LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Putin chiude il gas a Polonia e Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 12, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom interrompe le esportazioni a Varsavia per punire l’appoggio dato dal Governo polacco a Kyiv. Con l’interruzione del flusso di gas alla Polonia, la Russia intende lasciare a secco anche il mercato ucraino

Il gas come strumento di pressione geopolitica: è sempre stato così in Europa Centro-Orientale, e così è stato anche mercoledì, 10 Settembre, quando la Russia ha tagliato le forniture di oro blu alla Polonia del 24%.

Come riportato da una nota della compagnia energetica nazionale polacca PGNiG, il taglio delle forniture, registrato nei punti di importazione dalla Russia ai confini con Bielorussia e Ucraina, è stato motivato da ragioni ancora ignote.

Da un lato, la PGNiG ha ritenuto possibili problemi tecnici al sistema di esportazione russo, ma, dall’altro, non ha escluso la ragione politica dell’interruzione del flusso di gas.

Secondo la compagnia energetica, il Presidente della Russia, Vladimir Putin, intende spingere la Polonia a rivedere sia la sua posizione in merito a sanzioni più dure da applicare a Mosca in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, sia il sostegno alle strutture militari difensive ucraine che Varsavia ha di recente ventilato.

La chiusura politica dei rubinetti alla Polonia è in linea con un’escalation di provocazioni che Putin ha già attuato nei confronti dei Paesi del Baltico, con il preciso scopo di creare un casus belli che sposti l’impegno armato dell’esercito russo dall’Ucraina all’Europa Centro-Orientale.

Dopo avere fomentato le proteste della popolazione russofona in Lettonia, ed avere rapito in Estonia e poi rinchiuso in carcere in Russia il funzionario del Servizi Segreti estoni Eston Rahvan, la Russia ha anche ventilato la possibile estradizione dei cittadini lituani che, dopo l’Indipendenza della Lituania, hanno rifiutato di prestare il Servizio di leva nell’Armata Rossa.

Oltre che la Polonia e i Paesi Baltici, il taglio del gas da parte di Putin ha finito anche per interessare l’Ucraina, che per diversificare le forniture energetiche dalla Russia -da cui Kyiv dipende per il 90% circa del suo fabbisogno complessivo- ha avviato l’importazione di oro blu dalla Germania attraverso i gasdotti polacchi.

Come dichiarato all’autorevole PAP da Malgorzata Polkowska, portavoce della compagnia Gaz-Sysyem -l’ente che gestisce i gasdotti polacchi- a causa della riduzione del flusso di gas dalla Russia, le esportazioni di oro blu reso l’Ucraina saranno ridotte da 3,8 milioni di metri cubi al giorno a soli 1,3.

Pronta è stata la risposta di Ihor Prokopiv, Capo della compagnia Ukrtranshaz, deputata alla gestione del sistema dei gasdotti ucraini, che ha sottolineato come la chiusura dei rubinetti alla Polonia sia una manovra adottata dal monopolista statale russo del gas Gazprom per indebolire anche e sopratutto l’Ucraina.

Come riportato dall’agenzia UNIAN, a lanciare l’allarme è stato anche il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che ha sottolineato come l’operato di Gazprom rischi di lasciare presto l’Ucraina senza il gas necessario per il funzionamento delle industrie del Paese e per i bisogni della popolazione.

Anche la Germania conferma il taglio delle forniture di gas

A conferma dei timori del Ministro Prodan è la riduzione del flusso di gas verso l’Ucraina dall’Ungheria che, sempre mercoledì, 10 Settembre, è decrementato da 16 milioni di metri cubi al giorno a soli 5 a causa della limitazione delle forniture di carburante nel mercato ungherese da parte di Gazprom.

Anche la Slovacchia, da cui l’Ucraina importa una cospicua quantità di gas, ha registrato una diminuzione del flusso di gas in entrata dalla Russia del 10%: una quantità che, tuttavia, come confermato dal Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, non mette a repentaglio l’export di carburante nel mercato ucraino.

Una prova del decremento delle forniture di gas russo in Europa è stata data anche dalla Germania, che, come riportato dallo Spiegel, è stato confermato dalla compagnia energetica tedesca E.On.

Un secco no-comment è stata invece la reazione della RWE, la compagnia tedesca che rivende il gas russo importato in Germania all’Ucraina attraverso i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: approvata la riforma del sistema infrastrutturale energetico in salsa UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 16, 2014

Il Parlamento ucraino da l’imprimatur alla liberalizzazione del controllo dei gasdotti del Paese con la partecipazione di compagnie europee e nordamericane. La Legge approvata con i voti dell’ex-coalizione ‘Scelta Europea’

Una Legge la cui approvazione integra l’Ucraina in Europa. Nella giornata di giovedì, 14 Agosto, il Parlamento ucraino ha approvato la Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico dell’Ucraina in senso europeo: un provvedimento che armonizza la legislazione di Kyiv sull’energia ai regolamenti della Comunità Energetica Europea, che comprende, oltre ai 28 Paesi dell’Unione Europea, e alla stessa Ucraina, anche Moldova, Serbia, Albania, Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.

Come riportato dal sito ufficiale della Rada, a permettere l’approvazione della Legge, votata in seconda e definitiva lettura, sono stati i voti del Partito di ispirazione social-popolare-democratica Batkivshchyna, a cui appartiene il Premier, Arseniy Yatsenyuk, del moderato UDAR -la forza partitica fondata dal Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Queste tre forze politiche, dopo la destituzione del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych in seguito alla pacifica ‘Rivoluzione della Dignità’ sul Maydan, hanno dato vita alla coalizione ‘Scelta Europea’, scioltasi dopo la decisione di UDAR e Svoboda di lasciare da sola Batkivshchyna a sostenere il Governo Yatsenyuk.

Tra i favorevoli alla Legge vi sono stati anche deputati indipendenti e quelli del gruppo Sviluppo Economico -composto da transfughi dall’establishment dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych- mentre, tra le fila dell’opposizione, i filorussi del Partito delle Regioni si sono astenuti, ed i parlamentari comunisti hanno votato contro.

Come riportato dal Dzerkalo Tyzhnya, la Legge prevede la cessione alla compagnia Ukrtranshaz del ramo della gestione della rete dei gasdotti ucraini da parte del colosso nazionale energetico Naftohaz, che d’ora in poi si occuperà solo della compravendita del gas.

A sua volta, la Ukrtranshaz sarà divisa in due compagnie, che saranno privatizzate anche grazie all’intervento di enti dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Difatti, sia la Mahystralni Hazoprovody Ukrayiny, che si occuperà della gestione dei gasdotti ucraini, che la Pidzemni Hazovi Skhovishchya, dedicata alla gestione dei centri di stoccaggio, saranno possedute per il 51% dal Governo ucraino, mentre il 49% sarà dato in concessione a compagnie statunitensi ed europee.

L’approvazione della legge è dunque importante non solo perché integra il sistema ucraino con quello europeo, ma sopratutto perché concede la possibilità a compagnie UE di gestire il sistema dei gasdotti da cui, ad oggi, transita più del 90% del gas che l’Europa importa dalla Russia.

Le compagnie UE ed USA che intenderanno compartecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, come previsto da un emendamento al testo già approvato in prima lettura, dovranno tuttavia sottoporre all’avvallo del Parlamento adeguata documentazione in merito alla loro natura azionaria.

Questa misura, fortemente voluta da UDAR e Svoboda, poi accettata anche da Batkivshchyna, consente al Parlamento di controllare, ed evitare, che la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino non finisca nelle mani di una compagnia energetica russa registrata in UE.

Kyiv vuole evitare il Southstream

A motivare questo timore è infatti il continuo ricatto a cui l’Ucraina è costretta dalla Russia, che intende rilevare il controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino per privare Kyiv della possibilità di riscuotere i diritti sul transito del gas russo attraverso il proprio territorio.

Per eliminare l’Ucraina dal traffico del gas in Europa, la Russia ha anche progettato la realizzazione del Southstream: un gasdotto, concepito fino all’Austria dalla Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, che incrementa la dipendenza dell’UE da Mosca.

“L’approvazione della legge è un chiaro segnale di appartenenza all’Europa che oggi l’Ucraina ha dato -ha dichiarato, come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, il Premier Yatsenyuk, a margine della votazione- Occorre ora fare fronte comune per la sicurezza energetica dell’Europa, e per evitare la realizzazione del Southstream”.

Oltre all’approvazione della riforma del sistema energetico nazionale in senso europeo, l’Ucraina ha ottenuto l’aiuto di Slovacchia, Polonia e Germania a decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

La compagnia slovacca Eustream ha dichiarato di avviare la sperimentazione dell’invio di gas russo in Ucraina da ovest, attraverso l’utilizzo in senso invertito, del gasdotto Vojany-Uzhhorod.

In aggiunta, la compagnia tedesca RWE si è detta intenzionata ad incrementare di 8,8 milioni di metri cubi al giorno la quantità di gas che già invia in Ucraina da ovest, attraverso i gasdotti ubicati in territorio polacco.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Yatsenyuk resta Premier anche se senza maggioranza

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 1, 2014

Il Premier ucraino ottiene la fiducia con un largo consenso, anche se la coalizione ‘Scelta Europea’ resta separata. Approvato l’Assestamento di Bilancio per finanziare l’esercito impegnato contro le milizie filorusse nell’Est del Paese

Un mandato confermato a pieni voti, anche se la posizione resta ancora traballante. Nella giornata di giovedì, 31 Luglio, il Parlamento ucraino ha confermato la fiducia al Premier, Arseniy Yatsenyuk, che ha rimesso le dimissioni dalla guida del Governo al voto della Rada dopo il crollo della colazione di maggioranza ‘Scelta Europea’.

A favore della permanenza di Yatsenyuk alla guida dell’Esecutivo ucraino hanno votato quasi tutti i Gruppi parlamentari, eccezion fatta per 16 deputati appartenenti al Partito delle Regioni, e indipendenti di estrazione comunista: le due forze partitiche che hanno sostenuto la Presidenza del dittatore ucraino Viktor Yanukovych.

Oltre alla conferma della fiducia a Yatsenyuk, il Parlamento ha anche approvato l’Assesstamento di Bilancio che, come richiesto dal Premier, sblocca 2,9 Miliardi di Hryvnye per sostenere l’esercito ucraino impegnato nella riconquista delle Regioni orientali dell’Ucraina occupate dalle milizie pro-russe.

Nello specifico, l’Assestamento di Bilancio, necessario per evitare alle casse ucraine la bancarotta, attinge risorse da una più alta tassazione sulle rendite finanziarie delle persone fisiche e sulle vincite della Lotteria Nazionale.

“Oggi a riguardo di economia vi sono due notizie -ha dichiarato il Premier Yatsenyuk a commento della votazione- L’Argentina è in default, mentre l’Ucraina è riuscita ad evitare di fallire”.

Nonostante la vittoria politica, sostenuta anche dal Presidente, Petro Poroshenko, per Yatsenyuk la fiducia e l’Assestamento di Bilancio non bastano a ricomporre la coalizione di maggioranza, alla quale, oltre a qualche Deputato indipendente, appartiene solo la forza politica del Premier di orientamento social-democratico-popolare Batkivshchyna.

Ad avere confermato l’uscita dalla maggioranza, che de facto lascia il Governo senza un appoggio sicuro in Parlamento, sono il Partito di orientamento moderato UDAR -la forza partitica del Sindaco di Kyiv Vitaliy Klichko vicina al Presidente Poroshenko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Infatti, questi due Partiti hanno affossato l’altro provvedimento che Yatsenyuk ha chiesto alla Rada di votare: la riforma del sistema nazionale energetico in chiave europea.

