LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: la Polonia lancia il Corridoio Settentrionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 9, 2016

Varsavia si accorda con la Danimarca per la realizzazione della Baltic Pipe per l’importazione di gas naturale dalla Norvegia. Progettata anche la costruzione di un nuovo rigassificatore a Danzica, dopo quello di Świnoujście, per importare LNG in Europa Centro Orientale. 



Varsavia – Più sicuri diversificando. Questa è la motivazione che ha spinto la Polonia ad attivarsi in materia di politica energetica con la presentazione di una serie di progetti atti a diversificare le forniture di gas indirizzato non solo al mercato interno polacco, ma anche e sopratutto al costituendo mercato unico del gas dell’Unione Europea.

Nella giornata di lunedì, 18 Aprile, Polonia e Danimarca hanno stabilito un accordo di massima per la realizzazione della Baltic Pipe, gasdotto concepito per veicolare in territorio polacco gas di origine norvegese attraverso il sistema infrastrutturale energetico danese. 

Come dichiarato dal Premier polacco, Beata Szydło, e dal suo collega danese, Lars Lokke Rasmussen, la Baltic Pipe rappresenta un progetto di importanza strategica per Varsavia, Copenaghen e, più in generale, per l’Unione Europea. 

Infatti, dal punto di vista polacco la realizzazione della Baltic Pipe permette la diversificazione delle forniture di gas per mezzo dell’importazione di gas proveniente dalla Norvegia: una mossa necessaria per decrementare la dipendenza di Varsavia dalle forniture di oro azzurro dalla Russia.

Inoltre, il gas importato in Polonia attraverso la Baltic Pipe verrebbe messo a disposizione degli altri Paesi dell’Europa Centro Orientale -una regione fortemente dipendente dalle forniture di energia dalla Russia- attraverso il Corridoio Nord-Sud e l’Interconnettore Polonia Lituania. 

Questi due gasdotti, in via di realizzazione, sono progettati, rispettivamente, per veicolare oro azzurro dal rigassificatore polacco di Świnoujście al rigassificatore croato di Krk e a quello lituano di Klaipeda.

Dal punto di vista danese, la Baltic Pipe rappresenta un progetto di importanza strategica per via della imminente dismissione del bacino di Tyra che, finora, ha reso la Danimarca un Paese produttore di gas. 

Con la realizzazione della Baltic Pipe, Copenaghen diventerebbe un importante Paese di transito del gas della Norvegia verso la Polonia e, di conseguenza, gli altri Stati dell’Europa Centro Orientale.

Dal punto di vista norvegese, la realizzazione della Baltic Pipe rappresenta una possibilità per attrarre investimenti atti ad ampliare la produzione di gas nei propri giacimenti. 

Non a caso, Varsavia ha manifestato la volontà di ampliare la capacità della Baltic Pipe, preventivata a 7 miliardi di metri cubi di gas all’anno, così da garantire un maggiore afflusso di oro azzurro in Europa Centro Orientale.

Oltre alla Baltic Pipe, la Polonia si è attivata per la realizzazione di un rigassificatore a Danzica che, secondo i progetti, dovrebbe ampliare la capacità di Varsavia di importare gas liquefatto dopo l’avvio dell’importazione di LNG dal Qatar per mezzo del rigassificatore di Świnoujście.

Così come per quanto riguarda la Baltic Pipe, anche i rigassificatori di Świnoujście e Danzica sono preventivati per diversificare le importazioni di gas ed immettere l’oro blu importato da fonti non-russe nel sistema infrastrutturale energetico dell’Europa Centro Orientale.

L’attivismo della Polonia in politica energetica per mezzo della progettazione della Baltic Pipe e del rigassificatore di Danzica, assieme al già realizzato rigassificatore di Świnoujście, è stato ribattezzato Corridoio Settentrionale: una denominazione che ricorda il Corridoio Meridionale, ossia un fascio di gasdotti che la Commissione Europea ha progettato per veicolare in Italia gas proveniente dall’Azerbaijan attraverso Georgia, Turchia, Grecia ed Albania.


