LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del gas: Lituania, Lettonia ed Estonia verso il mercato energetico baltico

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 26, 2016

Vilna, Riga e Tallinn avviano le trattative per l’abbattimento delle tariffe doganali in materia di energia. Il progetto, che prevede la partecipazione di Polonia e Finlandia, è atto a garantire la sicurezza energetica dell’Europa Centro Orientale



Varsavia – Un mercato unico regionale dell’energia per garantire la sicurezza energetica dei Paesi Baltici ed invitare l’Unione Europea a passi più coraggiosi verso una vera integrazione economica e politica. Questa è la lezione proveniente da Lituania, Lettonia ed Estonia che, nella giornata di martedì, 17 Maggio, hanno avviato un progetto atto a creare un mercato unico del gas dei Paesi Baltici.

Come riportato dall’autorevole Baltic Course, il progetto prevede l’abbattimento delle tariffe doganali tra i Paesi Baltici, così da abbassare i prezzi dell’energia per industrie e popolazione, incrementare la concorrenza nel settore e garantire la sicurezza energetica di Lituania, Lettonia ed Estonia.

La motivazione che ha portato alla concezione del mercato energetico comune baltico è l’alta dipendenza di Lituania, Lettonia ed Estonia dalle importazioni di gas di un unico fornitore, la Russia.

Inoltre, il mercato energetico comune baltico è programmato per essere esteso anche a Polonia e Finlandia, due Paesi dell’Unione Europea che hanno avviato la realizzazione di due gasdotti per collegare il sistema infrastrutturale polacco e quello finlandese rispettivamente a quello lituano ed estone.

La Polonia, in particolare, è il Paese che più di tutti sta spingendo Bruxelles ad attuare misure urgenti per garantire la sicurezza energetica dei Paesi membri dell’Unione Europea. Da un lato, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, è l’ideatore dell’Unione Energetica Europea, un progetto atto ad unificare i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione. 

Dall’altro, il Presidente polacco, Andrzej Duda, è il promotore dell’Intermarium, un’alleanza di Paesi dell’Europa Centro Orientale -Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia e Croazia- che vedono la propria sicurezza energetica messa a serio repentaglio dagli accordi bilaterali stipulati, con la Russia, da Germania, Francia e Italia.

L’attivismo di Tusk e Duda in materia energetica ha portato alla realizzazione del rigassificatore di Świnoujście, grazie al quale la Polonia importa gas liquefatto proveniente dal Qatar, e all’avvio della realizzazione dell’Interconnettore del Gas Polonia Lituania. Inoltre, la Polonia partecipa alla costruzione del Corridoio Nord Sud per veicolare gas dal terminale di Świnoujście al rigassificatore croato di Krk attraverso Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Croazia.

Sul piano strettamente energetico, la realizzazione del mercato energetico comune baltico consente a Lituania, Lettonia ed Estonia di diversificare le forniture di gas e, di conseguenza, abbassare il prezzo dell’energia. Infatti, con l’avvio del terminale LNG di Klaipeda -installazione che permette alla Lituania di importare gas liquefatto dalla Norvegia- e con il collegamento con il sistema infrastrutturale energetico della Polonia, Lettonia ed Estonia potrebbero fin da ora contare su fonti di energia diversificate.

Sul piano politico, il mercato energetico comune baltico sposa sia il progetto dell’Intermarium di Duda, che l’Unione Energetica Europea di Tusk, portando fin da subito ad una maggiore sicurezza energetica per i Paesi dell’Europa Centro Orientale e, in una prospettiva più tarda, ad anticipare l’integrazione dei mercati dell’energia dei Paesi UE, sulla quale Bruxelles sta lavorando con troppo ritardo.


Dalla Russia meno gas nei Paesi Baltici

A conferma della necessità, per i Paesi Baltici, di un mercato energetico comune sono i dati, riportati dal portale Delfi, inerenti all’attività nella regione del monopolista statale russo del gas Gazprom, che ha riportato un decremento sostanziale delle esportazioni di gas in Lituania ed Estonia.

Nonostante, finora, Lituania ed Estonia abbiano dipeso dalle importazioni dalla Russia per circa il 90% del proprio fabbisogno, la quantità di gas esportata da Gazprom nel mercato lituano è decrementata al 65%, mentre il mercato estone ha ricevuto dal monopolista statale russo del gas una quantità di oro azzurro pari al 73% del proprio fabbisogno. 

A motivare il decremento dell’importazione di gas dalla Russia per Lituania ed Estonia è la recente liberalizzazione del mercato interno del gas dei due Paesi, una misura, incoraggiata dall’Unione Europea, che ha portato alla fine del controllo di Gazprom sulle compagnie energetiche nazionali lituane ed estoni.

