del Minivertice NATO, convocato su iniziativa di Duda e Iohannis, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno finalmente adottato una posizione condivisa, atta a richiedere tutele militari e politiche dinnanzi alla possibile estensione del conflitto ucraino a Paesi dell’Alleanza Atlantica. Un fatto, quello presentato dai Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale, tutt’altro che improbabile, come le ripetute violazioni dello spazio aereo di Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Polonia e Gran Bretagna da parte dell’aviazione militare russa ampiamente dimostrano.

Oltre alla minaccia militare rappresentata dalla Russia di Putin, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno anche condannato il raddoppio del gasdotto Nordstream, un’iniziativa sostenuta da Russia e Germania per raddoppiare la quantità di gas russo inviato direttamente in territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, bypassando l’Europa Centro Orientale, dai 55 Miliardi di metri cubi di gas annui attuali.

Durante un incontro bilaterale con Iohannis atto a rafforzare i rapporti polacco-romeni, Duda ha descritto il raddoppio del Nordstream, il cui primo tratto è stato realizzato nel 2012, come un investimento economicamente inutile e politicamente dannoso. Infatti, come ha sottolineato Duda, ad oggi il Nordstream è utilizzato solo per la metà della sua capacità, e il suo raddoppio incrementerebbe la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia.

Diverso da quello di Duda è il parere del Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che in ben tre occasioni negli ultimi giorni ha incontrato i vertici del monopolista russo statale del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che coordina la realizzazione del raddoppio del Nordstream.

Da parte sua, anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha supportato il raddoppio del Nordstream come un progetto puramente economico che rientra nell’interesse nazionale della Germania.

L’ipocrisia di Berlino tra gas di Mosca e migranti

Con la dichiarazione congiunta conseguente al Minivertice NATO, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno de facto rafforzato un’alleanza per tutelare gli interessi di una regione tradizionalmente poco considerata dai principali stati membri dell’Unione Europea e storicamente stretta e contesa tra Russa e Germania.

L’alleanza dei Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale è la realizzazione del'”Intermarium”, coalizione dei Paesi situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, tra la Russia e la Germania, che Duda ha dichiarato di volere realizzare come principale obiettivo della sua politica estera, seguendo l’esempio del Leader della Polonia interbellica, Jozef Pilsudski, e dell’ex-Presidente polacco, Lech Kaczynski, che proprio nell'”Intermarium” hanno visto una garanzia per la sicurezza nazionale della regione dall’interesse russo e tedesco.

Infatti, l’opposizione di Duda al Nordstream rispecchia quanto l’Intermarium sia necessario oggigiorno, dal momento in cui questo gasdotto è realizzato sulla base di un accordo bilaterale tra Russia e Germania che penalizza l’Europa Centro-Orientale, nonostante sia questa regione, che Berlino appartengano all’Unione Europea.

Dal canto suo, la Germania sostiene il Nordstream per mantenere fede alla svolta verde in politica energetica conseguente alla rinuncia al nucleare -altrimenti nota come Energiewende- per soddisfare gli interessi che tante imprese tedesche hanno con aziende russe, e per evitare che una Russia fiaccata dalle sanzioni economiche, che l’Occidente ha applicato a Mosca in seguito all’occupazione di Crimea ed Ucraina orientale, si rifaccia in Europa con l’uso delle armi.

Tuttavia, la strategia che la Germania intende assumere nei confronti della Russia di Putin mediante il sostegno al Nordstream è sia di corto respiro che contraria alla lezione della storia, che proprio nell’appeasement delle potenze occidentali nei confronti dell’imperialismo militarista di Hitler ci insegna essere una delle cause dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Inoltre, con l’accordo per il raddoppio del Nordstream la Germania dimostra di non avere affatto a cuore quel concetto di solidarietà europea che, invece, proprio il Governo tedesco ha tanto sbandierato per imporre ai Paesi dell’Europa Centro Orientale -gli stessi penalizzati dalla realizzazione del Nordstream- il meccanismo di collocazione forzata dei migranti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Duda a Westerplatte: “Diritto Internazionale e NATO garanzie contro nuova Guerra Mondiale”

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 2, 2015

Il Presidente polacco contesta la violazione della sovranità nazionale di Paesi europei per mantenere la pace in Europa e nel Mondo. Analizzando le dinamiche dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Duda supporta anche maggiori garanzie per la sicurezza militare dell’Europa Centro Orientale



Varsavia – Se vuoi la pace, prepara la guerra. E fa’ anche rispettare il Diritto Internazionale. Così il Presidente polacco, Andrzej Duda, ha commentato la situazione internazionale durante la commemorazione dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale a Danzica, nella giornata di martedì, Primo di Settembre. 

