LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia invita l’Ucraina nella NATO 

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on December 19, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, invita il suo collega ucraino, Petro Poroshenko, a partecipare al vertice NATO di Varsavia. La Polonia concede un prestito per le riforme e assistenza energetica con l’esportazione del gas liquefatto da Swinoujscie all’Ucraina.  





Varsavia – Sicurezza, finanza, energia. Questi sono stati i temi principali della visita del Presidente della Polonia, Andrzej Duda, in Ucraina, dove, nella giornata di martedì, 15 Dicembre, ha incontrato in Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier ucraino Arseniy Yatsenyuk. La visita è stata caratterizzata dall’invito all’Ucraina a partecipare al vertice NATO di Varsavia, che Duda ha ufficialmente rivolto a Poroshenko per aiutare Kyiv ad integrarsi progressivamente nelle strutture euroatlantiche.

Oltre all’invito al vertice NATO, Duda ha preannunciato la concessione di un credito di 4 miliardi di Zloty -circa 1 miliardo di Euro- per aiutare l’Ucraina ad implementare le riforme anticorruzione -necessarie per ottenere la liberalizzazione del regime dei visti Schengen, un obiettivo al quale Kyiv ambisce da tempo- e per risollevare un’economia fortemente indebolita dalla guerra con la Russia nel Donbas.

A proposito dell’occupazione russa del Donbas, e dell’annessione armata della Crimea alla Russia, Duda ha ribadito il pieno sostegno della Polonia all’integrità territoriale ucraina. I due Presidenti hanno anche criticato il raddoppio del Nordstream -gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dal gas di Mosca veicolando 115 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu russo direttamente in Germania attraverso il fondale del Mar Baltico- in quanto questo progetto bypassa sia i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale, che l’Ucraina, ad oggi il principale stato di transito del gas russo in UE.

Sempre a proposito di energia, Duda ha offerto all’Ucraina la possibilità di usufruire del rigassificatore di Swinoujscie -recentemente realizzato per importare nel mercato polacco gas liquefatto dal Qatar- per diversificare le forniture di gas, e rendere così non necessario l’acquisto di energia dalla Russia. Tuttavia, per realizzare questo punto è necessaria la realizzazione dell’Interconnettore polacco-ucraino, un’infrastruttura che il Governo polacco ha già messo in preventivo.

Soddisfazione per le proposte di Duda è stata espressa da Poroshenko, che ha ringraziato la Polonia per il sostegno politico, morale ed economico in un momento particolarmente difficile per l’Ucraina. Simili apprezzamenti sono stati espressi anche dal Premier Yatsenyuk, sopratutto in merito al sostegno energetico che la Polonia intende dare all’Ucraina.

Un nuovo periodo nei rapporti polacco-ucraini

Con la visita, Duda e Poroshenko hanno inaugurato un nuovo capitolo delle relazioni polacco-ucraine, storicamente basate sulla lungimirante dottrina elaborata nel secondo dopoguerra, a Parigi, da Jerzy Giedroyc e dei pubblicisti di Kultura. Questa dottrina prevede che l’esistenza di un’Ucraina indipendente ed amica dei suoi vicini è condizione necessaria per la sicurezza e la pace della Polonia, degli altri Paesi della regione e dell’Europa tutta.

Nello specifico, la presentazione di iniziative concrete in ambito fiscale ed energetico ha segnato l’avvio di una collaborazione pragmatica tra Polonia ed Ucraina, dopo anni in cui la partnership strategica polacco-ucraina è stata onorata spesso solo a parole.

Dopo l’epoca dell'”attivismo costruttivo” per l’emancipazione dell’Ucraina durante l’epoca della Presidenza del socialista polacco Aleksander Kwaśniewski e dell’Amministrazione ucraina di Leonid Kuchma, i rapporti polacco-ucraini hanno toccato il picco più alto con l'”era romantica” tra il Presidente polacco conservatore Lech Kaczyński e l’Amministrazione ucraina del filo europeo Viktor Yushchenko, sorta dopo la Rivoluzione Arancione del 2004.

