LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ROSNEFT-EXXONMOBIL: COSA C’E’ DIETRO L’ACCORDO TRA I DUE GIGANTI DELL’ENERGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 16, 2013

Il monopolista del greggio russo ottiene il controllo del 25% del ricco giacimento Point Thomson, in Alaska, mentre il colosso statunitense riceve diritti di sfruttamento di serbatoi di oro blu nell’Oceano Artico. Il controllo del mercato dell’Asia dietro l’operazione 

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un accordo imponente destinato a mutare gli equilibri nella politica mondiale del gas. Giovedì, 14 Febbraio, alla presenza del Presidente russo, Vladimir Putin, il Capo del monopolista russo del greggio Rosneft, Igor Sechin, e il Leader del colosso statunitense ExxonMobil, Stephen Greenlee, hanno siglato un accordo di cooperazione strategico di particolare rilevanza.

L’accordo tra i due giganti dell’energia prevede la cessione alla Rosneft del 25% del controllo del giacimento Point Thomson, situato in Alaska, da cui gli Stati Uniti d’America hanno progettato la realizzazione di una conduttura in grado di soddisfare il 7% del fabbisogno complessivo di energia degli USA.

Con il il controllo del serbatoio di gas in Alaska, la Rosneft consolida il suo status di prima oil company al Mondo, conquistato nel 2012 con l’acquisizione della terza compagnia energetica russa TNK-BP in seguito alla svendita delle azioni dell’ente da parte del colosso britannico British Petroleum -in cerca di risorse per riparare al Governo USA i danni ambientali provocati nel 2010 nel Golfo del Messico.

Oltre che per i russi, l’operazione porta vantaggi anche per la ExxonMobil, che ha ottenuto la compartecipazione, e il diritto di sfruttamento, in 7 giacimenti di gas nell’Oceano Artico.

Inoltre, l’accordo tra la Rosneft e la ExxonMobil prevede lo sviluppo di tecniche per l’esportazione di gas liquefatto nel mercato asiatico, dove la domanda di energia è in crescita costante.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale -gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi utilizzate solo in Nordamerica- gli USA sono divenuti il principale esportatore di LNG in Asia, in particolare in India, Corea del Sud, Singapore e Indonesia.

L’esportazione di gas liquefatto congiunta con i russi sancita dall’accordo permette agli statunitensi di mantenere la posizione raggiunta nel mercato asiatico, e di disinnescare sul nascere la concorrenza della Russia, che da tempo sta considerando l’invio di gas in Asia.

Dal punto di vista russo, l’accordo comporta una frattura interna tra la Rosneft e l’altro ente monopolista controllato dallo Stato, Gazprom, a cui finora è spettato il monopolio delle esportazioni di gas dalla Russia, dirette sopratutto in Europa.

Con l’avvio dell’esportazione di LNG in Asia, la Rosneft ha la possibilità di insidiare il primato di Gazprom, e di sottrarre all’altro monopolista statale il primato nel settore del gas.

Una finta concorrenza

Il dissidio tra i due monopolisti dell’energia russi ha già avuto riflessi nella politica del Cremlino: il Presidente Putin ha in Sechin uno dei suoi fedelissimi, mentre il Premier Dmitriy Medvedev, nel corso del recente Forum Economico Mondiale di Davos, ha espresso il suo pieno sostegno a Gazprom.

Nonostante le sigle, è lecito evidenziare però come la guerra tra la Rosneft e Gazprom sia una liberalizzazione finta e mascherata.

Entrambe le compagnie, possedute e controllate dallo Stato, sono due enti apparentemente diversi, di cui Mosca si avvale per sfruttare il gas come mezzo con cui realizzare scopi geopolitici, come il rafforzamento della Russia nello spazio post-sovietico e il mantenimento dell’egemonia energetica sull’Europa per impedire la costituzione di un’UE forte e davvero unita.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA RIAPRE LA CONTESA CON L’UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 28, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, richiede un maxirisarcimento al colosso nazionale ucraino Naftohaz per il decremento del gas importato. L’isolamento internazionale di Kyiv rischia di favorire l’espansione geopolitica di Mosca in Europa Orientale.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un maxirisarcimento per onorare la clausola “Prendi o Paga”. Nella giornata di Domenica, 27 Gennaio, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha richiesto al colosso energetico ucraino Naftohaz i danni per mancato rispetto degli accordi contrattuali.

Come riportato dal Financial Times, Gazprom – ente controllato direttamente dal Cremlino – ha richiesto il saldo della clausola “Prendi o Paga”, che costringe Naftohaz a pagare una determinata quota per il gas importato a prescindere dal suo effettivo utilizzo.

Secondo il contratto vigente, firmato in fretta nel Gennaio 2009 dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko pur di ripristinare il flusso di gas verso l’Unione Europea che i Russi avevano strumentalmente tagliato, Naftohaz è obbligata ad acquistare all’anno un minimo di 41 Miliardi di metri cubi di gas, ma nel 2012 la quota importata è stata solo di 33 Miliardi di metri cubi.

La diminuzione delle importazioni di gas è stata decisa dal Governo ucraino dopo l’ennesimo diniego da parte di Gazprom di limitare le tariffe per il gas venduto a Naftohaz, come invece concesso dal monopolista russo ad alcune compagnie “alleate” dell’Unione Europea.

Per l’Ucraina – che dipende al 90% dalle forniture di gas dalla Russia – la risoluzione della controversia con la Russia appare difficile da risolvere.

Con la realizzazione del Nordstream – gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente la Germania – e l’avvio del Southstream – infrastruttura concepita per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria tramite il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia – Mosca ha isolato Kyiv, e, nel contempo, ha privato il Governo ucraino della possibilità di rifarsi sui diritti di transito del gas russo verso l’Unione Europea.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, un’ipotesi per la risoluzione della controversia potrebbe essere il ricorso da parte di Naftohaz all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, che già in passato ha sanzionato Gazprom per condotta anti-concorenziale nei mercati energetici dei Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale.

A rendere difficile la riuscita dell’operazione potrebbe essere però il mancato appoggio all’Ucraina da parte della Comunità Occidentale, irritata in seguito alla condotta autoritaria del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Una volta preso il potere nel 2010 con la vittoria nelle Elezioni Presidenziali, Yanukovych ha limitato la libertà di stampa, ed ha disposto arresti politici nei confronti dei principali esponenti dell’Opposizione, tra cui la carismatica leader dello schieramento democratico “arancione” Yulia Tymoshenko: condannata a 7 anni e mezzo di carcere dopo un processo in cui la difesa è stata sistematicamente privata dei suoi diritti.

La nuova crisi del gas tra Russia e Ucraina potrebbe comportare conseguenze geopolitiche di notevole importanza anche per l’Unione Europea.

Alla fine del 2012, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha ventilato l’ipotesi di concedere il richiesto sconto per le tariffe del gas importato dall’Ucraina in cambio dell’ingresso di Kyiv nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale coordinato da Mosca per ristabilire la leadership del Cremlino nello spazio ex-Sovietico.

Mosca contro la ricerca di shale in Ucraina

Come riportato sempre da Gazeta Wyborcza, la minaccia della Russia è anche motivata dalla scelta dell’Ucraina di avere affidato ai colossi energetici occidentali Chevron – USA – e Shell – Paesi Bassi – l’avvio dello sfruttamento di gas shale in territorio ucraino.

Non è un caso che la richiesta di risarcimento da parte di Gazprom sia stata inviata a Naftohaz a pochi giorni dalla firma di un accordo tra il Governo ucraino e la Shell per lo sfruttamento del giacimento di shale di Yuziv, avvenuta a margine del Forum Internazionale Economico di Davos.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un carburante non convenzionale ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate in sicurezza solo in Nordamerica.

Secondo diverse stime, anche l’Europa è ricca di shale, sopratutto nel sottosuolo di Polonia, Gran Bretagna, Lituania, Romania, Ucraina e Germania: Paesi che hanno avviato la ricerca dello scisto. Al contrario, Francia e Bulgaria sullo shale hanno posto una moratoria.

Matteo Cazzulani

IL SOUTHSTREAM SI FA FARAONICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 26, 2013

Il monopolista russo del gas, Gazprom, annuncia sofisticate tecniche di realizzazione della conduttura destinata ad incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dall’oro blu di Mosca. La scarsa convenienza del Gasdotto Ortodosso per l’interesse dei Paesi UE.

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

Condannerà per molti anni l’Europa alla dipendenza energetica dalla Russia, ma almeno il Southstream sarà un gasdotto all’avanguardia. Nella giornata di venerdì, 25 Gennaio, Alexei Miller, Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha annunciato l’intenzione di realizzare il gasdotto Southstream secondo moderne tecniche di costruzione.

Come riportato da una nota di Gazprom, Miller ha comunicato che il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – avrà una scorza di 39 millimetri, e sarà in grado di sostenere una pressione di 27,73 Megapascal.

Come argomentato dal Capo di Gazprom, la necessità della particolare costruzione è legata alla natura del Southstream: in parte realizzato su terra, in parte progettato sul fondale marino.

Infatti, il Gasdotto Ortodosso è pianificato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia al terminale di Baumgarten, in Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Critiche al Southstream sono state sollevate dalla Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario all’interesse dell’UE in quanto aumenta notevolmente la dipendenza del Vecchio Continente dalle esportazioni di gas della Russia, che ad oggi coprono già il 40% del fabbisogno totale dell’Europa.

Inoltre, diversi esperti hanno evidenziato come il Southstream non sia un investimento opportuno, prendendo atto della sempre minore quantità di gas estratta dai giacimenti russi.

La realizzazione del Gasdotto Ortodosso legherebbe il Vecchio Continente ad un solo fornitore destinato a non essere in grado di soddisfare la crescente domanda di gas dell’Europa.

A dare sostegno alle obiezioni sul Southstream è la natura squisitamente politica del progetto. Con la costruzione del Gasdotto Ortodosso, la Russia blocca la realizzazione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per importare gas direttamente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di oro blu dal quasi monopolio di Russia e Algeria.

La TAP esce rafforzata dal summit di Davos

Una delle infrastrutture progettate per diversificare le fronti di approvvigionamento di gas per l’Europa, il Gasdotto Trans Adriatico – TAP – è uscito rafforzato dal Forum Internazionale dell’Economia di Davos.

Come riportato da una nota del consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, sempre venerdì, 25 Gennaio, Italia, Grecia, Svizzera e rappresentanti delle principali compagnie energetiche coinvolte nel progetto hanno ribadito con un documento il loro sostengo e coinvolgimento nella TAP.

La dichiarazione è stata sottoscritta dal Ministro italiano per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, dal Vice Ministro greco per lo Sviluppo Economico, Notis Mitarachi, dal Direttore dell’Ufficio Federale svizzero per l’Energia, Walter Steinmann, dal Capo del colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, Rovnag Abdullayev, dal Capo della compagnia tedesca E.On, Klaus Schafer, e dall’Amministratore Delegato della compagnia svizzera AXPO, Hans Schultz.

Il Gasdotto Trans Adriatico è progettato per veicolare all’anno 21 Miliardi di metri cui di gas proveniente dall’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia fino in Italia attraverso l’Albania.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla AXPO e dalla E.On – con un’opzione per la SOCAR, il colosso britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total per il controllo del 50% del pacchetto azionario dell’infrastruttura – la TAP è sostenuta politicamente dai governi di Italia, Grecia, Svizzera e Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico ha un’importanza strategica per l’interesse dell’Unione Europea e dell’Italia. Oltre a diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Russia e Algeria, la TAP rende l’Italia il principale hub in Europa dell’oro blu azero, consente di abbattere i costi della bolletta per industrie e privati cittadini, e favorisce la creazione di posti di lavoro in un Paese fortemente interessato da una crisi economica e sociale.

Matteo Cazzulani

UCRAINA E BIELORUSSIA DICHIARANO GUERRA DIPLOMATICA ALL’UNIONE EUROPEA

Posted in Bielorussia, Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on March 1, 2012

Il Ministero degli Esteri ucraino denuncia l’intrusione nelle proprie questioni politiche interne da parte dell’Ambasciatore UE, José Manuel Pinto Teixeira. Bruxelles difende il proprio rappresentante, reo di avere espresso analisi obiettive sulla critica situazione nel Paese. Nel contempo, Minsk risponde alle sanzioni applicate dal Vecchio Continente alle alte autorità bielorusse per il mancato rispetto della democrazia con il richiamo dei propri emissari da Bruxelles e Varsavia, ottenendo la risposta speculare di Polonia e di tutti gli Stati europei.

L'ambasciatore UE a Kyiv, Manuel Pinto Teixeira

Per l’UE, due bracci di ferro in due Paesi che hanno perso la democrazia. Nella giornata di martedì, 28 Febbraio, il Ministero degli Esteri dell’Ucraina, con una nota ufficiale, ha contestato la condotta dell’Ambasciatore UE a Kyiv, José Manuel Pinto Teixeira. Nel documento, la parte ucraina si è lamentata per la continua intrusione del Diplomatico di Bruxelles nelle questioni politiche interne del Paese in cui è stato inviato per rappresentare l’Unione Europea, e non, come riporta letteralmente il comunicato, per ucrainizzarsi profondamente.

A scatenare la reazione del Ministero degli Esteri di Kyiv sono state le considerazioni di Teixeira in merito alla mancata realizzazione da parte del presidente ucraino, Viktor Janukovych, delle promesse fatte all’Unione Europea in merito alla democratizzazione del Paese e alla lotta alla corruzione: una situazione che, ad oggi, pone l’Ucraina tra gli ultimi Paesi del Vecchio Continente per capacità di attrazione degli investimenti sul proprio territorio.

In un’occasione pubblica, l’Ambasciatore UE ha evidenziato come, nel Novembre del 2010, Janukovych abbia giustificato l’accentramento del potere nelle sue mani – operato, a discapito di parlamento e Magistratura, con manovre politiche dalla correttezza molto discutibile – con la necessità di combattere la corruzione: tuttavia, senza mai centrare tale obiettivo.

In altre occasioni, Teixeira si è detto perplesso, amareggiato e preoccupato per l’ondata di arresti politici che, dalla salita al potere di Janukovych, hanno colpito, dopo processi dalla dubbia regolarità, esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui i suoi due principali Leader: l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro egli Interni, Jurij Lucenko.

“Il nostro Ambasciatore mantiene la totale fiducia dell’Unione Europea. Le accuse mosse a suo carico sono prive di fondamento, e rappresentano un attacco personale alla professionalità e alla pulizia morale di Teixeira, su cui non nutriamo dubbio alcuno” è stata la risposta, con una nota, dell’Alto Rappresentante UE alla Politica Estera, Catherine Ashton.

Quello che può sembrare un semplice battibecco diplomatico, in realtà, è il riflesso della situazione dell’Ucraina: Paese dove il regresso della democrazia ha raggiunto un livello davvero profondo. Nonostante il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e il sempre più evidente isolamento internazionale di Janukovych – come dimostrato nei vertici internazionali di Davos e Monaco di Baviera, in cui il Presidente ucraino è stato ricevuto solo dai suoi colleghi di Azerbajdzhan e Polonia e dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton: dalla quale peraltro è stato fortemente criticato – a Kyiv la repressione politica si è inasprita.

L’apertura del caso diplomatico con l’Ambasciatore dell’Unione Europea – contestato per avere analizzato in maniera obiettiva la situazione sulle Rive del Dnipro – sembra essere dettato dalla volontà dell’Ucraina di alzare la tensione politica con l’UE, se non addirittura di indurre Bruxelles al richiamo del proprio rappresentante: un fatto che porrebbe le relazioni euro-ucraine sul medesimo piano di quelle con la Bielorussia del dittatore Aljaksandar Lukashenka.

UE e Bielorussia ai ferri corti

Sempre martedì, 28 Febbraio, il regime di Minsk ha dato luogo a una crisi diplomatica ben peggiore di quella tra Bruxelles e Kyiv. In reazione all’approvazione delle sanzioni da parte dell’Unione Europea a carico di 27 esponenti del governo bielorusso – responsabili delle falsificazioni delle elezioni presidenziali del 19 Dicembre 2010, delle continue violenze ai danni delle opposizioni, e della repressione a carico di giornalisti e pensatori dissidenti – Lukashenka ha cacciato da Minsk gli Ambasciatori di UE e Polonia, e ha richiamato in patria per consultazioni i rappresentanti diplomatici a Bruxelles e Varsavia.

Una decisione tanto secca da avere ottenuto, come forte risposta, la reazione compatta dei 27 Paesi dell’Unione Europea, i quali, in segno di solidarietà alla Polonia, hanno ritirato i propri ambasciatori dalla Bielorussia e, in sintonia con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, hanno criticato l’ennesimo gesto di un autocrate intenzionato a mantenere il suo Paese in una condizione di isolamento internazionale dannoso per l’economia di Minsk.

Riuniti in una sessione straordinaria, i Ministri degli Esteri della Trojka di Weimar – alleanza militare a cui appartengono Polonia, Germania, e Francia – hanno espresso sostegno ai dissidenti bielorussi impegnati per lo sviluppo democratico del loro Paese e, nel contempo, hanno ventilato al possibilità di ulteriori sanzioni nei confronti di Lukashenka qualora il regime non dovesse interrompere la repressione del dissenso.

“Siamo pronti a rinnovare il dialogo con Minsk non appena i detenuti politici saranno riabilitati” ha dichiarato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. “La risposta compatta di tutta l’Unione Europea è un gesto di forte sostegno alla Democrazia: Bruxelles non si deve dividere quando è necessario difendere i Diritti Umani” ha aggiunto il capo della diplomazia tedesca, Guido Westerwelle.

Matteo Cazzulani

Janukovych a Monaco di Baviera: isolato come a Davos

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 7, 2012

Nel corso della Conferenza sulla Sicurezza nella Capitale bavarese, il Presidente ucraino nega ogni violazione della democrazia in Ucraina, concede assistenza medica alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – detenuta in isolamento in seguito a uno dei dieci processi politici organizzati a carico di esponenti del campo arancione – e apre all’Europa sulla gestione dei gasdotti ucraini. Le critiche dell’Occidente e la pressione della Russia: sempre più vicina alla sottomissione energetica – e quindi anche politica – di Kyiv.

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Isolato, impreciso, e all’acqua alla gola sulla questione energetica. Così e apparso il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, nel corso della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, il 2 e 3 Febbraio. Il Capo di Stato ucraino ha tenuto incontri e conferenze stampa in cui ha dato la propria versione dei fatti sulla situazione politica nel suo Paese: a suo avviso, Kyiv non attuerebbe alcuna discriminazione tra maggioranza e opposizione, e continuerebbe a ritenere l’integrazione euro-atlantica il principale vettore della propria politica estera.

Janukovych si e soffermato anche sul caso di Julija Tymoshenko: leader dell’Opposizione Democratica condannata a sette anni di detenzione in isolamento per avere siglato, quando e stata Primo Ministro – nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – accordi per il gas gravosi per l’Ucraina – ma necessari per garantire le forniture di Mosca a Kyiv e all’Unione Europea.

Secondo il Presidente ucraino, Julija Tymoshenko rappresenterebbe l’unico intoppo all’Integrazione dell’Ucraina in Europa, e, per questa ragione, ha ammesso la possibilità da parte di un pool di medici europei e nordamericani di visitare la Leader dell’Opposizione Democratica – detenuta in isolamento nonostante le gravi condizioni di salute – anche al di fuori del penitenziario in cui e reclusa, ma solo in territorio ucraino.

Infine, Janukovych si e soffermato sulla questione energetica. Dinnanzi al tentativo da parte della Russia di rilevare il possesso dei gasdotti ucraini in cambio di uno sconto sulle forniture, il Presidente ucraino ha proposto la creazione di un consorzio per la ristrutturazione, e la successiva gestione, del sistema infrastrutturale energetico: compartecipato al 33% da Russia e Unione Europea e, al 34%, dall’Ucraina.

Lontano dall’Europa, in balia della Russia

Come rilevato da diversi politologi, la prestazione di Janukovych a Monaco ricorda molto il Kuchma degli ultimi anni di presidenza: politicamente isolato, il Capo di Stato – deposto dal processo democratico del 2004, passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”, guidato proprio da Julija Tymoshenko – ha faticato a trovare interlocutori internazionali di prestigio in seguito alle sistematiche violazioni della libertà di stampa e di espressione registrate in Ucraina sotto la sua presidenza.

Da parte sua, Janukovych e stato dapprima isolato durante il Forum Economico di Davos – nel quale ha incontrato solo i Presidenti di Polonia e Azerbajdzhan – e, nella kermesse bavarese, ha avuto la possibilità di un solo colloquio con il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton: la quale, peraltro, ha criticato duramente la svolta autoritaria impressa dall’Amministrazione Janukovych in Ucraina, di cui il caso Tymoshenko non e che l’esempio più evidente.

La mancanza di fiducia nelle promesse di politica estera di Janukovych sono state dimostrate anche dalle posizioni ufficiali di Unione Europea, Consiglio d’Europa, e di tutti gli schieramenti politici del Vecchio Continente: uniti nel ritenere l’immediata liberazione della Tymoshenko e degli altri detenuti politici, e l’organizzazione di Elezioni Parlamentari regolari, come l’unico segnale possibile che Kyiv può lanciare per dimostrare la volontà di integrarsi nell’UE e nella NATO.

Anche per quanto riguarda la questione energetica, le promesse di Janukovych sono state smentite dai fatti. La proposta del consorzio ucraino-russo-europeo e stata rigettata dalla stessa Russia che, per convincere una volta per tutte Kyiv a cedere i propri gasdotti al Cremlino – che così sarebbe favorito nel proprio progetto di espansione energetica in Europa – ha chiuso i rubinetti del gas e, nel contempo, approntato un embargo ai prodotti caseari ucraini. I formaggi e il latte importati dall’Ucraina sono stati ritenuti non a norma per quanto riguarda la presenza di grassi: senza specificare se in eccesso o in difetto.

Matteo Cazzulani