LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Turkish Stream e Nord Stream. Putin con Tsipras e Germania lancia l’offensiva energetica all’Unione Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2015

Il Presidente russo e il Premier greco rilanciano il gasdotto progettato per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno dalla Federazione Russa in Grecia attraverso il fondale del Mar Nero. A rischio la realizzazione della TAP e la politica energetica comune dell’UE



Varsavia – L’attivismo militare russo in Ucraina e Siria non ha posto nel dimenticatoio il disegno del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di sottomettere l’Unione Europea sul piano energetico. Nella giornata di venerdì, 25 Settembre, Putin ha concordato con il Premier greco, Alexis Tsipras, il rilancio del gasdotto Turkish Stream, infrastruttura concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo alla Grecia attraverso il fondale del Mar Nero.

Il contatto tra Putin e Tsipras è stato confermato sia dall’ufficio stampa del Cremlino, che dalla Cancelleria del neo-rieletto Premier greco, che ha sottolineato il carattere strategico dell’alleanza tra Grecia e Russia in merito al Turkish Stream, così come stabilito da un memorandum sottoscritto da Mosca e Atene durante il recente vertice economico di San Pietroburgo.

Dal punto di vista geopolitico, il Turkish Stream è concepito dalla Russia per evitare la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura supportata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia veicolando gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.

Oltre a contrastare la TAP, per incrementare la dipendenza energetica da Mosca dell’Europa Centrale il Turkish Stream potrebbe potenzialmente avvalersi della realizzazione di un gasdotto, l’Eastring, concepito da altri Paesi membri dell’Unione Europea alleati della Russia -Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca- per veicolare il gas russo nel territorio slovacco, ungherese e ceco.

A conferma, sono arrivate le dichiarazioni del Presidente della compagnia energetica slovacca Eustream, Thomas Marecka, che ha ribadito come l’Eastring, progettato dalla Grecia alla Slovacchia attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, sia un progetto compatibile con la TAP ma sopratutto con il Turkish Stream.

Nonostante il vento in poppa dato dal supporto di Tsipras -che ha sempre sostenuto gli interessi energetici e commerciali russi in Europa- il Turkish Stream potrebbe subire rallentamenti per via della posizione della Turchia, che nonostante un iniziale sostegno ha poi congelato il progetto sostenendo la necessità di soppesare la possibilità di realizzare il gasdotto sul fondale delle acque territoriali turche. 

Oltre al Turkish Stream, che malgrado l’opposizione turca ha buone chance di essere realizzato grazie al supporto politico che Paesi dell’Unione Europea tradizionalmente filorussi daranno sicuramente al progetto -Grecia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria in primis- un altro mezzo della politica energetica aggressiva di Putin in Europa è il raddoppio del gasdotto Nord Stream.

L’accordo per il raddoppio dell’infrastruttura, realizzata nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente dalla Russia alla Germania, è stato sottoscritto lo scorso 4 Settembre, in occasione del Forum Economico di Vladivostok, da esponenti delle compagnie energetiche coinvolte nel progetto: il monopolista russo del gas Gazprom, il colosso olandese Shell, la compagnia austriaca OMV e la tedesca E.On.

La politica bilaterale tra Russia e Germania annichilisce l’Europa

Più che di natura commerciale, il raddoppio del Nordstream è un accordo bilaterale tra Putin e il Governo tedesco volto a rafforzare i legami energetici e politici tra Russia e Germania a discapito delle sanzioni che l’Unione Europea, e più in generale l’Occidente, hanno imposto a Mosca in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’est dell’Ucraina.

Inoltre, il Nordstream è stato realizzato per bypassare energeticamente Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, Paesi membri dell’Unione Europea fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo, in merito ai quali la Germania non ha dimostrato quella solidarietà europea che la stessa Berlino ha imposto agli Stati dell’Europa Centro Orientale in occasione delle quote obbligatorie per la distribuzione dei migranti.

Così come in diverse altre occasioni della storia -si pensi alle Spartizioni della Prima Repubblica Polacca e al Patto Molotov-Ribbentrop- la politica bilaterale tra Russia e Germania porta ad una disgregazione inesorabile dell’Europa Centro Orientale, ed oggi anche dell’Unione Europea.

Questo fatto è ben noto a Putin, che si avvale dei rapporti bilaterali della Russia con Germania, Grecia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma anche con Francia e Italia, come un mezzo per annichilire l’Europa ben più efficace dell’uso dell’esercito, peraltro oggi impegnato attivamente in Siria ed Ucraina.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko e Saakashvili trovano importanti alleati in Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2015

Il Presidente ucraino vuole includere la Polonia nelle trattative di pace con la Russia. Il Governatore della Regione di Odessa facilita l’avvio della cooperazione energetica tra Kyiv e gli Stati Uniti



Varsavia – Diplomazia ed energia sono gli ambiti nei quali l’Ucraina intende compattare la Comunità Occidentale in una coalizione internazionale che aiuti Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare della Russia che, a quanto pare, sembra non arrestarsi.

Nella giornata di venerdì, 21 Agosto, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato la necessità di allargare il gruppo di contatto, noto come “Formato Normandia”, che finora ha condotto nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia senza, tuttavia, evitare che Mosca infrangesse a più riprese un delicato accordo per il cessate il fuoco raggiunto, con fatica, a Minsk.

Nello specifico, il Presidente Poroshenko ha sottolineato come il “Formato Normandia”, di cui fanno parte Ucraina, Germania e Francia, debba aprirsi alla partecipazione altri Paesi, in primis della Polonia, in grado di equilibrare una composizione che, per via degli stretti interessi che legano Berlino e Parigi con Mosca, ad oggi risulta troppo sbilanciata in favore dei russi.

L’iniziativa di Poroshenko, adottata all’indomani dell’ennesima riapertura delle ostilità da parte dell’esercito russo nel Donbas, è stata concordata con il Presidente polacco, Andrzej Duda, che, a sua volta, per porre un rimedio alla minaccia militare di Mosca si è anche prodigato per compattare i Paesi membri della NATO dell’Europa Centro-Orientale in una colazione impegnata ad ottenere la presenza permanente di contingenti NATO nella regione.

Oltre all’iniziativa diplomatica del Presidente Poroshenko, l’Ucraina è impegnata nella ricerca di solidi alleati anche nel settore dell’energia, nel quale, per Kyiv, l’urgenza è legata alla diminuzione della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, il principale fornitore di oro azzurro nel mercato ucraino.

A riguardo, particolarmente attivo è il Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, che nella giornata di giovedì, 20 Agosto, ha permesso la finalizzazione di un pre-accordo tra la compagnia nazionale ucraina Naftohaz e la compagnia statunitense Frontera Resources Corporation per l’importazione ed il trasporto in Ucraina di LNG proveniente dalla Georgia.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’accordo tra Naftohaz e la Frontera Resources Corporation, che prevede anche la partecipazione della compagnia statunitense nella ricerca e nello sfruttamento del gas shale in Ucraina, ricopre una fondamentale importanza per garantire la sicurezza dell’Ucraina nel settore dell’energia: un’arma di cui la Russia si è spesso avvalsa per destabilizzare a Kyiv le Amministrazioni Presidenziali ed i Governi “arancioni” e filo occidentali.

La Russia apre tre fronti

Lo sforzo congiunto del Presidente Poroshenko e del Governatore Saakashvili nel rafforzare i legami dell’Ucraina con importanti Paesi della Comunità Occidentale è non solo utile ma anche e sopratutto urgente, preso atto della ripresa dell’attività bellica della Russia nelle regioni orientali ucraine, in Georgia e nei Paesi Baltici.

In Georgia, l’esercito russo, che già occupa illegalmente le regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud, ha preso il controllo di una zona in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa, un’importante infrastruttura che veicola energia centro asiatica senza transitare per la Russia.

Per quanto riguarda i Paesi baltici, oltre a ripetute violazioni dello spazio aereo e marittimo di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia e Svezia da parte di velivoli e sottomarini dell’esercito russo, la Corte regionale di Pskov ha condannato a 15 anni di carcere Eston Kohver, ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni illegalmente arrestato in territorio estone e altrettanto illegalmente deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca.

Il caso Kohver, che ha provocato la reazione solo verbale di Unione Europea e NATO, rappresenta formalmente e tecnicamente una dichiarazione di guerra all’Occidente da parte della Russia.

Come dimostrato con il caos Kohver, e non solo, la Russia è pronta a sfruttare l’immobilismo di Bruxelles per aprire un nuovo fronte bellico nel Baltico.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Putin risponde all’Europa con il rilancio del Southstream in Ungheria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 24, 2014

Il Presidente russo concorda con il Premier ungherese, Viktor Orban, il tracciato in territorio magiaro del gasdotto progettato per incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia. L’accordo avviene all’indomani del varo del Corridoio Meridionale, che apre all’Europa il flusso di gas dall’Azerbaijan, e del diniego al Southstream espresso dal Parlamento Europeo

Una reazione all’Europa e alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea, a pochi giorni dal varo del Corridoio Meridionale. Nella giornata di martedì, 23 Settembre, il monopolista statale russo del gas Gazprom -la longa manus del Cremlino nel settore dell’energia- e il Governo dell’Ungheria hanno concordato il tracciato ungherese del gasdotto Southstream.

Quest’infrastruttura, il Southstream, è concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno in Austria dalla Russia meridionale, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, per incrementare la dipendenza energetica dalla Russia dell’UE, che già è fortemente legata alle forniture di Mosca per soddisfare il proprio fabbisogno.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’accordo per la definizione del tracciato del Southstream in Ungheria è stato raggiunto durante un incontro, a Budapest, tra il Capo di Gazprom, Alexei Miller, e il Premier ungherese, Viktor Orban, dedicato anche ad una discussione in merito alle forniture di gas che la Russia ha in programma di inviare in Europa per il nuovo inverno.

Più che un’iniziativa di stampo economico, gli accordi di Budapest sono una risposta politica all’Europa del Presidente russo, Vladimir Putin, all’indomani del varo del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti, supportato dalla Commissione Europea, progettato dall’Azerbaijan all’Italia meridionale attraverso Georgia, Turchia, Grecia e Albania per veicolare in territorio UE gas azero e, così, diversificare le forniture europee di carburante.

Oltre che una contromossa geopolitica, l’accordo tra Russia e Ungheria rappresenta un affronto politico all’UE, dal momento in cui, solo una settimana prima, il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che, in linea con le sanzioni che la comunità occidentale ha imposto a Mosca per l’aggressione militare all’Ucraina, ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto ad abbandonare la realizzazione del Southstream.

Sia la Commissione Europea che la maggioranza delle forze politiche del Parlamento Europeo -popolari, socialisti e democratici, liberal-democratici, conservatori e verdi- hanno ritenuto un errore la realizzazione di un gasdotto che incrementa la dipendenza energetica dalla Russia, sopratutto in concomitanza con la violazione dell’integrità territoriale di Paesi terzi da parte dell’esercito di Mosca.

Tuttavia, per aggirare la posizione comune dell’UE, e realizzare i suoi piani energetici in Europa, Putin ha fatto leva sul già ben consolidato rapporto personale con Orban, che ha già portato alla firma tra Russia e Ungheria di una lunga serie di accordi economici, energetici e commerciali che hanno incrementato la presenza di capitali russi nel mercato ungherese.

L’energia come mezzo di pressione geopolitica

L’implementazione della realizzazione del Southstream dimostra la volontà di Putin di mantenere l’Europa come mercato principale per l’esportazione del gas russo, nonostante, ultimamente, Gazprom abbia guardato ai mercati dell’Asia e del Pacifico con contratti con la Cina e trattative per la fornitura di oro blu liquefatto ad altri Paesi dell’area del Pacifico.

Oltre che un calcolo meramente energetico, l’interesse della Russia per l’Europa è collegato ad un progetto di natura geopolitica, volto all’incremento della già considerevole influenza di Mosca nell’UE.

Putin mira infatti da un lato a mantenere alta la dipendenza energetica dei Paesi dell’UE per potersi avvalere del gas come arma di ricatto geopolitico, come già fatto da Mosca a più riprese nei confronti di Ucraina, Moldova e dei Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro-Orientale, a cui Gazprom ha sempre mantenuto prezzi alti l’importazione di energia.

D’altro canto, come dichiarato dal noto saggista Edward Lucas durante un’audizione presso il Parlamento britannico, l’incremento della dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia potrebbe favorire l’intervento militare di Mosca in alcuni Paesi membri dell’UE, come Estonia, Lituania, Estonia e Polonia.

A supporto della tesi di Lucas sono i recenti sconfinamenti di mezzi dell’aviazione militare russa negli spazi aeri non solo dei tre Paesi del Baltico, ma anche di Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America e Canada, fissati e riportati da autorevoli testate internazionali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Asse Putin-Erdogan nella Guerra del Gas contro l’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 2, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom incrementa la quantità di gas esportato ad Ankara, che ha aperto le trattative per la rinegoziazione degli accordi energetici con l’Azerbaijan. Col potenziamento del gasdotto Bluestream, Mosca mette a serio repentaglio relazioni contrattuali fondamentali per la diversificazione delle forniture di oro blu dell’Europa

Giochi di Contratto in un’area del Mondo delicata tanto quanto l’Ucraina mettono a serio repentaglio la realizzazione del Corridoio Meridionale dell’Unione Europea e, più in generale, la necessaria diversificazione delle forniture di gas per i Paesi membri UE. Lo scorso 22 Aprile, Turchia e Russia hanno concordato l’incremento della quantità di gas russo inviata da Mosca in territorio turco per mezzo del gasdotto Bluestream: infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Nero nel 2005 per mezzo di un accordo politico tra il Presidente russo, Vladimir Putin, il Premier turco Tajip Erdogan, e quello italiano Silvio Berlusconi.

Nello specifico, durante un incontro ad Ankara tra il Ministro dell’Energia turco Taner Yildiz e il Vicepresidente del monopolista statale russo del gas Gazprom, Aleksandr Medvedev, la Russia ha proposto l’aumento della quantità di gas venduta ad Ankara tramite il Bluestream da 16 a 19 Miliardi di metri cubi all’anno.

La proposta di Mosca, che fonti ben autorevoli confermano essere stata accettata da Ankara, è servita alla Russia per compensare la richiesta avanzata dalla Turchia di uno sconto sul prezzo del gas con l’impegno a garantire forniture di oro blu russo stabili e durature.

Se sul piano effettivo l’incremento delle esportazioni di gas russo in Turchia va incontro alla crescente domanda turca di energia, su quello geopolitico il rafforzamento del transito di oro blu attraverso il Bluestream punta a mettere in crisi le relazioni energetiche che Ankara intrattiene con Azerbaijan ed Iran.

Infatti, l’incremento del gas esportato in Turchia dalla Russia ha subito spinto Ankara a richiedere una revisione dei contratti con Azerbaijan e Iran sopratutto per quanto riguarda la cancellazione della clausola Prendi o Paga, che, ad oggi, obbliga la parte turca ad acquistare un massimale di 6,6 miliardi di metri cubi di gas azero e di 10 miliardi di metri cubi iraniano.

Oltre che al declassamento delle relazioni turche con due importanti fornitori, la mossa della Russia nell’aumentare la portata del Bluestream è orientata a bloccare il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Per decrementare la forte dipendenza dalle importazioni da Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha concepito la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati per importare oro blu dall’Azerbaijan -e possibilmente anche da Israele ed Iraq- attraverso il territorio turco.

Del Corridoio Meridionale fanno parte due progetti che coinvolgono diversi Paesi UE ed extra-UE, come il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Turchia occidentale dall’Azerbaijan attraverso Georgia e tutto il territorio turco.

Altro progetto del Corridoio Meridionale è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per trasportare 10 miliardi di metri cubi del gas azero veicolato dalla TANAP dalla Turchia Occidentale in Italia attraverso Grecia ed Albania, con diramazioni che servono anche Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Ungheria, Bulgaria e Romania.

Il Bluestream come il Southstream

La realizzazione del Corridoio Meridionale UE ha avuto una notevole implementazione in seguito alle sanzioni di carattere anche energetico che l’UE ha imposto alla Russia in risposta all’annessione militare della Crimea e alle provocazioni militari organizzate da Mosca in Ucraina orientale.

Nello specifico, le sanzioni UE hanno congelato il Southstream: gasdotto, progettato sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia e Austria, sempre sulla base di un accordo politico tra Putin e Berlusconi, che mira ad incrementare a 63 miliardi di metri cubi annui la quantità di gas inviato dalla Russia in Europa.

In alternativa al Southstream, che la Commissione Europea ha più volte dichiarato essere illegale e lesivo della sicurezza energetica dei Paesi UE, Putin, per mezzo del Bluestream, sta ora cercando di allontanare dalla partecipazione ai progetti energetici europei un Paese, la Turchia, fondamentale per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

OBAMA RIAVVIA DALLA POLONIA I RAPPORTI CON L’UE

Posted in Unione Europea, USA by matteocazzulani on November 8, 2013

Il Segretario di Stato Statunitense, John Kerry, ha incontrato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per superare lo scandalo intercettazioni. La Polonia appoggerà in sede europea la firma della Zona di Libero Scambio USA-UE.

Una passeggiata per il centro ferito dalla Seconda Guerra Mondiale di una delle Capitali d’Europa e una conversazione con alcuni studenti. Così il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha passato la pausa della tappa più delicata del suo viaggio internazionale -l’unica in Europa tra una serie di visite in Medioriente ed Africa- l’incontro con i vertici politici della Polonia.

Kerry, durante l’incontro con il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha confermato la realizzazione in Polonia dello Scudo Antimissilistico: un progetto di difesa dell’Occidente voluto dal Presidente statunitense, Barack Obama, che prevede il dislocamento in intercettori SM-3 -privi di capacita aggressiva- in Romania e nella base polacca di Redzikowo- e l’installazione di una postazione radar in Turchia.

Il Segretario di Stato USA, che prima dell’incontro con Sikorski ha visitato la tomba di Tadeusz Mazowiecki -primo Premier della Polonia post-comunista- ha anche apprezzato l’impegno che la Polonia ha profuso, e continua a profondere, per lo sviluppo della democrazia in Europa e nel Mondo.

Kerry e Sikorski non hanno poi evitato l’argomento più scomodo: le intercettazioni di politici europei da parte dell’NSA, il braccio della CIA impegnato ad intercettare conversazioni nel Mondo per una questione di sicurezza nazionale.

Il Segretario di Stato USA ha dichiarato che USA e Polonia lavoreranno congiuntamente per garantire sia la privacy dei cittadini che la loro difesa da possibili minacce, mentre Sikorski ha confermato che il Governo polacco sosterrà la firma della Zona di Libero Scambio tra UE e Stati Uniti.

Questo progetto, che rappresenta l’avvio della realizzazione dell’Unione Trans Atlantica -integrazione economica di USA ed UE che garantisce all’Occidente forza, prosperità e progresso- dopo lo scandalo intercettazioni vuole essere bloccato da alcuni Paesi europei, come la Francia.

Kerry e Sikorski hanno concluso l’incontro con la trattazione del tema Siria, per cui il Ministro degli Esteri polacco ha confermato il sostegno all’azione diplomatica volta al disarmo del dittatore siriano Bashar Al Assad.

Putin contro l’Unione Trans Atlantica

La visita di Kerry in Polonia -il Paese storicamente più vicino agli USA- è un tentativo da parte del Presidente Obama di mantenere buone relazioni con l’Unione Europea, e di riavviare le trattative per la Zona di Libero Scambio Transatlantica.

Infatti, la realizzazione del progetto è importante per permettere all’Occidente di concorrere con forza in un mercato mondiale sempre più globalizzato, in cui avversari come Cina e Russia sono pronti a soppiantare UE ed anche gli USA.

In particolare, il processo di integrazione, allargamento e consolidamento dell’UE riscchia di arrestarsi a causa della costituzione dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione soprannazionale nello spazio ex-URSS voluto dalla Russia per estendere l’egemomia di Mosca nel mondo ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che Obama mira ad arrestare, coinvolge sopratutto Ucraina e Georgia: Paesi che rappresentano uno snodo di gasdotti da cui dipenderà sempre di più la sicurezza energetica, e quindi anche quella nazionale, dei Paesi UE.

La Russia si avvale proprio della sua posizione di quasi monopolio nel mercato del gas UE per contrastare ogni tentativo di consolidamento dell’Unione Europea, ed ogni forma di integrazione dell’Europa com gli USA nell’Unione Trans Atlantica, che Mosca considera un pericoloso rivale economico.

Matteo Cazzulani

LA BULGARIA HA DUBBI SUL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 3, 2013

Il Ministro dell’Energia bulgaro, Dragomir Stoynev, dichiara di voler rinegoziare le clausole contrattuali con il monopolista statale del gas russo Gazprom. Malgrado l’avvio di consultazioni con la Commissione Europea, la Bulgaria esprime sostegno al Gasdotto Ortodosso

Non solo entusiasmo, il Southstream in Bulgaria porta anche qualche perplessità. Nella giornata di mercoledì, 2 Ottobre, il Ministro dell’Energia bulgaro, Dragomir Stoynev, ha dichiarato che la Bulgaria intende rinegoziare i contratti con il monopolista statale russo Gazprom per la realizzazione del gasdotto Southstream.

Come riportato dalla Standart, il Ministro ha evidenziato come il tasso di interesse che la Bulgaria deve versare a Gazprom per la realizzazione dell’infrastruttura, pari all’8%, non sia nell’interesse nazionale del Paese.

Nel contempo, Stoynev ha ribadito che il Southstream, noto anche come Gasdotto Ortodosso, ha il pieno appoggio del Governo bulgaro, in quanto questa infrastruttura aumenta la quantità di gas ed agevola la creazione di nuovi posti di lavoro.

Infine, il Ministro dell’Energia ha sottolineato che saranno avviate consultazioni con la Commissione Europea sul Southstream.

Il dialogo con Bruxelles è dovuto all’opposizione della Commissione Europea nei confronti del Southstream, la cui realizzazione è ritenuta in opposizione alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’UE dal quasi monopolio della Russia.

Concepito per veicolare 63 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno in Austria dalle coste meridionali russe attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia, il Southstream incrementa notevolmente la quantità di oro blu russo importata in UE.

La Commissione Europea ha invece incentivato la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas grazie all’oro blu naturale dell’Azerbaijan, all’LNG del Qatar e allo shale USA ma, ciò nonostante, il Governo bulgaro, quello ungherese e quello sloveno hanno preferito dare pieno supporto al Southstream.

La Russia indebolisce l’Europa

La posizione della Commissione Europea è corretta, poiché il Southstream è uno strumento geopolitico utilizzato dalla Russia per incrementare la sua influenza in Europa, ed aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas russe.

Un’Europa fortemente dipendente dalla Russia è impossibilitata a creare una posizione comune in politica estera ed energetica e, così, è destinata a rimanere un’entità debole divisa al suo interno dagli interessi dei singoli Paesi, molti dei quali palesemente filo-russi.

Matteo Cazzulani

GAS: LETTA IN AZERBAIJAN RAFFORZA LA POSIZIONE DELL’ITALIA NELLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 11, 2013

Il Premier italiano illustra l’importanza della realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell’Italia. Un cambio di passo rispetto alla politica energetica dei precedenti Esecutivi

Un Leader europeo impegnato nella tutela della diversificazione energetica dell’Italia e dell’UE. Questa è l’immagine uscita dalla missione del Premier italiano, Enrico Letta, in Azerbaijan, per discutere della cooperazione energetica tra Roma e Baku, legata alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Letta ha illustrato l’importanza della TAP per diversificare le forniture energetiche italiane: con il trasporto diretto del gas dall’Azerbaijan, l’Italia romperà con la dipendenza dai soli approvvigionamenti di Russia ed Algeria, a cui il BelPaese si è fortemente legato negli ultimi tempi.