Differente è il discorso in merito alla Lettonia, dove Gazprom ha aumentato le esportazioni di gas. Non a caso, la liberalizzazione del mercato interno del gas lettone deve ancora essere avviata.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: Francia e Italia contro l’Unione Energetica Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 12, 2016

Parigi e Roma, ma anche Belgio e Austria, chiedono alla Commissione Europea la revisione del meccanismo di solidarietà tra i Paesi membri dell’UE in materia di energia. L’interesse della Russia dietro alla condotta anti-europea di importanti Stati dell’Unione Europea



Varsavia – Tutti parlano tanto di Europa, ma nessuno, nei fatti, la vuole. Sopratutto quando in ballo c’è il gas di Putin. Nella giornata di lunedì, 11 Aprile, Francia, Italia, Belgio e Austria hanno chiesto ufficialmente la revisione del Pacchetto per la Sicurezza Energetica dell’Unione Europea, un documento varato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Unione Energetica Europea -progetto promosso dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi membri dell’UE.

Come riportato dall’autorevole portale Energetyka 24, i Paesi contrari al Pacchetto hanno richiesto alla Commissione di rivedere il meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri. Secondo il progetto, ogni Paese UE è tenuto a condividere le proprie forniture di gas con gli Stati colpiti da crisi energetiche e vittime di Guerre del Gas.

Secondo il Pacchetto per la Sicurezza Energetica UE, l’Unione Europea verrebbe divisa in nove zone energetiche, nelle quali i Paesi facenti parte di ciascuna zona sono chiamati a creare dei micromercati dell’energia unificando i propri sistemi infrastrutturali energetici nazionali. 

Oltre alla Zona Nord Ovest -Gran Bretagna e Irlanda- e alla Zona Nord Sud Ovest -Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Lussemburgo- il Pacchetto per la Sicurezza Energetica prevede il varo della zona del Corridoio Meridionale -Bulgaria, Grecia e Romania- della Zona Centro-Orientale -Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia- e della Zona Sud-Orientale -Austria, Croazia, Italia, Slovenia e Ungheria. 

Ad esse, si aggiungono il Primo Mercato Energetico Baltico -Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia- ed il Secondo Mercato Energetico Baltico -Danimarca e Svezia- mentre Cipro e Malta restano Paesi autonomi.

Per realizzare le zone del mercato energetico UE, la proposta della Commissione prevede anche la realizzazione di un alto numero di rigassificatori, atti ad importare gas liquefatto -e, così, diversificare le forniture di gas dalle importazioni da Russia ed Algeria, dalle quali l’UE dipende fortemente- e nuovi gasdotti destinati a mettere in comunicazione i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi delle nove zone.

Considerata la complessità del progetto, l’opposizione di Francia, Italia, Belgio e Austria al disegno della Commissione assume una dimensione anti-europea ed anti-concorrenziale.

Più che legata alla vena anti-concorrenziale -tuttavia molto forte in Paesi dove la tradizione comunista è molto forte, come, per l’appunto, Francia, Italia, Belgio e Austria- l’opposizione di Parigi, Roma, Bruxelles e Vienna al Pacchetto per la Sicurezza Energetica Europea è da leggere come una mossa per forzare l’approvazione di una serie di progetti che questi Paesi Membri dell’UE hanno progettato, in via bilaterale, con la Russia.


Nordstream e Southstream vs solidarietà energetica UE

Infatti, a Francia e Belgio interessa il prolungamento del Nordstream, gasdotto progettato da Russia e Germania per veicolare nel mercato UE 110 miliardi di metri cubi di gas russo, bypassando i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale e, così, incrementando la dipendenza dell’UE dalle forniture di Mosca.

Da parte loro, Italia e Austria sostengono il Southstream, gasdotto progettato da questi due Paesi con la Russia per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Europa meridionale e, così, contrastare il progetto di diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per importare oro azzurro dall’Azerbaijan.

Sia il prolungamento del Nordstream che la realizzazione Southstream sono opposti dalla Commissione Europea perché non in linea con il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta la gestione dei gasdotti, e il possesso del gas venduto attraverso di essi, da parte dello stesso attore.

Inoltre, sia il prolungamento del Nordstream che la realizzazione del Southstream sono considerati contrari alla politica di diversificazione delle forniture di gas dalla Russia: una misura promossa dalla Commissione Europea per incrementare concorrenza e trasparenza.

In nome dell’interesse bilaterale con la Russia, Francia, Italia, Belgio e Austria -che in altri ambiti si ergono a paladini dell’unità europea- dimostrano di essere poco interessati al meccanismo di solidarietà che, in campo energetico, Paesi membri dell’UE come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia necessitano come garanzia della propria sicurezza nazionale.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La Saipem intralcia ancora la sicurezza energetica della Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 17, 2015

La compagnia energetica italiana comunica al Governo polacco l’ennesimo ritardo nella consegna di un’opera fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas da parte di Varsavia. L’infrastruttura è parte integrante della Comunità Energetica Europea sostenuta dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale e dalla Commissione Europea 



Varsavia – La Polonia potrà avere la sua sicurezza energetica solamente sotto l’Albero. Il tutto, grazie alla compagnia energetica italiana Saipem che, nella giornata di venerdì, 7 Agosto, ha comunicato che la consegna del rigassificatore di Swinoujscie avverrà solamente nel mese di Dicembre.

