LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Turchia e Israele rispondono alla Russia con una storica partnership energetica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 21, 2015

Il Presidente turco, Tayyip Erdogan, e il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, vicini ad un accordo per l’importazione del gas del Leviathan. Ankara, a seguito dell’interruzione delle relazioni energetiche con Mosca, ottiene il sostegno del Qatar, mentre Tel Aviv rafforza le relazioni energetiche con l’Unione Europea



Varsavia – Lo sconfinamento di un velivolo militare russo Su 24 in Turchia, ed il suo conseguente abbattimento da parte dell’esercito turco, sta portando Ankara ad un passo dal concludere un accordo storico con Israele. Nella giornata di venerdì, 18 Dicembre, Turchia e Israele hanno avviato consultazioni per l’importazione in Turchia di gas naturale israeliano proveniente dal giacimento Leviathan, ubicato nel Mar Mediterraneo, al largo di Israele.

Come riportato da YetNews, il Leviathan, giacimento dalla portata di 622 miliardi di metri cubi di gas, è considerato dalla Turchia un’importante fonte di importazione di gas alternativa alla Russia, con cui Ankara ha congelato le reazioni energetiche in seguito all’abbattimento del Su 24 russo.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, la partecipazione della Turchia allo sfruttamento del Leviathan è utile per sviluppare il giacimento e renderlo appetibile agli occhi di compagnie internazionali.

Il riattivarsi del dialogo tra Turchia ed Israele è parte di un meccanismo ben più ampio che ha coinvolto anche altri Paesi della regione, come Qatar ed Azerbaijan, uniti in un sodalizio energetico che, in prospettiva, potrebbe favorire anche l’Unione Europea.

Nella giornata di giovedì, 17 Dicembre, il Qatar ha promesso l’estensione illimitata, a seconda dei bisogni di Ankara, della quantità di gas liquefatto di 1,2 miliardi di metri cubi che il Governo turco si è impegnato ad acquistare con un accordo raggiunto di recente durante una vista del Presidente della Turchia, Tayyip Erdogan.

Come riportato dall’Ambasciatore del Qatar in Turchia, Salem Mubarak Al-Shafi, la decisione di aiutare Ankara sul piano energetico è dettata dalla volontà di sostenere, in un momento particolarmente delicato, un Paese, la Turchia, con cui Qatar condivide la medesima posizione a riguardo delle crisi internazionali più dirimenti, dalla Siria alla Libia, fino allo Yemen.

Oltre ad Israele e Qatar, la Turchia, che a seguito del congelamento delle relazioni energetiche con la Russia ha siglato un accordo per l’importazione di 4,4 Miliardi di LNG annui dalla Nigeria, ha anche rafforzato la partnership con l’Azerbaijan, con cui Ankara ha in essere un accordo per l’importazione di 6,6 miliardi di metri cubi di gas provenienti dal giacimento Shakh Deniz e la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP.  

Questo gasdotto, la TANAP, è progettato per veicolare un massimale di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno in territorio turco e, in seguito, in Unione Europea. Interessamento alla TANAP, che è parte del Corridoio Meridionale Energetico Europeo -fascio di gasdotti concepito dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas e decrementare la dipendenza da Russia ed Algeria- è stato espresso anche da Israele.

Come riportato dall’Ambasciatore israeliano a Baku, Dan Stav, Israele intende compartecipare alla TANAP nell’ambito di un programma di partnership con l’Azerbaijan in materia di energia ed agricoltura. Inoltre, alla luce delle trattative con la Turchia, la compartecipazione di Israele alla TANAP avverrebbe proprio tramite la realizzazione del gasdotto per importare gas naturale dal giacimento Leviathan in territorio turco su cui Ankara e Tel Aviv stanno trattando.

Un ulteriore elemento che facilita la realizzazione dell’accordo energetico tra Israele e la Turchia è l’accordo raggiunto tra il Governo israeliano, la compagnia energetica statunitense Noble Energy e l’israeliana Delek per lo sfruttamento del Leviathan.

L’accordo, che pone fine ad una lunga impasse politica, prevede il controllo della Noble Energy e della Delek sul Leviathan, in cambio della promessa da parte delle due compagnie energetiche di sfruttare al più presto anche gli altri due giacimenti di gas israeliani nel Mar Mediterraneo: il Tamar e il Dalit.

Come dichiarato dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, l’accordo permette ad Israele non solo di soddisfare il proprio fabbisogno di energia, ma anche di esportare gas naturale in Giordania, Egitto, Turchia ed Unione Europea.

A proposito dell’Unione Europea, l’esportazione del gas israeliano avverrebbe proprio grazie al collegamento del Leviathan con la TANAP, di cui Israele si avvarrebbe per immettere il proprio gas nel fascio di gasdotti deputato al trasporto di oro azzurro dall’Azerbaijan in Europa.

Verso la soluzione del caso della Marmara Flotilla

Nonostante il cospicuo interesse da parte di ambo le parti, un ostacolo all’accordo energetico tra Turchia e Israele è rappresentato dall’attacco alla Marmara Flotilla, un cargo marittimo deputato alla consegna di armi ai terroristi palestinesi sotto forma di aiuti umanitari, nel corso del quale, nel 2010, nove cittadini turchi sono stati uccisi.

