LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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La Polonia aiuta l’Ucraina a diversificare le forniture di gas dalla Russia, mentre Slovacchia ed Ungheria nicchiano

Posted in Guerra del gas, Ukraina by matteocazzulani on April 17, 2014

La compagnia energetica tedesca RWE inizia le esportazioni di carburante russo attraverso i gasdotti polacchi, mentre Kyiv è ancora in trattativa per avvalersi delle infrastrutture slovacche ed ungheresi. La Romania interessata a dare priorità alla Moldova.

A fluire in Ucraina sarà sempre gas russo, ma questa volta importato da ovest a prezzi meno cari sia sul piano economico che politico. Nella giornata di mercoledì, 16 Aprile, la compagnia tedesca RWE ha avviato l’esportazione di gas russo in Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti della Polonia in seguito ad un accordo stretto tra la compagnia polacca Gaz-System e quella ucraina Ukrtranshaz.

L’accordo tra le due compagnie che si occupano della gestione dei gasdotti nazionali nei rispettivi Paesi prevede nello specifico l’importazione in Ucraina all’anno di 1,5 Miliardi di metri cubi di gas che la RWE acquista dalla Russia tramite il Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato da Mosca nel 2012 per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo veicolando 55 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu dal territorio russo a quello tedesco, e per dividere al suo interno l’Unione Europea bypassando i Paesi dell’Europa Centro-Orientale -Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: tutti membri UE.

Oltre alla Polonia, a rifornire di gas l’Ucraina potrebbe essere anche la Slovacchia, su cui però permangono punti aperti nelle trattative legati all’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi.

Da un lato, la parte ucraina vorrebbe avvalersi di quattro infrastrutture energetiche che transitano per la località di Nove Kapusany, capaci di veicolare a Kyiv 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, mentre, dall’altro, la parte slovacca ha proposto l’utilizzo del gasdotto utilizzato per la centrale elettrica di Vojany, che, tuttavia, ha una capacità massima di solo 7 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Il tentennamento della Slovacchia è legato al timore della compagnia Eustream -il più importante gestore del transito del gas russo in Europa- di infrangere clausole contrattuali con il monopolista russo del gas Gazprom: la longa manus del Cremlino in campo energetico che, proprio tramite la Slovacchia, esporta ancora la maggior parte del suo carburante destinato agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Altro Paese UE coinvolto nel progetto di diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è l’Ungheria, che, tuttavia, ha promesso a Kyiv il transito in senso inverso del gas russo in territorio ucraino di solo 3 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Così come in Slovacchia, l’impasse in Ungheria è dettata dalla pressione politica della Russia, che intrattiene rapporti molto stretti sul piano politico con il Premier ungherese Viktor Orban e che, proprio grazie ad un accordo tra il neo-riconfermato Capo del Governo magiaro e il Presidente russo, Vladimir Putin, finanzia con un credito molto oneroso la realizzazione di una centrale nucleare a Paks.

Altro Paese dell’Europa Centrale che potrebbe dare un forte contributo alla diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è la Romania, che tuttavia preferisce avvalersi delle esportazioni del gas da lei prodotto per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro blu russo della Moldova: Paese a cui è maggiormente legata per ragioni storiche, culturali ed economiche.

L’Europa unita può ricomparire un ruolo fondamentale

La diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è fondamentale per garantire a Kyiv di diminuire la dipendenza dal gas russo, di cui Mosca si avvale come mezzo di coercizione geopolitica per imporre la propria influenza su Stati terzi indipendenti e sovrani, anche membri UE, come Ucraina e Paesi Baltici.

Tuttavia, l’importazione di gas russo da ovest potrebbe non bastare per l’Ucraina, in quanto la somma delle quantità di carburante promesse da Polonia, Slovacchia ed Ungheria sono ben lontane dai 30 Miliardi di metri cubi all’anno di cui Kyiv necessita per soddisfare il proprio fabbisogno.

Per questo, è necessario da un lato che a prendere le redini della situazione sia l’Europa, con l’integrazione immediata dell’Ucraina nel costituendo mercato unico UE dell’Energia, che va realizzato a breve per mettere in comunicazione i gasdotti di tutto il continente e garantire così ai Paesi membri forniture diversificate in grado di non lasciare a secco nessuno Stato dell’UE.

Dall’altro, è necessaria per l’Ucraina la realizzazione di un rigassificatore per importare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America, che già si sono detti interessati ad avviare esportazioni di LNG a prezzi bassi per aiutare l’Europa a decrementare la dipendenza energetica e politica dalla Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

POLONIA E LITUANIA DANNO IL VIA AL GIPL

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 1, 2013

La Commissione Europea concede lo status di progetto strategico al gasdotto concepito per veicolare gas dal rigassificatore polacco di Swinoujscie al territorio lituano. L’infrastruttura necessaria per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro dalla Russia per i Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia

C’è una parte dell’Europa che guarda all’indipendenza energetica, mentre un’altra pensa a fare affari con chi, all’apparenza, è il più forte. Nella giornata di mercoledì, 30 Ottobre, Polonia e Lituania hanno ottenuto il via libera dalla Commissione Europea per la realizzazione del GIPL: un gasdotto progettato per veicolare 4 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dal rigassificatore polacco di Swinoujscie in territorio lituano.

L’infrastruttura, compartecipata dalla compagna polacca Gaz-System e dalla lituana Amber Grid, si estenderà dalla città polacca di Rembelszczyzna a quella lituana di Jauniunai per un totale di 534 chilometri di lunghezza per un investimento di 558 Milioni di Euro.

Come riportato dalla Bloomberg, parte delle spese saranno coperte dalla Commissione Europea, che ha conferito all’infrastruttura lo status di Infrastruttura Prioritaria in quanto aiuta i Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia- a diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, da qui questi Stati dipendono per più del 90% del loro fabbisogno.

Inoltre, la Commissione Europea ha inserito il GIPL tra le infrastrutture del Corridoio Nord-Sud: fascio di gasdotti unificati tra vari Paesi UE concepito per collegare il rigassificatore di Swinoujscie con il terminale di Krk, in Croazia, dai quali sarà importato gas liquefatto da Qatar, Egitto e Norvegia, e shale dagli Stati Uniti d’America.

Nonostante i tentativi di alcuni Paesi dell’Europa Centrale di diminuire la dipendenza dalla Russia, altri Stati sostengono la politica energetica di Mosca, come la Slovenia che, martedì, 28 Ottobre, ha ribadito il pieno sostegno al gasdotto Southstream.

La Slovenia sostiene il Southstream

Come riportato da Natural Gas Europe, il Ministro delle Infrastrutture e della Programmazione Spaziale sloveno, Samo Omerzel, a margine di un incontro con Alexei Miller, capo del monopolista statale russo Gazprom, ha dichiarato che il Southstream rientra nella strategia nazionale della Slovenia.

Il Southstream è però contrario al Terzo Pacchetto Energetico: Legge dell’Unione Europea che, per garantire la sicurezza dei Paesi dell’Unione, vieta ad enti fornitori di gas di possedere nel contempo le infrastrutture deputate al trasporto del carburante.

Il Southstream, in cui Gazprom, quindi il governo russo, detiene la maggioranza, è progettato per rifornire di 63 Miliardi di metri cubi di gas l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

A motivare la contrarietà della Commissione Europea al Southstream, oltre all’incompatibilità col Terzo Pacchetto Energetico, è anche l’incremento della dipendenza dal gas russo che il gasdotto di Gazprom provocherebbe in molti Paesi UE, che già dipendono fortemente dalle forniture di oro blu dalla Russia.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha dato pieno sostegno alla realizzazione di gasdotti per collegare i sistemi infrastrutturali energetici dei singoli Paesi UE e di infrastrutture per diversificare le forniture di gas.

Oltre ai rigassificatori, l’UE sostiene la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA IN PRIMA FILA PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 13, 2013

Varsavia annuncia un investimento di 1,1 Miliardi di Euro per la realizzazione di gasdotti dal rigassificatore di Swinoujscie a Repubblica Ceca, Slovacchia e Ucraina. Il piano, cofinanziato dalla Commissione Europea, necessario per la diminuzione della dipendenza dell’Europa dalla Russia.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Uno dei Paesi più fortemente dipendenti dal gas della Russia guiderà il processo di indipendenza energetica dell’Europa dalle forniture di oro blu di Mosca. Nella giornata di martedì, 12 Febbraio, la Polonia ha approvato un investimento di 1,1 Miliardi di Euro per la realizzazione di 940 chilometri di gasdotti per collegare il rigassificatore di Swinoujscie ai sistemi infrastrutturali energetici di Slovacchia, Repubblica Ceca e Ucraina.

Come riportato alla agenzia AFP dalla Portavoce della compagnia Gaz System, Malgorzata Polkowska, l’investimento, coperto per un terzo dalla Commissione Europea, è finalizzato alla diminuzione della dipendenza della Polonia e del resto dei Paesi dell’Europa Centrale dalle forniture di gas della Russia, da cui la regione dipende mediamente per l’80% del fabbisogno complessivo.

Il gas liquefatto importato da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America sarà rigassificato nel terminale di Swinoujscie, in fase di realizzazione, e, grazie alle infrastrutture preventivate, permetterà a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia di diversificare le fonti di approvvigionamento di oro blu.

L’iniziativa della Polonia rappresenta una risposta alla recente espansione della Russia nei mercati energetici dell’Europa Centrale. Con la realizzazione del gasdotto Gazelle, Mosca ha reso la Repubblica Ceca il principale Paese di transito verso Francia e Slovacchia del carburante che il Cremlino esporta direttamente in Germania tramite il Nordstream.

Questa conduttura, dalla portata di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, è stata realizzata nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per permettere alla Russia di rifornire di oro blu direttamente la Germania, bypassando Paesi UE come Polonia e Stati Baltici.

Una soluzione anche per Kyiv

Il piano della Polonia consente inoltre una possibile soluzione della situazione dell’Ucraina: Paese alla disperata ricerca di fonti di approvvigionamento di gas alternative a quelle della Russia, che pretende da Kyiv il pagamento di condizioni onerose.

Fallito il via libera alla costruzione del rigassificatore di Odessa -infrastruttura da cui l’Ucraina avrebbe importato gas liquefatto da Qatar, Azerbaijan, Libia, Egitto ed Algeria- a causa della firma da parte del Governo ucraino dei contratti con un esponente non autorizzato dalla compagnia spagnola Natural Gas Fenosa, Kyiv ha ripiegato sull’acquisto di 55 Milioni di metri cubi di gas russo per tre mesi dalla Germania attraverso i gasdotti della Polonia.

La costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, e la sua messa in comunicazione con il sistema infrastrutturale della Slovacchia -Paese che si è detto disponibile a veicolare gas diretto in Ucraina proveniente da ovest- rappresenta per Kyiv una soluzione all’isolamento energetico causato dalla crisi con la Russia.

In aggiunta al piano del gas, l’Ucraina è isolata anche a livello politico in seguito agli arresti predisposti dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, nei confronti di una decina di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-primo Ministro Yulia Tymoshenko: guida nel 2004 del processo democratico ucraino passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”.

Oltre che per il regresso democratico, il Presidente Yanukovych è fortemente criticato da UE, USA, ONU, NATO e dalle principali ONG internazionali indipendenti per avere represso la stampa libera, falsificato le ultime Elezioni Parlamentari e Amministrative, ed avere accentrato nelle sue mani ampi poteri che la Rivoluzione Arancione aveva consegnato al Parlamento.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA COME L’UCRAINA: IL GAS DELLA RUSSIA IMPORTATO DALLA GERMANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 3, 2012

La compagnia polacca Gaz System e la tedesca Gascade Gastransport invertono il flusso di funzionamento del gasdotto Yamal-Europa per importare oro blu russo in territorio polacco dal confine tedesco. La decisione, in linea con la legge UE, aumenta il peso di Mosca nella politica energetica europea 

La rete dei gasdotti tra Russia ed Europa

La rete dei gasdotti tra Russia ed Europa

La politica imperialista del gas della Russia di Putin costringe l’Europa a mutare le leggi della geografia energetica. Nella giornata di giovedì, 29 Novembre, la Polonia e la Germania hanno firmato un accordo per l’invio di gas dal territorio tedesco a quello polacco per mezzo dell’inversione del flusso di transito del gasdotto Yamal-Europa.

Secondo un accordo ufficiale firmato dalla compagnia polacca Gaz System – deputata alla gestione dei gasdotti polacchi – e la tedesca Gascade Gastransport, il terminale di Mallow, ubicato al confine tra Polonia e Germania, sarà adibito all’inversione del funzionamento del gasdotto, che è stato utilizzato dal 1993 per inviare gas russo in Europa Centrale.

Come riportato dal Dziennik Gazeta Prawna, la decisione di invertire il flusso dello Yamal-Europa è stata presa dalla Polonia per due ragioni. La prima è legata alla diversificazione delle rotte di fornitura del gas dalla tratta orientale dello Yamal-Europa, attraverso il quale ad oggi Varsavia importa il 90% dell’oro blu utilizzato.

L’inversione dello Yamal-Europa permette alla Polonia di importare il gas che la Russia esporta in territorio tedesco attraverso il Nordstream: gasdotto costruito da Mosca sul fondale del Mar Baltico per rifornire di carburante russo direttamente la Germania, bypassando la Polonia ed altri paesi politicamente osteggiati dal Cremlino come Lituania, Estonia e Lettonia.

La seconda motivazione alla base dell’inversione dello Yamal-Europa è legata all’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE: legge della Commissione Europea che impone la liberalizzazione del mercato del gas e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici nazionali dei Paesi della Comunità Energetica Europea – composta dai 27 Stati dell’Unione più Moldova ed Ucraina.

L’inversione del flusso di importazione di gas di provenienza russa non più da oriente ma da Occidente attraverso la Germania è una soluzione che, prima della Polonia, è stata presa dall’Ucraina.

Per via di una guerra contrattuale con Mosca, Kyiv ha deciso di limitare le importazioni di oro blu russo aumentando l’uso di carbone e greggio e firmando un accordo con la compagnia tedesca RWE per l’acquisto e il trasporto di gas proveniente dalla Russia dalla Germania all’Ucraina attraverso Polonia ed Ungheria.

De facto, il piano varato da Polonia e Ucraina concorda sì con le direttive della legge UE in materia di efficienza energetica, ma aumenta il peso delle forniture di gas dalla Russia, che ad oggi soddisfano il 40% del fabbisogno complessivo UE.

Per arginare il ruolo di Mosca, la Polonia, sempre in accordo con Bruxelles, ha avviato la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania, per l’importazione, e l’immissione nel sistema energetico europeo unificato, di gas acquistato da Norvegia, Qatar e Stati uniti d’America.

La Polonia avanti con lo shale

Inoltre, la Polonia ha implementato i lavori per l’estrazione dello shale: gas ubicato in rocce a bassa profondità estraibile solo con complesse tecniche di fracking, ad oggi attuate solo in Nordamerica.

Nella giornata di venerdì, 30 Novembre, la seconda compagna energetica polacca Orlen ha aumentato gli investimenti per lo studio sui giacimenti di shale nel Voivodato di Lublino, dopo che la principale compagnia energetica del Paese, PGNiG, ha individuato la presenza di scisto – com’è altrimenti noto lo shale – in Pomerania.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA CENTRALE VERSO UN SISTEMA ENERGETICO COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 6, 2012

Polonia e Lituania iniziano i lavori per l’unificazione dei gasdotti dei due Paesi, mentre il Primo Ministro lituano, Andrijus Kubilijus, invita Varsavia a compartecipare ai progetti di rafforzamento dell’energia nucleare di Vilna. Anche Grecia e Bulgaria seguono l’esempio polacco-lituano per realizzare le clausole del Terzo Pacchetto Energetico UE

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Progetti comuni per evitare la dipendenza da un solo fornitore. Questa è la motivazione che, negli ultimi giorni, ha spinto alcuni dei Paesi dell’Unione Europea a compiere passi significativi per l’avvio di iniziative condivise finalizzate garantire la sicurezza dei rifornimenti di gas ed energia.

Nella giornata di mercoledì, 3 Luglio, la compagnia polacca Gaz System e quella lituana Lietuvos Dujos hanno affidato all’ente ILF Consulting Engineries un progetto di studio per unificare i gasdotti di Polonia e Lituania. Come dichiarato in una nota ufficiale, il progetto è finanziato dai fondi dell’Unione Europea, in quanto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi UE è prevista dal Terzo Pacchetto Energetico.

Questa legge, elaborata dalla Commissione Europea e votata a grande maggioranza dall’Europarlamento, prevede la messa in comune dei gasdotti del Vecchio Continente, e vieta ad enti fornitori di gas registrati al di fuori dell’UE di possedere il controllo sulle condutture europee.

Il provvedimento si è rivelato necessario in seguito alla politica del monopolista russo, Gazprom, che oltre a detenere l’80% delle forniture di oro blu all’Europa ha avviato una campagna finalizzata alla gestione totale e parziale dei gasdotti dei principali Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia ed Austria.

“Il progetto di unificazione delle condutture applica in toto la legge europea – ha dichiarato il capo di Gaz System, Jan Chadam – per questo contiamo sul pieno appoggio di Bruxelles nella sua realizzazione e nella concessione di finanziamenti”.

Oltre che nel settore del gas, Polonia e Lituania hanno avviato una collaborazione anche per quanto riguarda l’energia nucleare. Lo scopo è sempre la diminuzione della forte dipendenza che, ad oggi, lega Varsavia e Vilna a Mosca per l’89% del fabbisogno nazionale.

Giovedì, 5 Luglio, il Primo Ministro lituano, Andrijus Kubilijus, ha invitato i polacchi a partecipare ai lavori per la costruzione della centrale nucleare di Visaginas, al quale già compartecipano enti lettoni ed estoni. Secondo il Capo del governo lituano, con la sua compartecipazione la Polonia può non solo diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, ma anche accumulare l’esperienza sufficiente per la costruzione delle cinque centrali nucleari che Varsavia ha programmato per i prossimi anni.

“La partecipazione della Polonia sarebbe logica e utile – ha dichiarato Kubilijus, come riportato dall’autorevole Baltic Course – Il coinvolgimento di Varsavia nel progetto permette di implementare i lavori per la realizzazione di simili iniziative anche in altri Stati europei. La Lituania è disposta a stringere partnership con tutti i Paesi intenzionati a rafforzare la propria indipendenza energetica.

Grecia e Bulgaria approntano misure comuni

L’esempio di Varsavia e Vilna è stato seguito da Grecia e Bulgaria. Durante una visita ufficiale, il Presidente greco, Karolos Papulias, ha invitato il suo collega bulgaro, Rosen Plevneliev, a varare progetti comuni in ambito energetico per rafforzare l’indipendenza energetica di Atene e Sofia.

Nello specifico, Papulias ha menzionato la costruzione di un gasdotto per collegare il sistema infrastrutturale energetico della Grecia a quello della Bulgaria, e consentire ai due Paesi di implementare la realizzazione del Terzo Pacchetto Energetico UE.

“La costruzione di una conduttura comune tra Grecia e Bulgaria risponde appieno ai nostri interessi – ha dichiarato Plevneliev, come riportato dall’agenzia Novinite – ad oggi l’economia bulgara dipende unicamente dal gas russo inviato attraverso l’Ucraina”.

Grecia e Bulgaria sono due tra i Paesi più attivi nella ricerca di fonti di gas alternative a quelle russe. Atene si è affermata come partner di Israele per lo sfruttamento del Leviathan e del Tamar: due giacimenti ubicati al largo delle coste israeliane del Mediterraneo che, secondo recenti rilevazioni, potrebbero soddisfare una buona parte del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, e rendere Tel Aviv uno dei principali esportatori di oro blu a livello continentale.

Sofia invece ha avviato una serie di studi per lo sfruttamento dei giacimenti di combustibile nel Mar Nero dove, secondo le rilevazioni, la Bulgaria potrebbe trovare una quantità di gas naturale superiore a 3 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato sempre dalla Euractive, il governo bulgaro ha aperto un’asta per le concessioni dei diritti di ricerca al largo delle coste nazionali, al quale hanno già aderito le compagnie Total e Melrose Resources Plc.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AGGIRATA DALLA RUSSIA, LA POLONIA SI RIFUGIA IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 5, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, interrompe l’invio di oro blu nei gasdotti polacchi per costringere Varsavia a cedere il totale controllo del suo sistema infrastrutturale energetico a Mosca, ma la compagnia Gazprojekt ottiene la possibilità di sfruttare i progetti di indipendenza energetica dell’Unione Europea

Il Premier polacco, Donald Tusk

La politica energetica comune europea come ancora di salvataggio dall’imperialismo gasato russo. Nella giornata di lunedì, 3 Aprile, l’ente monopolista per la compravendita del gas russo, Gazprom, ha annunciato l’intenzione di ridurre al minimo il transito di oro blu destinato alla Germania attraverso il territorio polacco.

La decisione di chiudere i rubinetti alla Polonia è stata dettata dalla volontà di Varsavia di rispettare il Terzo Pacchetto Energetico: la legge dell’Unione Europea che, per liberalizzare il mercato del gas, vieta la gestione dei gasdotti agli enti che si occupano anche della compravendita dell’oro blu, sopratutto se registrati al di fuori del Vecchio Continente, come Gazprom.

Questo provvedimento UE ha avuto particolari ricadute per quanto riguarda il gasdotto Jamal-Europa, di cui la Russia si è finora servita per trasportare il gas a Germania e Francia. Esso attraversa da est a ovest la Polonia, è posseduto dalla società EuRoPolGaz, controllata da Gazprom, ma, in seguito alla direttiva europea, è gestito dall’ente statale polacco Gaz System, che è deputato al controllo dell’intero sistema infrastrutturale energetico del territorio della Polonia.

I russi hanno cercato a più riprese di ottenere il pieno controllo dei gasdotti polacchi: dapprima, inserendone la completa cessione nel corso delle trattative per l’accordo energetico del 2010, poi, considerata l’impossibilità di infrangere la legge UE, hanno impugnato una clausola di un accordo tra Mosca e Varsavia risalente al 2005, secondo la quale la Russia ha il diritto unilateralmente di limitare l’invio di gas alla Polonia.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, i russi potrebbero avere la meglio sui polacchi, in quanto negli accordi tra Unione Europea e Russia è stabilito che i regolamenti UE non possono in alcun modo interferire con i contratti energetici firmati prima del 1995. Del resto, una conferma è pervenuta anche dal Primo Ministro della Polonia, Donald Tusk, secondo il quale Varsavia è legata a Mosca da trattati per il gas firmati prima dell’ottenimento dello status di candidato alla membership continentale.

L’accerchiamento della Polonia sembra quindi essere destinato a compiersi, anche perché Gazprom ha già iniziato a trasferire la quota di gas, che finora è transitata per il Jamal-Europa, al NordStream: gasdotto costruito dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire direttamente la Germania, e bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Lituania.

Tuttavia, per la parte polacca una soluzione all’accerchiamento russo-tedesco, e alla politica del divide et impera con cui la Russia sta estendendo il suo monopolio energetico e politico nel Vecchio Continente, potrebbe essere la realizzazione del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti che l’Unione Europea ha in cantiere per importare gas di provenienza centro-asiatica e, così, diminuire la dipendenza dal Cremlino.

Come riportato dall’autorevole Trend, nella giornata di martedì, 3 Aprile, la compagnia polacca Gazprojekt ha ottenuto l’appalto per la costruzione del Gasdotto polacco-slovacco: un’infrastruttura che permetterà alla Polonia di importare gas dal Corridoio Meridionale, e che costituirà uno dei rami principali del Corridoio Nord-Sud, un’altro progetto dell’UE concepito per rafforzare la sicurezza energetica di Bruxelles.

La Bulgaria passa al Nabucco

A proposito del Corridoio Meridionale, importante è la presa di posizione della Bulgaria che, mercoledì, 4 Aprile, ha concesso lo status di progetto di interesse nazionale al Nabucco: una delle due infrastrutture che potrebbero essere scelte dall’Azerbajdzhan per veicolare gas centro-asiatico in Europa.

L’altra infrastruttura è il Gasdotto Trasadriatico – TAP – il quale, a differenza del progetto dalla verdiana denominazione, potrebbe importare l’oro blu azero e turkmeno direttamente in Italia, più precisamente in Puglia.

Matteo Cazzulani

EMERGENZA ENERGETICA E INTEGRAZIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 11, 2012

La dipendenza dal gas della Russia porta Polonia e Lituania ad unificare i propri sistemi infrastrutturali energetici, e la Commissione Europea a rinsaldare i rapporti con la Turchia senza escludere una possibile integrazione UE di Ankara

Il Commissario europeo per l'Integrazione e la Politica di Vicinato, Stefan Fule

Se con la crisi dell’Euro e le divisioni interne all’UE la finanza allontana, l’energia unisce. Nella giornata di venerdì, 10 Febbraio, Polonia e Lituania hanno dato il via ad un piano di unificazione dei sistemi infrastrutturali entro il 2018.

Come riportato dall’autorevole Reuters, il progetto, compartecipato dalla compagnia polacca Gaz System e dalla lituana Lietuvos Dujos, consiste nella costruzione di un gasdotto di 562 chilometri, dalla portata di 4,5 miliardi di metri cubi annui di gas, concepito per collegare le condutture di Varsavia con quelle di Vilna entro il 2018.

Nel corso della presentazione, è stato evidenziato come l’infrastruttura – che ha ottenuto il sostegno della Commissione Europea – sia necessaria per trasportare il gas liquido recepito nel terminale marittimo di Swinoujscie, in Polonia Nord-Occidentale, alla Lituania: unico Paese a non essere ancora collegato tramite gasdotto ad alcun Paese dell’Unione Europea – fatto salvo la Lettonia.

Una situazione anomala e pericolosa per la sicurezza nazionale di Vilna, la quale, ad oggi, dipende all’89% dalle forniture della Russia. Il gasdotto polacco-lituano, invece, permetterà al Paese Baltico di diversificare le forniture appoggiandosi sul sistema infrastrutturale continentale alimentato da oro blu liquido di provenienza irachena, norvegese, e dal Qatar.

Se sul Baltico il gas rafforza l’integrazione europea, sul Bosforo, invece, si costruisce un ponte proiettato all’avvicinamento della Turchia all’UE. Nella giornata di giovedì, 9 Febbraio, ad Ankara ha avuto luogo un’importante visita dei vertici dell’Unione Europea presso le autorità turche dedicata alle questioni energetiche.

Nello specifico, i Commissari UE all’Energia, Gunther Oettinger, e all’Allargamento, Stefan Fule, hanno evidenziato l’importanza geopolitica della Turchia in quanto principale garanzia per la realizzazione della politica energetica di Bruxelles. L’Unione Europea – rafforzata dai recenti avvenimenti legati al taglio delle forniture di gas da parte di Mosca che hanno lasciato al freddo metà del Vecchio Continente – punta all’importazione diretta di oro blu centro-asiatico senza dipendere dal transito per il territorio russo.

“Abbiamo lo scopo di approfondire le relazioni tra Unione Europea e Turchia con il varo di una road map e di una Commissione per le relazioni energetiche turco-europee” ha dichiarato Fule. “L’UE deve lavorare con i Paesi partner nell’ottica di un’Europa Unita. La Turchia è la prima tra questi Stati” ha illustrato Oettinger.

In risposta, la parte turca, rappresentata dal Ministro per gli Affari Europei, Egenem Bagis, e di quello dell’Energia, Taner Yildiz, ha accolto con favore le aperture di Bruxelles, illustrato come Ankara si sia comportata responsabilmente nei confronti delle esigenze energetiche dell’UE, ed evidenziato come le aspirazioni verso l’integrazione europea siano ancora vive, nonostante le chiusure politiche del Vecchio Continente.

“La Turchia è il Paese che più di tutti ha garantito il proseguo del progetto energetico della Commissione Europea con la firma, il 25 Ottobre 2011, di accordi per garantire l’importazione di gas dall’Azerbajzhan – ha dichiarato Yildiz – ciò nonostante, Ankara non ha mai sollevato la questione dell’ingresso nell’UE, che resta un obiettivo di primario interesse per la politica turca”.

La Russia come ostacolo all’indipendenza energetica dell’Europa

Lecito ricordare che la Commissione Barroso ha preventivato la costruzione di un sistema di gasdotti per trasportare gas di produzione azera e turkmena nel Vecchio Continente senza transitare per il territorio della Russia, ed alleviare la dipendenza energetica da Mosca che, ad oggi, mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale molti Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia.

Tra i gasdotti progettati è però sorto un conflitto motivato da differenti interessi, poi approfondito dall’ingerenza del Cremlino, il quale, per evitare di perdere l’egemonia energetica – e quindi anche politica – sul Vecchio Continente, ha proposto infrastrutture alternative a quelle preventivate dalla Commissione Barroso, iniziato a rilevare la gestione totale e parziale dei sistemi infrastrutturali di Paesi dell’Europa Occidentale, e spinto Germania e Francia a tutelare nel mercato europeo il monopolista russo, Gazprom: anche a discapito degli interessi comuni UE volti alla diversificazione delle forniture.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: POLONIA E RUSSIA ANCORA CONCORDI

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 18, 2010

Varsavia annuncia la nuova intesa con Mosca, concorde con il proprio fabbisogno ed i parametri europei. Ancora ignoti i dettagli

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Presto un nuovo contratto tra Mosca e Varsavia. A comunicarlo, il ministero dell’economia polacco, che, nella giornata di lunedì, 18 ottobre, ha dichiarato il raggiunto nuovo accordo tra le compagnie EuRoPolGaz, Gaz-System ed il monopolista russo Gazprom.

Come riportato dalla nota, l’intesa garantirà alla Polonia una fornitura costante di oro blu, ed un inverno sicuramente al caldo. Ciò nonostante, sui dettagli nessun indizio, dal momento in cui il contratto dovrà essere esaminato, e ratificato, dai governi interessati. E, prima ancora, annunciato dai rispettivi presidenti.

Un incontro storico

L’occasione potrebbe essere la visita del Capo di stato russo, Dmitrij Medvedev, al collega polacco, Bronislaw Komorowski, in programma, a Varsavia, il prossimo 6 dicembre. Un evento di altissima rilevanza, dal momento in cui, per la prima volta, un inquilino del Cremlino si recherà nella capitale polacca espressamente per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi, dopo anni contrassegnati da rapporti tesi e sgarbi reciproci.

Nel presentare il meeting alla stampa, lo stesso Komorowski ha sottolineato l’importanza del riavvicinamento a Mosca, ottenuto grazie al nuovo corso della politica estera polacca, più attenta alle richieste russe. E, spesso, anche in contrasto con quelle europee.

L’UE sempre attenta

Il presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Esempio di ciò, proprio il contratto per il gas. Una prima versione, redatta nel gennaio 2010, è stata fortemente contestata dell’Unione Europea, che ha invitato la Polonia a rivederne le clausole, e ad adattarle alla legislazione continentale, che prevede il libero accesso alle infrastrutture energetiche dei Paesi membri.

In particolare, a preoccupare Bruxelles è stata, in cambio di oro blu fono al 2045, la concessione a Mosca dell’esclusiva gestione del gasdotto Jamal. Con la sua capacità di 30 miliardi di metri cubi di gas annui, la conduttura è una delle arterie nevralgiche per l’importazione di oro blu russo nel Vecchio Continente. Ad oggi, essa è controllata dalla compagnia EuRoPolGaz, di cui Gazprom è proprietaria per il 48%.

Matteo Cazzulani