LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Southstream: Putin in Austria divide l’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 25, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom firma un accordo con la compagnia energetica austriaca OMV per la realizzazione del gasdotto colpito dalle sanzioni dell’Unione Europea. Il Presidente russo accolto con tutti gli onori da un Capo di Stato UE per la prima volta dopo l’aggressione militare all’Ucraina

Il Southstream si farà ed arriverà in Austria, inondando l’Europa di un’ampia quantità di gas russo destinato solamente a mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 24 Giugno, il monopolista statale russo del gas Gazprom e la compagnia energetica austriaca OMV hanno firmato un accordo per la realizzazione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Austria 32 Miliardi di metri cubi di gas attraverso Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia.

Oltre al Southstream, su cui l’investimento stimato è pari ad un minimo di 25 Miliardi di Euro, Gazprom e la OMV hanno discusso in merito alla cessione al monopolista russo di una quota considerevole del terminale di Baumgartner: il punto di arrivo del Southstream, destinato a diventare il principale hub del gas russo in Europa.

L’operazione Southstream rappresenta una vittoria geopolitica per la Russia, che con la realizzazione del gasdotto, ed il controllo del terminale di Baumgartner, rafforza la presenza di Mosca nei mercati energetici dei Paesi dell’Europa Centrale, già di per sé fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo.

Inoltre, l’asse tra Gazprom e la OMV ha anche una valenza politica, in quanto il Southstream è stato congelato in seguito alle sanzioni applicate dall’Unione Europea alla Russia per l’aggressione militare all’Ucraina.

La firma dell’Accordo per il Southstream tra Gazprom e la OMV è stata infatti l’occasione per il Presidente russo, Vladimir Putin, di rompere l’isolamento internazionale posto nei suoi confronti dai principali Paesi UE, facendosi ricevere con tutti gli onori dal Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer.

Putin, che con sé a Vienna ha portato anche Vladimir Yakunin, Capo delle Ferrovie russe colpito dalle sanzioni applicate dall’Occidente, ha dimostrato di essere in grado di rompere il fronte europeo, che nei confronti della Russia si è sempre mosso diviso tra Paesi occidentali filorussi e Paesi dell’Europa Centro-Orientale maggiormente critici nei confronti di Mosca.

Il divide et impera di Putin ha come primo obiettivo la Commissione Europea, che oltre ad avere congelato il Southstream ha anche questionato la conformità del gasdotto con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza.

La Commissione Europea, che sta approntando un progetto di diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dal carburante russo, ha anche ammonito la OMV sulla cessione a Gazprom di quote del terminale di Baumgartner: una decisione ritenuta pericolosa per l’indipendenza energetica dei Paesi UE.

Infine, l’accordo di Putin con l’Austria rappresenta un colpo inferto a singoli Paesi UE, tra cui l’Italia, che, secondo i progetti iniziali, sarebbe dovuta essere il punto di approdo del Southstream, al posto dell’Austria.

Con l’approdo del gasdotto a Baumgartner, l’Italia è stata così punita dalla Russia per il sostegno dato al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato dall’Unione Europea per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan dalla Grecia attraverso l’Albania direttamente in Salento.

L’accordo Putin-Austria sul Southstream colpisce anche la Slovacchia, che finora è stato il principale Paese UE di transito del gas russo dall’Ucraina all’Europa occidentale.

La Slovacchia, che col Southstream si troverà de facto bypassata, è stata punita dalla Russia per essersi avvalsa dei suoi gasdotti per rifornire l’Ucraina di gas russo da ovest.

Infine, tra i puniti da parte di Putin c’è la Polonia: il Paese che, più di tutti, sta supportando la realizzazione dell’Unione Energetica Europea per dotare l’UE di un’unica politica in materia di energia che porti l’Europa a decrementare la dipendenza dalla Russia.

I polacchi mostrano agli austriaci come si sta in Europa

A commento dell’accordo tra Gazprom e OMV per il Southstream, criticato fin da subito dal Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, il Presidente austriaco Fischer ha dichiarato che il ruolo geopolitico dell’Austria è quello di costruire ponti tra l’Europa e la Russia, a prescindere dalla posizione assunta dall’Unione Europea.

