LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del gas: la Turchia sempre meno dipendente dalla Russia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 31, 2016

Ankara aumenta la quantità di gas importata da Iran ed Azerbaijan a spese dell’oro blu proveniente da Mosca. La crisi diplomatica turco-russa e la politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea le ragioni del nuovo equilibrio energetico



Varsavia – Più Iran ed Azerbaijan e meno Russia, ma pur sempre dipendenti dal gas di Mosca. Questa è la situazione della politica energetica della Turchia che, secondo l’Agenzia per la regolamentazione del mercato energetico turco -EPDK- nel primo trimestre del 2016 ha importato un totale di 13,17 miliardi di metri cubi di gas, dei quali 10,24 attraverso gasdotti, mentre il 2,93 per mezzo di rigassificatori.

Secondo i dati della EPDK, ad acquisire importanza nella politica energetica turca è l’Iran, che ha incrementato le forniture di gas alla Turchia dai 2,14 miliardi di metri cubi di gas del primo trimestre del 2015 ai 2,18 miliardi di metri cubi inviati ad Ankara nel primo trimestre del 2016. 

Nello specifico, le forniture di gas dall’Iran, effettuate attraverso il Gasdotto Terbiz-Ankara, coprono il 16,4% delle importazioni di oro azzurro complessive della Turchia.

Ad incrementare la propria importanza come fornitore di gas della Turchia è anche l’Azerbaijan che, secondo le stime, ha incrementato la quantità di oro azzurro esportato nel mercato turco a 1,71 miliardi di metri cubi di gas nel primo trimestre 2016 rispetto all’1,69 del primo trimestre del 2015.

Le importazioni di gas dall’Azerbaijan, effettuate attraverso il Gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum, coprono il 13% del fabbisogno di gas della Turchia.

L’incremento delle importazioni da Iran ed Azerbaijan ha comportato un decremento della quantità di gas che la Turchia importa dalla Russia. Ad oggi, Ankara ha importato da Mosca 6,35 miliardi di metri cubi di gas nel primo trimestre del 2016, in netto calo rispetto ai 7,5 miliardi di metri cubi di oro azzurro russo importati nel primo trimestre 2015.

La Russia, che esporta gas nel sistema infrastrutturale energetico turco attraverso il Bluestream -gasdotto realizzato sul fondale del Mar Nero- resta tuttavia un importante fornitore di energia per la Turchia, dal quale Ankara importa il 48,2% di oro azzurro.


Le motivazioni dell’incremento dell’importanza energetica di Iran ed Azerbaijan a spese della Russia nel mercato energetico della Turchia sono legate a motivazioni di diversa natura. In primis, il congelamento delle relazioni diplomatiche tra Ankara e Mosca a seguito dell’abbattimento di un velivolo miliare russo nel Novembre 2014, ritenuto dalle forze armate turche responsabile di avere ripetutamente violato lo spazio aereo della Turchia, ha avuto ripercussioni sul lato energetico. 

Infatti, Ankara non solo ha decrementato la quantità di gas importata dalla Russia, ma ha anche affossato il Turkish Stream, un gasdotto che Mosca aveva progettato, sempre sul fondale del Mar Nero, per incrementare la quantità di gas inviata nei mercati energetici dell’Unione Europea -e, con esso, aumentare la dipendenza dei Paesi membri UE dalle forniture di energia del Cremlino.

In secondo luogo, occorre considerare lo stretto legame energetico tra Turchia ed Azerbaijan, rafforzatosi, di recente, con la realizzazione del Corridoio Meridionale Energetico Europeo, un fascio di gasdotti che la Commissione Europea ha concepito per diversificare le forniture di gas nei mercati dei Paesi membri dell’Unione Europea.

Il Corridoio Meridionale è concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan all’Italia attraverso la Turchia, che figura non solo come un importante Paese di transito, ma anche come uno dei principali investitori dell’infrastruttura.

Infine, da tenere da conto è anche la revoca delle sanzioni occidentali all’Iran, un fatto che ha incentivato Tehran a presentarsi agli occhi dell’Unione Europea come un potenziale fornitore di gas che, assieme all’Azerbaijan, aiuterebbe l’UE a decrementare l’alta dipendenza energetica da Russia ed Algeria.


Le conseguenze del gelo energetico turco-russo

Oltre a Iran ed Azerbaijan, importante per la Turchia potrebbe rivelarsi la carta israeliana, dal momento in cui Israele mantiene vivo un progetto atto ad esportare il gas proveniente dai giacimenti del Mediterraneo Orientale nel mercato dell’Unione Europea proprio attraverso il sistema infrastrutturale energetico turco.

Nello specifico, il progetto israeliano prevede la realizzazione di un gasdotto sul fondale del Mediterraneo orientale per veicolare il gas estratto dai giacimenti Tamar e Leviathan fino alla Turchia dalla quale, attraverso il Corridoio Meridionale, l’oro azzurro di Tel Aviv arriverebbe in Unione Europea.

Con l’avvio delle importazioni di gas da Israele, ma già da ora con l’incremento della quantità di gas veicolata da Iran ed Azerbaijan, la Turchia potrebbe rafforzare la propria posizione nei confronti dell’Unione Europea, risultando, agli occhi di Bruxelles, un Paese di transito del quale l’UE non può fare a meno per diversificare le proprie forniture di gas.

D’altro canto, la diminuzione del peso della Russia nel mercato energetico turco potrebbe comportare un inasprimento delle relazioni tra Ankara e Mosca, sopratutto se si considera che, per il Cremlino, la Turchia rappresenta uno dei principali mercati nei quali esportare il proprio gas.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Su 24: Turchia e Russia senza partnership energetica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2015

Il Premier turco, Ahmet Davutoglu, si accorda con il Presidente azero, Ilham Aliyev, in merito alla costruzione accelerata del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Posto in sospensione il Turkish Stream, concepito da Mosca per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa in partnership con Ankara



Varsavia – Tramonta il Turkish Stream, si accelera la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Questa è la conseguenza provocata, sul piano energetico, dall’abbattimento di un velivolo militare russo Su-24 da parte dell’esercito turco per via di uno sconfinamento non preannunciato nello spazio aereo della Turchia lo scorso 24 Novembre.

Come dichiarato dal Premier turco, Ahmet Davutoglu, durante un incontro con il Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, la realizzazione della TANAP, gasdotto progettato dal confine tra Turchia e Georgia fino allo stretto del Bosforo per veicolare da 16 a 60 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno- sarà accelerata per soddisfare la richiesta di ottenere oro blu di Baku da parte di Ankara.

La notizia del prolungamento della TANAP segue la decisione della Russia di sospendere la realizzazione del Turkish Stream, gasdotto progettato da Mosca per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo in Unione Europea attraverso il fondale del Mar Nero e la Turchia.

La fine del Turkish Stream, che secondo il Ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, è motivata dalle sanzioni che la Russia ha imposto alla Turchia in seguito all’abbattimento del velivolo militare, in realtà è legata ad un progetto fallito in partenza, dal momento che importanti frizioni tra il Cremlino ed Ankara a riguardo dell’infrastruttura non sono mancate.

Lo scorso Agosto, la Turchia ha posto la realizzazione di un solo tratto del Turkish Stream come condicio sine qua non per concedere l’imprimatur alla realizzazione dell’infrastruttura: una decisione ben lontana dai 4 tratti invece richiesti dalla Russia per centrare il vero obiettivo de gasdotto turco, ossia incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Mosca.

Infatti, il Turkish Stream è la nuova versione del Southstream, un gasdotto concepito dalla Russia per veicolare sempre 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Italia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria. 

Nonostante l’ampia coalizione di Paesi europei impegnati nella realizzazione del gasdotto, aiutata da un sodalizio tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e il colosso italiano ENI, il Southstream è stato rigettato dalla Commissione Europea perché non in linea con le leggi UE in materia di libera concorrenza.

L’Europa diversifica con la TAP

Oltre al naufragio del Turkish Stream, la buona notizia per l’Europa sta proprio nella realizzazione accelerata della TANAP che, una volta approdata sul Bosforo, sarà collegata con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Oltre alla TAP, la Commissione Europea ha dato il via alla realizzazione di una serie di rigassificatori per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America e, così, diminuire ulteriormente la già forte dipendenza dalle importazioni di oro blu dalla Russia.

Secondo indiscrezioni, anche la Turchia starebbe guardando al gas liquefatto del Qatar con un accordo che sarebbe stato firmato di recente da Ankara durante una visita del Presidente turco, Tayyip Erdogan, per aggiungere un’ulteriore fornitore di gas alternativo alla Russia -da cui l’economia turca dipende per il 50% del suo fabbisogno- dopo Azerbaijan, Iran, Algeria e Nigeria.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Turkish Stream e Nord Stream. Putin con Tsipras e Germania lancia l’offensiva energetica all’Unione Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2015

Il Presidente russo e il Premier greco rilanciano il gasdotto progettato per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno dalla Federazione Russa in Grecia attraverso il fondale del Mar Nero. A rischio la realizzazione della TAP e la politica energetica comune dell’UE



Varsavia – L’attivismo militare russo in Ucraina e Siria non ha posto nel dimenticatoio il disegno del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di sottomettere l’Unione Europea sul piano energetico. Nella giornata di venerdì, 25 Settembre, Putin ha concordato con il Premier greco, Alexis Tsipras, il rilancio del gasdotto Turkish Stream, infrastruttura concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo alla Grecia attraverso il fondale del Mar Nero.

Il contatto tra Putin e Tsipras è stato confermato sia dall’ufficio stampa del Cremlino, che dalla Cancelleria del neo-rieletto Premier greco, che ha sottolineato il carattere strategico dell’alleanza tra Grecia e Russia in merito al Turkish Stream, così come stabilito da un memorandum sottoscritto da Mosca e Atene durante il recente vertice economico di San Pietroburgo.

Dal punto di vista geopolitico, il Turkish Stream è concepito dalla Russia per evitare la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura supportata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia veicolando gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.

Oltre a contrastare la TAP, per incrementare la dipendenza energetica da Mosca dell’Europa Centrale il Turkish Stream potrebbe potenzialmente avvalersi della realizzazione di un gasdotto, l’Eastring, concepito da altri Paesi membri dell’Unione Europea alleati della Russia -Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca- per veicolare il gas russo nel territorio slovacco, ungherese e ceco.

A conferma, sono arrivate le dichiarazioni del Presidente della compagnia energetica slovacca Eustream, Thomas Marecka, che ha ribadito come l’Eastring, progettato dalla Grecia alla Slovacchia attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, sia un progetto compatibile con la TAP ma sopratutto con il Turkish Stream.

Nonostante il vento in poppa dato dal supporto di Tsipras -che ha sempre sostenuto gli interessi energetici e commerciali russi in Europa- il Turkish Stream potrebbe subire rallentamenti per via della posizione della Turchia, che nonostante un iniziale sostegno ha poi congelato il progetto sostenendo la necessità di soppesare la possibilità di realizzare il gasdotto sul fondale delle acque territoriali turche. 

Oltre al Turkish Stream, che malgrado l’opposizione turca ha buone chance di essere realizzato grazie al supporto politico che Paesi dell’Unione Europea tradizionalmente filorussi daranno sicuramente al progetto -Grecia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria in primis- un altro mezzo della politica energetica aggressiva di Putin in Europa è il raddoppio del gasdotto Nord Stream.

L’accordo per il raddoppio dell’infrastruttura, realizzata nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente dalla Russia alla Germania, è stato sottoscritto lo scorso 4 Settembre, in occasione del Forum Economico di Vladivostok, da esponenti delle compagnie energetiche coinvolte nel progetto: il monopolista russo del gas Gazprom, il colosso olandese Shell, la compagnia austriaca OMV e la tedesca E.On.

La politica bilaterale tra Russia e Germania annichilisce l’Europa

Più che di natura commerciale, il raddoppio del Nordstream è un accordo bilaterale tra Putin e il Governo tedesco volto a rafforzare i legami energetici e politici tra Russia e Germania a discapito delle sanzioni che l’Unione Europea, e più in generale l’Occidente, hanno imposto a Mosca in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’est dell’Ucraina.

Inoltre, il Nordstream è stato realizzato per bypassare energeticamente Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, Paesi membri dell’Unione Europea fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo, in merito ai quali la Germania non ha dimostrato quella solidarietà europea che la stessa Berlino ha imposto agli Stati dell’Europa Centro Orientale in occasione delle quote obbligatorie per la distribuzione dei migranti.

Così come in diverse altre occasioni della storia -si pensi alle Spartizioni della Prima Repubblica Polacca e al Patto Molotov-Ribbentrop- la politica bilaterale tra Russia e Germania porta ad una disgregazione inesorabile dell’Europa Centro Orientale, ed oggi anche dell’Unione Europea.

Questo fatto è ben noto a Putin, che si avvale dei rapporti bilaterali della Russia con Germania, Grecia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma anche con Francia e Italia, come un mezzo per annichilire l’Europa ben più efficace dell’uso dell’esercito, peraltro oggi impegnato attivamente in Siria ed Ucraina.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Tsipras accetta il diktat di Putin: la Grecia dice sì al Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 21, 2015

Il Premier greco, a Capo di una colazione di comunisti ed estremisti di destra, accetta la realizzazione del gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca. L’atteggiamento di Atene mette in forse la realizzazione della TAP



Tenere in piedi economicamente un Partenone oramai a pezzi val bene un gasdotto, e pazienza se la sicurezza energetica e nazionale dei Paesi membri dell’Unione Europea viene messa seriamente a repentaglio. Nella giornata di venerdì, 19 Giugno, il Premier greco, il comunista Alexis Tsipras, ha raggiunto un accordo con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per la realizzazione in territorio greco del Turkish Stream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia alla Turchia attraverso il fondale del Mar Nero, è concepito dal monopolista nazionale russo Gazprom per veicolare in Europa 47 miliardi di metri cubi di gas naturale russo.

Come riportato dall’agenzia AP, il prolungamento del Turkish Stream, accettato da Tsipras durante il Forum Economico di San Pietroburgo -rassegna internazionale boicottata da quasi tutti i principali leader politici mondiali- è il prezzo che il Premier greco ha dovuto pagare per permettere investimenti russi in Grecia e, secondo le promesse di Putin -che come dimostrato sul piano militare in Georgia ed Ucraina valgono molto poco- la creazione da parte di Gazprom di nuovi posti di lavoro ad Atene.

Più che da ragioni economiche -la Grecia sta attendendo un prestito di 7,2 miliardi di Euro dall’Unione Europea- la decisione di Tsipras di accettare il prolungamento del Turkish Stream in Grecia è dettata da ragioni politiche: una dimostrazione subalternità a Mosca che fa del Governo di Atene -una coalizione di comunisti e nazionalisti di estrema destra- uno dei più solidi alleati di Putin in seno all’Unione Europea e alla NATO.

Infatti, il Turkish Stream è un progetto di natura politica pianificato da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas dalla Russia. 

Così, del resto, avrebbe dovuto essere anche con il Southstream, infrastruttura progettata da Mosca per veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas, fermata dalla strenua opposizione della Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Inoltre, il Turkish Stream è un progetto alternativo al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- pianificato dalla Commissione Europea per veicolare in Italia dalla Grecia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea limitando le importazioni dalla Russia.

Con l’appoggio al Turkish Stream, facile è preventivare l’abbandono del sostegno alla TAP da parte del Governo Tsipras che, così facendo, metterebbe a serio repentaglio la realizzazione di un importante progetto della politica energetica della Commissione Europea ed incrementerebbe ulteriormente il peso della Russia nel mercato energetico europeo come attore quasi monopolista.

Anche l’Italia vicina al gasdotto di Mosca

Tuttavia, così come accaduto per il Southstream, difficilmente la Commissione Europea potrà arrivare ad approvare la realizzazione di un gasdotto, il Turkish Stream, che contrasta apertamente il Terzo Pacchetto Energetico, Legge UE che vieta il possesso congiunto dei gasdotti e del gas commercializzato da parte del medesimo gestore -che, nel caso del Turkish Stream, sarebbe Gazprom.

Ciò nonostante, sopratutto di recente, le lobby filorusse hanno iniziato a lavorare molto alacremente presso singoli Paesi UE per sostenere la realizzazione dei progetti energetici della Russia in Europa e, più in generale, l’abolizione delle sanzioni che Unione Europea e Stati Uniti d’America hanno applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Paese particolarmente esposto, e vulnerabile, al pressing lobbistico della Russia è l’Italia, in cui forti sono gli interessi del colosso energetico nazionale ENI e della sua controllata Saipem con Gazprom proprio nel Turkish Stream.

Infatti, il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, assieme a Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Sinistra Ecologia Libertà e Fratelli D’Italia -ed anche i principali media del Paese, da Libero a La Repubblica- hanno invitato il Governo italiano a rivedere le sanzioni applicate alla Russia. 