Duda, presente alla cerimonia assieme al Premier polacco, Ewa Kopacz, al Sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, e ad altre Autorità dello Stato, ha evidenziato come oggi, così come nel 1939, occorre reagire alla violazione della integrità territoriale di qualsiasi Paese per preservare il Diritto Internazionale, un preziosa garanzia di pace sopratutto in Europa.

Oltre al rispetto del Diritto Internazionale, come mezzo a garanzia della pace Duda ha anche menzionato il rafforzamento delle strutture difensive della Polonia e,  sopratutto, l’ottenimento di garanzie da parte della NATO circa la difesa dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, ad oggi particolarmente allarmati dinnanzi alla violazione dell’integrità territoriale di Georgia ed Ucraina da parte della Russia.

L’appello di Duda è basato su un parallelo storico molto opportuno, poiché i primi spari della Seconda Guerra Mondiale, effettuati dall’esercito nazista a Westerplatte il Primo di Settembre 1939, alle 4:45 del mattino, hanno portato alla quasi immediata spartizione di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania tra il totalitarismo nazista e quello sovietico.

Così, la violazione della sovranità nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale ha trascinato l’Europa e il Mondo nel più sanguinoso conflitto della storia, coinvolgendo numerose nazioni in altre regioni dell’Europa e del Mondo.

“Oggi, quando osserviamo questa storia, questo orgoglio, e questi momenti tragici, si può solamente dire che il passato spiega il presente, ma consente anche di costruire un futuro migliore e buono. Basti considerare come le nostre relazioni con la Germania siano basate oggi sull’amicizia grazie alla buona volontà. Sono convinto che saremo in grado di stabilire simili relazioni con gli altri Paesi che confinano con noi” ha dichiarato Duda.

Distrutta la campagna di discredito di Mosca

Con il richiamo ai rapporti di amicizia con la Germania, Duda ha rimandato alla recente visita effettuata presso il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, nella giornata di venerdì, 28 Agosto, durante la quale sono stati affrontati temi su cui Varsavia e  Berlino sono in disaccordo, come l’incremento della sicurezza NATO in Europa Centro-Orientale.

Da un lato, Duda ha notificato il desiderio da parte di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania di ottenere la presenza permanente di contingenti militari dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro Orientale, così da dissuadere la Russia da possibili aggressioni militari a Paesi membri di NATO ed Unione Europea.

Dal canto suo, la Merkel ha ribadito la necessità di implementare i postulati del vertice NATO di Newport, tra cui il rafforzamento di una Forza di Reazione Immediata dell’Alleanza Atlantica in Europa.

Nonostante le divergenze con la Merkel sulla questione della presenza permanente della NATO in Europa Centro Orientale, Duda è riuscito a dimostrare all’opinione pubblica della Germania che la sua Amministrazione non è affatto caratterizzata da complessi anti-tedeschi -come invece sostenuto da alcuni commentatori particolarmente scettici nei confronti del nuovo Presidente polacco ed inclini alla propaganda della Russia, che tende a presentare Duda come radicale oppositore di Berlino.

Ciononostante, coerentemente con le promesse elettorali, Duda intende stabilire rapporti chiari e sinceri con la Germania, esprimendo la posizione non solo della Polonia, ma anche degli altri Paesi dell’Europa Centro Orientale, una regione del Mondo la cui libertà e prosperità è strettamente collegata con la pace nel Mondo e l’opposizione ad ogni forma di autocrazia.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Duda a Tallinn rilancia la Polonia alla guida dell’Europa Centro-Orientale

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on August 25, 2015

Nel corso della sua prima visita all’estero, il Presidente polacco richiede la presenza stabile della NATO in Europa Centro-Orientale e l’inclusione di Varsavia e Stati Uniti nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia. Plauso da parte del suo omologo estone, Toomas Henrik Illves, e del Premier dell’Estonia Toomas Roivas



Varsavia – Senza memoria non c’è presente né futuro. Questo è lo spirito che ha mosso il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, durante la sua prima visita ufficiale dal suo insediamento, effettuata a Tallinn, la capitale dell’Estonia, nella giornata di Domenica, 23 Agosto.

Come dichiarato dallo stesso Duda, la scelta della data ha un alto valore simbolico, dal momento che il 23 Agosto è sia la Giornata del Ricordo delle vittime di stalinismo e nazismo, che l’anniversario della firma del Patto Molotov-Ribbentrop tra Unione Sovietica e Germania nazista: un accordo che ha portato alla spartizione della Polonia e degli altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oltre che la data, ad avere valore simbolico è anche il luogo, dal momento in cui l’Estonia è, ad oggi, il Paese della NATO maggiormente esposto alle provocazioni della Russia di Putin, come dimostrato sia dalle continue violazioni dello spazio aereo e marittimo estone da parte dell’esercito di Mosca, che dall’arresto dell’Ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohver -illegalmente prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti russi.

