LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

SICUREZZA ENERGETICA UE: GLI USA PRONTI A GARANTIRE CONSISTENTI FORNITURE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 8, 2012

Gli Stati uniti d’America pronti ad esportare in Europa 62 Miliardi di metri cubi di LNG derivati dallo sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale. Se accorpata con il progetto varato dalla Commissione Europea per trasportare direttamente nel Vecchio Continente oro blu dall’Azerbaijan, la proposta statunitense può contribuire ulteriormente alla diversificazione degli approvvigionamenti di Bruxelles

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

LNG americano assieme al gas azero per ridurre la dipendenza europea dall’oro blu russo. Come riportato all’autorevole Natural Gas Europe, l’avvio negli Stati Uniti dello sfruttamento di gas shale – oro blu estratto in giacimenti di profondità inferiore rispetto a quelli in cui è presente il gas naturale – permette all’Unione Europea di contare su una fonte di approvvigionamento importante per diversificare le proprie forniture da quelle di Russia e Africa del Nord.

Con l’avvio dello sfruttamento del giacimento di gas non convenzionale di Sabine Pass, ubicato in Luisiana, nei pressi della costa statunitense del Golfo del Messico, la compagnia USA Cheniere è in grado di esportare nel Vecchio Continente 16 Milioni di tonnellate di oro blu liquefatto dal 2016.

Inoltre, secondo un progetto del Dipartimento dell’Energia di Washington, volto ad aumentare le esportazioni dello shale liquefatto, la quantità di gas venduta all’Europa è destinata a raggiungere i 62 miliardi di metri cubi entro il 2020.

Per via della loro cospicuità, i rifornimenti da oltreoceano costituiscono un elemento importante per la realizzazione del progetto di diversificazione delle forniture di gas approntato dalla Commissione Europea per garantire la sicurezza energetica del Vecchio Continente.

Oltre ad una massiccia adozione di rigassificatori per importare LNG da USA, Qatar e Norvegia, Bruxelles ha avviato la pianificazione del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti concepiti per trasportare direttamente in Europa gas proveniente dall’Azerbaijan e dal Turkmenistan.

Tra le infrastrutture atte a veicolare l’oro blu dal Bacino del Mar Caspio all’Europa sono stati progettati il Nabucco – conduttura concepita dalla Turchia all’Austria attraverso Romania e Ungheria, supportata economicamente dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dall’ungherese MOL e dalla tedesca RWE, e sostenuta politicamente da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – e il Gasdotto Transadriatico – TAP, dal confine greco-turco alla Puglia, sostenuto economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia elvetica EGL e dalla tedesca E.On, supportato politicamente dai Governi di Italia, Grecia e Albania.

A porre un interrogativo sulla proposta americana è la crescente domanda di energia da parte dell’Asia, che potrebbe spingere gli Stati Uniti a destinare gran parte del loro export di gas liquefatto ai Paesi del continente asiatico, tra cui l’India – con cui Washington ha stretto relazioni importanti – e la Cina, che ancora non riesce a definire con la Russia il tariffario per le forniture di oro blu naturale.

Sul piano delle forniture dall’Azerbaijan, il contributo che il gas centro-asiatico può dare al mercato europeo è fissato ad un massimo di 16 Miliardi di metri cubi: molto importante – sopratutto considerata la crescente domanda interna dell’UE – ma non abbastanza per incidere in maniera profonda sul bilancio interno dell’Unione Europea, che all’anno consuma 508 miliardi di metri cubi di gas circa.

Nonostante le criticità, l’importazione di LNG dagli Stati Uniti e il trasporto diretto di gas naturale dall’Azerbaijan rappresentano comunque una soluzione utile all’Europa per diminuire sensibilmente la dipendenza dalle importazioni russe e nordafricane che, come rivelatosi in più occasioni, sono spesso instabili e politicamente connotate.

Il conflitto tra Russia ed Europa

Per impedire il rafforzamento politico dell’Europa, la Russia ha concesso sconti in cambio di contratti a lungo termine con i Paesi dell’Ovest del Vecchio Continente – Germania e Francia in primis – ed ha lasciato alti i tariffari imposti agli Stati dell’Europa Centrale.

De facto, Mosca ha diviso al suo interno il Vecchio Continente, polarizzando ad occidente Governi fedeli al Cremlino grazie ai rapporti privilegiati sul piano energetico e, ad oriente, Paesi penalizzati per il sostegno prestato ai progetti di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

Inoltre, per evitare la realizzazione del progetto di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea, il monopolista del gas russo, Gazprom – posseduto per metà dal Cremlino – ha avviato, in partnership con il colosso italiano ENI, e le compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, la costruzione del Southstream: gasdotto concepito per rifornire di oro blu proveniente dalla Russia direttamente l’Europa Sud-Occidentale, bypassando Paesi politicamente osteggiati da Mosca come Romania, Polonia, Moldova e Ucraina.

Dinnanzi alla politica della Russia, nel Settembre 2012 la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale nei confronti di Gazprom per condotta anticoncorrenziale in Europa Centrale.

Come dichiarato da Bruxelles, il monopolista russo ha infranto i principi del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce la liberalizzazione del mercato interno del gas, impone lo scorporo tra il controllo della compravendita di oro blu e la gestione dei gasdotti, e vieta ad enti extraeuropei il controllo dei sistemi infrastrutturali degli Stati del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani