LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VARATO IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 17, 2013

Il Partito SocialDemocratico Ceco si accorda con i populisti-moderati di ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco per la formazione di un Governo guidato dal Segretario SocialDemocratico, Bohuslav Sobotka. Riforma delle pensioni e lotta alla corruzione i due punti fondamentali dell’Accordo.

Non solo in Germania, anche in Repubblica Ceca al Governo ci sarà una Grande Coalizione che, più che a quella tedesca tra i crisitanodemocratici della CDU e i socialdemocratici della SPD, ricorda di più le Larghe Intese in Italia. Nella giornata di Domenica, 15 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha comunicato di avere raggiunto l’accordo per il varo di una Coalizione di Governo con il Partito populista-moderato ANO e con la Unione dei Cristianodemocratici-Partito Popolare Ceco.

Secondo l’accordo, presentato da Sobotka dopo circa due mesi di trattative, i SocialDemocratici hanno rinunciato al rafforzamento del welfare e all’incremento delle tasse per via dell’opposizione dei moderati-populisti di ANO, il cui Capo, Andrej Babis, rappresenta gli imprenditori del Paese.

In cambio, Sobotka ha ottenuto l’imprimatur per eliminare la riforma delle pensioni approntata dal precedente Governo del conservatore Petr Necas, che ha cercato di introdurre un sistema previdenziale basato quasi esclusivamente sul settore privato.

Un accordo tra il Partito SocialDemocratico Ceco, ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco è stato raggiunto anche sulla lotta alla corruzione, da cui, secondo le previsioni del Governo, dovrebbero arrivare risorse da reinvestire in tre promesse elettorali chiave delle Forze della Maggioranza: rafforzamento dello stato sociale, realizzazione di nuove infrastrutture, e aiuti alle famiglie con figli.

Nonostante l’accordo trovato, restano ancora dei punti irrisolti, in primis l’ingresso della Repubblica Ceca nell’Euro: i socialdemocratici e i cristianodemocratici sono a favore, ma ANO si oppone.

In forse resta anche la realizzazione della centrale nucleare a Temelin, che, secondo l’accordo di Coalizione, sarà costruita solo se ritenuta realmente redditizia.

Resta anche aperta la questione della restituzione dei beni alla Chiesa Cattolica avviata dall’ex-Premier Necas, che Sobotka vorrebbe fermare senza però aver potuto avere la meglio dell’opposizione del Segretario dell’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, Pavel
Belobradek.

Il Presidente contro la nuova Coalizione

A rendere precaria la Coalizione delle Larghe Intese è anche il ruolo del Presidente ceco, Milos Zeman, ex-Premier socialdemocratico che, dopo avere sostenuto la necessita di formare un Governo di minoranza del Partito SocialDemocratico Ceco con l’appoggio esterno del solo Partito Comunista di Boemia e Moravia, ha cercato di prolungare il mandato del Premier, Jiry Rusok: un tecnico che non ha mai ottenuto la fiducia dal Parlamento.

Zeman ha dichiarato di accettare l’accordo di Coalizione, ma ha illustrato come sarà lui stesso in persona a porre un veto alla nomina di alcuni Ministri del Governo che Sobotka è chiamato a presentare in Parlamento.

Le Larghe Intese si sono rivelate necessarie dopo che, nelle ultime Elezioni Parlamentari, il Partito SocialDemocratico Ceco ha ottenuto solo il 20% dei voti, seguito da ANO con il 18% e, a sorpresa, dai comunisti con il 15%.

Al quarto posto si sono posti i liberal-conservatori di TOP09, con l’11%, mentre i conservatori del Partito Democratico Civico dell’ex-Premier Necas sono crollati al 7%, così come i post-fascisti del movimento Usvit.

Ad entrare in Parlamento sono stati anche i cristianodemocratici con il 6%, mentre il Partito dei Diritti Civili del Presidente Zeman, di centro-sinistra, non ha superato lo sbarramento necessario per ottenere seggi alla Camera Bassa.