Con l’elezione del moderato Bronisław Komorowski in Polonia e di Viktor Yanukovych in Ucraina nel 2010, le relazioni polacco-ucraine hanno vissuto uno stallo a causa del progressivo disinteresse di Varsavia nei confronti dell’Europa Orientale e del regresso democratico ucraino che ha portato agli arresti politici della leader dell’Opposizione Democratica Yulia Tymoshenko e di altri esponenti del dissenso a Yanukovych.

Ora, a seguito del ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del 2014, e con l’elezione di Duda -che ha posto la creazione di un’alleanza regionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, di cui fa l’arte anche l’Ucraina, come priorità della sua politica estera- Polonia e Ucraina hanno un’opportunità imperdibile per rafforzare la loro partnership e garantire la sicurezza in Europa.

Tra Varsavia e Kyiv restano, tuttavia, alcune tematiche dirimenti, come la memoria storica inerente alle stragi perpetrate da ambo le parti nel periodo attorno alla Seconda Guerra Mondiale. 

Per questa ragione, Duda e Poroshenko hanno preannunciato la creazione di un Comitato Consultativo tra le due Amministrazioni per limare le differenze di vedute sulla questione.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Russia vs. Ucraina. La Polonia da una lezione ai sostenitori di Putin in Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 10, 2014

Quella in Ucraina è la crisi più grave dalla caduta del comunismo provocata da un paese, la Russia di Putin, che non ha mai saputo fare i conti con la sua storia. Questa è la più importante delle analisi contenute nell’exposé al Parlamento polacco pronunciato giovedì, 8 Maggio, dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha sottolineato in primis come la Polonia, uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea in quanto capofila degli Stati dell’UE Centro-Orientale, viva con particolare preoccupazione la volontà della Russia di aprire uno scontro aperto con l’Occidente.

“La Polonia vuole buoni rapporti con la Russia, ma rimaniamo colpiti quando Mosca annette con la forza militare territori appartenenti a Paesi sovrani ed indipendenti -ha dichiarato Sikorski, facendo riferimento all’annessione armata della Crimea da parte dei russi- Mosca non ha ancora fatto i conti col suo passato totalitarista ad un secolo esatto dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale”.

Sikorski, che ha dichiarato che l’esistenza di un’Ucraina, di una Bielorussia e di Paesi Baltici indipendenti e sovrani è la prerogativa fondamentale della politica estera polacca, ha poi sottolineato come Kyiv sia stata aggredita militarmente dalla Russia proprio perché, in seguito al successo della pacifica protesta del Maydan, gli ucraini hanno gettato le basi per la realizzazione di una statualità indipendente e forte.

“Occorre riconoscere come nessuna minoranza etnica e linguistica sia mai stata perseguitata in Ucraina -ha continuato Sikorski- e che la Russia ha utilizzato la tutela delle minoranze russofone che abitano in territorio ucraino come pretesto per aggredire Kyiv militarmente”.

La crisi ucraina, come ha evidenziato Sikorski, deve portare la Polonia ad implementare il processo di integrazione europea per costruire un’Europa davvero forte ed unita, anche per mezzo dell’ingresso di Varsavia nella Zona Euro, e per permettere che ogni Stato membro dell’Unione si senta garantito in caso di aggressione da parte di Paesi terzi.

Infine, Sikorski, dopo avere sottolineato il bisogno di realizzare un’Unione Europea del’Energia per decrementare la dipendenza energetica dell’UE da pochi fornitori che spesso si avvalgono del gas e del greggio come arma di coercizione geopolitica, ha ritenuto necessario per ridare slancio ad un’Europa che necessità di una guida forte il rafforzamento sia delle relazioni con la Germania che di quelle con la Francia.

La politica estera tratteggiata da Sikorski rappresenta una vera e propria lezione di geopolitica che in molti in Europa, sopratutto chi in Europa Occidentale ritiene legittima l’aggressione militare russa in Ucraina, dovrebbero fare propria, sopratutto per quanto riguarda la situazione ucraina.

