LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia invita l’Ucraina nella NATO 

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on December 19, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, invita il suo collega ucraino, Petro Poroshenko, a partecipare al vertice NATO di Varsavia. La Polonia concede un prestito per le riforme e assistenza energetica con l’esportazione del gas liquefatto da Swinoujscie all’Ucraina.  





Varsavia – Sicurezza, finanza, energia. Questi sono stati i temi principali della visita del Presidente della Polonia, Andrzej Duda, in Ucraina, dove, nella giornata di martedì, 15 Dicembre, ha incontrato in Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier ucraino Arseniy Yatsenyuk. La visita è stata caratterizzata dall’invito all’Ucraina a partecipare al vertice NATO di Varsavia, che Duda ha ufficialmente rivolto a Poroshenko per aiutare Kyiv ad integrarsi progressivamente nelle strutture euroatlantiche.

Oltre all’invito al vertice NATO, Duda ha preannunciato la concessione di un credito di 4 miliardi di Zloty -circa 1 miliardo di Euro- per aiutare l’Ucraina ad implementare le riforme anticorruzione -necessarie per ottenere la liberalizzazione del regime dei visti Schengen, un obiettivo al quale Kyiv ambisce da tempo- e per risollevare un’economia fortemente indebolita dalla guerra con la Russia nel Donbas.

A proposito dell’occupazione russa del Donbas, e dell’annessione armata della Crimea alla Russia, Duda ha ribadito il pieno sostegno della Polonia all’integrità territoriale ucraina. I due Presidenti hanno anche criticato il raddoppio del Nordstream -gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dal gas di Mosca veicolando 115 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu russo direttamente in Germania attraverso il fondale del Mar Baltico- in quanto questo progetto bypassa sia i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale, che l’Ucraina, ad oggi il principale stato di transito del gas russo in UE.

Sempre a proposito di energia, Duda ha offerto all’Ucraina la possibilità di usufruire del rigassificatore di Swinoujscie -recentemente realizzato per importare nel mercato polacco gas liquefatto dal Qatar- per diversificare le forniture di gas, e rendere così non necessario l’acquisto di energia dalla Russia. Tuttavia, per realizzare questo punto è necessaria la realizzazione dell’Interconnettore polacco-ucraino, un’infrastruttura che il Governo polacco ha già messo in preventivo.

Soddisfazione per le proposte di Duda è stata espressa da Poroshenko, che ha ringraziato la Polonia per il sostegno politico, morale ed economico in un momento particolarmente difficile per l’Ucraina. Simili apprezzamenti sono stati espressi anche dal Premier Yatsenyuk, sopratutto in merito al sostegno energetico che la Polonia intende dare all’Ucraina.

Un nuovo periodo nei rapporti polacco-ucraini

Con la visita, Duda e Poroshenko hanno inaugurato un nuovo capitolo delle relazioni polacco-ucraine, storicamente basate sulla lungimirante dottrina elaborata nel secondo dopoguerra, a Parigi, da Jerzy Giedroyc e dei pubblicisti di Kultura. Questa dottrina prevede che l’esistenza di un’Ucraina indipendente ed amica dei suoi vicini è condizione necessaria per la sicurezza e la pace della Polonia, degli altri Paesi della regione e dell’Europa tutta.

Nello specifico, la presentazione di iniziative concrete in ambito fiscale ed energetico ha segnato l’avvio di una collaborazione pragmatica tra Polonia ed Ucraina, dopo anni in cui la partnership strategica polacco-ucraina è stata onorata spesso solo a parole.

Dopo l’epoca dell'”attivismo costruttivo” per l’emancipazione dell’Ucraina durante l’epoca della Presidenza del socialista polacco Aleksander Kwaśniewski e dell’Amministrazione ucraina di Leonid Kuchma, i rapporti polacco-ucraini hanno toccato il picco più alto con l'”era romantica” tra il Presidente polacco conservatore Lech Kaczyński e l’Amministrazione ucraina del filo europeo Viktor Yushchenko, sorta dopo la Rivoluzione Arancione del 2004.

Con l’elezione del moderato Bronisław Komorowski in Polonia e di Viktor Yanukovych in Ucraina nel 2010, le relazioni polacco-ucraine hanno vissuto uno stallo a causa del progressivo disinteresse di Varsavia nei confronti dell’Europa Orientale e del regresso democratico ucraino che ha portato agli arresti politici della leader dell’Opposizione Democratica Yulia Tymoshenko e di altri esponenti del dissenso a Yanukovych.

Ora, a seguito del ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del 2014, e con l’elezione di Duda -che ha posto la creazione di un’alleanza regionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, di cui fa l’arte anche l’Ucraina, come priorità della sua politica estera- Polonia e Ucraina hanno un’opportunità imperdibile per rafforzare la loro partnership e garantire la sicurezza in Europa.

Tra Varsavia e Kyiv restano, tuttavia, alcune tematiche dirimenti, come la memoria storica inerente alle stragi perpetrate da ambo le parti nel periodo attorno alla Seconda Guerra Mondiale. 

Per questa ragione, Duda e Poroshenko hanno preannunciato la creazione di un Comitato Consultativo tra le due Amministrazioni per limare le differenze di vedute sulla questione.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Spartizione dell’Ucraina tra Russia e Polonia: Putin crea un nuovo caso Sikorski per nuocere Tusk in Europa

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 22, 2014

Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco accusato di avere taciuto la proposta che Putin ha fatto all’ex-Premier, Donald Tusk, di spartizione dell’Ucraina tra Polonia e Russia. L’ex-Ministro degli Esteri si difende, ma riceve forti attacchi sia dalle opposizioni che da suoi stessi colleghi di Partito

Le personalità di spessore che perseguono una linea ben precisa non sono solo oggetto di invidia in Paesi culturalmente in crisi come l’Italia. Essi sono anche dei bersagli scelti, da parte di nemici, avversari e persino del fuoco amico, in un’area del Mondo particolarmente calda, come l’Europa Centro-Orientale.

Nella giornata di martedì, 21 Ottobre, Radoslaw Sikorski, il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco -leggasi Maresciallo del Sejm, ossia la seconda Carica dello Stato- è stato al centro di uno scandalo politico per via di alcune dichiarazioni rilasciate al portale di informazione politica statunitense Politico.

Come riportato all’influente testata USA, Sikorski, durante il suo primo anno alla guida del Ministero degli Esteri polacco, nel 2008, ha saputo da canali ufficiali che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha proposto al Premier polacco, Donald Tusk, la spartizione del territorio dell’Ucraina tra Russia e Polonia.

Nello specifico, Putin avrebbe proposto a Tusk -che secondo Sikorski avrebbe taciuto, sapendo di essere registrato- di prendere il possesso della città di Leopoli in quanto appartenuta alla Polonia per molti anni. In cambio, la Russia avrebbe avuto mano libera ad annettere le Oblast di Kharkiv e Dnipropetrovsk, ubicate nell’est del Paese.

“La proposta di Putin era palesemente una provocazione che non andava nemmeno presa in considerazione, anche se si è rivelata essere realistica dopo che, lo scorso Marzo, la Russia ha annesso militarmente la Crimea, de facto avviando una spartizione dell’Ucraina a cui la Polonia non ha intenzione alcuna di partecipare” ha dichiarato Sikorski, in un’intervista all’autorevole Gazeta Wyborcza, a spiegazione dell’accaduto.

Le giustificazioni del Maresciallo del Sejm non sono bastate a placare la protesta di molti in Polonia, a partire da Jarosław Kaczynski, il Capo del principale Partito di Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia per Sikorski, a cui ha dichiarato il suo appoggio anche l’opposizione socialdemocratica del Partito SLD.

Secondo Kaczynski, Sikorski, da Ministro degli Esteri, avrebbe dovuto informare della proposta di Putin sia l’allora Presidente, Lech Kaczynski, che il Comando Supremo della NATO.

Oltre a quello dell’Opposizione, a colpire Sikorski è stato anche il ‘fuoco amico’ di due personalità di spicco appartenenti alla Piattaforma Civica -PO- il Partito di orientamento cristiano-democratico-liberale a cui appartengono sia Sikorski che l’ex-Premier Tusk, che oggi è Presidente-Eletto del Consiglio Europeo.

Il Premier polacco, Ewa Kopacz, ha contestato Sikorski per avere rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti, mentre il nuovo Ministro degli Esteri, Grzegorz Schetyna, ha censurato la condotta del suo predecessore, nonché compagno di Partito.

Il caso Sikorski è il secondo del suo genere a riguardo del Maresciallo del Sejm, che negli ultimi mesi da Ministro degli Esteri è stato coinvolto in uno scandalo intercettazioni, attuato con tutta probabilità da agenti russi per eliminare dal Governo -come poi è avvenuto- il politico europeo responsabile del forte sostegno dato dall’Unione Europea ai manifestanti democratici in Ucraina.

Anche se questa volta involontariamente, Putin è riuscito a gettare l’ennesima ondata di discredito nei confronti di un politico giovane, molto ben preparato e in odore di carriera europea, sia in ambito internazionale che a livello nazionale.

Con la protesta dell’opposizione, e le critiche del Premier Kopacz e del Ministro Schetyna, Putin, sempre involontariamente questa volta, è riuscito a compattare un ampio fronte politico contro Sikorski, che ora rischia davvero di essere costretto a lasciare la Presidenza della Camera Bassa del Parlamento e, così, ad uscire definitivamente dalla vita politica polacca ed europea.

Oltre a Sikorski, l’obiettivo dello scandalo è anche l’ex-Premier polacco Tusk, che a breve è chiamato ad assumere la Presidenza del Consiglio Europeo: una carica che da prestigio e peso politico alla Polonia in seno all’Unione Europea, e che per questo non è accettata da Putin.

Essendo stato coinvolto nello scandalo, Tusk, che non ha commentato il caso Sikorski, potrebbe vedere essere messa in discussione la sua nomina a Capo di uno degli organi più importanti dell’UE.

Mosca insidia l’insegnamento di Giedroyc e Mieroszewski

L’opposizione nei confronti di Sikorski è anche legata ad una ragione storica e culturale polacca, ossia la rinuncia definitiva da parte della Polonia post-Solidarnosc alla città di Leopoli: un centro urbano e culturale storicamente polacco che Varsavia ha riconosciuto per sempre essere una parte integrante dell’Ucraina.

Tale decisione è stata assunta da tutti i Governi della Polonia libera sulla base della lungimirante visione di Jerzy Giedroyc e Juliusz Mieroszewski: pubblicisti del bimestrale dell’emigrazione polacca di Parigi che, nel secondo dopoguerra, hanno postulato la necessità di instaurare relazioni di amicizia e fratellanza tra una Polonia libera ed un’Ucraina indipendente, così da garantire la sicurezza nazionale sia di Varsavia, che dell’Europa.

Con la proposta di spartire l’Ucraina, Putin ha abilmente colpito nel cuore dei polacchi, che, pur accettando la ragion di stato dopo avere rinunciato per sempre ad ogni pretesa su Leopoli, sono tuttavia ancora particolarmente sensibili ad un possibile ritorno della capitale della Galizia alla Polonia.

Sikorski, rifiutando di prendere in considerazione la provocazione di Putin in merito alla spartizione dell’Ucraina, ha dimostrato un forte senso dell’interesse nazionale polacco, e, sopratutto, la capacità di evitare di cadere nel tranello che la Russia, per mantenere la sua leadership in Europa Centro-Orientale, ha sempre teso a Polonia e Ucraina: il divide et impera.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Russia vs. Ucraina. La Polonia da una lezione ai sostenitori di Putin in Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 10, 2014

Quella in Ucraina è la crisi più grave dalla caduta del comunismo provocata da un paese, la Russia di Putin, che non ha mai saputo fare i conti con la sua storia. Questa è la più importante delle analisi contenute nell’exposé al Parlamento polacco pronunciato giovedì, 8 Maggio, dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha sottolineato in primis come la Polonia, uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea in quanto capofila degli Stati dell’UE Centro-Orientale, viva con particolare preoccupazione la volontà della Russia di aprire uno scontro aperto con l’Occidente.

“La Polonia vuole buoni rapporti con la Russia, ma rimaniamo colpiti quando Mosca annette con la forza militare territori appartenenti a Paesi sovrani ed indipendenti -ha dichiarato Sikorski, facendo riferimento all’annessione armata della Crimea da parte dei russi- Mosca non ha ancora fatto i conti col suo passato totalitarista ad un secolo esatto dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale”.

Sikorski, che ha dichiarato che l’esistenza di un’Ucraina, di una Bielorussia e di Paesi Baltici indipendenti e sovrani è la prerogativa fondamentale della politica estera polacca, ha poi sottolineato come Kyiv sia stata aggredita militarmente dalla Russia proprio perché, in seguito al successo della pacifica protesta del Maydan, gli ucraini hanno gettato le basi per la realizzazione di una statualità indipendente e forte.

“Occorre riconoscere come nessuna minoranza etnica e linguistica sia mai stata perseguitata in Ucraina -ha continuato Sikorski- e che la Russia ha utilizzato la tutela delle minoranze russofone che abitano in territorio ucraino come pretesto per aggredire Kyiv militarmente”.

La crisi ucraina, come ha evidenziato Sikorski, deve portare la Polonia ad implementare il processo di integrazione europea per costruire un’Europa davvero forte ed unita, anche per mezzo dell’ingresso di Varsavia nella Zona Euro, e per permettere che ogni Stato membro dell’Unione si senta garantito in caso di aggressione da parte di Paesi terzi.

Infine, Sikorski, dopo avere sottolineato il bisogno di realizzare un’Unione Europea del’Energia per decrementare la dipendenza energetica dell’UE da pochi fornitori che spesso si avvalgono del gas e del greggio come arma di coercizione geopolitica, ha ritenuto necessario per ridare slancio ad un’Europa che necessità di una guida forte il rafforzamento sia delle relazioni con la Germania che di quelle con la Francia.

La politica estera tratteggiata da Sikorski rappresenta una vera e propria lezione di geopolitica che in molti in Europa, sopratutto chi in Europa Occidentale ritiene legittima l’aggressione militare russa in Ucraina, dovrebbero fare propria, sopratutto per quanto riguarda la situazione ucraina.

L’indipendenza e la sovranità ucraina sono fattori necessari non solo per la sicurezza della Polonia, ma anche per il mantenimento della Democrazia, della Pace, della Libertà e del rispetto dei Diritti Umani in tutta l’Europa geografica. Da un lato, l’inviolabilità dei confini di Kyiv è garantita da trattati internazionali co-firmati dalla stessa Russia che sanciscono la denuclearizzazione eterna dell’esercito dell’Ucraina.

Dall’altro, il possesso dell’Ucraina rappresenta per i russi un’ossessione geopolitica tradizionalmente radicata nella storia di Mosca, che senza il controllo delle terre ucraine la Russia non ha potuto essere un Impero: obiettivo a cui, oggi, tende il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per annichilire l’UE ed avere il predominio sulla penisola eurasiatica.

Infine, un altro motivo che fa dell’exposé di Sikorski un discorso fondamentale per gli europei è l’affermazione della necessità di rafforzare le relazioni con la Germania: un obiettivo storico, che può fare solo bene all’UE, già avviato negli ultimi anni con la stretta cooperazione in ambito politico interno ed internazionale tra Varsavia e Berlino.

Sia il riconoscimento dell’indipendenza di Ucraina, Bielorussia e Paesi Baltici come condizione necessaria per la sicurezza, la Pace e la Democrazia in Europa, sia la necessità di rafforzare il motore polacco-tedesco sono le due grandi intuizioni elaborate fin dal Secondo dopoguerra da Jerzy Giedroyc, Juliusz Mieroszewski, Bohdan Osadczuk, Leopold Hunger.

Costoro, insieme altri pensatori politici di Kultura -la rivista dell’emigrazione polacca di Parigi di orientamento ‘liberale’ opposta a quella conservatrice di Londra- per le loro intuizioni geopolitiche sono di diritto tra i principali pensatori politici dell’Europa che, tuttavia, sono in Europa Occidentale, ed anche in quella Centrale ed Orientale, ancora poco conosciuti.

È anche per battere questo velo di ignoranza, che ancora rappresenta una cortina di ferro tra l’Europa Occidentale e quella Centro-Orientale, che l’exposé di Sikorski dovrebbe essere letto approfonditamente da molte persone che credono di conoscere l’Europa nel suo complesso.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

CRIMEA: MENTRE INIZIA LA GUERRA TRA RUSSIA ED UCRAINA LA POLONIA DA UNA LEZIONE DI KULTURA ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 20, 2014

I primi soldati ucraini sono stati uccisi e feriti in seguito ad agguati delle forze di occupazione russe in Crimea, mentre la Procura della penisola ucraina separatista ha sequestrato per una notte il Comandante della Flotta militare di Kyiv nel Mar Nero, Serhiy Hayduk. La reazione di Germania, Gran Bretagna e Francia, l’allarme della NATO e l’invito della Polonia a rilanciare democrazia e pace con il rafforzamento dei legami con l’Ucraina

Dopo l’occupazione militare, i primi prigionieri di guerra, ed anche le prime vittime. Nella giornata di martedì, 18 Marzo, in seguito all’assalto militare da parte dell’esercito russo di occupazione della Crimea, a Simferopoli è stato ucciso un soldato ucraino, mentre altri due sono rimasti feriti.

L’agguato, avvenuto a poche ore dalla dichiarazione di annessione della Crimea nella Federazione Russa da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin, è stata seguita mercoledì, 19 Marzo, dal rapimento del Comandante della flotta ucraina a Sevastopoli, l’Ammiraglio Serhij Hayduk, assieme ad altri otto uomini dell’esercito dell’Ucraina nel Mar Nero.

L’operazione, decisa dalla Procura della Repubblica autonomista di Crimea, e realizzata da uomini del contingente russo di occupazione, è terminata nella mattinata di giovedì, 20 Marzo, quando l’Ammiraglio Hayduk è stato liberato incolume insieme ai suoi uomini, due dei quali, però, gravemente feriti.

Pronta è stata la riposta del Presidente ad Interim ucraino, Oleksandr Turchynov, che ha attivato un piano di emergenza per coordinare l’esilio degli ucraini di Crimea nella città di Kherson -la prima per vicinanza geografica posta nel territorio statale dell’Ucraina- ed in alti centri abitati dell’Ovest del Paese, sopratutto nella regione di Leopoli.

Oltre alla risoluzione della questione umanitaria, il Presidente Turchynov, insieme al Segretario del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, Andriy Parubiy, ha anche disposto la reintroduzione del regime dei visti per i russi, ed ha avviato le procedure per l’uscita dell’Ucraina dalla Comunità di Stati Indipendenti: associazione di Paesi che la Russia, fin dai tempi di Yeltsin, ha fortemente voluto per mantenere un contatto privilegiato con le ex-Repubbliche sovietiche.

Forte è stata la reazione anche da parte di Germania, Gran Bretagna e Francia, che dinnanzi all’avvio delle ostilità militari da parte della Russia in Crimea nei confronti dell’Ucraina hanno dichiarato la necessità di apportare una seconda ondata di sanzioni per colpire gli interessi immobili e finanziari mantenuti in Occidente da personalità di spicco della Federazione Russa.

Preoccupazione è stata espressa anche dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che ha sottolineato il timore da parte dell’Alleanza Atlantica che la Crimea possa essere per Putin solamente il primo di una lunga serie di conflitti scatenati per soddisfare gli appetiti imperiali di Mosca, rivolti anche in Moldova, Georgia, Bielorussia, Kazakhstan, e persino verso Stati UE, come Lettonia ed Estonia.

Interessante, e di gran lunga lungimirante, è stata la reazione del Premier polacco, Donald Tusk, che, preso atto delle condivise -e legittime- preoccupazioni di USA, Germania, Francia, Gran Bretagna e NATO in merito all’aggressività di Mosca, ha illustrato come l’Europa debba comprendere che la concessione di un aiuto concreto all’Ucraina sia un investimento necessario per garantire pace e sicurezza in tutto il continente.

Tusk, che ha sottolineato come il rafforzamento di un’Ucraina indipendente e democratica permetta lo sviluppo di democrazia e libertà anche in Russia, ha evidenziato come la fratellanza tra polacchi ed ucraini abbia la medesima portata storica e politica dell’amicizia tra Francia e Germania: così come il motore franco-tedesco ha dato vita ed impulso all’Unione Europea, così anche la stretta partnership tra Polonia ed Ucraina -due Stati divisi da secoli di odi ed eccidi, proprio come francesi e tedeschi- è destinata a ricoprire un ruolo fondamentale per lo sviluppo in Europa dei valori su cui l’UE è stata fondata, quali democrazia, pace, libertà e diritti umani.

I principi enunciati da Tusk riprendono in tutto e per tutto la lezione di Jerzy Giedroyc, Juliusz Mieroszewski e Bohdan Osadchuk: i tre principali esponenti del giornale dell’emigrazione polacca di Parigi “Kultura” -purtroppo poco conosciuti in Italia- che nel Secondo Dopoguerra, quando concepire uno Stato polacco autonomo e un Paese ucraino indipendente dall’Unione Sovietica era una pura illusione, hanno sostenuto la necessità di una stretta alleanza tra Polonia ed Ucraina.

Secondo i “visionari” di Kultura, le cui previsioni politiche si sono realizzate, la pacificazione tra Polonia ed Ucraina -che prevedeva il doloroso riconoscimento dell’appartenenza a Kyiv di territori e città che i polacchi considerano propri, come Leopoli- è necessaria per neutralizzare le velleità imperialistiche della Russia, e favorire il processo democratico che, come previsto dai tre pubblicisti di orientamento progressista e liberale, anche i russi avrebbero attuato seguendo l’esempio di polacchi ed ucraini.

Solo la centralità dell’ONU e dalla prontezza di risposta di UE e NATO possono ora fermare Putin

Le dichiarazioni del Premier Tusk, e, più in generale, la posizione che la Polonia sta ricoprendo in seno all’UE durante la crisi ucraina, dovrebbero essere fatte proprie da tutta l’Europa per comprendere quanto sia fondamentale dare oggi un forte aiuto all’Ucraina non solo economico, ma anche logistico, umano e politico.

L’atteggiamento aggressivo di Putin ha dimostrato che la vena imperialistica del regime di Mosca è intenzionata a portare il conflitto militare ben oltre la Crimea, coinvolgendo l’est dell’Ucraina, la Moldova, la Georgia ed anche la Lettonia: territori su cui il Presidente russo, con una pretesa di hitleriana memoria, potrebbe avocare a sé il diritto di tutelare le minoranze linguistiche russe fuori dalla Federazione Russa.

L’annessione della Crimea nella Federazione Russia, avvenuta dopo una vera e propria occupazione militare, dimostra anche che, ad oggi, i rapporti geopolitici tra i Paesi del Mondo non si regolano più con accordi e trattati, bensì con il terrore ed il riarmo.

Questa prospettiva, che presagisce scenari su cui è bene vegliare, può essere fermata solo se la Comunità Internazionale assumerà una posizione di ferma condanna dell’operato di Mosca: tocca alle Nazioni Unite costringere Putin al rispetto degli accordi a tutela dell’integrità territoriale di Paesi terzi come l’Ucraina.

L’Europa, a sua volta, dovrà cercare di mantenere con Mosca il dialogo il più aperto possibile per non precludere la possibilità di sviluppare anche in Russia un processo democratico simile a quello avvenuto in Ucraina, che Putin ha tanto avversato.

Alla NATO spetta il compito di proteggere l’Occidente dall’aggressione militare russa che, preso atto dei proclami di Putin risalente anche a ben prima dell’occupazione della Crimea, resta un’ipotesi tutt’altro che irrealizzabile.

Matteo Cazzulani

Russia democratica ed Ucraina europea: continua la generosa politica estera della Polonia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 14, 2011

I Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, chiamano l’UE alla collaborazione con la Federazione Russia solo a condizione della sua democratizzazione. Pronta la Zona di Libero Transito con l’enclave di Kaliningrad. I deputati polacchi supportano la firma dell’Accordo di Associazione con Kyiv

La lungimiranza giedroyciana più efficace dell’appeasement bismarckiano: questa la scommessa di una Polonia sempre più protagonista della politica estera di un’Unione Europea che, presieduta di turno fino al prossimo Gennaio, sta cercando di salvare e di fare ripartire in un non facile periodo di crisi.

Con una dichiarazione congiunta, i Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, hanno illustrato la piena volontà di collaborare con la Russia, ed integrarla nel sistema commerciale europeo a patto del rispetto dei valori democratici da parte di Mosca. Una vera e propria lezione di diplomazia responsabile, approntata su iniziativa di Varsavia, che i tedeschi proprio non riescono a capire: la Suddeutsche Zeitung ha presentato l’iniziativa come l’appiattimento della politica estera polacca a quella tedesca, negli ultimi tempi più filo-russa che sostenitrice dell’allargamento ad est.

Interpretazione del tutto sbagliata. Democratizzare la Russia e collaborarvi alla pari – non in condizioni di sudditanza, come finora voluto da Mosca – e il sogno dei visionari dell’emigrazione polacca illuminata della Kultura Paryska che, coordinati dal Redattore della rivista mensile, Jerzy Giedroyc, hanno concepito l’alleanza della Polonia con Ucraina, Lituania, e Bielorussia indipendenti come condizione indispensabile non solo per la sicurezza di Polonia e continente europeo, ma anche per la neutralizzazione dell’autocrazia russa, e la sua democratizzazione secondo standard europei. Una vera e propria pazzia al momento della sua concezione – il secondo Dopoguerra, quando Varsavia, Vilna, e Minsk indipendenti dall’Unione Sovietica erano solo un sogno irrealizzabile per i più – che, tuttavia, ha dettato le linee della politica estera polacca dalla ritrovata libertà nel 1989 ad oggi.

Non e un caso se proprio Sikorski ha dichiarato la prossima firma con la Russia del trattato per la costituzione della Zona di Libero Transito tra Polonia ed enclave di Kaliningrad con cui, oltre a rafforzare l’economia, Varsavia sta cercando di educare un orso ribelle al bon ton della democrazia e della libertà. Un’impresa non facile, su cui, tuttavia, Varsavia va avanti, anche nei confronti dell’allargamento ai Paesi dell’Europa Orientale di un’UE che per superare la crisi dell’Euro – ed evitare il ritorno di una Russia imperiale, dannosa in primis per Bruxelles – deve includere e non escludere.

E se la carota fosse meglio del bastone?

I Parlamentari polacchi del Partito Popolare Europeo si sono staccati dalle posizioni del Partito Popolare Europeo che, orientato su l’asse franco-tedesco, ha richiesto la revisione della mozione sui rapporti con l’Ucraina, per inserire il congelamento delle relazioni con Kyiv in caso di mancato rilascio di Julija Tymoshenko, la Leader dell’Opposizione condannata a sette anni di isolamento dopo un processo-farsa dalle chiare connotazioni politiche.

Niente di più sbagliato, dal momento in cui tale chiusura significherebbe non solo il rinvio a mai più della firma di un Accordo di Associazione UE-Ucraina più utile al popolo ucraino che all’autocratico Presidente, Viktor Janukovych, ma la cessione all’orbita di Mosca di un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, da cui Bruxelles può ottenere molto sul piano agricolo, industriale e commerciale. Quindi, tanto vale supportare la linea dei Deputati polacchi PPE, sostenuta anche da Conservatori e SocialDemocratici, e ratificare questo accordo importante dapprima per l’Unione Europea, che, una volta firmato – e goduto dei benefici provenienti dall’acquisizione del medesimo status di partner UE di Norvegia, Islanda, e Svizzera – obbligherà Kyiv all’osservanza delle regole di civiltà in vigore in Occidente.

Quella verso Est e una partita davvero delicata, che l’UE deve vincere per non affondare: L’economia mondiale ha già relegato Bruxelles alla provincia del Mondo: per ripartire, il Vecchio Continente deve dapprima integrare i Paesi dell’Europa Orientale per neutralizzare una minaccia russa che il ritorno alla presidenza di Vladimir Putin rappresenta con certezza. In seguito, allargare il più possibile la platea decisionale dell’Unione, ed evitare di lasciare le sorti UE in mano al direttorio dei sorrisi meschini: un asse franco-tedesco sempre più simile ad una lobby di interessi anacronistica e locale, e non ad un gruppo di responsabili davvero interessati al benessere dell’Europa.

Matteo Cazzulani

CI LASCIA BOHDAN OSADCHUK: PATRIOTA EUROPEO D’UCRAINA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 20, 2011

Ha contribuito alla concezione geopolitica del Redattore di Kultura Paryska, Jerzy Giedroyc, circa la centralità dell’Ucraina indipendente nella politica estera della Polonia libera. Il tutto, con uno sguardo all’Europa democratica ed unita

Bohdan Osadchuk

91 anni passati in un’Europa sconvolta da guerre e massacri di ogni sorta, ed una vita dedicata alla creazione ed al rafforzamento dell’Europa, sopratutto alla ricerca del dialogo polacco-ucraina. Nella giornata di mercoledì, 19 Ottobre, si è spento Bohdan Osadchuk: storico, politologo, pubblicista e giornalista ucraino. Una figura eclettica, e, sopratutto, sempre impegnata alla lotta per la libertà in un Vecchio Continente devastato dalla divisione dei blocchi e dall’imperialismo sovietico di una Russia che, beffardamente, oggi sembra ritornata all’aggressività di un tempo.

Osadchuk è noto per avere cercato di convincere i propri connazionali a superare il complesso di odio nei confronti dei polacchi, e a collaborare con un popolo vicino tanto geograficamente quanto culturalmente, storicamente e spiritualmente per la costruzione di un’Europa prospera, democratica ed unita.

Un sogno affidato alle pagine di Kultura Paryska – il mensile dell’emigrazione polacca di Parigi – in cui ha contribuito alla concezione del Redattore, Jerzy Giedroyc, della centralità del rapporto privilegiato con un’Ucraina indipendente nella politica estera di una futura Polonia libera: uno scenario a dir poco immaginabile per l’epoca dei blocchi e dell’apparente solidità del Patto di Varsavia.

Invece, la storia gli ha dato ragione, e la realizzazione del suo ideale si è concretizzata da un lato con la politica estera dei governi polacchi post-89 – attivi nel supportare le aspirazioni euro atlantiche degli ucraini – dall’altro, con le conquiste democratiche in Ucraina, ottenute in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Un Patriota Europeo

Nato a Kolomyja nel 1920, dopo la Seconda Guerra Mondiale Osadchuk è stato attivo a Berlino ovest, dove ha collaborato con testate di lingua tedesca come esperto di Europa Centro-Orientale e, fino alla vecchiaia, insegnato nella Libera Università di Berlino.

Nel 2005 è stato premiato dal Presidente polacco, Lech Kaczynski, con l’alta onorificenza Bialy Orzel. Un anno dopo, ha ricevuto il paritetico riconoscimento Jaroslav Mudryj dal Capo di Stato ucraino, Viktor Jushchenko.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: L’EUROPA E DIVISA, VINCE LA RUSSIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 13, 2011

Bruxelles non assume una posizione comune sull’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, e sembra voler fermare le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, cedendo de facto alla tentazione putiniana di una Russia dalle rinate velleità imperiali. Le singole dichiarazioni delle Diplomazie mondiali, e quella italiana, sorprendentemente in linea con Polonia e Gran Bretagna

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Rabbia, delusione, chiusura, speranza, ed un’Europa sempre più divisa che lascia la partita vinta da un solo attore, che, peraltro, finge la protesta. Questa la situazione a bocce ferme dopo la sentenza alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: l’ex-Primo Ministro arrestata per sette anni, ed obbligata ad altri tre di esclusione dalla vita politica, con l’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un verdetto maturato dopo un processo farsa, degno della tradizione sovietica da cui la Tymoshenko ha lottato per fare uscire il Paese, in cui le accuse sono state costruite su documentazioni sommarie, imprecise, inesatte, persino datate il 31 Aprile, ed i testimoni, nonostante fossero stati convocati a maggioranza dall’accusa – 42 contro i solo due concessi alla difesa – hanno scagionato la Leader dell’Opposizione Democratica dalle imputazione che le sono state addotte sotto la cacofonica regia di un giovane giudice inesperto, Rodion Kirejev.

L’indomani del verdetto che la Tymoshenko ha definito l’ennesima prova della dittatura nel Paese del Presidente, Viktor Janukovych – che, a sua volta, ha ritenuto la decisione della Corte in linea con il Codice Penale ucraino – la Comunità Internazionale ha espresso turbamento all’unisono, ma preso posizioni differenti, che, sopratutto in ambito UE, testimoniano l’ennesima mancanza di una Comune Politica estera che Bruxelles dovrebbe attuare sopratutto in un Paese come l’Ucraina: europeo per cultura e tradizioni, ma escluso dall’appartenenza politica per ragioni energetiche.

La prima reazione è stata quella dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, secondo cui il processo, apertamente politico, non ha rispettato gli standard internazionali, e pone in serio dubbio la maturità di Kyiv, sopratutto alla vigilia della fra di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che, seppur giunto alla fase finale dei negoziati, può non essere ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri dell’Unione e, sopratutto, del Parlamento Europeo.

“Ci sono prove che il processo è politicamente motivato – ha dichiarato, con una nota, il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek – l’atteggiamento dimostrato dal giudice ricorda l’epoca sovietica – ha continuato l’ex-Premier polacco, che, già militante di Solidarnosc, il comunismo lo conosce molto bene – ed una maniera di condurre processi che di rado si vede in Europa”.

Per rimanere in ambito continentale, a reagire è stato anche il Presidente del Consiglio d’Europa, Thobjoern Jagland, che ha invitato Janukovych a risolvere le questioni politiche in Parlamento, e non in Tribunale. Forte la posizione della Commissione Europea, presentata dal Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule: “Se l’Ucraina si dimostra così autoritaria, che si integri con l’Unione Euroasiatica di Putin, ma non con l’Europa”.

Critiche anche da oltreoceano, dove la Casa Bianca ha preteso l’immediata liberazione di Julija Tymoshenko, ed una nota congiunta del Senatore repubblicano, John McCain, e del suo collega democratico, Joe Lieberman, hanno definito Janukovych campione di antirecord nel rispetto della Democrazia e dei valori occidentali.

Invece, chi si gongola è l’attuale Primo Ministro russo: pronto ad un terzo mandato presidenziale che, come dichiarato, in campo estero sarà improntato su uno spiccato nazionalismo imperialista russo, orientato sopratutto verso l’Europa.

“La Tymoshenko è un’avversaria politica dalle tendenze filo-occidentali – ha dichiarato Vladimir Putin – ma la motivazione dei sette anni di galera mi è ignota. Lei non ha siglato i contratti per cui la si accusa – ha continuato, questa volta, a ragione – che, altresì, sono stati prima concordati, poi ratificati dalle due compagnie statali, Gazprom e Naftohaz, nel pieno rispetto della normativa internazionale”.

Se a Mosca il processo farsa lo si commenta all’unisono, non è così in Europa, dove, nonostante le posizioni delle maggiori istituzioni UE, ogni Diplomazia nazionale ha espresso una propria linea, dividendo il continente in due fazioni che, seppur unite nel condannare della reclusione politica della Leader dell’Opposizione Democratica, hanno dato una lettura differente sul da farsi con Kyiv nel futuro immediato.

Apertamente contrari ad ogni continuazione dei negoziati dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina si sono detti i Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Svezia, in quanto la creazione di una stretta cooperazione economica – anticamera dell’integrazione – con l’Ucraina di Janukovych sarebbe un messaggio sbagliato lanciato alla Bielorussia di Lukashenka: parimenti autoritario, il regime di Minsk avrebbe tutto il diritto di pretendere da Bruxelles un simile trattamento privilegiato, nonostante le decine di detenuti politici ancora costretti a congelare nelle carceri dopo le falsate elezioni presidenziali del Dicembre 2010.

“La decisione della Corte è in segnale preoccupante per lo stato di diritto nel Paese – ha evidenziato il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle – e getta una cattiva luce sull’Ucraina. Saremo vigili su come procederà non solo il caso di Julija Tymoshenko – ha continuato – ma anche degli altri esponenti dell’Opposizione Democratica, imprigionati o vittime di processi politici. Da Kyiv – ha ultimato – pretendiamo il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani”.

Dall’altro lato, Europa Centrale e Gran Bretagna, deluse da una sentenza politica che rende impossibile la sigla dell’Accordo di Associazione, ma convinte della necessita di lasciare la porta dell’Integrazione aperta ad un’Ucraina che, seppur autoritaria e sempre più simile alla Bielorussia, non può essere abbandonata alla deriva verso Mosca: un’Ucraina Indipendente e quanto più possibile europea è condicio sine qua non per la prosperità e la sicurezza dell’Unione Europea tutta, sopratutto in vista del rinato imperialismo russo targato Putin tre.

Tale posizione è stata espressa da una nota del Foreign Office, sulla falsa riga di quanto dichiarato a poco dal verdetto dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, Presidente di turno dell’Unione Europea.

“La condanna di Julija Tymoshenko è un grave segnale che rovina l’immagine dell’Ucraina nel Mondo come Paese orientato all’Europa – riporta un comunicato del Capo della Diplomazia polacca – la Polonia continua a sostenere le aspirazioni occidentali di Kyiv, ma quanto successo rende i nostri vicini difficilmente difendibili”.

La posizione italiana e la richiesta della Tymoshenko

Simile opinione è stata espressa anche dal Ministro degli Esteri lituano, Audronius Azubalis, che, in veste di Presidente di turno dell’OSCE, ha espresso la speranza che in sede di appello – a cui gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno dichiarato di voler ricorrere – Kyiv dimostri di essere matura, e pronta a rispettare gli standard richiesti per l’avvicinamento a Bruxelles.

Sullo sfondo, stupisce la posizione della Farnesina: sorprendentemente in linea con lo schieramento anglo-polacco. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha condannato la decisione politica di arrestare la Tymoshenko, ma ha auspicato la continuazione delle trattative per il varo dell’Accordo di Associazione, sopratutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici.

Se, come augurabile, Frattini abbia preso sane lezioni di geopolitica Giedroyciana, o, più semplicemente, abbia letto le cronache de Il Legno Storto – unico media italiano a raccontare il processo farsa direttamente dall’aula – non ci è dato saperlo, ma certo è che l’Italia, forse, sembra avere compreso quale deve essere la direzione da prendere.

Del resto, è stata la stessa Julija Tymoshenko a chiedere all’Europa di firmare un documento utile sopratutto per il popolo ucraino – e non solo per i banditi al potere – ed evitare così, da un lato, di cedere alla tentazione putiniana di chiudere le porte all’Ucraina, e, dall’altro, di fare il gioco di Janukovych.

“Con la mia condanna, il Presidente vuole evitare l’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles per poter mantenere il Paese al di fuori delle regole del mondo libero, e continuare a gestirlo per gli interessi propri e degli oligarchi suoi sponsor – ha evidenziato durante una delle ultime sedute del processo – L’Accordo di Associazione UE-Ucraina lo obbligherebbe al rispetto di Democrazia e Diritti Umani – ha continuato – e, quindi, al trattamento dignitoso dell’Opposizione Democratica”.

Matteo Cazzulani

Partenariato Orientale: La Polonia vera Leader dell’Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 3, 2011

Sulle orme Giedroyciane, Varsavia tiene aperta la porta dell’allargamento ad est nonostante la bancarotta del sud dell’Unione Europea, ed il regresso democratico nei Paesi coinvolti. Battuta la posizione franco-tedesca di chiusura in eurolandia.

La Vecchia Europa li ha ritenuti prima zingari, poi fastidiosi raccoglitori di pomodori, ed infine persino pericolosi idraulici. Tuttavia, se, un domani, i nostri figli e nipoti vivranno ancora in un’UE democratica, prospera, e leader nel mondo, dovremo dire grazie solo alla Polonia: Paese responsabile che, alla prima presidenza di turno, ha saputo conciliare le emergenze del presente con le priorità del futuro.

Nelle giornate di giovedì, 29 Settembre, e venerdì, 30 Settembre, a Varsavia ha avuto luogo il summit del Partenariato Orientale: progetto UE, varato nel 2009 per avvicinare all’integrazione economica e politica Paesi dell’ex-Unione Sovietica, ma europei per cultura e tradizione.

Convincere il resto dell’Unione Europea non e stato facile per una Polonia guida del progetto, sopratutto dinnanzi alla critica situazione economica del sud del Vecchio Continente, ed i mancati progressi dei Paesi interessati dalla Eastern Partneship. Se Moldova e Georgia hanno dimostrato maturità democratica, ed ottenuto l’avvio dei negoziati per un importantissimo Accordo di Associazione con l’UE, Azerbajdzhan ed Armenia si sono rivelate ancora troppo indietro, ricevendo solo la promessa di una più stretta collaborazione sul piano energetico – Baku in particolare e fondamentale per la politica della Commissione Barroso di indipendenza dalle importazioni di gas russo.

Alla Bielorussia – che ha boicottato la kermesse – e stato concesso un pacchetto di aiuti per le riforme democratiche, fondamentale per tenere viva la collaborazione con un dissenso al dittatore, Aljaksandar Lukashenka, sempre più represso da un regime post-sovietico.

Più delicata, invece, la situazione dell’Ucraina: giunta alla fase conclusiva dei negoziati per un’Accordo di Associazione che, tuttavia, può non essere ratificato in seguito al regresso della democrazia. I colloqui ufficiali e privati che il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha avuto con i principali esponenti europei – il Premier polacco, Donald Tusk, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed il Presidente del Consiglio dei Ministri UE, Henry Van Rompuy – sono stati dominati dal processo politico a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, la cui reclusione in isolamento, e possibile condanna, complicano la realizzazione del percorso di avvicinamento a Bruxelles.

Janukovych ha promesso di risolvere la questione, ma, come gli altri Capi di Stato dei Paesi interessati dalla Eastern Partneship, ha dimostrato di avere problemi nel garantire la democrazia a casa propria. Tuttavia, l’aver mantenuto vivo il progetto e una necessita per il futuro di tutta l’Unione Europea.

L’insegnamento del Redaktor per il futuro dell’Unione Europea

A spiegare il motivo e stato lo stesso Tusk che, nella cena di gala, ha ricordato lo spirito del Redattore di Kultura parigina, Jerzy Giedroyc: l’ideatore della linea di politica estera che, dal secondo dopoguerra, ha portato la Polonia fuori dal blocco sovietico e, con il nuovo Secolo, nella NATO e nell’UE.

Allora – erano gli anni Cinquanta – il Redattore della principale rivista dell’emigrazione polacca in Francia ha preventivato una rete di relazioni tra i Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale, una volta liberi dal giogo URSS, in cui la Polonia avrebbe dovuto stringere forti legami con Ucraina, Bielorussia, Lituania, Moldova, e Georgia indipendenti dalla Russia: una pazzia per l’era dei due blocchi che, tuttavia, e diventata la realtà in cui oggi abitiamo.

Ovviamente, la pragmaticita di Tusk non e paragonabile alla lungimiranza di Giedroyc, ma l’avere seguito il suo esempio da parte del Capo di Governo polacco lascia ben sperare per il futuro di un’Europa sempre più in crisi di valori. Alla gestione filorussa di un asse franco-tedesco – forte economicamente, ma debole ideologicamente – e opportuno che Bruxelles non si dimentichi della sua parte orientale, oggi non ancora integrata. Essa, come i Paesi dell’ex-Patto di Varsavia una decina di anni or sono, possono costituire l’unica speranza per salvare economia e sviluppo dell’Europa.

Matteo Cazzulani

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FIRMIAMO PER LIBERARE JULIJA TYMOSHENKO DOPO UN ANNO IN ARANCIONE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on September 12, 2011

In occasione del nostro primo compleanno, invitiamo ad aderire all’appello per la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, lanciato dal giornale Il Legno Storto. Un piccolo-grande gesto per salvare un’Europa sempre più in crisi

La milicija rimuove un adesivo in sostegno a Julija Tymoshenko sul blindato su cui e costretta a viaggiare

Ci hanno accusato di essere dei disillusi, agenti al soldo della CIA, penne politicamente scorrette, ed anche degli studentelli di Padova, con dedizione alla raccolta dell’uva per produrre gustoso vino veronese. Noi non ci siamo fermati, e siamo andati avanti, con passione, umiltà, amore per la verità e, sopratutto, rispetto dei nostri lettori: valori che – dispiace rimarcarlo – ci caratterizzano da altri blog o sedicenti organi di informazione, che hanno caratterizzato questo primo anno di vita della Voce Arancione.

Era il 12 Settembre di un anno fa quando questa pagina ha visto la luce, figlia di un precedente blog, gestito dal medesimo redattore. Qui, abbiamo raccontato un anno di sviluppi politici nell’Europa Centro-Orientale, con particolare attenzione ad Ucraina, Polonia, e questioni energetiche. Spesso, ci siamo recati sul campo per regalarVi pagine di freschezza da una parte del Mondo che in pochi altri giornali hanno l’onestà intellettuale di trattare seriamente. Con particolare orgoglio, ricordiamo le elezioni parlamentari estoni, la missione Eurobus, articoli da Cracovia e Leopoli e, da ultimo, il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, che stiamo documentando direttamente da Kyiv.

Tra i media illuminati di cui sopra ci sia permesso citare – e ringraziare – Il Legno Storto: giornale on-line, su cui potete leggere in anteprima articoli poi pubblicati anche da La Voce Arancione. Ebbene, proprio il giornale diretto dai Prof. Cavallotti e Passaniti ci porta ad una richiesta particolare a tutti Voi, poiché è anche – e sopratutto – grazie al Vostro contributo che certe battaglie da noi iniziate possono essere condotte, e, possibilmente, vinte.

Una firma per la Libertà

Su iniziativa dei Redattori de Il Legno Storto e La Voce Arancione, e di insigni Accademici, è stato lanciato un appello alle Autorità italiane ed Europee per la liberazione di Julija Tymoshenko, e, più in generale, per la difesa di democrazia e libertà in Ucraina. Dove trovare il testo della lettera, e come firmare, lo potete leggere a questo link. Da parte nostra, vi chiediamo l’adesione – che non costa nulla, se non qualche minuto della vostra giornata – e, possibilmente, la diffusione tra i vostri amici di un appello dalla cruciale importanza.

Un’Ucraina libera, indipendente, giusta, ed europea è condizione indispensabile per la prosperità dell’Europa tutta: non lasciamo che il prezioso insegnamento di Giedroyc sia sommerso da un mare di insensatezze, veicolate dalla maggior parte dei media italiani, solo perché corrette politicamente – e sovieticamente, ci permettiamo di aggiungere – rispetto alla politica del gas e del volemose bene cosmico, senza se e senza ma.

La firma all’appello non solo è un segno di maturità civica e di amore per Libertà e Democrazia. Se volete, è un regalo di compleanno a La Voce Arancione, che ci induce a non mollare nella nostra attività di giornaliera informazione.

Matteo Cazzulani