Il Premier Letta ha anche sottolineato come la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico abbia implementato la cooperazione tra Italia, Albania, Grecia e Turchia, i Paesi coinvolti dal transito dell’infrastruttura.

“La TAP è un mezzo che attrae investimenti” ha risposto il Presidente azero, Ilkham Aliyev, che si è detto concorde con la proposta del Premier Letta di implementare non solo la cooperazione sul piano energetico, ma anche i rapporti commerciali ed industriali tra Italia ed Azerbaijan.

Come riportato dall’agenzia Trend, Letta ed Aliyev hanno anche discusso della questione del Nagorno-Karabach: territorio conteso tra Azerbaijan ed Armenia fonte di forti tensioni militare.

La missione di Letta, dimostra il chiaro sostegno dell’Italia ad un progetto europeo concepito per diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dal gas dalla Russia: un chiaro cambio di passo rispetto alla politica energetica di Roma degli ultimi tempi.

I Governi conservatori, guidati da Silvio Berlusconi a intervalli dal 2001 al 2010, hanno infatti portato l’Italia a rafforzare la dipendenza dalla Russia con accordi bilaterali tra Mosca e Roma che, nonostante l’opposizione dell’UE, hanno incentivato la realizzazione del gasdotto Southstream.

Questo gasdotto, contrastato dalla Commissione Europea perché destinato ad implementare il dominio russo nel mercato energetico UE, è progettato dalla Russia per rifornire l’Europa di ulteriori 63 Miliardi di Metri Cubi di gas.

Con l’appoggio del Governo Letta alla TAP, confermato dalla visita del Premier italiano a Baku, la politica italiana ha assunto un posizionamento finalmente in linea con l’Europa.

Il Governo Letta -retto dalle larghe intese tra Partito Democratico, Popolo Della Libertà, Lista Civica, e Centro Democratico- si è infatti dimostrato attento all’importanza di diversificare le forniture di gas del Paese, senza più subordinare la politica energetica italiana all’amicizia personale del Premier con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

L’Italia attenta a non perdere il vantaggio del gas azero sul territorio nazionale

Inoltre, la missione del Premier Letta in Azerbaijan ha avuto lo scopo di rafforzare la posizione italiana all’interno del Gasdotto Trans Adriatico che, secondo indiscrezioni, su pressione delle compagnie che compartecipano il progetto potrebbe seriamente essere prolungato dall’Italia all’Europa Nord-Occidentale.

Questo scenario comporterebbe il declassamento dell’Italia da principale mercato di sbocco del gas azero in Europa a mero Paese di transito, senza ottenere i vantaggi che, invece, gli altri Stati attraverso cui passa la TAP -Grecia ed Albania- hanno già ottenuto.

Il Gasdotto Trans Adriatico è l’infrastruttura selezionata per veicolare in Europa 10 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania in Italia.

La TAP è compartecipata dal colosso britannico British Petroleum, da quello azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, da quella belga Fluxys, da quella svizzera AXPO e dalla tedesca E.On.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: LA BRITISH PETROLEUM PERDE IL SUO IMPERO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 24, 2012

Il colosso energetico britannico svende compartecipazioni in ricchi giacimenti di gas in Asia e Mare del Nord a compagnie del golfo persico e scozzesi. Consistente il risarcimento richiesto dalle Autorità USA per il disastro ecologico del 2010 nel Golfo del Messico.

Il presidente USA, Barack Obama

Il presidente USA, Barack Obama

37,2 Milioni di Dollari da ricompensare per il disastro ecologico del Golfo del Messico del 2010, e la British Petroleum liquida quasi tutto. Nella giornata di lunedì, 18 Dicembre, il colosso energetico britannico British Petroleum ha venduto il 34,3% delle azioni possedute nel giacimento di gas Yacheng, controllato a maggioranza dalla compagnia cinese CNOOC.

Il serbatoio di gas situato al largo delle coste sud della Cina, da cui il carburante è trasportato a Hong Kong tramite un gasdotto sottomarino di 780 chilometri, è stato ceduto alla compagnia del Kuwait KUFPEC, che si trova ora a gestire l’importante giacimento in tandem solitario coi cinesi.

Quello di Yacheng non è l’unico affare in uscita nel portafoglio della British Petroleum con una compagnia del Golfo Persico. Nel Novembre 2012, il colosso britannico ha venduto un considerevole numero di azioni possedute in alcuni giacimenti di gas nel Mare del Nord alla compagnia di Abu Dhabi TAQA.

Allo stesso tempo, il 50% del pacchetto azionario controllato nello Sean – ricco serbatoio di oro blu, ubicato sempre nel Mare del Nord, finora sfruttato in partnership con il colosso olandese Shell – è stato invece ceduto alla compagnia scozzese SPP.

Degna di nota è anche la svendita del 50% delle azioni della terza compagnia energetica russa TNK-BP al monopolista statale del greggio russo Rosneft. Tale passo, avvenuto nell’Ottobre 2012, ha permesso all’ente controllato direttamente dal Cremlino di diventare la prima Oil Company al Mondo.

La ragione della svendita di azioni da parte della British Petroleum è dovuta alla necessità di compensare i danni umani ed ambientali provocati nel Golfo del Messico.

Nel Marzo 2010, un incidente alla stazione di perforazione Deepwater Horizon ha dapprima comportato la morte di 11 lavoratori e, successivamente, ha riversato in mare 5 Milioni di barili di greggio, danneggiando gravemente l’ecosistema delle coste statunitensi del Golfo del Messico.

Secondo la Corte Federale USA, la British Petroleum deve risarcire 37 Milioni di Dollari, di cui 7,8 per danni all’economia locale.

Il verdetto, maturato dopo due anni dall’avvenimento, è stato contestato dal colosso britannico, in quanto la cifra richiesta è di gran lunga superiore alla dichiarazione dei redditi finora presentata dagli operatori della pesca e del turismo delle aree colpite dalla catastrofe ecologica.

Oltre al maxirisarcimento, il conto da pagare per la British Petroleum comporta anche i 4,5 Milioni di Dollari già versati al Dipartimento della Giustizia per il congelamento del procedimento inerente alla morte dei lavori della Deepwater Horizon, e la multa di 1,8 milioni di Dollari per i danni al territorio provocati nelle regioni Statunitensi del Golfo del Messico.

In aggiunta, presso il Tribunale Federale di New Orleans è stata depositata una denuncia da privati che hanno richiesto al colosso britannico il pagamento di un risarcimento di circa 8 Milioni di Dollari.

Tra USA e British Petroleum è guerra aperta

Oltre al danno economico, il colosso britannico ha subito anche conseguenze di carattere politico. Sempre alla fine di Novembre, l’Agenzia di Protezione dell’Ambiente USA ha vietato al Governo Federale la firma di ogni accordo con la British Petroleum.

Come riportato dalle sentenza, la durata della sanzione è commisurata al tempo impiegato dal colosso britannico per adottare procedure in linea con la legislazione federale USA in materia di sicurezza ambientale.

Con una nota ufficiale, nel Giugno del 2010, il Presidente USA, Barack Obama, ha ritenuto la fuoriuscita di greggio dalla Deepwater Horizon una catastrofe ambientale assimilabile a un terremoto e ad un uragano, ed ha promesso di impegnarsi affinché la British Petrolueum paghi per i danni provocati nel Golfo del Messico.

La mossa delle Autorità USA è tanto determinata quanto fortemente rischiosa. Fino al 2011, la British Petroleum è stato il primo fornitore di greggio per gli USA: il Paese leader nel rating mondiale degli Stati consumatori di oro nero.

Matteo Cazzulani