LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del gas: Lituania, Lettonia ed Estonia verso il mercato energetico baltico

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 26, 2016

Vilna, Riga e Tallinn avviano le trattative per l’abbattimento delle tariffe doganali in materia di energia. Il progetto, che prevede la partecipazione di Polonia e Finlandia, è atto a garantire la sicurezza energetica dell’Europa Centro Orientale



Varsavia – Un mercato unico regionale dell’energia per garantire la sicurezza energetica dei Paesi Baltici ed invitare l’Unione Europea a passi più coraggiosi verso una vera integrazione economica e politica. Questa è la lezione proveniente da Lituania, Lettonia ed Estonia che, nella giornata di martedì, 17 Maggio, hanno avviato un progetto atto a creare un mercato unico del gas dei Paesi Baltici.

Come riportato dall’autorevole Baltic Course, il progetto prevede l’abbattimento delle tariffe doganali tra i Paesi Baltici, così da abbassare i prezzi dell’energia per industrie e popolazione, incrementare la concorrenza nel settore e garantire la sicurezza energetica di Lituania, Lettonia ed Estonia.

La motivazione che ha portato alla concezione del mercato energetico comune baltico è l’alta dipendenza di Lituania, Lettonia ed Estonia dalle importazioni di gas di un unico fornitore, la Russia.

Inoltre, il mercato energetico comune baltico è programmato per essere esteso anche a Polonia e Finlandia, due Paesi dell’Unione Europea che hanno avviato la realizzazione di due gasdotti per collegare il sistema infrastrutturale polacco e quello finlandese rispettivamente a quello lituano ed estone.

La Polonia, in particolare, è il Paese che più di tutti sta spingendo Bruxelles ad attuare misure urgenti per garantire la sicurezza energetica dei Paesi membri dell’Unione Europea. Da un lato, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, è l’ideatore dell’Unione Energetica Europea, un progetto atto ad unificare i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione. 

Dall’altro, il Presidente polacco, Andrzej Duda, è il promotore dell’Intermarium, un’alleanza di Paesi dell’Europa Centro Orientale -Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia e Croazia- che vedono la propria sicurezza energetica messa a serio repentaglio dagli accordi bilaterali stipulati, con la Russia, da Germania, Francia e Italia.

L’attivismo di Tusk e Duda in materia energetica ha portato alla realizzazione del rigassificatore di Świnoujście, grazie al quale la Polonia importa gas liquefatto proveniente dal Qatar, e all’avvio della realizzazione dell’Interconnettore del Gas Polonia Lituania. Inoltre, la Polonia partecipa alla costruzione del Corridoio Nord Sud per veicolare gas dal terminale di Świnoujście al rigassificatore croato di Krk attraverso Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Croazia.

Sul piano strettamente energetico, la realizzazione del mercato energetico comune baltico consente a Lituania, Lettonia ed Estonia di diversificare le forniture di gas e, di conseguenza, abbassare il prezzo dell’energia. Infatti, con l’avvio del terminale LNG di Klaipeda -installazione che permette alla Lituania di importare gas liquefatto dalla Norvegia- e con il collegamento con il sistema infrastrutturale energetico della Polonia, Lettonia ed Estonia potrebbero fin da ora contare su fonti di energia diversificate.

Sul piano politico, il mercato energetico comune baltico sposa sia il progetto dell’Intermarium di Duda, che l’Unione Energetica Europea di Tusk, portando fin da subito ad una maggiore sicurezza energetica per i Paesi dell’Europa Centro Orientale e, in una prospettiva più tarda, ad anticipare l’integrazione dei mercati dell’energia dei Paesi UE, sulla quale Bruxelles sta lavorando con troppo ritardo.


Dalla Russia meno gas nei Paesi Baltici

A conferma della necessità, per i Paesi Baltici, di un mercato energetico comune sono i dati, riportati dal portale Delfi, inerenti all’attività nella regione del monopolista statale russo del gas Gazprom, che ha riportato un decremento sostanziale delle esportazioni di gas in Lituania ed Estonia.

