LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Su 24: Turchia e Russia senza partnership energetica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2015

Il Premier turco, Ahmet Davutoglu, si accorda con il Presidente azero, Ilham Aliyev, in merito alla costruzione accelerata del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Posto in sospensione il Turkish Stream, concepito da Mosca per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa in partnership con Ankara



Varsavia – Tramonta il Turkish Stream, si accelera la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP. Questa è la conseguenza provocata, sul piano energetico, dall’abbattimento di un velivolo militare russo Su-24 da parte dell’esercito turco per via di uno sconfinamento non preannunciato nello spazio aereo della Turchia lo scorso 24 Novembre.

Come dichiarato dal Premier turco, Ahmet Davutoglu, durante un incontro con il Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, la realizzazione della TANAP, gasdotto progettato dal confine tra Turchia e Georgia fino allo stretto del Bosforo per veicolare da 16 a 60 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno- sarà accelerata per soddisfare la richiesta di ottenere oro blu di Baku da parte di Ankara.

La notizia del prolungamento della TANAP segue la decisione della Russia di sospendere la realizzazione del Turkish Stream, gasdotto progettato da Mosca per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo in Unione Europea attraverso il fondale del Mar Nero e la Turchia.

La fine del Turkish Stream, che secondo il Ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, è motivata dalle sanzioni che la Russia ha imposto alla Turchia in seguito all’abbattimento del velivolo militare, in realtà è legata ad un progetto fallito in partenza, dal momento che importanti frizioni tra il Cremlino ed Ankara a riguardo dell’infrastruttura non sono mancate.

Lo scorso Agosto, la Turchia ha posto la realizzazione di un solo tratto del Turkish Stream come condicio sine qua non per concedere l’imprimatur alla realizzazione dell’infrastruttura: una decisione ben lontana dai 4 tratti invece richiesti dalla Russia per centrare il vero obiettivo de gasdotto turco, ossia incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Mosca.

Infatti, il Turkish Stream è la nuova versione del Southstream, un gasdotto concepito dalla Russia per veicolare sempre 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Italia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria. 

Nonostante l’ampia coalizione di Paesi europei impegnati nella realizzazione del gasdotto, aiutata da un sodalizio tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e il colosso italiano ENI, il Southstream è stato rigettato dalla Commissione Europea perché non in linea con le leggi UE in materia di libera concorrenza.

L’Europa diversifica con la TAP

Oltre al naufragio del Turkish Stream, la buona notizia per l’Europa sta proprio nella realizzazione accelerata della TANAP che, una volta approdata sul Bosforo, sarà collegata con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Oltre alla TAP, la Commissione Europea ha dato il via alla realizzazione di una serie di rigassificatori per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America e, così, diminuire ulteriormente la già forte dipendenza dalle importazioni di oro blu dalla Russia.

Secondo indiscrezioni, anche la Turchia starebbe guardando al gas liquefatto del Qatar con un accordo che sarebbe stato firmato di recente da Ankara durante una visita del Presidente turco, Tayyip Erdogan, per aggiungere un’ulteriore fornitore di gas alternativo alla Russia -da cui l’economia turca dipende per il 50% del suo fabbisogno- dopo Azerbaijan, Iran, Algeria e Nigeria.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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La Voce Arancione riprende: informazione, passione, onestà

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 19, 2015

Dopo uno stop di qualche mese, questo blog riprende, con qualche novità, la sua attività secondo uno stile improntato sull’onestà intellettuale e sul semplice fare informazione. Un particolare ringraziamento alle diverse centinaia di attestazioni di affetto e simpatia pervenute in questi mesi.

Le tante email, le telefonate, i messaggi su Twitter e Facebook, e persino qualche pacca sulla spalla. Non è bastato rifletterci molto dopo diverse centinaia di attestazioni di stima e di inviti a riprendere quello che, negli ultimi mesi, è stato temporaneamente sospeso. 

La Voce Arancione,  Blog che dal Settembre 2010 informa l’opinione pubblica italiana in merito a tematiche legate all’Europa Centro-Orientale, alla geopolitica energetica ed ai rapporti Trans Atlantici, riprende la sua attività con una certa regolarità, seppur con modalità e tempistiche differenti rispetto a quanto avvenuto finora.

Oltre che per le manifestazioni di affetto, alle quali è ancora difficile dare una risposta personale per via dell’alta quantità numerica, la decisione di riprendere l’attività de La Voce Arancione è legata a fattori molteplici. 

In primis, in un’era in cui la sicurezza dei Paesi dell’Unione Europea, se non l’esistenza dell’Unione Europea stessa, è messa a serio repentaglio da minacce globali come l’ISIL e la Russia di Putin, una fonte di informazione concentrata sul fronte orientale -l’Europa Centro-Orientale per intenderci- è fondamentale per tenere informata l’opinione pubblica italiana, tradizionalmente aliena a quanto avviene nella regione per via della scarsa preparazione culturale e della quasi assente obiettività dei principali media.

In secondo luogo, il processo di finalizzazione della ratifica del Partenariato Economico ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- e, più in generale, le farraginose trattative per il rafforzamento della cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti sul piano politico, culturale e militare, richiede un’attenzione adeguata. Sempre in Italia, i principali media trattano dell’argomento poco e male, spesso sottolineando gli svantaggi piuttosto che la reale importanza di compattare la Comunità Trans Atlantica per tutelare i valori dell’Occidente dai coltelli dell’ISIL e dai carri armati di Putin.

In terzo luogo, si ritiene necessaria l’esistenza di una Voce in lingua italiana che garantisca informazione e commenti su tematiche globali di stretta attualità attingendo da fonti originali, e non, come invece la maggior parte dei media italiani tende a fare, raccontando, ad esempio, quanto accade in Europa Centro-Orientale avvalendosi prevalentemente di fonti di informazione dalla Russia. 

Così come in passato, per fare Informazione con Passione ed Onestà, La Voce Arancione ritorna a lavorare a pieno ritmo in maniera intellettualmente onesta, con rispetto per chi pensa e scrive diversamente, ma senza alcun timore nei confronti di chi, spesso in malafede, bolla come “fascista” chi, in Italia, osa assumere un punto di vista atlantista, filo occidentale e critico nei confronti della Russia di Putin.

Tuttavia, a cambiare nel nuovo corso de La Voce Arancione è il più stretto legame con l’attività pubblicistica dell’autore: laddove il solo articolo informativo potrebbe non bastare, si farà ricorso ad analisi più dettagliate per offrire ai lettori una chiave di lettura approfondita -ovviamente secondo il modesto punto di vista dell’autore.

A cambiare nella nuova attività de La Voce Arancione sarà anche la tempistica, in quanto gli articoli e le analisi saranno pubblicate con cadenza maggiormente dilatata: non più una volta al giorno, ma ogni qual volta che una notizia degna di interesse ha luogo.

Così come in passato, La Voce Arancione lavorerà in tandem con la sua versione internazionale The Orange Voice ed in collaborazione con alcuni siti di informazione amici presso i quali i post di questo blog vengono spesso pubblicati –Guerra Ucraina, Welfare Network, Lombardi Nel Mondo, LS Blog e altri.

Infine, si permetta nuovamente una nota di gratitudine a tutti coloro che, con i loro messaggi ed attestati di stima, hanno dimostrato attaccamento, simpatia ed affetto a questo blog, ed hanno chiesto all’autore di andare avanti nel suo impegno di informare, commentare e fare riflettere.

È sopratutto grazie a costoro -ancor più che grazie ai commenti dei troll filorussi che, con cadenza quasi giornaliera, accusano La Voce Arancione di essere un organi di informazione della CIA- che si è deciso di non mollare e di andare avanti in nome della Democrazia e della Libertà: i principi dell’Occidente che La Voce Arancione sposa e condivide appieno.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

OBAMA-MEDVEDEV: VERTICE CON GAFFE

Posted in USA by matteocazzulani on March 27, 2012

Ripreso da una telecamera durante l’incontro privato con il suo collega russo, il Presidente americano chiede alla Russia più tempo per risolvere la questione dello Scudo Spaziale, su cui Washington e Mosca hanno posizioni divergenti. L’establishment democratico della Casa Bianca conferma la realizzazione di un piano militare di ottica difensiva, ma la maggioranza repubblicana al Congresso promette barricate per impedire la messa al bando di uno dei progetti fondamentali per garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America

Il presidente USA, Barack Obama

“Vladimir mi darà più tempo”. E’ questa la frase che il Presidente americano, Barack Obama, avrebbe pronunciato al suo collega russo, Dmitrij Medvedev, per assicurare Mosca sulla presunta mancata volontà da parte di Washington di realizzare il progetto di difesa antimissilistico in Europa Centrale.

L’episodio, che secondo il protocollo pianificato in precedenza dai due Capi di Stato, a Seoul per il vertice mondiale delle potenze nucleari, avrebbe dovuto tenersi a porte chiuse, è stato registrato da una telecamera, e, successivamente, trasmesso in tutti i principali media d’Oltreoceano.

“Tutte queste questioni, come lo scudo spaziale, possono essere risolte – ha dichiarato Obama nello scambio di battute – ho solo bisogno che Vladimir [si evince dal contesto che Obama si riferisce a Putin: Presidente eletto della Russia che, a breve, prenderà il posto di Medvedev, M.C.] mi dia più tempo. Sono le mie ultime Elezioni. Dopo queste consultazioni, avrò maggiore elasticità, libertà di movimento, e flessibilità”.

“Si, capisco, capisco cosa intende Signor Presidente – ha risposto Medvedev – Capisco. Riferirò a Vladimir Putin”.

A illustrare le parole del Presidente americano è stato il suo Vice-consigliere alla sicurezza, Ben Rhodes, che ha confermato la realizzazione dello scudo spaziale in Europa Centrale e ha evidenziato come, contrariamente alle polemiche sollevate dalla Russia, esso non sia affatto una manovra orientata contro Mosca, bensì utile per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente.

“Esistono delle divergenze tra gli Stati Uniti e la Russia su cui occorre tempo per trovare un’intesa – ha illustrato Rhodes – i due Presidenti sono d’accordo nel rinviare la questione a un pool di tecnici per superare gli ostacoli di carattere concreto”.

A non credere alla spiegazione dell’establishment democratico sono stati i repubblicani, che, come riportato da un’interrogazione scritta inviata ad Obama dal Presidente della Commissione delle Forze Armate del Congresso, Mike Turner, hanno evidenziato come la maggioranza alla camera bassa – che appartiene allo schieramento repubblicano – non consentirà l’approvazione di alcun piano di indebolimento di progetti importanti per la tutela della difesa nazionale proposto dal Capo di Stato democratico.

“Il Congresso ha comunicato già in maniera chiara al Presidente Obama l’intenzione di non negoziare i propri piani di difesa anti-missilistica né con la Russia, né con nessun altro Paese del pianeta – ha riportato la missiva di Turner – Bloccheremo ogni tentativo di indebolire gli Stati Uniti d’America”.

Al termine dell’incontro privato, quando ancora la registrazione non è stata trasmessa, Obama e Medvedev hanno comunicato alla stampa piena soddisfazione per il miglioramento dei rapporti tra Washington e Mosca, ma hanno ammesso come le parti non abbiano raggiunto piena intesa in merito a questione Siriana, proliferazione nucleare dell’Iran e, per l’appunto, scudo spaziale.

Le trattative per il piano di difesa antimissilistico

Il sistema di difesa antimissilistico è stato pianificato durante il secondo mandato dell’amministrazione del Presidente repubblicano George W Bush per preservare l’Occidente da possibili minacce di natura balistica provenienti da oriente, per mezzo dell’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e del dislocamento di missili Patriot in Polonia.

Nonostante i due Paesi europei avessero accettato, sopratutto in seguito all’aggressione russa alla Georgia, appena eletto, nel 2009, il Presidente democratico Obama ha revocato i contratti e ha ridimensionato il progetto constestualizzandolo nell’ambito della NATO e riducendolo al solo posizionamento di intercettori mobili, privi di capacità offensiva, dislocati a rotazione tra Polonia, Romania e Turchia.

Nonostante la riduzione della presunta pericolosità di un progetto concepito secondo una logica difensiva, la Russia ha sempre protestato e, in risposta alle misure dell’occidente, ha varato un proprio piano alternativo nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, con l’installazione di una propria stazione radar e il dislocamento di missili Iskander – dotati di capacità offensiva – puntati dritto su Varsavia e sulle altre capitali dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani