LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Duda a Tallinn rilancia la Polonia alla guida dell’Europa Centro-Orientale

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on August 25, 2015

Nel corso della sua prima visita all’estero, il Presidente polacco richiede la presenza stabile della NATO in Europa Centro-Orientale e l’inclusione di Varsavia e Stati Uniti nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia. Plauso da parte del suo omologo estone, Toomas Henrik Illves, e del Premier dell’Estonia Toomas Roivas



Varsavia – Senza memoria non c’è presente né futuro. Questo è lo spirito che ha mosso il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, durante la sua prima visita ufficiale dal suo insediamento, effettuata a Tallinn, la capitale dell’Estonia, nella giornata di Domenica, 23 Agosto.

Come dichiarato dallo stesso Duda, la scelta della data ha un alto valore simbolico, dal momento che il 23 Agosto è sia la Giornata del Ricordo delle vittime di stalinismo e nazismo, che l’anniversario della firma del Patto Molotov-Ribbentrop tra Unione Sovietica e Germania nazista: un accordo che ha portato alla spartizione della Polonia e degli altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oltre che la data, ad avere valore simbolico è anche il luogo, dal momento in cui l’Estonia è, ad oggi, il Paese della NATO maggiormente esposto alle provocazioni della Russia di Putin, come dimostrato sia dalle continue violazioni dello spazio aereo e marittimo estone da parte dell’esercito di Mosca, che dall’arresto dell’Ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohver -illegalmente prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti russi.

Duda, che de facto ha reso la Polonia il Paese-guida di una coalizione di Stati NATO dell’Europa Centro-Orientale fortemente allarmati dalle provocazioni della Russia, ha ricordato che il Patto Molotov-Ribbentrop ieri e la condotta di Mosca in Crimea ed Ucraina orientale oggi sono violazioni del Diritto Internazionale.

Per questa ragione, e per evitare gli errori del passato, Duda ha fatto appello ai Paesi NATO affinché la richiesta degli Stati membri dell’Europa Centro-Orientale in merito al dislocamento permanente di reparti militari dell’Alleanza Atlantica nella regione -una richiesta “ragionevole e supportata da motivazioni valide”, come ha ritenuto il Presidente polacco- sia ascoltata e realizzata al più presto.

Infine, Duda ha anche ritenuto necessaria una modifica del formato delle trattative di pace tra Ucraina e Russia, alle quali, assieme a Germania e Francia, sarebbe opportuno prendessero parte anche Polonia, Stati Uniti e un rappresentante dell’Unione Europea.

Calorosa è stata la riposta del Presidente estone, Toomas Henrik Illves, che ha sottolineato come il Patto Molotov-Ribbentrop abbia portato i Paesi dell’Europa Centro-Orientale a perdere la propria indipendenza e libertà per mano di sovietici e nazisti: sopratutto la Polonia, il Paese che, più di tutti, ha sofferto deportazioni ed eccidi di massa.

Oltre al Presidente Illves, che ha concordato con la proposta di Duda di richiedere la presenza stabile di reparti NATO in Europa Centro-Orientale, positiva è stata anche la reazione del Premier estone, Taavi Roivas, che ha ringraziato il Presidente polacco per l’aperto sostegno dato alla campagna per la liberazione di Kohver.

La propaganda e il gas di Putin già in azione

Con la sua prima visita estera, Duda ha chiaramente dimostrato che la Polonia intende ritornare ad esercitare quel ruolo-guida nell’Europa Centro-Orientale avviato da Jozef Pilsudski nel periodo interbellico e ripreso da Lech Kaczynski: Presidente scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk che, per reagire all’aggressione russa alla Georgia nel 2008, ha costruito una coalizione di Polonia, Ucraina, Lituania, Lettonia ed Estonia in sostegno di democrazia e libertà nello spazio ex-sovietico.

Diversamente da Kaczynski, la coalizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che Duda intende creare comprende anche Romania -Paese minacciato dalla presenza russa in Transnistria- Croazia -Paese strategico per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa- ed Ungheria -che, tuttavia, sotto la gestione Orban ha adottato una politica spiccatamente filorussa.

La politica estera di Duda, che pone fine all’inconcludente epoca del suo predecessore Bronislaw Komorowski -caratterizzata dal disimpegno della Polonia nella promozione di democrazia e libertà in Georgia ed Ucraina in favore di uno sterile riavvicinamento alla Germania- ha tuttavia molti nemici ed avversari.