Più tagliente delle dichiarazioni di stampo eurasista di Fischer sono state le parole del Ministro austriaco dell’Economia, Reinhold Mitterlehner, riportate dall’autorevole Gazeta Wyborcza. “Quando questo inverno mancherà il gas -ha dichiarato- sarà inutile spiegare alla nostra gente che esiste una solidarietà europea”.

A smentire le parole di Mitterlehner sono tuttavia i fatti compiuti dalla Polonia, che, grazie ai finanziamenti europei, sta realizzando nuovi gasdotti per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia e degli altri Paesi UE.

La Polonia, sempre grazie anche ad investimenti europei, sta inoltre realizzando il rigassificatore di Swinoujscie, in Pomerania, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

“Se tutti i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE fossero uniti tra loro l’Europa Centro-Orientale, che è fortemente dipendente dal gas della Russia, potrebbe tranquillamente importare gas dai rigassificatori della Spagna” ha dichiarato il Premier polacco, Donald Tusk, durante una conferenza stampa con il suo collega spagnolo, Mariano Rajoy.

Il progetto di Tusk è avallato dall’Unione Europea, ed è fortemente sostenuto anche da altri Paesi UE che necessitano di diversificare la loro dipendenza dalle forniture di gas della Russia, come la Repubblica Ceca.

Oggi, Praga è legata al gas che la Russia veicola in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, ubicato sul fondale del Mar Baltico, e, successivamente, via terra attraverso le condutture OPAL e Gazelle.

Per questa ragione, in seguito alla riunione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, il Ministro dell’Industria ceco, Jan Mladek, ha ritenuto importante per la Repubblica Ceca la realizzazione del Corridoio Nord-Sud, su cui la Polonia sta investendo molto, per importare gas alternativo a quello russo dal terminale di Swinoujscie e dal rigassificatore di Krk, in via di costruzione in Croazia.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140625-103706-38226567.jpg

ISRAELE DIVENTA UN PAESE ESPORTATORE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 24, 2013

Il Governo israeliano autorizza l’esportazione del 40% delle riserve nazionali di gas. L’Unione Europea resta la principale interessata alle esportazioni dell’oro blu dello Stato ebraico

Un Paese tradizionalmente povero di energia destinato a ricoprire un ruolo predominante nella politica energetica europea. Nella giornata di Domenica, 23 Giugno, Israele ha deciso di destinare il 40% delle riserve nazionali di gas all’esportazione

Come riportato da Natural Gas Europe, la decisione è stata comunicata dal Premier israeliano, Binyamin Netanyahu, insieme con il Ministro delle Finanze, Yair Lapid, ed il Governatore della Banca Nazionale di Israele, Stanley Fischer.

Nello specifico, il Governo ha stabilito di trattenere il 60% delle risorse di gas per la sicurezza energetica nazionale, mentre il restante 40% sarà utilizzato per rafforzare la posizione di Israele come Paese esportatore di energia.

Un punto interrogativo resta sulla destinazione che Israele intende scegliere per esportare il suo gas.

Come riportato dall’agenzia UPI, la prima direttrice può essere l’Europa attraverso la Turchia, per mezzo di un gasdotto costruito sul fondale del Mar Mediterraneo per collegare i giacimenti israeliani al territorio turco.

Il progetto è supportato dagli Stati Uniti d’America, che vedono nella cooperazione energetica tra Israele e Turchia un mezzo per rafforzare due alleati strategici in Medio Oriente.

Nel contempo, l’Amministrazione del Presidente statunitense, il democratico Barack Obama -che si è impegnato per ripianare una forte crisi diplomatica tra Israele e Turchia- ritiene il progetto una fonte di approvvigionamento che garantisce agli alleati dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas dalla dipendenza da Russia ed Algeria.

Secondo progetto, sempre orientato verso l’Europa, è l’esportazione di gas liquefatto a Cipro, dove la compagnia USA Noble Energy, in cooperazione con l’israeliana Delek -i due enti che sfruttano i giacimenti di oro blu di Israele- sta realizzando un rigassificatore.

La soluzione cipriota è supportata dalla Grecia, ma è opposta dalla Turchia, che vede Cipro come un potenziale avversario al mantenimento dello status di principale Paese di transito in Europa del gas necessario all’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia.

La terza soluzione è l’esportazione di gas liquefatto verso Egitto e Golfo Persico tramite la realizzazione di un rigassificatore nel Golfo di Eliat.

Questa soluzione porta Israele a competere nel mercato energetico mondiale con due potenze del settore, come Qatar, Iran ed Egitto.

Una decisione storica che cambia la posizione geopolitica israeliana

Il giacimento Leviathan contiene 7 trilioni di piedi cubi di gas, mentre il Tamar 10 Trilioni di piedi cubi.

Per il Governo israeliano la decisione rappresenta una pagina di storia, dal momento in cui i due giacimenti sono stati scoperti nel Mar Mediterraneo solo nel 2010.

Da allora, Israele è diventato un Paese in primo piano nel mercato energetico mondiale.

Matteo Cazzulani

GASDOTTI: L’EUROPA CENTRALE SOSTIENE IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2013

Durante il summit di Bratislava i Presidenti di Austria, Romania, Ungheria, Bulgaria e Turchia hanno inviato una lettera al Capo di Stato dell’Azerbaijan per il sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione. Il progetto, che coinvolge anche Polonia e Slovacchia, necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas in Europa.

Sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas per garantire la sicurezza energetica l’Europa Centrale non ha dubbi: il Nabucco è meglio della TAP. Nella giornata di Domenica, 16 Giugno, i Capi di Stato di Austria, Romania, Ungheria e Bulgaria hanno espresso pieno sostegno al gasdotto Nabucco.

Come riportato dall’agenzia UPI, a margine del Summit dei Paesi dell’Europa Centrale, a Bratislava, i Presidenti dei quattro Paesi dell’Europa Centrale hanno inviato al Capo di Stato azero, Ilham Aliyev, una lettera di supporto al gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer, ha illustrato come il Nabucco consenta la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per Paesi che, oggi, sono quasi completamente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia.

Il Presidente romeno, Traian Basescu, che ha invitato i Capi di Stato dei Paesi coinvolti nel Nabucco ad esprimere pieno sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione, ha sottolineato come l’infrastruttura garantisca diversificazione delle formiture di gas anche a Polonia e Slovacchia.

Oltre al Presidente ungherese, Janos Ader, e a quello bulgaro, Rosen Plevneliev, la lettera è stata sostenuta anche dal Capo di Stato turco, Abdullah Gul.

Nabucco vs. TAP nella guerra dei gasdotti per la diversificazione delle forniture UE di gas

Il Nabucco è progettato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH,e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione conta sul sostegno politico di Austria, Turchia, Slovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria ed Ungheria.

Il Nabucco è in concorrenza per il trasporto del gas azero con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi all’anno di oro blu in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente da Italia, Svizzera, Grecia, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

REPUBLICA CECA: SCHWARZENBERG PERDE LA CORSA ALLA PRESIDENZA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 27, 2013

Il Ministro degli Esteri ceco, ex-dissidente dell’emigrazione, sconfitto nelle prime Elezioni Presidenziali della storia del suo Paese. Vince Milos Zeman: ex-Primo Ministro SocialDemocratico, Leader di un soggetto politico di centro-sinistra.  

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Ha conosciuto e combattuto la dittatura sovietica, seppur dall’emigrazione, ha collaborato a costruire la Repubblica Ceca dopo la caduta del Muro di Berlino, ed ha preso parte attiva alla vita politica del Paese per rendere Praga una capitare europea. Tutto questo non è bastato al Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg, per vincere le Elezioni Presidenziali di sabato, 26 Gennaio.

Secondo i dati ufficiali, Milos Zeman, ex-Primo Ministro SocialDemocratico e Capo del soggetto politico di centro-sinistra Partito dei Diritti Civici, ha vinto la corsa alla presidenza con il 54,8% dei consensi, lasciando Schwarzenberg staccato al 45%.

“Dieci punti sono abbastanza per definire una vittoria certa – ha dichiarato Schwarzenberg nel commentare l’esito delle prime Elezioni Presidenziali della storia del Paese, rese possibili dopo una modifica alla Costituzione – riconosco la sconfitta e ringrazio chi mi ha sostenuto nel primo e nel secondo turno”.

Nonostante la sconfitta, il risultato del Ministro degli Esteri è soddisfacente. Dato per basso nei consensi da tutti i sondaggi, Schwarzenberg al primo turno ha saputo recuperare, fino ad arrivare a poca distanza da Zeman.

Contando sul voto delle grandi città e della fascia giovane della popolazione, nel ballottaggio Schwarzenberg, che ha contato sul voto moderato e su quello di centro, è riuscito ad imporsi solo nella regione della capitale, Praga.

Zeman, forte del voto confluito dal Partito SocialDemocratico Ceco, dai comunisti, e dal terzo classificato al primo turno, Jan Fischer – anch’egli ex-Primo Ministro SocialDemocratico – ha invece vinto nelle restanti regioni della Repubblica Ceca.

Esponente del dissenso ceco dell’emigrazione, Schwarzenberg è stato Cancelliere del primo Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, ed ha preso parte attiva nella vita politica del Paese partecipando con il suo movimento moderato TOP09 ad un governo di coalizione con i conservatori del Partito Democratico Civico dal 2009, di cui è divenuto Ministro degli Esteri.

Battuto un alfiere della democrazia e del rafforzamento dell’Unione Europea 

Schwarzenberg ha fortemente criticato Presidente uscente, Vaclav Klaus, di cui ha contestato le posizioni strenuamente anti-europee e lo stretto rapporto – anche di amicizia personale – stabilito con il Capo di Stato della Federazione Russa, Vladimir Putin, che ha reso la Repubblica Ceca fortemente dipendente dalla Russia sul piano energetico.

Inoltre, Schwarzenberg, memore del suo passato, si è distinto per avere concesso asilo in Repubblica Ceca ai perseguitati politici ucraini fuggiti dalla dittatura del Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Oltre all’ex Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, a trovare rifugio e protezione a Praga è stato anche Oleksandr Tymoshenko, il marito di Yulia Tymoshenko: la Leader dello schieramento democratico arancione condannata a sette anni di carcere dopo un processo riconosciuto come irregolare dalle principali ONG internazionali indipendenti.

Come sarà la Repubblica Ceca sotto l’Amministrazione Zeman non è facile da prevedere, ma è possibile ipotizzare come sarebbe stata Praga sotto la presidenza Schwarzenberg: un Paese nel cuore dell’Europa pienamente integrato nell’Unione Europea, attento ai rapporti euro-atlantici, fiero difensore di democrazia, diritti umani e libertà sia in Europa Orientale che in altre aree del pianeta.

Matteo Cazzulani

Elezioni Presidenziali in Repubblica Ceca: Zeman e Schwarzenberg al ballottaggio

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 12, 2013

L’ex Primo Mininistro socialdemocratico e il Ministro degli Esteri moderato a sorpresa al testa a testa. Fuori dalla corsa un altro ex-Primo Ministro socialdemocratico, Jan Fischer

Nuova o vecchia, il primo turno delle Elezioni Presidenziali ceche ha dato una certezza: la Repubblica Ceca non Sara più un Paese euroscettico e apertamente filorusso.

Nella giornata di sabato, 12 Gennaio, l’ex-Primo Ministro Milos Zeman, e l’attuale Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg, hanno guadagnato l’accesso al ballottaggio nelle prime elezioni presidenziali della Repubblica Ceca.

Come riportato dalla tv nazionale ceca, Zeman, un fuoriuscito dal Partito Socialdemocratico che ha creato un proprio soggetto politico di centro-sinistra, il Partito dei Diritti Civici – ha ottenuto il 24,24% dei consensi, vincendo sopratutto nelle campagne.

Schwarzenberg, un dissidente che dopo l’esilio all’estero durante l’epoca comunista ha appoggiato il processo democratico ceco passato alla storia com’e Rivoluzione di Velluto, e, dopo essere stato Cancelliere del Primo Presidente Ceco, Vaclav Havel, ha fondato il partito moderato TOP 09, ha ottenuto il 23,34% dei voti, soprattutto nella capitale Praga e nelle altre città.

Fuori dal ballottaggio e rimasto un altro ex-Premier socialdemocratico, Jan Fischer. Forte della cooperazione con la comunità ebraica, ma con un passato comunista alle spalle, Fischer ha ottenuto solo il 16,37%.

Il risultato ha del sorprendente, dal momento in cui i sondaggi hanno dato per certi al ballottaggio Zeman e Fischer. Indicato come spacciato, Schwarzenberg e riuscito a guadagnare consensi grazie al suo aperto sostegno all’Unione Europea.

Zeman e noto alla cronaca per le sue posizioni radicali, sopratutto in politica estera. E stato lui a paragonare l’ex-Leader dell’Autorita Palestinese, Yasser Arafat, con Adolf Hitler, suscitando un vespaio di polemiche anche da parte dell’UE.

Schwarzenberg, preso atto dei risultati, ha chiamato gli elettori a dargli fiducia per premiare il nuovo anziché il passato – impersonato da Zeman, secondo Schwarzenberg – nel secondo turno di Sabato, 25 Gennaio.

Lascia il Presidente euroscettico amico di Putin

Zeman e Schwarzenberg sono i protagonisti delle prime Elezioni Presidenziali ceche della storia, convocate grazie ad un cambiamento della Costituzione che ha stabilito l’elezione diretta del successore dell’attuale Capo dello Stato, Vaclav Klaus.

Klaus e noto per la sua posizione fortemente euroscettica, che ha portato la Repubblica Ceca ad essere uno degli ultimi Paesi ad avere ratificato il Trattato di Lisbona.

Di orientamento conservatore – sulla sua scrivania tiene un ritratto dell’ex-Primo Ministro britannico, Margaret Thatcher – Klaus si e distinto per la controversa amicizia con il Presidente della Russia, Vladimir Putin.

Per via delle relazioni privilegiate col Cremlino, Klaus, nonostante il parere contrario del Parlamento, guidato da una maggioranza conservatrice, ha sostenuto apertamente la Russia in occasione dell’aggressione militare alla Georgia nell’Agosto 2008.

Inoltre, il Presidente della Repubblica Ceca ha favorito il proliferare degli investimenti russi nel settore energetico, mettendo a serio repentaglio la sicurezza nazionale del suo Paese.

Matteo Cazzulani

Southstream: avviato il gasdotto di Putin e Berlusconi

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 8, 2012

Il Presidente russo apre la realizzazione della conduttura con una cerimonia solenne. Contrarie al progetto Turchia e Commissione Europea.

16 Miliardi di Euro per costruire il gasdotto più costoso al mondo ed aumentare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Venerdì, 8 Dicembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha inaugurato l’avvio dei lavori per la costruziome del Southstream.

Presenti all’inaugurazione, avvenuta in maniera solenne nella città di Anapa, nel sud della Russia, anche il capo del monopolista nazionale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, l’Amministratore Delegato del colosso Italiano ENI, Paolo Scaromi, gli esponenti delle altre due co panie coinvolte nel progetto, la tedesca Wintershall e la francese EDF.

Inoltre, all’evento hanno anche presenziato rappresentanti politici dei Paesi interessati dal gasdotto.

Degna di nota e la dichiarazione del Ministro dell’Energia turco, Tainer Yildiz, che ha illustrato come la Turchia non intenda prendere parte al Southstream, ma sostenere il piano di diversificazione delle forniture di gas varato dalla Commissione Europea per trasportare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream e una conduttura progettata per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

A prescindere dalla questione del gas, il Southstream e un progetto politico volto a rafforzare l’egemonia della Russia sull’Europa in ambito energetico. Il Gasdotto Ortodosso blocca il trasporto diretto di gas in Europa, ed aumenta la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia – che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno del Vecchio Continente.

