LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Saipem intralcia ancora la sicurezza energetica della Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 17, 2015

La compagnia energetica italiana comunica al Governo polacco l’ennesimo ritardo nella consegna di un’opera fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas da parte di Varsavia. L’infrastruttura è parte integrante della Comunità Energetica Europea sostenuta dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale e dalla Commissione Europea 



Varsavia – La Polonia potrà avere la sua sicurezza energetica solamente sotto l’Albero. Il tutto, grazie alla compagnia energetica italiana Saipem che, nella giornata di venerdì, 7 Agosto, ha comunicato che la consegna del rigassificatore di Swinoujscie avverrà solamente nel mese di Dicembre.

La notizia del ritardo della consegna è stata notificata durante un incontro tra i rappresentanti Saipem ed il Ministro del Tesoro del Governo polacco, Adam Czerwinski, che, invano, ha cercato di convincere in tutti i modi la compagnia energetica italiana ad attenersi ai piani originali, che prevedevano l’avvio dell’attività del rigassificatore di Swinoujscie nel mese di Ottobre.

Come riportato dall’autorevole TVN24, per la Saipem non si tratta del primo ritardo nella realizzazione dell’infrastruttura. Infatti, il rigassificatore di Swinoujscie avrebbe dovuto essere terminato nel Giugno 2014, e prima ancora nel Settembre 2013, ma la compagnia energetica italiana ha rallentato i lavori per via del crack finanziario nel settore immobiliare polacco.

In realtà, le motivazioni del ritardo nella consegna del rigassificatore di Swinoujscie possono essere legate a ragioni di carattere geopolitico. La Saipem è controllata dal colosso energetico italiano ENI, che a sua volta è in strettissimi rapporti commerciali e politici con il monopolista statale russo del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che si oppone ad ogni tentativo di diversificazione energetica da parte della Polonia e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Progettato dall’Amministrazione Presidenziale di Lech Kaczynski -coraggioso Capo dello Stato di orientamento conservatore, morto della misteriosa Catastrofe di Smolensk, che si è fortemente impegnato per garantire l’indipendenza energetica della Polonia e dell’Europa Centro-Orientale dalla Russia- e sostenuto dal Governo di orientamento moderato di Donald Tusk -attuale Presidente del Consiglio Europeo- il rigassificatore di Swinoujscie è concepito per importare gas liquefatto dal Qatar e altri Paesi esportatori di LNG, come Norvegia, Egitto e, presto, Stati Uniti d’America.

Inoltre, il rigassificatore di Swinoujscie è sostenuto ufficialmente dalla Commissione Europea, che ha inserito l’infrastruttura tra le opere da realizzare in diversi Paesi membri dell’Unione Europea per diversificare le forniture di gas nell’ambito della Comunità Energetica Europea: un progetto su cui, nonostante le dichiarazioni di facciata, e il reale bisogno della sua messa in atto, Bruxelles molto poco ha finora fatto.

Infatti, grazie alla realizzazione del Corridoio Nord Sud -concepito dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria- e del Gasdotto Polonia-Lituania, il rigassificatore di Swinoujscie sarà presto collegato con il terminale croato di Krk e con il gasoporto lituano di Klajpeda.

L’opposizione conservatrice contesta il Governo moderato

Pronta alla notizia del ritardo della consegna del rigassificatore è stata la reazione del Presidente polacco, Andrzej Duda, che nella sua prima intervista dal suo insediamento rilasciata al settimanale Wsieci, ha posto la sicurezza energetica come una delle priorità della sua Amministrazione.

Sulla stessa onda si è detta anche Beata Szydlo, la Candidata Premier della Destra Unita -coalizione composta dai Partiti di orientamento conservatore Diritto e Giustizia PiS, Polonia Insieme PR, Polonia Solidale SP- che ha accusato il Governo polacco di non avere fatto abbastanza per garantire il funzionamento di un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica polacca.

Infatti, il ritardo nella consegna del rigassificatore di Swinoujscie rappresenta una sconfitta per il Premier Ewa Kopacz, che è anche Candidata Premier della moderata Piattaforma Civica -PO, la forza politica di maggioranza nel Paese a cui appartiene anche Tusk.