Oltre a Putin e alla propaganda russa molto attiva in Paesi tradizionalmente filorussi come Italia e Francia -in cui, senza uno straccio di prove e al limite della diffamazione, il Presidente polacco è presentato come un “pericoloso nazionalista clericale antieuropeo” dai principali media- ad ostacolare la politica estera di Duda è la Germania.

Infatti, Berlino, quasi a farsi beffa della storia legata al Patto Molotov-Ribbentrop, si oppone ad ogni rafforzamento della NATO per non irritare la Russia, con cui la Germania intrattiene stretti rapporti economici, energetici e politici.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Caso Kohver. Putin dichiara guerra all’Occidente

Posted in NATO by matteocazzulani on August 21, 2015

La Corte Regionale russa di Pskov condanna al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni, prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca. Dopo le violazioni dello spazio aereo e marittimo dei Paesi del Baltico, l’esercito russo ha innalzato il livello delle provocazioni nei confronti di Stati membri della NATO 



Varsavia – 15 anni di galera e una multa di 1800 euro sono i numeri che caratterizzano un atto intimidatorio, di chiaro stampo politico, che la Russia ha commesso nei confronti della Comunità Occidentale. Così, Unione Europea e NATO devono correre ai ripari per evitare un’escalation militare con Mosca sempre più probabile. 

Nella giornata di mercoledì, 19 Agosto, la Corte regionale di Pskov ha condannato al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohven, detenuto per un anno intero in Russia dopo essere stato rapito in Estonia, ed immediatamente deportato illegalmente in territorio russo, da parte di agenti dei Servizi Segreti di Mosca lo scorso 5 Settembre.

Secondo il verdetto della Corte russa, Kovher sarebbe colpevole di spionaggio e attraversamento illegale della frontiera con la Russia. Tuttavia, il Governo dell’Estonia ritiene che l’ufficiale dei servizi di sicurezza di Tallinn sia stato prelevato a forza in territorio estone.

Alla notizia della condanna, pronta è stata la risposta del Premier estone, Taavi Roivas, che ha definito l’accaduto una grave violazione del Diritto Internazionale nei confronti di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

In effetti, dal punto di vista procedurale e formale la condanna di Kohver, e prima ancora il suo arresto in Estonia e la sua deportazione in Russia da parte di agenti  dei Servizi Segreti russi, rappresenta non solo un’azione illegale, ma è anche e sopratutto una vera e propria dichiarazione di guerra.

Del resto, la Russia non è nuova ad atti intimidatori nei confronti di Tallinn e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e settentrionale, come dimostrano le continue violazioni da parte dell’esercito di Mosca degli spazi aerei e marittimi di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Gran Bretagna.

Tuttavia, con l’arresto di Kohver la Russia ha innalzato il livello delle provocazioni, quasi certamente con lo scopo di portare uno dei Paesi membri della NATO a porre le basi per il verificarsi di un casus belli che potrebbe autorizzare un intervento armato russo nel Baltico.

Dopo l’aggressione militare alla Georgia nel 2008, l’annessione armata della Crimea e l’occupazione dell’Ucraina Orientale nel 2014, la Russia ha infatti l’obiettivo di estendere la sua azione bellica nel Baltico per ristabilire la totale influenza nell’ex-URSS e nel contempo, indebolire Unione Europea e NATO.

A rafforzare l’iniziativa armata della Russia è la consapevolezza che né la NATO a trazione Obama, né l’Unione Europea guidata dal tandem Juncker-Mogherini sono pronti a difendere i propri Stati membri e, così facendo, contrastare il disegno egemonico di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La Polonia di Duda può salvare l’Europa

Nello specifico, il progetto della Russia, così come definito da Alexander Dugin, l’ideologo di orientamento nazibolscevico del Presidente della Federazione Russia, Vladimir Putin, è quello di estendere il dominio di Mosca in Europa, considerata una propaggine geografica della Grande Russia.

Preso atto della debolezza di Unione Europea e NATO, incapaci di arginare l’avanzata della Russia con una politica risoluta e coraggiosa, l’unica soluzione perseguibile per salvare l’Occidente è la realizzazione di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, questa alleanza di Paesi dell’Europa Centro-Orientale -a cui, sotto l’egida della Polonia, potrebbero fare parte Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Romania, Croazia e Bulgaria- ha come principale scopo l’ottenimento del posizionamento permanente di contingenti NATO in questa regione d’Europa che, ad oggi, vede minacciata la propria sicurezza per mano della Russia. 

Il disegno, già perseguito tra il 2005 e il 2010 da Lech Kaczynski -il coraggioso Presidente della Polonia scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk- risale alla concezione dell’Intermarium, adottata con successo dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per arrestare l’avanzata dell’Unione Sovietica in Europa nel 1920.

Oggi come allora, considerato il timore di Germania e Francia nei confronti della Russia, il ruolo-guida della Polonia in Europa Centro-Orientale, che il Presidente Duda ha chiaramente dichiarato di volere ripristinare, è la soluzione che potrebbe garantire la sicurezza dell’Europa. 

Inoltre, solo grazie alla resistenza dell’Europa Centro-Orientale la Comunità Occidentale potrebbe tutelare efficacemente Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Libero Mercato: Valori rispettati nei Paesi dell’Unione Europea e della NATO, ma costantemente calpestati nella Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: USA e UE divise sulle sanzioni alla Russia di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 15, 2014

Il Dipartimento di Stato statunitense pubblica le prove dell’attivismo militare russo nelle terre orientali ucraine per chiedere sanzioni più stringenti a Mosca. Come riportato dal Financial Times, l’Europa è spaccata tra le ‘pro russe’ Germania, Francia e Italia e le ‘pro ucraine’ Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia

Obama finalmente risoluto, la Merkel continuamente tentennante, e Tusk, Butkevicius, Straujuma e Roivas isolati da un’Europa sempre più ripiegata sul suo asse tradizionale franco-tedesco. Nella giornata di martedì, 15 Luglio, il Dipartimento di Stato USA ha richiesto l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia per l’attivismo militare dell’esercito russo in Ucraina orientale, mirato a destabilizzare la situazione politica interna a Kyiv.

Il Dipartimento di Stato USA, con una nota ufficiale, ha evidenziato come, nonostante le buone intenzioni di pace espresse dal Presidente russo, Vladimir Putin, la Russia stia continuando a rifornire di armamenti e di rinforzi i cosiddetti separatisti filorussi nelle regioni orientali ucraine.

Nello specifico, la nota fa riferimento alla penetrazione di soldati russi in Ucraina, al trasferimento ai cosiddetti separatisti di veicoli, artiglieria e sistemi missilistici di nuova generazione: come i 5 carri armati T-64, i lanciarazzi multipli BM-21 le 2 batterie antiaeree ZU 23-2 e un mortaio 2B16 trasportati a Luhansk lo scorso 14 Luglio con un convoglio battente bandiera russa, e a quello di simili armamenti a Donetsk attraverso la città di Krasnodon lo scorso 11 Luglio.

Il Dipartimento di Stato USA ha poi contestato l’apertura a Mosca di un ufficio per il reclutamento di volontari intenzionati a combattere in Ucraina orientale a fianco dei separatisti, ha censurato l’arresto e l’estradizione in Russia della pilota dell’aviazione militare ucraina Nadiya Savchenko e, sopratutto, ha espresso forte preoccupazione per il riarmo attuato dall’esercito russo presso i confini ucraini.

“La Russia non sta lavorando per la pace -riporta la nota del Dipartimento di Stato USA- Ore dopo il cessate il fuoco concesso unilateralmente dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, i separatisti appoggiati dalla Russia hanno attaccato nove ufficiali ucraini, mentre Mosca ha supportato i separatisti che hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza ucraine per più di 100 occasioni, portando all’uccisione di 28 persone. I separatisti russi -continua la nota- ancora detengono più di 150 ostaggi, per lo più civili, tra cui insegnanti e giornalisti, ed hanno respinto ogni offerta di incontro con il Governo ucraino”.

La posizione risoluta degli USA sembra non essere del tutto condivisa dall’Unione Europea che, come riportato dal Financial Times, si sta sistematicamente opponendo all’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia per via degli stretti interessi economici ed energetici con Mosca.

Nello specifico, come riporta l’autorevole testata internazionale, ad essere contrarie alle sanzioni alla Russia sono Germania, Francia e Italia, ovvero i due Paesi tradizionalmente alla guida politica dell’Europa più lo Stato che, da poco tempo, ha assunto la presidenza di turno dell’UE.

Tuttavia, la posizione dell’UE nei confronti della Russia potrebbe non essere compatta per via dell’opposizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale alla linea troppo morbida di Germania, Francia e Italia.

A sostegno di questa tesi, il Financial Times ha riportato l’opposizione di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE del ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini.

Secondo l’importante testata, la Mogherini avrebbe provocato l’opposizione dei Paesi dell’Europa Centrale per avere invitato Putin al vertice Europa-Asia di Milano: de facto, rompendo l’isolamento internazionale applicato dalla Comunità Internazionale al Presidente russo per protestare contro la violazione dell’integrità territoriale ucraina.

Kyiv lamenta la penetrazione russa a Donetsk e Luhansk

Di pari passo alla rottura del fronte occidentale, l’Ucraina ha lamentato continui attacchi, provenienti dalla Federazione Russa, ai propri mezzi militari impegnati nella riconquista dei territori occupati dai cosiddetti separatisti russi.

Il Presidente ucraino Poroshenko ha infatti condannato l’assalto a velivoli e carri armati di Kyiv da parte di avanzati sistemi di aggressione, ed ha contestato l’infiltrazione di soldati russi in Ucraina per dare sostegno ai separatisti a Donetsk e Luhansk.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Crisi ucraina: l’Estonia invita l’Europa ad un ruolo da protagonista

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on April 9, 2014

Il Premier estone Taavi Roivas invita l’Unione Europea ad aver un ruolo da protagonista nella crisi ucraina con l’imposizione di sanzioni che, nel lungo periodo, convincerebbero Putin ad interrompere la sua espansione militare. La nuova coalizione di liberali e socialdemocratici attenta anche a misure che incrementano con moderazione la spesa pubblica

Il Premier più giovane d’Europa che ha vissuto da adolescente l’ingresso del suo Pese nell’Unione Europea e l’ex-Capo del Governo pronto a passare alla Commissione Europea dopo tre mandati di buongoverno. Questa è la situazione dell’Estonia: Paese del Baltico, tra i più avanzati in UE sul piano tecnologico e su quello dei servizi, che, dinnanzi alla crisi ucraina, che ha reso evidenti le velleità imperialiste e militariste della Russia di Putin -con cui l’Estonia confina direttamente- ha deciso di invitare l’Europa ad avere un ruolo più forte nella vicenda.

Come riportato dalla Reuters, nella giornata di martedì, 8 Aprile, il Premier estone Taavi Roivas ha dichiarato che, dinnanzi alle provocazioni attuate dai russi nelle regioni dell’Ucraina orientale -russofone ma non russofile- l’Europa ben farebbe ad approntare sanzioni economiche nei confronti di Mosca: una misura che, nel breve termine, potrebbe scuotere l’economia europea, ma alla lunga porterebbe l’UE ad indurre il Presidente russo Putin a bloccare il riarmo dell’esercito della Federazione Russa e le provocazioni di carattere militari nei confronti dei Paesi vicini.

La posizione del Premier Roivas, classe ’79, è stata ribadita durante gli ultimi mesi del suo premierato anche dall’ex-Capo del Governo, Andrius Ansip, che, senza celare l’ambizione di diventare il prossimo Commissario UE nominato dall’Estonia, ha rinunciato alla guida dell’Esecutivo, che, dopo una decisione interna al Partito delle Riforme -forza politica appartenente all’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei- è stato affidato all’allora giovane Ministro degli Affari Sociali.

Con l’incarico a Roivas, oltre ad un ringiovanimento della compagine di governo si è verificato anche un cambio di maggioranza, dal momento in cui il giovane Premier ha scelto come partner di coalizione del Partito delle Riforme il Partito Social Democratico estone, e non più i conservatori dell’Unione Pro Patria e Res Publica: una decisione che ha portato alla fine delle politiche di austerity promosse da Ansip e ad un incremento della spesa sociale, sopratutto per bambini, disoccupati e per i redditi più bassi.

Con la probabile nomina di Ansip nella prossima Commissione Europea, il Premier Roivas avrà la possibilità di fare sentire in maniera molto forte le legittime preoccupazioni di un Paese che, dopo avere subito per anni la dominazione sovietica e prima ancora zarista, non ha esitato a comprendere che l’atteggiamento di Putin in Ucraina rappresenta un’agghiacciante continuità della politica espansionistica russa volta a ricostituire un nuovo impero che, oltre ad assoggettare Stati ex-URSS, minaccia membri UE come, per l’appunto, l’Estonia.

La NATO rafforza la presenza militare in Estonia e Lituania

Le ragioni dell’Estonia sono da tempo state ben comprese dalla NATO che, per prevenire ogni possibile espansione russa, ha rafforzato la presenza militare difensiva nei Paesi baltici con l’invio di 12 aerei militari di Ststi Uniti d’America, Danimarca e Francia nella base di Shavle in Lituania, e nella nuova centrale operativa di Amari, in Estonia.

Gli aerei NATO sono chiamati a rafforzare le operazioni di pattugliamento dello spazio aereo del Baltico che, spesso, viene infranto da voli militari russi che sconfinato nei cieli di Estonia e Lettonia.

Matteo Cazzulani