Ancora impasse sulla riforma del sistema infrastrutturale energetico in chiave UE

La riforma, che ha ottenuto i voti favorevoli solo di Batkivshchyna, prevede lo scorporo delle funzioni del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz -a cui resta la gestione della compravendita del gas con compagnie di Paesi terzi- del controllo del sistema infrastrutturale energetico, dei siti di stoccaggio e della distribuzione del carburante, affidate rispettivamente alle compagnie Ukrtranshaz, Ukrayinski Hazovi Skhovishcha e Ukrayinska Hazotransportna Systema.

Inoltre la riforma del sistema infrastrutturale energetico ucraino, a cui si sono opposti UDAR, Svoboda e il Partito delle Regioni, prevede la cessione del 49% dei gasdotti ucraini a compagnie registrate in Unione Europea e negli Stati Uniti d’America: una prerogativa, supportata apertamente da Batkivshchyna, che armonizza la legislazione di Kyiv a quella UE.

Come dichiarato da Yatsenyuk, il provvedimento è necessario per assicurare all’Unione Europea il transito del gas russo attraverso il territorio ucraino e, nello stesso tempo, a bloccare la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo e, nel contempo, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del carburante di Mosca in territorio UE.

Malgrado la necessità di bloccare il Southstream -infrastruttura apertamente contrastata dalla Commissione Europea- la riforma del sistema energetico nazionale ucraino così com’è concepita contiene alcuni punti critici.

Come dichiarato in esclusiva a Welfare Network dal Direttore del centro-studi Nomos, Mykhaylo Honchar, la cessione da parte dello Stato del 49% dei gasdotti ucraini potrebbe favorirne l’acquisizione da parte di una società-fantoccio creata dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

“La liberalizzazione del sistema dei gasdotti ucraini, che Kyiv ha sempre voluto considerare come una sorta di territorio neutrale da non svendere a nessuno, sopratutto in un periodo di guerra come quello attuale, è un’idea prematura -ha dichiarato il Professor Honchar- Prima di stabilire la cessione dei gasdotti, il Governo deve ottenere precise proposte da parte di società europee, e non di succursali di Gazprom: in tal caso, non credo che ci saranno forze politiche pronte ad affossare il provvedimento in Parlamento”.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Yatsenyuk torna in campo per contrastare il Southstream

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 29, 2014

Il Premier ucraino invita il Parlamento a votare la riforma che adatta il sistema energetico nazionale alla Legge dell’Unione Europea. Anche l’assestamento di bilancio e la ratifica delle dimissioni del Capo del Governo tra gli argomenti trattati in una riunione a porte chiuse del Consiglio dei Ministri

Di nuovo a presiedere il Consiglio dei Ministri per dare l’ultima chance al Parlamento di garantire la sicurezza energetica e nazionale del Paese: nonostante le dimissioni già annunciate e presentate pubblicamente.

Nella giornata di lunedì, 28 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha condotto una riunione a porte chiuse del Gabinetto dei Ministri, nella quale, come già preannunciato, è stata messa all’ordine del giorno della prossima seduta del Parlamento la votazione della riforma del sistema energetico nazionale in chiave europea, dell’assestamento di bilancio e della ratifica delle dimissioni del Capo del Governo.

Yatsenyuk, che lo scorso 25 Luglio, dopo il crollo coalizione di maggioranza ‘Scelta Europea’, ha formalmente ceduto la guida del Governo al Vicepremier, Volodymyr Hroysman, è ritornato sui suoi passi: una decisione presa soprattutto per supportare l’approvazione della ristrutturazione del sistema energetico nazionale e, così, attuare un passo concreto in direzione dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Questa riforma, secondo quanto previsto dalla Legge UE, prevede lo scorporo di alcune funzioni dal colosso energetico nazionale Naftohaz, a cui spetterà solamente la compravendita del gas: la gestione dei gasdotti, la distribuzione del carburante, ed il controllo dei siti di stoccaggio saranno invece affidate rispettivamente alla compagnia Ukrtranshaz, alla Ukrayinska Hazotransportna Systema, ed alla Ukrayinski Hazovi Schovishcha.

Inoltre, la riforma del settore energetico nazionale apre il possesso del 49% della rete dei gasdotti nazionali a compagnie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America: una misura necessaria per evitare che la Russia, da cui l’Ucraina dipende per circa il 95% del proprio fabbisogno energetico, arrivi a controllare totalmente anche sistema infrastrutturale energetico di Kyiv.

“L’inclusione delle compagnie europee e statunitensi nella gestione del sistema infrastrutturale energetico del nostro Paese è un provvedimento necessario per arginare la realizzazione del Southstream” ha dichiarato Yatsenyuk, facendo riferimento al gasdotto che la Russia ha concepito sul fondale del Mar Nero per veicolare gas in Austria attraverso Bulgaria, Serbia ed Ungheria, e, così, bypassare l’Ucraina.

La posizione di Yatsenyuk è in linea con quella della Commissione Europea, che ha contestato il Southstream perché destinato ad incrementare la già alta dipendenza energetica dell’UE dalla Russia.

Mosca intende infatti avvalersi della realizzazione del gasdotto nel Mar Nero per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas che Bruxelles sta approntando per limitare l’uso dell’energia da parte della Russia come mezzo di coercizione geopolitica a spese di Stati europei sovrani ed indipendenti, come Ucraina, Polonia e Paesi Baltici.

Oltre alla battaglia per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, e sopratutto all’integrazione dell’Ucraina nel costituendo mercato unico europeo dell’energia, Yatsenyuk ha invitato il Parlamento ad approvare anche l’Assestamento di Bilancio, che prevede misure urgenti necessarie per l’ottenimento di prestiti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale di cui Kyiv ha estremo bisogno.

Oltre all’erogazione di 1,9 Miliardi di Hryvnye per sussidi supplementari all’esercito impegnato nella liberazione delle terre orientali ucraine occupate dai miliziani pro-russi, l’Assestamento -che Yatsenyuk ha dichiarato di volere rendere esecutivo anche in caso di mancata approvazione da parte del Parlamento con una forzatura istituzionale pur di erogare finanze necessarie all’esercito- prevede anche lo stanziamento di 9 Miliardi di Hryvnye per lo sviluppo delle regioni dell’Est e di quelle dell’Ovest del Paese.

Poroshenko si prepara alle elezioni parlamentari anticipate

Tuttavia, per Yatsenyuk, che ha già avviato consultazioni personali con singoli deputati, il successo potrebbe non essere scontato, dal momento in cui, ad oggi, il Premier può contare solamente sul sostegno sicuro dei parlamentari della sua forza di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna.

Le altre forze partitiche che, con Batkivshchyna, hanno partecipato alla coalizione ‘Scelta Europea’, il Partito moderato UDAR del sindaco di Kyiv Vitaliy Klichko e l’ultraconservatore Svoboda, dopo essere uscite dalla maggioranza potrebbero infatti non prestare i loro voti per soddisfare la richiesta di Yatsenyuk e, così, porterebbero all’indizione in tempi ravvicinati di Elezioni Parlamentari Anticipate.

Chi, nel frattempo, si sta preparando all’eventualità di una consultazione elettorale anticipata per il rinnovo del Parlamento è il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, dato in testa in un recente sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv in caso di creazione di un proprio blocco elettorale.

Il Presidente Poroshenko, sempre lunedì, 28 Luglio, ha nominato suo consigliere Oleh Medvedev: lo stratega della sua recente vittoriosa campagna elettorale presidenziale, che ha già curato la comunicazione politica dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko tra il 2005 e il 2008, e quella dell’ex-Capo di Stato Viktor Yushchenko dal 2003 al 2005.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Premier Yatsenyuk dichiara la fine del suo Governo filo-UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 25, 2014

Il Premier ucraino, che appartiene al Partito social-popolare Batkivshchyna, decreta la fine della maggioranza ‘Scelta Europea’ dopo che il moderato UDAR e gli ultraconservatori di Svoboda hanno abbandonato la coalizione di Governo. La guida dell’Esecutivo passa al Vice di Yatsenyuk, Volodymyr Hroysman

Un Governo originato dal successo della pacifica rivoluzione della Dignità -che ha portato il popolo del Maydan a destituire il regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych- caduto per via delle frizioni interne ad una maggioranza pro-europea che sembra guardare più al rendiconto elettorale che all’interesse del Paese. Nella giornata di mercoledì, 25 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha rassegnato le proprie dimissioni dopo che, poco prima, dalla colazione di maggioranza ‘Scelta Europea’ sono usciti il Partito moderato UDAR e l’ultraconservatore Svoboda.

Il Premier Yatsenyuk, che appartiene al Partito di ispirazione social-popolare Batkivshchyna, ha sostenuto la necessità di rinunciare alla guida del Governo per non aprire l’ingresso nella coalizione di maggioranza ai comunisti e al Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych: due forze politiche che hanno supportato, in maniera più o meno aperta, l’aggressione militare della Russia nelle regioni dell’est dell’Ucraina.

“Preso atto dell’uscita dalla coalizione di due delle tre forze partitiche che la hanno finora composta, non restano che due soluzioni: imbarcare comunisti e regionali o lasciare. Io preferisco dichiarare la mia decadenza dalla guida del Governo -ha dichiarato, tra gli applausi, Yatsenyuk, durante il suo ultimo discorso da Premier- Il Governo cade perché il Parlamento non ha potuto votare il bilancio, né ha approvato la riforma in senso europeo del settore energetico nazionale”.

Come dichiarato dal Premier Yatsenyuk, la maggioranza, che si è retta su numeri particolarmente risicati, non ha voluto approvare una proposta di bilancio che, come proposto da Batkivshchyna, concedeva ampie uscite all’esercito per la difesa dei confini dell’Ucraina, ad oggi posti a serio repentaglio dalla pressione delle forze armate russe.

Inoltre, la maggioranza ha fatto mancare i voti per scorporare, come previsto e richiesto dalla Legge dell’Unione Europea in materia di energia, il colosso nazionale energetico Naftohaz in tre compagnie: la Ukrayinska Hazotransportna Systema, la Ukrayinski Hazovi Skhovishcha e la Ukrtranshaz, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas, alla gestione dei siti di stoccaggio e al controllo della rete dei gasdotti ucraini.

Alla decisione di Yatsenyuk, sostituito alla guida del Governo dal Vicepremier, Volodymyr Hroysman, pronta è stata la risposta del Presidente, Petro Poroshenko, che ha auspicato la continuazione dei lavori della Rada per l’approvazione del bilancio, prima dello scioglimento anticipato del Parlamento.

Il Presidente favorevole. Putin vince

Il Presidente Poroshenko, che secondo rumors ha sostenuto la caduta del Governo, in quanto egli ha già in tasca un accordo per formare un blocco filo-presidenziale tra UDAR e la sua forza politica Solidarnist, ha poi invitato il Premier Yatsenyuk a continuare a guidare il Governo, senza lasciare l’interim ad altre persone.

Differente è stata la posizione dello Speaker della Rada, Oleksandr Turchynov. Membro di Batkivshchyna, Turchynov ha invitato UDAR e Svoboda a prendersi le proprie responsabilità e, così, indicare il nome di un Premier tecnico capace di traghettare l’esecutivo alle Elezioni Parlamentari Anticipate.

“Dubito che il Parlamento voterà le dimissioni di Yatsenyuk -ha dichiarato il Capogruppo di UDAR in Parlamento, Vitaliy Kovalchuk -spetta alla Rada approvare la decisione del Premier di rinunciare alla guida del Governo”.

Le dimissioni del Governo Yatsenyuk, che ha dovuto affrontare la transizione democratica del periodo post-Yanukovych prima, e l’aggressione militare della Russia in Crimea ed Ucraina orientale poi, lasciano il Paese in una situazione molto difficile.

Per questo, il Premier Yatsenyuk ha dichiarato che il vero vincitore della crisi di governo è stato il Presidente russo, Vladimir Putin, che, così, ha gioco facile ad incrementare la pressione su un Paese senza una guida politica esecutiva.

La decisione di Yatsenyuk di lasciare il Governo, presa per la mancata approvazione di una riforma richiesta dall’Europa, è anche e sopratutto responsabilità di UDAR.

Infatti, il Partito del neoeletto sindaco di Kyiv, Vitaliy Klichko, preme per capitalizzare in senso elettorale l’ampio consenso ottenuto dopo avere supportato la corsa alla Presidenza di Poroshenko e quella a Sindaco della Capitale del suo carismatico leader.

Nel mirino di UDAR c’è infatti Batkivshchyna: il Partito dell’altrettanto carismatica ex-Premier Yulia Tymoshenko che, dopo avere ottenuto un basso 17% alle Elezioni Parlamentari, ha comunque dimostrato di avere a cuore le sorti del Paese, facendosi carico della guida del Governo anche a costo di assumere decisioni impopolari.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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La Polonia aiuta l’Ucraina a diversificare le forniture di gas dalla Russia, mentre Slovacchia ed Ungheria nicchiano

Posted in Guerra del gas, Ukraina by matteocazzulani on April 17, 2014

La compagnia energetica tedesca RWE inizia le esportazioni di carburante russo attraverso i gasdotti polacchi, mentre Kyiv è ancora in trattativa per avvalersi delle infrastrutture slovacche ed ungheresi. La Romania interessata a dare priorità alla Moldova.

A fluire in Ucraina sarà sempre gas russo, ma questa volta importato da ovest a prezzi meno cari sia sul piano economico che politico. Nella giornata di mercoledì, 16 Aprile, la compagnia tedesca RWE ha avviato l’esportazione di gas russo in Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti della Polonia in seguito ad un accordo stretto tra la compagnia polacca Gaz-System e quella ucraina Ukrtranshaz.

L’accordo tra le due compagnie che si occupano della gestione dei gasdotti nazionali nei rispettivi Paesi prevede nello specifico l’importazione in Ucraina all’anno di 1,5 Miliardi di metri cubi di gas che la RWE acquista dalla Russia tramite il Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato da Mosca nel 2012 per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo veicolando 55 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu dal territorio russo a quello tedesco, e per dividere al suo interno l’Unione Europea bypassando i Paesi dell’Europa Centro-Orientale -Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: tutti membri UE.

Oltre alla Polonia, a rifornire di gas l’Ucraina potrebbe essere anche la Slovacchia, su cui però permangono punti aperti nelle trattative legati all’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi.

Da un lato, la parte ucraina vorrebbe avvalersi di quattro infrastrutture energetiche che transitano per la località di Nove Kapusany, capaci di veicolare a Kyiv 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, mentre, dall’altro, la parte slovacca ha proposto l’utilizzo del gasdotto utilizzato per la centrale elettrica di Vojany, che, tuttavia, ha una capacità massima di solo 7 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Il tentennamento della Slovacchia è legato al timore della compagnia Eustream -il più importante gestore del transito del gas russo in Europa- di infrangere clausole contrattuali con il monopolista russo del gas Gazprom: la longa manus del Cremlino in campo energetico che, proprio tramite la Slovacchia, esporta ancora la maggior parte del suo carburante destinato agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Altro Paese UE coinvolto nel progetto di diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è l’Ungheria, che, tuttavia, ha promesso a Kyiv il transito in senso inverso del gas russo in territorio ucraino di solo 3 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Così come in Slovacchia, l’impasse in Ungheria è dettata dalla pressione politica della Russia, che intrattiene rapporti molto stretti sul piano politico con il Premier ungherese Viktor Orban e che, proprio grazie ad un accordo tra il neo-riconfermato Capo del Governo magiaro e il Presidente russo, Vladimir Putin, finanzia con un credito molto oneroso la realizzazione di una centrale nucleare a Paks.

Altro Paese dell’Europa Centrale che potrebbe dare un forte contributo alla diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è la Romania, che tuttavia preferisce avvalersi delle esportazioni del gas da lei prodotto per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro blu russo della Moldova: Paese a cui è maggiormente legata per ragioni storiche, culturali ed economiche.

L’Europa unita può ricomparire un ruolo fondamentale

La diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è fondamentale per garantire a Kyiv di diminuire la dipendenza dal gas russo, di cui Mosca si avvale come mezzo di coercizione geopolitica per imporre la propria influenza su Stati terzi indipendenti e sovrani, anche membri UE, come Ucraina e Paesi Baltici.

Tuttavia, l’importazione di gas russo da ovest potrebbe non bastare per l’Ucraina, in quanto la somma delle quantità di carburante promesse da Polonia, Slovacchia ed Ungheria sono ben lontane dai 30 Miliardi di metri cubi all’anno di cui Kyiv necessita per soddisfare il proprio fabbisogno.

Per questo, è necessario da un lato che a prendere le redini della situazione sia l’Europa, con l’integrazione immediata dell’Ucraina nel costituendo mercato unico UE dell’Energia, che va realizzato a breve per mettere in comunicazione i gasdotti di tutto il continente e garantire così ai Paesi membri forniture diversificate in grado di non lasciare a secco nessuno Stato dell’UE.

Dall’altro, è necessaria per l’Ucraina la realizzazione di un rigassificatore per importare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America, che già si sono detti interessati ad avviare esportazioni di LNG a prezzi bassi per aiutare l’Europa a decrementare la dipendenza energetica e politica dalla Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

GAS: L’UCRAINA GUARDA ALLA RUSSIA E PENALIZZA L’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 2, 2013

Il Presidente ucraino verso la cessione dei gasdotti nazionali al monopolista statale russo, Gazprom, e l’interruzione del processo di integrazione economica con l’UE in cambio di uno sconto sulle tariffe da parte di Mosca. Kyiv intenzionata anche al gas dell’Azerbaijan e all’importazione di LNG dal Mar Mediterraneo

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Una politica energetica esposta in TV che allontana l’Ucraina dall’Europa. Nella giornata di venerdì, 22 Febbraio, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha annunciato l’imminente firma di un accordo con la Federazione Russa per il ripristino dell’importazione di gas dalla Russia, che Kyiv ha interrotto in seguito alle esose richieste tariffarie imposte da Mosca.

In diretta al programma televisivo “Dialogo con la Società”, il Presidente Yanukovych ha annunciato la cessione dei gasdotti ucraini in affitto al monopolista statale russo del gas, Gazprom, in cambio di uno sconto sulle tariffe per l’importazione di gas dalla Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 90% del fabbisogno nazionale complessivo.

Sempre in diretta tv, il Capo di Stato ucraino ha criticato il comportamento della Comunità Energetica Europea -una sorta di Unione Europea del gas che oltre ai 27 Paesi UE comprende anche gli Stati balcanici, l’Ucraina e la Moldova- per non avere sostenuto abbastanza Kyiv nelle trattative per il rinnovo dei contratti energetici con la Russia.

Una correzione alla linea esposta è giunta durante la Conferenza Stampa dedicata ai media nazionali ed internazionali, trasmessa, sempre in televisione venerdì, Primo di Marzo.

Il Presidente Yanukovych ha ritenuto necessario diversificare le importazioni di gas, ed ha annunciato l’avvio dell’importazione di oro blu russo da ovest grazie al rinnovo di un accordo con la compagnia tedesca RWE per il trasporto del carburante in Ucraina dalla Germania attraverso i gasdotti di Ungheria, Polonia e Slovenia.

Il Presidente Yanukovych ha inoltre individuato il bisogno di costruire un sistema di gasdotti legati ad un rigassificatore in un’imprecisata località del Mediterraneo per importare gas liquefatto senza transitare dallo stretto del Bosforo, e, quindi, sottostare ai dazi imposti dalla Turchia.

Infine, il Capo di Stato ucraino ha ventilato la possibilità di importare in Ucraina gas estratto dall’Azerbaijan mediante il prolungamento del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP: infrastruttura progettata dal Governo azero e da quello turco, con il sostegno della Commissione Europea, per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Georgia alla Turchia Occidentale.

Confusa e scombinata, la strategia enunciata dal Presidente Yanukovych porta l’Ucraina tra le braccia della Russia sia sul piano energetico, che su quello politico.

Il progetto di diversificazione delle forniture di gas legato al rigassificatore nel Mediterraneo è costoso ed incerto, mentre il prolungamento della TANAP incontra l’opposizione politica della Turchia, che è intenzionata a riservare l’intera quantità del gas trasportato dal Gasdotto Trans Anatolico all’Unione Europea.

La critiche nei confronti della Comunità Energetica Europea presuppongono inoltre la mancata realizzazione da parte dell’Ucraina del Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che prevede la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi del Vecchio Continente.

Lo scopo del Terzo Pacchetto Energetico è la creazione di un sistema infrastrutturale integrato in Europa che garantisce la libera circolazione del gas, e vieta agli enti energetici extra-UE, come Gazprom, il controllo congiunto della compravendita e del trasporto del carburante all’interno della Comunità Energetica Europea.

Privo dell’appoggio dell’Occidente, il Presidente Yanukovych è così costretto ad arrendersi alla Russia, che da tempo ha fatto del controllo del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina da parte di Gazprom uno scopo geopolitico per costringere Kyiv ad interrompere il processo di integrazione con l’Unione Europea.

L’accordo energetico di Kyiv con Mosca presentato da Yanukovych, e la rottura con l’UE, favoriscono così l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, a cui appartengono già Bielorussia e Kazakhstan, progettato dal Cremlino per ripristinare l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

La scelta di Yanukovych mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica UE

Se firmato, il nuovo contratto per il gas tra Ucraina e Russia avrebbe conseguenze notevoli anche per l’Unione Europea, in quanto garantirebbe a Mosca il controllo totale dei principali gasdotti attraverso i quali il Cremlino rifornisce l’UE di gas.

Gazprom già controlla direttamente, in partnership con la compagnia polacca PGNiG, il Gasdotto Yamal-Europa: conduttura che veicola 33 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia a Polonia e Germania attraverso la Bielorussia-

Nel 2012, Gazprom, in partnership con la compagnia tedesca E.On, quella francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie, ha realizzato il Nordstream: infrastruttura costruita sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente in Germania bypassando Polonia e Paesi Baltici, dividere l’Unione Europea, ed aumentare la dipendenza degli Stati dell’UE dalle forniture di Mosca.

Il possesso diretto del monopolista statale russo anche del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina -da cui l’Unione Europea riceve 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e che finora è stato controllato dalla compagnia UkrTransHaz: una figlia del colosso nazionale di Kyiv Naftohaz- permetterebbe al Cremlino di rafforzare la sua posizione contrattuale nei confronti dell’Unione Europea.

Lo scenario presentato consentirebbe inoltre alla Russia di avvalersi del gas per mantenere definitivamente dipendente da Mosca un’Unione Europea debole, divisa, ed incapace di diventare davvero forte ed integrata al suo interno, sopratutto in campo energetico e politico.

Il posizionamento energetico di Yanukovych, e, più in generale, l’orientamento geopolitico dell’Ucraina in favore della Russia, può dunque incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas di Mosca, e, nel contempo, porre a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’UE.

Matteo Cazzulani

Gas: l’Ucraina importa il gas della Russia dalla Germania tramite la Polonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 3, 2012

Il colosso ucraino Naftohaz firma un minicontratto di qualche mese con la compagnia tedesca RWE per l’importazione da ovest di oro blu russo. La nuova politica energetica del Presidente, Viktor Yanukovych, e il posizionamento geopolitico di un Paese sempre più vicino a Mosca ma ugualmente importante per la sicurezza energetica dell’Europa

Un’alleanza energetica ucraino-tedesco-polacca garantirà per i prossimi mesi forniture di gas russo in Ucraina da ovest anziché da est. Nella giornata di mercoledì, 31 Ottobre, il colosso energetico ucraino Naftohaz ha firmato con la compagnia tedesca RWE un accordo per l’importazione di gas russo acquistato in Germania attraverso il territorio polacco.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, il mini-contratto obbliga Naftohaz all’acquisto di circa 57 Milioni di metri cubi gas dal Primo di Novembre al Primo di Gennaio del 2013. La compagnia tedesca RWE e leader nella compravendita di gas – precedentemente importato dalla Russia – in Europa Centro-Orientale.

Da parte del colosso ucraino non e pervenuta ancora nessuna conferma dell’operazione contrattuale, ma a dare valore alla notizia sono due note emanate dalla compagnia ucraina deputata alla gestione dei gasdotti nazionali, Ukrtranshaz, e dalla sua corrispettiva polacca Gaz System.

Dopo avere ristabilito le norme per la compravendita di gas tra Polonia e Ucraina, le due compagnie hanno raggiunto un accordo sull’impiego del terminale di Hermanovych per l’importazione in Ucraina di gas da occidente anziché da oriente, come invece finora avvenuto.

La decisione di Naftohaz e in linea con la politica energetica dettata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych. Scaduto il contratto per l’acquisto di gas dal monopolista russo Gazprom, e dinnanzi all’impossibilità di rinnovare l’accordo a causa delle esose clausole richieste dal Cremlino – che possiede più del 50% di Gazprom – Kyiv ha dichiarato la volontà di diminuire la quantità di gas importata dalla Russia a soli 27 miliardi di metri cubi all’anno.

Di pari passo, il Ministro dell’Energia, Yuri Boyko, ha avviato trattative per l’acquisto temporaneo di gas russo dalla Germania tramite lo sfruttamento in senso alternato dei gasdotti nazionali, e, per compensare la diminuzione di carburante dalla Russia, ha aumentato lo sfruttamento di carbone e greggio.

La sospensione delle trattative tra l’Ucraina e Gazprom e dettata dalla politica della Russia volta alla costruzione di gasdotti che riforniscono i clienti dell’Europa Occidentale di gas in via diretta, senza transitare per Paesi politicamente invisi al Cremlino, come Ucraina, Polonia e Paesi Baltici.

In particolare, il ruolo di Kyiv come Paese di transito del gas russo in Europa e stato ridimensionato con la costruzione, nel Febbraio 2012, del NordStream: gasdotto voluto da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per veicolare dalle coste russe a quelle tedesche 55 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Un altro progetto che diminuirà ulteriormente l’importanza energetica dell’Ucraina e la costruzione del Southstream. Questa infrastruttura e progettata dal Cremlino sul fondale del Mar Nero per inviare in Europa Sud-Occidentale 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, ed impossibilitare alla Commissione Europea la realizzazione di condutture parallele per importare direttamente in Europa oro blu dall’Azerbaijan.

L’isolamento energetico dell’Ucraina – che va di pari passo con quello politico del Presidente Yanukovych, avviato con l’ondata di repressione politica che ha portato all’arresto della Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko – ha lasciato Kyiv senza la possibilità di utilizzare il suo ruolo di Paese di transito dell’oro blu dalla Russia in Europa Occidentale per ottenere da Mosca un prezzo per il gas inferiore al tariffario europeo.

Secondo esperti intervenuti sulla Nezavisimaya Gazeta, l’unica possibilità per l’Ucraina di ottenere un prezzo scontato per il gas russo e l’accordo su concessioni politiche di Kyiv nei confronti del Cremlino.

Tra esse vi e l’uscita dell’Ucraina dalla Comunità Energetica Europea – una sorta di UE dell’energia che raggruppa in un unico mercato i 27 Paesi dell’Unione Europea, più Moldova ed Ucraina – e l’ingresso di Kyiv nell’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione politica ed economica e stato varato da Mosca secondo l’esempio dell’UE per ristabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico. Ad oggi, i membri dell’Unione Eurasiatica sono, oltre alla Russia, la Bielorussia ed il Kazakhstan, e, nel breve termine, e previsto l’ingresso di Kyrgyzstan e Tajikistan.

L’Esperto: “La Russia non potrà mai fare a meno dell’Ucraina per vendere il gas all’Unione Europea”.

Nonostante la situazione quasi compromessa, l’Ucraina ha ancora una carta da giocare per mantenere un ruolo da protagonista per le forniture di gas russo all’Europa Occidentale.

Come dichiarato in esclusiva a Lombardi Nel Mondo dal Professor Mykhaylo Honchar, del centro Nomos, la Russia non potrà mai contare esclusivamente sui gasdotti sottomarini per garantire le forniture di gas all’Europa Occidentale, in quanto esse sono sprovviste di centri di stoccaggio dell’oro blu lungo il loro tragitto.

“I gasdotti che veicolano il gas russo verso l’Unione Europea attraverso l’Ucraina sono l’unico mezzo davvero sicuro per garantire all’Europa Occidentale oro blu da Mosca” ha dichiarato Honchar.

“In caso di avaria della conduttura, ad oggi l’Ucraina mantiene invariato il flusso del gas grazie alle riserve immagazzinate nei siti di stoccaggio lungo il tragitto della tubatura. Simili incubatori di carburante non possono essere costruiti lungo gasdotti sottomarini” ha continuato l’esperto del Centro Nomos.

Le parole di Honchar dimostrano come l’Ucraina resti un paese di importanza cruciale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea.

Per questa ragione, la posizione geopolitica di Kyiv in una parte del mondo particolarmente delicata tra l’Europa e la Russia deve restare una priorità dell’agenda politica di Bruxelles, anche dinnanzi al regresso democratico sulle Rive del Dnipro, confermato dallo svolgimento irregolare delle ultime Elezioni Parlamentari.

Matteo Cazzulani

DOPO JULIJA TYMOSHENKO ALTRI LEADER ARANCIONI NEL MIRINO DELLA PROCURA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 26, 2011

Il Ministero degli Interni verso l’apertura di un fascicolo a carico di Oleksandr Turchynov, Arsenij Jacenjuk, e V’jacheslav Kyrylenko: esponenti di un’Opposizione Democratica la cui Leader, Julija Tymoshenko è ancora detenuta in isolamento, sottoposta ad un processo politico. Il Giudice, Rodion Kirejev, nega la lettura di fascicoli che confermano l’innocenza dell’ex-Primo Ministro. La Francia mette in forse la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina

Il vice leader di Bat'kivshchyna, Oleksandr Turchynov

Non basta guidare l’Opposizione Democratica, governare durante l’epoca arancione, o raccontare liberamente quanto accade nel Paese: in Ucraina si è indagati anche per la conduzione di pacifiche manifestazioni, nel giorno dell’Indipendenza Nazionale. Come dichiarato da fonti del Ministero degli Interni, le Autorità Ucraine starebbero per aprire un fascicolo a carico di Oleksandr Turchynov, vice-Leader del principale Partito dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, e braccio destro della Leader del campo arancione: quella Julija Tymoshenko, oggi detenuta in isolamento ed imputata in un processo politico sempre più iniquo.

Secondo le Autorità, Turchynov avrebbe turbato la quiete pubblica e disobbedito delle direttive amministrative, che, lo scorso 24 Agosto, hanno vietato a 10 Mila manifestanti di spostarsi dal perimetro adiacente al monumento a Taras Shevchenko, e – come altresì incitato dal vice di Julija Tymoshenko – condurre azioni pacifiche nel centro della Capitale. Per la medesima ragione, ad essere indagati potrebbero essere anche altri esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, come il Leader del Front Zmin, Arsenij Jacenjuk, ed il Capo di Za Ukrajinu, Vjacheslav Kyrylenko, entrambi in prima fila, assieme a Tyrchynov, nel pacifico corteo che, respinto da cariche e gas lacrimogeni della polizia in assetto antisommossa, non è riuscito a raggiungere l’Amministrazione Presidenziale, transennata come se fosse in stato di guerra.

Il processo farsa all’esame arbitrario delle memorie scritte

Ma non e solo in strada che si consuma la repressione dell’Opposizione Democratica. Sempre giovedì, 25 Agosto, è continuato il processo a carico dell’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’Ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Come noto, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha chiuso la fase degli interrogatori – in cui l’assoluta maggioranza dei testimoni ha scagionato la Tymoshenko dalle accuse – ed aperto la lettura delle memorie scritte di accusa e difesa, attuata, come il resto del processo, in maniera arbitraria e sommaria. Come evidenziato da uno degli avvocati difensori, Ihor Sukhov, il PM avrebbe rifiutato la lettura dei tomi 6 e 7, riguardanti complesse clausole contrattuali che confermerebbero l’innocenza della Leader dell’Opposizione Democratica.

“Il Giudice ha rifiutato l’esame pubblico dei documenti che certificano il prezzo con cui la compagnia intermediaria UkrTransHaz ha ricevuto gas dalla Russia – ha dichiarato Sukhov a Radio Liberty – in essi è contenuta tutta l’accusa”. Lecito ricordare che, con la firma degli accordi per cui è processata, la Tymoshenko ha eliminato nelle trattative tra Ucraina e Russia ogni oscuro intermediario, ritenuto vero responsabile dell’incremento del prezzo per l’oro blu pagato dal bilancio statale, e controllato da grandi industriali sponsor dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

“Chiedo l’apertura di un processo anche a carico dell’attuale Capo di Stato – ha dichiarato la Leader dell’Opposizione Democratica nel corso della seduta – poiché durante il suo premierato [tra il 3 agosto del 2006 ed il 31 Maggio del 2007, n.d.a.] il prezzo del gas è aumentato vertiginosamente, molto più di quanto provocato dagli accordi del 2009 da me firmati”. Ovviamente, la richiesta della Leader dell’Opposizione democratica è stata respinta da Kirejev, che, nella tarda serata, ha riaggiornato la seduta, come se nulla fosse.

“L’Europa potrebbe non capire quanto accade in Ucraina, e, se a Kyiv continua tale situazione, i singoli parlamenti nazionali optare per il respingimento della firma dell’Accordo di Associazione – ha evidenziato all’Ukrajins’kyj Tyzhden’ l’Ambasciatore francese, Jacques Faure – le Autorità dovrebbero dissociarsi pubblicamente dal processo a Julija Tymoshenko – ha continuato – con il cui governo, peraltro, sono iniziati i negoziati nel 2008. Un’Ucraina di ieri – ha concluso – diversa da quella che oggi si candida ad una più stretta collaborazione con Bruxelles”.

Quella di Parigi è l’ennesima critica ad un processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica ritenuto politicamente motivato. Condanne sono state già espresse da Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, numerose Rappresentanze Diplomatiche del Mondo Libero Occidentale, maggiori ONG internazionali indipendenti, persino dalla Federazione Russa, e dai Capi Spirituali delle diverse chiese e confessioni cristiane presenti nel Paese.

Matteo Cazzulani