Intermarium e Unione Energetica Europea alla base del progetto

Il Corridoio Settentrionale è frutto di due iniziative di carattere geopolitico concepite in Polonia. In primis, la realizzazione di una politica che mira alla sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale è legata all’Intermarium. 

Questa concezione geopolitica, fatta propria dal Presidente polacco, Andrzej Duda, mira alla creazione di un’alleanza regionale composta dai Paesi ubicati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, tra la Russia e la Germania, atta a garantire la sicurezza nazionale degli Stati facenti parte di essa -Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Bulgaria, Ucraina, Georgia, e possibilmente anche Turchia.

Sul piano energetico, l’Intermarium è già stata realizzata per mezzo dell’alleanza di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Croazia in opposizione al prolungamento del gasdotto Nordstream. 

Questo gasdotto, progettato sul fondale del Mar Baltico con una portata di 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è un’iniziativa bilaterale che la Germania ha concordato con la Russia per incrementare la quantità di gas russo importato nel mercato europeo bypassando i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale.

Sulla base del progetto di Duda già si era mosso Lech Kaczyński, Presidente della Polonia tra il 2005 e il 2010 che, per rafforzare la sicurezza dei Paesi dell’Intermarium, si attivò, sul piano energetico, sia per importare olio dall’Azerbaijan, che per ottenere forniture di gas dalla Norvegia.

La seconda concezione geopolitica di matrice polacca alla base del Corridoio Settentrionale è l’Unione Energetica Europea, progetto varato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, durante gli ultimi mesi trascorsi alla guida del Governo della Polonia nel 2014.

Tusk, unico Premier nella storia polacca ad avere ottenuto la riconferma alle urne -grazie ad una parentesi di buongoverno che ha evoluto la Polonia in un moderno Paese dell’Unione Europea- varò, allora, un progetto atto a mettere in comunicazione i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri dell’Unione Europea.


Lo scopo dell’iniziativa di Tusk, che fu ampiamente condivisa dal Presidente francese, François Hollande, è la creazione di un mercato unico dell’energia che permetta ad ogni Paese membro dell’UE di contare su forniture stabili e garantite in caso di interruzioni improvvise del flusso di oro azzurro da parte di uno degli Stati fornitori.

L’Unione Energetica Europea di Tusk, che per certi versi ricorda un progetto analogo concepito dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Délors e Romano Prodi, si basa sul principio di solidarietà tra i Paesi membri dell’UE.

Tuttavia, considerato come l’Unione Europea sia ancora in balia degli egoismi nazionali di singoli Paesi interessati ai propri interessi -Germania in primis- l’Unione Energetica Europea appare un progetto ancora lontano dal poter essere realizzato.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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GAS: LA RUSSIA PIANIFICA UN NUOVO GASDOTTO IN SLOVACCHIA ED UNGHERIA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 4, 2013

GAS: LA RUSSIA PIANIFICA UN NUOVO GASDOTTO IN SLOVACCHIA ED UNGHERIA

Il Presidente russo, Vladimir Putin, e il Capo del monopolista russo del gas Gazprom, Alexei Miller, ipotizzano la costruzione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa in Slovacchia ed Ungheria. A serio repentaglio la realizzazione del Corridoio Meridionale UE.

La Russia cambia strategia, ma l’obiettivo resta lo stesso: impedire all’Europa l’indipendenza energetica.

Nella giornata di mercoledì, 3 Aprile, il Presidente della Russia, Vladimir Putin, e il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, hanno riattualizzato la realizzazione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa.

La prima porzione dell’infrastruttura è stata realizzata nel 1993 per veicolare 33 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia alla Germania attraverso Bielorussia e Polonia.

A differenza della prima porzione, la seconda parte del gasdotto Yamal-Europa, ipotizzata dall’incontro tra Putin e Miller, è progettata attraverso Slovacchia ed Ungheria.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, il progetto della Russia comporterebbe il coinvolgimento di due Paesi del Gruppo di Vysehrad nel sistema di distribuzione del gas russo in Europa controllato da Gazprom.

Un altro Paese del quartetto di Vysehrad, la Repubblica Ceca, è già diventata il principale Stato di transito del gas inviato dalla Russia alla Germania attraverso il Nordstream: gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Nero per bypassare Polonia e Paesi Baltici.

Il coinvolgimento di Slovacchia ed Ungheria nel sistema di distribuzione del gas russo permette anche a Mosca di bloccare la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: fascio di gasdotti voluto dalla Commissione Europea per collegare il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk attraverso il territorio slovacco ed ungherese.

Grazie ai due rigassificatori, l’Europa sarà in grado di diversificare le forniture di gas mediante l’importazione di oro blu liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America: uno scenario che mette in crisi l’egemonia della Russia nel mercato energetico dell’UE -che dipende dalle forniture del Cremlino per il 40% del suo fabbisogno.

Nel mirino della Russia anche l’Ucraina

La realizzazione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa in Slovacchia ed Ungheria è anche una mossa per costringere l’Ucraina a cedere al ricatto energetico della Russia.

Tramite il sistema infrastrutturale energetico slovacco ed ungherese, Kyiv ha avviato l’importazione di gas russo proveniente dalla Germania per diminuire l’acquisto diretto di oro blu dalla Russia, da cui l’economia ucraina dipende per l’89% del suo fabbisogno.

Impegnando Slovacchia ed Ungheria nel trasporto del gas russo dalla Russia in Europa, anziché dalla Germania all’Ucraina, Mosca de facto isola Kyiv, e ha così gioco facile ad imporre alle Autorità ucraine -dipendenti energeticamente dal Cremlino- concessioni di carattere anche politico, come la rinuncia all’integrazione europea e l’immediato ingresso dell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo processo di integrazione sovranazionale, a cui appartengono già Bielorussia e Kazakhstan, è stato concepito dalla Russia per imporre l’egemonia di Mosca nello spazio ex-Sovietico.

Matteo Cazzulani

GAS: IL QATAR AIUTA LA CROAZIA PER IL RIGASSIFICATORE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 29, 2012

Il colosso Qatargas firma con il governo croato un accordo per la costruzione di un terminale LNG coordinato con il Gasdotto Trans Adriatico e il Corridoio Nord-Sud. Il Giappone rileva azioni in Gran Bretagna per lo sfruttamento dei giacimenti marittimi.

Il percorso del Gasdotto Ionico Adriatico

Il percorso del Gasdotto Ionico Adriatico

I giapponesi alla conquista della Gran Bretagna con l’aiuto degli italiani. Lo scenario sembrerebbe legato a un sequel inerente alla Seconda Guerra Mondiale, ma in realtà, in maniera del tutto pacifica, il Giappone ha messo seriamente gli occhi sui giacimenti di greggio e gas in Gran Bretagna.

Come riportato da Natural Gas Europe, giovedì, 27 Dicembre, la compagnia giapponese JX Nippon Oil & Gas Exploration ha concordato l’acquisto delle azioni in 17 giacimenti di greggio e gas della Gran Bretagna dal colosso italiano ENI.

L’operazione, che si aggirerebbe attorno ai 2 Miliardi di Euro, pone la compagnia giapponese al fianco del colosso norvegese Statoil nello sfruttamento di una regione d’Europa ricca di gas naturale e greggio.

Come riportato da una nota della compagnia, la JX Nippon Oil % Gas Exploration punta a sfruttare in Gran Bretagna fino a 50 mila barili di greggio al giorno.

L’interesse giapponese al mercato energetico Europeo non è l’unico esempio di presenza di enti asiatici nel Vecchio Continente. Nella giornata di mercoledì’, 26 Dicembre, il colosso Quatargas ha firmato un accordo di 923 Milioni di Dollari con la Croazia per la costruzione di un rigassificatore dalla portata di 5 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro dell’Energia croato, Ivan Vrdoljak, ha illustrato come il terminale LNG sia necessario sia per la sicurezza energetica di Zagabria, che per quella dell’Europa.

Il rigassificatore della Croazia rappresenta infatti il limite meridionale del Corridoio Nord-Sud: insieme di gasdotti di diversi Paesi UE collegati l’uno all’altro per consentire il trasporto di gas nel centro dell’Europa dal terminale LNG croato e dal rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia.

Oltre che per l’Europa, la costruzione del rigassificatore croato è importante anche per l’Italia. Come riportato dal Ministro Vrdoljak, il terminale sarà collegato attraverso il Gasdotto Ionico Adriatico – IAP – al Gasdotto Trans Adriatico – TAP: conduttura progettata per veicolare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Un ausilio alla diversificazione delle forniture di gas

Il funzionamento congiunto della TAP e del rigassificiatore di Croazia, assieme con l’intensivo sfruttamento dei giacimenti del Mare del Nord, consentirà alla Commissione Europea di implementare la politica di diversificazione delle forniture di gas dal quasi monopolio della Russia.

L’UE dipende dagli approvvigionamenti della Russia per il 40% del fabbisogno energetico complessivo.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: UE, POLONIA, FRANCIA E NORVEGIA NEL MAR BALTICO, L’ENI NEL MAR NERO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 9, 2011

Varsavia richiede l’intervento dell’Unione Europea per finanziare il rigassificatore di Swinoujscie, mentre Oslo e Parigi individuano nuovi giacimenti di oro blu e nero nel Mar Nero. La compagnia statale italiana si espande in Ucraina, grazie a joint venture ed accordi con la britannica Cardogan Petroleum Plc e con il colosso ucraino, Naftohaz. Preventivati investimenti per 100 Milioni di Dollari

Schema della guerra dei gasdotti

Dai gasdotti ai mari per dissetarsi di energia. Nella giornata di lunedì, 8 Agosto, l’Autorità di Difesa della Concorrenza e dei Consumatori polacca ha richiesto all’Unione Europea un aiuto per la realizzazione del terminale di Swinoujscie, il primo sul Baltico a rifornire direttamente il Corridoio Nord-Sud, con cui Bruxelles intende collegare i Paesi settentrionali al Mediterraneo. Data tale importanza, Varsavia ha esposto domanda per stornare i 925 Milioni di Zloty necessari dal Fondo UE per le Infrastrutture e l’Ambiente.

Ad avvalorare la richiesta, sempre lunedì, 8 Agosto, la scoperta di nuovi giacimenti di gas e nafta nel Mare del Nord, da cui il rigassificatore polacco potrebbe incrementare i propri approvvigionamenti. Tuttavia, a detenere i diritti di estrazione è la compagnia norvegese Statoil che per prima si avvantaggerà grazie ai 200 milioni di barili di nafta del nuovo giacimento Aldous Major South. Assieme ad essa, anche la francese Total otterrà guadagni da giacimenti sottomarini, in particolare da quello di Barents, dove è stato individuato un sito di 50 miliardi di metri cubi.

Il cane a sei zampe nella Tauride

In contemporanea, nella giornata di giovedì, 28 Luglio, la compagnia nazionale italiana ENI ha raggiunto un’accordo con il colosso ucraino Naftohaz per l’utilizzo dei giacimenti del Mar Nero, ricchi di gas e nafta, ma non ancora sfruttati.

Un colpo per l’azienda italiana, che, proprio in Ucraina sta ampliando la propria presenza in maniera capillare: oltre al diritto di estrazione e di guadagno sui siti al largo della Crimea, ENI si è aggiudicata il pieno controllo anche dei bacini Pokrovs’kyj, Zahorjans’kyj – nella Poltavshchyna – rilevati dalla britannica Cardogan Petroleum Plc, che, comunque, resta sul territorio come socio di minoranza di una joint venture con gli italiani.

L’operazione del cane a sei zampe è orientata al dislocamento nel Mar Nero delle piattaforme di estrazione, oggi quasi inutilizzate in un Adriatico sfruttato in eccesso. Con la creazione di apposite holding, ENI ha pianificato l’investimento di 100 Milioni di Dollari.

Matteo Cazzulani