Dal momento della sua nomina a Capo del Governo, la Kopacz avrebbe infatti dovuto realizzare il progetto che il suo predecessore Tusk ha avviato prima della sua nomina alla guida del Consiglio Europeo, definendo il rigassificatore di Swinoujscie un’opera di importanza strategica per l’economia polacca.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Tsipras accetta il diktat di Putin: la Grecia dice sì al Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 21, 2015

Il Premier greco, a Capo di una colazione di comunisti ed estremisti di destra, accetta la realizzazione del gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca. L’atteggiamento di Atene mette in forse la realizzazione della TAP



Tenere in piedi economicamente un Partenone oramai a pezzi val bene un gasdotto, e pazienza se la sicurezza energetica e nazionale dei Paesi membri dell’Unione Europea viene messa seriamente a repentaglio. Nella giornata di venerdì, 19 Giugno, il Premier greco, il comunista Alexis Tsipras, ha raggiunto un accordo con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per la realizzazione in territorio greco del Turkish Stream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia alla Turchia attraverso il fondale del Mar Nero, è concepito dal monopolista nazionale russo Gazprom per veicolare in Europa 47 miliardi di metri cubi di gas naturale russo.

Come riportato dall’agenzia AP, il prolungamento del Turkish Stream, accettato da Tsipras durante il Forum Economico di San Pietroburgo -rassegna internazionale boicottata da quasi tutti i principali leader politici mondiali- è il prezzo che il Premier greco ha dovuto pagare per permettere investimenti russi in Grecia e, secondo le promesse di Putin -che come dimostrato sul piano militare in Georgia ed Ucraina valgono molto poco- la creazione da parte di Gazprom di nuovi posti di lavoro ad Atene.

Più che da ragioni economiche -la Grecia sta attendendo un prestito di 7,2 miliardi di Euro dall’Unione Europea- la decisione di Tsipras di accettare il prolungamento del Turkish Stream in Grecia è dettata da ragioni politiche: una dimostrazione subalternità a Mosca che fa del Governo di Atene -una coalizione di comunisti e nazionalisti di estrema destra- uno dei più solidi alleati di Putin in seno all’Unione Europea e alla NATO.

Infatti, il Turkish Stream è un progetto di natura politica pianificato da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas dalla Russia. 

Così, del resto, avrebbe dovuto essere anche con il Southstream, infrastruttura progettata da Mosca per veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas, fermata dalla strenua opposizione della Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Inoltre, il Turkish Stream è un progetto alternativo al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- pianificato dalla Commissione Europea per veicolare in Italia dalla Grecia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea limitando le importazioni dalla Russia.

Con l’appoggio al Turkish Stream, facile è preventivare l’abbandono del sostegno alla TAP da parte del Governo Tsipras che, così facendo, metterebbe a serio repentaglio la realizzazione di un importante progetto della politica energetica della Commissione Europea ed incrementerebbe ulteriormente il peso della Russia nel mercato energetico europeo come attore quasi monopolista.

Anche l’Italia vicina al gasdotto di Mosca

Tuttavia, così come accaduto per il Southstream, difficilmente la Commissione Europea potrà arrivare ad approvare la realizzazione di un gasdotto, il Turkish Stream, che contrasta apertamente il Terzo Pacchetto Energetico, Legge UE che vieta il possesso congiunto dei gasdotti e del gas commercializzato da parte del medesimo gestore -che, nel caso del Turkish Stream, sarebbe Gazprom.

Ciò nonostante, sopratutto di recente, le lobby filorusse hanno iniziato a lavorare molto alacremente presso singoli Paesi UE per sostenere la realizzazione dei progetti energetici della Russia in Europa e, più in generale, l’abolizione delle sanzioni che Unione Europea e Stati Uniti d’America hanno applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Paese particolarmente esposto, e vulnerabile, al pressing lobbistico della Russia è l’Italia, in cui forti sono gli interessi del colosso energetico nazionale ENI e della sua controllata Saipem con Gazprom proprio nel Turkish Stream.

Infatti, il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, assieme a Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Sinistra Ecologia Libertà e Fratelli D’Italia -ed anche i principali media del Paese, da Libero a La Repubblica- hanno invitato il Governo italiano a rivedere le sanzioni applicate alla Russia. 