Matteo Cazzulani

IN REPUBBLICA CECA TROVATO L’ACCORDO PER UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 12, 2013

Il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha concesso una redifinizione della politica fiscale per ottenere il sostegno del movimento populista ANO dell’imprenditore Andrej Babis e dell’Unione Cristiano-Democratica. La Coalizione impedisce il varo di un Governo di sola sinistra tra SocialDemocratici e comunisti fortemente caldeggiato dal Presidente, Milos Zeman, per rafforzare la sua posizione nella politica del Paese

Un Governo di centro-sinistra basato quasi interamente sull’economia. Nella giornata di giovedì, 10 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha annunciato di avere trovato l’accordo per la formazione di un Governo delle larghe intese con il movimento populista ANO e l’Unione Cristiano-Democratica.

La decisione è arrivata dopo lunghe trattative che hanno impegnato i tre soggetti politici sopratutto sul tema dell’economia: come dichiarato da Sobotka, le tre forze politiche hanno concordato di mantenere il deficit di bilancio al di sotto della soglia europea del 3%.

Discorso più complicato ha riguardato la politica fiscale, nella quale, secondo indiscrezioni che verranno sciolte solo nel fine settimana, i SocialDemocratici hanno modificato la decisione di imporre tasse di categoria su banche, Agenzie di telecomunicazione e rendite dai Titoli di Stato, opposte da ANO.

L’accordo trovato da Sobotka mette così fine al tentativo di creare una Coalizione alternativa di sola sinistra formata prevalentemente da SocialDemocratici e comunisti, alla quale stavano lavorando il Presidente, Milos Zeman, e il Vicesegretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Michal Hasek.

Seppur di minoranza, il Governo di sola sinistra avrebbe rafforzato il potere del Presidente che, secondo indiscrezioni ben accreditate, sarebbe stato pronto ad indire Elezioni Anticipate per presentarsi come leader di una Coalizione tra SocialDemocratici e comunisti.

Un risultato al di sotto delle aspettative

La necessita di formare un Governo di Coalizione è dettata dal risultato delle ultime Elezioni Parlamentari ceche, che, contrariamente rispetto a quanto previsto, hanno visto una vittoria modesta dei SocialDemocratici con il 20% dei voti.

Secondo posto è stato ottenuto da ANO, forza populista creata dall’imprenditore Andrej Babis con il 18%, mentre, a sorpresa, terzo si è classificato il Partito Comunista Ceco, con il 15%.

Crollo invece è stato ottenuto dalle forze del Governo di centro-destra crollato per una serie di scandali: i liberal-conservatori TOP09 hanno ottenuto l’11% dei voti, mentre il Partito Democratico Civico è stato votato solo dal 7% degli aventi diritto.

Chiudono il movimento post-fascista Usvit, con il 7%, e i Cristiano-Democratici, che, grazie al 6% dei consensi, sono entrati nella coalizione di Governo.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: I SOCIALDEMOCRATICI ALLA CONTA INTERNA DOPO LA NON-VITTORIA ALLE ELEZIONI PARLAMENTARI

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 31, 2013

Il Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka, dimissionato dalla conduzione delle trattative per il varo di una Coalizione di Governo dal suo Vice, Michal Hasek. Nella contesa per la guida dell’Esecutivo c’è anche la vendetta del Presidente della Repubblica, Milos Zeman.

Dopo il magro risultato elettorale, presso i Socialdemocratici cechi la resa dei conti interna è iniziata molto duramente. Nella giornata di martedì, 29 Ottobre, il Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka, è stato estromesso dalle consultazioni per la formazione di un Governo di coalizione dal suo Vice, Michal Hasek.

La decisione, presa da un organismo interno del Partito, e che paventa anche il dimissionamento di Sobotka dalla guida dei Socialdemocratici, è stata accolta con fermezza dal Segretario, che ha sottolineato come egli possa essere cacciato solo con un voto a scrutinio segreto da parte del Comitato Centrale Esecutivo.

Oltre alla corrente interna di Hasek, vero regista dell’operazione anti-Sobotka è il Presidente della Repubblica, Milos Zeman: ex-Premier Socialdemocratico fuoriuscito dal Partito, che intende vendicarsi con l’attuale Segretario per il mancato sostegno alle votazioni parlamentari del 2003 e del 2013.

Nel 2003, i deputati Socialdemocratici -tra cui Sobotka- non appoggiarono Zeman, che pure aveva vinto le primarie interne al Partito. Nel 2013, nelle prime Elezioni Presidenziali dirette in Repubblica Ceca, vinte da Zeman, Sobotka ha supportato un proprio candidato, Jiri Dienstbier.

La guerra intestina ai socialdemocratici cechi ha provocato una doppia trattativa per la creazione di una colazione di Governo, che ha visto sia Sobotka che Hasek corteggiare il movimento moderato ANO dell’imprenditore Andrej Babis.

Vera sorpresa della consultazione elettorale, ANO, che raccoglie sostegni populisti, è riuscita ad ottenere il secondo posto, con il 18,65% dei voti, nelle Elezioni Parlamentari di sabato 26 Ottobre, arrivando a poca distanza dal Partito Social Democratico, primo con il 20,5% dei consensi.

Sobotka, oltre che con ANO, ha intrapreso negoziazioni anche con l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco -settima forza partitica con il 6,78% dei voti- per il varo di una Coalizione di Governo delle Larghe Intese di minoranza.

Da parte sua, anche Hasek ha dichiarato di avere intrapreso negoziazioni con Babis, che, secondo il Vicesegretario, avrebbe accettato di buon grado la mediazione.

In forse i comunisti, fuori, per ora, le destre

Oltre alla guerra interna ai Socialdemocratici, resta ancora aperta la possibile partecipazione ad un Governo di minoranza del Partito Comunista di Boemia e Moravia, che ha ottenuto un inaspettato terzo posto con il 14,90% dei voti.

Sembrano, invece, esclusi dalla formazione di un esecutivo sia i liberal-conservatori di TOP09 -quarti con il 12% dei voti- che i conservatori del Partito Democratico Civico -crollati al 7% dei consensi dopo avere Governato per più di cinque anni.

Per ora, fuori sembra anche essere il movimento Alba per una Nuova Democrazia Rappresentativa, sesto con il 6,87% dei consensi.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: I SOCIALDEMOCRATICI SENZA UNA MAGGIORANZA NEMMENO PER LA GRANDE COALIZIONE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 27, 2013

Il basso risultato del Partito Social Democratico Ceco porta probabilmente alla formazione di un Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti, i veri vincitori della contesa. Il movimento moderato ANO, l’altro trionfatore della consultazione, si tiene fuori dalla creazione di esecutivi, mentre tramonta l’idea di un Esecutivo delle Larghe Intese con liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Un sostanziale pareggio che scontenta tutti e lascia il Paese nella totale ingovernabilità. Nella giornata di sabato, 26 Ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha ottenuto la maggioranza relativa nelle Elezioni Parlamentari ceche, con il 20,45% dei consensi, e, con esso, il diritto a formare una non facile coalizione di Governo.

Dopo quello dei Socialdemocratici, il miglior risultato è stato quello del movimento moderato ANO -sì- fondato dall’imprenditore post-comunista Andrej Babis, che ha ottenuto il 18,65% dei voti, davanti al Partito Comunista di Boemia e Moravia: la vera sorpresa della consultazione che ha ottenuto il 14,91% dei consensi.

A seguire ci sono il partito liberal-conservatore TOP09 -Tradizione, Responsabilità, Prosperità- con il 12% dei voti, il conservatore Partito Democratico Civico con il 7,72%, il movimento Alba di una Nuova Democrazia Rappresentativa con il 6,88%, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco, con il 6,78% dei consensi.

Secondo le prime indiscrezioni, i Socialdemocratici sono orientati alla formazione di un Governo di minoranza con i comunisti che, tuttavia, dovrebbero fornire solo un appoggio esterno: un fatto che, se realizzato, rappresenterebbe una novità in un Paese dove, per ragioni storiche, i movimenti comunisti sono sempre stati tenuti fuori dalla formazione degli esecutivi.

