LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La giusta battaglia di Cameron contro l’ipocrisia di Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 12, 2015

Il Primo Ministro britannico propone condizioni ragionevoli per mantenere la Gran Bretagna in un’Unione Europea riformata. Pari opportunità tra eurozona e Paesi extra-Euro la questione principale che l’Unione Europea deve risolvere per mantenersi viva e forte nel Mondo



Varsavia – La richiesta di riforma dell’Unione Europea del Primo Ministro britannico, David Cameron, è una battaglia per un’UE più equa, contro lo strapotere -e l’arroganza- dell’Asse franco-tedesco. Nella giornata di lunedì, 9 Novembre, con una lettera inviata al Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, Cameron ha posto quattro condizioni per la permanenza della Gran Bretagna all’interno dell’Unione Europea: maggiore ruolo dei Parlamenti nazionali, deregulation per favorire imprese, sviluppo e lavoro, limitazione delle migrazioni interne, pari diritti tra Paesi della zona euro e Paesi che preferiscono mantenere una propria moneta nazionale.

Se solo su uno dei punti proposti da Cameron, la limitazione delle migrazioni interne, possono essere mosse perplessità -anche se la Gran Bretagna è oggi meta di centinaia di cittadini degli Stati dell’UE del sud alla disperata ricerca di un lavoro che Londra fa fatica ad assorbire nel suo tessuto sociale- per il resto il Primo Ministro britannico pone sul tavolo punti che, se realizzati, possono portare ad un’UE finalmente più attiva e dinamica.

Concedendo maggiore potere ai Parlamenti nazionali, l’Unione Europea diventa maggiormente capace di tutelare gli interessi specifici di quei Paesi la cui voce è finora poco se non per nulla ascoltata a Bruxelles. Inoltre, il ruolo dei Parlamenti nazionali è maggiormente vincolante rispetto a quello di un Parlamento Europeo al quale, ad oggi, non si è voluto concedere poteri legislativi, bensì solamente consultativi.

Per quanto riguarda la deregulation, Cameron propone di eliminare quegli ostacoli burocratici che, ad oggi, limitano sia la libera iniziativa in ambito economico -il vero sale della salute economica di ogni Paese, dato che la possibilità di aprire attività commerciali senza uno stato controllore ed impositore di tasse crea lavoro e benessere- sia la presa di decisioni importanti per il futuro dell’Unione Europea, come l’approvazione del Trattato di Partnership Trans Atlantica -TTIP- per creare una zona di libero scambio tra UE e Stati Uniti.

Sulla questione delle pari opportunità tra Paesi della Zona Euro e Paesi extra-Euro, Cameron solleva una questione sacrosanta, dal momento in cui, ad oggi, l’appartenenza all’eurogruppo è un discrimine adottato dall’asse franco-tedesco per favorire alcuni Paesi membri dell’Unione Europea piuttosto che altri. 

Ne sono esempio Polonia, Lituania e Romania, Paesi non appartenenti all’eurozona -la Lituania appartiene all’eurogruppo dal 2015- che nel 2012 hanno visto inascoltato, e calpestato il diritto ad opporsi alla realizzazione del Nordstream, gasdotto progettato da Russia, Germania, Francia, Olanda e Belgio per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo bypassando i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

La battaglia di Cameron per la riforma dell’Unione Europea è dunque una battaglia di civiltà per un’Europa più equa, in cui i diritti di tutti i Paesi siano rispettati, e in cui i bisogni di ogni Stato membro siano compresi e risolti. 

Ad esempio, la richiesta attuale di Gran Bretagna, Polonia, Danimarca, Romania e Croazia -Stati non appartenenti alla zona Euro- di una maggiore presenza della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi della regione messa a repentaglio dalle continue provocazioni militari russe ai confini della UE è fortemente opposta da Germania, Francia, Italia, Olanda e Belgio, Paesi della zona euro legati strettamente alla Russia di Putin da interessi che, come nel caso del sopracitato Nordstream, infrangono la solidarietà interna dell’Unione Europea in materia di energia e difesa.

Tusk nel mirino della “vecchia Europa”

Oltre alla questione statutaria, la proposta di Cameron si intreccia con una querelle interna alle Istituzioni europee tra il Presidente del Consiglio Europeo Tusk, e il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, tra i quali, nonostante la comune appartenenza al Partito Popolare Europeo, non corre buon sangue.

Secondo fonti ben informate, che hanno chiesto l’anonimato, Juncker, politico di lungo corso delle Istituzioni Europee con buoni contatti ed una padronanza linguistica adatta ad ottenere il consenso di tedeschi e francesi, starebbe orchestrando il dimissionamento di Tusk che, al contrario, ha ancora poca esperienza in Europa ed è gravato da una scarsa conoscenza dell’inglese.

Il motivo della rivalità di Juncker con Tusk è legato a due fattori. In primis, la nazionalità di Tusk, in quanto molti dirigenti UE mal digeriscono la presenza di un esponente di un Paese non appartenente alla zona euro -e ancor più appartenente all’Europa Centro Orientale- a Capo di una delle tre Istituzioni europee.

In secondo luogo, Juncker intrattiene stretti rapporti con Putin, come dimostrato dalle recenti dichiarazioni con cui il Presidente della Commissione Europea in persona ha sostenuto la necessità di rompere con la tradizionale alleanza dell’UE con gli USA proponendo l’eliminazione delle sanzioni imposte alla Russia in seguito all’annessione della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina Orientale.

Ponendosi in contrapposizione a Juncker, esponente di una “vecchia Europa” filorussa, antiamericana e polonofoba -orientamento condiviso in Italia da Berlusconi, Salvini, Meloni, Grillo e Gentiloni- Cameron sostiene una coraggiosa riforma per un’Unione Europea davvero in grado di agire da protagonista nel Mondo del XXI Secolo come parte della Comunità Occidentale stretta alleata di Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia e degli altri Paesi che hanno in democrazia, libertà e progresso i propri principi fondanti. 

Qualora, invece, dovesse vincere la linea Juncker, l’Unione Europea finirebbe inevitabilmente per diventare un rottame politico, vassallo della Russia e preda facile del terrorismo internazionale che, così come Putin, nella divisione interna tra “Vecchia Europa” ed “Europa extra-euro” vede l’unica possibilità di affossare una volta per tutte la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Gruppo di Vysegrad e Parlamento Europeo contro il Nordstream, ma Juncker si schiera con Putin contro Obama

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 12, 2015

L’attivismo della Polonia come Paese-leader dell’Europa Centro Orientale porta anche Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia a contestare il gasdotto voluto da Russia e Germania per bloccare la politica energetica dell’Unione Europea. Anche popolari, socialisti, conservatori e verdi condannano il Nordstream al Parlamento Europeo



Varsavia – Il gasdotto Nordstream è un progetto politico, e non energetico, contestato dalla volontà popolare, ma non dai vertici di un’Unione Europea a guida franco-tedesca sempre più filorussa ed antiamericana. Nella giornata di venerdì, 9 Ottobre, il Gruppo di Vysegrad, associazione di Stati dell’Europa Centrale della quale fanno parte Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ha criticato l’accordo per il raddoppio di un gasdotto, il Nordstream, concepito per veicolare 110 miliardi di metri cubi totali di gas russo dalla Russia alla Germania, attraverso il fondale del Mar Baltico.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, che ha partecipato ad un vertice del Gruppo di Vysegrad assieme al Presidente ungherese, Janos Ader, al Presidente ceco, Milos Zeman, al Presidente slovacco, Andriej Kiska e al Presidente croato, Kolinda Grabar-Kitarovic, il Nordstream è un accordo politico tra Russia e Germania destinato ad incrementare la dipendenza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale dal gas russo.

La condanna del gasdotto russo-tedesco, su cui Mosca ha puntato molto per mantenere la propria influenza sull’Unione Europea, è stata condivisa non solo da Polonia e Croazia, ma anche da Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia: Paesi che negli scorsi anni, complice il mancato interesse da parte di Varsavia nel ricoprire il ruolo-guida del Gruppo di Vysegrad che storicamente spetta alla Polonia, hanno guardato alla Russia come alleato strategico su questioni di carattere energetico e politico.

Oltre ai partner della Polonia nel Gruppo di Vysegrad, a sostenere la battaglia di Duda contro il raddoppio del Nordstream sono altri Paesi dell’Europa Centro Orientale come Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, ed anche quasi tutti i gruppi del Parlamento Europeo, che nella giornata di giovedì, 8 Ottobre, hanno fortemente contestato il progetto franco-tedesco.

Come dichiarato da Jerzy Buzek, Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo e membro del Partito Popolare Europeo, il Nordstream divide l’Unione Europea penalizzando i Paesi membri dell’Europa Centro Orientale senza assicurare vantaggi economici ad alcuno Stato dell’UE.

Flavio Zanonato, del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha illustrato come il Nordstream sia parte di una politica energetica aggressiva da parte della Russia finalizzata alla sottomissione energetica dell’Europa Centrale e dell’Ucraina, Paese che ambisce all’integrazione nell’UE.

Marek Grobarczyk, del gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ha sottolineato come, se realizzato, il raddoppio del Nordstream finirebbe per coprire il 50% del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, isolando, però, i Paesi membri dell’Europa Centro Orientale, e ponendo una seria minaccia alla tenuta politica dell’UE così facendo.

Infine, Claude Turmes dei Verdi europei ha dichiarato come il raddoppio del Nordstream sia sostenuto da potenti lobby legate, tra gli altri, al monopolista statale russo del gas Gazprom e al colosso olandese-britannico Shell, che vedono nel Cancelliere tedesco Angela Merkel e nel Presidente francese Francois Hollande i più stretti alleati.

Oltre a Merkel e Hollande, che hanno sempre sostenuto il Nordstream a discapito della solidarietà europea, che invece tanto hanno preteso sulla questione dei migranti, ad appoggiare i piani energetici e politici della Russia in Europa è stato il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker.

La Commissione Europea vuole la Russia e non gli USA

Sempre nella giornata di venerdì, 9 Ottobre, Juncker ha dichiarato che l’Unione Europea deve migliorare le proprie relazioni con la Russia senza seguire gli Stati Uniti d’America: una posizione totalmente antiamericana che pone un forte problema di carattere politico all’interno dell’UE.

Infatti, la dichiarazione di Juncker, riportata dall’autorevole Reuters, arriva alla vigilia di una discussione per il mantenimento delle sanzioni che l’Occidente -USA ed UE- hanno applicato alla Russia in seguito all’annessione armata dell’Ucraina e all’occupazione dell’Ucraina Orientale.

La posizione filorussa di Juncker è stata rilasciata anche all’indomani dell’intervento russo in Siria, che, come dimostrato da diverse fronti giornalistiche e di intelligence, ha colpito l’opposizione al regime siriano di Bashar Al Assad anziché lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- che USA, Gran Bretagna e Francia sono impegnati a combattere dal Settembre 2014.

Infine, le dichiarazioni di Juncker seguono un incontro bilaterale tra il Presidente della Commissione Europea e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, i cui contenuti restano prevalentemente segreti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Caso Kohver. Putin dichiara guerra all’Occidente

Posted in NATO by matteocazzulani on August 21, 2015

La Corte Regionale russa di Pskov condanna al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni, prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca. Dopo le violazioni dello spazio aereo e marittimo dei Paesi del Baltico, l’esercito russo ha innalzato il livello delle provocazioni nei confronti di Stati membri della NATO 



Varsavia – 15 anni di galera e una multa di 1800 euro sono i numeri che caratterizzano un atto intimidatorio, di chiaro stampo politico, che la Russia ha commesso nei confronti della Comunità Occidentale. Così, Unione Europea e NATO devono correre ai ripari per evitare un’escalation militare con Mosca sempre più probabile. 

