LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Repubblica Ceca mette a rischio la TAP

Posted in Guerra del gas, Repubblica Ceca by matteocazzulani on June 14, 2014

Il Governo di Praga, dopo avere ventilato il veto alla concessione dello status di candidato alla membership UE all’Albania, mette a serio repentaglio la sicurezza del Gasdotto Trans Adriatico. I legami economici con la Russia la vera ragione della cautela dimostrata anche nei confronti dell’Ucraina

Un no secco all’Albania, con l’occhio schiacciato verso la Russia, e tanta timidezza nei confronti dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 12 Giugno, la Repubblica Ceca ha ventilato l’ipotesi di bloccare il riconoscimento dello status di Paese candidato alla membership dell’Unione Europea all’Albania.

Come riportato dall’autorevole Euractiv, la posizione della Repubblica Ceca è motivata dal divieto ad operare in Albania, e dal successivo commissariamento, imposto dal Governo di Tirana alla compagnia energetica Ceca CEZ Shperndarje.

L’atteggiamento del Governo albanese nei confronti della compagnia energetica ceca rischia di compromettere l’ingresso dell’Albania in Europa: un passo di estrema importanza geopolitica per tutta l’Unione Europea, destinato ad incrementare la sicurezza nazionale ed energetica dei Paesi membri dell’UE, sopratutto dell’Italia.

L’Albania è infatti uno dei Paesi di transito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare in Italia dalla Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan, supportata dall’Europa per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle di Algeria e Russia.

La TAP non è utile solo a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, ma per l’Italia, questo gasdotto è necessario per abbattere la bolletta energetica per industrie ed utenti privati, creare nuovi posti di lavoro, e diventare l’hub in Europa della distribuzione del gas dell’Azerbaijan.

A dare una spiegazione supplementare all’opposizione di Praga all’ingresso in UE dell’Albania è la nuova politica estera adottata dal Governo ceco, composto da una Grande Coalizione tra i socialdemocratici del CSSD del Premier, Bohuslav Sobotka, dai liberal-democratici del movimento ANO, e dai cristiano-democratici del UKD-CLS.

Secondo l’autorevole centro studi OSW, il Governo Sobotka ha appiattito la politica estera della Repubblica Ceca a logiche puramente economiche, e, così, ha mantenuto una posizione morbida, talvolta accomodante, nei confronti della Russia: il Paese verso il quale la Praga ha moltiplicato il suo export di più del 130% dal 2009.

Prova dell’atteggiamento morbido della Repubblica Ceca, come rilevato dall’OSW, è l’opposizione di Sobotka in ambito europeo alle dure sanzioni proposte nei confronti della Russia da Stati Uniti ed Unione Europea.

Sobotka, sulla medesima onda di Mosca, si è anche detto contrario all’incremento della presenza di reparti militari NATO per tutelare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, come invece richiesto a gran voce da altri Stati della regione, come Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: comprensibilmente terrorizzati per la rinata aggressività di stampo imperialista della Russia di Putin ai loro confini.

A favorire la politica di appeasement di Praga nei confronti di Putin è anche la posizione del Presidente della Repubblica, Milos Zeman, che oltre a vantare tra i suoi stretti collaboratori un consigliere della compagnia energetica russa Lukoyl, si è speso per incrementare gli investimenti russi in Repubblica Ceca, ed ha dichiarato irreversibile l’annessione militare della Crimea alla Federazione Russa.

Come rileva l’OSW, l'”economizzazione” della politica estera di Praga chiude definitivamente con la tradizionale vocazione della Repubblica Ceca, che è stata sempre in prima fila nel supportare lo sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, sopratutto quando a Capo del Ministero degli Esteri è stato il Leader del movimento liberal-conservatore TOP09, Karel Schwarzenberg.

A dire il vero, la politica di Schwarzenberg -legata a filo diretto con quella del Primo Presidente ceco, lo storico dissidente Vaclav Havel, nonostante la stretta collaborazione tra Praga e Mosca stabilita sulla base dell’amicizia personale tra l’ex-Presidente ceco, il conservatore Vaclav Klaus, e Putin – è stata ripresa dall’attuale Capo della Diplomazia Ceca, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek.

Tuttavia, dopo avere duramente contestato l’aggressione militare della Russia all’Ucraina, Zaoralek è stato criticato dai suoi colleghi socialdemocratici, e, da allora, la politica estera ceca sul fronte orientale è stata condotta da Sobotka e Zeman.

A parole con Putin, ma di fatto con la NATO

Nonostante la contrarietà pubblica all’incremento delle strutture difensive della NATO in Europa Centro-Orientale, la Repubblica Ceca ha tuttavia dimostrato, nei fatti, di temere anch’essa possibili aggressioni da parte della Russia.

Il Ministro della Difesa ceco, il liberal-democratico Martin Stropnicky, ha messo a disposizione quattro velivoli militari JAS-39 Gripen, e 300 soldati, per rafforzare la difesa NATO in Europa Centro-Orientale.

Inoltre, Stropnicky ha anche incrementato le risorse di bilancio destinate all’esercito, che, per la prima volta dopo anni di tagli e riduzione di dotazioni, riceverà un incremento di 1,58 Miliardi di Euro.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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CONFERMATE LE TORTURE SU BULATOV: YANUKOVYCH RISCHIA UN PROCESSO ALL’ONU

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 5, 2014

Dopo la conferma delle torture sul Leader della protesta Automaidan, la Lituania valuta di denunciare il Presidente ucraino per la violazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura. Il Vicepresidente USA Joe Biden si appella a porre fine alle violenze su oppositori, manifestanti e giornalisti.

Picchiato, torturato e crocefisso: tutto confermato dalle Autorità mediche lituane che, nella giornata di martedì, 4 Febbraio, hanno operato nuovamente il dissidente ucraino Dmytro Bulatov, l’organizzatore della protesta Automaidan organizzata per mobilitare gli automobilisti in opposizione al regime del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Come riportato da un bollettino medico ufficiale, Bulatov presenta sul suo corpo segni di perdurata tortura e persino un incipit di annegamento: una descrizione che conferma le parole dello stesso Bulatov che, dopo essere stato ritrovato vivo in un campo ghiacciato alla periferia di Kyiv lo scorso 30 Gennaio, ha dichiarato di essere stato rapito da agenti dei servizi segreti ucraini, malmenato a più riprese, amputato di un orecchio e persino crocefisso.

Pronta la presa di posizione del Ministero degli Esteri della Lituania che ha chiesto alle Autorità ucraine l’immediata apertura di un’inchiesta per il trattamento riservato non solo a Bulatov, ma anche alle diverse centinaia di feriti ed arrestati tra i manifestanti che, dal 21 Novembre scorso, dimostrano pacificamente per l’integrazione dell’Ucraina in Unione Europea e contro il regime autocratico del Presidente Yanukovych.

Nello specifico, il Ministero degli Esteri lituano ha dichiarato che il referto medico di Bulatov dimostra come l’Ucraina non abbia rispettato la Convenzione delle Nazioni Unite contro le Torture, le a repressioni ed altri trattamenti disumani, ed ha ventilato l’ipotesi di una denuncia all’ONU contro Yanukovych.

Dura è anche la posizione degli Stati Uniti d’America che, mercoledì, 5 Febbraio, per voce del Vicepresidente Joe Biden ha invitato l’Amministrazione Presidenziale ucraina a porre fine alle violenze su manifestanti, oppositori e giornalisti, che, finora, ha portato ad almeno sette morti accertate tra i dissidenti.

Biden ha dichiarato che solo il ritorno al dialogo tra l’Amministrazione Presidenziale e l’opposizione, la formazione di un nuovo Governo che abbia la fiducia degli ucraini, e la fine di ogni uso della forza sono le condizioni che possono portare l’Ucraina ad uscire dalla crisi politica in cui è precipitata.

Yanukovych persona non grata a Praga

Anche la Repubblica Ceca ha preso una posizione ferma contro Yanukovych con la decisione da parte del Sindaco di Praga, Tomas Hudecek, di vietare al Presidente ucraino di atterrare nell’aeroporto della Capitale Ceca, che porta il nome del Primo Presidente del Paese, Vaclav Havel: uno dei più illustri difensori dei Diritti Umani nel mondo ex-sovietico.

Il giovane Primo Cittadino ha dichiarato che è incomprensibile permettere la presenza nell’aeroporto dedicato al Presidente Havel a un Capo di Stato responsabile della violazione della Democrazia e del mancato rispetto dei Diritti Umani.

Hudecek, che pone così in forse la presenza di Yanukovych al prossimo vertice della Eastern Partnership UE, ha anche dichiarato che il Comune di Praga invierà aiuti per un totale di 500 Mila Corone Ceche agli oppositori ucraini.

Simili aiuti, soprattutto fisici ed alimentari, sono stati inviati ai dissidenti ucraini dalla Polonia, ma sono stati bloccati e sequestrati dalle forze speciali di polizia ucraine.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: LE LARGHE INTESE PUNTANO SU EUROPA E DIRITTI UMANI

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on February 3, 2014

Il nuovo Ministro degli Esteri ceco, Lubomir Zaoralek, supporta l’adozione dell’Euro e del Fiscal Compact in tempi brevi, mentre la Ministra del Lavoro e il Ministro dei Diritti Umani, Michaela Maksimova Tominova e Jiri Dienstriber, invitano il Governo a dare pieno sostegno alla Carta Fondamentale dei Diritti. Il Presidente, Milos Zeman, promette di non opporsi ai piani europei del Premier, Bohuslav Sobotka.

Nel cuore dell’Europa l’Unione Europea piace, e piace addirittura l’euro. Nella giornata di mercoledì, 29 Gennaio, in Repubblica Ceca è stato varato il Governo delle Larghe Intese tra il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco.

Oltre al Premier, Bohuslav Sobotka, che è anche il Segretario del Partito, i socialdemocratici hanno ottenuto la guida di sette Ministeri, tra cui Interni, Esteri, Lavoro e Politiche Sociali, Sanità, ed Industria e Commercio. ANO, guidato dal Vicepremier e Ministro delle Finanze, l’imprenditore Andrej Babis, ha ottenuto anche i Dicasteri di Difesa, Giustizia, Trasporto, Ambiente e Sviluppo Regionale, mentre i cristiano democratici, oltre al Vicepremier e Ministro della Scienza Pavel Belobradek -segretario del Partito- guiderà i Dicasteri di Agricoltura e Cultura.