Come riportato dalla Reuters, una soluzione alla questione sembrerebbe essere molto vicina a seguito di trattative in Svizzera tra il Sottosegretario agli Esteri del Governo turco, Feridun Sinirlioglu, l’inviato di Netanyahu in Turchia, Joseph Ciechanover, e il Capo del Mossad, Yossi Cohen. 

Secondo indiscrezioni, Israele si sarebbe detta disposta a corrispondere una compensazione finanziaria alle vittime turche dell’attacco, così come richiesto da Erdogan. 

Non a caso, il Presidente turco ha descritto la normalizzazione delle relazioni con Israele come un passo necessario per la sicurezza e la prosperità del Medio Oriente.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

Su 24: Turchia e Russia senza partnership energetica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2015

Il Premier turco, Ahmet Davutoglu, si accorda con il Presidente azero, Ilham Aliyev, in merito alla costruzione accelerata del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Posto in sospensione il Turkish Stream, concepito da Mosca per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa in partnership con Ankara



Varsavia – Tramonta il Turkish Stream, si accelera la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Questa è la conseguenza provocata, sul piano energetico, dall’abbattimento di un velivolo militare russo Su-24 da parte dell’esercito turco per via di uno sconfinamento non preannunciato nello spazio aereo della Turchia lo scorso 24 Novembre.

Come dichiarato dal Premier turco, Ahmet Davutoglu, durante un incontro con il Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, la realizzazione della TANAP, gasdotto progettato dal confine tra Turchia e Georgia fino allo stretto del Bosforo per veicolare da 16 a 60 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno- sarà accelerata per soddisfare la richiesta di ottenere oro blu di Baku da parte di Ankara.

La notizia del prolungamento della TANAP segue la decisione della Russia di sospendere la realizzazione del Turkish Stream, gasdotto progettato da Mosca per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo in Unione Europea attraverso il fondale del Mar Nero e la Turchia.

La fine del Turkish Stream, che secondo il Ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, è motivata dalle sanzioni che la Russia ha imposto alla Turchia in seguito all’abbattimento del velivolo militare, in realtà è legata ad un progetto fallito in partenza, dal momento che importanti frizioni tra il Cremlino ed Ankara a riguardo dell’infrastruttura non sono mancate.

Lo scorso Agosto, la Turchia ha posto la realizzazione di un solo tratto del Turkish Stream come condicio sine qua non per concedere l’imprimatur alla realizzazione dell’infrastruttura: una decisione ben lontana dai 4 tratti invece richiesti dalla Russia per centrare il vero obiettivo de gasdotto turco, ossia incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Mosca.

Infatti, il Turkish Stream è la nuova versione del Southstream, un gasdotto concepito dalla Russia per veicolare sempre 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Italia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria. 

Nonostante l’ampia coalizione di Paesi europei impegnati nella realizzazione del gasdotto, aiutata da un sodalizio tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e il colosso italiano ENI, il Southstream è stato rigettato dalla Commissione Europea perché non in linea con le leggi UE in materia di libera concorrenza.

L’Europa diversifica con la TAP

Oltre al naufragio del Turkish Stream, la buona notizia per l’Europa sta proprio nella realizzazione accelerata della TANAP che, una volta approdata sul Bosforo, sarà collegata con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Oltre alla TAP, la Commissione Europea ha dato il via alla realizzazione di una serie di rigassificatori per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America e, così, diminuire ulteriormente la già forte dipendenza dalle importazioni di oro blu dalla Russia.

Secondo indiscrezioni, anche la Turchia starebbe guardando al gas liquefatto del Qatar con un accordo che sarebbe stato firmato di recente da Ankara durante una visita del Presidente turco, Tayyip Erdogan, per aggiungere un’ulteriore fornitore di gas alternativo alla Russia -da cui l’economia turca dipende per il 50% del suo fabbisogno- dopo Azerbaijan, Iran, Algeria e Nigeria.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La Russia invade l’Ucraina: il Paese compatto attorno al Presidente Poroshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 29, 2014

Il Capo dello Stato ucraino convoca il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa per reagire all’attacco dei russi, che, dopo avere conquistato la città di Novoazovsk, si apprestano a prendere il porto di Mariupol per aprire un corridoio fino alla Crimea. Solo mezza Europa si attiva a sostegno di Kyiv, mentre dall’altra metà arrivano solo vuote dichiarazioni di preoccupazione

Niente viaggio in Turchia: occorre restare in Patria perché il posto del Presidente ucraino è a Kyiv, sopratutto quando l’Ucraina è oramai palesemente sotto attacco. Questa è la motivazione che, giovedì, 28 Agosto, ha spinto il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ad annullare la visita presso il neoeletto Capo di Stato turco, Tajip Erdogan, e convocare d’urgenza il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa per affrontare l’invasione attuata dalla Russia.

Nella notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 Agosto, l’esercito russo, già presente nelle Oblast di Donetsk e Luhansk, ha fatto irruzione nel territorio dell’Ucraina sud-orientale arrivando, in poche ore, a prendere il controllo di Novoazovsk: città di importanza cruciale distante pochi chilometri dal porto ucraino di Mariupol.