Duda, che de facto ha reso la Polonia il Paese-guida di una coalizione di Stati NATO dell’Europa Centro-Orientale fortemente allarmati dalle provocazioni della Russia, ha ricordato che il Patto Molotov-Ribbentrop ieri e la condotta di Mosca in Crimea ed Ucraina orientale oggi sono violazioni del Diritto Internazionale.

Per questa ragione, e per evitare gli errori del passato, Duda ha fatto appello ai Paesi NATO affinché la richiesta degli Stati membri dell’Europa Centro-Orientale in merito al dislocamento permanente di reparti militari dell’Alleanza Atlantica nella regione -una richiesta “ragionevole e supportata da motivazioni valide”, come ha ritenuto il Presidente polacco- sia ascoltata e realizzata al più presto.

Infine, Duda ha anche ritenuto necessaria una modifica del formato delle trattative di pace tra Ucraina e Russia, alle quali, assieme a Germania e Francia, sarebbe opportuno prendessero parte anche Polonia, Stati Uniti e un rappresentante dell’Unione Europea.

Calorosa è stata la riposta del Presidente estone, Toomas Henrik Illves, che ha sottolineato come il Patto Molotov-Ribbentrop abbia portato i Paesi dell’Europa Centro-Orientale a perdere la propria indipendenza e libertà per mano di sovietici e nazisti: sopratutto la Polonia, il Paese che, più di tutti, ha sofferto deportazioni ed eccidi di massa.

Oltre al Presidente Illves, che ha concordato con la proposta di Duda di richiedere la presenza stabile di reparti NATO in Europa Centro-Orientale, positiva è stata anche la reazione del Premier estone, Taavi Roivas, che ha ringraziato il Presidente polacco per l’aperto sostegno dato alla campagna per la liberazione di Kohver.

La propaganda e il gas di Putin già in azione

Con la sua prima visita estera, Duda ha chiaramente dimostrato che la Polonia intende ritornare ad esercitare quel ruolo-guida nell’Europa Centro-Orientale avviato da Jozef Pilsudski nel periodo interbellico e ripreso da Lech Kaczynski: Presidente scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk che, per reagire all’aggressione russa alla Georgia nel 2008, ha costruito una coalizione di Polonia, Ucraina, Lituania, Lettonia ed Estonia in sostegno di democrazia e libertà nello spazio ex-sovietico.

Diversamente da Kaczynski, la coalizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che Duda intende creare comprende anche Romania -Paese minacciato dalla presenza russa in Transnistria- Croazia -Paese strategico per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa- ed Ungheria -che, tuttavia, sotto la gestione Orban ha adottato una politica spiccatamente filorussa.

La politica estera di Duda, che pone fine all’inconcludente epoca del suo predecessore Bronislaw Komorowski -caratterizzata dal disimpegno della Polonia nella promozione di democrazia e libertà in Georgia ed Ucraina in favore di uno sterile riavvicinamento alla Germania- ha tuttavia molti nemici ed avversari.

Oltre a Putin e alla propaganda russa molto attiva in Paesi tradizionalmente filorussi come Italia e Francia -in cui, senza uno straccio di prove e al limite della diffamazione, il Presidente polacco è presentato come un “pericoloso nazionalista clericale antieuropeo” dai principali media- ad ostacolare la politica estera di Duda è la Germania.

Infatti, Berlino, quasi a farsi beffa della storia legata al Patto Molotov-Ribbentrop, si oppone ad ogni rafforzamento della NATO per non irritare la Russia, con cui la Germania intrattiene stretti rapporti economici, energetici e politici.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

La Polonia risponde a Putin: Duda avanti al primo turno nelle Elezioni Presidenziali

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 11, 2015

Il candidato conservatore, a sorpresa, sorpassa il Presidente uscente, il moderato Bronislaw Komorowski. Già avviata la caccia agli apparentamenti da parte di ambo i candidati in vista del secondo turno



VARSAVIA – Il risultato più sorprendente al termine di una delle campagne più noiose della storia della politica dell’Europa Centro-Orientale. Nelle Elezioni Presidenziali polacche di Domenica, 10 Maggio, Andrzej Duda, candidato del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- ed Europarlamentare del gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR- ha vinto il primo turno con il 34,8% dei consensi davanti a Bronislaw Komorowski, il Presidente uscente sostenuto dal Partito moderato Piattaforma Civica -PO, la forza politica del Premier Ewa Kopacz che controlla la maggioranza del Parlamento- fermo al 32,2%.

Dopo Duda e Komorowski, che si fronteggeranno al secondo turno, si è classificato Pawel Kukiz, musicista indipendente capace di raccogliere un sorprendente 20,3%. Al quarto posto si è classificato il libertario Janusz Korwin-Mikke con il 4,4%, seguito dalla giornalista Magdalena Ogorek, candidata indipendente sostenuta dal Partito socialdemocratico SLD, con il 2,4%.

A commento del risultato, Duda ha dichiarato di essere pronto a riprendere il dialogo con l’associazionismo e la società civile per compattare il suo elettorato. Inoltre, Duda ha reiterato l’invito al suo rivale Komorowski a confrontarsi in un dibattito televisivo per dare ai polacchi la possibilità di scegliere tra due proposte differenti per amministrare il Paese.

Infine, Duda ha lanciato un’invito a Kukiz, definito “un patriota che ha saputo sollevare temi che stanno a cuore ai polacchi”, a sostenere la sua corsa alla Presidenza supportando l’introduzione di un sistema elettorale con collegi uninominali: il punto di forza del programma elettorale del musicista terzo classificato.

Da parte sua, Komorowski ha dichiarato di essere pronto a rivolgere “proposte nuove” per correggere il suo programma elettorale e, così, intercettare nuovi voti. Il Presidente uscente, che ha accettato l’invito di Duda a partecipare al dibattito televisivo, ha anche invitato l’elettorato deluso a compattarsi attorno alla sua candidatura per evitare la vittoria dei conservatori.

Infine, Komorowski ha lodato la capacità di Kukiz di raccogliere consensi e, similmente al suo rivale conservatore, ha invitato l’elettorato del musicista polacco a confluire sulla sua candidatura per dare al Paese moderazione e concordia.

L’esito del primo turno rappresenta una vera e propria sorpresa, dal momento in cui tutti i sondaggi pre elettorali hanno dato a Komorowski un vantaggio tanto rassicurante da mettere in discussione lo svolgimento di un secondo turno. 

Tuttavia, con la vittoria inaspettata di Duda le carte in tavola sono nettamente cambiate, dando al candidato conservatore un vantaggio in termini di voti, e di morale, che potrebbe facilmente portarlo alla vittoria qualora, come molto probabile, l’elettorato di Kukiz e di Korwin-Mikke dovesse confluire sulla sua candidatura.

Il voto di centro e la bassa affluenza a decidere sul risultato

Le motivazioni della vittoria di Duda sono legate innanzitutto alla capacità del candidato conservatore di assumere un profilo più moderato rispetto a quello finora assunto dal Capo del Partito PiS, Jarosław Kaczynski: un’abilità che ha spostato voti di centro verso l’Europarlamentare ECR.

Inoltre, Duda ha saputo incarnare un immagine di politico “giovane” e “nuovo” in grado di porre un tratto di discontinuità con una classe politica che, anche in Polonia, tra troppo tempo manca di un ricambio generazionale.

Infine, Duda ha saputo dare una risposta più rassicurante alla crescente domanda di  sicurezza da parte dei polacchi, sempre più allertati dall’aggressività militare della Russia di Putin in Ucraina e, sopratutto, dalle continue provocazioni di Mosca a Paesi dell’Unione Europea come Estonia, Lettonia, Lituania, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna e, per l’appunto, Polonia.

Non è un caso che la vittoria di Duda sia arrivata nella medesima giornata in cui il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, durante un incontro con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha definito come “storicamente necessario” il Patto Molotov-Ribbentropp: l’accordo, stretto tra Stalin ed Hitler nel 1939 per spartire il territorio della Polonia, che ha portato allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Per quanto riguarda Komorowski, il Presidente uscente, noto per il suo scarso carisma, paga innanzitutto la scelta di non avere preso parte al dibattito televisivo tra i candidati: un’occasione in cui l’esponente sostenuto dalla Piattaforma Civica ha dimostrato di non sapere mettersi in gioco.

In aggiunta, Komorowski soffre l’assenza dallo scenario politico polacco di Donald Tusk: carismatico e competente ex-Premier, attuale Presidente del Consiglio Europeo, capace di compattare ed ampliare i consensi della PO presso l’elettorato cristiano-democratico, moderato e liberale.