La nascita del Southstream e legata ad un accordo personale stretto nel 2008 tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, a cui hanno successivamente dato il loro appoggio l’ex-Presidente francese Nicolas Sarkozy e il Capo di Stato serbo, il filorusso Tomislav Nikolic.

La contesa tra socialdemocratici e verdi in Germania

Come riportato da Gazeta Wyborcza, tra i sostenitori del Southstream figura anche la SPD tedesca. Il Leader dei socialdemocratici tedeschi, Henning Voscherau, e Stato nominato da Putin a capo del coordinamento dei lavori per la costruzione del Southstream.

Differente in Germania e la posizione dei verdi. Il Leader storico dei Grune, Joschka Fischer, e un acceso sostenitore del Nabucco: una delle due infrastrutture concepite dalla Commissione Europea ler trasportare gas azero in Europa.

Lecito ricordare che il Southstream e fortemente criticato dall’Unione Europea, che vede nel Gasdotto Ortodosso un pericolo per l’indipendenza energetica dei Paesi UE e la sicurezza nazionale per gli Stati del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

VERTICE DI JALTA: JANUKOVYCH E’ SEMPRE PIU ISOLATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 5, 2012

Dodici Presidenti non parteciperanno al summit dei Paesi dell’Europa Centrale per protestare contro la repressione dell’Opposizione Democratica ucraina, mentre diversi Leader di governo nazionali e continentali hanno dichiarato l’intenzione di boicottare le partite del campionato europeo di calcio che si giocheranno in Ucraina. L’appello di Adam Michnik per la liberazione dell’anima del dissenso arancione, Julija Tymoshenko, e per il sostegno delle ambizioni europee di Kyiv

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dai vertici internazionali allo sport, Janukovych avrà molto da riflettere sul perché della sua solitudine politica. Nella giornata di venerdì, 4 Maggio, è salito a dodici il numero dei Presidenti che hanno deciso di non partecipare al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale, organizzato a Jalta, in Crimea, sotto la dirigenza della Presidenza ucraina.

Alle defezioni dei Presidenti di Germania, Joachim Gauck, Austria, Heinz Fischer, Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, Croazia, Ivo Josipovic, Bulgaria, Rosen Plevnelev, Lettonia, Andis Berzins, Estonia, Henryk Ilves, Ungheria, Janos Ader, e Albania, Bamir Topi, si è aggiunta la rinuncia del Capo di Stato della Bosnia Erzegovina, Bagir Izetbegovic

Molte tra le giustificazioni fornite a Kyiv a corredo delle rinunce si sono limitate all’ambito diplomatico, ma in realtà le defezioni sono un segnale di aperta contestazione nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Egli è criticato per le repressioni politiche attuate nei confronti degli esponenti dell’Opposizione Democratica: molti dei quali sono stati arrestati, processati senza diritto di difesa, rinchiusi in carcere senza che un verdetto in merito fosse stato ancora pronunciato, privati dell’assistenza medica, e addirittura picchiati, come avvenuto alla Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Il regresso della democrazia a Kyiv ha provocato una protesta non solo nei confronti del vertice di Jalta, ma anche del campionato europeo di calcio del 2012, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

A favore dell’idea lanciata dal Cancelliere della Germania, Angela Merkel, e del segretario dell’opposizione tedesca, Sigmar Gabriel, di non recarsi negli stadi ucraini per protestare contro le detenzioni politiche si sono dichiarati il Ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, Uri Rosenthal, il suo collega Austriaco, Michael Spindelegger, e quello belga, Didier Reynders.

Differente è la situazione interna agli organismi politici UE: il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha sostenuto l’iniziativa della Merkel, e ha invitato tutti gli altri esponenti dell’esecutivo continentale a boicottare la parte ucraina della rassegna sportiva.

Diversamente, il Presidente del Parlamento, Martin Schulz, ha evidenziato come il boicottaggio non sia una soluzione che aiuti al miglioramento della situazione della Tymoshenko e degli altri detenuti politici, ma nel contempo ha comunicato la sua decisione di unirsi alla linea dei Commissari qualora il Regresso della democrazia in Ucraina continuasse a manifestarsi nella maniera così forte finora registrata.

Infine, una frattura più profonda è apparsa in Danimarca, dove la linea della Merkel è stata appoggiata dall’opposizione di centro-destra, mentre la maggioranza di centro-sinistra si è dichiarata contraria, in quanto essa ha ritenuto che il boicottaggio della manifestazione sportiva è una penalizzazione maggiore per il popolo ucraino più che per il suo Presidente.

L’appello di Michnik per la liberazione di Julija Tymoshenko e l’integrazione europea dell’Ucraina

La posizione di Schulz e della maggioranza danese – che ricopre la Presidenza di Turno dell’Unione Europea – è condivisa da una serie di Paesi del Vecchio Continente, che per ragioni storiche, economiche e geopolitiche affrontano la questione ucraina con maggiore cautela rispetto al punto di vista tedesco.

Il Presidente e il Premier polacco, Bronislaw Komorowski e Donald Tusk, hanno invitato i Capi di Stato dell’Europa Centrale a non disertare il vertice di Jalta, e hanno consigliato ai Leader di governo UE di non boicottare la parte ucraina dell’europeo di calcio per non isolare completamente l’Ucraina dalla comunità Occidentale.

A cogliere l’invito di Varsavia sono stati i Presidenti di Moldova e Slovacchia, Nicoli Timofti e Ivan Gasparovic, che assieme a Komorowski hanno dichiarato l’intenzione di recarsi a Jalta per mantenere le relazioni con l’Ucraina, e per affrontare vis-à-vis con Janukovych la questione del regresso democratico in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

A dare linfa a questa posizione è stato anche lo storico dissidente polacco del sindacato autonomo Solidarnosc, e attuale Redattore dell’autorevole Gazeta Wyborcza, Adam Michnik, che ha lanciato un appello – aperto alla sottoscrizione pubblica – per richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko e degli altri detenuti politici repressi dal regime autoritario di Janukovych senza boicottare l’euro 2012, né sostenere iniziative atte a isolare l’Ucraina dalla comunità europea.

Come illustrato da Michnik e da diversi politologi, l’allontanamento di Kyiv dall’Occidente, e l’inevitabile conseguente inglobamento dell’Ucraina nella zona di influenza della Russia, mette a serio repentaglio l’indipendenza economica e la sicurezza nazionale di tutta l’Europa.

Il controllo politico dei russi sulle risorse naturali e sulle infrastrutture energetiche ucraine porta a compimento le ancora forti velleità imperiali del Cremlino, e nel lungo-medio temine permette a Mosca di acquisire lo status di superpotenza mondiale, e di relegare ai margini dell’economia mondiale un’Unione Europea sempre più debole e divisa.

Matteo Cazzulani

L’Unione Europea contro Viktor Janukovych: per le violenze a Julija Tymoshenko a rischio l’Europeo di calcio in Ucraina

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 1, 2012

Il Capo UEFA, Michel Platini, si e dichiarato possibilista sulla sottrazione dell’organizzazione della rassegna sportiva a Kyiv, e il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, insieme con altri esponenti politici di rilievo dell’UE, critica il Presidente ucraino per l’arresto e le violenze alla Leader dell’Opposizione Democratica. La Polonia difende la manifestazione, e gli arancioni ucraini invitano a sanzioni dirette ai membri dell’Amministrazione Presidenziale.

Niente campionato di calcio se gli oppositori sono in catene. E tanto risoluta quanto netta la posizione espressa dai maggiori leader politici dell’Unione Europea nei confronti dell’Ucraina: paese in cui, dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, la repressione attuata dalle Autorità a carico degli oppositori, culminata con l’arresto e le percosse a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko, mette a rischio la realizzazione del campionato europeo di calcio del 2012.

A inoltrare la proposta e stato il Presidente della UEFA, Michel Platini, il cui addetto stampa, in un’intervista all’autorevole Suddeutsche Zeitung, lunedì, 30 Aprile, ha evidenziato come la situazione interna all’Ucraina, aggravata dal recente scoppio di quattro ordigni a Dnipropetrovs’k, stia portando a una seria riflessione sull’opportunità di realizzare o meno la manifestazione sportiva in un Paese che si sta rivelando sempre più insicuro e autoritario.

Una forte condanna all’Ucraina e pervenuta anche dal Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, che sempre lunedì, 28 Aprile, ha rilasciato una nota all’autorevole agenzia PAP, nella quale ha evidenziato la mancata volontà di presenziare in Ucraina ad alcuna partita del campionato di calcio, e ha collegato la sua partecipazione alla risoluzione del caso Tymoshenko.

Il giorno precedente, una simile posizione e stata presa dal Commissario Europeo per la Giustizia, Vivianne Reding, che all’Eu Observer ha dichiarato come la mancata liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica pregiudichi la sua presenza accanto alle Autorità ucraine durante la rassegna sportiva UEFA.

Aperta critica a Janukovych – che dall’Opposizione Democratica e ritenuto il responsabile dell’ondata di arresti politici a carico degli arancioni – e pervenuta anche dal Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, da quello sloveno, Danilo Tuerk, e da quello austriaco, Heinz Fischer, che hanno seguito l’esempio del loro collega tedesco, Joachim Gauck, nel declinare l’invito al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale – in programma proprio a Kyiv sotto la conduzione dell’Amministrazione Presidenziale locale.

Alle innumerevoli defezioni alla rassegna UEFA registrate nella sola giornata di lunedì, 30 Aprile, occorre aggiungere quelle precedentemente dichiarate in Germania dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dal Ministro degli Interni e dello sport, Hans Peter Friedrich, da quello dell’Ambiente, Norbert Roettgen, e dal capo dell’opposizione, Sigmar Gabriel.

In Italia, simile posizione e stata sostenuta dal segretario dell’UDC, Pierferdinando Casini, mentre Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha espresso perplessità circa la reale efficacia del boicottaggio degli europei, accanto a una forte critica del regime di Janukovych, e a una crescente preoccupazione per le condizioni di salute della Tymoshenko.

Ma gli oppositori ucraini chiedono il contrario

A difendere la realizzazione del campionato di calcio e stata la Polonia, che assieme all’Ucraina organizza la manifestazione sportiva. Come dichiarato a TVN dal portavoce del Ministro degli Esteri polacco, Marcin Bosacki, ogni invito al boicottaggio dell’Europeo di calcio e priva di fondamento e di razionalità, in quanto confonde un’emergenza politica con una questione puramente sportiva.

Sulla medesima linea e stato l’appello espresso dalla figlia di Julija Tymoshenko, Jevhenja, che in una conferenza stampa a Praga – accanto al padre, che ha ottenuto l’Asilo Politico in Repubblica Ceca in quanto perseguitato in Patria a causa della sua parentela con la Leader dell’Opposizione Democratica – ha ritenuto il boicottaggio all’Euro come l’ultima delle possibilità da utilizzare per contrastare la dittatura di Janukovych, ma ha esortato la comunità Occidentale a non attuare questa misura.

Concorde con la figlia della Tymoshenko si e detto anche un altro Leader dell’Opposizione Democratica, Arsenij Jacenjuk, che ha invitato l’UE a non boicottare una rassegna sportiva che proprio la Tymoshenko ha fortemente voluto – e ottenuto durante l’ultimo anno da lei passato alla guida del Governo – per europeizzare il suo Paese, rinsaldare il rapporto con la vicina Polonia, e dare un’opportunità si sviluppo e benessere all’Ucraina.

In alternativa al boicottaggio, Jacenjuk ha proposto agli esponenti dell’Unione di adottare misure mirate esclusivamente alla figura del Presidente Janukovych e delle personalità della sua Amministrazione che si sono macchiate della responsabilità degli arresti politici e delle percosse alla Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani