LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: l’Iran vuole esportare gas in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 14, 2016

L’Ambasciatore iraniano in Georgia, Abbas Taleb, dichiara la volontà di contribuire al piano dell’Unione Europea di diversificazione delle forniture di gas. Progetto AGRI e rigassificatore polacco di Świnoujście sono le ipotesi per l’importazione del gas di Tehran in Unione Europea



Varsavia – Diversificare le forniture di gas in Europa si può, e i soggetti interessati alla partita sono sempre di più. Nella giornata di giovedì, 11 Febbraio, l’Iran ha dichiarato la volontà di esportare il proprio gas naturale in Europa attraverso il progetto AGRI, una combinazione di gasdotti e rigassificatori che coinvolge Georgia, Romania ed Ungheria.

Come dichiarato dall’Ambasciatore iraniano in Georgia, Abbas Taleb, l’Iran ha avviato consultazioni con il Governo georgiano e con quello dell’Azerbaijan per esportare gas naturale in Georgia attraverso il territorio azero: un’iniziativa che, oltre ad incrementare la quantità di gas importata da Tbilisi, serve a rifornire il mercato dell’Unione Europea, che sta attuando un piano di diversificazione delle forniture di gas.

Nello specifico, l’Iran si è detto interessato ad esportare il proprio gas in Europa attraverso il rigassificatore romeno di Costanza che, secondo i progetti, riceverebbe LNG iraniano dalle coste della Georgia. Questo piano de facto rilancerebbe il progetto AGRI, in merito al quale, nel Luglio 2015, Azerbaijan, Georgia e Romania hanno dichiarato il proprio impegno per finalizzare l’iniziativa.

Oltre al rigassificatore di Costanza, l’AGRI, compartecipato dal colosso nazionale energetico azero SOCAR, dalla Oil and Gas Corporation of Georgia, dalla compagnia energetica ungherese MVM, e dalla romena Romgas per veicolare in Europa gas naturale dall’Azerbaijan attraverso la Georgia ed il Mar Nero, prevede la realizzazione di un gasdotto tra le località di Arad e Szeghed per trasportare il gas dalla Romania all’Ungheria.

Oltre al progetto AGRI, che richiede l’ottenimento di risorse finanziarie dall’UE, l’Iran sta trattando con la Repubblica Ceca per rifornire di gas liquefatto il mercato ceco attraverso il rigassificatore di Świnoujście: una manovra destinata ad incrementare l’importanza di un’infrastruttura attraverso la quale, proprio per diversificare le forniture di gas dirette nel mercato europeo, la Polonia ha avviato l’importazione di LNG dal Qatar.

Oltre a Repubblica Ceca e Polonia, a beneficiare dell’importazione del gas iraniano attraverso il terminale di Świnoujście sarebbero anche Slovacchia, Ungheria e Croazia, i Paesi attraverso i quali transita il Corridoio Nord Sud: infrastruttura concepita per collegare il rigassificatore polacco con quello croato di Krk. 

Dal punto di vista dell’Unione Europea, l’importazione di gas dall’Iran è complementare al Corridoio Energetico Meridionale UE: fascio di gasdotti concepito, sempre nell’ottica del piano di diversificazione delle forniture di energia, per importare, nel mercato europeo, gas naturale dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.  

Inoltre, Israele ha dichiarato interesse a rifornire l’Europa di gas proveniente dai giacimenti Leviathan, Tamar e Dalit, ubicati nel Mar Mediterraneo, attraverso Cipro e Grecia.

L’Ucraina per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea

In aggiunta ad AGRI e rigassificatore di Świnoujście, una possibilità supplementare per le forniture di gas iraniano in Europa potrebbe essere rappresentata dall’Ucraina grazie al terminale di Odessa, un progetto sul quale è già pronto un piano preliminare di realizzazione. 

A rendere forte la richiesta, oltre all’impegno in merito del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, sono state le dichiarazioni del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, durante la Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di Monaco, ha sottolineato come l’Ucraina garantisca da tempo il flusso di gas in Europa attraverso il proprio sistema infrastrutturale energetico.

Nello specifico, Poroshenko ha evidenziato come l’Ucraina abbia sempre garantito all’Europa forniture stabili di gas naturale proveniente dalla Russia, Paese che, oggi, intende bypassare i gasdotti ucraini mediante l’ampliamento del Nordstream. 

Questa infrastruttura, progettata sul fondale del Mar Baltico, è concepita per veicolare oro blu russo dalla Russia direttamente in Germania, de facto isolando i Paesi dell’Europa Centro Orientale e diminuendo il ruolo dell’Ucraina come Paese di transito del gas russo in Unione Europea.