Non è quindi peregrino ipotizzare che anche un altro personaggio apertamente filorusso come l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE, Federica Mogherini, possa sostenere apertamente il Turkish Stream, anche facendo pressione all’interno della Commissione Europea affinché il gasdotto di Putin sia paradossalmente riconosciuto come infrastruttura di interesse strategico per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

Ucraina: la Svizzera aiuta Putin ad aggirare le sanzioni dell’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 5, 2014

Il settimanale francese Le Point presenta il ruolo strategico di Berna nella gestione dei conti bancari russi e della commercializzazione del gas di Mosca in Europa. Attraverso succursali registrate nella Confederazione Elvetica il monopolista statale russo del gas Gazprom può aggirare le misure restrittive approntate dall’Unione Europea in reazione all’aggressione militare della Russia all’Ucraina

Il Paese del cioccolato, degli orologi e del formaggio coi buchi, ma anche lo Stato delle banche e il salvagente del malaffare russo in Europa per fuggire alle sanzioni applicate dall’Unione Europea per reagire all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina. Nella giornata di Domenica, 3 Agosto, la Svizzera, per voce del Ministro dell’Economia elvetico, Johann Schneider-Ammann, ha dichiarato di non intendere aderire alle sanzioni europee nei confronti della Russia, nonostante la Commissione Europea abbia apertamente invitato i Paesi terzi confinanti con l’UE ad unirsi all’iniziativa nei confronti del Cremlino.

Come riportato dal Ministro svizzero, Berna intende mantenere una posizione neutrale, anche e sopratutto tenuto conto dell’impatto che le sanzioni europee avranno nei confronti della Svizzera, la cui economia è strettamente collegata a quella UE.

Oltre alla tradizionale neutralità elvetica, a motivare la mancata partecipazione della Svizzera alla lista dei Paesi che hanno deciso di imporre sanzioni alla Russia vi è un’interesse più ampio, fatto di depositi bancari e traffici energetici.

Come riportato dall’autorevole settimanale francese Le Point, la Svizzera è infatti il rifugio di considerevoli capitali russi depositati in un paradiso fiscale in cui, non a caso, hanno scelto di abitare alcuni dei più potenti oligarchi della Federazione Russa, tra cui Gennady Timchenko: una delle personalità colpite dalle sanzioni dell’Occidente a Mosca stretto amico del Presidente russo, Vladimir Putin.

Oltre alle banche, sempre secondo Le Point, la Svizzera rappresenta un importante snodo per la commercializzazione del greggio e del grano russo: è proprio da Berna che, infatti, transita il 70% della benzina e il 60% della farina esportata da Mosca in Europa.

Tuttavia, le banche, il greggio e il grano -figurato e non- non sono le uniche fonti di ricchezza che tengono unite Svizzera e Russia, ma anche il gas ricopre un ruolo fondamentale nelle solide relazioni tra Berna e Mosca.

Come riportato da un’analisi effettuata dal Presidente dell’autorevole centro di studi di politica globale Strategia XXI, Mykhaylo Honchar, proprio in Svizzera è molto attivo il monopolista statale russo del gas Gazprom: la longa manus del Cremlino, che attraverso una sua società figlia, la Gazprom Schweiz AG, controlla la commercializzazione in Serbia, Austria e Italia del gas proveniente da Turkmenistan, Kazakhstan, Azerbaijan ed Uzbekistan.

Come rilevato da Honchar nell’analisi, ancora in via di pubblicazione, la Gazprom Schweiz AG gode di un mercato talmente fiorente da foraggiare il 53% delle entrate di bilancio della compagnia Gazpromeksport, deputata non solo alla commercializzazione del gas in Germania, ma anche, come riporta il suo statuto, ad attuare iniziative in favore della promozione della cultura russa sul piano culturale ed artistico.

La Gazpromeksport, così come la Gazprom Schweiz AG ed altre compagnie energetiche intermediarie afferenti sempre a Gazprom -e quindi al Cremlino- sono controllate sul piano finanziario dalla Gazprombank: la banca privata del monopolista statale del gas russo che, assieme alla Sberbank, alla VTB, alla Vnieshekonombank ed alla Rossielkhozbank, sono state inserite tra gli enti interessati dalle sanzioni UE.

Come conclude Honchar, grazie al passaggio in Svizzera, dove Gazprom possiede diverse sedi fisse, Putin riesce così a bypassare le sanzioni che l’Europa ha applicato per indebolire l’economia russa a partire proprio dall’energia: il settore di cui Mosca spesso si avvale per realizzare scopi di natura geopolitica a danno di Paesi terzi sovrani e indipendenti, come Ucraina, Moldova, Georgia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca.

La lobby filorussa forte anche in Europa Occidentale e nei Balcani

Oltre al passaggio in Svizzera, a mettere a serio repentaglio la riuscita delle sanzioni UE è anche l’attività delle singole compagnie energetiche dei Paesi dell’Unione che mantengono forti interessi con Gazprom, e che quindi sono intenzionati a convincere i rispettivi Governi ad assumere una posizione morbida nei confronti di Mosca.

Non è infatti un caso se la compagnia tedesca Wintershall ha portato la Germania ad essere molto cauta al momento della discussione delle sanzioni alla Russia, così come in Italia è molto forte la posizione filorussa del colosso nazionale ENI e della compagnia Saipem: entrambe coinvolte nella realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dalla Russia per bypassare l’Ucraina nel transito del gas russo in Europa, incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di oro blu di Mosca, e bloccare il progetto di diversificazione delle fonti di gas che la Commissione Europea ha di recente varato.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha dichiarato contrarietà al Southstream, ma i singoli Paesi interessati dal gasdotto -Austria, Slovenia, Ungheria e Bulgaria- hanno dato pieno sostegno al gasdotto di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Unione Energetica UE: Tusk rilancia sul rigassificatore di Swinoujscie

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 30, 2014

Il Premier polacco pronto al braccio di ferro con la compagnia italiana Saipem per la realizzazione in tempi brevi di un’infrastruttura necessaria per la sicurezza energetica e nazionale della Polonia. Dalla costruzione del terminale in Pomerania passa l’avvio di un progetto europeo concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea

Un’infrastruttura da realizzare per dotare l’Unione Europea di una politica energetica diversificata, sicura ed efficiente.

Nella giornata di martedì, 29 Luglio, la compagnia energetica polacca Polskie LNG ha confermato la realizzazione in tempi brevi del rigassificatore di Swinoujscie: un’infrastruttura progettata in Pomerania, nella Polonia Nord-Occidentale, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La posizione della Polskie LNG riprende le dichiarazioni enunciate, lo scorso 25 Luglio, dal Premier polacco, Donald Tusk, che ha rassicurato sulla realizzazione del rigassificatore: ritenuto un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica, e quindi nazionale, della Polonia.

Nello specifico, Tusk ha dichiarato di intendere superare l’impasse contrattuale provocato dalla compagnia italiana Saipem, che, come riportato da Polskie Radio, per completare il terminale di Swinoujscie ha richiesto al Governo polacco la revisione del contratto con un ritocco, al rialzo, delle tariffe.

La posizione della Saipem rischia di provocare alla Polonia un esborso ben maggiore della mera questione contrattuale: la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG ha infatti già siglato un contratto con la compagnia del Qatar Qatargas per l’acquisto di LNG a partire dal 2015.

“Siamo pronti ad ascoltare le ragioni che hanno portato la compagnia italiana a richiedere nuovi negoziati -ha dichiarato Tusk- Tuttavia, non siamo intenzionati ad accettare alcun ricatto motivato dal bisogno che abbiamo di realizzare l’infrastruttura in tempi brevi”.

Il rigassificatore di Swinoujscie è un’infrastruttura pilota dell’Unione Energetica Eueopea: progetto, supportato da Tusk e dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, che intende perseguire la diversificazione delle forniture di gas dell’UE dalle importazioni da Russia ed Algeria.

Questo scopo, necessario per decrementare la dipendenza dell’Europa sopratutto da Mosca -che spesso si avvale del gas come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi europei sovrani e indipendenti, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina e Georgia- è realizzabile tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri UE e la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori.

Dalla Slovacchia il via libero definitivo per le esportazioni di gas in Ucraina

Un passo in direzione dell’Unione Energetica Europea è stato effettuato anche dalla Slovacchia, che, sempre martedì, 29 Luglio, ha dato l’avvio definitivo all’invio di gas russo in Ucraina attraverso l’utilizzo del gasdotto Vojany-Uzhhorod in senso invertito.

L’iniziativa, che aiuta l’Ucraina a decrementare la dipendenza dalle forniture di gas dirette dalla Russia, de facto mette in comunicazione i sistemi infrastrutturali di due Paesi che appartengono alla Comunità Energetica Europea.

Questo ente è una sorta di UE dell’energia che, oltre ai Paesi membri dell’Unione, comprende anche Georgia, Moldova, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Albania.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

L’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande piace a tutti tranne che alla Merkel

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 30, 2014

Il progetto del Premier polacco e del Presidente francese è sostenuto da Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia ed Estonia, mentre ancora una risposta deve provenire da Italia e Spagna. Anche i principali candidati alla Presidenza della Commissione Europea, Schulz, Juncker e Verhofstadt, a favore del piano che implementa la sicurezza energetica dell’Unione Europea

Un sostegno positivo da parte di quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea ad un progetto fondamentale per la diversificazione e la sicurezza energetica degli Stati UE. Questo è il bilancio del primo round di consultazioni attuato dal Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea: progetto, supportato in primis dal Presidente francese, Francois Hollande, che prevede da un lato la messa in comunicazione dei gasdotti dei Paesi UE e, nel contempo, la diversificazione delle forniture di gas, che oggi gli Stati membri importano a troppe alte quantità da poche fonti.

Come riportato dall’agenzia PAP, Tusk, dopo avere incassato l’ok di Hollande, ha ottenuto il supporto anche degli altri Paesi del Gruppo di Vysehrad – Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, oltre alla Polonia- e si appresta ora a consultazioni con il suo collega spagnolo, Mariano Rajoy.

Approccio positivo all’Unione Energetica è stato anche quello dei Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia- che soffrono una forte dipendenza da un solo forniture di energia, la Russia, mentre, come ha dichiarato Tusk, con il Premier italiano, Matteo Renzi, la discussione a riguardo è stata fissata a breve.

L’unico Paese ad avere avuto una reazione fredda all’Unione Energetica Europea è stata la Germania dove, secondo il Premier polacco, il sostegno al progetto del Cancelliere, Angela Merkel, è fondamentale per varare l’avvio della realizzazione del progetto già nella prossima seduta del Consiglio Europeo, come Hollande e Tusk hanno dichiarato di volere.

Malgrado l’opposizione della Merkel, l’Unione Energetica Europea ha ottenuto, seppur con sfumature differenti, il sostegno dei principali Candidati alla Presidenza della Commissione Europea che, lunedì, 27 Aprile, si sono fronteggiati nel primo dibattito tv tra i concorrenti alla guida dello scranno più ambito delle Istituzioni UE.

Il binomio inscindibile di energia e lavoro è stato sottolineato dal candidato del Partito dei Socialisti e Democratici Europei, Martin Schulz, che ha evidenziato come la realizzazione dell’Unione Energetica Europea sia necessaria non solo per rafforzare la sicurezza energetica dell’UE, ma anche e sopratutto per creare nuova occupazione.

La necessità di diminuire la dipendenza energetica sopratutto dalla Russia, e di avviare forniture di gas alternative per tutti i Paesi UE è stata supportata dal candidato del Partito Popolare Europeo, Jean Claude Juncker, che ha tuttavia evidenziato come la politica energetica debba rimanere una competenza delle singole nazioni.

Opposta è stata la visione del candidato dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Guy Verhofstad, che, dopo avere posto la realizzazione dell’Unione Energetica Europea come sua priorità in caso di elezione a Presidente della Commisisione, ha invece evidenziato come l’energia debba essere una stretta competenza di un’unica Istituzione Europea creata ad hoc.

La Slovacchia avvia le forniture di gas inverse all’Ucraina

Un passo verso la realizzazione dei postulati dell’Unione Energetica Europea è stato realizzato dalla Slovacchia che, sempre lunedì, 27 Aprile, ha avviato le forniture di gas russo a senso inverso dalla Germania all’Ucraina attraverso il gasdotto Vojany.

Il memorandum, che permette l’esportazione in Ucraina attraverso i gasdotti slovacchi di un massimale di 9 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dalla Germania -che importa 55 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico- segue gli accordi già firmati con Polonia ed Ungheria, attraverso i cui gasdotti Kyiv ha ottenuto la possibilità di importare un 8 miliardi di metri cubi di carburante.

La quota complessiva di oro blu importato attraverso l’utilizzo inverso dei gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria permette all’Ucraina di acquisire 17 Miliardi di metri cubi di gas all’anno: una quantità che, seppur di poco, aiuta Kyiv a decrementare la dipendenza dalle importazioni dalla Russia, da cui l’Ucraina oggi dipende per il 90% circa del proprio fabbisogno.

Chi, invece, va contro il progetto di Unione Energetica Europea sono alcune delle principali compagnie energetiche europee, che badano più all’interesse personale che alla diminuzione della dipendenza dell’Europa da poche forniture di gas.

Martedì, 29 Aprile, la compagnia austriaca OMV ha firmato un accordo per la realizzazione in Austria del Southstream: gasdotto, progettato da un’accordo politico tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano Silvio Berlusconi, concepito per veicolare in Europa ulteriori 63 Miliardi dimetri cubi di gas russo.

Il Southstream, che secondo i progetti transita dalla Russia meridionale sul fondale del Mar Nero, per poi approdare in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Austria, è stato duramente contestato dalla Commissione Europea perché incrementa notevolmente la dipendenza energetica dell’Europa dal gas russo.

Inoltre, la Commissione Europea ha bloccato la realizzazione del Southstream nell’ambito delle sanzioni imposte alla Russia per l’annessione militare della Crimea e, soprattutto, le provocazioni armate nell’Est dell’Ucraina.

Un accordo per la realizzazione materiale del Southstream è stato già stretto con la Russia dalla compagnia Italia Saipem, nonostante, pochi giorni prima, l’UE a essa dato il via alla prima delle due ondate di sanzioni nei confronti dell’entourage politico di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centrale ed Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

GAS: ROMANIA E SERBIA RAVVIVANO LA COMPETIZIONE TRA NABUCCO E SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 23, 2013

Il Governo romeno intenzionato ad incentivare l’afflusso di investimenti privati per la realizzazione del Nabucco. Il Governo serbo cede i terreni al monopolista statale russo, Gazprom, per la realizzazione del Southstream. 

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

Una gestione privata per una conduttura destinata a rinforzare l’interesse nazionale ed europeo. Nella giornata di venerdì, 22 Febbraio, in Romania in Parlamento è stata presentata una Proposta di Legge -che con tutta probabilità sarà approvata- che garantisce ai privati la gestione del gasdotto Nabucco.

Come riportato dalla Bloomberg, il Progetto di Legge, che sottrae allo Stato il controllo del Nabucco, mira ad incoraggiare investimenti privati nel gasdotto concepito dalla Commissione Europea per diversificare gli approvvigionamenti di gas dell’UE tramite il trasporto diretto di oro blu dall’Azerbaijan.

Con una portata di 30 Miliardi di metri cubi di gas, il Nabucco è progettato per veicolare il gas azero dalla Turchia Occidentale in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla bulgara BEH, e realizzato dall’italiana Saipem, il Nabucco è sostenuto politicamente da Commissione Europea, Austria, Romania, Turchia, Polonia, e Slovacchia.

Il Progetto Di Legge del Parlamento romeno, che ha dato slancio alla realizzazione del gasdotto alla verdiana denominazione, è una risposta immediata al via libera dato dalla Serbia alla costruzione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per impedire la realizzazione del Nabucco, ed aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca -da cui oggi l’Unione Europea dipende per il 40% del fabbisogno continentale totale.

Nella giornata di giovedì, 20 Febbraio, il Governo serbo ha accordato la cessione dei terreni al monopolista statale russo del gas, Gazprom, e alla compagnia nazionale Srbijagaz: i due enti impegnati nella realizzazione del Southstream in Serbia.

La manovra della Serbia è necessaria per evitare al consorzio deputato alla realizzazione del gasdotto di negoziare compensazioni con i proprietari terrieri privati, e, de facto, riversa la responsabilità della cessione dei terreni unicamente sul Governo serbo.

Un gasdotto pericoloso per l’Europa

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è progettato per veicolare 63 miliardi di gas russo dalle coste meridionali della Russia in Austria tramite Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Compartecipata da Gazprom -ente controllato direttamente dal Cremlino- dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e da quella francese EDF, la conduttura è sostenuta politicamente da Russia e, più o meno palesemente, da Francia, Belgio e Germania, nonostante l’opposizione della Commissione Europea ad un progetto che mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica dell’UE.

Matteo Cazzulani

GAS: IL NABUCCO INGAGGIA LA SAIPEM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 31, 2013

La compagnia controllata dall’ENI scelta per la fornitura di materiale per la costruzione di uno dei gasdotti del Corridoio Meridionale UE. Il Gasdotto Trans Adriatico sostenuto dal Primo Ministro greco, Antonis Samaras.

C’e molta Italia nella sicurezza energetica europea. Nella giornata di martedì, 29 Gennaio, il consorzio per la costruzione del gasdotto Nabucco ha affidato la fornitura di materiale per la costruzione delle tubature alla compagnia italiana Saipem.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio, la Saipem, ente controllato dall’ENI, e stata selezionata dopo una gara avviata nel Settembre 2012.

Il Nabucco e un gasdotto progettato nell’ambito del Corridoio Meridionale UE per trasportare gas dall’Azerbaijan direttamente in Austria transitando per Bulgaria, Romania e Ungheria, per diminuire la dipendenza dell’UE da Russia ed Algeria.

Sostenuto politicamente dalla Commissione Europea e dai Governi di Austria, Turchia, Polonia, Slovacchia e Romania, il Nabucco e compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, e dalla bulgara BEH.

Sempre martedì, 29 gennaio, anche l’altro progetto del Corridoio Meridionale, il Gasdotto Trans Adriatico – TAP – ha accelerato la sua realizzazione con l’ottenimento dell’endorsement ufficiale a parte del Primo Ministro greco, Antonis Samaras.

Come riportato dalla UPI, il Primo Ministro ha definito la TAP – che veicolerà 21 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Turchia e Grecia fino in Italia attraverso l’Albania – come un progetto di importanza strategica per la Grecia e l’Europa.

Sostenuto dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, il Gasdotto Trans Adriatico e compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e da quella tedesca E.On.

Un’opportunità per l’economia italiana

La realizzazione della TAP comporta un notevole vantaggio per l’Italia, destinata a diventare l’hub del gas dell’Azerbaijan in Europa: il Gasdotto Trans Adriatico aumenta infatti il peso politico del nostro Paese in ambito UE, e crea anche posti di lavoro in un Paese colpito da una forte crisi economica e sociale.

Sia il Nabucco che la TAP hanno concesso la meta delle loro azioni alle compagnie che controllano lo sfruttamento del giacimento Shakh-Deniz – situato in Azerbaijan al largo della Capitale Baku: il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA SI RIBELLA A GAZPROM: RICORSO A STOCCOLMA E TERMINALE IN BREVE TEMPO CON L’AUSILIO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas, Polonia by matteocazzulani on October 8, 2011

Varsavia ricorre in tribunale contro il monopolista russo per il mancato ribasso delle tariffe, ed ottiene finanziamenti dalla Commissione Europea per la costruzione del terminale sul Mar Baltico. I progetti energetici polacchi indispensabili per l’indipendenza energetica UE

Varsavia alla guida dell'Unione Europea

Prima alle urne, poi in tribunale. Questo e il programma dell’agenda polacca alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari che, tuttavia, non hanno distolto l’attenzione del Paese da una delle emergenze primarie: la sicurezza energetica.

Come dichiarato da una nota del colosso nazionale, PGNiG, Varsavia ricorrera all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il monopolista russo, Gazprom, accusato di concorrenza sleale e comportamento industrialmente scorretto. Nello specifico, la parte polacca ancora attende l’apertura di trattative per il ritocco al ribassso della bolletta per l’oro blu che Mosca, diversamente da quanto attuato nei confronti di tedeschi, lettoni, estoni, cechi e slovacchi, non intende concedere.

“Abbiamo tutte le ragioni per chiedere lo sconto – ha dichiarato il Capo di PGNiG, Radoslaw Dudzinski, la domanda e calata, ma il prezzo e rimasto lo stesso. Abbiamo stimato la restituzione dalla Russia di qualche centinaio di Milioni dallo scorso 3 Maggio – ha concluso – data della sigla di un contratto che oggi non e piu attuale”.

Dunque, una grossa tegola per Gazprom, che simili scenari per il ritocco delle tariffe sta gia affrontando con altri soggetti energetici di rilievo, tra cui le tedesche E.On. ed RWE, la francese Suez-Gaz de France, l’olandese Shell, e l’italiana ENI. Lecito sottolineare che il monopolista e adoperato dal Cremlino come arma politica per dare supporto alle rinate ambizioni imperiali sull’Europa – sopratutto su quella ex-URSS – basandosi non piu su aiuti fraterni ed interventi armati – eccezion fatta per la Georgia, aggredita militarmente nell’Agosto 2008 – ma su contratti a lungo termine per mantere le singole compagnie energetiche del Vecchio Continente dipendenti dall’oro blu di Mosca.

Una strategia che, grazie al ruolo della Commissione Europea, guidata da Jose Manuel Barroso, e, sopratutto, al semestre di presidenza UE polacco puo subire un significativo argine: sempre alla vigilia del voto, Varsavia ha ottenuto la promessa di finanziamento da parte della Commissione per l’ultimazione della costruzione del terminale di Swinoujscie – localita della Pomerania, al confine con la Germania – concepito per importare gas liquido acquistato da Centro Asia, Irak, Venezuela, Qatar, ed altri Paesi del Mondo, ad eccezione della Russia.

La Polonia alla difesa dell’Europa

Un progetto, dalla portata di 7,5 Metri cubi di oro blu annui, a cui partecipa anche l’italiana Saipem, che la Polonia ha sempre definito come chiave per la diversicazione delle forniture e per l’indipendenza energetica da Mosca dell’intera Europa, sopratutto in seguito alla costruzione del NordStream e del SouthStream: gasdotti sottomarini con cui Gazprom rifornira di oro blu direttamente l’Europa Occidentale, scavalcando – per ragioni poliche – proprio Polonia, Bielorussia, Romania, Ucraina, Moldova, e Stati Baltici.

Un’accerchiamento inaccettabile se si vuole davvero costruire l’Europa unita, a cui Varsavia ha risposto con lo stanziamento di cospicui fondi per la realizzazione di strade altenrative per l’importazione di gas e nafta. Tra esse, il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica: oleodotto per la cui realizzazione in territorio europeo il bilancio polacco ha stanzato ingenti somme, coadiuvato da Bruxelles, e sostenuto con vigore persino dalla Presidenza della Repubblica – che in Polonia interviene nelle questioni riguardandi il budget solo in casi di emergenza nazionale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA POLONIA SI AFFIDA A RIGASSIFICATORE E QATAR

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 26, 2011

Avviata la costruzione di un terminale presso Stettino, sul Mar Baltico, con l’obiettivo di allentare la dipendenza energetica da Mosca

Il primo ministro polacco, Donald Tusk

C’è un po’ di Italia, e molta Europa, nell’autonomia energetica polacca. Nella giornata di giovedì, 24 Marzo, ha preso il via la realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie.

Un terminale sul Mar Baltico, realizzato da un consorzio formato dalla polacca PBG, dall’italiana Saipem, e dalla francese Techint.

A sponsorizzarlo, il governo polacco, nonostante il recente taglio alla cifra preventivata per la sua realizzazione, da 1 miliardo di Dollari, a 170 milioni di Biglietti Verdi.

Soddisfazione da parte del Primo Ministro, Donald Tusk, che ha presentato il progetto come cruciale per il proprio Paese. Come illustrato all’agenzia PAP, il terminale non solo soddisferà un terzo del fabbisogno energetico nazionale, ma consentirà alla Polonia di riesportare il surplus di oro blu rigassificato.

“Il Gazoport — ha evidenziato Tusk — è utile per tutta l’Europa. A garanzia, un contratto per le forniture di gas liquido dal Qatar”.

Gazprom resta il principale fornitore

Malgrado questa, positiva, conseguenza, per Varsavia il terminale è una vera e propria necessità.

Perse le forniture della compagnia elvetica RosUkrEnergo — controllata al 50% dal monopolista russo Gazprom, e per l’altro 50% da due oligarchi ucraini, Dmytro Firtash ed Ivan Fursyn — eliminata in seguito agli accordi energetici tra Mosca e Kyiv del Gennaio 2009, la Polonia ad oggi ha dipeso per l’89% dalla Russia.

Lo scorso Ottobre, con Gazprom è stato siglato un nuovo contratto, tanto oneroso, quanto controverso, che ha preventivato la cessione della gestione dei gasdotti polacchi al monopolista russo.

Rinegoziato, su incoraggiamento di Bruxelles, preocupata dal disaccordo della clausola con il Terzo Pacchetto Energetico — che garantisce la liberalizzazione del sistema infrastrutturale energetico dei Paesi UE — l’accordo ha garantito a Varsavia, fino al 2022, 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas.

Matteo Cazzulani