A favorire il Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti è anche l’impossibilita di varare una Grande Coalizione tra Socialdemocratici, moderati, liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Il Leader di ANO Babis -imprenditore sceso in politica che ha saputo raccogliere molti consensi anche dai conservatori- ha già comunicato la non volontà di partecipare alle Larghe Intese, e, inoltre, TOP09, popolari e lo stesso Partito Social Democratico Ceco hanno ottenuto un risultato troppo basso per la creazione di un Esecutivo.

Irriproponibile è anche la riedizione di un Governo di destra, come quello che, dal 2010 al 2013, è stato creato da Partito Democratico Civico, TOP09 e dal Partito Affari Pubblici sotto la guida dell’ex-Premier Petr Necas: costretto alle dimissioni anticipate a causa di scandali di corruzioni legati al suo Esecutivo.

Il potere del Presidente cresce

La situazione consente al Presidente, Milos Zeman, di accrescere la sua influenza in politica con la formazione di un nuovo Governo che, sulla base dei dati, resta debole nei confronti della Presidenza della Repubblica.

Primo Presidente ad essere stato eletto direttamente dal popolo ceco, Zeman, ex-Primo Ministro socialdemocratico che ha creato un suo soggetto partitico personale di centro-sinistra -il Partito dei Diritti Civili- non ha mai nascosto l’ambizione di prendere il comando della sinistra ceca.

Il basso risultato dei Socialdemocratici può facilmente portare il Presidente ad affidare solo un incarico investigativo al Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka- con cui i rapporti sono molto tesi- e alla sua Vice, Miroslava Nemcova, per poi varare un Governo capeggiato da un suo uomo di fiducia.

Il medesimo scenario si è registrato subito dopo l’elezione di Zeman quando, dopo la caduta del Governo di destra, il Presidente ha nominato un Esecutivo tecnico guidato dal suo fedele Jiri Rusnok, che, senza la fiducia del Parlamento, è rimasto in carica fino alle Elezioni.

Tale sviluppo poeterebbe ad un mutamento dell’ordinamento politico ceco, che, per iniziativa del Presidente Zeman -che per via del suo orientamento filo-russo e Neoeuropeista finirebbe inevitabilmente per mutare anche la politica estera a Praga- passerebbe dall’essere una Repubblica Parlamentare ad una Repubblica Presidenziale.

Matteo Cazzulani

REPUBLICA CECA: SCHWARZENBERG PERDE LA CORSA ALLA PRESIDENZA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 27, 2013

Il Ministro degli Esteri ceco, ex-dissidente dell’emigrazione, sconfitto nelle prime Elezioni Presidenziali della storia del suo Paese. Vince Milos Zeman: ex-Primo Ministro SocialDemocratico, Leader di un soggetto politico di centro-sinistra.  

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Ha conosciuto e combattuto la dittatura sovietica, seppur dall’emigrazione, ha collaborato a costruire la Repubblica Ceca dopo la caduta del Muro di Berlino, ed ha preso parte attiva alla vita politica del Paese per rendere Praga una capitare europea. Tutto questo non è bastato al Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg, per vincere le Elezioni Presidenziali di sabato, 26 Gennaio.

Secondo i dati ufficiali, Milos Zeman, ex-Primo Ministro SocialDemocratico e Capo del soggetto politico di centro-sinistra Partito dei Diritti Civici, ha vinto la corsa alla presidenza con il 54,8% dei consensi, lasciando Schwarzenberg staccato al 45%.

“Dieci punti sono abbastanza per definire una vittoria certa – ha dichiarato Schwarzenberg nel commentare l’esito delle prime Elezioni Presidenziali della storia del Paese, rese possibili dopo una modifica alla Costituzione – riconosco la sconfitta e ringrazio chi mi ha sostenuto nel primo e nel secondo turno”.

Nonostante la sconfitta, il risultato del Ministro degli Esteri è soddisfacente. Dato per basso nei consensi da tutti i sondaggi, Schwarzenberg al primo turno ha saputo recuperare, fino ad arrivare a poca distanza da Zeman.

Contando sul voto delle grandi città e della fascia giovane della popolazione, nel ballottaggio Schwarzenberg, che ha contato sul voto moderato e su quello di centro, è riuscito ad imporsi solo nella regione della capitale, Praga.

Zeman, forte del voto confluito dal Partito SocialDemocratico Ceco, dai comunisti, e dal terzo classificato al primo turno, Jan Fischer – anch’egli ex-Primo Ministro SocialDemocratico – ha invece vinto nelle restanti regioni della Repubblica Ceca.

Esponente del dissenso ceco dell’emigrazione, Schwarzenberg è stato Cancelliere del primo Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, ed ha preso parte attiva nella vita politica del Paese partecipando con il suo movimento moderato TOP09 ad un governo di coalizione con i conservatori del Partito Democratico Civico dal 2009, di cui è divenuto Ministro degli Esteri.

Battuto un alfiere della democrazia e del rafforzamento dell’Unione Europea 

Schwarzenberg ha fortemente criticato Presidente uscente, Vaclav Klaus, di cui ha contestato le posizioni strenuamente anti-europee e lo stretto rapporto – anche di amicizia personale – stabilito con il Capo di Stato della Federazione Russa, Vladimir Putin, che ha reso la Repubblica Ceca fortemente dipendente dalla Russia sul piano energetico.

Inoltre, Schwarzenberg, memore del suo passato, si è distinto per avere concesso asilo in Repubblica Ceca ai perseguitati politici ucraini fuggiti dalla dittatura del Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Oltre all’ex Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, a trovare rifugio e protezione a Praga è stato anche Oleksandr Tymoshenko, il marito di Yulia Tymoshenko: la Leader dello schieramento democratico arancione condannata a sette anni di carcere dopo un processo riconosciuto come irregolare dalle principali ONG internazionali indipendenti.

Come sarà la Repubblica Ceca sotto l’Amministrazione Zeman non è facile da prevedere, ma è possibile ipotizzare come sarebbe stata Praga sotto la presidenza Schwarzenberg: un Paese nel cuore dell’Europa pienamente integrato nell’Unione Europea, attento ai rapporti euro-atlantici, fiero difensore di democrazia, diritti umani e libertà sia in Europa Orientale che in altre aree del pianeta.

Matteo Cazzulani

IN REPUBBLICA CECA CROLLA LA MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on April 24, 2012

Il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto dell’assenza dei numeri necessari per l’approvazione delle misure di austerità previste dalla coalizione, dopo la fuoriuscita del partito centrista Affari Pubblici e una partecipata manifestazione organizzata dai sindacati. Possibili elezioni anticipate con esiti tutt’altro che certi

Il premier ceco, Petr Necas

Non ha resistito ai dissidi interni alla già instabile maggioranza, che si sono accompagnati alle partecipate proteste di piazza cavalcate dall’opposizione. Nella giornata di lunedì, 23 Aprile, il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto della crisi del suo governo, dopo che la formazione centrista Affari Pubblici ha abbandonato la Coalizione di centrodestra che da due anni governa il Paese.

A generare il dissidio è stata la richiesta da parte di Affari Pubblici di un rimpasto nella squadra di Governo – composta dal conservatore Partito Democratico Civico del Premier Necas e dal moderato TOP 09, guidato dal Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg – che ha portato la piccola forza politica centrista a uscire dalla maggioranza con le dimissioni simboliche della Vicepresidente del Parlamento, Katerzyna Klasnova.

A nulla è servito il tentativo da parte di uno dei Leader della piccola formazione centrista, la Vicepremier, Karolina Peak, di abbandonare Affari Pubblici per creare un proprio raggruppamento parlamentare in grado di salvare la maggioranza. Ad esso, nella giornata di lunedì, 23 Aprile, hanno aderito solo 9 Deputati: troppo pochi per garantire la superiorità numerica a una coalizione a cui spetta l’approvazione di un bilancio delicato.

