LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Georgia all’ennesimo rimpasto di Governo

Posted in Georgia by matteocazzulani on December 26, 2015

Il Ministro degli Esteri, Giorgi Kvirkashvili, designato nuovo Premier dopo le dimissioni di Irakli Garibashvili. Accordo di Associazione con l’Unione Europea, repressioni politiche e perdita di sovranità l’eredità del Governo uscente



Varsavia – Natale di cambiamenti per la Georgia, Paese europeo che, per ragioni geopolitiche ed energetiche, non appartiene politicamente alla Grande Famiglia europea. Nella giornata di giovedì, 25 Dicembre, il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, ha approvato la nomina a Premier di Giorgi Kvirkashvili, Ministro degli Esteri proposto alla guida del Governo dai parlamentari della coalizione di Governo centrista Sogno Georgiano -GD.

Il cambio alla guida del Governo è dovuto alla decisione del Premier uscente, Irakli Garibashvili, di lasciare l’incarico dopo avere guidato l’Esecutivo del Paese dal Novembre 2013. Garibashvili, che si è detto onorato di avere servito alla guida del Governo, fu chiamato a lasciare la guida del Ministero degli Interni per rimpiazzare Bidzina Ivanishvili.

L’ex-Premier Ivanishvili -nella foto- è uno degli imprenditori più ricchi del Paese che, dopo avere fondato Sogno Georgiano, ha condotto, e vinto, una campagna elettorale interamente improntata contro la squadra di Governo dell’allora Presidente, Mikheil Saakashvili, la guida del processo democratico in Georgia noto come Rivoluzione delle Rose.

Pronta al rimpasto di Governo è stata la reazione del principale Partito dell’opposizione, il moderato Movimento Popolare Unito -UNM- che, per voce del parlamentare Giorgi Gabashvili, ha criticato l’avvicendamento alla guida dell’Esecutivo come una manovra per riparare alla caduta di consensi registrata da Sogno Georgiano negli ultimi sondaggi.

Oltre alle strategie elettorali, il Governo Garibashvili lascia dietro di sé un bilancio in chiaroscuro, fatto di qualche risultato positivo, come la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e l’ottenimento della liberalizzazione del regime dei visti UE, e molti elementi oscuri.

In primis, il Governo Garibashvili ha aperto procedimenti giudiziari e condotto arresti preventivi nei confronti di importanti esponenti del precedente Governo, nonché rappresentanti dell’opposizione, come l’ex-Premier Vano Merabishvili, Gigi Ugulava e Bacho Akalaia.

L’arresto dell’ex-Premier Merabishvili, che nelle modalità ricorda molto da vicino il trattamento subito dalla leader del dissenso democratico ucraino Yulia Tymoshenko sotto il regime di Viktor Yanukovych, è stato seguito dall’apertura di fascicoli a riguardo dell’ex-Presidente Saakashvili, nel frattempo nominato Governatore di Odessa da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Oltre alle pagine di prosecuzione politica, il Governo Garibashvili, e ancor prima quello guidato da Ivanishvili, hanno rinunciato ad ogni tentativo di riprendere il controllo delle regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud che la Russia ha annesso illegalmente nell’Agosto 2008.

I Governi Garibashvili e Ivanishvili hanno anche limitato le aspirazioni di Tbilisi a fare parte della comunità Euroatlantica. Bensì, essi hanno reso la Georgia un link tra l’Europa e l’Asia ed hanno cercato di normalizzare i rapporti con la Russia nonostante Mosca occupi illegalmente una importante porzione del territorio georgiano.

Tbilisi incrementa la dipendenza energetica dalla Russia

Infine, la Georgia ha dichiarato di volere aumentare la quantità di gas importato dalla Russia a spese delle importazioni dall’Azerbaijan. 

Questa decisione mette a serio repentaglio non solo la sicurezza nazionale di Tbilisi, considerato che Mosca si avvale del gas come arma di coercizione geopolitica, ma anche il progetto di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

La Georgia è infatti un importante Paese di transito del Corridoio Energetico Europeo, fascio di gasdotti progettato per veicolare gas dall’Azerbaijan -e quindi diminuire la già alta dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia- all’Italia attraverso il territorio georgiano, Turchia, Grecia ed Albania.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko e Saakashvili trovano importanti alleati in Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2015

Il Presidente ucraino vuole includere la Polonia nelle trattative di pace con la Russia. Il Governatore della Regione di Odessa facilita l’avvio della cooperazione energetica tra Kyiv e gli Stati Uniti



Varsavia – Diplomazia ed energia sono gli ambiti nei quali l’Ucraina intende compattare la Comunità Occidentale in una coalizione internazionale che aiuti Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare della Russia che, a quanto pare, sembra non arrestarsi.

Nella giornata di venerdì, 21 Agosto, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato la necessità di allargare il gruppo di contatto, noto come “Formato Normandia”, che finora ha condotto nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia senza, tuttavia, evitare che Mosca infrangesse a più riprese un delicato accordo per il cessate il fuoco raggiunto, con fatica, a Minsk.

Nello specifico, il Presidente Poroshenko ha sottolineato come il “Formato Normandia”, di cui fanno parte Ucraina, Germania e Francia, debba aprirsi alla partecipazione altri Paesi, in primis della Polonia, in grado di equilibrare una composizione che, per via degli stretti interessi che legano Berlino e Parigi con Mosca, ad oggi risulta troppo sbilanciata in favore dei russi.

L’iniziativa di Poroshenko, adottata all’indomani dell’ennesima riapertura delle ostilità da parte dell’esercito russo nel Donbas, è stata concordata con il Presidente polacco, Andrzej Duda, che, a sua volta, per porre un rimedio alla minaccia militare di Mosca si è anche prodigato per compattare i Paesi membri della NATO dell’Europa Centro-Orientale in una colazione impegnata ad ottenere la presenza permanente di contingenti NATO nella regione.

Oltre all’iniziativa diplomatica del Presidente Poroshenko, l’Ucraina è impegnata nella ricerca di solidi alleati anche nel settore dell’energia, nel quale, per Kyiv, l’urgenza è legata alla diminuzione della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, il principale fornitore di oro azzurro nel mercato ucraino.

A riguardo, particolarmente attivo è il Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, che nella giornata di giovedì, 20 Agosto, ha permesso la finalizzazione di un pre-accordo tra la compagnia nazionale ucraina Naftohaz e la compagnia statunitense Frontera Resources Corporation per l’importazione ed il trasporto in Ucraina di LNG proveniente dalla Georgia.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’accordo tra Naftohaz e la Frontera Resources Corporation, che prevede anche la partecipazione della compagnia statunitense nella ricerca e nello sfruttamento del gas shale in Ucraina, ricopre una fondamentale importanza per garantire la sicurezza dell’Ucraina nel settore dell’energia: un’arma di cui la Russia si è spesso avvalsa per destabilizzare a Kyiv le Amministrazioni Presidenziali ed i Governi “arancioni” e filo occidentali.

La Russia apre tre fronti

Lo sforzo congiunto del Presidente Poroshenko e del Governatore Saakashvili nel rafforzare i legami dell’Ucraina con importanti Paesi della Comunità Occidentale è non solo utile ma anche e sopratutto urgente, preso atto della ripresa dell’attività bellica della Russia nelle regioni orientali ucraine, in Georgia e nei Paesi Baltici.

In Georgia, l’esercito russo, che già occupa illegalmente le regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud, ha preso il controllo di una zona in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa, un’importante infrastruttura che veicola energia centro asiatica senza transitare per la Russia.

Per quanto riguarda i Paesi baltici, oltre a ripetute violazioni dello spazio aereo e marittimo di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia e Svezia da parte di velivoli e sottomarini dell’esercito russo, la Corte regionale di Pskov ha condannato a 15 anni di carcere Eston Kohver, ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni illegalmente arrestato in territorio estone e altrettanto illegalmente deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca.

Il caso Kohver, che ha provocato la reazione solo verbale di Unione Europea e NATO, rappresenta formalmente e tecnicamente una dichiarazione di guerra all’Occidente da parte della Russia.

Come dimostrato con il caos Kohver, e non solo, la Russia è pronta a sfruttare l’immobilismo di Bruxelles per aprire un nuovo fronte bellico nel Baltico.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Ucraina dice no al ‘convoglio umanitario’ di Putin: “Trasporta armi dalla Russia”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 13, 2014

Il Portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Lysenko, si oppone al convoglio che il Presidente russo intende inviare nel Donbas senza avere specificato il contenuto. La Croce Rossa dichiara neutralità e incredulità per la condotta di Mosca

Due tentativi di invasione in una settimana è troppo per accettare un finto aiuto umanitario da parte di un Paese che, come provato, arma e finanzia miliziani impegnati ad occupare una consistente regione ucraina. Questa è la motivazione che ha portato l’Ucraina a rifiutare il convoglio che la Russia ha dichiarato di avere fatto partire per portare nelle zone occupate dai miliziani pro-russi soccorsi sanitari.

Come dichiarato dal Portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Lysenko, l’Ucraina teme, sulla base di prove e di numerose testimonianze, che la Russia intende avvalersi dell’operazione umanitaria per infiltrare nel Donbas arme e truppe a rinforzo dei miliziani pro-russi.

A conferma dei sospetti è anche la posizione della Croce Rossa che, nonostante le dichiarazioni del Presidente russo, Vladimir Putin, in merito alla volontà di coinvolgere l’ente internazionale, ha dichiarato di non avere ricevuto da Mosca alcuna indicazione in merito al contenuto del carico diretto dalla Russia all’Ucraina.

Nello specifico, il Portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Andre Loersch, ha invitato la Russia ad accettare presso il confine con l’Ucraina il trasbordo del contenuto su mezzi ucraini noleggiati dall’organizzazione internazionale, che, così, avrebbero potuto raggiungere il Donbas sotto l’egida di un ente impegnato a mantenere la neutralità.

Pronta è stata la risposta del Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ha negato la possibilità di trasbordo dai mezzi russi a quelli ucraini del carico del cosiddetto ‘aiuto umanitario’ di Putin.

Secondo quanto accaduto nella storia, come in Ungheria nel 1954, in Cecoslovacchia nel 1968, e in Georgia nel 2008, la Russia è solita inviare ‘aiuti fraterni’, composti da mezzi armati e truppe d’assalto, per occupare quei Paesi sovrani ed indipendenti che osano affrancarsi dall’influenza di Mosca.

Lo scorso venerdì, 8 Agosto, come dichiarato sempre dal Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, l’esercito dell’Ucraina ha fermato un simile convoglio di ‘aiuti umanitari’ proveniente dalla Russia che, in realtà, conteneva armamenti e reparti dell’esercito russo intenzionati ad entrare nel Donbas.

Per questa ragione, anche l’Ucraina ha avuto il legittimo pensiero che l”aiuto umanitario’ di Putin potesse essere motivato dalla medesima intenzione di quelli che hanno portato nel 2008 all’occupazione delle regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

Renzi con Obama accanto a Kyiv

A sostegno dell’Ucraina si sono schierati il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e il Premier italiano, Matteo Renzi, che, come riportato da una nota della Casa Bianca, hanno apprezzato gli sforzi di Kyiv per ottenere aiuti umanitari, ed ha messo in guardia la Russia dal prendere iniziative unilaterali che, senza il consenso del Governo ucraino, sono da ritenere illegali.

In aggiunta, il Premier Renzi, come riporta una nota di Palazzo Chigi, durante una conversazione telefonica con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha ribadito il pieno sostegno dell’Italia all’integrità territoriale ucraina.

La posizione di Renzi, saggia e coraggiosa, porta l’Italia all’interno dell’alveo dell’Occidente dopo anni di politica marcatamente filorussa sotto i Governi dei Premier Berlusconi e Monti.

Con il sostegno all’integrità territoriale ucraina, Renzi ha attinto a piene mani all’insegnamento morale della Resistenza, che chiama gli italiani a porsi a difesa della pace, della democrazia, della libertà, del progresso e dell’Europa.

Dinnanzi all’aggressione di un Paese dalla rinata velleità militarista di stampo imperialista come la Russia, l’Italia ben fa dunque a schierarsi accanto all’Ucraina, che è un Paese europeo per storia, cultura, società, lingua, religione e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ecco cosa prevede l’Accordo di Associazione che l’UE ha firmato con Ucraina, Moldova e Georgia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 27, 2014

Creazione di un mercato unico con l’abbattimento progressivo delle barriere doganali è quello che prevede il documento che l’Unione Europea ha firmato con il Governo ucraino, moldavo e georgiano. Presente anche una parte politica che interessa l’armonizzazione dei sistemi della Giustizia, della Democrazia e dei Diritti del Lavoro agli standard UE

Un accordo puramente economico e commerciale che allarga le maglie del mercato unico europeo ad Ucraina, Moldova e Georgia e che, comunque, è figlio di un compromesso politico tra i Paesi dell’Europa Centro-Orientale più attenti all’allargamento dell’Unione Europea a Paesi europei per storia, cultura e tradizioni, e quelli dell’Europa Occidentale più attenti a non irritare la Russia di Putin. Questo è, in sintesi, l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea che, venerdì, 27 Giugno, Ucraina, Moldova e Georgia hanno firmato a Bruxelles.

Nello specifico, l’Accordo prevede la creazione di una Zona di Libero Scambio con l’abbattimento progressivo delle barriere doganali -previa conformità dei prodotti ucraini, moldavi e georgiani agli standard UE- per i prossimi sette anni da parte dell’Europa, mentre Ucraina, Georgia e Moldova avranno 10 anni di tempo per aprire i loro mercati nazionali alle merci UE.

Per favorire questo, l’UE abbatterà fin da subito le tariffe d’importazione per i prodotti da Ucraina, Moldova e Georgia, che, invece, avranno più tempo per eliminare i dazi per potere così proteggere ambiti sensibili della propria economia come, ad esempio, quello automobilistico in Ucraina.

L’Accordo di Associazione porta vantaggi notevoli per l’Europa, che trova tre mercati in cui collocare i propri prodotti e, così, dare un piccolo ma significativo contributo al rilancio di un’economia in piena crisi.

Per Ucraina, Moldova e Georgia, l’apertura di un mercato economico e commerciale di 500 Milioni di consumatori rappresenta un’importante occasione di sviluppo e progresso tecnico ed industriale, che deve portare le industrie e l’artigianato ucraino, moldavo e georgiano a competere con quello dei Paesi UE.

La firma dell’Accordo di Associazione prevede anche una parte politica, in cui i Paesi firmatari dichiarano di armonizzare agli standard UE anche il loro sistema della Giustizia, gli standard di Democrazia e Libertà e i Diritti del Lavoro.

Questa parte è già stata firmata dall’Ucraina lo scorso 21 Marzo per dare un forte segnale di vicinanza a Kyiv dopo la caduta del regime dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che si è sempre opposto alla conclusione dell’Accordo di Associazione.

Georgia e Moldova, invece, avrebbero dovuto firmare l’intero pacchetto dell’Accordo di Associazione -la parte politica e la creazione della Zona di Libero Scambio- più tardi, ma l’aggressività russa nei confronti dell’Ucraina, con l’occupazione militare della Crimea, ha spinto i vertici UE ad accelerare le procedure per permettere a due Paesi sovrani e indipendenti di attuare una precisa scelta geopolitica senza essere influenzati dal ricatto della Russia.

Proprio la Russia è il Paese che, più di tutti, si oppone ad un Accordo che è tutto fuorché politico, ma che per Mosca rappresenta tuttavia un’avvicinamento inaccettabile all’Europa di Paesi sovrani ed indipendenti su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito ambizioni espansionistiche.

Putin ha già invitato l’Ucraina con le maniere forti a non firmare l’Accordo di Associazione dapprima con le ritorsioni commerciali, poi con l’interruzione delle esportazioni di gas, con la rinegoziazione imposta del prezzo del carburante venduto a Kyiv e, infine, con l’aggressione militare in Crimea e nelle regioni orientali del Paese.

Alla Moldova, il Vice-Premier russo, Dmitry Rogozin, ha promesso ripercussioni sulle esportazioni in Russia di materiale industriale e vino prodotto da Chisinau, ed ha ventilato simili ripercussioni sul piano energetico a quelle applicate all’Ucraina, senza escludere la pista militare con l’invasione della Transnistria: lingua di terra tra Moldova ed Ucraina ad oggi controllata da un regime filorusso.

Differente è il caso della Georgia, che, oltre ad avere ancora aperte le ferite di Abkhazia ed Ossezia del Sud -regioni georgiane occupate militarmente dai russi nel 2008- può comunque contare su una minore dipendenza dal gas della Russia, importando carburante anche da Azerbaijan ed Iran.