A dare una svolta al nuovo Governo sono state le dichiarazioni del Ministro degli Esteri, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek: un federalista euro entusiasta che ha evidenziato come la Repubblica Ceca debba al più presto accedere alla Zona Euro, ed aderire con convinzione al Fiscal Compact per evitare di rimanere ai margini dell’UE.

Inoltre Zaoralek, un socialdemocratico con buoni contatti con il centrosinistra europeo, ha dichiarato che la Repubblica Ceca continuerà con la politica estera basata sula promozione della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, secondo il modello dato dal primo Presidente ceco post-sovietico, Vaclav Havel.

Il nuovo corso della politica estera della Repubblica Ceca è stato confermato dal Ministro del Lavoro, Michaela Maksimova Tominova, e dal Ministro per i Diritti Umani, Jiri Dienstriber, che hanno invitato il Governo ad assumere come primo provvedimento una risoluzione che ratifica il pieno sostegno di Praga alla Carta Fondamentale dei Diritti.

A rendere bene l’idea del nuovo corso della politica europea della Repubblica Ceca è anche la designazione a Primo Consigliere del Premier dell’ex-Capo del Governo ed ex-Commissario della Commissione Europea, Vladimir Spidla: un fatto che segnala un chiaro cambio di passo in un Paese che, durante i Governi conservatori di Mirek Topolanek e Petr Necas, ha cercato in tutti modi di frenare il processo di integrazione monetaria e politica dell’Europa.

Meno radicale è il cambiamento che si registra in politica estera, dal momento in cui il Ministro degli Esteri uscente, Karel Schwarzenberg, è stato uno dei più attivi promotori della difesa dei Diritti Umani nel Mondo, sopratutto in Ucraina: impegno dimostrato con la concessione dell’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia ucraino, Bohdan Danylyshyn, e ad Oleksandr Tymoshenko, il marito dell’ex-Premier Ucraina Yulia Tymoshenko condannata al carcere dopo un processo politicamente motivato.

Un più timido cambio in chiave pro-europea è stato registrato anche presso l’Amministrazione Presidenziale, in quanto il nuovo Capo di Stato, Milos Zeman, ha dichiarato pieno sostegno all’accelerazione in chiave europea preventivata dal Governo: tutta un’altra musica rispetto alle dichiarazioni del suo predecessore, l’euroscettico Vaclav Klaus, che ha sempre sostenuto una politica estera basata su accordi bilaterali di Praga con diversi Paesi, tra cui la Russia di Putin, con cui l’ex-Capo di Stato intrattiene una forte amicizia personale.

L’Europa divide la Grande Coalizione

Proprio il sostegno all’Europa potrebbe però essere la causa di frizioni all’interno di una Coalizione Grande e frastagliata: se da un lato socialdemocratici e popolari sono favorevoli all’adozione dell’Euro in tempi brevi -si parla addirittura di anticipare la Polonia entro il 2018- i moderati di ANO, che rappresentano gran parte del tessuto imprenditoriale, si sono detti contrari a tale misura.

Del resto, il tema europeo è stato accantonato durante le trattative per la formazione del Governo delle Larghe Intese, che, invece, ha posto in cima alla sua agenda la riforma delle pensioni e la lotta alla corruzione.

Matteo Cazzulani

REPUBLICA CECA: SCHWARZENBERG PERDE LA CORSA ALLA PRESIDENZA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 27, 2013

Il Ministro degli Esteri ceco, ex-dissidente dell’emigrazione, sconfitto nelle prime Elezioni Presidenziali della storia del suo Paese. Vince Milos Zeman: ex-Primo Ministro SocialDemocratico, Leader di un soggetto politico di centro-sinistra.  

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Ha conosciuto e combattuto la dittatura sovietica, seppur dall’emigrazione, ha collaborato a costruire la Repubblica Ceca dopo la caduta del Muro di Berlino, ed ha preso parte attiva alla vita politica del Paese per rendere Praga una capitare europea. Tutto questo non è bastato al Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg, per vincere le Elezioni Presidenziali di sabato, 26 Gennaio.

Secondo i dati ufficiali, Milos Zeman, ex-Primo Ministro SocialDemocratico e Capo del soggetto politico di centro-sinistra Partito dei Diritti Civici, ha vinto la corsa alla presidenza con il 54,8% dei consensi, lasciando Schwarzenberg staccato al 45%.

“Dieci punti sono abbastanza per definire una vittoria certa – ha dichiarato Schwarzenberg nel commentare l’esito delle prime Elezioni Presidenziali della storia del Paese, rese possibili dopo una modifica alla Costituzione – riconosco la sconfitta e ringrazio chi mi ha sostenuto nel primo e nel secondo turno”.

Nonostante la sconfitta, il risultato del Ministro degli Esteri è soddisfacente. Dato per basso nei consensi da tutti i sondaggi, Schwarzenberg al primo turno ha saputo recuperare, fino ad arrivare a poca distanza da Zeman.

Contando sul voto delle grandi città e della fascia giovane della popolazione, nel ballottaggio Schwarzenberg, che ha contato sul voto moderato e su quello di centro, è riuscito ad imporsi solo nella regione della capitale, Praga.

Zeman, forte del voto confluito dal Partito SocialDemocratico Ceco, dai comunisti, e dal terzo classificato al primo turno, Jan Fischer – anch’egli ex-Primo Ministro SocialDemocratico – ha invece vinto nelle restanti regioni della Repubblica Ceca.

Esponente del dissenso ceco dell’emigrazione, Schwarzenberg è stato Cancelliere del primo Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, ed ha preso parte attiva nella vita politica del Paese partecipando con il suo movimento moderato TOP09 ad un governo di coalizione con i conservatori del Partito Democratico Civico dal 2009, di cui è divenuto Ministro degli Esteri.

Battuto un alfiere della democrazia e del rafforzamento dell’Unione Europea 

Schwarzenberg ha fortemente criticato Presidente uscente, Vaclav Klaus, di cui ha contestato le posizioni strenuamente anti-europee e lo stretto rapporto – anche di amicizia personale – stabilito con il Capo di Stato della Federazione Russa, Vladimir Putin, che ha reso la Repubblica Ceca fortemente dipendente dalla Russia sul piano energetico.

Inoltre, Schwarzenberg, memore del suo passato, si è distinto per avere concesso asilo in Repubblica Ceca ai perseguitati politici ucraini fuggiti dalla dittatura del Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Oltre all’ex Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, a trovare rifugio e protezione a Praga è stato anche Oleksandr Tymoshenko, il marito di Yulia Tymoshenko: la Leader dello schieramento democratico arancione condannata a sette anni di carcere dopo un processo riconosciuto come irregolare dalle principali ONG internazionali indipendenti.

Come sarà la Repubblica Ceca sotto l’Amministrazione Zeman non è facile da prevedere, ma è possibile ipotizzare come sarebbe stata Praga sotto la presidenza Schwarzenberg: un Paese nel cuore dell’Europa pienamente integrato nell’Unione Europea, attento ai rapporti euro-atlantici, fiero difensore di democrazia, diritti umani e libertà sia in Europa Orientale che in altre aree del pianeta.

Matteo Cazzulani

Elezioni Presidenziali in Repubblica Ceca: Zeman e Schwarzenberg al ballottaggio

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 12, 2013

L’ex Primo Mininistro socialdemocratico e il Ministro degli Esteri moderato a sorpresa al testa a testa. Fuori dalla corsa un altro ex-Primo Ministro socialdemocratico, Jan Fischer

Nuova o vecchia, il primo turno delle Elezioni Presidenziali ceche ha dato una certezza: la Repubblica Ceca non Sara più un Paese euroscettico e apertamente filorusso.

Nella giornata di sabato, 12 Gennaio, l’ex-Primo Ministro Milos Zeman, e l’attuale Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg, hanno guadagnato l’accesso al ballottaggio nelle prime elezioni presidenziali della Repubblica Ceca.

Come riportato dalla tv nazionale ceca, Zeman, un fuoriuscito dal Partito Socialdemocratico che ha creato un proprio soggetto politico di centro-sinistra, il Partito dei Diritti Civici – ha ottenuto il 24,24% dei consensi, vincendo sopratutto nelle campagne.

Schwarzenberg, un dissidente che dopo l’esilio all’estero durante l’epoca comunista ha appoggiato il processo democratico ceco passato alla storia com’e Rivoluzione di Velluto, e, dopo essere stato Cancelliere del Primo Presidente Ceco, Vaclav Havel, ha fondato il partito moderato TOP 09, ha ottenuto il 23,34% dei voti, soprattutto nella capitale Praga e nelle altre città.

Fuori dal ballottaggio e rimasto un altro ex-Premier socialdemocratico, Jan Fischer. Forte della cooperazione con la comunità ebraica, ma con un passato comunista alle spalle, Fischer ha ottenuto solo il 16,37%.

Il risultato ha del sorprendente, dal momento in cui i sondaggi hanno dato per certi al ballottaggio Zeman e Fischer. Indicato come spacciato, Schwarzenberg e riuscito a guadagnare consensi grazie al suo aperto sostegno all’Unione Europea.

Zeman e noto alla cronaca per le sue posizioni radicali, sopratutto in politica estera. E stato lui a paragonare l’ex-Leader dell’Autorita Palestinese, Yasser Arafat, con Adolf Hitler, suscitando un vespaio di polemiche anche da parte dell’UE.

Schwarzenberg, preso atto dei risultati, ha chiamato gli elettori a dargli fiducia per premiare il nuovo anziché il passato – impersonato da Zeman, secondo Schwarzenberg – nel secondo turno di Sabato, 25 Gennaio.

Lascia il Presidente euroscettico amico di Putin

Zeman e Schwarzenberg sono i protagonisti delle prime Elezioni Presidenziali ceche della storia, convocate grazie ad un cambiamento della Costituzione che ha stabilito l’elezione diretta del successore dell’attuale Capo dello Stato, Vaclav Klaus.

Klaus e noto per la sua posizione fortemente euroscettica, che ha portato la Repubblica Ceca ad essere uno degli ultimi Paesi ad avere ratificato il Trattato di Lisbona.

Di orientamento conservatore – sulla sua scrivania tiene un ritratto dell’ex-Primo Ministro britannico, Margaret Thatcher – Klaus si e distinto per la controversa amicizia con il Presidente della Russia, Vladimir Putin.

Per via delle relazioni privilegiate col Cremlino, Klaus, nonostante il parere contrario del Parlamento, guidato da una maggioranza conservatrice, ha sostenuto apertamente la Russia in occasione dell’aggressione militare alla Georgia nell’Agosto 2008.

Inoltre, il Presidente della Repubblica Ceca ha favorito il proliferare degli investimenti russi nel settore energetico, mettendo a serio repentaglio la sicurezza nazionale del suo Paese.

Matteo Cazzulani

Vaclav Havel si e spento. Dissidente antisovietico, europeista, ed attivista per i Diritti Umani

Posted in Repubblica Ceca, Uncategorized by matteocazzulani on December 18, 2011

L’ex-Presidente ceco, dissidente sotto il regime sovietico, morto a 75 anni per crisi respiratoria nella sua residenza. Ha contribuito in maniera fondamentale alla lotta per la libertà dal comunismo e per l’integrazione dell’Europa Centrale nelle strutture euroatlantiche

L'ex-Presidente ceco, Vaclav Havel

Una vita spesa lottando per la libertà e la democrazia in Europa, dalle cui ferite non e stato possibile guarire fino alla fine. Nella notte tra sabato, 17 Dicembre e Domenica, 18 Dicembre 2011 si e spento Vaclav Havel: Presidente Emerito della Repubblica Ceca, protagonista della Rivoluzione di Velluto con cui Praga – e, con essa, il resto dell’Europa Centrale, ha posto fine all’epoca sovietica, tornando in Europa e scegliendo l’Atlantico come garanzia di sicurezza e prosperità.

Come riportato dalla radio pubblica ceca, Havel e morto nel sonno nella sua residenza di Hradecko, a causa una crisi respiratoria: un fardello pesante che l’ex-Capo di Stato si e trascinato per tutta la vita, da quando, negli anni’70, ha passato cinque anni nelle prigioni del regime comunista. Allora, Havel condanno le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo satellite di Mosca, come già fatto nel 1968 e, sopratutto, nel 1977,con la firma della Carta’77. Questo famoso documento e stato alla base della lotta per la libertà di un dissenso ceco, che, nel 1989, distrusse il regime sovietico.

Sull’onda dell’entusiasmo, Havel e eletto dapprima Presidente della Cecoslovacchia e, dopo la divisione, nel 1993, Capo di Stato della Repubblica Ceca. Oltre al risoluto dissenso, Havel ha saputo guidare Praga durante la difficile transizione verso un’economia di mercato ed un assetto politico occidentale: e sopratutto grazie a lui se la Repubblica Ceca e entrata nella NATO già nel 1999, e, successivamente, nell’UE nel 2004.

Con Havel non se ne va solo un politico ceco, ma un vero europeista ed attivista per i diritti umani: drammaturgo, scrittore, e uomo di cultura, l’ex-Presidente ha sempre avuto come meta l’integrazione del Vecchio Continente e l’impegno per la libertà nel Mondo. Lo dimostrano i non mascherati scontri con il suo successore alla guida del Paese, Vaclav Klaus – favorevole alla divisione della Cecoslovacchia ed euroscettico, nonostante la comune militanza con Havel nel movimento di opposizione anti-sovietico Forum Civico – e lo straordinario impegno profuso dalla fondazione che porta il suo nome, coadiuvato dall’instancabile moglie.

Come riportato dall’autorevole Hospodarske Noviny nel 2003, in seguito alla cessazione del mandato alla guida del Paese, Havel e stato la migliore immagine che la Repubblica Ceca ha saputo dare di se al Mondo: ben più di una rinomata birra, o di una fortissima squadra di hockey.

Matteo Cazzulani

A VLADIMIR PUTIN IL NOBEL PER LA PACE CINESE

Posted in Russia by matteocazzulani on November 18, 2011

Il Primo Ministro russo insignito del Premio Confucio per l’opposizione alla guerra in Libia, ma la tensione tra Mosca e Pechino sale vertiginosamente, sopratutto in Tadzikistan. Il precedente del Quadriga e l’asse con la Germania dello zar del gas per prendere il controllo sull’Unione Europea 

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Tutti lo temono, e tutti lo premiano. Nella giornata di lunedì, 14 Novembre, il Primo Ministro russo, e prossimo presidente per il terzo mandato non consecutivo, Vladimir Putin, è stato insignito del Confucio per la Pace: la versione cinese del Nobel che Pechino ha deciso di istituire nel 2008, in risposta al conferimento dell’onorificenza occidentale al dissidente Lui Xiaobo: attivista dei diritti umani e della democrazia in Cina.

Secondo quanto comunicato dal Comitato Organizzatore – composto da una giuria di Professori delle Università di Pechino e Qingua, riconosciuta dallo Stato – Putin è stato preferito all’ex-Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan, ed al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la sua contrarietà alla guerra in Libia dello scorso mese di Aprile: una decisione davvero singolare dal momento in cui, secondo diversi politologi, l’intervento contro il regime di Gheddafi – iniziato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, tradizionale alleato di Mosca – avrebbe giocato a favore della Russia che, tornata coltivare ambizioni da superpotenza mondiale, sarebbe intervenuta per contrastare l’espansione della Cina nel continente africano, mantenendo il controllo – sopratutto energetico – sulla parte settentrionale.

Congetture o meno, la rivalità tra Mosca e Pechino per il primato mondiale è un dato di fatto, come dimostrato dalla recente crisi con il Tadzikistan: Paese dell’ex-Unione Sovietica che da tempo sta cercando di liberarsi dell’influenza della Russia per orientare la propria politica estera in direzione della Cina, con cui sono stati siglati importanti accordi commerciali.

Lo scorso marzo, due piloti militari russi di ritorno dalle operazioni in Afghanistan – in cui Mosca sta cooperando con la NATO – atterrati senza permesso in territorio tadziko, sono stati arrestati per aver infranto la sovranità territoriale di Dushanbe, ma solo lo scorso novembre il Cremlino ha sollevato la questione, rifacendosi con l’espulsione di centinaia di immigrati, e con l’avvio di un embargo sulle importazioni dal Tadzikistan: la medesima ritorsione attuata contro la Rivoluzione delle Rose georgiana, e l’imprimatur polacco alla dislocazione degli elementi dello Scudo Antimissilistico USA in territorio UE,che, rispettivamente nel 2003 e 2006, ha portato al blocco dell’importazione di vini da Tbilisi e carni da Varsavia.

Tuttavia, la strana abitudine di conferire premi internazionali a personalità dal dubbio merito è una caratteristica anche europea. Sempre Putin, lo scorso mese di Luglio è stato scelto per il conferimento del Quadriga: riconoscimento per il dialogo internazionale conferito dal Parlamento tedesco ad eminenti personalità politiche attive nel rispetto dei diritti umani e della democrazia, quali Mikhail Gorbachev, Viktor Jushchenko, e José Manuel Barroso. Allora, una protesta succinta di politici ed intellettuali guidata dall’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel – anch’egli insignito del Quadriga – ed una campagna di informazione dei media ha convinto il Comitato Organizzatore a tornare sui propri passi, e revocare la concessione della statuetta allo zar del gas che, proprio il giorno precedente, aveva ottenuto la creazione di joint-venture con il colosso energetico tedesco RWE per lo sfruttamento di giacimenti di Oro blu e carbone in Germania.

La Merkel pedina di Mosca

Secondo diversi politologi, la premiazione di Pechino – che non ragiona secondo le categorie occidentali – sarebbe un chiaro messaggio per invitare Mosca a desistere dal contrastare l’espansione economica cinese nel continente africano. Quella di Berlino, invece, l’ennesimo atto di sudditanza da parte di un’Europa Occidentale sempre più assetata di gas, e, per questo, succube di un Cremlino che con l’arma energetica, e la costruzione di impensabili gasdotti sottomarini, ha ammanettato l’Europa.

Un divide et impera per impedire il varo di una politica energetica comune dell’Unione Europea, e scavalcare i Paesi della parte centro-orientale del Continente che, memori della dominazione sovietica, sono con la Gran Bretagna i soli davvero consapevoli della reale pericolosità che il rinato imperialismo russo – continuum dello zarismo e dell’URSS – rappresenta per un’Europa sempre più debole e destinata ad un ruolo marginale nell’economia mondiale.

A conferma, il comportamento dello stesso Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che – durante la cerimonia del varo del NordStrem: gasdotto sul fondale del Mar Baltico che collega direttamente Russia e Germania, e bypassa Paesi UE invisi a Mosca come Polonia e Stati Baltici – su richiesta del Cremlino ha invitato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, a rivedere il Terzo Pacchetto Energetico: legge comunitaria che vieta la gestione di gasdotti e reti elettriche dell’Unione in condizione di monopolio, sopratutto da parte di enti extra-europei, come il monopolista statale russo, Gazprom.

Matteo Cazzulani

La denuncia della difesa: “Contro Julija Tymoshenko prove false”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 1, 2011

L’Avvocato difensore, Oleksandr Plakhotnjuk, denuncia imputazioni a carico della Leader dell’Opposizione Democratica fotocopiate e datate il 31 Aprile. L’Unione Europea verso la linea dura per il Presidente, Viktor Janukovych. L’Ucraina in default tecnico.

All’indomani della seduta più aggressiva il sonno più profondo, che ha colpito proprio tutti. Nella giornata di Mercoledì, 28 Settembre, e continuata la fase dei dibattiti nel
processo alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Dopo il monologo dell’accusa – con cui, il giorno precedente, sono stati chiesti sette anni di carcere e tre di interdizione dalla vita politica per l’ex-Primo Ministro, accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi del gas, nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – e stato il turno della difesa, con la preventivata testimonianza della stessa imputata.

Tuttavia, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha proibito alla Tymoshenko di prendere la parola, dando la precedenza agli avvocati, sebbene in contrasto con il regolamento. Tutto sommato, quello del PM e stato un autogol, dal momento in cui a più riprese e caduto nel sonno più profondo dinnanzi all’arringa di Ihor Sukhov, primo dei difensori ad essere intervenuto con spiegazioni convincenti – seppur soporifere – sull’innocenza della Leader dell’Opposizione Democratica.

Nello specifico, Julija Tymoshenko non ha commesso alcuna irregolarità nell’accettare un accordo per il gas con la Russia solo parzialmente oneroso e che, sopratutto, ha permesso all’Ucraina di tenere fede agli obblighi di transito dell’oro blu con l’Unione Europea, evitando una guerra del gas che avrebbe posto l’Ucraina in pessima luce a livello internazionale. Inoltre, Sukhov ha illustrato come la Leader dell’Opposizione Democratica abbia avuto poco tempo per la presa visione delle imputazioni, prima di essere incarcerata in isolamento, dove e rinchiusa dallo scorso 5 Agosto.

Ad illustrare l’inconsistenza delle accuse e stato il secondo avvocato, Oleksandr Plakhotnjuk, che, svegliando i presenti con un tocco di ilarità, ha rimarcato come alcuni dei documenti messi agli atti siano copie, quando non falsi, datati addirittura il 31 Aprile.

L’esempio di Vaclav Havel per Viktor Janukovych

Al di fuori dell’aula, ulteriori notizie dimostrano quanto l’Ucraina rischi in seguito alle repressioni all’Opposizione Democratica, e ad una politica interna ed estera priva di una logica seria.

Presso l’Accademia Mohyl’jans’ka, l’Ambasciatore dell’Unione Europea in Ucraina, Jose Manuel Pintu Teixeira, ha espresso turbamento per la condanna richiesta alla Tymoshenko, e paragonato il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democrarica ad una vendetta dallo stile postsovietico, come se nella Cecoslovacchia post ’89 Vaclav Havel avesse adoperato la legislazione URSS per escludere gli avversari dalla scena politica.

Nel corso del dibattito in preparazione al summit del Partenariato Orientale di Varsavia, Eurodeputati di diversa appartenenza hanno messo in forse la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina in caso di continuo processo alla Leader dell’Opposizione Democratica, e di sua mancata partecipazioni alle prossime elezioni parlamentari.

In serata, la notizia del default tecnico nel Paese, che costringerà le banche ucraine ad una stretta sui tassi dei crediti e sulle imposte dei conti. Secondo esperti, la conseguenza dell’assenza di riforma del fisco, a cui il Presidente, Viktor Janukovych, malgrado le promesse elettorali ha preferito la vendetta politica contro la carismatica Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

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JULIJA TYMOSHENKO PRIVATA DELLE PROVE DELLA SUA INNOCENZA. JURIJ LUCENKO A RISCHIO VITA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 2, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica si vede ancora una volta respinto lo studio Ernst and Young , nonostante le accuse di parzialità al giovane giudice, Rodion Kirejev, e l’ennesima mobilitazione internazionale in suo supporto. L’ex-Ministro degli Interni affetto da Cirrosi Epatica, ma lasciato in isolamento

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Non è nemmeno la saggezza del Dalai Lama ad indurre il giovane giudice, Rodion Kirejev, ad un più equo processo, né la presenza virtuale, di una manciata di Premi Nobel ad indurre l’accusa a studiare un poco di geografia. Nella giornata di giovedì, Primo di Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, si è vista negare la liberazione dall’isolamento per la quindicesima volta, e respingere l’inserimento agli atti di materiali certificanti la sua innocenza – peraltro certificata dalla maggior parte dei testimoni, sopratutto da quelli convocati dall’accusa – in un processo in cui l’ex-Primo Ministro è accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

“Lei è un delinquente, il Suo posto è in galera – ha accusato il PM l’anima della Rivoluzione Arancione con le poche energie ancora rimaste, nonostante le precarie condizioni di salute da cui non riesce a guarire senza indispensabili visite mediche da parte dei suoi medici, continuamente negate da Kirejev -così giovane e cinico, ma qual’è la Sua educazione, quando continua a falsificare gli atti del processo?”.

Nello specifico, la corte si è rifiutata di accogliere lo studio della prestigiosa compagnia Ernst and Young ed articoli dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda certificanti gli effettivi vantaggi derivanti per le casse statali dagli accordi per il gas del Gennaio 2009: documenti che farebbero cadere ogni imputazione, tuttavia ignorati dal PM, che ha preferito accogliere una registrazione di una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino – e le dichiarazioni della Tymoshenko sulla sua pagina Twitter.

Ad evidenziare la parzialità di una corte sempre più sbilanciata verso l’accusa, l’avvocato, Oleksandr Plakhotnjuk, che, nel formulare la richiesta di liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica da un isolamento che dura oramai dallo scorso 5 Agosto, si è appellato alla lettera aperta di personalità di spessore della politica e della cultura mondiale appartenenti alla Shared Concern Initiative: tra essi, l’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel, l’ex-cancelliere tedesco, Richard von Weizsacher, l’ex Vescovo di Città del Capo, il Nobel per la Pace, Desmond Tutu, il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzemberg, il saggista francese André Glucksmann, il Leader del partito di opposizione russo Jabloko di ispirazione liberale ed europea, Grigorij Javlin’skij, e, ultimo ma non meno importante, il Dalai Lama.

“Perché continuate ad appellarvi all’Occidente in questo processo – ha obiettato la maggiore accusatrice, il procuratore Lilija Frolova – quando la stessa imputata si rivolge con accuse al giudice?” “Lo studio di Ernst and Young è una prova schiacciante che Kirejev si ostina a respingere perché, a suo dire, non è pertinente col processo – le ha risposto dalla difesa l’avvocato, Mykola Siryj – e poi il Dalai Lama non mi risulta sia il Leader di una potenza occidentale”.

Jurij Lucenko gravemente malato. ma il giudice lo lascia dietro le sbarre

Se Julija Tymoshenko è sempre più spinta ad una condanna politica, ed alla perdita della libertà, c’è chi invece, in peggiori condizioni di salute, rischia addirittura la vita. L’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – un’altro della decina di esponenti di spicco del campo arancione vittima della repressione da parte delle autorità di Kyiv – soffre di una grave forma di Cirrosi Epatica che, se non curata in apposite strutture, potrebbe seriamente portarlo alla conta dei suoi giorni. A certificarlo, un bollettino medico del carcere di isolamento – in cui è detenuto dallo scorso 26 Dicembre – subito impugnato dalla difesa per richiederne la scarcerazione immediata, ed il trasferimento con urgenza in strutture sanitarie.

Tentativo vano, poiché la Corte ha ammesso trattamenti medici speciali solamente all’interno del Carcere di massima Sicurezza. “Vogliono annichilire mio marito, sia fisicamente che mentalmente – ha dichiarato la sconfortata moglie Iryna – quella del PM è una violazione dello stesso codice penale, che garantisce all’imputato il diritto alla salute ed alla vita”.

Matteo Cazzulani

QUADRIGA: A PUTIN REVOCATO IL PREMIO DI HAVEL E GORBACHEV

Posted in Germania, Guerra del gas by matteocazzulani on July 21, 2011

Sospesa la consegna del premio per il dialogo internazionale al Primo Ministro russo in seguito ad una mobilitazione di media e politici intellettuali, contrari alla premiazione di chi si serve dell’energia per imporre la propria volontà nel Mondo.

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Per lo zar del gas niente quadriga dorata. Nella giornata di sabato, 16 Luglio, il comitato organizzatore ha revocato il conferimento del prestigioso premio tedesco per l’attività internazionale ed il rispetto delle libertà civili al primo ministro russo, Vladimir Putin. Una decisione sofferta, dal momento in cui presso la Werkstatt Deutschland – la fondazione che organizza il Quadriga – sono stati a lungo convinti della necessità di consegnare il premio al russo, meritevole di aver rinsaldato i rapporti tra Berlino e Mosca, e, per questo, preferito a personalità di indubbio spessore, come il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, e l’insigne storico dell’Università di Heidelberg, Edgar Wolfrum.

Dinnanzi a tale scelta, pronte le aspre critiche in seno alla politica tedesca, con il responsabile del Bundestag per i Diritti Umani, Mark Lening, contrario all’attribuzione dell’onorificenza al leader di un Paese in cui democrazia e libertà di stampa sono lungi dall’essere rispettati. Opposti a tale decisione anche un gran numero di media, e, con essi, alcuni dei premi Quadriga emeriti, pronti a restituire il riconoscimento nel caso il loro nome fosse stato accompagnato da quello del politico russo: tra essi, l’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel, mentre l’artista danese, Olafur Eliasson, non ha perso tempo, e già venerdì, 15 Luglio, ha riconsegnato la sua Quadriga al Comitato Organizzatore.

Russia e Germania legate dal gas

A chi sarà assegnato il premio tedesco, vinto in passato anche da Mikhail Gorbachev, Viktor Jushchenko, e José Manuel Barroso, ancora non è noto, ma di sicuro si sa che tra l’alleanza di ferro tra Germania e Russia non è a rischio. A conferma, non solo le dichiarazioni dell’Ufficio Stampa di Putin, pronto a ribadire piena sintonia tra Mosca e Berlino, ma, sopratutto, le trattative per le forniture energetiche che, Domenica, 17 Luglio, ha visto anche la seconda compagnia tedesca, E.On, iniziare il rinnovo delle forniture con il monopolista russo, Gazprom, con la meta di estendere la collaborazione anche ad altri settori come l’eolico.

Pochi giorni prima, ad estendere la collaborazione con Gazprom è stato il consorzio RWE, che ha ottenuto l’esclusiva sulle commesse russe in Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, e Gran Bretagna, in cambio dell’avvio di diverse joint-venture per lo sfruttamento di gas e carbone in territorio tedesco.

Matteo Cazzulani