Nonostante, finora, Lituania ed Estonia abbiano dipeso dalle importazioni dalla Russia per circa il 90% del proprio fabbisogno, la quantità di gas esportata da Gazprom nel mercato lituano è decrementata al 65%, mentre il mercato estone ha ricevuto dal monopolista statale russo del gas una quantità di oro azzurro pari al 73% del proprio fabbisogno. 

A motivare il decremento dell’importazione di gas dalla Russia per Lituania ed Estonia è la recente liberalizzazione del mercato interno del gas dei due Paesi, una misura, incoraggiata dall’Unione Europea, che ha portato alla fine del controllo di Gazprom sulle compagnie energetiche nazionali lituane ed estoni.

Differente è il discorso in merito alla Lettonia, dove Gazprom ha aumentato le esportazioni di gas. Non a caso, la liberalizzazione del mercato interno del gas lettone deve ancora essere avviata.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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GAS: LITUANIA E RUSSIA ANCORA AI AL BRACCIO DI FERRO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 26, 2013

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, non intende rinunciare al ricorso presentato all’Arbitrato di Stoccolma contro il monopolista statale russo Gazprom per condotta anticoncorrenziale. Mosca intenzionata a mantenere il monopolio energetico sull’Europa.

Sconti in cambio di nessuna concessione di carattere politico.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, ha dichiarato che la Lituania non intende rinunciare al ricorso presentato all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato dal Baltic Course, il Premier Butkevicius si è detto pronto ad avviare trattative per la revisione al ribasso delle tariffe per il gas importato con Gazprom, che controlla il 99% delle importazioni della Lituania.

Allo stesso tempo, il Premier Butkevicius ha evidenziato come il Governo lituano non intenda rinunciare al ricorso avviato presso la Corte Internazionale di Stoccolma, come richiesto da Gazprom in cambio della concessione dello sconto sulle forniture.

Nello specifico, Gazprom ha chiesto a Vilna di abbandonare il ricorso presentato per denunciare la condotta anticoncorrenziale del monopolista russo, dopo che l’ente energetico controllato dal Cremlino ha imposto tariffe altissime ai Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale.

Oltre ad incrementare le tariffe per gli Stati UE che dipendono maggiormente dalle forniture di gas della Russia, Gazprom ha concesso lauti sconti alle compagnie energetiche dell’Europa Occidentale, in cambio del loro sostegno, anche come lobby, alla politica energetica di Mosca in Europa.

Tra leggi, rigassificatori, gasdotti e shale

Per diminuire la dipendenza dalla Russia, la Lituania ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta la presenza di monopoli che controllano sia la compravendita che la distribuzione del gas.

Vilna ha provveduto al passaggio della compagnia Lietuvos Dujos, controllata da Gazprom, alla Amber Grid: ente incaricato di re-privatizzare la Lietuvos Dujos senza concedere quote a Gazprom.

Sempre in linea con le direttive della Commissione Europea, la Lituania ha avviato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e USA e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia.

Vilna ha concordato la realizzazione del Gasdotto Trans Baltico: infrastruttura supportata dalla Commissione Europea, concepita per veicolare LNG importato sempre da Qatar, Norvegia ed USA , dal rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia in Lituania.

Infine, la Lituania ha avviato la ricerca sul proprio territorio dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità sfruttato ad oggi con sofisticate tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA AGISCE SU DUE FRONTI PARALLELI

Posted in Guerra del gas, Russia by matteocazzulani on March 19, 2013

Il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, presenta il piano di espansione di Mosca in Asia mediante l’oro blu liquefatto. in Europa, il Cremlino punta sul controllo dei gasdotti

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Cambiano gli equilibri mondiali e con essi anche la strategia energetica della Russia, che guarda ora ad Est con il gas liquefatto, e ad Ovest con i gasdotti. Nella giornata di lunedì, 18 Marzo, il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, ha dichiarato la volontà da parte della Russia di implementare l’esportazione di gas liquefatto verso l’Asia: continente divenuto centrale nella politica economica globale, ad oggi sprovvisto di gasdotti che permettono l’esportazione di carburante dalla federazione Russa.

Il Ministro Novak ha inoltre aggiunto che l’implementazione delle esportazioni di gas liquefatto prevede la liberalizzazione del settore, ad oggi controllato dal monopolista statale dell’oro blu, Gazprom.

Oltre alla seconda compagnia del gas russa, Novatek, in corsa per la conquista del mercato asiatico c’è anche il monopolista statale del greggio, Rosneft: prima Oil Company che, di recente, ha avviato una stretta cooperazione con enti sudcoreani e giapponesi.

Ad oggi, la Russia ha relazioni difficili con i Paesi del Continente asiatico. Oltre alla partnership con il Giappone, e a rapporti stretti con il Vietnam, Mosca sta cercando di avviare una collaborazione con la Cina mediante la firma di un accordo già preparato per incrementare le esportazioni di oro blu siberiano in territorio cinese.

L’attenzione rivolta dalla Russia all’Asia è dettata dal crescente ruolo ottenuto nel Continente dagli Stati Uniti d’America che, con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale – gas presente in rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica- hanno rafforzato la presenza in India, Corea del Sud, Singapore, ed Indonesia.

Differentemente che ad Est, ad Ovest la Russia si avvale dei gasdotti per contrastare un altro concorrente di Mosca nel mercato globale: l’Unione Europea.

Come riportato al Baltic Course dal Ministro degli Esteri britannico, William Hague, all’ordine del giorno dell’incontro tra i capi della diplomazia ed i titolari dei dicasteri della difesa di Gran Bretagna e Russia è in programma il prolungamento in Inghilterra del Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle coste russe direttamente alla Germania, e, così, bypassare Polonia, Paesi Baltici e il resto degli Stati dell’Europa Centrale.

Offensiva russa all’Ucraina

Di recente, il giornale russo Kommersant” ha riportato un’indiscrezione secondo cui la Russia sarebbe anche pronta a rilevare il controllo dei gasdotti dell’Ucraina mediante la creazione di un consorzio per la gestione delle condutture ucraine gestito al 50% da Mosca e Kyiv, ma de facto controllato al Cremlino.

L’operazione è una soluzione che la Russia ha proposto all’Ucraina in cambio di uno sconto sulle tariffe per il gas, che, ad oggi, impegnano Kyiv a pagare a Mosca 260 Dollari per mille metri cubi di oro blu.

Il controllo del Cremlino sui gasdotti ucraini, quasi certo in virtù dell’estrema necessità di Kyiv di ridurre le tariffe per il 90% del gas importato, ha conseguenze serie per l’Unione Europea, in quanto Mosca potrebbe controllare l’intero sistema di distribuzione del gas senza più la presenza di Stati indipendenti tra Russia e UE.

Lo scenario comporterebbe ad un’Unione Europea ancora priva di una comune politica energetica ed estera, e dipendente dal gas russo per il 40% del suo fabbisogno, l’esposizione diretta alle condizioni dettate dalla Russia, senza potere più contare su Stati intermediari obbligati, per contratto, a garantire il flusso di oro blu in Europa, come finora è stata l’Ucraina.

Matteo Cazzulani

GAS: LA LITUANIA PREFERISCE L’EUROPA ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 5, 2013

Il Primo Ministro lituano, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, reagisce alla minaccia di Mosca confermando fedeltà al Terzo Pacchetto Energetico per implementare la sicurezza energetica di Vilna. Il Presidente lituano, la moderata Dalija Grybauskaite, da il via libera alla ricerca di Shale nel Paese

Europa e Shale dono le due soluzioni adottate dalla Lituania per reagire al monopolio energetico della Russia. Nella giornata di lunedì, 4 febbraio, il Primo Ministro lituano, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, ha dichiarato la volontà di implementare il Terzo Pacchetto Energetico UE per assicurare al più presto alla Lituania approvvigionamenti diversificati.

Legge predisposta dalla Commissione Europea, il Terzo Pacchetto Energetico prevede la messa in comunicazione di tutti i gasdotti dei Paesi dell’Unione, e vieta allo stesso ente di controllare sia la distribuzione che la compravendita del gas.

Opposizione al Terzo Pacchetto Energetico è stata sollevata a più riprese dalla Russia, che, in Lituania, controlla il 99% delle forniture, ed è intenzionata a mantenere il proprio monopolio sui rifornimenti dei Paesi baltici dell’UE e su quelli destinati all’Europa Centrale -che dipendono da Mosca mediamente per l’89% del loro fabbisogno di gas.

Come riportato dal Primo Ministro Butkevicius, la Russia ha proposto alla Lituania uno sconto sulle forniture di gas -che oggi Vilna paga a prezzi superiori rispetto a Germania e Francia- in cambio della rinuncia all’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico nel mercato lituano.

Pronto è stato il diniego del Primo Ministro lituano, che, come riportato dal centro studi OSW, si è detto pronto ad avvalersi dei diritti di transito che Vilna può esercitare sul gas che, attraverso la Lituania, la Russia esporta nell’enclave di Kaliningrad.

“Posso assicurare che entro il 2014 la Lituania avrà un mercato del gas diversificato -ha dichiarato Butkevicius al Baltic Course- se Vilna non può pagare il gas a prezzi bassi, siamo pronti a riconsiderare le tariffe di transito sulle forniture di oro blu che la Russia invia all’enclave di Kaliningrad”.

Per diversificare gli approvvigionamenti di gas, la Lituania, sempre nell’ambito del Terzo Pacchetto Energetico UE, ha implementato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda.

Secondo i progetti, il gas liquefatto, e l’attrezzatura necessaria alla rigassificazione, sarà fornito dalla Norvegia, con cui Vilna ha già firmato un pre-contratto.

Sempre lunedì, 6 febbraio, Vilna ha compiuto un altro passo verso la diversificazione delle forniture di gas con il via libera dato dal Presidente lituano, la moderata Dalija Grybauskaite, alla concessione dei diritti di sfruttamento di gas Shale in Lituania al colosso USA Chevron.

L’Europa divisa sullo Shale

Noto anche come gas di scisto, lo Shale è un carburante estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità, mediante sofisticate tecniche di fracking operate in sicurezza solo in Nordamerica.

Oltre alla Lituania, in Europa anche Polonia, Romania, Germania, Ucraina, Portogallo, Danimarca e Regno Unito hanno, tra gli altri, dato avvio alla ricerca di Shale sul proprio territorio, mentre Francia, Olanda e Bulgaria hanno posto una moratoria per motivi ambientali.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA CENTRALE VERSO UN SISTEMA ENERGETICO COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 6, 2012

Polonia e Lituania iniziano i lavori per l’unificazione dei gasdotti dei due Paesi, mentre il Primo Ministro lituano, Andrijus Kubilijus, invita Varsavia a compartecipare ai progetti di rafforzamento dell’energia nucleare di Vilna. Anche Grecia e Bulgaria seguono l’esempio polacco-lituano per realizzare le clausole del Terzo Pacchetto Energetico UE

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Progetti comuni per evitare la dipendenza da un solo fornitore. Questa è la motivazione che, negli ultimi giorni, ha spinto alcuni dei Paesi dell’Unione Europea a compiere passi significativi per l’avvio di iniziative condivise finalizzate garantire la sicurezza dei rifornimenti di gas ed energia.

Nella giornata di mercoledì, 3 Luglio, la compagnia polacca Gaz System e quella lituana Lietuvos Dujos hanno affidato all’ente ILF Consulting Engineries un progetto di studio per unificare i gasdotti di Polonia e Lituania. Come dichiarato in una nota ufficiale, il progetto è finanziato dai fondi dell’Unione Europea, in quanto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi UE è prevista dal Terzo Pacchetto Energetico.