Proprio l’economia, parimenti alla vicina Slovacchia e ad altre democrazie europee i cui Capi di Governo stanno pagando caro per le proprie scelte in merito a consensi elettorali, è stata il tallone d’Achille della maggioranza di Necas. Nella giornata di Domenica, 22 Aprile, i sindacati hanno organizzato una partecipata manifestazione nella centrale Piazza San Venceslao contro le misure fiscali di austerità del governo, a cui hanno partecipato circa cento mila persone.

Preso atto della situazione, Necas ha escluso il varo di un governo di minoranza e, pur riconoscendo ancora validi i principi che hanno portato finora alla collaborazione tra i partner di maggioranza, ha ventilato l’ipotesi di elezioni anticipate se la situazione, come probabile, non migliorerà.

Tra coalizioni allargate e un duopolio rosso

Secondo le previsioni dei principali analisti del Paese, la consultazione elettorale potrebbe portare al governo i socialdemocratici, ma senza una decisa maggioranza che consentirebbe loro di governare in solitaria. Per questa ragione, in molti non escludono la possibilità di alleanze bipartisan tra i socialdemocratici e TOP 09, oppure addirittura di una Grosse Koalition con il Partito Democratico Civico.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Dnes, il Segretario dei socialisti, Bohuslav Sobotka, ha escluso ogni possibile alleanza con forze appartenenti al campo di centro-destra, il che, se le elezioni anticipate termineranno secondo i pronostici, ha reso attuabile una coalizione decisamente spostata a sinistra con l’ingresso dei comunisti.

Inoltre, a complicare il quadro politico della Repubblica Ceca è la fissazione della data delle Prime elezioni presidenziali: necessarie da quando, lo scorso Dicembre, sono state approvate delle modifiche alla Costituzione che hanno consegnato all’elettorato popolare la designazione del Capo dello Stato, finora prerogativa esclusiva del Parlamento.

In un’ottica di austerità, alcuni tra gli esponenti del campo conservatore hanno ventilato l’ipotesi di accorpare la consultazione presidenziale con quella parlamentare anticipata, ma i socialisti si sono dichiarati contrari a tale eventualità.

Matteo Cazzulani

ORBAN SI, JANUKOVYCH NO: LA MESCHINITA DELL’OPINIONE PUBBLICA ITALIANA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 9, 2012

Il Premier ungherese criticato per i provvedimenti che hanno compromesso l’apparato giudiziario, informativo e Costituzionale dello stato magiaro. Altresì, nessuna  contestazione per la condotta del Presidente ucraino, che ha incarcerato esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, accresciuto i propri poteri a dismisura, posto a capo della magistratura persone di fiducia, e falsato le elezioni amministrative

Il Premier ungherese, Viktor Orban

“Dittatore”, “Fascista”, “Violatore dei diritti umani”. Questi alcuni degli epiteti che stampa ed associazioni italiane hanno rivolto ad un nuovo autocrate, reo di avere ristabilito in Europa un vero e proprio regime illiberale. Peccato che ad essere imprecisi sono i tempi ed il destinatario di tali feroci attacchi.

Dipinto come il nuovo Mussolini è Viktor Orban: Premier ungherese, accusato per una serie di riforme discutibili con cui il partito di maggioranza, Fidesz, de facto ha aumentato a dismisura i suoi poteri nella vita interna della Repubblica magiara.

Sia chiaro, per Orban poche scuse. La nuova Costituzione magiara entrata in vigore il Primo di Gennaio – in cui il Partito Socialista, la principale forza dell’Opposizione, è etichettata come erede diretta della dittatura comunista – il diritto del Premier di nominare membri influenti della Banca Centrale Ungherese e del Consiglio Superiore della Magistratura, ed il controllo dei media critici con la maggioranza sono provvedimenti contrari alle regole UE e lesivi dell’assetto giudiziario, bancario e democratico di Budapest.

Legittima ogni critica, e comprensibile anche la gogna mediatica che ha portato Orban a dichiarare in fretta e furia di essere pronto a colloqui con Bruxelles per risolvere la questione secondo i consigli dell’Unione Europea, nella quale l’Ungheria vuole permanere, pur non essendo intenzionata ad adottare la moneta unica.