In ultimo, il Presidente uscente ha pagato una bassa affluenza, che, secondo i dati definitivi, si è attestata attorno al 49,4%.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko in USA e Canada nel solco dell’Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 19, 2014

Durante il suo discorso al Congresso a Camere riunite, il Presidente ucraino attinge a piene mani della dottrina dell’Internazionalismo Liberale: richiede il rispetto dell’integrità territoriale ucraina, aiuti per realizzare le riforme, armi e lo status di alleato NATO per Kyiv. Presso il Parlamento canadese, Poroshenko dichiara l’inizio di un percorso inarrestabile verso l’Europa

Wilsoniano, Kennediano, Reaganiano e Clintoniano negli Stati Uniti d’America, Churchilliano, invece, in Canada. Queste sono le caratteristiche dimostrate dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, durante i discorsi ufficiali al Congresso USA e al Parlamento canadese, entrambi riuniti a camere congiunte per audire il Capo di Stato dell’Ucraina.

Al Congresso, Poroshenko ha esposto le richieste dell’Ucraina all’alleato statunitense attingendo a piene mani dall’Internazionalismo Liberale: dottrina geopolitica, seguita da moltissimi tra i Presidenti che dal 1918 si sono succeduti alla Casa Bianca, che postula lo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo come condizione necessaria a garanzia della sicurezza dell’intera Comunità Atlantica.

Con l’appello agli USA a mantenere l’impegno di rispettare l’integrità territoriale ucraina sancita nel Memorandum di Budapest del 1994 -con cui USA, Gran Bretagna e Russia hanno riconosciuto l’invio l’abilità dei confini ucraini in cambio della rinuncia da parte di Kyiv alle armi nucleari- e con la richiesta al Congresso di applicare ulteriori sanzioni alla Russia in reazione all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina, Poroshenko si è rifatto alla dottrina del Presidente Woodrow Wilson.

Questo Presidente, il “padre” della dottrina dell’Internazionalismo Liberale di appartenenza democratica, nel primo dopoguerra ha ritenuto necessario per la sicurezza degli Stati Uniti adoperarsi ad ogni costo per garantire la Libertà e il rispetto dello Stato di Diritto nel Mondo.

Poroshenko ha poi richiesto al Congresso investimenti affinché l’Ucraina riesca ad attuare riforme in campo economico e giudiziario necessario per approvare riforme importanti finalizzate a soverchiare la corruzione e a garantire la giustizia sociale sulle Rive del Dnipro.

Questo appello ricalca la posizione di John Fitzgerald Kennedy, il Presidente USA di orientamento democratico che, nel solco della tradizione dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Sessanta ha postulato la realizzazione della Comunità per il Progresso: un’alleanza tra i popoli della terra, iniziando da quelli della Comunità Atlantica, per garantire nel Mondo pace e giustizia sociale come mezzo per rafforzare la Democrazia e garantire la Libertà.

Durante il suo discorso, Poroshenko ha anche richiesto agli USA di fornire aiuti di carattere logistico e militare per consentire all’Ucraina di difendersi in maniera adeguata dall’aggressione militare della Russia, dichiarando che gli ucraini vogliono la pace, e che la battaglia per la Libertà sta comportando per Kyiv un prezzo enorme.

Questa richiesta ha scaldato i cuori dell’ala repubblicana del Congresso, in quanto ha attinto a piene mani dalla dottrina del Presidente Ronald Reagan, che, sempre nel solco dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Ottanta ha postulato la necessità per il Mondo libero occidentale, di combattere a tutto campo per la difesa della Democrazia, anche per mezzo di un considerevole riarmo.

Infine, Poroshenko ha attinto dall’orientamento del Presidente democratico Bill Clinton che, negli anni Novanta, sempre facendo riferimento alla dottrina wilsoniana, ha postulato la riforma della NATO dopo la caduta dell’Unione Sovietica da patto a garanzia della sicurezza della comunità Euroatlantica ad alleanza impegnata nello sviluppo e nella tutela della Democrazia, dei Diritti Umani e della Libertà nel Mondo.

Poroshenko, nel suo discorso, si è infatti appellato al Congresso affinché gli USA riconoscessero all’Ucraina lo status di “alleato speciale” della NATO: una carica, concessa già ad Israele, Argentina, Corea del Sud, Giappone, Thailandia e Kuwait, che garantisce ai Paesi che la possiedono aiuti da parte dell’Alleanza Atlantica in caso di aggressione militare.

Prima del discorso al Congresso, Poroshenko ha parlato presso il Parlamento del Canada, un Paese tradizionalmente vicino all’Ucraina per via della consistente diaspora ucraina, che da circa un secolo vive pienamente integrata nel tessuto sociale canadese.

Dopo avere sottolineato come l’Ucraina abbia intrapreso un percorso verso l’Europa oramai inarrestabile, Poroshenko ha citato l’ex-Primo Ministro britannico Wiston Churchill nell’elogiare il difficile compito avuto dal politico inglese durante la Seconda Guerra Mondiale di frenare il nazismo dovendo guardarsi anche dal rafforzamento dei sovietici.

Il Presidente ucraino ha inoltre citato Churchill anche per condividere l’apprezzamento per il Canada come Paese impegnato nel rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo che il Primo Ministro della Gran Bretagna ha espresso a più riprese.

Aiuti finanziari e militari

I discorsi di Poroshenko in USA e Canada hanno portato a risultati contrastanti. In USA, come riportato da Radio Liberty il Senato, presso la Commissione Esteri, ha approvato un progetto di legge per riconoscere all’Ucraina lo status di alleato della NATO e armamenti per una quantità di 350 Dollari.

Nonostante il voto del Senato, come riportato dalla CNN, il Presidente USA, Barack Obama, ha dichiarato che il riconoscimento dello status di alleato NATO all’Ucraina non sia necessario, in quanto la cooperazione tra l’Alleanza Atlantica e Kyiv è già a un livello superiore rispetto a quello con l’Argentina e gli altri Paesi che godono dello status richiesto dal Presidente Poroshenko.

Da parte sua, come riportato dalla Cancelleria del Capo del Governo, il Premier canadese, Stephen Harper, ha promesso l’implementazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina per i settori dell’energia, dell’agricoltura, della tecnologia e della realizzazione di macchinari.

Il Canada ha poi concesso un prestito di 200 Milioni di Dollari che l’Ucraina è chiamata ad utilizzare per il rafforzamento della sua economia, e a restituire nei prossimi 5 anni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin provoca la NATO

Posted in Russia by matteocazzulani on April 24, 2014

Aerei militari russi violano lo spazio aereo di Danimarca, Gran Bretagna e Paesi Bassi, dopo avere più volte attuato simili provocazioni sopra i cieli di Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia e Svezia. Il Cremlino ordina il riarmo nell’Oceano Artico e ai confini dell’Ucraina occupata

Una provocazione militare all’Occidente per ricreare la Russia imperiale che Putin ha sempre voluto ricostituire dalla sua rielezione nel 2012. Nella giornata di mercoledì, 23 Aprile, velivoli militari russi di categoria Tu-95 hanno violato lo spazio aereo di Gran Bretagna, Danimarca e Paesi Bassi: Stati NATO che, per pronta risposta, hanno sollevato i propri caccia per scortare gli apparecchi dell’esercito della Russia al di fuori del loro territorio.

Come riportato da una nota del Ministero della Difesa olandese, la violazione dello spazio aereo da parte dei russi è solo l’ennesima di una lunga serie iniziata lo scorso 10 Settembre, mentre simili sconfinamenti dei velivoli dell’esercito di Mosca sono già avvenuti, sempre in diverse occasioni, anche sopra il territorio di Estonia, Lettonia e Lituania.

Come riporta l’autorevole Reuters, lo sconfinamento dei velivoli militari russi è motivato dalla volontà di Mosca di testare lo stato di preparazione delle strutture difensive della NATO che, per reagire all’aggressione russa in Ucraina, ha rafforzato le difese in Europa Centrale, sopratutto in Polonia, Lituania e Romania.

Oltre alla volontà aggressiva, che prefigura la preparazione di un conflitto armato, a motivare le provocazioni russe ai Paesi della NATO che si affacciano sull’Oceano Artico, sul Mare del Nord e sul Baltico è anche il desiderio del Presidente russo, Vladimir Putin, di rafforzare la presenza militare di Mosca nel Polo Nord.

Come dichiarato dallo stesso Putin, martedì, 22 Aprile, il rafforzamento militare è dettato dalla necessità di presidiare i giacimenti di greggio e gas dell’Oceano Artico che, nonostante Accordi Internazionali collochino un’area neutrale, la Russia ritiene di propria appartenenza geografica.

Oltre alle provocazioni militari, a ricordare scenari da Seconda Guerra Mondiale è anche il sempre crescente riarmo dell’esercito di Mosca ai confini dell’Ucraina, dopo che, come riportato sempre dalla Reuters, nella città di Rostov sul Don si sono ammassati reparti militari della Federazione Russa.

Ufficialmente, la manovra è stata confermata da Mosca come preparazione per le parate del 9 Maggio -il Giorno della Vittoria URSS nella Seconda Guerra Mondiale, che i russi chiamano Grande Guerra Patriottica- ma mai in una ricorrenza del genere sono stati utilizzati missili terra-aria come quelli dislocati da Putin a pochi chilometri dall’Ucraina.

A dare un segnale di come questi mezzi armati potrebbero essere utilizzati sono le dichiarazioni del Ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, che ha minacciato l’Ucraina di creare una nuova crisi sul modello di quella attuata in Georgia nel 2008, qualora gli interessi della Russia nel territorio ucraino non saranno rispettati.

Mosca aggressiva come Berlino prima della Seconda Guerra Mondiale

Le minacce di Lavrov segue l’occupazione delle Amministrazioni Locali delle Regioni dell’Ucraina orientale da parte di reparti paramilitari spacciatisi per separatisti filorussi ucraini che, come dimostrato da foto pubblicate dal Governo ucraino, fanno parte dell’esercito russo di aggressione.

Il reparto di cui fanno parte i cosiddetti separatisti filorussi nell’est dell’Ucraina è lo stesso che, nel mese di Febbraio, ha occupato militarmente la Crimea prima dell’annessione forzata di questa regione ucraina alla Federazione Russa.

Prima ancora, questo reparto dell’esercito russo ha portato a compimento l’aggressione militare alla Georgia nel 2008 per strappare a Tbilisi le regioni georgiane di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

Tutte queste azioni militari in Ucraina e in Georgia sono state motivate dalla volto a di Mosca di tutelare le popolazioni russofone che vivono nei territori ucraino e georgiano.

Questa motivazione è stata utilizzata, prima di Putin, solo da Adolf Hitler per annettere Sudeti, Austria e Corridoio di Danzica al Terzo Reich prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

AUSCHWITZ NON È POLACCA. COSI COME LA POLONIA NON È EUROPA ORIENTALE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 21, 2013

Protesta dell’Ambasciatore della Polonia in Italia, Wojciek Ponkiewski, per la denominazione di Auschwitz come ‘campo di concentramento polacco’ su alcuni media italiani. L’imprecisione, realizzata da capaci colleghi giornalisti in buona fede, testimonia però la scarsa conoscenza dell’Europa Centrale nel BelPaese.

Un aggettivo può compromettere le relazioni tra due Paesi dell’Unione Europea, e testimoniare un grado di conoscenza dell’Europa ancora legato a stereotipi del secolo scorso. Nella giornata di Domenica, 20 Ottobre, l’Ambasciata della Polonia in Italia ha esposto una protesta ufficiale per l’utilizzo da parte dell’agenzia ANSA della definizione di Auschwitz come ‘Lager polacco’.

Il lancio in questione, come riporta l’agenzia polacca PAP, riguarda la visita ad Auschwitz del Sindaco di Roma, Ignazio Marino, assieme ad un gruppo di giovani e a Sami Modiano, definito come ‘sopravvissuto dal lager polacco di Auschwitz’.

Pronta è stata la protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore polacco in Italia, Wojciek Ponikiewski, che ha ritenuto necessario l’intervento dopo che, in altre occasioni, la stampa italiana, tra cui, sempre secondo la PAP, il Corriere della Sera, la Repubblica e il bollettino della Comunità Ebraica di Roma, ha definito Auschwitz un campo di concentramento polacco.

Realizzato dai nazisti, e non dai polacchi, dopo l’occupazione Hitleriana della Polonia nel 1941 in una zona dove già esistevano caserme, Auschwitz è servito per la detenzione di prigionieri politici fino al 1942, quando, dopo la Conferenza di Wannsee, viene decisa l’eliminazione fisica degli ebrei e delle razze ritenute ‘inferiori’ dalla barbarie nazista.

Auschwitz, ampliato con la realizzazione di Birkenau, a sua volta suddiviso in altri sottocampi, diventa così uno dei centri di morte, tra cui Dachau, Treblinka, Mathausen, Sobibor, Belzec e KL Lublin -altrimenti noto come Majdanek- in cui i nazisti hanno sterminato fino al 1944 sei milioni di ebrei, ed anche rom, omosessuali, partigiani, testimoni di Geova ed altri prigionieri politici.

La protesta dell’Ambasciatore della Polonia nei confronti dei mezzi di informazione italiani è supportata dai fatti, che testimoniano come Auschwitz sia un campo di concentramento nazista realizzato in territorio polacco, che, per correttezza storica, andrebbe definito come ‘lager nazista realizzato nella Polonia occupata da Hitler’.

Ad essere imprecisa, però, potrebbe essere la destinazione della protesta, che rischia di colpire colleghi giornalisti e direttori di testate che si sono attenuti al loro dovere di cronaca avvalendosi, in totale buona fede, degli strumenti che la scuola italiana ha loro fornito.

Una cultura vecchia e ‘poco europea’

Il vero obiettivo della protesta dovrebbe essere invece la cultura italiana in se, che, per quanto riguarda l’Europa, ragiona ancora con stereotipi propri del secolo scorso, in cui tutto ciò che si trova ad est di Trieste è definito, erroneamente, ‘Europa Orientale’: come se ancora permanesse la Cortina di Ferro.

La realtà è ben altra. Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Paesi Baltici e Balcani rappresentano, anche solo da un punto di vista geografico, il centro di un’Europa che ha avuto proprio nella storia polacca, ceca, slovacca ed ungherese la realizzazione di capitoli importanti della storia degli Stati UE.

Tra queste pagine, opportuno citare l’impero carolingio, quello asburgico, la Repubblica delle Due Nazioni, i feroci scontri durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, e la lotta non violenta per la libertà dalla dittatura sovietica.

Per comprendere l’Europa come de facto è, ed iniziare a considerare anche Ucraina, Bielorussia, Moldova e Georgia come la parte orientale dell’Europa, occorre una rivoluzione culturale in un Paese stanco, ma potenzialmente ricco di cervelli come il nostro.

In questo, non aiuta la ‘vecchia’ mentalità, né le pur sempre necessarie poche pubblicazioni accademiche -che, in quanto tali, vengono lette solo da studenti interessati, senza raggiungere il grande pubblico.

Tuttavia, l’Italia può contare sul contatto diretto con le popolazioni dell’Europa centrale presenti nel nostro territorio, e sui molti italiani che, per motivi di studio e lavoro, ed anche coniugali, vivono e capiscono l’Europa Centrale.

Tutte queste persone testimoniano come, per certi versi, sopratutto in campo energetico e di politica estera, Polonia, Lituania, Romania, Lettonia ed Estonia siano Paesi da cui l’Italia ha solo da imparare.

Non è dunque con i giornalisti italiani, figli di una cultura antiquata loro malgrado, che bisogna prendersela per un aggettivo utilizzato in maniera inappropriata ma in buona fede, anche se l’Ambasciatore della Polonia bene ha fatto ad intervenire per tutelare la reputazione di una grande nazione europea.

È invece con un paziente processo di integrazione già in atto, e con una promozione dell’Europa Centrale storico-politico-culturale chiara ed immediata, che non eccede nella pedanteria, che si costruisce davvero l’Europa unita e coesa.

Matteo Cazzulani

IL GIAPPONE AVVIA LE IMPORTAZIONI DI SHALE DAL CANADA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2013

Il Premier giapponese, Shinzo Abe, firma con il suo omologo canadese, Stephen Harper, anche accordi per l’assistenza nello sfruttamento del gas non convenzionale in Nordamerica. Il Giappone diversifica ulteriormente le forniture di oro blu

Lo shale, il commercio, e la difesa. Nella giornata di mercoledì, 25 Settembre, il Premier giapponese, Shinzo Abe, ed il suo collega canadese, Stephen Harper, hanno firmato accordi per avviare l’esportazione di gas shale dal Canada al Giappone.

Come riportato dal Global Post, l’accordo presenta anche la possibilità da parte giapponese di offrire assistenza e supporto tecnico per la realizzazione, in territorio canadese, delle infrastrutture necessarie all’esportazione dello shale, e la compartecipazione di compagnie energetiche del Giappone alla ricerca in Canada di gas non convenzionale.

Con la firma dell’accordo, il Giappone, il primo importatore di gas liquefatto al Mondo, diversifica ulteriormente gli approvvigionamenti di LNG, dopo avere siglato pre-contratti anche con Australia, Stati Uniti d’America e Russia.

Importante è anche la posizione del Canada, che si è posto come uno dei principali esportatori di shale in Asia dopo che gli USA hanno avviato una stretta partnership con India, Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

Lo shale, gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, operate con regolarità solo in Nordamerica, ha permesso agli USA di incrementare notevolmente la produzione interna di oro blu, dando avvio anche alle prime esportazioni.

Giapponesi e canadesi alleati in progetti di difesa

Oltre che sullo shale, Giappone e Canada hanno stretto la collaborazione per quanto riguarda la Partnership Trans-Pacifica: progetto di cooperazione trans nazionale di Paesi americani ed asiatici, coordinato dagli USA per abbattere molte delle barriere doganali e, così, creare un mercato libero ed unificato nella Regione.

Infine, il Premier giapponese e quello canadese hanno firmato un accordo di mutua assistenza tra le forze armate dei due Paesi durante le operazioni di peacekeeping che vedono coinvolti gli eserciti dei due Paesi in diverse aree del Mondo.

L’accordo, simile a quello firmato dal Governo giapponese con USA ed Australia, è il primo passo per la modifica della Costituzione post-bellica, che, ad oggi, vieta al Giappone di promuovere iniziative di difesa su scala regionale e globale.

Ad allarmare il Giappone è in particolare il riarmo della Corea del Nord, che, nonostante i moniti della Comunità Internazionale, ha sviluppato un programma di proliferazione nucleare.

Matteo Cazzulani