Questa legge, elaborata dalla Commissione Europea e votata a grande maggioranza dall’Europarlamento, prevede la messa in comune dei gasdotti del Vecchio Continente, e vieta ad enti fornitori di gas registrati al di fuori dell’UE di possedere il controllo sulle condutture europee.

Il provvedimento si è rivelato necessario in seguito alla politica del monopolista russo, Gazprom, che oltre a detenere l’80% delle forniture di oro blu all’Europa ha avviato una campagna finalizzata alla gestione totale e parziale dei gasdotti dei principali Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia ed Austria.

“Il progetto di unificazione delle condutture applica in toto la legge europea – ha dichiarato il capo di Gaz System, Jan Chadam – per questo contiamo sul pieno appoggio di Bruxelles nella sua realizzazione e nella concessione di finanziamenti”.

Oltre che nel settore del gas, Polonia e Lituania hanno avviato una collaborazione anche per quanto riguarda l’energia nucleare. Lo scopo è sempre la diminuzione della forte dipendenza che, ad oggi, lega Varsavia e Vilna a Mosca per l’89% del fabbisogno nazionale.

Giovedì, 5 Luglio, il Primo Ministro lituano, Andrijus Kubilijus, ha invitato i polacchi a partecipare ai lavori per la costruzione della centrale nucleare di Visaginas, al quale già compartecipano enti lettoni ed estoni. Secondo il Capo del governo lituano, con la sua compartecipazione la Polonia può non solo diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, ma anche accumulare l’esperienza sufficiente per la costruzione delle cinque centrali nucleari che Varsavia ha programmato per i prossimi anni.

“La partecipazione della Polonia sarebbe logica e utile – ha dichiarato Kubilijus, come riportato dall’autorevole Baltic Course – Il coinvolgimento di Varsavia nel progetto permette di implementare i lavori per la realizzazione di simili iniziative anche in altri Stati europei. La Lituania è disposta a stringere partnership con tutti i Paesi intenzionati a rafforzare la propria indipendenza energetica.

Grecia e Bulgaria approntano misure comuni

L’esempio di Varsavia e Vilna è stato seguito da Grecia e Bulgaria. Durante una visita ufficiale, il Presidente greco, Karolos Papulias, ha invitato il suo collega bulgaro, Rosen Plevneliev, a varare progetti comuni in ambito energetico per rafforzare l’indipendenza energetica di Atene e Sofia.

Nello specifico, Papulias ha menzionato la costruzione di un gasdotto per collegare il sistema infrastrutturale energetico della Grecia a quello della Bulgaria, e consentire ai due Paesi di implementare la realizzazione del Terzo Pacchetto Energetico UE.

“La costruzione di una conduttura comune tra Grecia e Bulgaria risponde appieno ai nostri interessi – ha dichiarato Plevneliev, come riportato dall’agenzia Novinite – ad oggi l’economia bulgara dipende unicamente dal gas russo inviato attraverso l’Ucraina”.

Grecia e Bulgaria sono due tra i Paesi più attivi nella ricerca di fonti di gas alternative a quelle russe. Atene si è affermata come partner di Israele per lo sfruttamento del Leviathan e del Tamar: due giacimenti ubicati al largo delle coste israeliane del Mediterraneo che, secondo recenti rilevazioni, potrebbero soddisfare una buona parte del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, e rendere Tel Aviv uno dei principali esportatori di oro blu a livello continentale.

Sofia invece ha avviato una serie di studi per lo sfruttamento dei giacimenti di combustibile nel Mar Nero dove, secondo le rilevazioni, la Bulgaria potrebbe trovare una quantità di gas naturale superiore a 3 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato sempre dalla Euractive, il governo bulgaro ha aperto un’asta per le concessioni dei diritti di ricerca al largo delle coste nazionali, al quale hanno già aderito le compagnie Total e Melrose Resources Plc.

Matteo Cazzulani