Tuttavia, non è escluso un intervento militare della Russia anche in Georgia, volto sopratutto a bloccare il Gasdotto del Caucaso del Sud: infrastruttura che veicola il gas dell’Azerbaijan in Turchia, dalla quale dipende il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Per decretare la dipendenza dal gas russo, di cui Mosca si avvale come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti sia dell’UE che di Paesi sovrani e indipendenti come Ucraina, Moldova e Georgia, l’Europa ha progettato, oltre ai rigassificatori per ricevere LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America, anche il Corridoio Meridionale per importare in Italia gas dell’Azerbaijan dalla Georgia attraverso Turchia, Grecia ed Albania.

Kyiv e Chisinau reagiscono al niet di Putin

Nel frattempo, pronta è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, in risposta all’aggressione militare della Russia, ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale per permettere agli aggressori russi di abbandonare l’Ucraina orientale.

Poroshenko ha tuttavia invitato Putin a rispettare fin da subito il piano di pace che Kyiv ha presentato a Mosca, secondo una richiesta fatta a Mosca anche dal Segretario di Stato USA, John Kerry.

Inoltre, per limitare la dipendenza energetica dalla Russia, l’Ucraina ha avviato importazioni di gas russo proveniente dalla Germania per mezzo dei gasdotti di Ungheria, Polonia e Slovacchia.

Per quanto riguarda la Moldova, che dipende anch’essa fortemente dal gas della Russia, è stata avviata l’importazione di gas dalla Romania per mezzo del gasdotto Iasi-Ungheni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’EUROPA ACCELERA PER LA FIRMA DELL’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE CON GEORGIA E MOLDOVA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 21, 2013

Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, premia il lavoro di adattamento alle strutture economiche e politiche europee fatto da georgiani e moldavi. La Russia pronta a ritorsioni

Un’accelerazione per Georgia e Moldova, un freno per l’Ucraina. Nella giornata di venerdì, 20 Dicembre, il Consiglio Europeo ha deciso di accelerare le procedure per la firma dell’Accordo di Associazione con Georgia e Moldova: un documento che integra le economie di Tbilisi e Chisinau nel mercato unico europeo.

Georgia e Moldova, che hanno concluso le trattative per l’Accordo in occasione del Vertice del Partenariato Orientale UE di Vilna, lo scorso 28 e 29 Novembre, sono state premiate per la determinazione con cui hanno adattato le loro strutture democratiche ed economiche agli standard europei.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, l’Accordo con Georgia e Moldova va firmato al più presto, prima del mese di Agosto: una data importante in quanto, da tradizione, l’attenzione dei media internazionali cala e, di conseguenza, Tbilisi e Chisinau possono essere esposte a forti ritorsioni commerciali ed economiche da parte della Russia di Putin.

Il Presidente russo si oppone alla firma dell’Accordo di Associazione UE da parte di Paesi che aspira ad inglobare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare il rafforzamento dell’Europa unita nella competizione internazionale.

Nell’Agosto del 2008, per punire le aspirazioni di ingresso alla NATO e all’UE della Georgia, la Russia ha aggredito militarmente Tbilisi approfittando dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino per occupare le Regioni georgiane di Ossezia del Sud ed Abkhazia.

Per quanto riguarda la Moldova, da tempo la Russia sta applicando ritorsioni commerciali sull’importazione di beni alimentari e sui permessi di lavoro concessi ai moldavi in territorio russo.

Da parte sua, l’UE ha subito aumentato la quantità di vino moldavo importato per proteggere la Moldova dalle ritorsioni della Russia, e dimostrate di essere capace di integrare l’economia di Chisinau senza particolari problemi.

Per quanto riguarda la Georgia, l’UE valorizza posizione strategica di un Paese attraverso il quale transiterà il gas che, dall’Azerbaijan, sarà importato in Europa tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, da realizzare dalla Grecia fino in Italia attraverso l’Albania, che diversifica le forniture di gas dal quasi monopolio di Russia ed Algeria.

Yanukovych era già d’accordo con Putin mentre trattava con l’UE

Esclusa dal processo di firma degli Accordi di Associazione resta l’Ucraina, il cui Presidente, Viktor Yanukovych, ha dapprima rinunciato a concludere il documento, poi ha realizzato con il suo collega russo, Vladimir Putin, accordi commerciali che legano Kyiv a Mosca.

Nonostante la presa di posizione di Yanukovych, Van Rompuy ha ribadito che l’UE lascia le porte aperte all’Ucraina, sopratutto per dare un importante segnale al milione di manifestanti ucraini che, giorno e notte, dal 21 Novembre scorso, manifestano per l’integrazione in Europa nel centro di Kyiv ed in altre città del Paese.

A complicare le trattative tra UE ed Ucraina è l’indiscrezione secondo la quale il Presidente Yanukovych avrebbe già da tempo negoziato con Putin la firma di un accordo per ottenere un prestito di 15 Miliardi di Dollari e uno sconto sul prezzo del gas.

Ciò nonostante, come riporta l’autorevole Gazeta Wyborcza, il Presidente ucraino avrebbe promesso all’UE la firma dell’Accordo, chiedendo, in cambio dell’Associazione dell’Ucraina, un prestito fino a 20 miliardi di Dollari.

Matteo Cazzulani

PUTIN PROVOCA GEORGIA ED UCRAINA MENTRE IL MONDO PENSA -SOLO- ALLA SIRIA

Posted in Georgia, Russia, Ukraina by matteocazzulani on August 28, 2013

Il Presidente russo sfrutta la disattenzione dell’opinione pubblica, interessata solo alla Siria, per compiere ennesime provocazioni nello spazio ex-sovietico. Infranta nuovamente l’integrità territoriale georgiana

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è puntata sulla Siria, la Russia provoca la Georgia. Nella giornata di martedì, 27 Agosto, il Presidente russo, Vladimir Putin, si è recato in visita ufficiale regione separatista georgiana dell’Abkhazia.

La visita, effettuata il giorno del quinto anniversario del riconoscimento unilaterale dell’indipendenza dell’Abkhazia da parte della Russia, ha provocato la protesta ufficiale del Governo georgiano, che ha ritenuto il comportamento del Presidente Putin una violazione della sovranità nazionale di Tbilisi.

Condanna è stata espressa dal Ministro degli Esteri georgiano, Maia Pandzhikidze, che ha parlato di atteggiamento provocatorio da parte della Federazione Russa destinato a complicare le relazioni diplomatiche tra Tbilisi e Mosca.

L’Abkhazia, assieme all’Ossezia del Sud, è una regione georgiana che è stata occupata dalla Russia mediante un’aggressione militare nell’Agosto 2008.Q In seguito a questa guerra lampo, la Russia, nonostante la contrarietà della Comunità Internazionale, ha riconosciuto le due Regioni georgiane come indipendenti.

L’aggresione militare alla Georgia è stata mirata ad arrestare il processo di integrazione di Tbilisi nella NATO: un obiettivo strategico che il Governo georgiano ha di recente ribadito come priorità della Politica Estera del Paese.

Tuttavia, la provocazione di Putin alla Georgia non è la sola tensione scatenata ad hoc dalla Russia nei confronti di Paesi ex-URSS vicini all’integrazione con l’Occidente.

Sabato, 24 Agosto, la Russia ha confermato il blocco delle importazioni dall’Ucraina dei prodotti della dolciaria Roshen. La Roshen è posseduta da Petro Poroshenko, il Ministro del Governo ucraino che, più di tutti, sostiene l’avvicinamento di Kyiv all’Unione Europea.

Mosca contraria all’integrazione europea

L’Ucraina è vicina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: documento che consente l’integrazione economica di Kyiv nell’Unione.

La Russia ha così avviato nei confronti dell’Ucraina di una ritorsione commerciale per constingere Kyiv all’adesione all’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico coordinato da Mosca per garantire alla Federazione Russa l’egemonia nel mondo ex-URSS.

Critiche all’atteggiamento di Mosca sono state espresse dal Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, che, con una nota, ha contestato l’uso da parte della Russia di ritorsioni commerciali per influenzare scelte di natura politica di uno Stato indipendente come l’Ucraina.

L’Occidente intervenga politicamente anche in sostegno di Tbilisi e Kyiv

Non è la prima volta che Putin approfitta della disattenzione dell’opinione pubblica internazionale per ristabilire con la prepotenza l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico, sopratutto nei confronti di Georgia ed Ucraina.

Questi due Paesi, per via della loro ubicazione geografica e della ricchezza di risorse naturali, rappresentano un obiettivo di interesse strategico che Mosca vuole a tutti i costi possedere per rendere la Russia una superpotenza globale.

L’integrazione di Ucraina e Georgia nell’Unione Doganale Eurasiatica consente alla Russia di soddisfare le proprie ambizioni imperiali mediante l’annichilamento della legittima aspirazione di Kyiv e Tbilisi all’integrazione nell’Occidente.

È per questa ragione che, più che alla Siria, sarebbe bene che Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia, Germania, Turchia e gli altri membri NATO intenzionati a punire il Regime di Damasco per le violazioni dei Diritti Umani riponessero attenzione anche alla situazione nello spazio ex-sovietico.

L’Occidente, in particolare USA e Gran Bretagna, che si sono sempre distinti per promuovere e difendere la democrazia nel Mondo, ben farebbe a prendere una chiara posizione in sostegno dell’Indipendenza di Georgia ed Ucraina, e della loro seppur non immediata integrazione nella NATO e nell’UE.

Matteo Cazzulani

GEORGIA: EUROPA E USA LE PRIORITA’ ASSOLUTE IN POLITICA ESTERA

Posted in Georgia by matteocazzulani on March 14, 2013

Il Parlamento georgiano approva un documento di compromesso tra la coalizione di maggioranza Sogno Georgiano del Premier, Bidzina Ivanishvili, e la minoranza dell’Unione Popolare del Presidente Mikheil Saakashvili. L’importanza di Tbilisi per la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture di gas di Bruxelles dal quasi monopolio della Russia.

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

Una soluzione di compromesso che sancisce l’orientamento occidentale della Georgia, pur non senza scongiurare del tutto il pericolo di un inglobamento di Tbilisi nella sfera di influenza della Russia. Nella giornata di giovedì, 7 Marzo, il Parlamento georgiano ha approvato una risoluzione che pone l’Occidente come principale obiettivo della politica estera georgiana.

Nello specifico, la Georgia riconosce l’integrazione nella NATO e nell’Unione Europea una priorità assoluta, e sancisce la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE, e la liberalizzazione del regime dei visti con Bruxelles, obiettivi strategici da perseguire nel più breve tempo possibile.

Con gli Stati Uniti d’America, Tbilisi ha preventivato il mantenimento della cooperazione fissata dalla Carta di Partnership Strategica, che finora ha regolato gli stretti rapporti tra Washington e la Georgia.

Capitolo particolare è quello dedicato alla Russia, con cui la Georgia ha stabilito di non riavviare rapporti diplomatici per via della permanenza dell’esercito russo in Abkhazia e Ossezia del Sud: regioni georgiane occupate da Mosca, nonostante il veto della Comunità Internazionale, in seguito all’aggressione militare dell’Agosto 2008.

Il Parlamento ha stabilito l’integrità territoriale della Georgia come obiettivo fondamentale della politica estera georgiana, ed ha sancito l’impossibilità di stabilire rapporti diplomatici con quei Paesi che riconoscono l’Indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud -oltre alla Russia, che ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dei territori occupati alla fine del conflitto armato del 2008, anche Venezuela, Nicaragua e gli atolli di Nauru, Vanatu e Tuvalu.

Il documento approvato dal Parlamento è frutto di un compromesso tra la coalizione di maggioranza Sogno Georgiano del Premier, Bidzina Ivanishvili, e l’Unione Popolare di opposizione del Presidente, Mikheil Sakashvili.

Sogno Georgiano ha rinunciato al ridimensionamento della Georgia da player geopolitico mondiale a soggetto regionale.

L’Unione Popolare, dal canto suo, ha sacrificato la messa al bando dell’integrazione della Georgia nella Comunità di Stati Indipendenti e in altre strutture internazionali coordinate dalla Russia per sancire l’egemonia politica ed economica del Cremlino nel Mondo ex-Sovietico.

Le linee-guida della politica estera georgiana mantengono vivo il ruolo di Tbilisi come Paese di transito del gas che l’Unione Europea ha progettato di importare direttamente dall’Azerbaijan.

Attraverso la Georgia passa infatti il Gasdotto del Caucaso del Sud: infrastruttura che veicola il gas azero da Baku -capitale dell’Azerbaijan- a Tbilisi, e che termina in territorio turco, dove il carburante sarà immesso nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- per essere trasportato alle porte del’UE.

Il mantenimento da parte di Tbilisi del ruolo da protagonista nella politica energetica dell’Unione Europea -varata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia, le cui forniture di oro blu coprono già il 40% del fabbisogno complessivo continentale- passa dunque da legami stretti con l’Azerbaijan.

In tale direzione, lunedì, 11 Marzo, è stato realizzato un gasdotto nella regione di Bolnisi, nell’Est del Paese, per incrementare le forniture di gas azero in Georgia. Alla cerimonia ufficiale hanno partecipato il Ministro dell’Energia georgiano, Kakha Kaladze, e il Capo del colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, Rovnag Abdullayev.

Scontro PPE-Ivanishvili sui Diritti Umani

Oltre alla geopolitica, anche energetica, a tenere banco nei rapporti tra l’Europa e la Georgia è anche l’accusa di mancato rispetto dei Diritti Umani e della Democrazia mossa al Premier Ivanishvili da alcuni Parlamentari del Partito Popolare Europeo.

23 Deputati della prima forza politica per numeri del Parlamento Europeo, di orientamento cristiano-democratico, hanno criticato il Premier georgiano per avere costretto Parlamentari dell’opposizione a passare tra le fila della maggioranza.

Ivanishvili è stato contestato anche per avere esercitato pressioni su media e televisioni indipendenti, e per avere utilizzato la la magistratura contro alcuni esponenti di spicco dell’entourage del Presidente.

Secca è stata la risposta del Premier Ivanishvili -l’uomo più ricco di Georgia- che ha definito la posizione come vergognosa, ed ha promesso una riposta immediata.

Matteo Cazzulani

GAS E DIRITTI UMANI: GLI USA NON CREDONO PIU’ ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 4, 2013

Il Vice Presidente statunitense, Joe Biden, raffredda le relazioni con le Autorità russe per l’evidente differenza di vedute su democrazia, diritti umani e libertà tra l’Amministrazione democratica di Barack Obama e il Cremlino. Georgia e Siria le questioni geopolitiche più dirimenti  

Il Presidente USA, Barack Obama

Il Presidente USA, Barack Obama

Due visioni differenti del Mondo separano gli Stati Uniti d’America dalla Russia. Nella giornata di sabato, 2 Febbraio, il Vice Presidente USA, Joe Biden, ha dichiarato che l’Amministrazione democratica del Presidente, Barack Obama, ha serie difficoltà ad instaurare un dialogo con la Russia su temi come democrazia, diritti umani, allargamento NATO e Medio Oriente.

Durante il Forum Internazionale sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, Biden ha illustrato come l’espulsione dal territorio russo di ONG statunitensi impegnate nella diffusione della democrazia e del rispetto dei diritti civili – come la USAID – voluta dal Cremlino abbia complicato le relazioni tra Washington e Mosca.

Inoltre, Biden ha ritenuto un problema per il mantenimento di un dialogo orientato alla cooperazione internazionale anche la presenza dei soldati russi in Abkhazia ed Ossezia del Sud: regioni georgiane occupate dalla Russia in seguito all’aggressione militare alla Georgia dell’Agosto 2008.

Un altro aspetto che rende difficile il dialogo è la guerra civile in Siria. Biden ha ribadito il pieno sostegno di Washington all’opposizione, ed ha criticato supporto prestato dalla Russia al dittatore siriano Bashar Al Assad.

Le dichiarazioni di Biden ri-orientano la politica degli USA nei confronti della Russia. Come riportato da Radio Liberty, se nel primo mandato il Presidente Obama ha provato a ristabilire un dialogo con Mosca, l’avvio del secondo mandato del Capo di Stato democratico, complice anche il comportamento della parte russa, è stato caratterizzato da un’evidente freddezza della Casa Bianca nei confronti del Cremlino.

Oltre a democrazia e diritti umani, a rendere teso il rapporto tra USA e Russia è anche la leadership nel mercato mondiale dell’energia. Con l’avvio dello sfruttamento dei propri giacimenti di gas shale – oro blu presente in rocce porose ubicate a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking operate ad oggi solo in Nordamerica – Washington ha incrementato esponenzialmente le esportazioni di LNG, ed ha rafforzato la sua presenza nel mercato dell’Asia.

Con la firma di importanti accordi con India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia, e l’avvio di consultazioni per la stipula di contratti con il Giappone, gli USA hanno impedito alla Russia di conquistare il mercato asiatico.

Inoltre, con il sostegno della minoranza repubblicana, l’Amministrazione democratica di Obama ha preventivato l’avvio delle esportazioni dello shale liquefatto anche in Europa, con lo scopo di aiutare l’UE a diversificare le fonti di approvvigionamento di gas per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia – che ad oggi controlla il 40% del fabbisogno di oro blu del Vecchio Continente.

Il gas statunitense per un’UE forte e unita

La battaglia in Europa è abbastanza ostica, dal momento in cui la Russia si serve del gas per mantenere la propria egemonia sull’Europa, ed impedire la creazione di un’Unione Europea forte e unita in ambito economico e politico.

Mosca, con il sostegno di Francia e Germania, delle lobby ambientaliste – spesso finanziate dal Cremlino – e dei potentati energetici dell’Europa Occidentale ha realizzato il Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire il territorio tedesco di 55 Miliardi di metri cubi di gas bypassando Polonia e Paesi Baltici, e, nel contempo, condannare quattro Stati membri dell’Unione Europea all’isolamento energetico.

Inoltre, la Russia ha progettato il Southstream: gasdotto che rifornirà l’Austria di 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, concepito per aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di Mosca.

Nel contempo, la Russia con la realizzazione del Southstream mira a bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan.

Dinnanzi allo strapotere della Russia nel mercato energetico dell’Europa, il ruolo che gli Stati Uniti d’America possono giocare per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea è dunque un’opportunità che Bruxelles deve sfruttare se davvero intende restituire forza al progetto di un’UE davvero unita e forte sullo scenario internazionale.

Matteo Cazzulani

IVANISHVILI ALLA PRIMA: IMPEACHMENT PER SAAKASHVILI, BUONI RAPPORTI CON UE, NATO E RUSSIA

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 3, 2012

Il Leader della formazione vincitrice delle Elezioni Parlamentari georgiane, Sogno Georgiano, invita il Capo dello Stato a dimettersi prima che la nuova maggioranza avvii provvedimenti atti al suo sollevamento. In politica estera, il paperone di Tbilisi promette relazioni privilegiate con Bruxelles, Mosca e Azerbaijan 

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

La classe politica che ha reso la Georgia una democrazia europea sarà azzerata, e Tbilisi passerà dall’essere un attore mondiale al diventare un player regionale. Nella giornata di martedì, 2 Ottobre, il leader dell’Opposizione georgiana Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili, ha presentato le prime linee-guida del suo operato dopo avere vinto le Elezioni Parlamentari del giorno precedente.

Il primo atto promesso da Ivanishvili, che ancora non ha sciolto le riserve sul nome del Premier, né su quello dello Speaker del Parlamento – alla guida dell’Assemblea Legislativa potrebbe essere eletto l’ex-calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze: capolista di Sogno Georgiano – è l’avvio di una procedura di impeachment nei confronti del suo rivale, il Presidente Mikheil Saakashvili.

Secondo quanto dichiarato dal leader di Sogno Georgiano, il Capo dello Stato, in carica fino al 2013 – e pronto, come dichiarato ufficialmente, a nominare un Esecutivo proposto da Ivanishvili – ha chiaramente ricevuto una dimostrazione di sfiducia nelle urne dal suo popolo e, per questa ragione, sarà compito della nuova maggioranza invitare il Presidente ad abbandonare il suo posto prima della scadenza anticipata del suo mandato.

Senza lasciare spazio nemmeno alla rielezione di Ministri dell’attuale esecutivo, Ivanishvili ha inoltre assicurato un cambiamento moderato della Georgia in politica estera.

Da attore mondiale – come ha cercato di rendere il suo Paese Saakashvili grazie ai rapporti diretti con gli USA, l’Europa ed altre importanti realtà della geopolitica del pianeta – Tbilisi diventerà un player regionale che mira sempre all’integrazione con UE e NATO, ma presta attenzione anche ai rapporti coi vicini dell’area caucasica, a partire da Russia ed Azerbaijan.

In aggiunta, il Leader di Sogno Georgiano ha dichiarato la volontà di riportare sotto il controllo di Tbilisi le regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud, strappate a Tbilisi dalla Russia nell’Agosto 2008 in seguito ad un’aggressione militare che, come riportato dall’autorevole Trend, Ivanishvili ha ritenuto essere stata preparata da Mosca da circa 200 anni.

Varie sono state le reazioni della Comunità Internazionale alle prime parole di Ivanishvili. L’Ambasciatore USA a Tbilisi, Richard Norland, si è complimentato con i georgiani per la dimostrazione di democrazia data con lo svolgimento di elezioni regolari, e ha dichiarato l’intenzione di Washington di mantenere i buoni rapporti con la Georgia finora mantenuti da Saakashvili.

Soddisfazione per la vittoria di Sogno Georgiano è stata espressa dalla Russia, che per voce del Presidente della Commissione per le relazioni con i Paesi CSI, Leonid Slutsky, ha sottolineato l’occasione che ha ora Ivanishvili per migliorare un rapporto tra Tbilisi e Mosca definito come totalmente ostile.

Per questa ragione, il politico russo ha invitato il Leader della nuova maggioranza ad opporsi strenuamente a Saakashvili.

Critiche sono state sollevate dal Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfried Martens, che, dopo essersi complimentato con Saakashvili per aver reso la Georgia una democrazia europea, ha giudicato l’invito espresso da Ivanishvili alle sue dimissioni un atto di offesa dei principi democratici che hanno permesso all’opposizione di ottenere la maggioranza del Parlamento.

“L’invito [di Ivanishvili alle dimissioni di Saakashvili, n.d.a.] è totalmente inaccettabile, ed è un attacco diretto alla democrazia ed allo Stato di Diritto – riporta la nota PPE – Mi aspetto che quei politici europei che tanto si sono affrettati a congratularsi con Ivanishvili lo invitino ad un immediato dietrofront”.

I due protagonisti della politica georgiana

Uomo più ricco di Georgia – 146 nel rating Forbes – con un passato di business tra Russia e Francia – di cui possiede la cittadinanza – Ivanishvili ha vinto le Elezioni Parlamentari georgiane di Domenica, Primo di Ottobre, con il 53% dei voti. Il Partito del presidente Saakashvili, il Movimento Nazionale Unito, è invece rimasto fermo al 41%.

Saakashvili ha amministrato il Paese per otto anni, dal 2003, anno in cui egli stesso ha guidato il processo democratico nonviolento georgiano, passato alla storia come Rivoluzione Delle Rose.

Tra i risultati ottenuti dal Presidente: l’ammodernamento del sistema economico, giuridico e democratico della Georgia, che da repubblica post-sovietica è diventata rapidamente uno Stato candidato alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

A provocare la caduta dei consensi nei confronti di Saakashvili – ampiamente sostenuto dal suo popolo anche durante l’aggressione militare della Russia dell’Agosto 2008 – è stato uno scandalo legato a violenze perpetrate nelle carceri da parte delle forze di polizia, scoppiato in maniera misteriosa a pochi giorni dal voto, ma capace di discreditare agli occhi degli elettori il Governo uscente.

Matteo Cazzulani

GEORGIA: SAAKASHVILI RICONOSCE LA SCONFITTA ELETTORALE

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 2, 2012

Il Presidente georgiano ammette la vittoria dello schieramento guidato dal miliardario Bidzina Ivanishvili e si dice pronto a collaborare con la nuova maggioranza parlamentare. I risultati ottenuti da un Capo di Stato che ha puntato su Europa ed Occidente per rinnovare il suo Paese

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

Gli hanno dato dell’autocrate, persino del fascista, ma Mikheil Saakashvili è riuscito nell’impresa di trasformare la Georgia in un Paese europeo sul piano economico, giuridico e, infine, anche democratico. Nella tarda mattinata di martedì, 2 Ottobre, all’indomani di Elezioni Parlametari di importanza storica, il Presiente Georgiano ha ammesso la sconfitta del suo Partito, il Movimento Nazionale Unito.

In un messaggio alla nazione, Saakashvili ha riconosciuto la vittoria della coalizione Sogno Georgiano, retta dal miliardario Bidzina Ivanishvili: 146esimo tra i piu ricchi secondo la Forbes. Questo volto nuovo della politica georgiana con se porterà in Parlamento vecchie conferme e qualche novità, come l’ex-Presidente, Eduard Shevernadze e l’ex-calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze.

Saakashvili lascia dietro di se un’eredità importante per la Georgia. Salito al potere dopo avere guidato il processo democratico nonviolento georgiano, passato alla storia come Rivoluzione Delle Rose, il Presidente georgiano è riuscito ad evolvere il Paese da lui guidato dallo status di repubblica post-sovietica con un alto tasso di corruzione in un moderno stato europeo.

In otto anni di sua Amministrazione, Saakashvili si è dapprima incentrato sulle riforme economiche e giuridiche. In secondo luogo, ha dotato la Georgia di un sistema democratico, che, forse beffardamente, ha sancito la sua uscita di scena.

Saakashvili paga otto anni di governo durante i quali la gente comune ha avvertito pochi cambiamenti, ignorando quanto la ristrutturazione dello Stato secondo moderni criteri europei, e l’avvicinamento politico alla NATO e all’Unione Europea – per cui il Presidente si è speso con coerenza – abbiano migliorato la Georgia, portandola a un passo dalla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Il Presidente georgiano esce in seguito ad uno scandalo legato a violenze nelle carceri esploso in maniera poco chiara a pochi giorni dalle elezioni. Nulla prima d’ora aveva scalfito la sua popolarità: nemmeno l’aggressione militare della Russia dell’Agosto del 2008, e la conseguente annessione alla Federazione Russia delle Regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Chi è Ivanishvili e la sua importanza per la politica del gas UE

Per la Georgia, arriva ora il momento di Ivanishvili: un vero e proprio interrogativo per chi osserva gli eventi a Tbilisi.Di lui si sa solo lo status economico – è il georgiano più ricco del Paese – e il passato speso, dopo gli studi econimici a Tbilisi, tra la Russia e la Francia, di cui possiede la cittadinanza.

Il paperone della Georgia, che con tutta probabilità guiderà il Governo – che in base ad una modifica della Costituzione dal Dicembre 2013 assorbirà molti dei poteri oggi esercitati dal Presidente – ha promesso di non intaccare il cammino del Paese verso UE e NATO, ma ha anche dichiarato di voler migliorare i rapporti con la Russia.

Nelle mani di Ivanishvili restano anche delicati equilibri energetici, come la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di gas approntato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia.

L’Unione Europea vede proprio nella Georgia un importante Paese di transito in cui costruire importanti gasdotti, la cui costruzione è stata sostenuta dall’Amministrazione Saakashvili. Nulla finora chiarifica quale sarà l’orientamento sul piano del gas di Ivanishvili, se non la sua promessa elettorale di mantenere il Paese tra Occidente ed Oriente.

Matteo Cazzulani