LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia invita l’Ucraina nella NATO 

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on December 19, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, invita il suo collega ucraino, Petro Poroshenko, a partecipare al vertice NATO di Varsavia. La Polonia concede un prestito per le riforme e assistenza energetica con l’esportazione del gas liquefatto da Swinoujscie all’Ucraina.  





Varsavia – Sicurezza, finanza, energia. Questi sono stati i temi principali della visita del Presidente della Polonia, Andrzej Duda, in Ucraina, dove, nella giornata di martedì, 15 Dicembre, ha incontrato in Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier ucraino Arseniy Yatsenyuk. La visita è stata caratterizzata dall’invito all’Ucraina a partecipare al vertice NATO di Varsavia, che Duda ha ufficialmente rivolto a Poroshenko per aiutare Kyiv ad integrarsi progressivamente nelle strutture euroatlantiche.

Oltre all’invito al vertice NATO, Duda ha preannunciato la concessione di un credito di 4 miliardi di Zloty -circa 1 miliardo di Euro- per aiutare l’Ucraina ad implementare le riforme anticorruzione -necessarie per ottenere la liberalizzazione del regime dei visti Schengen, un obiettivo al quale Kyiv ambisce da tempo- e per risollevare un’economia fortemente indebolita dalla guerra con la Russia nel Donbas.

A proposito dell’occupazione russa del Donbas, e dell’annessione armata della Crimea alla Russia, Duda ha ribadito il pieno sostegno della Polonia all’integrità territoriale ucraina. I due Presidenti hanno anche criticato il raddoppio del Nordstream -gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dal gas di Mosca veicolando 115 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu russo direttamente in Germania attraverso il fondale del Mar Baltico- in quanto questo progetto bypassa sia i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale, che l’Ucraina, ad oggi il principale stato di transito del gas russo in UE.

Sempre a proposito di energia, Duda ha offerto all’Ucraina la possibilità di usufruire del rigassificatore di Swinoujscie -recentemente realizzato per importare nel mercato polacco gas liquefatto dal Qatar- per diversificare le forniture di gas, e rendere così non necessario l’acquisto di energia dalla Russia. Tuttavia, per realizzare questo punto è necessaria la realizzazione dell’Interconnettore polacco-ucraino, un’infrastruttura che il Governo polacco ha già messo in preventivo.

Soddisfazione per le proposte di Duda è stata espressa da Poroshenko, che ha ringraziato la Polonia per il sostegno politico, morale ed economico in un momento particolarmente difficile per l’Ucraina. Simili apprezzamenti sono stati espressi anche dal Premier Yatsenyuk, sopratutto in merito al sostegno energetico che la Polonia intende dare all’Ucraina.

Un nuovo periodo nei rapporti polacco-ucraini

Con la visita, Duda e Poroshenko hanno inaugurato un nuovo capitolo delle relazioni polacco-ucraine, storicamente basate sulla lungimirante dottrina elaborata nel secondo dopoguerra, a Parigi, da Jerzy Giedroyc e dei pubblicisti di Kultura. Questa dottrina prevede che l’esistenza di un’Ucraina indipendente ed amica dei suoi vicini è condizione necessaria per la sicurezza e la pace della Polonia, degli altri Paesi della regione e dell’Europa tutta.

Nello specifico, la presentazione di iniziative concrete in ambito fiscale ed energetico ha segnato l’avvio di una collaborazione pragmatica tra Polonia ed Ucraina, dopo anni in cui la partnership strategica polacco-ucraina è stata onorata spesso solo a parole.

Dopo l’epoca dell'”attivismo costruttivo” per l’emancipazione dell’Ucraina durante l’epoca della Presidenza del socialista polacco Aleksander Kwaśniewski e dell’Amministrazione ucraina di Leonid Kuchma, i rapporti polacco-ucraini hanno toccato il picco più alto con l'”era romantica” tra il Presidente polacco conservatore Lech Kaczyński e l’Amministrazione ucraina del filo europeo Viktor Yushchenko, sorta dopo la Rivoluzione Arancione del 2004.

Con l’elezione del moderato Bronisław Komorowski in Polonia e di Viktor Yanukovych in Ucraina nel 2010, le relazioni polacco-ucraine hanno vissuto uno stallo a causa del progressivo disinteresse di Varsavia nei confronti dell’Europa Orientale e del regresso democratico ucraino che ha portato agli arresti politici della leader dell’Opposizione Democratica Yulia Tymoshenko e di altri esponenti del dissenso a Yanukovych.