Tuttavia, stupisce come tale mobilitazione internazionale, particolarmente feroce in Italia, non si sia registrata dinnanzi a quanto accade in Ucraina: Paese europeo – ma non ancora membro UE a causa della sudditanza alla Russia dell’asse franco-tedesco alla guida dell’Europa – in cui negli ultimi mesi si è registrata un’involuzione della democrazia ben peggiore di quanto avvenuto in Ungheria.

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, non ha definito l’Opposizione Democratica “erede del fascismo”, ma ha provveduto ad una feroce repressione, coninterrogatori, processi, e persino arresti dei maggiori esponenti dello schieramento a lui avverso.

Tra essi, la Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko: deportata in un penitenziario periferico a Kharkiv per scontare lontano da politica e famigliari la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Tale verdetto è maturato dopo un processo-farsa, in cui la difesa è stata sistematicamente privata di ogni diritto, e le accuse sono state costruite su prove montate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile: il tutto, con la Tymoshenko già reclusa in isolamento in misura cautelativa.

Condotta possibile in Ucraina, dove Janukovych ha provveduto anche alla sostituzione dei vertici della magistratura con persone a lui fedeli, mutato la Costituzione con un colpo di mano – accrescendo a dismisura i propri poteri a scapito di una Rada oggi priva di significato – e permesso brogli nelle elezioni amministrative dell’Ottobre 2010.

Non se la passano in maniera idilliaca nemmeno giornalisti e media indipendenti. La televisione 5 Kanal – di proprietà di Petro Poroshenko: il maggiore finanziatore della Rivoluzione Arancione – è stata oggetto di attacchi da parte delle Autorità, intenzionate a sottrarle diritti di emissione a favore delle televisioni del Capo dei Servizi Segreti, Valerij Khoroshkovs’kyj.

Inoltre, il colonnista dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Najem è stato minacciato in diretta tivù da Janukovych per avere posto domande sull’utilizzo di denaro pubblico da parte del Capo di Stato per i propri interessi di famiglia.

Due pesi, due misure

Dinnanzi a tale quadro, lecito chiedersi che cosa spinge gli italiani a mobilitarsi in presidi, campagne, e pezzi al veleno contro Orban e ad ignorare Janukovych. Dopotutto, sulle rive del Danubio non si è arrivati a spostare la politica dal Parlamento alle aule di tribunale – quando non alla prigione – come invece sulle Rive del Dnipro. Si spera, che sia tutto legato ad un’assenza di informazione, e non sia una presa di posizione politica, tanto meschina quanto politicamente disonesta.

Orban è Leader di Fidesz, partito di destra alleato in Europa solo con i Tory inglesi, i cechi del Partito Democratico Civico, ed i conservatori polacchi di Diritto e Giustizia. Pochi amici, spesso aspramente criticati non solo dalla destra moderata, ma sopratutto dalla sinistra al caviale, che di frequente adotta questi tre soggetti come nemico comune da attaccare per distogliere l’attenzione dai propri problemi interni.

Altresi, Janukovych è a capo del Partija Rehioniv: questo Partito – a cui appartengono Presidente, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri -è egemone nel Paese, finanziato dagli oligarchi dell’Est dell’Ucraina, e, in Europa, è legato da un patto di collaborazione con i Socialisti Europei: schieramento dell’Europarlamento che raccoglie le principali forze della sinistra del Vecchio Continente, tra cui i socialisti francesi, la SPD tedesca, ed il Partito Democratico di Bersani.

La difesa della democrazia e dei diritti umani dovrebbe essere un principio apartitico ed indipendente da ogni logica di politica interna. Pertanto, è auspicabile ritenere che chi oggi si schiera contro Orban, e non fa nulla per richiedere la liberazione della Tymoshenko ed il ripristino delle libertà occidentali in Ucraina, è solo vittima di una scorretta informazione: complici i media del Belpaese, che, spesso, non sanno nemmeno dell’esistenza dell’Ucraina e del crollo dell’Unione Sovietica.

Altresì, sarebbe davvero mortificante constatare come la vicenda ungherese venga strumentalizzata per un mero calcolo basato sulle logiche interne a Palazzo Chigi, e come insigni movimenti per la difesa della democrazia nel Mondo – e, più nello specifico, di gente onesta e con tanto cuore e sincera passione – finiscano per essere pedine di un gioco sporco e disonesto.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VINCONO I SOCIALISTI. A RISCHIO BILANCIO E POLITICA ESTERA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 24, 2010

I SocialDemocratici Cechi vincono le elezioni di medio termine per il Senato, e complicano l’approvazione della politica di austerity, adottata dalla maggioranza per risistemare il budget

Il segretario dei socialdemocratici cechi, Bohuslav Sobotka

La vittoria dei socialisti pone a rischio il risanamento dei conti cechi. Nelle elezioni di medio termine per il rinnovo parziale del Senato, tenutesi sabato, 23 ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha conquistato 12 dei 27 seggi in palio. Ora, ne controlla 41 su 81.

Una maggioranza risicata, ma pur sempre un risultato, dal momento in cui la principale forza di governo, il moderato Partito Democratico Civico, di senatori ne ha persi 11. Così, anche per gli altri soggetti della maggioranza. Il conservatore TOP09 ha mantenuto 3 seggi, ed il centrista Affari Pubblici non ne ha conquistato alcuno.

Austerity da rivedere

Con la Camera Alta in mano ai socialisti, è a rischio il piano di austerity varato dal governo di centrodestra per risanare lo stato dei conti di Praga, pesantemente colpiti dalla crisi economica mondiale dello scorso anno. In particolare, il progetto prevede la riduzione del debito pubblico dal 5,3% stimato al 4,6%, con tagli, pari a 45 miliardi di Corone, spalmati non solo su provvigioni sociali, ma, soprattutto, su spese governative.

Un politica di austerity per tutti, dunque. Che, nonostante coinvolga anche i politici, non è piaciuta a sindacati e socialisti. E, a quanto pare, alla seppur lieve maggioranza dei cechi.

“Intendiamo rendere socialmente più accettabili le misure del governo – ha dichiarato il Segretario dei SocialDemocratici cechi, Bohuslav Sobotka – credo che con il voto sia stato inviato un chiaro segnale di contrarietà alle politiche finora intraprese”.

Pronto al dialogo, il leader del Partito Democratico Civico, il primo ministro, Petr Necas. Il quale, tuttavia, ha rilevato che, allo stato dei fatti, la strada per l’approvazione dei progetti di legge preventivati è più difficile.

“Dobbiamo ammettere che i passaggi legislativi si fanno ora più lunghi. Con essi, anche i costi per lo Stato. Confido nella collaborazione dell’opposizione”.

Successivamente alla vittoria nelle elezioni legislative dello scorso maggio, Necas ha formato una maggioranza di centrodestra su un programma di austerità, finalizzato al riassestamento del bilancio statale. Come primo passo, in coerenza con lo spirito della coalizione, il Primo Ministro ha tagliato numero dei ministeri ed auto di ordinanza, invitando la squadra di governo ad impiegare i mezzi pubblici per recarsi in Parlamento.

A rischio la reputazione internazionale

Il premier ceco, Petr Necas

Approvato in prima lettura dalla Camera Bassa, il progetto di legge sull’austerità attende il voto del Senato. Se la maggioranza socialista rigetterà il DDL, esso tornerà, per l’approvazione definitiva, al Parlamento. Dove, in ogni caso, la coalizione mantiene la maggioranza.

Altresì, a rischio sono altri provvedimenti, su cui la Camera Bassa non ha potere di scavalcare il Senato. Tra essi, l’aumento del contingente militare ceco nella missione NATO in Afghanistan. Un preciso impegno, preso in ambito internazionale, osteggiato dai socialisti, che Praga rischia di non potere onorare.

Matteo Cazzulani