Come dichiarato dall’autorevole New York Times, con la presa di Mariupol, la Russia intende aprire un corridoio di occupazione tra le regioni occupate dell’est dell’Ucraina e la Crimea: penisola ucraina annessa militarmente dall’esercito russo lo scorso Marzo.

A conferma dell’impegno militare russo è la testimonianza della NATO, che, a poche ore dall’invasione, ha pubblicato foto satellitari che dimostrano la presenza di più di mille soldati della Russia sia nell’est dell’Ucraina, che nella zona occupata durante l’invasione-lampo della scorsa notte.

“I soldati russi sono penetrati in Ucraina dalla frontiera non controllata dalle nostre forze militari. Il gesto è stato effettuato per dare aiuto ai terroristi pro-russi che già occupano il Donbas” ha dichiarato Poroshenko durante la seduta del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, durante la quale ha sottolineato che la situazione nell’est del Paese, seppur complicata, è ancora sotto controllo.

Oltre a quella di Poroshenko, forte è stata anche la reazione dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, che, da capo del Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna, ha invitato all’unità con il Presidente ad un giorno esatto dalla sfida elettorale lanciata dal sua forza politica proprio al Blocco Poroshenko: coalizione di ispirazione centrista formatasi per sostenere il programma del Capo dello Stato nelle Elezioni Parlamentari ucraine.

Un invito all’azione, e non alle parole, è invece provenuto dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha chiesto all’Occidente di congelare i fondi e i conti bancari russi in tutte le banche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America, ed ha ritenuto necessaria la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’invito di Yatsenyuk è stato colto positivamente dalla Lituania, che, avvalendosi del seggio temporaneo presso le Nazioni Unite, ha ottenuto una riunione straordinaria dell’Assemblea ONU dedicata alla crisi in Ucraina.

Pronta è stata la risposta anche della Lettonia, che ha riconosciuto l’esistenza della guerra tra Russia ed Ucraina, e dell’Estonia, che ha invitato la Comunità Internazionale a riconoscere Mosca come parte del conflitto ucraino, nonostante finora il Presidente russo, Vladimir Putin, abbia negato il coinvolgimento russo nella destabilizzazione armata di Kyiv.

“Quando qualcosa che sembra una papera emette un verso da papera allora è una papera per davvero. L’invasione russa in Ucraina è la crisi più grave per l’Europa dal dopoguerra ad oggi” ha commentato Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Esteri della Polonia: Paese che ha ventilato l’ipotesi che la NATO possa armare l’esercito ucraino.

Abbastanza forti sono state le dichiarazioni del Presidente francese, Francois Hollande, che ha ritenuto pericolosa la presenza di soldati russi in territorio ucraino.

La Merkel nel mirino per i suoi interessi con Putin

Tra i protagonisti della politica internazionale a non essere ancora pervenuti ci sono in primis le Autorità dell’Unione Europea e il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, dai quali l’Ucraina e i Paesi dell’Europa Centro-Orientale attendono una presa di posizione forte e determinata in sostegno dell’integrità territoriale di Kyiv.

A rendere complicata la situazione per gli ucraini sono sopratutto le dichiarazioni del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha ventilato l’ipotesi di inasprire le sanzioni alla Russia in reazione all’invasione dell’Ucraina sud-orientale.

Proprio l’atteggiamento della Merkel, a cui l’UE ha de facto appaltato la gestione della crisi ucraina -commettendo un errore geopolitico difficile da controbilanciare- ha provocato frustrazione tra gli ucraini.

Come riportato da diversi esperti, la Merkel avrebbe infatti garantito a Poroshenko solo un aiuto politico, ma non un appoggio militare: un fatto che è stato visto da Putin come il via libera definitivo per avviare l’occupazione dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Attentato in Ucraina: Poroshenko chiede alla Comunità Internazionale che le milizie prorusse siano riconosciute come organizzazioni terroristiche

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 20, 2014

Il Presidente ucraino accusa le milizie prorusse di avere colpito l’aereo della Malaysian Airlines, e di non permettere agli osservatori internazionali di recarsi sul luogo dell’abbattimento. Gran Bretagna, Olanda, Australia e USA accanto alla Polonia per sollevare in sede NATO la questione ucraina

Le cose e le persone vanno chiamate con il loro nome: chi abbatte un aereo passeggeri durante l’occupazione militare di una parte di uno Stato straniero è un terrorista. Questo è il messaggio lanciato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, sabato 19 Luglio, si è appellato alla Comunità Internazionale affinché le sia applicato lo status di associazione terroristica alla Repubblica Popolare di Donetsk e alla Repubblica Popolare di Luhansk: entità statali autoproclamate sotto l’occupazione militare delle milizie prorusse in Ucraina orientale.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la richiesta di Poroshenko è motivata da due motivi: in primis, le milizie pro-russe hanno abbattuto il Boeing 777 della Malaysian Airlines su cui viaggiavano 298 civili di nazionalità malese, olandese, americana, britannica e neozelandese.

In secondo luogo, i miliziani non hanno permesso né alle Autorità ucraine, né agli ispettori dell’OSCE di recarsi sul luogo dell’abbattimento per avviare le indagini e restituire i cadaveri alle famiglie.

“Gli informatori europei sono impossibilitati a recarsi presso il luogo dell’abbattimento, e ci riferiscono di cadaveri trasportati da un posto all’altro brutalmente: questa situazione è inaccettabile -ha dichiarato Poroshenko- Questi comportamenti non possono restare impuniti: un processo a carico delle milizie prorusse deve essere effettuato al più presto”.

Concorde con Poroshenko si è detto il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha assicurato l’impegno della Polonia a supportare la posizione di Kyiv preso la riunione dei Paesi del Gruppo di Vysehrad, la NATO e l’Unione Europea.

Oltre alla Polonia, tradizionale alleato dell’Ucraina, Poroshenko ha incassato anche il sostegno di Gran Bretagna e Olanda, dopo che il Primo Ministro britannico, David Cameron, e il Premier olandese, Mark Rutte, hanno ritenuto necessario assicurare i responsabili alla giustizia, come riportato dall’agenzia AFP.

Concorde con Cameron e Rutte si è detto il Premier australiano, Toni Abbott, mentre il Presidente degli Stati Uniti D’America, Barack Obama, ha illustrato le evidenti responsabilità delle milizie prorusse e della Russia nell’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines in Ucraina orientale.

Duro con le milizie prorusse si è anche dichiarato anche il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, in un’intervista all’autorevole Bild, ha criticato la Russia per permettere ai miliziani che occupano l’est dell’Ucraina e la Crimea di continuare ad approntare azioni militari tese a destabilizzare il Governo ucraino.

Differente è l’ipotesi espressa dal Premier turco, Tajip Erdogan, che, come riportato dall’Hurriyet, si è detto convinto che l’aereo malaysiano sia stato abbattuto dai russi.

La Russia si riarma ai confini con l’Ucraina

A dare ragione a Erdogan è un’inchiesta dell’autorevole Wall Street Journal, che, sulla base di documenti dell’intelligence degli Stati Uniti d’America e dell’Ucraina, ha provato il coinvolgimento della Russia nel supportare attivamente le milizie pro-russe con armamenti di ogni tipo.

Oltre al sistema BUK, con cui i miliziani pro-russi hanno abbattuto il volo della Malaysia, i russi hanno fornito anche carri armati, batterie missilistiche terra-aria e uomini da infiltrare nelle regioni ucraine orientali.

A sostegno dei timori del Wall Street Journal sono anche le segnalazioni della NATO e del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, che, Domenica, 20 Luglio, hanno fissato il movimento di 30 carri armati dell’esercito russo nelle regioni occidentali della Russia, a ridosso del confine ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Asse Putin-Erdogan nella Guerra del Gas contro l’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 2, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom incrementa la quantità di gas esportato ad Ankara, che ha aperto le trattative per la rinegoziazione degli accordi energetici con l’Azerbaijan. Col potenziamento del gasdotto Bluestream, Mosca mette a serio repentaglio relazioni contrattuali fondamentali per la diversificazione delle forniture di oro blu dell’Europa

Giochi di Contratto in un’area del Mondo delicata tanto quanto l’Ucraina mettono a serio repentaglio la realizzazione del Corridoio Meridionale dell’Unione Europea e, più in generale, la necessaria diversificazione delle forniture di gas per i Paesi membri UE. Lo scorso 22 Aprile, Turchia e Russia hanno concordato l’incremento della quantità di gas russo inviata da Mosca in territorio turco per mezzo del gasdotto Bluestream: infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Nero nel 2005 per mezzo di un accordo politico tra il Presidente russo, Vladimir Putin, il Premier turco Tajip Erdogan, e quello italiano Silvio Berlusconi.

Nello specifico, durante un incontro ad Ankara tra il Ministro dell’Energia turco Taner Yildiz e il Vicepresidente del monopolista statale russo del gas Gazprom, Aleksandr Medvedev, la Russia ha proposto l’aumento della quantità di gas venduta ad Ankara tramite il Bluestream da 16 a 19 Miliardi di metri cubi all’anno.

La proposta di Mosca, che fonti ben autorevoli confermano essere stata accettata da Ankara, è servita alla Russia per compensare la richiesta avanzata dalla Turchia di uno sconto sul prezzo del gas con l’impegno a garantire forniture di oro blu russo stabili e durature.

Se sul piano effettivo l’incremento delle esportazioni di gas russo in Turchia va incontro alla crescente domanda turca di energia, su quello geopolitico il rafforzamento del transito di oro blu attraverso il Bluestream punta a mettere in crisi le relazioni energetiche che Ankara intrattiene con Azerbaijan ed Iran.

Infatti, l’incremento del gas esportato in Turchia dalla Russia ha subito spinto Ankara a richiedere una revisione dei contratti con Azerbaijan e Iran sopratutto per quanto riguarda la cancellazione della clausola Prendi o Paga, che, ad oggi, obbliga la parte turca ad acquistare un massimale di 6,6 miliardi di metri cubi di gas azero e di 10 miliardi di metri cubi iraniano.

Oltre che al declassamento delle relazioni turche con due importanti fornitori, la mossa della Russia nell’aumentare la portata del Bluestream è orientata a bloccare il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Per decrementare la forte dipendenza dalle importazioni da Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha concepito la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati per importare oro blu dall’Azerbaijan -e possibilmente anche da Israele ed Iraq- attraverso il territorio turco.

Del Corridoio Meridionale fanno parte due progetti che coinvolgono diversi Paesi UE ed extra-UE, come il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Turchia occidentale dall’Azerbaijan attraverso Georgia e tutto il territorio turco.

Altro progetto del Corridoio Meridionale è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per trasportare 10 miliardi di metri cubi del gas azero veicolato dalla TANAP dalla Turchia Occidentale in Italia attraverso Grecia ed Albania, con diramazioni che servono anche Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Ungheria, Bulgaria e Romania.

Il Bluestream come il Southstream

La realizzazione del Corridoio Meridionale UE ha avuto una notevole implementazione in seguito alle sanzioni di carattere anche energetico che l’UE ha imposto alla Russia in risposta all’annessione militare della Crimea e alle provocazioni militari organizzate da Mosca in Ucraina orientale.

Nello specifico, le sanzioni UE hanno congelato il Southstream: gasdotto, progettato sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia e Austria, sempre sulla base di un accordo politico tra Putin e Berlusconi, che mira ad incrementare a 63 miliardi di metri cubi annui la quantità di gas inviato dalla Russia in Europa.

In alternativa al Southstream, che la Commissione Europea ha più volte dichiarato essere illegale e lesivo della sicurezza energetica dei Paesi UE, Putin, per mezzo del Bluestream, sta ora cercando di allontanare dalla partecipazione ai progetti energetici europei un Paese, la Turchia, fondamentale per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

GAS: ISRAELE PROGETTA RIFORNIMENTI DI GAS IN MEDIO ORIENTE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 17, 2013

La compagnia Delek, impegnata nello sfruttamento del giacimento Tamar, progetta esportazioni in Egitto, Giordania e Turchia. L’importanza geopolitica della posizione di Tel Aviv.

Il gas come mezzo di pace per superare odi e divisioni è la ricetta proposta dalla compagnia energetica israeliana Delek, molto influente presso gli ambiti politici di Israele.

Nella giornata di lunedì, 15 Aprile, il Capo Esecutivo della Delek ha dichiarato la volontà da parte di Israele di avviare esportazioni di gas naturale dal giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo, su larga scala.

Come riporta il Financial Times, gli obiettivi del Governo israeliano sono destinati a sconvolgere la geopolitica del gas della regione, in quanto Tel Aviv è intenzionata ad esportare oro blu in Egitto, da cui finora ha dipeso per il 90%.

Un altro Paese interessato dalle esportazioni del gas di Israele è la Giordania, che potrebbe ottenere il carburante israeliano per sostenere la sua economia.

Un altro vettore individuato come importante è la Turchia, a cui Israele esporterà il gas attraverso la realizzazione di un apposito gasdotto.

Il miracolo di Obama aiuta anche Bruxelles

L’invio di gas israeliano in Turchia è strategico anche per la politica energetica dell’Unione Europea, in quanto il territorio turco è destinato a diventare il principale corridoio di transito del gas dell’Azerbaijan in Europa.

Il riavvicinamento tra Turchia e Israele dopo il congelamento delle relazioni dovuto all’uccisione di 9 cittadini turchi con l’attacco armato israeliano alla ‘Freedom Flottilla’ è stato un successo del Presidente USA, Barack Obama.

Durante la sua missione in Medio Oriente, il Presidente USA ha convinto il Premier israeliano, Benjamin Netahyahu, a risolvere la questione con il suo collega turco, Tayyip Erdogan.

L’Unione Europea, oltre all’Azerbaijan e al LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America, sta diversificando le forniture di oro blu da quelle dalla Russia, che oggi controlla il 40% del fabbisogno energetico continentale complessivo.

Matteo Cazzulani

GAS: OBAMA RIFORNISCE DI SHALE ANCHE IL GIAPPONE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 3, 2013

Il Dipartimento di Stato USA pronto ad avviare l’esportazione di LNG in Giappone per garantire a Tokyo la diversificazione degli approvvigionamenti e la diminuzione del prezzo delle importazioni di energia. Il Governo giapponese intenzionato a realizzare una Borsa dell’oro blu liquefatto

Un evento di rilevanza nella politica energetica mondiale che consente agli Stati Uniti d’America di rafforzare la propria posizione in Asia. Nella giornata di Venerdì, 29 Marzo, il Dipartimento di Stato USA ha dichiarato l’intenzione di avviare l’esportazione di gas Shale liquefatto in Giappone.

Come riportato da Natural Gas Asia, Washington ha già ricevuto più di venti offerte di cooperazione per l’avvio della partnership energetica con Tokyo, tra cui molte compagnie energetiche giapponesi interessate a stringere i rapporti con gli USA.

Con l’avvio dello sfruttamento dei cospicui giacimenti domestici di Shale -gas ubicato in rocce porose poste a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking adoperate solo in Nordamerica- gli Stati Uniti d’America hanno incrementato le esportazioni di LNG in Asia.

Forti del prezzo concorrenziale offerto agli acquirenti asiatici, legato alla cospicuità dello Shale posseduto nei giacimenti domestici, gli USA si sono imposti nel mercato di India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Il Giappone costituisce l’ennesimo mercato in cui Washington può avviare le proprie esportazioni per consolidare ulteriormente la propria posizione nel settore energetico asiatico.

Per quanto riguarda il Giappone, l’avvio dell’importazione dello Shale USA rappresenta una soluzione alla drastica riduzione dell’energia nucleare, decisa nel 2011 in seguito al disastro avvenuto presso la centrale atomica di Fukushima.

Inoltre, lo Shale statunitense permette al Giappone di diversificare le fonti di approvvigionamento di LNG, che ad oggi Tokyo importa principalmente da Qatar, Australia e, nei prossimi tempi, anche dalla Russia.

L’interesse del Giappone nutrito nei confronti del gas liquefatto è dato anche dalla decisione del Governo di Tokyo di istituire una Borsa dell’LNG, in cui saranno presenti anche compagnie esperte nella realizzazione di infrastrutture energetiche e termoelettriche.

Come riportato dalla Reuters, lo scopo del Governo giapponese è non solo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, ma anche la rottura degli schemi tariffari vigenti, che ad oggi legano il costo dell’oro blu a quello del greggio.

L’Europa diversifica gli approvvigionamenti grazie alla pax tra Turchia e Israele

Oltre che nel mercato asiatico, gli Stati Uniti d’America sono riusciti a dare una svolta anche alla situazione del gas in Medio Oriente quando, grazie alla mediazione del Presidente USA, Barack Obama, il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo collega turco Tayyip Erdogan, hanno posto fine ad una crisi diplomatica pluriennale.

Come riportato dalla Trend, il riavvicinamento tra Israele e Turchia è maturato nella proposta di una partnership energetica tra i due Paesi, per garantire l’esportazione del gas israeliano nel mercato Europeo attraverso il sistema infrastrutturale energetico turco.

Nello specifico, Israele ha proposto l’avvio immediato della realizzazione di un gasdotto per trasportare 16 Miliardi di metri cubi di gas in Turchia dal giacimento Tamar, ubicato nel Mar Mediterraneo.

Una volta approdato in Turchia, il gas israeliano sarà trasportato in Europa attraverso il Corrodio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan tramite il territorio turco.

Se realizzato, il progetto garantirebbe all’Unione Europea la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria, le cui forniture, ad oggi, coprono circa l’80% del fabbisogno complessivo UE.

Matteo Cazzulani

PACE ISRAELE-TURCHIA: IL CAPOLAVORO DI OBAMA È UN’OPPORTUNITÀ PER L’EUROPA

Posted in Guerra del gas, Uncategorized by matteocazzulani on March 23, 2013

Il Presidente democratico USA vero regista della pacificazione tra Tel Aviv ed Ankara. Washington assume un ruolo da protagonista nella lotta al terrorismo, con conseguenze di carattere geopolitico ed energetico di notevole importanza per l’Europa

Un risultato diplomatico non facile da raggiungere, che apre prospettive importanti per l’Europa e l’Occidente sul piano politico ed energetico.

Nella giornata di venerdì, 22 Marzo, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha convinto il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a ricucire lo strappo diplomatico con il suo collega turco, Tayyip Erdogan.

Le relazioni tra Israele e Turchia -due Paesi che hanno sempre collaborato anche in virtù dell’appartenenza di Ankara alla NATO, e della vicinanza di Tel Aviv agli USA- sono congelate dall’attacco militare israeliano del Marzo del 2010 alla ‘Freedom Flottilla’.

L’attacco armato contro le navi, che secondo l’equipaggio della ‘Flottilla’ avrebbe dovuto consegnare viveri in Palestina, mentre Israele ha ritenuto che essa trasportasse munizioni per armare il terrorismo palestinese, ha provocato nove morti di nazionalità turca.

Nella telefonata, Netanyahu ha ritenuto l’agguato un errore dalle conseguenze imprevedibili, ed ha espresso la volontà di riprendere lo smalto del passato nelle relazioni tra Israele e Turchia.

Soddisfazione è stata espressa dal Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davitoglu, che ha sottolineato come il Premier Erdogan abbia condiviso la necessità di ripristinare le relazioni diplomatiche tra Tel Aviv ed Ankara.

Il riavvicinamento tra Israele e Turchia è una vittoria diplomatica del Presidente Obama, che consente agli USA di ricompattare il fronte turco-israeliano, necessario per proteggere l’Occidente dalle minacce costituite da Siria e Iran e, più in generale, dal terrorismo fondamentalista.

Con il sostegno al riavvicinamento tra Tel Aviv ed Ankara, e il supporto dato alla costituzione di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele, il Presidente democratico ha inoltre corretto definitivamente la linea di politica estera muscolare del suo predecessore repubblicano, George W Bush, nel Mondo arabo, conferendo agli USA un’immagine meno negativa.

Il gas di Israele in Europa attraverso la Turchia, ora si può

Particolare importanza dell’attività diplomatica di Obama è anche legata all’energia, poiché il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia potrebbe portare alla realizzazione del progetto di trasporto del gas israeliano in Europa attraverso il territorio turco.

Israele, che possiede un giacimento di 10 Miliardi di piedi cubi di gas, ha preventivato l’esportazione del carburante in Europa grazie ad una partnership con Cipro che, tuttavia, è stata sospesa in seguito alla situazione critica vissuta da Nicosia.

Per questa ragione, Tel Aviv potrebbe riattualizzare l’ipotesi -congelata da Ankara in seguito alla crisi diplomatica con Israele- della costruzione di un gasdotto verso la Turchia, dove il gas verrebbe immesso nelle condutture che veicolano carburante dall’Azerbaijan in Unione Europea.

Tale soluzione renderebbe possibile per l’Unione Europea l’importazione di gas da Israele, ed annullare l’azione di disturbo dell’operazione attuata dalla Russia, che sta puntando sul controllo del settore energetico di Cipro per impedire l’importazione di carburante israeliano attraverso Nicosia.

Matteo Cazzulani

TURCHIA E ISRAELE ROMPONO LE RELAZIONI DIPLOMATICHE ED ENERGETICHE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 18, 2013

Il Governo turco sospende i progetti di collaborazione nel settore del gas fino a quando le Autorità israeliane non ricompenseranno le vittime dell’attacco alla Freedom Flottilla del 2010. I rifornimenti di gas all’UE alternativi alla Russia la ratio del contrasto.

Il Premier turco, Tayyip Erdogan

Il Premier turco, Tayyip Erdogan

Una commistione tra politica ed energia che che riguarda l’Europa molto da vicino. Nella giornata di venerdì, 15 Febbraio, la Turchia ha posto il suo diniego all’avvio del progetto di esportazione di gas da Israele in Europa per motivazioni politiche.

Come riportato dalla Trend, il Ministro dell’Energia della Turchia, Taner Yildiz, ha motivato la posizione risoluta di Ankara con le mancate scuse da parte di Israele per l’uccisione di nove cittadini turchi durante l’attacco alla Freedom Flottilla nel 2010.

Il Ministro Yildiz ha posto come condicio sine qua per il rinnovo della cooperazione energetica con Tel Aviv anche l’erogazione di compensazioni alle famiglie delle vittime turche dell’attacco militare al cargo navale -che per i turchi trasportava aiuti in Palestina, mentre secondo gli israeliani riforniva di armi i terroristi palestinesi- e l’immediato sgombero da parte di Israele della Striscia di Gaza.

Un preludio al dissidio tra i due Paesi si è avuto nel Settembre 2012, quando il Premier turco, Tajip Erdogan, ha richiamato in Patria l’Ambasciatore a Tel Aviv, ed ha posto i rapporti diplomatici con Israele su un secondo piano rispetto a quelli con altri Paesi del Medioriente.

Tuttavia, l’inasprimento dei rapporti turco-israeliani è dettato anche dalla concorrenza tra i due Paesi per garantire all’Unione Europea fonti di approvvigionamento di gas alternative a quelle della Russia.

Per diminuire la dipendenza da Mosca -da cui l’UE dipende per il 40% del fabbisogno continentale di gas- la Commissione Europea ha progettato l’importazione diretta di oro blu da fonti alternative, Azerbaijan e Turkmenistan, mediante la costruzione di un sistema di gasdotti che transitano attraverso la Turchia.

Negli ultimi mesi del 2012, la scoperta di un cospicuo giacimento di gas al largo delle coste israeliane del Mar Mediterraneo ha però reso Tel Aviv una possibile fonte di approvvigionamento di gas alternativa alla Russia, che avrebbe finito per ridimensionare l’importanza della Turchia per l’UE.

I turchi restano favoriti

A giocare a favore della Turchia sono i progressi registrati nel progetti di importazione diretta del gas dall’Azerbaijan.

In partnership con le Autorità azere, il Governo turco ha avviato la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP: conduttura concepita per veicolare il gas proveniente dall’Azerbaijan dalla Georgia alla Turchia Occidentale.

Da qui, due condutture, il Nabucco e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- sono state progettate dalla Commissione Europea per trasportare il gas azero rispettivamente in Austria attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria, e in Italia attraverso Grecia e Albania.

Al contrario, il trasporto del gas israeliano in Europa è ancora privo di un progetto organico e ben definito.

Oltre al varo di una partnership tra Israele, Cipro e Grecia per il trasporto diretto del gas in UE – da cui non è derivato ancora nessun piano concreto- Tel Aviv ha preventivato l’invio del carburante estratto dal Mar Mediterraneo in Europa attraverso la Turchia, mediante la costruzione di un apposito gasdotto dalle coste israeliane al territorio turco.

Il congelamento delle relazioni diplomatiche ed energetiche tra Ankara e Tel Aviv ha però sospeso la realizzazione del progetto, lasciando insoluta la questione dell’esportazione del gas israeliano verso il Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

TURCHIA-RUSSIA-SIRIA: IL GAS OLTRE ALLA CRISI POLITICO-MILITARE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 12, 2012

Il ripristino delle forniture di oro blu dall’Azerbaijan da parte del colosso British Petroleum hanno evitato ad Ankara di sommare un’emergenza energetica al peggioramento dei rapporti con Mosca per via delle tensioni con Damasco. L’importanza del territorio turco per la sicurezza energetica europea.

Non solo tensioni politiche a causa della Siria: tra Turchia e Russia il braccio di ferro è sopratutto energetico. Nella giornata di mercoledì, 10 Ottobre, il colosso energetico British Petroleum ha riavviato l’invio di gas dall’Azerbaijan alla Turchia dopo l’improvvisa interruzione di giovedì, 4 Ottobre

Il percorso del Gasdotto del Caucaso del Sud

Come riportato dall’autorevole Trend, lo stop del flusso di gas sarebbe dovuto ad un atto terroristico. Secondo la British Petroleum, l’interruzione di invio di oro blu in Turchia sarebbe stato invece dettato da lavori di manutenzione sulla conduttura che dal giacimento azero Shakh-Deniz, al largo di Baku, conduce il carburante presso il porto turco di Ceyan.

Il ripristino delle forniture di gas è stato possibile grazie alla presa di posizione della compagnia nazionale turca, Botas, che dinnanzi allo stop dei rifornimenti si è dapprima rivolta alla British Petroleum per un immediato ripristino delle importazioni dall’Azerbaijan, e, successivamente, ha richiesto alla Russia l’aumento del flusso di oro blu destinato alla penisola anatolica.

Con il ripristino delle forniture, la British Petroleum, che gestisce l’invio di oro blu azero in territorio turco, non solo ha posto fine ad un’emergenza nazionale, ma ha scongiurato alla Turchia l’incremento delle forniture dalla Russia: un fatto che avrebbe causato ripercussioni notevoli nei rapporti tra Ankara e Mosca anche sul piano politico.

Nella giornata di Domenica, 14 Ottobre, era infatti programmato un vertice tra il Premier turco, Tayyip Erdogan, e il Presidente russo, Vladimir Putin. Come riportato dall’autorevole Hurriyet Daily News, i due politici avrebbero dovuto discutere di tematiche energetiche, come il rafforzamento delle relazioni turco-russe nel settore del gas.

Tra i punti all’ordine del giorno vi sarebbe stata anche la costruzione nelle acque territoriali della Turchia del Southstream: gasdotto concepito da Mosca per riforniredi proprio carburante l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica e, nel contempo, impedire alla Commissione Europea di importare direttamente in Europa gas azero transitando dalle infrastrutture di Ankara.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui, nella giornata di giovedì, 11 Ottobre, Putin ed Erdogan hanno deciso di rinviare il vertice a data da destinarsi. Come riportato dall’agenzia Interfax, la motivazione è legata al caso del volo Mosca-Damasco trattenuto ad Ankara dalle forze di polizia turche il 10 Ottobre per un controllo sul carico contenuto nel velivolo: sospettato di trasportare armi dalla Russia alla Siria.

I timori turchi nei confronti dei russi sono dettati da una situazione altamente bollente. La scorsa settimana, la Turchia ha riposto ad attacchi armati siriani sul proprio territorio con azioni militari nel settentrione della Siria, volte a scoraggiare future aggressioni balistiche di Damasco in territorio turco.

Forte del voto del Parlamento nazionale, la Turchia ha agito con il pieno appoggio di NATO, UE ed ONU, mentre la Russia si è schierata a fianco della Siria e della dittatura di Bashar Al-Assad.

Se analizzata sul piano energetico, la crisi turco-russa – originatasi per via ella questione siriana – avrebbe potuto avere risvolti pesanti per la Turchia se le forniture di gas dall’Azerbaijan non fossero state ripristinate dalla British Petroleum.

Priva dei rifornimenti azeri, Ankara sarebbe arrivata al vertice tra Erdogan e Putin in una condizione di subalternità. In cambio dell’aumento immediato delle forniture di gas dalla Russia, avrebbe potuto effettuare concessioni immediate a Mosca sul Southstream e, così, avrebbe messo a repentaglio il piano di diversificazione delle forniture approntato dall’Unione Europea.

La Turchia dalla Russia all’Europa

I rapporti energetici tra Turchia e Russia sono mutati nel corso degli ultimi tempi, passando da una stretta collaborazione ad una progressiva diversificazione delle forniture da parte di Ankara, anche grazie politica del gas dell’Unione Europea.

Dopo la realizzazione dei gasdotti Tarbriz-Ankara e del Blue Stream – condutture che garantiscono alla Turchia forniture di gas da Iran e Russia – il Governo turco ha incrementato la propria sicurezza energetica grazie alla realizzazione del Gasdotto del Caucaso del Sud, con cui il carburante azero è trasportato tramite la Georgia, costeggiando l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyan.

Oltre alla diversificazione delle forniture, Ankara si è presentata come un importante partner dell’Unione Europea per il trasporto del gas dal giacimento di Shakh-Deniz direttamente nel Vecchio Continente.

Pur mantenendo buoni rapporti con la Russia, la Turchia ha sostenuto la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati da Bruxelles per permettere l’importazione dell’oro blu azero.

Significativo per comprendere il posizionamento energetico di Ankara è quanto avvenuto negli ultimi mesi. Dopo avere concordato in via preventiva nella primavera del 2012 il transito del Southstream presso le proprie acque nazionali, l’8 Ottobre 2012 il Governo turco ha dichiarato il proprio appoggio politico al Nabucco: il principale dei gasdotti del Corridoio Meridionale UE.

Il 10 Ottobre, il Presidente turco, Abdullah Gul, ha ratificato l’accordo intergovernativo tra Turchia e Azerbaijan per la costruzione del Gasdotto Transanatolico -TANAP: infrastruttura progettata per il trasporto di gas dal giacimento Shakh-Deniz alle coste turche occidentali, necessaria per rifornire di carburante azero il corridoio meridionale UE.

Matteo Cazzulani