Non è quindi peregrino ipotizzare che anche un altro personaggio apertamente filorusso come l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE, Federica Mogherini, possa sostenere apertamente il Turkish Stream, anche facendo pressione all’interno della Commissione Europea affinché il gasdotto di Putin sia paradossalmente riconosciuto come infrastruttura di interesse strategico per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

L’Europa contro Putin per la condotta anti concorrenziale di Gazprom

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 25, 2015

La Commissione Europea accusa il monopolista statale russo del gas di condotta sleale nel mercato dell’Unione Europea. L’imposizione di condizioni politicamente motivate in Polonia e Bulgaria i capi d’accusa più rilevanti

Non solo sull’Euro, sul Fiscal Compact e sulla grandezza del pesce da pescare: l’Unione Europea, per una volta, ha dimostrato di esistere anche in un settore chiave come quello dell’energia. Nella giornata di mercoledì, 22 Aprile, la Commissione Europea, per mezzo dell’Antritrust dell’UE, ha definitivamente accusato il monopolista statale russo del gas, Gazprom, di condotta sleale nel mercato dell’Unione Europea. 

L’accusa, figlia di un procedimento partito nel lontano 2012, questiona la condotta non leale di Gazprom -società controllata direttamente dalle autorità della Federazione Russa- nei mercati dei Paesi dell’Unione Europea: un comportamento che ha visto il monopolista russo del gas imporre agli Stati membri prezzi differenti per l’acquisto del gas senza alcuna motivazione economica di fondo.

Nello specifico, Gazprom è stata criticata per avere imposto tariffari troppo alti ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, in particolare a Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Bulgaria, Stati su cui la Russia non ha mai nascosto di volere avvalersi della vendita del gas come mezzo di influenza politica.

In particolare, l’attenzione dell’atto di accusa della Commissione Europea si è incentrato sulla condotta di Gazprom in Polonia, dove il monopolista statale russo ha vincolato la concessione di sconti sul prezzo del gas al diretto controllo da parte del monopolista statale russo della rete dei gasdotti polacchi – che, in virtù del Terzo Pacchetto Energetico UE, non possono essere gestiti dalla medesima compagnia che fornisce il carburante da essa trasportato.

A finire sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea è stato anche il comportamento di Gazprom in Bulgaria, dove il monopolista statale russo del gas ha esercitato pressioni simili a quelle attuate in Polonia per costringere Sofia a realizzare il Southstream: gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dei Paesi dell’Unione Europea dalle importazioni di gas dalla Russia.

All’atto di accusa, che, come riportato dall’autorevole New York Times, potrebbe portare Gazprom al pagamento di una multa di circa 10,7 Miliardi di Dollari, il monopolista russo ha risposto rigettando le accuse mosse dalla Commissione Europea come politicamente motivate dalla crisi ucraina. 

Tuttavia, è bene ricordarlo, l’atto della Commissione Europea è solamente l’ultima tappa di un procedimento avviato da ben prima dell’aggressione militare russa in Ucraina.

Tsipras da una mano a Mosca ad affossare la TAP

Oltre a dimostrare l’esistenza di un’Unione Europea davvero unita e coesa sulle questioni energetiche, l’accusa della Commissione Europea è anche un monito indirizzato ai Paesi membri che preferiscono stingere affari privatamente con la Russia anziché considerare l’interesse generale dell’UE.

Il caso più evidente è quello della Grecia, il cui Premier, Alexis Tsipras, come riportato da EurActiv, ha dichiarato l’intenzione di aiutare la Russia nella realizzazione dell’allacciamento alla rete europea del gas del Turkish Stream, un gasdotto concepito da Putin per inviare, al posto del Southstream -affossato dalla Commissione Europea in quanto non conforme al Terzo Pacchetto Energetico UE- 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il fondale del Mar Nero.

Con la sua condotta filo putiniana, la Grecia mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Unione Europea, dal momento in cui è proprio attraverso il territorio greco che è stata progettata la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare in Italia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

La TAP, elemento chiave della politica energetica della Commissione Europea volta a diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio della Russia, è un progetto apertamente contestato da Gazprom, che vede nel gas azero, e più in generale nella libera concorrenza nel mercato UE dell’energia, una minaccia al proprio monopolio.

Per questa ragione, Gazprom, coadiuvato da una cospicua squadra di lobbisti e alleati -tra cui importanti centri di geopolitica ed importanti mezzi di informazione di massa in Francia, Italia e Germania- sta facendo pressione affinché la Commissione Europea riconosca al Turkish Stream il titolo di infrastruttura strategica per l’Unione Europea.

Tale riconoscimento, tuttavia, contrasta con la filosofia di fondo della politica energetica dell’UE, che, per diversificare le forniture di gas, punta alla realizzazione di nuovi gasdotti, rigassificatori e terminali mobili per l’importazione di gas naturale ed LNG da nuove fonti, come Azerbaijan, Stati Uniti, Norvegia, Egitto, Qatar e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, dell’Europa Centro Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani