LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: Francia e Italia contro l’Unione Energetica Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 12, 2016

Parigi e Roma, ma anche Belgio e Austria, chiedono alla Commissione Europea la revisione del meccanismo di solidarietà tra i Paesi membri dell’UE in materia di energia. L’interesse della Russia dietro alla condotta anti-europea di importanti Stati dell’Unione Europea



Varsavia – Tutti parlano tanto di Europa, ma nessuno, nei fatti, la vuole. Sopratutto quando in ballo c’è il gas di Putin. Nella giornata di lunedì, 11 Aprile, Francia, Italia, Belgio e Austria hanno chiesto ufficialmente la revisione del Pacchetto per la Sicurezza Energetica dell’Unione Europea, un documento varato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Unione Energetica Europea -progetto promosso dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi membri dell’UE.

Come riportato dall’autorevole portale Energetyka 24, i Paesi contrari al Pacchetto hanno richiesto alla Commissione di rivedere il meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri. Secondo il progetto, ogni Paese UE è tenuto a condividere le proprie forniture di gas con gli Stati colpiti da crisi energetiche e vittime di Guerre del Gas.

Secondo il Pacchetto per la Sicurezza Energetica UE, l’Unione Europea verrebbe divisa in nove zone energetiche, nelle quali i Paesi facenti parte di ciascuna zona sono chiamati a creare dei micromercati dell’energia unificando i propri sistemi infrastrutturali energetici nazionali. 

Oltre alla Zona Nord Ovest -Gran Bretagna e Irlanda- e alla Zona Nord Sud Ovest -Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Lussemburgo- il Pacchetto per la Sicurezza Energetica prevede il varo della zona del Corridoio Meridionale -Bulgaria, Grecia e Romania- della Zona Centro-Orientale -Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia- e della Zona Sud-Orientale -Austria, Croazia, Italia, Slovenia e Ungheria. 

Ad esse, si aggiungono il Primo Mercato Energetico Baltico -Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia- ed il Secondo Mercato Energetico Baltico -Danimarca e Svezia- mentre Cipro e Malta restano Paesi autonomi.

Per realizzare le zone del mercato energetico UE, la proposta della Commissione prevede anche la realizzazione di un alto numero di rigassificatori, atti ad importare gas liquefatto -e, così, diversificare le forniture di gas dalle importazioni da Russia ed Algeria, dalle quali l’UE dipende fortemente- e nuovi gasdotti destinati a mettere in comunicazione i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi delle nove zone.

Considerata la complessità del progetto, l’opposizione di Francia, Italia, Belgio e Austria al disegno della Commissione assume una dimensione anti-europea ed anti-concorrenziale.

Più che legata alla vena anti-concorrenziale -tuttavia molto forte in Paesi dove la tradizione comunista è molto forte, come, per l’appunto, Francia, Italia, Belgio e Austria- l’opposizione di Parigi, Roma, Bruxelles e Vienna al Pacchetto per la Sicurezza Energetica Europea è da leggere come una mossa per forzare l’approvazione di una serie di progetti che questi Paesi Membri dell’UE hanno progettato, in via bilaterale, con la Russia.


Nordstream e Southstream vs solidarietà energetica UE

Infatti, a Francia e Belgio interessa il prolungamento del Nordstream, gasdotto progettato da Russia e Germania per veicolare nel mercato UE 110 miliardi di metri cubi di gas russo, bypassando i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale e, così, incrementando la dipendenza dell’UE dalle forniture di Mosca.

Da parte loro, Italia e Austria sostengono il Southstream, gasdotto progettato da questi due Paesi con la Russia per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Europa meridionale e, così, contrastare il progetto di diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per importare oro azzurro dall’Azerbaijan.

Sia il prolungamento del Nordstream che la realizzazione Southstream sono opposti dalla Commissione Europea perché non in linea con il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta la gestione dei gasdotti, e il possesso del gas venduto attraverso di essi, da parte dello stesso attore.

Inoltre, sia il prolungamento del Nordstream che la realizzazione del Southstream sono considerati contrari alla politica di diversificazione delle forniture di gas dalla Russia: una misura promossa dalla Commissione Europea per incrementare concorrenza e trasparenza.

In nome dell’interesse bilaterale con la Russia, Francia, Italia, Belgio e Austria -che in altri ambiti si ergono a paladini dell’unità europea- dimostrano di essere poco interessati al meccanismo di solidarietà che, in campo energetico, Paesi membri dell’UE come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia necessitano come garanzia della propria sicurezza nazionale.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Tsipras accetta il diktat di Putin: la Grecia dice sì al Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 21, 2015

Il Premier greco, a Capo di una colazione di comunisti ed estremisti di destra, accetta la realizzazione del gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca. L’atteggiamento di Atene mette in forse la realizzazione della TAP



Tenere in piedi economicamente un Partenone oramai a pezzi val bene un gasdotto, e pazienza se la sicurezza energetica e nazionale dei Paesi membri dell’Unione Europea viene messa seriamente a repentaglio. Nella giornata di venerdì, 19 Giugno, il Premier greco, il comunista Alexis Tsipras, ha raggiunto un accordo con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per la realizzazione in territorio greco del Turkish Stream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia alla Turchia attraverso il fondale del Mar Nero, è concepito dal monopolista nazionale russo Gazprom per veicolare in Europa 47 miliardi di metri cubi di gas naturale russo.

Come riportato dall’agenzia AP, il prolungamento del Turkish Stream, accettato da Tsipras durante il Forum Economico di San Pietroburgo -rassegna internazionale boicottata da quasi tutti i principali leader politici mondiali- è il prezzo che il Premier greco ha dovuto pagare per permettere investimenti russi in Grecia e, secondo le promesse di Putin -che come dimostrato sul piano militare in Georgia ed Ucraina valgono molto poco- la creazione da parte di Gazprom di nuovi posti di lavoro ad Atene.

Più che da ragioni economiche -la Grecia sta attendendo un prestito di 7,2 miliardi di Euro dall’Unione Europea- la decisione di Tsipras di accettare il prolungamento del Turkish Stream in Grecia è dettata da ragioni politiche: una dimostrazione subalternità a Mosca che fa del Governo di Atene -una coalizione di comunisti e nazionalisti di estrema destra- uno dei più solidi alleati di Putin in seno all’Unione Europea e alla NATO.

Infatti, il Turkish Stream è un progetto di natura politica pianificato da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas dalla Russia. 

Così, del resto, avrebbe dovuto essere anche con il Southstream, infrastruttura progettata da Mosca per veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas, fermata dalla strenua opposizione della Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Inoltre, il Turkish Stream è un progetto alternativo al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- pianificato dalla Commissione Europea per veicolare in Italia dalla Grecia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea limitando le importazioni dalla Russia.

Con l’appoggio al Turkish Stream, facile è preventivare l’abbandono del sostegno alla TAP da parte del Governo Tsipras che, così facendo, metterebbe a serio repentaglio la realizzazione di un importante progetto della politica energetica della Commissione Europea ed incrementerebbe ulteriormente il peso della Russia nel mercato energetico europeo come attore quasi monopolista.

Anche l’Italia vicina al gasdotto di Mosca

Tuttavia, così come accaduto per il Southstream, difficilmente la Commissione Europea potrà arrivare ad approvare la realizzazione di un gasdotto, il Turkish Stream, che contrasta apertamente il Terzo Pacchetto Energetico, Legge UE che vieta il possesso congiunto dei gasdotti e del gas commercializzato da parte del medesimo gestore -che, nel caso del Turkish Stream, sarebbe Gazprom.

Ciò nonostante, sopratutto di recente, le lobby filorusse hanno iniziato a lavorare molto alacremente presso singoli Paesi UE per sostenere la realizzazione dei progetti energetici della Russia in Europa e, più in generale, l’abolizione delle sanzioni che Unione Europea e Stati Uniti d’America hanno applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Paese particolarmente esposto, e vulnerabile, al pressing lobbistico della Russia è l’Italia, in cui forti sono gli interessi del colosso energetico nazionale ENI e della sua controllata Saipem con Gazprom proprio nel Turkish Stream.

Infatti, il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, assieme a Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Sinistra Ecologia Libertà e Fratelli D’Italia -ed anche i principali media del Paese, da Libero a La Repubblica- hanno invitato il Governo italiano a rivedere le sanzioni applicate alla Russia. 

Non è quindi peregrino ipotizzare che anche un altro personaggio apertamente filorusso come l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE, Federica Mogherini, possa sostenere apertamente il Turkish Stream, anche facendo pressione all’interno della Commissione Europea affinché il gasdotto di Putin sia paradossalmente riconosciuto come infrastruttura di interesse strategico per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

L’Europa contro Putin per la condotta anti concorrenziale di Gazprom

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 25, 2015

La Commissione Europea accusa il monopolista statale russo del gas di condotta sleale nel mercato dell’Unione Europea. L’imposizione di condizioni politicamente motivate in Polonia e Bulgaria i capi d’accusa più rilevanti

Non solo sull’Euro, sul Fiscal Compact e sulla grandezza del pesce da pescare: l’Unione Europea, per una volta, ha dimostrato di esistere anche in un settore chiave come quello dell’energia. Nella giornata di mercoledì, 22 Aprile, la Commissione Europea, per mezzo dell’Antritrust dell’UE, ha definitivamente accusato il monopolista statale russo del gas, Gazprom, di condotta sleale nel mercato dell’Unione Europea. 

L’accusa, figlia di un procedimento partito nel lontano 2012, questiona la condotta non leale di Gazprom -società controllata direttamente dalle autorità della Federazione Russa- nei mercati dei Paesi dell’Unione Europea: un comportamento che ha visto il monopolista russo del gas imporre agli Stati membri prezzi differenti per l’acquisto del gas senza alcuna motivazione economica di fondo.

Nello specifico, Gazprom è stata criticata per avere imposto tariffari troppo alti ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, in particolare a Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Bulgaria, Stati su cui la Russia non ha mai nascosto di volere avvalersi della vendita del gas come mezzo di influenza politica.

In particolare, l’attenzione dell’atto di accusa della Commissione Europea si è incentrato sulla condotta di Gazprom in Polonia, dove il monopolista statale russo ha vincolato la concessione di sconti sul prezzo del gas al diretto controllo da parte del monopolista statale russo della rete dei gasdotti polacchi – che, in virtù del Terzo Pacchetto Energetico UE, non possono essere gestiti dalla medesima compagnia che fornisce il carburante da essa trasportato.

A finire sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea è stato anche il comportamento di Gazprom in Bulgaria, dove il monopolista statale russo del gas ha esercitato pressioni simili a quelle attuate in Polonia per costringere Sofia a realizzare il Southstream: gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dei Paesi dell’Unione Europea dalle importazioni di gas dalla Russia.

All’atto di accusa, che, come riportato dall’autorevole New York Times, potrebbe portare Gazprom al pagamento di una multa di circa 10,7 Miliardi di Dollari, il monopolista russo ha risposto rigettando le accuse mosse dalla Commissione Europea come politicamente motivate dalla crisi ucraina. 

Tuttavia, è bene ricordarlo, l’atto della Commissione Europea è solamente l’ultima tappa di un procedimento avviato da ben prima dell’aggressione militare russa in Ucraina.

Tsipras da una mano a Mosca ad affossare la TAP

Oltre a dimostrare l’esistenza di un’Unione Europea davvero unita e coesa sulle questioni energetiche, l’accusa della Commissione Europea è anche un monito indirizzato ai Paesi membri che preferiscono stingere affari privatamente con la Russia anziché considerare l’interesse generale dell’UE.

Il caso più evidente è quello della Grecia, il cui Premier, Alexis Tsipras, come riportato da EurActiv, ha dichiarato l’intenzione di aiutare la Russia nella realizzazione dell’allacciamento alla rete europea del gas del Turkish Stream, un gasdotto concepito da Putin per inviare, al posto del Southstream -affossato dalla Commissione Europea in quanto non conforme al Terzo Pacchetto Energetico UE- 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il fondale del Mar Nero.

Con la sua condotta filo putiniana, la Grecia mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Unione Europea, dal momento in cui è proprio attraverso il territorio greco che è stata progettata la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare in Italia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

La TAP, elemento chiave della politica energetica della Commissione Europea volta a diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio della Russia, è un progetto apertamente contestato da Gazprom, che vede nel gas azero, e più in generale nella libera concorrenza nel mercato UE dell’energia, una minaccia al proprio monopolio.

Per questa ragione, Gazprom, coadiuvato da una cospicua squadra di lobbisti e alleati -tra cui importanti centri di geopolitica ed importanti mezzi di informazione di massa in Francia, Italia e Germania- sta facendo pressione affinché la Commissione Europea riconosca al Turkish Stream il titolo di infrastruttura strategica per l’Unione Europea.

Tale riconoscimento, tuttavia, contrasta con la filosofia di fondo della politica energetica dell’UE, che, per diversificare le forniture di gas, punta alla realizzazione di nuovi gasdotti, rigassificatori e terminali mobili per l’importazione di gas naturale ed LNG da nuove fonti, come Azerbaijan, Stati Uniti, Norvegia, Egitto, Qatar e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, dell’Europa Centro Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

Ucraina: il Governo Yatsenyuk in bilico sulla riforma europea del sistema energetico nazionale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 13, 2014

Il Premier ucraino presenta dimissioni anticipate in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge che recepisce le norme del Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dopo che la Maggioranza filo europea è però andata sotto per una volta.

Una misura preventiva, anche se rischiosa, qualora il Parlamento non dovesse approvare un provvedimento che avvicina l’Ucraina all’Europa. Nella giornata di sabato, 12 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha inviato allo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, una lettera contenente le sue preventive dimissioni in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico nazionale.

La Rada ucraina ha già approvato il Progetto di Legge in prima lettura lo scorso 4 Luglio, ma solo dopo un’accesa discussione -favorevole si è schierata la maggioranza filoeuropea, composta dal Partito moderato UDAR e dal social-popolare Batkivshchyna, mentre contro hanno votato le opposizioni: Partito delle Regioni, comunisti e dal gruppo Per la Pace e la Stabilità- e solo dopo che, il giorno precedente, il documento è stato respinto.

Il Progetto di Legge, sulla cui approvazione definitiva regna forte incertezza per via dei risicati numeri della maggioranza filoeuropea, è uno dei documenti più importanti che la Rada Ucraina è chiamata ad approvare per armonizzare il proprio sistema energetico nazionale a quello della Comunità Energetica Europea: una sorta di Unione Europea del gas, alla quale appartengono i Paesi membri dell’UE, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia e Moldova.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, la proposta prevede lo scorporo del colosso nazionale ucraino Naftohaz in due compagnie, la Ukrayinska Hazotransportna Systema e la Ukrayinski Hazovi Skhovyshcha, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas e alla gestione dei siti di stoccaggio, mentre il controllo della rete dei gasdotti spetta per intero alla compagnia Ukrtranshaz.

In particolare, lo scorporo della Naftohaz, a cui resta la compravendita del gas con i Paesi fornitori, è una clausola prevista dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce presso i Paesi della Comunità Energetica Europea criteri di libera concorrenza e vieta la creazione di monopoli.

Oltre che per la sua importanza tecnica, il Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico ucraino rappresenta la fine di un lungo percorso politico, che ha visto l’Ucraina, in maniera lenta ma progressiva, recepire ed armonizzare le prerogative UE in materia di energia.

Nel Settembre 2010, l’Ucraina ha firmato il protocollo d’intesa per l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, documento che è stato poi votato dalla Rada nel Dicembre 2010 e ratificato in definitiva nel Febbraio 2011.

Nell’Ottobre 2011, il Governo ucraino si è poi impegnato a realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico UE entro il 2015 mediante la sua approvazione in Parlamento.

Su questo obiettivo, preso dall’Amministrazione del precedente Presidente Viktor Yanukovych -ma mai realizzato a causa della riluttanza dell’allora Capo di Stato verso ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’UE- sia il Premier Yatsenyuk che l’attuale Presidente, Petro Poroshenko, puntano molto per dimostrare di potere cambiare davvero verso al Paese.

Gazprom e Southstream minacciano della sicurezza di Kyiv

Oltre all’armonizzazione del settore energetico ucraino a quello dell’Unione Europea, la motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a presentare dimissioni anticipate è dovuta anche alla necessità di approvare il Progetto di Legge in tempi brevi per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Dallo scorso 16 giugno, la Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 92% del suo fabbisogno di gas, ha tagliato le forniture di oro blu verso il territorio ucraino in seguito al mancato rinnovo dei Contratti tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la Naftohaz.

Gazprom, che ha voluto imporre a Kyiv un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre Naftohaz si è detta disponibile ad accettare un prezzo di non più di 326 Dollari per mille metri cubi, è stata denunciata dal Governo ucraino presso l’Arbitrato di Stoccolma: una decisione che ha portato la Russia ad interrompere le forniture di oro blu riservate al cliente ucraino.

Un’altra motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a ventilare le proprie dimissioni anticipate è l’accelerazione della realizzazione del gasdotto Southstream: infrastruttura progettata da Gazprom, in collaborazione con alcuni colossi energetici europei -come l’italiana ENI, la francese EDF e la tedesca E.On- per bypassare l’Ucraina e rifornire di gas direttamente l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia.

Il Southstream, che veicolerà in Europa circa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, è progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, anche per incrementare la dipendenza dalla Russia dell’Unione Europea, che è già fortemente legata alle forniture di oro blu di Gazprom.

Proprio per questa ragione, Domenica, 13 Luglio, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha dichiarato che l’Europa non ritiene la realizzazione del Southstream necessaria per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

Al contrario, il Commissario ha ribadito l’impegno dell’Europa nella realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto, Israele, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, decrementare l’alta dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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GERMANIA: IL GAS DI PUTIN DIETRO ALLA GRANDE COALIZIONE TRA LA MERKEL E LA SPD

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 28, 2013

I cristianodemocratici della CDU-CSU e i socialdemocratici hanno concordato l’introduzione di un salario minimo, la riduzione dell’età previdenziale, la concessione più diffusa della doppia nazionalità, ed una spartizione dei Ministeri. Concesso anche al monopolista statale russo del gas Gazprom il controllo totale dei gasdotti che trasportano il gas russo nel territorio della Germania e il potenziamento del Nordstream, controllato dall’ex-Cancelliere SPD Gerard Schroder

La Germania si erge a paladina e controllore dell’Europa, ma è la prima a piegare le leggi dell’Unione Europea per i suoi interessi nazionali e, sopratutto, alle logiche politiche interne. Nella giornata di giovedì, 27 Novembre, il Partito cristianodemocratico del Cancelliere uscente Angela Merkel, la CDU, ed il Partito cristianosociale bavarese ad esso associato CSU hanno raggiunto l’accordo per il varo di una Grande Coalizione con i socialdemocratici della SPD.

L’accordo, necessario dopo che alla CDU-CSU, nonostante la grande vittoria nelle ultime Elezioni Parlamentari tedesche, sono mancati pochi seggi in Parlamento per formare una maggioranza, prevede l’introduzione di alcune prerogative volute dalla SPD: una paga minima fissa di 8,50 Euro all’ora, l’abbassamento dell’eta pensionabile da 67 a 63 anni per gli uomini che hanno maturato 45 anni di contributi, il mantenimento della doppia nazionalità per i tedeschi nati fuori Germania.

Oltre all’aspetto contenutistico, importante è anche la distribuzione dei Ministeri che, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere assegnati nel numero di 5 per la CDU, 3 per la CSU e 6 per la SPD, tra cui quello pesante degli Esteri.

Ciò nonostante, la formazione del Governo non è ancora stata resa nota per evitare che l’elettorato SPD, chiamato ad un Congresso straordinario per approvare l’ingresso dei Socialdemocratici nella Grande Coalizione, possa interpretare la scelta di aderire al Governo delle Larghe Intese come un modo per i Vertici del Partito di ottenere una collocazione ministeriale.

Oltre ai posti di potere, un aspetto sottaciuto dalla stampa è anche quello energetico. Nella giornata di giovedì, 21 Novembre, la Merkel ha concesso al monopolista statale russo del gas, Gazprom, il controllo totale del gasdotto OPAL, deputato al trasporto in Germania, e nel resto dell’Europa Centrale, del gas proveniente dal Nordstream.

Il Nordstream è un gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare gas dalla Russia alla Germania bypassando Stati UE dell’Europa Centrale -Polonia e Paesi Baltici- che, secondo quanto dichiarato dalla Merkel, presto sarà ampliato per permettere a Gazprom l’invio di 70 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno nel territorio europeo.

La concessione del monopolio OPAL a Gazprom, e la promessa di ampliare il Nordstream, sono due delle altre contropartite che la Merkel avrebbe potuto offrire alla SPD in cambio dei seggi necessari per varare la Grande Coalizione.

Infatti, non è una novità che il Presidente del Consiglio di Amministrazione del consorzio Nordstream è Gerard Schroder: ex-Cancelliere socialdemocratico, molto amico del Presidente russo Vladimir Putin, che, tutt’oggi, è una delle persone più influenti della SPD.

La manovra della Merkel incontra però l’opposizione della Commissione Europea, che ha invitato la Germania a rispettare il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta a compagnie energetiche impegnate nella compravendita di gas nel mercato europeo, come Gazprom, il possesso anche della rete di distribuzione del carburante.

Nonostante la legge UE, la Merkel non sembra intimidita, come ha dimostrato nei confronti del Commissario Europeo all’Energia Gunther Oettinger, a cui, come ha ricordato l’autorevole Gazeta Wyborcza, la Cancelliera tedesca ha espressamente richiesto di rivedere il Terzo Pacchetto Energetico per permettere alla Germania di concedere larghe fette del mercato energetico del Paese a Gazprom.

Se realizzato, il piano della Merkel, in collaborazione con il sempre presente Schroder, porterà al rafforzamento del monopolio energetico della Russia in Europa: una situazione che mette a serio repentaglio il rafforzamento della posizione dell’UE nel mercato globale, e, nel contempo, fa di Putin il Leader di una superpotenza mondiale che, per spezzare le reni all’Europa Unita, ambisce alla creazione di un nuovo impero zarista nello spazio ex-sovietico, in primis in Ucraina.

Un no bipartisan allo shale

A conferma del supporto della Germania alle mire energetiche della Russia di Putin è l’imposizione, votata sia dalla CDU-CSU che dalla SPD, di una moratoria sullo sfruttamento nel territorio tedesco del gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking verticale e orizzontale, che permetterebbe all’Europa di diminuire la dipendenza dalle importazioni di carburante da Mosca.

La Russia, come riportano fonti ben aggiornate, si è sempre opposta allo sfruttamento dello shale in Europa, ad esempio incentivando compagnie statunitensi ad abbandonare la ricerca di questo gas in Polonia -che secondo le stime EIA possiede un’immensa riserva di oro blu non convenzionale- oppure finanziando campagne di comtroinformazione che, con dati sommari e poco elaborati, presentano come pericolose ed inquinanti le procedure di fracking.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA AVVIA IL SOUTHSTREAM IN BULGARIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 4, 2013

Alexei Miller, Capo del Monopolista russo statale del gas Gazprom, ha dichiarato l’avvio della realizzazione del Gasdotto Ortodosso in Bulgaria. Compatta a favore dell’infrastruttura una maggioranza bipartisan di socialisti e moderati, contrari, invece, come la Commissione Europea, i conservatori.

Grazie alla Bulgaria, ma non solo, l’Europa sarà più dipendente dal gas della Russia. Nella giornata di sabato, 2 Novembre, Alexei Miller, capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato l’avvio della costruzione in territorio bulgaro del Southstream.

Durante un incontro con il Premier bulgaro, Plamen Oresharski, Miller ha definito la realizzazione del gasdotto come un evento glorioso che aiuta le economie dei Paesi coinvolti dalla costruzione del Southstream, tra cui la Bulgaria.

Il Premier Oresharski, Capo del Partito Socialista Bulgaro, ha sottolineato come alla Bulgaria non spetti il pagamento di un centesimo di investimento nell’infrastruttura, che sarà in toto a carico dei russi.

A sostegno del Southstream -altrimenti noto come Gasdotto Ortodosso, c’è anche il principale partito di opposizione, il moderato GERB, il cui Leader, Boyko Borysov, da Premier, ha firmato nel 2012 i contratti per la realizzazione del gasdotto in Bulgaria.

Contrarietà al Southstream è stata espressa dal Partito conservatore Democratici per una Forte Bulgaria, che ha evidenziato come la Bulgaria, secondo contratto, sarà obbligata a garantire il transito del gas russo in Europa senza ottenere un centesimo di guadagno.

Critiche al Southstream provengono anche dalla Commissione Europea, che ha illustrato come il gasdotto russo non rispetti il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta ad enti monopolisti di controllare sia la compravendita di gas, che le infrastrutture deputate al suo trasporto.

A rischio la sicurezza nazionale degli Stati UE

Il Southstream è realizzato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalle coste meridionali russe attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Già fortemente dipendente dalle forniture di oro blu russo, con la realizzazione del Southstream l’Europa incrementa la dipendenza da un unico fornitore: un fatto che pone un chiaro pericolo per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea.

Per diversificare le forniture di gas dalla Russia -ed evitare i continui ricatti energetici di Mosca nei confronti degli Stati dell’Unione- la Commissione Europea supporta l’unificazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Inoltre, Bruxelles supporta la realizzazione di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed Egitto e Shale a basso prezzo dagli Stati Uniti d’America.

Infine, la Commissione Europea sostiene il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura pianificata per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia, attraverso l’Albania.

Matteo Cazzulani

POLONIA E LITUANIA DANNO IL VIA AL GIPL

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 1, 2013

La Commissione Europea concede lo status di progetto strategico al gasdotto concepito per veicolare gas dal rigassificatore polacco di Swinoujscie al territorio lituano. L’infrastruttura necessaria per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro dalla Russia per i Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia

C’è una parte dell’Europa che guarda all’indipendenza energetica, mentre un’altra pensa a fare affari con chi, all’apparenza, è il più forte. Nella giornata di mercoledì, 30 Ottobre, Polonia e Lituania hanno ottenuto il via libera dalla Commissione Europea per la realizzazione del GIPL: un gasdotto progettato per veicolare 4 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dal rigassificatore polacco di Swinoujscie in territorio lituano.

L’infrastruttura, compartecipata dalla compagna polacca Gaz-System e dalla lituana Amber Grid, si estenderà dalla città polacca di Rembelszczyzna a quella lituana di Jauniunai per un totale di 534 chilometri di lunghezza per un investimento di 558 Milioni di Euro.

Come riportato dalla Bloomberg, parte delle spese saranno coperte dalla Commissione Europea, che ha conferito all’infrastruttura lo status di Infrastruttura Prioritaria in quanto aiuta i Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia- a diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, da qui questi Stati dipendono per più del 90% del loro fabbisogno.

Inoltre, la Commissione Europea ha inserito il GIPL tra le infrastrutture del Corridoio Nord-Sud: fascio di gasdotti unificati tra vari Paesi UE concepito per collegare il rigassificatore di Swinoujscie con il terminale di Krk, in Croazia, dai quali sarà importato gas liquefatto da Qatar, Egitto e Norvegia, e shale dagli Stati Uniti d’America.

Nonostante i tentativi di alcuni Paesi dell’Europa Centrale di diminuire la dipendenza dalla Russia, altri Stati sostengono la politica energetica di Mosca, come la Slovenia che, martedì, 28 Ottobre, ha ribadito il pieno sostegno al gasdotto Southstream.

La Slovenia sostiene il Southstream

Come riportato da Natural Gas Europe, il Ministro delle Infrastrutture e della Programmazione Spaziale sloveno, Samo Omerzel, a margine di un incontro con Alexei Miller, capo del monopolista statale russo Gazprom, ha dichiarato che il Southstream rientra nella strategia nazionale della Slovenia.

Il Southstream è però contrario al Terzo Pacchetto Energetico: Legge dell’Unione Europea che, per garantire la sicurezza dei Paesi dell’Unione, vieta ad enti fornitori di gas di possedere nel contempo le infrastrutture deputate al trasporto del carburante.

Il Southstream, in cui Gazprom, quindi il governo russo, detiene la maggioranza, è progettato per rifornire di 63 Miliardi di metri cubi di gas l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

A motivare la contrarietà della Commissione Europea al Southstream, oltre all’incompatibilità col Terzo Pacchetto Energetico, è anche l’incremento della dipendenza dal gas russo che il gasdotto di Gazprom provocherebbe in molti Paesi UE, che già dipendono fortemente dalle forniture di oro blu dalla Russia.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha dato pieno sostegno alla realizzazione di gasdotti per collegare i sistemi infrastrutturali energetici dei singoli Paesi UE e di infrastrutture per diversificare le forniture di gas.

Oltre ai rigassificatori, l’UE sostiene la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE LA LETTONIA APPLICA LA LEGGE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 8, 2013

Il Ministro dell’Economia lettone, Daniel Pavluts, presenta emendamenti per liberalizzare il mercato del gas di Riga. Previsto l’ingresso di compagnie estere per limitare la dipendenza dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

L’Unione Europea come mezzo per garantire la sicurezza energetica. Nella giornata di Domenica, 7 Luglio, il Ministro dell’Economia lettone, Daniels Pavluts, ha dichiarato l’intenzione della Lettonia di liberalizzare il mercato energetico nazionale per limitare la totale dipendenza della Lettonia dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato dalla Reuters, il Ministro Pavluts ha presentato emendamenti per ammettere nella gestione della compravendita del gas, sia naturale che liquefatto, anche compagnie di altre Paesi, de facto ponendo fine al monopolio della compagnia nazionale Latvijas Gaze.

La Latvijas Gaze è controllata al 47,2% dalla compagnia tedesca E.On, al 16 dalla lettone Itera, e al 34% da Gazprom, che è anche l’unico fornitore di gas della compagine energetica nazionale della Lettonia.

Questa situazione è in disaccordo con il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE, che la Lettonia ha ora deciso di applicare, che prevede la liberalizzazione dei mercati energetici dei Paesi dell’Unione, e vieta ad enti monopolisti la gestione congiunta della compravendita e della distribuzione del gas.

La Lettonia ha inoltre provveduto ad implementare il sito di stoccaggio di Inculkas, in cui sarà contenuto il gas liquefatto importato dai rigassificatori in fase di realizzazione in Estonia e Lituania.

La Lettonia è l’ultimo dei Paesi Baltici ad applicare la legge UE in materia, dopo l’esempio dato in maniera evidente e determinata dalla Lituania, che si è avvalsa del Terzo Pacchetto Energetico per diminuire la dipendenza da Gazprom.

Seguendo l’esempio di Vilna

La compagnia energetica nazionale lituana, la Lietuvos Dujos, era infatti compartecipata dalla E.On per il 38%, e da Gazprom per il 37%, e dipendeva unicamente dalle forniture del monopolista statale russo.

Con l’applicazione della Legge UE, il Governo lituano ha estromesso dalla Lietuvos Dujos Gazprom, in quanto ente nel contempo fornitore e distributore, ed ha affidato la gestione della distribuzione del gas alla compagnia Amber Grid.

Inoltre, la Lituania ha seguito le direttive della Commissione Europea favorendo la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per importare gas liquefatto da Norvegia, Egitto, Qatar e Stati Uniti d’America.

Infine, Vilna ha progettato un gasdotto per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico lituano con quello della Polonia e di altri Paesi UE.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA CONTRO L’EUROPA IN LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 16, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, propone a Vilna uno sconto sulle forniture di oro blu in cambio della rinuncia all’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE. Smentite da parte del Premier lituano, Algirdas Butkevicius.

Lituania e Germania sono i due fronti aperti dalla Russia nella Guerra dei gasdotti per il controllo dell’Europa. Nella giornata di Domenica, 14 Aprile, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha proposto al Governo lituano uno sconto sulle forniture di carburante in cambio del congelamento dell’attuazione della legge UE.

Come riportato da The Baltic Course, Mosca ha offerto a Vilna uno sconto sulle forniture di gas, da cui la Lituania dipende per il 99% del suo fabbisogno, se il Governo lituano ritarderà l’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico.

Questa legge è stata promulgata dalla Commissione Europea per creare un mercato unico del gas UE, ed impedire ad enti extra-europei, come Gazprom, il controllo congiunto sia della compravendita del gas in Europa che della sua distribuzione.

Pronta è stata la risposta del Premier lituano, Alvirdas Butkevicius, che, lunedì 15 Aprile, ha negato la proposta avanzata da Gazprom, incalzato dalla crescente protesta dell’opposizione, preoccupata da una misura che mette a repentaglio la sicurezza nazionale.

Il Primo Ministro Butkevicius ha assicurato che ogni trattativa con il monopolista russo procede nel pieno rispetto della legge UE, che la Lituania ha deciso di applicare alla lettera.

Per diminuire la dipendenza del 99% dalle forniture della Russia, il Governo lituano ha imposto a Gazprom, e alla compagnia tedesca E.On -alleata di Gazprom- la cessione del controllo dell’ente energetico nazionale Lietuvos Dujos alla Amber Grid.

Questa compagnia è stata creata ad hoc dal Governo della Lituania per assorbire la compagnia nazionale, che gestisce sia la compravendita che la distribuzione del gas in territorio lituano, con lo scopo di re-privattizzarla, concedendo quote ad enti registrati nell’UE.

Oltre alla risistemazione della Lietuvos Dujos, il Governo lituano ha provveduto a progettare il rigassificatore di Klaipeda per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America.

La misura segue l’indicazione della Commissione Europea, che ha incentivato la realizzazione di terminali per importare LNG da fonti di approvvigionamento alternative alla Russia, da cui l’Unione Europea dipende per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Mosca vuole controllare anche il totale dell’OPAL

Oltre alla Lituania, la Russia sta cercando di sovvertire il Terzo Pacchetto Energetico in Germania per quanto riguarda l’OPAL.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Mosca ha dichiarato l’intenzione di mantenere il controllo totale dell’OPAL, nonostante la legge UE ne vieti totalmente lo scenario.

Questo gasdotto è costruito per veicolare in Repubblica Ceca il gas russo proveniente dal Nordstream: conduttura realizzata dalla Russia nel 2012 per rifornire la Germania di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Il Nordstream, costruito sul fondale del Mar Baltico, ha anche lo scopo di aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture della Russia, e di isolare dagli approvvigionamenti di oro blu di Mosca la Polonia, i Paesi Baltici, e il resto dell’Europa Centrale.

In questa regione dell’UE, la Russia mantiene il controllo mediamente del 90% degli approvvigionamenti di gas.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA DA FORZA AL GASDOTTO TRANS BALTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 19, 2013

Il progetto è concepito per veicolare il gas liquefatto dal rigassificatore polacco di Swinoujscie a Lituania e Lettonia. In forse la realizzazione del terminale LNG lituano a Klaipeda.

L’unità europea contro l’isolamento energetico dettato dagli egoismi nazionali. Nella giornata di martedì, 12 Febbraio, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha rilanciato il progetto del Gasdotto Trans Baltico: conduttura che collega il sistema infrastrutturale energetico della Polonia con quello di Lituania e Lettonia.

Nello specifico, il Gasdotto Trans Baltico consente ai Paesi Baltici di importare gas dal rigassificatore di Swinoujscie, che la Polonia sta costruendo in Pomerania -nord ovest del Paese, vicino al confine con la Germania- per importare oro blu liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Supporto all’iniziativa è stato confermato dal Premier della Lettonia, Valdis Dombrovskis, che ha sottolineato come, per la costruzione del Gasdotto Trans Baltico, i tre Paesi coinvolti nel progetto possano contare sui finanziamenti della Commissione Europea.

Il Gasdotto Trans Baltico risponde infatti appieno ai criteri del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che prevede la creazione di un mercato unico del gas mediante la liberalizzazione delle tariffe, la distinzione tra il settore della compravendita del carburante e quella delle forniture, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Sostegno al progetto è stato dato anche dalla Lituania, il cui Primo Ministro, Algirdas Butkevicius, ha posto la realizzazione dei principi del Terzo Pacchetto Energetico UE in cima alle priorità del suo Governo di centrosinistra.

Tuttavia, alla Lituania il sostegno al Gasdotto Trans Baltico potrebbe costare la rinuncia alla costruzione del rigassificatore di Klaipeda: progetto preventivato dai precedenti governi di centrodestra, e ancor oggi sostenuto dal Presidente, Dalija Grybauskaite, per diminuire la dipendenza di Vilna dalle forniture di oro blu della Russia, da cui il fabbisogno lituano dipende per l’89% del totale nazionale.

A favorire l’abbandono del terminale di Klaipeda è anche la posizione della Comunità Internazionale in sostegno al rigassificatore di Tallinn: struttura che, secondo le previsioni, consente all’Estonia di garantire anche a Lituania e Lettonia una cospicua diminuzione della dipendenza dal gas della Russia.

Secondo i progetti della Commissione Europea, per diversificare le fonti di approvvigionamento i tre Paesi Baltici devono puntare su un rigassificatore, e, tramite la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi UE prevista dal Terzo Pacchetto Energetico, importare oro blu anche dal terminale polacco di Swinoujscie.

Una risposta alla Russia di Putin

La realizzazione del Gasdotto Trans Baltico è necessaria per porre fine all’isolamento energetico provocato in Europa Centrale e nei Paesi Baltici dalla costruzione da parte di Russia e Germania del NordStream.

Questo gasdotto sottomarino, ubicato lungo il fondale del Mar Baltico, è stato costruito nel 2012 per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente dal territorio russo a quello tedesco.

Bypassando Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, il NordStream risponde al disegno politico della Russia di Putin di dividere l’Europa e, nel contempo, aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca, da cui il Vecchio Continente dipende per il 40% del suo fabbisogno totale.

Nonostante lo scetticismo dimostrato dalla Commissione Europea, e le proteste di Varsavia, Vilna, Riga e Tallinn, il NordStream è stato sostenuto politicamente da Germania, Francia, Olanda e Belgio: Paesi che hanno anteposto l’interesse nazionale alla costruzione di un’Europa forte e davvero unita anche nel settore energetico.

Matteo Cazzulani