Nella giornata di mercoledì, 19 Agosto, la Corte regionale di Pskov ha condannato al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohven, detenuto per un anno intero in Russia dopo essere stato rapito in Estonia, ed immediatamente deportato illegalmente in territorio russo, da parte di agenti dei Servizi Segreti di Mosca lo scorso 5 Settembre.

Secondo il verdetto della Corte russa, Kovher sarebbe colpevole di spionaggio e attraversamento illegale della frontiera con la Russia. Tuttavia, il Governo dell’Estonia ritiene che l’ufficiale dei servizi di sicurezza di Tallinn sia stato prelevato a forza in territorio estone.

Alla notizia della condanna, pronta è stata la risposta del Premier estone, Taavi Roivas, che ha definito l’accaduto una grave violazione del Diritto Internazionale nei confronti di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

In effetti, dal punto di vista procedurale e formale la condanna di Kohver, e prima ancora il suo arresto in Estonia e la sua deportazione in Russia da parte di agenti  dei Servizi Segreti russi, rappresenta non solo un’azione illegale, ma è anche e sopratutto una vera e propria dichiarazione di guerra.

Del resto, la Russia non è nuova ad atti intimidatori nei confronti di Tallinn e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e settentrionale, come dimostrano le continue violazioni da parte dell’esercito di Mosca degli spazi aerei e marittimi di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Gran Bretagna.

Tuttavia, con l’arresto di Kohver la Russia ha innalzato il livello delle provocazioni, quasi certamente con lo scopo di portare uno dei Paesi membri della NATO a porre le basi per il verificarsi di un casus belli che potrebbe autorizzare un intervento armato russo nel Baltico.

Dopo l’aggressione militare alla Georgia nel 2008, l’annessione armata della Crimea e l’occupazione dell’Ucraina Orientale nel 2014, la Russia ha infatti l’obiettivo di estendere la sua azione bellica nel Baltico per ristabilire la totale influenza nell’ex-URSS e nel contempo, indebolire Unione Europea e NATO.

A rafforzare l’iniziativa armata della Russia è la consapevolezza che né la NATO a trazione Obama, né l’Unione Europea guidata dal tandem Juncker-Mogherini sono pronti a difendere i propri Stati membri e, così facendo, contrastare il disegno egemonico di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La Polonia di Duda può salvare l’Europa

Nello specifico, il progetto della Russia, così come definito da Alexander Dugin, l’ideologo di orientamento nazibolscevico del Presidente della Federazione Russia, Vladimir Putin, è quello di estendere il dominio di Mosca in Europa, considerata una propaggine geografica della Grande Russia.

Preso atto della debolezza di Unione Europea e NATO, incapaci di arginare l’avanzata della Russia con una politica risoluta e coraggiosa, l’unica soluzione perseguibile per salvare l’Occidente è la realizzazione di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, questa alleanza di Paesi dell’Europa Centro-Orientale -a cui, sotto l’egida della Polonia, potrebbero fare parte Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Romania, Croazia e Bulgaria- ha come principale scopo l’ottenimento del posizionamento permanente di contingenti NATO in questa regione d’Europa che, ad oggi, vede minacciata la propria sicurezza per mano della Russia. 

Il disegno, già perseguito tra il 2005 e il 2010 da Lech Kaczynski -il coraggioso Presidente della Polonia scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk- risale alla concezione dell’Intermarium, adottata con successo dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per arrestare l’avanzata dell’Unione Sovietica in Europa nel 1920.

Oggi come allora, considerato il timore di Germania e Francia nei confronti della Russia, il ruolo-guida della Polonia in Europa Centro-Orientale, che il Presidente Duda ha chiaramente dichiarato di volere ripristinare, è la soluzione che potrebbe garantire la sicurezza dell’Europa. 

Inoltre, solo grazie alla resistenza dell’Europa Centro-Orientale la Comunità Occidentale potrebbe tutelare efficacemente Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Libero Mercato: Valori rispettati nei Paesi dell’Unione Europea e della NATO, ma costantemente calpestati nella Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Elezioni in Gran Bretagna: tifo Cameron

Posted in Editoriale, Gran Bretagna by matteocazzulani on May 6, 2015

La vittoria del Partito Conservatore Tory consente il rafforzamento della Comunità Trans Atlantica ed un’evoluzione dell’Unione Europa atta a garantire la sicurezza del Vecchio Continente. Le posizioni del Primo Ministro britannico uscente su NATO e Russia, e il suo rapporto di amicizia con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, le chiavi per una politica europea davvero lungimirante

Non solo consultazioni elettorali cruciali per uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea, le Elezioni Generali della Gran Bretagna di mercoledì, 8 Maggio, possono rappresentare un punto di svolta per il futuro della Comunità Trans Atlantica. Secondo le principali rilevazioni sociologiche, le Elezioni britanniche dovrebbero concludersi con una vittoria di misura del Partito Conservatore Tory guidato Primo Ministro uscente, David Cameron.

La vittoria di Cameron, che dal 2010 governa la Gran Bretagna in coalizione con i LiberalDemocratici, rappresenta il risultato ottimale per intensificare il percorso di rafforzamento della Comunità Trans Atlantica e, più nello specifico, di riforma di un’Unione Europea che fa sempre più fatica a contare sul piano internazionale.

Cameron, infatti, è uno dei pochi leader politici europei che ha ben compreso come solo con uno stretto legame con gli Stati Uniti d’America l’Unione Europea possa finalmente evolversi in quella potenza mondiale tanto sognata dai vari federalisti ed europeisti convinti.

Concordemente con questa visione, il Primo Ministro britannico, che in caso di riconferma alla guida del Governo ha promesso un referendum sull’opportunità o meno per Londra di rimanere in un’Unione Europea ad oggi troppo germano e franco centrica, si è speso a più riprese per il rafforzamento della NATO per garantire la sicurezza nazionale di tutti i Paesi dell’UE.

L’idea di Cameron è una valida alternativa al fantomatico esercito unico europeo che tanto il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, quanto l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, Federica Mogherini hanno tanto ventilato.

Questo progetto è stato concepito senza considerare che un duplicato della NATO, peraltro senza la partecipazione di Stati Uniti e Canada, sarebbe un’iniziativa inutile, costosa e controproducente per difendere l’Europa, e più in generale la Comunità Trans Atlantica, dall’aggressione della Russia di Putin e dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL.

Inoltre, Cameron, assieme al Premier italiano, Matteo Renzi, è stato l’unico Capo di Governo di un Paese membro dell’Unione Europea ad essere riuscito a mantenere un contatto diretto, ed una collaborazione proficua, con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Il rapporto con Obama, suggellato dalle dichiarazioni di amicizia che, in più occasioni, il Presidente degli Stati Uniti ha rivolto a Cameron pubblicamente, è un punto a favore considerevole per Cameron, sopratutto se si tiene conto di come l’Amministrazione Presidenziale USA abbia dimostrato un sostanziale disimpegno, quando non un moderato disinteresse, rispetto alle questioni legate all’Unione Europea.

In aggiunta, Cameron, assieme ai Premier di Danimarca, Polonia, Lettonia, Estonia e Romania ed alla Presidente della Lituania, è stato uno dei pochi leader dell’Unione Europea ad avere assunto una posizione risoluta nei confronti del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, in seguito all’aggressione militare russa all’Ucraina.

Cameron, che a più riprese ha lamentato provocazioni militari nei cieli della Gran Bretagna da parte di velivoli dell’esercito russo, è stato inoltre tra gli unici leader della Comunità Trans Atlantica, assieme ad Obama ed al Premier polacco, Ewa Kopacz, ad autorizzare l’invio di contingenti dell’esercito in Ucraina per addestrare le forze armate ucraine a difendere i propri confini dal più forte ed equipaggiato esercito della Russia.

Infine, Cameron ha anche implementato il legame tra Europa e Stati Uniti sul piano energetico, varando, come unico leader dell’Unione Europea, un contratto per l’importazione del gas shale statunitense a partire dal 2018.

Questo accordo, oltre che ad incrementare il ruolo degli Stati Uniti come Paese esportatore di gas nel mercato mondiale, dimostra come lo shale statunitense sia una valida alternativa al gas naturale russo, da cui l’Unione Europea dipende ancora troppo fortemente.

Essere più atlantisti per un’Europa davvero potenza mondiale

La politica attuata da Cameron, e più in generale dai Tory, fa della vittoria dei conservatori nelle Elezioni Generali britanniche il risultato su cui l’Europa tutta dovrebbe sperare.

Non sono, infatti, le ricette nazionaliste dello UKIP di Nigel Farage -Partito dalle venature xenofobe peraltro sul libro paga di Putin, come dimostrato da diversi media internazionali- quello di cui l’Europa ha bisogno.

Allo stesso tempo, non è nemmeno la posizione sull’Unione Europea espressa dal Partito Laburista di Ed Milliband, troppo morbida nei confronti di Germania e Francia, a servire all’UE per contare davvero nel Mondo.

Come sostiene Cameron, in Europa occorre essere maggiormente lungimiranti per garantire Democrazia, Libertà, Pace e Prosperità sia ai Paesi membri dell’Unione Europea che ai suoi alleati.

Dunque, occorre essere meno carolingi e più atlantisti: comprendere che non è la retorica franco-tedesca, bensì un saldo legame con gli Stati Uniti, la soluzione per un’Unione Europea davvero forte e protagonista nel Mondo.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, dell’Europa Centro-Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

Guerra del Gas: il Parlamento Europeo caccia la Commissaria filo-putiniana sostenuta da Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 9, 2014

La nomina a Vicepresidente della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea dell’ex-Premier slovena, Alenka Bratusek respinta dal voto di popolari, socialisti e democratici e liberali presso la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca. Il suo supporto al Southstream la vera ragione che ha decretato il suo allontanamento

Una scelta di sovranità del Parlamento Europeo che rappresenta una vera e propria sconfitta per il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. Nella giornata di mercoledì, 8 Ottobre, la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca del Parlamento Europeo -ITRE- ha respinto la nomina dell’ex-Premier sloveno, Alenka Brausek, a Vicepresidente della Commissione Europea con delega alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Come riportato da Euractiv, a motivare il respingimento della Bratusek è stato il voto negativo del Partito Popolare Europeo e del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, a cui si è aggiunto il parere contrario dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, a cui la Bratusek, seppur non ufficialmente, afferisce politicamente.

A influire contro la nomina della Bratusek è stata la prestazione della slovena durante le audizioni presso la Commissione ITRE che, secondo quanto dichiarato sia dai popolari che dai socialisti e democratici, non ha rispettato le attese minime che sono richieste al candidato chiamato a ricoprire un aspetto così delicato come la realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Altresì, oltre ad avere dato risposte vaghe sul suo progetto da Vicepresidente della Commissione Europea, la Bratusek è stata respinta anche per avere scelto di auto-proclamarsi candidata Commissaria per conto della Slovenia con un atto preso in maniera unilaterale durante gli ultimi giorni del suo Governo: una scelta che non è piaciuta ai Parlamentari Europei.

Un altro aspetto che ha squalificato la Bratusek è l’essere stata immortalata a cantare inni del regime sovietico durante un’occasione pubblica: un errore imperdonabile che un’alta carica dell’Unione Europea non può commettere.

Oltre alle motivazioni ufficiali, il respingimento della Bratusek nasconde tuttavia ragioni ben più profonde, come la sua effettiva contrarietà all’Unione Energetica Europea, il progetto che è stata chiamata da Juncker a seguire e realizzare.

L’Unione Energetica Europea, progetto concepito dai Presidenti Emeriti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, di recente rilanciato dal Presidente-Nominato del Consiglio Europeo Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, prevede infatti la creazione di un mercato unico del gas e la diversificazione delle forniture di energia per decrementare la dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria.

Ad esempio, per avviare l’Unione Energetica Europea, la Commissione Europea ha preventivato la realizzazione di nuovi rigassificatori e gasdotti -come il Gasdotto Trans Adriatico, che interessa l’Italia- per importare gas da nuovi fornitori come Azerbaijan, Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La Bratusek, invece, durante la guida del Governo sloveno ha favorito la firma di accordi con il monopolista statale russo del gas Gazprom per la realizzazione in Slovenia del Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia meridionale all’Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca.

Potocnik, Sefcovic e Navracsics in corsa per il posto della Bratusek

Con il respingimento della Bratusek, il Parlamento Europeo ha preso una chiara posizione in difesa della sovranità del popolo europeo e della sicurezza energetica di un’Europa che, se resta fortemente dipendente dalle forniture di energia di Paesi terzi, non può diventare forte e influente a livello globale.

Ora, il Presidente-Eletto della Commissione, Juncker, è chiamato a sostituire la Bratusek con un altro candidato sloveno alla Vicepresidenza con delega all’Unione Energetica Europea che, tuttavia, dovrà sempre superare l’esame della Commissione competente.

Come riportato da European Voice, la Bratusek potrebbe essere sostituita dal connazionale Janez Potocnik: Commissario uscente all’Ambiente che, per via della sua esperienza pregressa, sarebbe adatto a ricoprire tale ruolo.

In alternativa a Potocnik, la Slovenia potrebbe però nominare Tanja Fajon che, per via della sua scarsa esperienza, potrebbe essere dirottata a Commissario della Cultura: posto ad oggi occupato dall’ungherese Tibor Navracsics.

In questo caso, Navracsics andrebbe ad occupare il settore dei Trasporti, lasciando che ad occupare la Vicepresidenza della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea sia lo slovacco Maros Sevcovic.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Kopacz Premier e Bienkowska Commissario UE: la Polonia dà lezioni di quote rosa

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on September 4, 2014

Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco ottiene la candidatura ufficiale alla guida del Governo da parte della Segreteria della Piattaforma Civica. Il dopo-Tusk potrebbe verso una svolta a sinistra della forza politica di maggioranza relativa di orientamento cristiano democratico

Hanna Suchocka, la prima Premier donna della Polonia, è rimasta alla guida del Governo per 15 mesi: questo è il record che il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, Ewa Kopacz, è chiamata a superare dopo avere ottenuto, mercoledì, 3 Settembre, la nomina a candidata ufficiale alla guida del Governo da parte del suo Partito, la Piattaforma Civica -PO.

Come riportato da radio TOK FM, la Kopacz, nonostante alcuni tentennamenti, ha accettato il sostegno che la PO -forza di orientamento cristiano democratico che detiene la maggioranza relativa in Parlamento- ha voluto conferirle all’unanimità per subentrare alla guida del Governo a Donald Tusk.

L’attuale Premier, nominato Presidente del Consiglio Europeo venerdì, 29 Agosto, è l’unico nella storia della Polonia ad avere ottenuto la riconferma dal voto popolare: un fardello considerevole, che la Kopacz è chiamata ora a raccogliere e sfruttare per migliorare l’azione di Governo.

Possibilista sulla nomina della Kopacz si è detto anche il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che, dopo avere sottolineato la necessità di garantire la stabilità del Governo per favorire il passaggio di Tusk in Europa nella maniera meno complicata possibile, ha tuttavia rimarcato che la scelta finale spetta a lui, e non alla PO.

La nomina della Kopacz a Premier, oramai data quasi per certa, non è una sostituzione volante del Capo del Governo durante la legislatura, ma ha tutte le carte in regola per diventare un’operazione di rilancio dell’iniziativa politica della PO con una decisa apertura a sinistra.

La Kopacz, già Ministro della Sanità e medico di professione, è infatti nota per le sue posizioni aperte su alcune tematiche sensibili, in primis sulla fecondazione assistita.

Questo sguardo sul mondo decisamente liberale, è già valso alla Kopacz il plauso di alcuni esponenti della sinistra polacca, ad oggi priva di una solida rappresentanza partitica.

La concessione della guida del Governo alla Kopacz è un aspetto importante anche per quanto riguarda le pari opportunità di genere: un tema di progresso sociale e culturale su cui la Polonia oramai da anni sta dando lezioni ai partner europei.

A dimostrazione del grado di progresso raggiunto dalla Polonia a proposito di quote rosa è anche la scelta presa dal Premier Tusk di nominare il Ministro delle Infrastrutture e dello Sviluppo, Elzbieta Bienkowska, come membro polacco della Commissione Europea

Il Governo polacco punta al ruolo di Commissario UE al Mercato Interno

Nel nominare il giovane Ministro, Tusk ha sottolineato che la Bienkowska -che ha già intrattenuto un colloquio con il Presidente-eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker- ambisce al ruolo di Commissario UE al Mercato Interno: uno dei settori su cui il Premier polacco ha sempre dichiarato di puntare per il suo Paese.

La nomina della Bienkowska, che aiuta non poco Juncker nel suo intento di formare una Commissione rispettosa della parità di genere, potrebbe tuttavia essere utilizzata per ricoprire altre due caselle non ancora assegnate su cui la Polonia ha manifestato vivo interesse.

Come infatti dichiarato a più riprese da Tusk, la Polonia aspira sia al ruolo di Commissario UE al Bilancio che a quello di Commissario UE all’Energia: carica che la Bienkowska si troverebbe a contendere all’uscente tedesco, Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Europa: Juncker promette l’Unione Energetica Europea

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 16, 2014

Appena eletto, Il nuovo Presidente della Commissione Europea preannuncia anche interventi per trasporti, nuove tecnologie, sviluppo e occupazione. Promesso il rafforzamento della Zona Euro.

422 a 250: questo è il risultato con cui l’ex-Presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha ottenuto dal Parlamento Europeo la nomination a Presidente della Commissione Europea.

Juncker, candidato alla carica più prestigiosa dell’Europa per conto del Partito Popolare Europeo -PPE- è stato sostenuto dai voti del gruppo dei Socialisti e Democratici -S&D- e dall’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- mentre il gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR-, i Verdi europei, la Sinistra Europea -GUE- e gli euroscettici di estrema destra dell’Europa per la Libertà e la Democrazia Diretta -ELDD- non hanno appoggiato l’ex-Premier lussemburghese.

Nel suo discorso al Parlamento, Juncker ha evidenziato la necessità di rafforzare la Zona Euro, per evitare che, all’interno dell’Unione Europea, si presentino, sopratutto per via della forte crisi economica, guerre monetarie tra i Paesi che ancora non hanno adottato la divisa unica europea.

Juncker, che ha poi promesso interventi per 300 Miliardi di euro nei settori dei trasporti, delle nuove tecnologie e dell’energia, ha anche dichiarato l’interesse ad approntare misure in sostegno della crescita e dell’occupazione: due prerogative che gli S&D hanno posto come condizione al PPE per il loro sostegno all’ex-Premier lussemburghese.

Proprio l’energia ha ricoperto un ruolo centrale nel discorso di Juncker, che ha sostenuto la necessità di creare al più presto l’Unione Energetica Europea: progetto, varato dal Premier polacco Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, e prima ancora concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, che prevede la creazione di un mercato unico europeo del gas e la diversificazione delle forniture di greggio e oro blu.

“Dinnanzi alla crisi ucraina, l’Europa ha bisogno di essere forte, e di potere trattare con una voce sola con gli Stati fornitori di energia -ha dichiarato Juncker- L’Europa deve anche essere campione nella lotta al surriscaldamento climatico per mezzo dello sviluppo delle fonti di energia pulite e rinnovabili”.

Il Parlamento Europeo sta con l’Ucraina

Oltre all’elezione di Juncker, il Parlamento Europeo ha anche dibattuto sulla questione ucraina, sulla quale, a sostegno dell’Ucraina, oltre alla maggioranza composta da PPE, S&D e ALDE, si sono schierati anche ECR e Verdi.

Come dichiarato dal PPE Jacek Saryusz-Wolski, dopo avere contestato la presenza dell’esercito russo in Ucraina, il Consiglio Europeo ben fa ad approvare fin da subito sanzioni nei confronti della Russia, mentre il Parlamento Europeo e le Assemblee Legislative nazionali dei Paesi UE devono a ratificare fin da subito l’Accordo di Associazione firmato tra l’UE e l’Ucraina.

“La Russia è totalmente responsabile di quello che sta avvenendo in Ucraina -ha dichiarato l’S&D Knut Fleckenstein- Il Parlamento Europeo deve sapere che è necessario sostenere il Governo ucraino per garantire pace e stabilità”.

A sua volta, l’ALDE Johannes Van Baalen ha lamentato le continue provocazioni attuate dal Presidente russo, Vladimir Putin, sopratutto sul piano energetico, attraverso l’imposizione all’Ucraina di un tariffario ingiusto per l’acquisto di gas.

“Putin ha riattivato una politica imperialista per ripristinare il controllo della Russia nello spazio ex-sovietico -ha dichiarato la ECR Anna Fotyga- Le sanzioni a Mosca sono necessarie al più presto”.

A sostegno dell’Ucraina si è detta anche la verde Rebecca Harms, che ha invitato a porre fine all’erogazione di sostegno alla Russia sul piano economico e militare come alcuni Paesi, come Germania, Francia e Italia, stanno facendo nonostante l’UE abbia imposto a Mosca sanzioni per l’aggressione attuata in Ucraina.

Contrario al sostegno all’Ucraina si è invece detto l’ELDD Mike Hookem, che ha sostenuto la necessità di non esasperare i rapporti con Putin per non compromettere i legami energetici tra l’Europa e la Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Nomine UE: riprende quota il tandem Sikorski-Thorning Schmidt

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 12, 2014

Il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, conversa con il Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri della Polonia. La sua scelta è possibile solo previa nomina del Premier danese a Presidente del Consiglio Europeo

Un polacco alla guida della politica estera e di difesa europea e una danese alla presidenza del Consiglio Europeo: nonostante i falchi che guardano a Mosca e all’Europa a due velocità, forse si può fare. Nella giornata di venerdì, 11 Luglio, il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha avuto una conversazione telefonica con il Premier polacco, Donald Tusk, nella quale, come riportato dall’autorevole TVN24, il Capo del Governo della Polonia avrebbe discusso in merito alla possibilità di nomina del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Sikorski, politico di lungo corso con studi ed esperienze lavorative in Gran Bretagna e mondo ex-sovietico, sarebbe la figura ideale per dare finalmente all’UE una guida forte e autorevole in campo internazionale.

All’abilità di Sikorski, oltre allo storico riavvicinamento della Polonia alla Germania, si deve sopratutto il ripristino della democrazia in Ucraina dopo la pacifica Rivoluzione della Dignità del Maydan e, poco più tardi, la firma da parte del Governo ucraino, della Georgia e della Moldova, dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Sikorski, esponente del Partito Popolare Europeo -PPE- che ad oggi gode del sostegno sicuro di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, per essere nominato Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE deve contare sulla nomina a Presidente del Consiglio Europeo di una donna appartenente al Partito dei Socialisti e Democratici Europei -PSE.

L’identikit ideale per la nomina alla Presidenza del Consiglio Europeo è quello del Premier danese, Helle Thorning Schmidt, Capo del Governo, appartenente al PSE, di un Paese che, come la Polonia, non appartiene alla zona Euro.

Il tandem Sikorski-Thorning Schmidt può garantire pari rappresentanza tra gli Stati che non hanno adottato la moneta unica europea e quelli della Zona Euro, che già hanno nel popolare Jean Claude Juncker e del socialista Martin Schulz, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e Presidente del Parlamento Europeo, i loro referenti politici ai vertici UE.

Tuttavia, le nomine di Sikorski e della Thorning Schmidt, che hanno ottenuto anche il sostegno della Francia, sono avversate da Germania, Italia, Grecia, Austria, Slovenia, Belgio e Ungheria: Paesi che non hanno condiviso né il ruolo risoluto ricoperto dal Ministro degli Esteri polacco per la democrazia in Ucraina, né le posizioni filo-atlantiste del Premier danese.

Georgieva-Letta e Mogherini-Barnier le alternative all’accoppiata polacco-danese

In alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt, i Paesi che si oppongono alla nomina del polacco e della danese hanno proposto candidature alternative, tra cui primeggia quella del Commissario UE bulgaro uscente, la PPE Kristalina Georgieva ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, e del PSE italiano Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo.

Sia Georgieva che Letta soddisferebbero sia la parità di genere e di appartenenza politica, sia le pretese dei Paesi che si oppongono a Sikorski ed alla Thorning Schmidt. Questi Stati si caratterizzano infatti per i forti legami con la Russia di Putin, che ha tutto l’interesse ad evitare che polacchi e danesi siamo eletti ai vertici UE.

Un’altra alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt è dato dalla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri italiano, la PSE Federica Mogherini, e, alla Presidenza del Consiglio Europeo, di uno dei candidati scartati dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la nomination del PPE alla corsa alla Presidenza della Commissione Europea.

Tra i possibili nomi del prossimo Presidente del Consiglio Europeo si fanno quelli dell’ex-Premier finlandese, Jyrki Katainen, di quello svedese, Fridrik Reinfeldt, e quello del Commissario UE francese uscente, Michel Barnier.

L’accoppiata tra la Mogherini alla guida della politica estera UE e di un esponente PPE a quella del Consiglio Europeo -Reinfeldt a parte- escluderebbe dai vertici dell’Unione rappresentati della zona non-euro.

Così, la divisione interna tra un’Europa di serie A e di una di serie B a seconda dell’appartenenza o meno dei Paesi membri al processo di integrazione monetaria sarebbe incrementata, in un momento in cui, al contrario, l’UE necessita di unità, forza e autorevolezza.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Nomine UE: il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt a rischio siluramento

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 29, 2014

Veti incrociati e scandali intercettazioni in Polonia e Danimarca rendono difficile la nomina del Ministro degli Esteri polacco e del Premier danese rispettivamente ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea e a Presidente del Consiglio Europeo. Il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt permetterebbe di decrementare l’opposizione della Gran Bretagna alla nomina di Juncker a Presidente della Commissione

Da Ministro degli Esteri della Polonia, e ancor prima Ministro della Difesa e Viceministro degli Esteri in diversi Governi del suo Paese, ha saputo dare all’Europa una voce sola durante la crisi ucraina, portando alla caduta del Regime di Viktor Yanukovych. Come giornalista fre-lance, e laureato in filosofia, economia e scienze politiche ad Oxford, ha mostrato cosa volesse dire per un polacco, sotto l’epoca sovietica, viaggiare all’estero per acquisire conoscenze utili non solo ad arricchire il proprio bagaglio culturale, ma anche a migliorare la situazione della democrazia in Europa Centro-Orientale.

Questo Curriculum, tuttavia, sembrerebbe non bastare al Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Skikorski, per ottenere la nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un traguardo al quale, in maniera diretta, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dichiarato di puntare convintamente per il Capo della Diplomazia del suo Governo.

A frenare la nomina di Sikorski sarebbe il supporto sempre crescente riscosso dall’attuale Commissario UE per gli Aiuti Umanitari, Kristalina Georgieva: una bulgara, che secondo rivelazioni dell’autorevole Euractiv sarebbe appoggiata da un alto numero di Paesi UE per la corsa alla nomina a Ministro degli Esteri dell’UE.

A giocare a favore della nomina della Georgieva, che è anche in corsa per diventare Segretario Generale dell’ONU, sarebbe la posizione morbida assunta nei confronti della Russia, verso la quale la Commissaria bulgara non avrebbe supportato l’inasprimento delle sanzioni per l’aggressione militare di Mosca all’Ucraina.

La posizione della Georgieva sull’Ucraina avrebbe così tranquillizzato Grecia, Cipro, Italia, Lussemburgo, Austria, Spagna, Portogallo e Malta: Paesi che, come Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno espresso timore per l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

Opposti al fronte pro-Georgieva sarebbero rimasti altri Paesi su cui, invece, la Polonia avrebbe potuto trovare solidi alleati per supportare la nomina a Ministro degli Esteri UE di Sikorski: Gran Bretagna, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania hanno infatti concordato con la linea risoluta, ma non pregiudiziale, mantenuta dal Ministro degli Esteri polacco nel ritenere la violazione della sovranità territoriale ucraina da parte della Russia un’infrazione dello Stato di Diritto internazionale che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione.