Ora, a seguito del ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del 2014, e con l’elezione di Duda -che ha posto la creazione di un’alleanza regionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, di cui fa l’arte anche l’Ucraina, come priorità della sua politica estera- Polonia e Ucraina hanno un’opportunità imperdibile per rafforzare la loro partnership e garantire la sicurezza in Europa.

Tra Varsavia e Kyiv restano, tuttavia, alcune tematiche dirimenti, come la memoria storica inerente alle stragi perpetrate da ambo le parti nel periodo attorno alla Seconda Guerra Mondiale. 

Per questa ragione, Duda e Poroshenko hanno preannunciato la creazione di un Comitato Consultativo tra le due Amministrazioni per limare le differenze di vedute sulla questione.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Ucraina: Tusk e Merkel ancora moderatamente duri con Putin

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on April 28, 2015

Durante il vertice UE-Ucraina ed il summit intergovernativo tra Polonia e Germania il Presidente del Consiglio Europeo ed il Cancelliere tedesco sostengono la necessità di mantenere le sanzioni alla Russia. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, richiede aiuto finanziario, politico ed umanitario e la liberalizzazione dei visti

Kyiv chiama, Varsavia risponde, e forse anche Berlino. Nella giornata di martedì, 27 Aprile, a Kyiv, durante il vertice Unione Europea-Ucraina, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha invitato la Russia a mantenere gli impegni presi per garantire la pace nelle regioni orientali ucraine, nelle mani di miliziani pro-russi da oramai più di un anno.

Tusk, che prima del summit ha reso omaggio alle vittime della Rivoluzione della Dignità -il movimento democratico ucraino che, tra il Novembre 2013 e il Febbraio 2014, ha portato alla caduta del regime autoritario di Viktor Yanukovych- ha sottolineato come ogni armamento russo debba essere evacuato dal territorio dell’Ucraina, così come stabilito dagli Accordi di Minsk.

D’altro canto, Tusk, come riportato da una nota ufficiale, ha ricordato al Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, e al Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, la necessità di approntare riforme urgenti per riformare le finanze del Paese e combattere la corruzione, al fine di adattare gli standard economici, sociali e politici di Kyiv a quelli dell’Unione Europea.

Da parte sua, il Presidente Poroshenko ha richiesto all’Unione Europea assistenza a livello politico, finanziario ed umanitario, ed ha ribadito che l’Ucraina punta ad ottenere dall’UE la liberalizzazione del regime dei visti per consentire ai cittadini ucraini di viaggiare liberamente nell’area Schengen.

In linea con le posizioni di Tusk sono risultate quelle espresse dal Premier polacco, Ewa Kopacz, durante il summit intergovernativo tra Polonia e Germania, avvenuto, a Varsavia, in contemporanea con il vertice di Kyiv.

La Kopacz, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha ritenuto inappropriata l’idea di allentare le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia dopo l’aggressione militare all’Ucraina, così come invece proposto da Paesi alleati di Mosca in seno all’UE, come Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Francia ed Italia.

Pronta è stata la riposta del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha giudicato necessario mantenere in vigore le sanzioni alla Russia fino alla completa realizzazione delle clausole dell’Accordo di Pace di Minsk.

Inoltre, la Merkel si è detta convinta che le sanzioni alla Russia si manterranno per molti mesi, dal momento in cui il completo rispetto delle clausole dell’Accordo di Minsk richiede molto tempo.

Il Formato Ginevra meglio del Formato Normandia

I vertici di Kyiv e Varsavia hanno dimostrato come l’Europa stia riuscendo a mantenere una posizione risoluta sulla questione Ucraina nei confronti della Russia, nonostante i Paesi filorussi ritengano che, in fondo, il Presidente russo, Vladimir Putin, vada perdonato per la sua condotta aggressiva in territorio ucraino, in piena violazione degli accordi internazionali.

Tuttavia, la posizione, seppur unitaria, dell’Unione Europea resta pur sempre troppo debole, dal momento in cui le sanzioni si stanno rivelando non sufficienti per arrestare l’aggressività di Putin, sopratutto preso atto del recente concentramento delle truppe russe nei pressi della città ucraina di Mariupol.

Da un lato, l’Unione Europea dovrebbe fare propria la richiesta del Congresso degli Stati Uniti che, in maniera bipartisan, ha invitato il Presidente statunitense, Barack Obama, a rifornire l’esercito ucraino di armamenti, così da consentire all’Ucraina la possibilità di difendere i propri confini da un esercito, quello della Russia, tecnicamente e tatticamente superiore.

Dall’altro, l’Unione Europea deve premere per il superamento del Formato Normandia: un gruppo di contatto, che finora ha portato all’approvazione degli Accordi di Minsk, composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia.

In alternativa, l’Unione Europea deve supportare la discussione delle trattative secondo il Formato di Ginevra, che, oltre a quelle di Ucraina e Russia, prevede la partecipazione anche di Stati Uniti ed Unione Europea.

Infine, l’Unione Europea deve rafforzare la presenza della NATO in Europa Centrale, così da dimostrare a Putin che ogni forma di aggressione militare a Paesi dell’Alleanza Atlantica può portare ad un conflitto aperto con un Occidente che non teme il confronto quando si tratta di difendere Democrazia e Libertà nel Mondo.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

IN UCRAINA ARRIVANO LE EUROSANZIONI MA È TARDI: YANUKOVYCH PROVOCA CENTO MORTI E MIGLIAIA DI FERITI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 21, 2014

Il Consiglio Europeo congela i conti bancari e revoca i visti Schengen per le Autorità ucraine che non rispettano i Diritti Umani. Fuga in Europa degli oligarchi che supportano il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Una posizione necessaria ma tardiva che non frena un’escalation violenta che già si è verificata. Nella giornata di giovedì, 20 Febbraio, il Consiglio Europeo ha finalmente approvato l’imposizione di sanzioni personali mirate per le Autorità ucraine che hanno violato la democrazia ed i diritti umani, e che si sono rese responsabili del massacro di più di cento persone negli ultimi due giorni e di più di mille feriti, provocate dall’aggressione armata delle forze speciali di polizia Berkut su preciso ordine del Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Nello specifico, le sanzioni prevedono il congelamento dei conti bancari per le Autorità ucraine e per i loro famigliari, che hanno interessi e che studiano in Paesi dell’Unione Europea, il diniego della concessione dei visti Schengen per queste personalità, il bando di importazione di strumenti che possono essere utilizzati per reprimere il dissenso con la forza e la violenza.

Oltre alle sanzioni, il Consiglio Europeo ha anche invitato i Paesi UE a facilitare l’erogazione dei visti per i cittadini ucraini, sopratutto per arginare una crisi umanitaria alle porte dell’Unione, e per rafforzare i legami umani con un Popolo che appartiene alla grande famiglia europea per ragioni di carattere storico, culturale e sociale.

La decisione del Consiglio Europeo è stata presa mentre la rivolta si è consumata nel sangue, con scene che testimoniano una vera e propria guerra civile provocata dall’uso della forza sui manifestanti ordinato dal Presidente Yanukovych, che durante il massacro del suo popolo ha intrattenuto colloqui con la delegazione UE, composta dai Ministri degli Esteri di Polonia, Francia e Germania: Radoslaw Sikorski, Laurent Fabius, Frank-Walter Steinmeier.

Le trattative hanno portato alla convocazione urgente di una seduta del Parlamento, durante la quale, da parte dell’opposizione compatta e di alcuni esponenti del Partito delle Regioni del Presidente Yanukovych, è stato approvato il divieto per i reparti Berkut di permanere in città.

Il cessate il fuoco, che per essere effettivo necessità comunque della firma del Presidente, che non ha ancora firmato, non è stato votato dalla maggioranza dei Parlamentari del Partito delle Regioni, che sono riparati in alcuni Stati UE per mettere al sicuro i loro capitali prima dell’entrata in vigore delle tardive eurosanzioni.

Ad esempio, Rinat Akhmetov, uno dei principali sponsor di Yanukovych, noto per essere il Presidente della squadra di calcio Shakhtar Donetsk, è volato subito a Londra, dove ad attenderlo ha trovato un nutrito comitato di accoglienza di emigrati ucraini inferociti per la repressione violenta del dissenso.

Putin con Yanukovych si comporta come con Assad

Otre all’Europa, chi si muove meglio e con più coraggio è il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che, durante una visita ufficiale in Messico, ha accusato il Presidente russo, Vladimir Putin, di inferire in Ucraina per destabilizzare la democrazia, così come fatto nei confronti della Siria.

In particolare, Obama, ripreso dal Guardian, ha sottolineato come Putin abbia dimostrato di non avere alcun rispetto per la volontà di autodeterminazione del popolo ucraino, che è sceso in piazza per la propria democrazia e per la propria libertà.

Nella mente di Obama è sicuramente la pressione economica, commerciale ed energetica -fatta di interruzione arbitraria delle forniture di gas ed embargo sui prodotti alimentari ucraini- che Putin sta da anni esercitando sull’Ucraina per destabilizzare la situazione interna al Paese ed inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale concepito per ricostruire un impero russo a forte matrice xenofoba e sciovinista orientato in primis alla distruzione dell’Europa e al contrasto della cultura occidentale.

Anche il Canada ha preso posizione, ed ha dichiarato, come già hanno fatto gli USA, di volere inasprire le sanzioni già imposte sugli ucraini responsabili della violazione dei Diritti Umani, come il restringimento dei visti.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA SI E ESPRESSA SU JULIJA TYMOSHENKO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 29, 2011

Il Parlamento Europeo condanna il mancato rispetto di democrazia e stato di diritto in Ucraina, ma invita alla continuazione dei negoziati per la firma dell’Accordo di Associazione e la creazione della Zona di Libero Scambio tra Kyiv e Bruxelles. L’errata percezione da parte delle forze politiche ucraine, e le spiegazioni dell’importanza della risoluzione per gli assetti geopolitici dell’UE

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un’acrobazia diplomatica per tutelare i diritti fondamentali e tenere viva la speranza di un futuro più sicuro per la comunità europea tirata per i capelli dal destinatario. Questa la sintesi politica della risoluzione del Parlamento Europeo che, giovedì, 26 Ottobre, ha approvato un documento di condanna dell’Ucraina per aperte violazioni della democrazia e dello stato di diritto che, nel contempo, lascia la porta aperta per la firma di un Accordo di Associazione con cui Kyiv può avvicinarsi all’integrazione con Bruxelles.

Nello specifico, la mozione – frutto di un compromesso tra tutte le forze politiche, compatte a favore, senza distinzioni – richiede processi d’Appello secondo gli standard occidentali, e la partecipazione alla vita politica per la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: lei condannata a sette anni di carcere per gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso dei negoziati per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – dopo un processo farsa in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – lui, invece, recluso in isolamento dallo scorso 26 Dicembre, prima ancora che una sentenza ne abbia accertato la colpevolezza – sempre per abuso d’ufficio.

Nel contempo, l’Europarlamento ha ribadito il diritto alla partnership UE per l’Ucraina in quanto Paese europeo – con preciso riferimento all’articolo 49 dell’Atto Fondativo dell’Unione – ed ha invitato la Commissione ad indire una nuova riunione per la continuazione delle trattative ad alto livello in merito all’Accordo di Associazione con il Presidente, Viktor Janukovych. La precedente, fissata per lo scorso 20 Ottobre, è stata cancellata in seguito al verdetto nel processo Tymoshenko, ed alla svolta filo russa del Capo di Stato di Kyiv, che ha firmato con Mosca il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un preciso progetto politico di Putin per ristabilire l’egemonia della Russia nel Mondo ex-URSS.

Soddisfatto della risoluzione il Vice-Capo di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – e responsabile dei rapporti internazionali, Hryhorij Nemyrja, che ha evidenziato come essa rappresenti l’ultima chiamata per un regime, quello di Janukovych, reo di avere infranto il rispetto di democrazia e diritti umani: valori imprenscindibili se si vuole l’integrazione con l’Unione Europea.

“La mozione è stata appoggiata da tutte le forze politiche, dunque è il parere all’unanimità di Bruxelles – ha dichiarato Nemyrja – auspico che sia osservato dalle Autorità di Kyiv, e che le repressioni politiche a carico di diversi esponenti dei governi precedenti siano interrotte quanto prima”.

Reazione positiva anche dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che ha sottolineato come il documento lasci in vigore la chiusura della trattative per l’Accordo di Associazione ed il varo della Zona di Libero Scambio UE-Ucraina.