La notizia del ritardo della consegna è stata notificata durante un incontro tra i rappresentanti Saipem ed il Ministro del Tesoro del Governo polacco, Adam Czerwinski, che, invano, ha cercato di convincere in tutti i modi la compagnia energetica italiana ad attenersi ai piani originali, che prevedevano l’avvio dell’attività del rigassificatore di Swinoujscie nel mese di Ottobre.

Come riportato dall’autorevole TVN24, per la Saipem non si tratta del primo ritardo nella realizzazione dell’infrastruttura. Infatti, il rigassificatore di Swinoujscie avrebbe dovuto essere terminato nel Giugno 2014, e prima ancora nel Settembre 2013, ma la compagnia energetica italiana ha rallentato i lavori per via del crack finanziario nel settore immobiliare polacco.

In realtà, le motivazioni del ritardo nella consegna del rigassificatore di Swinoujscie possono essere legate a ragioni di carattere geopolitico. La Saipem è controllata dal colosso energetico italiano ENI, che a sua volta è in strettissimi rapporti commerciali e politici con il monopolista statale russo del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che si oppone ad ogni tentativo di diversificazione energetica da parte della Polonia e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Progettato dall’Amministrazione Presidenziale di Lech Kaczynski -coraggioso Capo dello Stato di orientamento conservatore, morto della misteriosa Catastrofe di Smolensk, che si è fortemente impegnato per garantire l’indipendenza energetica della Polonia e dell’Europa Centro-Orientale dalla Russia- e sostenuto dal Governo di orientamento moderato di Donald Tusk -attuale Presidente del Consiglio Europeo- il rigassificatore di Swinoujscie è concepito per importare gas liquefatto dal Qatar e altri Paesi esportatori di LNG, come Norvegia, Egitto e, presto, Stati Uniti d’America.

Inoltre, il rigassificatore di Swinoujscie è sostenuto ufficialmente dalla Commissione Europea, che ha inserito l’infrastruttura tra le opere da realizzare in diversi Paesi membri dell’Unione Europea per diversificare le forniture di gas nell’ambito della Comunità Energetica Europea: un progetto su cui, nonostante le dichiarazioni di facciata, e il reale bisogno della sua messa in atto, Bruxelles molto poco ha finora fatto.

Infatti, grazie alla realizzazione del Corridoio Nord Sud -concepito dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria- e del Gasdotto Polonia-Lituania, il rigassificatore di Swinoujscie sarà presto collegato con il terminale croato di Krk e con il gasoporto lituano di Klajpeda.

L’opposizione conservatrice contesta il Governo moderato

Pronta alla notizia del ritardo della consegna del rigassificatore è stata la reazione del Presidente polacco, Andrzej Duda, che nella sua prima intervista dal suo insediamento rilasciata al settimanale Wsieci, ha posto la sicurezza energetica come una delle priorità della sua Amministrazione.

Sulla stessa onda si è detta anche Beata Szydlo, la Candidata Premier della Destra Unita -coalizione composta dai Partiti di orientamento conservatore Diritto e Giustizia PiS, Polonia Insieme PR, Polonia Solidale SP- che ha accusato il Governo polacco di non avere fatto abbastanza per garantire il funzionamento di un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica polacca.

Infatti, il ritardo nella consegna del rigassificatore di Swinoujscie rappresenta una sconfitta per il Premier Ewa Kopacz, che è anche Candidata Premier della moderata Piattaforma Civica -PO, la forza politica di maggioranza nel Paese a cui appartiene anche Tusk.

Dal momento della sua nomina a Capo del Governo, la Kopacz avrebbe infatti dovuto realizzare il progetto che il suo predecessore Tusk ha avviato prima della sua nomina alla guida del Consiglio Europeo, definendo il rigassificatore di Swinoujscie un’opera di importanza strategica per l’economia polacca.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Schetyna porta la Polonia ancora più in Europa

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 7, 2014

Al suo primo Exposé, il nuovo Ministro degli Esteri polacco dichiara la necessità di condannare la Russia per la politica aggressiva in Ucraina senza, tuttavia, troppo pregiudicare i rapporti economici. Difesa comune dell’Unione Europea, realizzazione dell’Unione Energetica Europea e Cooperazione con la NATO gli altri punti salienti del discorso al Parlamento del Capo della diplomazia della Polonia

Niente di nuovo per la diplomazia di Varsavia, come dimostra la sala della Camera Bassa del Parlamento mezza vuota, nonostante un evento importante per la politica della Polonia come la dichiarazione di una scelta chiara, che vede il Governo del nuovo Premier polacco Ewa Kopacz, la leader della popolar-liberale Piattaforma Civica -PO, la principale forza partitica di maggioranza- appieno integrata nell’Unione Europea.

Nella giornata di giovedì, 6 Novembre, il Ministro degli Esteri polacco, Grzegorz Schetyna, durante il suo primo Exposé da Capo della diplomazia polacca, ha illustrato le priorità della politica estera della Polonia, ponendo al primo posto, come da tradizione, l’Ucraina.

Schetyna, costretto a prendere l’eredità del politico che può di tutti ha contribuito alla democratizzazione dell’Ucraina, l’attuale Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento Radoslaw Sikorski, ha promesso a Kyiv aiuti economici per un totale di 21 Milioni di Zloty per sollevare l’economia del Paese e favorire lo sviluppo umanitario e sociale del popolo ucraino.

Schetyna, che nello stesso giorno ha anche incontrato l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, Federica Mogherini, ha anche duramente attaccato il comportamento della Russia, senza tuttavia chiudere la porta alla collaborazione con Mosca, sopratutto in ambito economico: se, da un lato, il Ministro degli Esteri ha definito la mentalità del Cremlino legata all’epoca dei blocchi, dall’altro ha auspicato che iniziative convenienti, come la creazione di una zona limitata di libera circolazione tra i Voivodati del Nord-Est e l’enclave russa di Kaliningrad, possano essere ripetute.

“L’instabilità in Ucraina, così come le crisi militari in Siria e Libia, ci chiamano ad un ruolo maggiormente responsabile per accrescere la capacità difensiva comune dell’UE, affinché la sicurezza dell’Europa sia adeguatamente tutelata” ha dichiarato Schetyna, che ha anche aggiunto la necessità, per la Polonia, di implementare la collaborazione con NATO e Stati Uniti d’America per il rafforzamento delle strutture difensive nazionali sul confine orientale dell’Alleanza Atlantica, che coincide con quello polacco.

Passando all’Europa, Schetyna, sempre in tema di sicurezza, ha anche dichiarato il pieno impegno del Ministero degli Esteri nella realizzazione di nuovi gasdotti per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico della Polonia con quello degli altri Paesi dell’UE, e del rigassificatore di Swinoujscie per diversificare le forniture di gas della Polonia.

I nuovi gasdotti e il terminale di Swinoujscie sono progetti preventivati dall’Unione Energetica Europea: disegno politico rilanciato dall’ex-Premier polacco Donald Tusk -fresco di nomina a Presidente del Consiglio Europeo- e dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea quali Jacques Delors e Romano Prodi, per creare un mercato unico UE dell’energia e permettere all’Europa di negoziare con una voce sola la compravendita di gas e greggio con i Paesi fornitori.

Infine, Schetyna ha anche sottolineato la necessità di continuare a sfruttare i fondi europei con la stessa costanza e precisione che, finora, ha permesso alla Polonia uno sviluppo senza precedenti in Europa.

“Siamo l’unico Paese in Europa che non vive una recessione da circa vent’anni: in 10 anni di appartenenza all’UE siamo riusciti a sfruttare al meglio la nostra appartenenza ad un mercato di cinquecento milioni di persone” ha continuato Schetyna.

Premier, Presidente e Maresciallo soddisfatti dal discorso

Positiva, al discorso di Schetyna, è stata la reazione del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha particolarmente apprezzato l’accento posto sulla sicurezza, mentre il Premier Kopacz ha illustrato gli sforzi evidenziati dal Ministro degli Esteri di mantenere la pace in Europa Orientale coinvolgendo maggiormente l’Europa.

Ad accogliere con favore l’Exposé di Schetyna è stato anche il Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento, Radoslaw Sikorski, che, l’indomani, è chiamato ad affrontare un voto di sfiducia proposto dalle opposizioni per avere rivelato al portale statunitense Politico circa i piani del Presidente russo, Vladimir Putin, di proporre all’allora Premier polacco Tusk la spartizione dell’Ucraina.

Critiche all’Exposé di Schetyna sono provenute dall’opposizione conservatrice del Partito Diritto e Giustizia -PiS- che ha accusato il Ministro degli Esteri di avere assunto un atteggiamento troppo molle nei confronti della Russia di Putin.

Contestazioni al discorso di Schetyna sono provenute anche dal Partito socialdemocratico SLD, che ha criticato l’eccessiva attenzione prestata dal Ministro degli Esteri alla questione ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: il Parlamento Europeo caccia la Commissaria filo-putiniana sostenuta da Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 9, 2014

La nomina a Vicepresidente della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea dell’ex-Premier slovena, Alenka Bratusek respinta dal voto di popolari, socialisti e democratici e liberali presso la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca. Il suo supporto al Southstream la vera ragione che ha decretato il suo allontanamento

Una scelta di sovranità del Parlamento Europeo che rappresenta una vera e propria sconfitta per il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. Nella giornata di mercoledì, 8 Ottobre, la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca del Parlamento Europeo -ITRE- ha respinto la nomina dell’ex-Premier sloveno, Alenka Brausek, a Vicepresidente della Commissione Europea con delega alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Come riportato da Euractiv, a motivare il respingimento della Bratusek è stato il voto negativo del Partito Popolare Europeo e del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, a cui si è aggiunto il parere contrario dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, a cui la Bratusek, seppur non ufficialmente, afferisce politicamente.

A influire contro la nomina della Bratusek è stata la prestazione della slovena durante le audizioni presso la Commissione ITRE che, secondo quanto dichiarato sia dai popolari che dai socialisti e democratici, non ha rispettato le attese minime che sono richieste al candidato chiamato a ricoprire un aspetto così delicato come la realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Altresì, oltre ad avere dato risposte vaghe sul suo progetto da Vicepresidente della Commissione Europea, la Bratusek è stata respinta anche per avere scelto di auto-proclamarsi candidata Commissaria per conto della Slovenia con un atto preso in maniera unilaterale durante gli ultimi giorni del suo Governo: una scelta che non è piaciuta ai Parlamentari Europei.

Un altro aspetto che ha squalificato la Bratusek è l’essere stata immortalata a cantare inni del regime sovietico durante un’occasione pubblica: un errore imperdonabile che un’alta carica dell’Unione Europea non può commettere.

Oltre alle motivazioni ufficiali, il respingimento della Bratusek nasconde tuttavia ragioni ben più profonde, come la sua effettiva contrarietà all’Unione Energetica Europea, il progetto che è stata chiamata da Juncker a seguire e realizzare.

L’Unione Energetica Europea, progetto concepito dai Presidenti Emeriti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, di recente rilanciato dal Presidente-Nominato del Consiglio Europeo Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, prevede infatti la creazione di un mercato unico del gas e la diversificazione delle forniture di energia per decrementare la dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria.

Ad esempio, per avviare l’Unione Energetica Europea, la Commissione Europea ha preventivato la realizzazione di nuovi rigassificatori e gasdotti -come il Gasdotto Trans Adriatico, che interessa l’Italia- per importare gas da nuovi fornitori come Azerbaijan, Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La Bratusek, invece, durante la guida del Governo sloveno ha favorito la firma di accordi con il monopolista statale russo del gas Gazprom per la realizzazione in Slovenia del Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia meridionale all’Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca.

Potocnik, Sefcovic e Navracsics in corsa per il posto della Bratusek

Con il respingimento della Bratusek, il Parlamento Europeo ha preso una chiara posizione in difesa della sovranità del popolo europeo e della sicurezza energetica di un’Europa che, se resta fortemente dipendente dalle forniture di energia di Paesi terzi, non può diventare forte e influente a livello globale.

Ora, il Presidente-Eletto della Commissione, Juncker, è chiamato a sostituire la Bratusek con un altro candidato sloveno alla Vicepresidenza con delega all’Unione Energetica Europea che, tuttavia, dovrà sempre superare l’esame della Commissione competente.

Come riportato da European Voice, la Bratusek potrebbe essere sostituita dal connazionale Janez Potocnik: Commissario uscente all’Ambiente che, per via della sua esperienza pregressa, sarebbe adatto a ricoprire tale ruolo.

In alternativa a Potocnik, la Slovenia potrebbe però nominare Tanja Fajon che, per via della sua scarsa esperienza, potrebbe essere dirottata a Commissario della Cultura: posto ad oggi occupato dall’ungherese Tibor Navracsics.

In questo caso, Navracsics andrebbe ad occupare il settore dei Trasporti, lasciando che ad occupare la Vicepresidenza della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea sia lo slovacco Maros Sevcovic.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Polonia critica la Francia: “la politica bilaterale con Putin penalizza l’Europa”

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 30, 2014

Il Vicepremier polacco, Tomasz Siemoniak, lamenta la permanenza di stretti legami militari tra l’Amministrazione francese e quella russa per la vendita delle portaerei Mistral, che mettono a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale. Il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, invita il suo collega francese, Francois Hollande, ad accelerare sull’Unione Energetica Europea

L’ombrello americano è sicuramente più europeo di quello francese. Questa è la posizione assunta dal Vicepremier polacco, Tomasz Siemoniak, che, nella giornata di lunedì, 29 Settembre, ha commentato la gara attualmente in corso tra la società statunitense Raytheon e la francese Thales per la realizzazione in Polonia del sistema di difesa anti-missilistico.

In un’intervista al quotidiano Rzeczpospolita, Siemoniak, che è anche Ministro della Difesa, ha sottolineato come la scelta del Governo polacco potrebbe facilmente ricadere sulla compagnia con sede negli Stati Uniti d’America per via della decisione della Francia di mantenere attuale la vendita di due portaerei di categoria Mistral alla Russia.

L’accordo tra Francia e Russia, secondo Siemoniak, rafforza le strutture militari di un Paese, la Russia, a cui l’Europa, da un lato, ha applicato sanzioni economiche e commerciali in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, e la NATO, dall’altro, ha risposto fermamente alle continue provocazioni negli spazi aerei dei Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Olanda, USA e Canada incrementando le strutture difensive dei Paesi dell’Europa Centrale.

“Non posso nascondere che la questione dei Mistral non favorisce la scelta dei francesi: sono però convinto che la Francia saprà fare una scelta saggia” ha dichiarato Siemoniak, alludendo alla solidarietà europea come principio a cui la Francia dovrebbe attenersi nella sua politica militare, sopratutto in momento come quello attuale, in cui la Comunità Atlantica è de facto sotto attacco da parte del Presidente russo, Vladimir Putin.

Oltre ad essere una lamentela nei confronti dell’Amministrazione francese, la posizione di Siemoniak è anche un vero e proprio invito a rilanciare la collaborazione tra Polonia e Francia per la realizzazione, nel più breve tempo possibile, dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, già concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, è stato rilanciato di recente dall’ex-Premier polacco, Donald Tusk -attuale Presidente-Nominato del Consiglio Europeo- e dal Presidente francese, Francois Hollande.

Nello specifico, l’Unione Energetica Europea prevede la creazione di un mercato europeo unico del gas tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle importazioni di carburante mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, e la creazione di un ente unico UE per la compravendita del gas da Paesi terzi.

Una conferma delle intenzioni conciliatorie di Siemoniak è provenuta dalle dichiarazioni rilasciate dal Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, di cui il Vicepremier è notoriamente uno stretto collaboratore.

Il Presidente Komorowski, a margine del vertice dei Presidenti del Gruppo Arraiolos, ha sottolineato come la solidarietà tra i Paesi UE in ambito energetico sia essenziale affinché Putin capisca che l’utilizzo del gas come mezzo di coercizione geopolitica è sconveniente per la Russia stessa, che ha proprio nelle esportazioni di energia in Europa una fetta molto considerevole del suo bilancio.

Komorowski contro il Southstream

Il Presidente polacco ha inoltre fatto appello affinché i Paesi UE perseguano il progetto dell’Unione Energetica Europea senza supportare progetti bilaterali con Putin, che finiscono per incrementare, anziché diminuire, la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia, come il gasdotto Southstream.

Questa infrastruttura, concepita da Putin per veicolare gas russo dalla Russia meridionale in Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è contrastata dalla Commissione Europea, che ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto a congelare la realizzazione di un progetto che, de facto, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa.

“In molti casi, alcuni Paesi membri dell’UE agiscono con criteri imprenditoriali e non politici: è importante che l’UE non incrementi la sua dipendenza dalle forniture di gas della Russia, ad esempio realizzando il Southstream” ha dichiarato Komorowski all’autorevole agenzia PAP.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina. NATO e Polonia lanciano l’allarme: “Putin pronto ad attaccare”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 6, 2014

La Portavoce dell’Alleanza Atlantica dichiara la presenza di 20 Mila uomini dell’esercito russo ai confini ucraini, e l’intenzione della Russia di intervenire in Ucraina come forza di peacekeeping. Il Premier polacco, Donald Tusk, lamenta la mancata prontezza dell’Unione Europa a reagire ad un possibile attacco del Cremlino

20 mila uomini dell’esercito e il pretesto di intervenire come ‘forza di pace’ per autorizzare l’occupazione militare dell’Ucraina. Questa, secondo quanto riportato da un dossier della NATO, è la tattica adottata dalla Russia, che, come riportato dalla portavoce dell’Alleanza Atlantica, Oana Lungescu, nella giornata di mercoledì, 6 Agosto, ha dislocato circa 20 Mila uomini del suo esercito ai confini dell’Ucraina.

Come riportato dall’autorevole Reuters, l’esponente NATO ha anche lamentato la possibilità che il Presidente russo, Vladimir Putin, ritenga opportuno intervenire con il suo esercito per assicurare una stabilità favorevole alla Russia nelle regioni dell’Ucraina dell’Est, ad oggi occupate dai miliziani pro-russi armati da Mosca.

Questa situazione, secondo la Lungescu, legittimerebbe l’occupazione russa, e porrebbe così a serio repentaglio l’integrità territoriale dell’Ucraina, già violata con l’annessione militare della Crimea lo scorso Marzo.

“Se dovesse verificarsi lo sconfinamento militare della Russia in territorio ucraino, si verificherebbe un episodio pericoloso a cui l’Europa, ad oggi, non è capace di dare una risposta unita e forte” ha commentato, come riportato dalla Yevropeyska Pravda, il Premier polacco, Donald Tusk.

Il Premier polacco, che ha dichiarato che la Russia, secondo fonti dell’intelligence polacca, è pronta ad intervenire in Ucraina nel giro di un paio di ore, ha anche sottolineato come la mancanza di una risposta da parte dell’Unione Europa sia una dimostrazione della debolezza dell’UE.

Concorde con la posizione di Tusk si è detto anche il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, al canale televisivo TVN24, ha dichiarato che l’esercito russo già possiede 10 battaglioni ai confini con l’Ucraina.

“Si tratta di un vero e proprio atto di pressione politica nei confronti di Kyiv da parte di Mosca: a pochi passi dall’Ucraina, i russi hanno dislocato anche un alto numero di tecnologia militare d’avanguardia pronta per azioni di carattere aggressivo” ha affermato il Ministro degli Esteri polacco.

Concorde con Tusk e Sikorski, che appartengono alla Piattaforma Civica -PO, il principale Partito di Governo di ispirazione cristianodemocratica afferente al Partito Popolare Europeo- si è detto anche l’incaricato per la risoluzione della questione ucraina del Parlamento Europeo, Aleksander Kwasniewski.

Il rappresentante polacco, che è stato Presidente della Polonia dal 1995 al 2005 -periodo durante il quale ha contribuito a portare a successo il primo processo democratico ucraino noto come ‘Rivoluzione Arancione’- ed esponente di spicco della forza politica socialdemocratica SLD, ha evidenziato come il disegno di Putin sia quello di creare l’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico, a cui, oltre alla Russia, hanno già aderito Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgystan ed Armenia, è concepito dal Presidente russo per estendere il dominio della Russia nell’ex-URSS, ma per essere realizzato necessita imprescindibilmente della partecipazione dell’Ucraina, senza la quale Mosca non può forgiarsi del titolo di ‘impero’ globale.

“Le sanzioni che l’Occidente ha applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina sono un buon passo, ma si sono rivelate insufficienti per cambiare il piano geopolitico di Putin -ha dichiarato Kwasniewski in un’intervista esclusiva a Gazeta Wyborcza– La propaganda di Mosca è ancora molto ben influente sopratutto nei Paesi Occidentali dell’UE, che, come nel caso dell’Olanda e dell’Italia, hanno tuttavia dimostrato di recente di avere mutato la loro tradizionalmente morbida posizione nei confronti di Mosca, sopratutto dopo l’abbattimento dell’aereo civile malaysiano nel Donbas”.

Kwasniewski: “poco probabile le nomine di Tusk e Sikorski rispettivamente a Presidente del Consiglio Europeo e Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE”

Oltre alla crisi ucraina, Kwasniewski ha anche commentato le nomine UE, che vedono proprio il Premier Tusk ed il Ministro Sikorski tra i candidati favoriti rispettivamente alla carica di Presidente del Consiglio Europeo e di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

L’ex-Presidente polacco ha ritenuto poco probabile la nomina di Tusk, in quanto, con la sua dipartita dalla politica polacca, il Premier provocherebbe la vittoria in Polonia dell’Opposizione conservatrice di Diritto e Giustizia -PiS- con cui l’attuale leader della PO si troverebbe costantemente costretto a mediare in seno al Consiglio Europeo.

Per quanto riguarda Sikorski, l’ex-Presidente Kwasniewski ha ritenuto la sua candidatura ottimale, ma ha anche sottolineato come, in sede UE, si preferisca affidare la guida della diplomazia dell’Unione Europea ad una donna nominata dal gruppo dei Socialisti e Democratici Europei.

In alternativa alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, Kwasniewski ha ritenuto interessante per Sikorski il ruolo di Commissario UE all’Energia, poiché la Polonia è il Paese che più di tutti si è battuto per il varo di un’unica politica energetica europea.

Secondo Kwasniewski, per Sikorski, che è il candidato ufficiale della Polonia alla Commissione Europea, più difficile è la nomina a Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione.

A questo ruolo ambiscono infatti sia Paesi dell’Europa Occidentale -intenzionati, secondo l’ex-Presidente polacco, a bloccare l’inclusione in UE di nuovi Paesi- che la Croazia, che ha indicato per il posto da Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione l’ex-Ministro all’Integrazione, Neven Mimica.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Unione Energetica UE: Tusk rilancia sul rigassificatore di Swinoujscie

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 30, 2014

Il Premier polacco pronto al braccio di ferro con la compagnia italiana Saipem per la realizzazione in tempi brevi di un’infrastruttura necessaria per la sicurezza energetica e nazionale della Polonia. Dalla costruzione del terminale in Pomerania passa l’avvio di un progetto europeo concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea

Un’infrastruttura da realizzare per dotare l’Unione Europea di una politica energetica diversificata, sicura ed efficiente.

Nella giornata di martedì, 29 Luglio, la compagnia energetica polacca Polskie LNG ha confermato la realizzazione in tempi brevi del rigassificatore di Swinoujscie: un’infrastruttura progettata in Pomerania, nella Polonia Nord-Occidentale, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La posizione della Polskie LNG riprende le dichiarazioni enunciate, lo scorso 25 Luglio, dal Premier polacco, Donald Tusk, che ha rassicurato sulla realizzazione del rigassificatore: ritenuto un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica, e quindi nazionale, della Polonia.

Nello specifico, Tusk ha dichiarato di intendere superare l’impasse contrattuale provocato dalla compagnia italiana Saipem, che, come riportato da Polskie Radio, per completare il terminale di Swinoujscie ha richiesto al Governo polacco la revisione del contratto con un ritocco, al rialzo, delle tariffe.

La posizione della Saipem rischia di provocare alla Polonia un esborso ben maggiore della mera questione contrattuale: la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG ha infatti già siglato un contratto con la compagnia del Qatar Qatargas per l’acquisto di LNG a partire dal 2015.

“Siamo pronti ad ascoltare le ragioni che hanno portato la compagnia italiana a richiedere nuovi negoziati -ha dichiarato Tusk- Tuttavia, non siamo intenzionati ad accettare alcun ricatto motivato dal bisogno che abbiamo di realizzare l’infrastruttura in tempi brevi”.

Il rigassificatore di Swinoujscie è un’infrastruttura pilota dell’Unione Energetica Eueopea: progetto, supportato da Tusk e dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, che intende perseguire la diversificazione delle forniture di gas dell’UE dalle importazioni da Russia ed Algeria.

Questo scopo, necessario per decrementare la dipendenza dell’Europa sopratutto da Mosca -che spesso si avvale del gas come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi europei sovrani e indipendenti, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina e Georgia- è realizzabile tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri UE e la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori.

Dalla Slovacchia il via libero definitivo per le esportazioni di gas in Ucraina

Un passo in direzione dell’Unione Energetica Europea è stato effettuato anche dalla Slovacchia, che, sempre martedì, 29 Luglio, ha dato l’avvio definitivo all’invio di gas russo in Ucraina attraverso l’utilizzo del gasdotto Vojany-Uzhhorod in senso invertito.

L’iniziativa, che aiuta l’Ucraina a decrementare la dipendenza dalle forniture di gas dirette dalla Russia, de facto mette in comunicazione i sistemi infrastrutturali di due Paesi che appartengono alla Comunità Energetica Europea.

Questo ente è una sorta di UE dell’energia che, oltre ai Paesi membri dell’Unione, comprende anche Georgia, Moldova, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Albania.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

La Saipem mette a repentaglio la realizzazione dell’infrastruttura-pilota dell’Unione Energetica Europea in Polonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 24, 2014

La compagnia energetica italiana chiede al Governo polacco più soldi per terminare la costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, concepito per importare LNG da Norvegia, Qatar, Egitto e USA. L’infrastruttura posta in vetta all’agenda europea per la diversificazione delle forniture di energia e per il varo di una comune politica energetica dell’Unione Europea

Un’infrastruttura necessaria per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa e per la realizzazione del mercato unico dell’energia dell’Unione Europea che, ora, rischiano di essere stoppati. Nella giornata di martedì, 23 Luglio, la compagnia energetica italiana ha minacciato l’interruzione della realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia, se il Governo polacco non accetta un contratto supplementare, che prevede l’erogazione di un ulteriore pagamento.

La notizia, data da Polskie Radio, non è stata commentata dal Governo polacco, che sul rigassificatore di Swinoujscie ha puntato e già speso molto pur di diversificare le proprie forniture di gas dall’importazione di carburante dalla Russia, da cui la Polonia dipende per circa l’82% del proprio fabbisogno nazionale.

Oltre alla Polonia, ad avere scommesso sul rigassificatore di Swinoujscie è l’Unione Europea, che proprio nella realizzazione di un alto numero di rigassificatori, insieme alla realizzazione di nuovi gasdotti, e alla messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, ha fissato i principi dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, sostenuto dal Premier polacco, Donald Tusk, supportato dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito dai Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, in seguito all’aggressione militare russa in Ucraina è stato posto in cima all’agenda dei lavori sia della Commissione Europea che del Parlamento Europeo.

Come dichiarato dal Presidente e dal Vicepresidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, rispettivamente il popolare polacco Jerzy Buzek e la democratica italiana Patrizia Toia, l’Unione Energetica Europea, e quindi il terminale di Swinoujscie, sono infatti provvedimenti necessari per cementare una comune politica energetica UE.

Un assist alla politica energetica imperialista della Russia

La decisione di Saipem di chiedere più soldi al Governo polacco per la realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie mette a serio repentaglio la realizzazione di un’infrastruttura che l’Unione Europea ha indicato come strategica per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Nello specifico, il rigassificatore di Swinoujscie, che Saipem ha realizzato per il 90%, è concepito per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America. Inoltre, questo terminale sarà messo in contatto con il rigassificatore in via di realizzazione a Krk, in Croazia, mediante il Corridoio Nord-Sud.

Questo gasdotto è progettato per veicolare gas dalla Polonia alla Croazia tramite Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria, così da consentire a Paesi fortemente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia di diminuire la dipendenza da Mosca.

Inoltre, il rigassificatore di Swinoujscie sarà collegato con il terminale lituano di Klaipeda, per garantire anche alla Lituania, e di seguito anche a Lettonia ed Estonia, di avvalersi di una fonte di gas alternativa a quella del monopolista statale russo del gas Gazprom.

Gazprom, la longa manus del Cremlino nel campo energetico, soddisfando il 100% del fabbisogno degli Stati Baltici, si avvale dell’energia come mezzo di pressione geopolitica per inglobare nella sfera di influenza politica della Russia non solo di Vilna, Riga e Tallinn, ma anche di Paesi europei che non appartengono all’UE, come Ucraina, Georgia, Bielorussia e Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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