L’indipendenza e la sovranità ucraina sono fattori necessari non solo per la sicurezza della Polonia, ma anche per il mantenimento della Democrazia, della Pace, della Libertà e del rispetto dei Diritti Umani in tutta l’Europa geografica. Da un lato, l’inviolabilità dei confini di Kyiv è garantita da trattati internazionali co-firmati dalla stessa Russia che sanciscono la denuclearizzazione eterna dell’esercito dell’Ucraina.

Dall’altro, il possesso dell’Ucraina rappresenta per i russi un’ossessione geopolitica tradizionalmente radicata nella storia di Mosca, che senza il controllo delle terre ucraine la Russia non ha potuto essere un Impero: obiettivo a cui, oggi, tende il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per annichilire l’UE ed avere il predominio sulla penisola eurasiatica.

Infine, un altro motivo che fa dell’exposé di Sikorski un discorso fondamentale per gli europei è l’affermazione della necessità di rafforzare le relazioni con la Germania: un obiettivo storico, che può fare solo bene all’UE, già avviato negli ultimi anni con la stretta cooperazione in ambito politico interno ed internazionale tra Varsavia e Berlino.

Sia il riconoscimento dell’indipendenza di Ucraina, Bielorussia e Paesi Baltici come condizione necessaria per la sicurezza, la Pace e la Democrazia in Europa, sia la necessità di rafforzare il motore polacco-tedesco sono le due grandi intuizioni elaborate fin dal Secondo dopoguerra da Jerzy Giedroyc, Juliusz Mieroszewski, Bohdan Osadczuk, Leopold Hunger.

Costoro, insieme altri pensatori politici di Kultura -la rivista dell’emigrazione polacca di Parigi di orientamento ‘liberale’ opposta a quella conservatrice di Londra- per le loro intuizioni geopolitiche sono di diritto tra i principali pensatori politici dell’Europa che, tuttavia, sono in Europa Occidentale, ed anche in quella Centrale ed Orientale, ancora poco conosciuti.

È anche per battere questo velo di ignoranza, che ancora rappresenta una cortina di ferro tra l’Europa Occidentale e quella Centro-Orientale, che l’exposé di Sikorski dovrebbe essere letto approfonditamente da molte persone che credono di conoscere l’Europa nel suo complesso.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

CRIMEA: MENTRE INIZIA LA GUERRA TRA RUSSIA ED UCRAINA LA POLONIA DA UNA LEZIONE DI KULTURA ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 20, 2014

I primi soldati ucraini sono stati uccisi e feriti in seguito ad agguati delle forze di occupazione russe in Crimea, mentre la Procura della penisola ucraina separatista ha sequestrato per una notte il Comandante della Flotta militare di Kyiv nel Mar Nero, Serhiy Hayduk. La reazione di Germania, Gran Bretagna e Francia, l’allarme della NATO e l’invito della Polonia a rilanciare democrazia e pace con il rafforzamento dei legami con l’Ucraina

Dopo l’occupazione militare, i primi prigionieri di guerra, ed anche le prime vittime. Nella giornata di martedì, 18 Marzo, in seguito all’assalto militare da parte dell’esercito russo di occupazione della Crimea, a Simferopoli è stato ucciso un soldato ucraino, mentre altri due sono rimasti feriti.

L’agguato, avvenuto a poche ore dalla dichiarazione di annessione della Crimea nella Federazione Russa da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin, è stata seguita mercoledì, 19 Marzo, dal rapimento del Comandante della flotta ucraina a Sevastopoli, l’Ammiraglio Serhij Hayduk, assieme ad altri otto uomini dell’esercito dell’Ucraina nel Mar Nero.

L’operazione, decisa dalla Procura della Repubblica autonomista di Crimea, e realizzata da uomini del contingente russo di occupazione, è terminata nella mattinata di giovedì, 20 Marzo, quando l’Ammiraglio Hayduk è stato liberato incolume insieme ai suoi uomini, due dei quali, però, gravemente feriti.

Pronta è stata la riposta del Presidente ad Interim ucraino, Oleksandr Turchynov, che ha attivato un piano di emergenza per coordinare l’esilio degli ucraini di Crimea nella città di Kherson -la prima per vicinanza geografica posta nel territorio statale dell’Ucraina- ed in alti centri abitati dell’Ovest del Paese, sopratutto nella regione di Leopoli.