“E’ un successo della diplomazia ucraina – ha illustrato addirittura il Deputato Vasyl’ Kysel’ov – in quanto il processo di integrazione di Kyiv non è stato interrotto, e Bruxelles si è limitata a raccomandare riforme strutturali della nostra [ucraina, n.d.a.] giustizia. Per Julija Tymoshenko la questione non è ancora chiusa – ha continuato, intervistato dal canale TVi – ci sono ancora Appello e Cassazione”.

Peccato che l’esponente del Patito del Potere abbia dimenticato l’apertura di nuovi fascicoli a carico della Leader dell’Opposizione Democratica – che, oltre ad escludere definitivamente la carismatica guida del campo arancione, conferma il regresso della democrazia ucraina sanzionato dalla risoluzione – così come il fatto che ogni Forza politica abbia presentato come un proprio successo internazionale una mozione necessaria per il futuro dell’UE e dell’Ucraina.

La rilevanza geopolitica della risoluzione

A spiegarne la ratio, l’eurodeputato bulgaro del Partito Popolare Europeo, Andrej Kovachev, il quale ha sottolineato come il popolo ucraino non debba pagare per i propri governanti, e vedersi negare un Accordo di Associazione che, prevedendo anche l’abbattimento del Regime dei Visti Schengen, è destinato a migliorarne la condizione di vita.

“Le porte sono aperte, ma Kyiv deve garantire il rispetto dello stato di diritto nei processi a carico di Julija Tymoshenko ed altri esponenti dell’Opposizione Democratica – ha dichiarato il Deputato a nome di tutti i gruppi del Parlamento Europeo – i rapporti tra UE ed Ucraina sono difficili, occorre che non lo diventino ancora di più, e che gli accordi in fase di negoziazione vengano firmati al più presto”.

Lecito aggiungere che l’Unione Europea si trova in una situazione internazionale molto delicata, non solo per la crisi dell’Euro, ma anche dinnanzi al rinato imperialismo di una Russia che, sotto la guida di Putin – alla sua terza presidenza certa – ambisce a progetti eurasistici orientati in primis contro Bruxelles. L’integrazione ed il rafforzamento della partnership con Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Moldova, Georgia e Bielorussia – ed il mantenimento della loro Indipendenza da Mosca sono le uniche carte che l’UE può giocare per contrastare un processo che, se attuato, non solo vedrà la Russia politicamente egemone su popoli europei per storia, cultura, e tradizione, ma condannerà il Vecchio Continente, in un Mondo sempre più globalizzato, ad una posizione subalterna in campo economico ed energetico.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI BULGARE: CENTRODESTRA IN VANTAGGIO

Posted in Balcani by matteocazzulani on October 25, 2011

Il Leader del partito GJERB, Rosen Plevneliv, in forte vantaggio sul socialdemocratico, Ivajlo Kalfin, ma non abbastanza per evitare il secondo turno. Il fattore turco sull’esito di consultazioni tutt’altro che scontate malgrado il divario tra i maggiori candidati

Il Primo Ministro bulgaro, Bojko Borysov

Sarà necessario il secondo turno per l’elezione del nuovo Presidente del Paese più “giovane” d’Europa. Nelle elezioni presidenziali bulgare, Rosen Plevneliev, candidato del partito di centrodestra Cittadini Per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria – GJERB – ha ottenuto il 41% dei voti, mentre il suo rivale socialdemocratico, Ivajlo Kalfin, alla guida della Coalizione per la Bulgaria, si è fermato al 26,8%.

Un risultato accolto senza euforia dal leader GJERB, sebbene gli esperti siano concordi nell’affermare con certezza la sua vittoria al secondo turno: l’esponente della sinistra non sarebbe i grado di attrarre l’elettorato moderato e di centro che, Domenica 23 Ottobre, nella maggior parte dei casi ha disertato le urne, oppure, se ha votato, ha sostenuto Romen Khrusev, quasi ultimo con un risultato minimo.

Tuttavia, a mischiare le carte potrebbe essere la minoranza turca che, numericamente consistente nel Paese, non ha partecipato al voto per il Presidente, esprimendo la propria preferenza solo nelle concomitanti Elezioni Amministrative – per la cronaca, a Sofia confermata la candidata GJERB, Jordanka Fandykova. Difatti, il Leader del Movimento per i Diritti e le Libertà – DPS – Ahmed Dogan, ha invitato i propri elettori a non sostenere Plevneliev: un’eventualità che, se si verificasse, potrebbe portare molta acqua al mulino di Kalfin, da un lato, riaprendo una contesa tutt’altro che chiusa, dall’altro facendo pesare il supporto turco, ed aprire nuovi scenari politici.

Tra gli altri volti della competizione, bene l’ex-Commissario UE, Meglena Kuneva, terza con un buon 14% ottenuto grazie al ruolo giocato a Bruxelles. Invece, fortemente bassa è l’affluenza: un fattore per cui in pochi addossano la colpa al boicottaggio della parte turca, altresì valutato come messaggio squisitamente politico di sfiducia nella classe dirigente, come, del resto, registrato anche in altri Paesi Occidentali.

Avanti in Europa

Qualora la vittoria di Plavneliv fosse confermata, alla guida della Bulgaria si avrebbe un monocolore di centrodestra, dal momento in cui sullo scranno presidenziale dal 2001 siede il socialista Georgij Pyrvanov: un cambio solo di facciata, poiché a Sofia il Capo dello Stato ha solo compiti di rappresentanza, ed i pieni poteri sono nelle mani del Primo Ministro, Bojko Borysov, autore di una politica di europeizzazione del Paese, sopratutto in ambito energetico, su cui Plavneliv ha espresso pieno accordo.

Lecito ricordare che Borysov ha rotto con la Russia a causa di contratti per l’importazione di gas sempre più onerosi per le casse statali bulgare, ed ha cercato, e trovato, nuove forniture in Turchia.

Inoltre, lo scorso martedì, 11 Ottobre, il Primo Ministro bulgaro ha co-firmato un comune appello con il suo collega romeno, Emil Boc, per accelerare l’ingresso di Sofia e Bucarest nell’Area Schengen, e rafforzare la collaborazione con il resto dei Paesi dell’Unione Europea nei settori dell’energia, del trasporto aereo, e del turismo.

Matteo Cazzulani

Al via i lavori della presidenza dell’Unione Europea della Polonia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 10, 2011

Riunione tradizionale dei Commissari UE di inizio presidenza. Budget, emergenza climatica, Schengen, e politica estera i primi punti della guida polacca.

Integrazione ed allargamento per battere la crisi, mantenimento di Schengen, ed implementazione della collaborazione interna all’Ue. Questi i punti forti su cui la presidenza di turno polacca dell’Unione Europea ha iniziato ad operare venerdì, 8 Luglio.

Con la presenza del Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, il Primo Ministro di Varsavia, Donald Tusk, ha condotto il tradizionale consiglio dei ventisette commissari, per delineare le linee guida dell’Unione Continentale.

Bilancio comunitario ed emergenza climatica sono state le questioni trattate con maggiore priorità, ma non solo: a colloquio con la stampa, Barroso si e detto soddisfatto dell’agenda polacca, che, come evidenziato da Tusk giovedì, 7 Luglio, a Strasburgo, nel Parlamento Europeo, prevede tre punti precisi.

Il primo e il rafforzamento della collaborazione interna, già avviato in campo militare con il varo dell’Unione Militare di Weimar con Germania e Francia.

Il secondo e la politica di apertura in campo estero, con l’integrazione della Croazia, e l’avvio dell’allargamento a Serbia ed Ucraina: condizione necessaria per il progresso politico ed economico di tutta l’Unione Europea.

“Non e con la chiusura che si supera la crisi – ha dichiarato Tusk – Bruxelles deve influire sulla democratizzazione dei propri confini orientali, e del Mediterraneo”.

Contro visti e dazi alle frontiere

Terzo punto, il mantenimento di Schengen, una questione su cui e scontro aperto con la Francia, di recente decisa al rinnovo dei controlli alle frontiere, e con la Danimarca, tentata di replicare la chiusura adottata in campo economico, con il ripristino delle tariffe doganali.

Tuttavia, come acutamente sottolineato dalla stampa scandinava, Varsavia potrà contare su Parigi nella comune battaglia per l’aumento delle uscite per l’agricoltura, capitolo su cui i restanti Stati sono, in maggioranza, dubbiosi.

Matteo Cazzulani