Sempre durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, critiche al Nordstream sono state espresse dal Presidente della Polonia, Andrzej Duda, che, a nome anche di Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia ed Estonia, ha sottolineato come l’Unione Europea non abbia bisogno di incrementare le forniture da un Paese, la Russia, dal quale l’UE è ad oggi fortemente dipendente sul piano energetico.

Opinione simile a quella di Duda e Poroshenko è stata espressa, in precedenza, dal Vice Presidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, responsabile per la realizzazione dell’Unione Energetica UE.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

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GAS: ORBAN E PONTA CONTINUANO NELLA CROCIATA PER LA RIDUZIONE DELLE TARIFFE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 16, 2013

Il Parlamento ungherese destina all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia, controllata dal Premier conservatore, la decisione sulla diminuzione della bolletta per l’energia del 10%. Il Capo del Governo romeno avvia consultazioni con le popolazioni locali sullo shale

Il Premier conservatore ungherese, Viktor Orban, e il suo collega socialista romeno, Victor Ponta

Il Premier conservatore ungherese, Viktor Orban, e il suo collega socialista romeno, Victor Ponta

Se la Corte dice no, la decisione passa all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia. Nella giornata di giovedì, 14 Marzo, un alto numero di deputati del Partito moderato Fidesz, la forza politica di maggioranza in Parlamento, ha rigettato la sentenza con la quale la Corte Municipale per il Controllo dell’Energia Ungherese ha annullato la decisione del Premier, Viktor Orban, di tagliare del 10% la bolletta del gas per la popolazione.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, i deputati hanno votato per il conferimento della responsabilità della decisione all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia, in cui Capo è nominato direttamente dal Premier.

Il 6 Gennaio 2012, un Decreto del Governo ha imposto il taglio delle tariffe del 10% per reagire all’aumento sproporzionato delle tariffe per gas, elettricità e riscaldamento imposte ai cittadini negli ultimi due anni.

Le principali compagnie energetiche colpite dal decreto, la francese Suez-Gaz de France e la tedesca RWE, hanno esposto ricorso presso la Corte che, infine, ha condannato il Governo.

Più conciliante è stata la posizione presa dalla Romania, l’altro Paese UE in cui il Governo è intervenuto in maniera decisa per aiutare la popolazione a pagare le bollette con la creazione di un fondo sociale di 600 Milioni di Dollari, voluto dal Premier socialista, Victor Ponta.

Per reperire le risorse necessarie alla costituzione del fondo, il Governo romeno ha aumentato la pressione fiscale sul surplus di carburante sfruttato dagli enti energetici impegnati in Romania -la Romgaz e l’austriaca OMV- ed anche sulle compagnie, come Suez-Gaz de France e la tedesca E.On, che gestiscono la distribuzione del gas.

Oltre a misure dirette, il Premier Ponta ha anche dato il via libera definitivo allo sfruttamento dei giacimenti domestici di shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, ad oggi estratto con moderne tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Per fare fronte all’opposizione di una parte della popolazione preoccupata per presunti impatti ambientali delle operazioni di sfruttamento, il Premier Ponta ha avviato consultazioni pubbliche assieme con il Ministro dell’Economia, Varujan Vosganian, ed esponenti del colosso statunitense Chevron, incaricato della ricerca dello shale in Romania.

La Romania con l’Europa, l’Ungheria con la Russia

Per abbassare il prezzo del gas per la popolazione, la Romania ha anche sostenuto con forza la realizzazione del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Lo scopo del Nabucco è quello di diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di oro blu dalla Russia -che coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE- e, così, evitare l’imposizione di alte tariffe per l’acquisto di gas da parte di Mosca.

Differente è stata la decisione dell’Ungheria che, dopo un primo sostegno al Nabucco, nel Novembre 2012, in seguito ad una visita tra il Presidente Russo, Vladimir Putin, e il Premier Orban, ha concesso pieno supporto al Southstream.

Questo gasdotto è stato concepito dalla Russia, con la totale opposizione della Commissione Europea, per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle coste meridionali russe tramite il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia e l’Italia.

Lo scopo geopolitico del Southstream è quello di aumentare la dipendenza dell’Europa alle forniture di gas della Russia e, nel contempo, bloccare il progetto della Commissione Europea volto a veicolare gas direttamente dall’Azerbaijan per diminuire il monopolio detenuto da Mosca in ambito energetico.

Matteo Cazzulani