Oltre alla risoluzione della questione umanitaria, il Presidente Turchynov, insieme al Segretario del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, Andriy Parubiy, ha anche disposto la reintroduzione del regime dei visti per i russi, ed ha avviato le procedure per l’uscita dell’Ucraina dalla Comunità di Stati Indipendenti: associazione di Paesi che la Russia, fin dai tempi di Yeltsin, ha fortemente voluto per mantenere un contatto privilegiato con le ex-Repubbliche sovietiche.

Forte è stata la reazione anche da parte di Germania, Gran Bretagna e Francia, che dinnanzi all’avvio delle ostilità militari da parte della Russia in Crimea nei confronti dell’Ucraina hanno dichiarato la necessità di apportare una seconda ondata di sanzioni per colpire gli interessi immobili e finanziari mantenuti in Occidente da personalità di spicco della Federazione Russa.

Preoccupazione è stata espressa anche dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che ha sottolineato il timore da parte dell’Alleanza Atlantica che la Crimea possa essere per Putin solamente il primo di una lunga serie di conflitti scatenati per soddisfare gli appetiti imperiali di Mosca, rivolti anche in Moldova, Georgia, Bielorussia, Kazakhstan, e persino verso Stati UE, come Lettonia ed Estonia.

Interessante, e di gran lunga lungimirante, è stata la reazione del Premier polacco, Donald Tusk, che, preso atto delle condivise -e legittime- preoccupazioni di USA, Germania, Francia, Gran Bretagna e NATO in merito all’aggressività di Mosca, ha illustrato come l’Europa debba comprendere che la concessione di un aiuto concreto all’Ucraina sia un investimento necessario per garantire pace e sicurezza in tutto il continente.

Tusk, che ha sottolineato come il rafforzamento di un’Ucraina indipendente e democratica permetta lo sviluppo di democrazia e libertà anche in Russia, ha evidenziato come la fratellanza tra polacchi ed ucraini abbia la medesima portata storica e politica dell’amicizia tra Francia e Germania: così come il motore franco-tedesco ha dato vita ed impulso all’Unione Europea, così anche la stretta partnership tra Polonia ed Ucraina -due Stati divisi da secoli di odi ed eccidi, proprio come francesi e tedeschi- è destinata a ricoprire un ruolo fondamentale per lo sviluppo in Europa dei valori su cui l’UE è stata fondata, quali democrazia, pace, libertà e diritti umani.

I principi enunciati da Tusk riprendono in tutto e per tutto la lezione di Jerzy Giedroyc, Juliusz Mieroszewski e Bohdan Osadchuk: i tre principali esponenti del giornale dell’emigrazione polacca di Parigi “Kultura” -purtroppo poco conosciuti in Italia- che nel Secondo Dopoguerra, quando concepire uno Stato polacco autonomo e un Paese ucraino indipendente dall’Unione Sovietica era una pura illusione, hanno sostenuto la necessità di una stretta alleanza tra Polonia ed Ucraina.

Secondo i “visionari” di Kultura, le cui previsioni politiche si sono realizzate, la pacificazione tra Polonia ed Ucraina -che prevedeva il doloroso riconoscimento dell’appartenenza a Kyiv di territori e città che i polacchi considerano propri, come Leopoli- è necessaria per neutralizzare le velleità imperialistiche della Russia, e favorire il processo democratico che, come previsto dai tre pubblicisti di orientamento progressista e liberale, anche i russi avrebbero attuato seguendo l’esempio di polacchi ed ucraini.

Solo la centralità dell’ONU e dalla prontezza di risposta di UE e NATO possono ora fermare Putin

Le dichiarazioni del Premier Tusk, e, più in generale, la posizione che la Polonia sta ricoprendo in seno all’UE durante la crisi ucraina, dovrebbero essere fatte proprie da tutta l’Europa per comprendere quanto sia fondamentale dare oggi un forte aiuto all’Ucraina non solo economico, ma anche logistico, umano e politico.

L’atteggiamento aggressivo di Putin ha dimostrato che la vena imperialistica del regime di Mosca è intenzionata a portare il conflitto militare ben oltre la Crimea, coinvolgendo l’est dell’Ucraina, la Moldova, la Georgia ed anche la Lettonia: territori su cui il Presidente russo, con una pretesa di hitleriana memoria, potrebbe avocare a sé il diritto di tutelare le minoranze linguistiche russe fuori dalla Federazione Russa.

L’annessione della Crimea nella Federazione Russia, avvenuta dopo una vera e propria occupazione militare, dimostra anche che, ad oggi, i rapporti geopolitici tra i Paesi del Mondo non si regolano più con accordi e trattati, bensì con il terrore ed il riarmo.

Questa prospettiva, che presagisce scenari su cui è bene vegliare, può essere fermata solo se la Comunità Internazionale assumerà una posizione di ferma condanna dell’operato di Mosca: tocca alle Nazioni Unite costringere Putin al rispetto degli accordi a tutela dell’integrità territoriale di Paesi terzi come l’Ucraina.

L’Europa, a sua volta, dovrà cercare di mantenere con Mosca il dialogo il più aperto possibile per non precludere la possibilità di sviluppare anche in Russia un processo democratico simile a quello avvenuto in Ucraina, che Putin ha tanto avversato.

Alla NATO spetta il compito di proteggere l’Occidente dall’aggressione militare russa che, preso atto dei proclami di Putin risalente anche a ben prima dell’occupazione della Crimea, resta un’ipotesi tutt’altro che irrealizzabile.

Matteo Cazzulani

CI LASCIA BOHDAN OSADCHUK: PATRIOTA EUROPEO D’UCRAINA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 20, 2011

Ha contribuito alla concezione geopolitica del Redattore di Kultura Paryska, Jerzy Giedroyc, circa la centralità dell’Ucraina indipendente nella politica estera della Polonia libera. Il tutto, con uno sguardo all’Europa democratica ed unita

Bohdan Osadchuk

91 anni passati in un’Europa sconvolta da guerre e massacri di ogni sorta, ed una vita dedicata alla creazione ed al rafforzamento dell’Europa, sopratutto alla ricerca del dialogo polacco-ucraina. Nella giornata di mercoledì, 19 Ottobre, si è spento Bohdan Osadchuk: storico, politologo, pubblicista e giornalista ucraino. Una figura eclettica, e, sopratutto, sempre impegnata alla lotta per la libertà in un Vecchio Continente devastato dalla divisione dei blocchi e dall’imperialismo sovietico di una Russia che, beffardamente, oggi sembra ritornata all’aggressività di un tempo.

Osadchuk è noto per avere cercato di convincere i propri connazionali a superare il complesso di odio nei confronti dei polacchi, e a collaborare con un popolo vicino tanto geograficamente quanto culturalmente, storicamente e spiritualmente per la costruzione di un’Europa prospera, democratica ed unita.

Un sogno affidato alle pagine di Kultura Paryska – il mensile dell’emigrazione polacca di Parigi – in cui ha contribuito alla concezione del Redattore, Jerzy Giedroyc, della centralità del rapporto privilegiato con un’Ucraina indipendente nella politica estera di una futura Polonia libera: uno scenario a dir poco immaginabile per l’epoca dei blocchi e dell’apparente solidità del Patto di Varsavia.

Invece, la storia gli ha dato ragione, e la realizzazione del suo ideale si è concretizzata da un lato con la politica estera dei governi polacchi post-89 – attivi nel supportare le aspirazioni euro atlantiche degli ucraini – dall’altro, con le conquiste democratiche in Ucraina, ottenute in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Un Patriota Europeo

Nato a Kolomyja nel 1920, dopo la Seconda Guerra Mondiale Osadchuk è stato attivo a Berlino ovest, dove ha collaborato con testate di lingua tedesca come esperto di Europa Centro-Orientale e, fino alla vecchiaia, insegnato nella Libera Università di Berlino.

Nel 2005 è stato premiato dal Presidente polacco, Lech Kaczynski, con l’alta onorificenza Bialy Orzel. Un anno dopo, ha ricevuto il paritetico riconoscimento Jaroslav Mudryj dal Capo di Stato ucraino, Viktor Jushchenko.

Matteo Cazzulani