Ridurre la corsa alla nomina del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE alla sola contrapposizione tra il campo pro-Georgieva e pro-Sikorski sarebbe tuttavia inesatto, anche perché la corsa dei due principali candidati alla nomina di Ministro degli Esteri UE è ostacolata da altri fattori.

In primis, la Georgieva, che in Bulgaria è appoggiata dal principale Partito di Opposizione, il moderato GERB, non ha il pieno sostegno del Premier, Plamen Oreshkarski, che potrebbe optare, per la nomina a Commissario bulgaro, sul Presidente del Partito dei Socialisti Europei, Sergei Stanishev.

Sikorski, invece, pur avendo assicurata la nomina da parte del Governo polacco, potrebbe vedere compromessa la sua candidatura a causa di uno scandalo intercettazioni realizzato da ignoti in cui, oltre a criticare l’efficacia dell’alleanza della Polonia con gli USA in quanto negativa per i buoni rapporti tra i polacchi e la Germania, ha anche criticato le posizioni euroscettiche del Primo Ministro britannico, David Cameron.

Oltre alle intercettazioni, e allo schieramento filorusso, a remare contro Sikorski sono anche sesso ed appartenenza politica, in quanto una delle principali cariche UE deve essere riservata ad una donna.

Così, dopo la nomina di Jean Claude Juncker a Presidente della Commissione Europea, il Ministro degli Esteri polacco per diventare Alto Rappresentante della Politica Estera UE può solo sperare nella nomina di una donna a Presidente del Consiglio Europeo.

L’incastro potrebbe essere possibile in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo del Premier danese, Helle Trondt-Schmidt: esponente del PSE che, in quanto donna, aprirebbe la possibile nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera UE di un esponente del Partito Popolare Europeo di sesso maschile, come Sikorski.

Il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt rappresenterebbe inoltre un’adeguata soluzione di mediazione che l’Europa potrebbe prendere per azzerare le critiche mosse dalla Gran Bretagna e dagli altri Paesi eurocritici in merito all’eccessiva accelerazione del processo di integrazione europea e alla scarsa collegialità nelle scelte politiche dell’Unione.

Sia Sikorski che la Thorning Schmidt provengono infatti da due Paesi, Danimarca e Polonia, che non appartengono alla Zona Euro, e nei quali, nelle ultime Elezioni Eueopee, le forze eurocritiche ed euroscettiche hanno riscosso un risultato notevolmente alto.

Inoltre, Sikorski e la Thorning-Schmidt sono due esponenti di una classe politica più innovativa, su cui le Autorità Europee ben farebbero a puntare per dare all’Europa un orizzonte a lungo termine, in grado di varare progetti che risolvano con maggiore incisività le problematiche di carattere sociale e diplomatico che l’UE sta attraversando oggi.

Nonostante la convenienza politica, ad indebolire la nomina della Trondt-Schmidt -guarda caso anch’essa tradizionalmente risoluta nei confronti della Russia di Putin- è uno scandalo intercettazioni che, similmente a Sikorski, ha colpito anche alcuni esponenti del Governo e della casa Reale danese.

Sugli scandali intercettazioni polacco e danese si sta ancora indagando, ma in Polonia è chiaro che esso sia potuto essere opera dei Servizi Segreti russi, intenzionati ad indebolire il Governo Tusk che, più di tutti, si sta prodigando per la creazione di una comune politica energetica europea che punta alla diversificazione delle fomriture di gas per decrementare l’alta dipendenza energetica dei Paesi UE dalla Russia.

La nomina di Sikorski, che avrebbe nella Thorning-Schmidt una spalla non solo tecnica, ma anche politica, porterebbe l’Europa ad assumere finalmente una linea chiara e ben determinata nella politica internazionale, restituendo la giusta dignità ad un ruolo, quello dell’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, che non è stato interpretato all’altezza dall’uscente Catherine Ashton.

Salgono le possibilità per la Mogherini ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE

L’affossamento del tandem Sikorski-Thorning-Schmidt, su cui troppi fattori sembrano convergere, apre così alla nomina di un esponente PPE per la Presidenza del Consiglio Europeo, che potrebbe finire ad uno dei Capi di Governo popolari che hanno lasciato a Juncker la nomina di candidato PPE alla Commissione Europea.

Nello specifico, il Cancelliere tedesco Angela Merkel -il vero capofila del PPE- deve ricompensare, per il passo indietro in favore di Juncker, il Premier svedese, Fredrik Reindfeldt, l’ex-Capo del Governo finlandese Jirky Katainen o addirittura il Commissario francese uscente Michel Barnier.

In caso, come appare sempre più probabile di nomina a Presidente del Consiglio Eueopeo di un esponente PPE, la carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE andrebbe ad un esponente del PSE, per cui si fanno già i nomi di alcuni dei Ministri degli Esteri attualmente in carica, con l’italiana Federica Mogherini davanti a tutti per via della sua appartenenza alle quote rosa, seguita, nel rating dei possibili candidati, dal francese Laurent Fabius, dallo slovacco Miroslav Lajcak, e dall’olandese Frans Timmermans.

La candidatura più quotata, oltre a quella della Georgieva, è quella della Mogherini, che oltre che per il sostegno prestatole dal Premier italiano, Matteo Renzi, è anche favorita dalla decisione di diventare Capogruppo del PSE al Parlamento Europeo di Gianni Pittella.

Pittella, ex-Vicepresidente del Parlamento Europeo, per via dell’impegno profuso in prima persona per il ristabilimento della democrazia in Ucraina, e per la concessione dello status di Paese candidato alla membership UE all’Albania, avrebbe meritato ampiamente la nomina a Ministro degli Esteri Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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