LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IL SOUTHSTREAM SI FA FARAONICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 26, 2013

Il monopolista russo del gas, Gazprom, annuncia sofisticate tecniche di realizzazione della conduttura destinata ad incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dall’oro blu di Mosca. La scarsa convenienza del Gasdotto Ortodosso per l’interesse dei Paesi UE.

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

Condannerà per molti anni l’Europa alla dipendenza energetica dalla Russia, ma almeno il Southstream sarà un gasdotto all’avanguardia. Nella giornata di venerdì, 25 Gennaio, Alexei Miller, Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha annunciato l’intenzione di realizzare il gasdotto Southstream secondo moderne tecniche di costruzione.

Come riportato da una nota di Gazprom, Miller ha comunicato che il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – avrà una scorza di 39 millimetri, e sarà in grado di sostenere una pressione di 27,73 Megapascal.

Come argomentato dal Capo di Gazprom, la necessità della particolare costruzione è legata alla natura del Southstream: in parte realizzato su terra, in parte progettato sul fondale marino.

Infatti, il Gasdotto Ortodosso è pianificato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia al terminale di Baumgarten, in Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Critiche al Southstream sono state sollevate dalla Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario all’interesse dell’UE in quanto aumenta notevolmente la dipendenza del Vecchio Continente dalle esportazioni di gas della Russia, che ad oggi coprono già il 40% del fabbisogno totale dell’Europa.

Inoltre, diversi esperti hanno evidenziato come il Southstream non sia un investimento opportuno, prendendo atto della sempre minore quantità di gas estratta dai giacimenti russi.

La realizzazione del Gasdotto Ortodosso legherebbe il Vecchio Continente ad un solo fornitore destinato a non essere in grado di soddisfare la crescente domanda di gas dell’Europa.

A dare sostegno alle obiezioni sul Southstream è la natura squisitamente politica del progetto. Con la costruzione del Gasdotto Ortodosso, la Russia blocca la realizzazione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per importare gas direttamente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di oro blu dal quasi monopolio di Russia e Algeria.

La TAP esce rafforzata dal summit di Davos

Una delle infrastrutture progettate per diversificare le fronti di approvvigionamento di gas per l’Europa, il Gasdotto Trans Adriatico – TAP – è uscito rafforzato dal Forum Internazionale dell’Economia di Davos.

Come riportato da una nota del consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, sempre venerdì, 25 Gennaio, Italia, Grecia, Svizzera e rappresentanti delle principali compagnie energetiche coinvolte nel progetto hanno ribadito con un documento il loro sostengo e coinvolgimento nella TAP.

La dichiarazione è stata sottoscritta dal Ministro italiano per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, dal Vice Ministro greco per lo Sviluppo Economico, Notis Mitarachi, dal Direttore dell’Ufficio Federale svizzero per l’Energia, Walter Steinmann, dal Capo del colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, Rovnag Abdullayev, dal Capo della compagnia tedesca E.On, Klaus Schafer, e dall’Amministratore Delegato della compagnia svizzera AXPO, Hans Schultz.

Il Gasdotto Trans Adriatico è progettato per veicolare all’anno 21 Miliardi di metri cui di gas proveniente dall’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia fino in Italia attraverso l’Albania.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla AXPO e dalla E.On – con un’opzione per la SOCAR, il colosso britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total per il controllo del 50% del pacchetto azionario dell’infrastruttura – la TAP è sostenuta politicamente dai governi di Italia, Grecia, Svizzera e Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico ha un’importanza strategica per l’interesse dell’Unione Europea e dell’Italia. Oltre a diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Russia e Algeria, la TAP rende l’Italia il principale hub in Europa dell’oro blu azero, consente di abbattere i costi della bolletta per industrie e privati cittadini, e favorisce la creazione di posti di lavoro in un Paese fortemente interessato da una crisi economica e sociale.

Matteo Cazzulani

LE FOTO DI JULIJA TYMOSHENKO E LE BOMBE DI DNIPROPETROVS’K

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 29, 2012

Immagini fotografiche diffuse dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda testimoniano le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, ma la notizia viene posta in secondo piano dall’esplosione di quattro ordigni a Dnipropetrovs’k, che hanno provocato 30 feriti. Le teorie su un tragico evento che non solo mette a repentaglio lo svolgimento dei campionati europei di calcio, ma peggiora la già negativa immagine dell’Ucraina nel Mondo 

Le percosse subite dalla Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. FOTO UKRAYINSKA PRAVDA

Le prove di una drammatica situazione che mobilita la comunità internazionale cancellate da un evento di ancora maggiore gravità. Questa è stata la sorte delle foto che hanno provato l’esistenza di ematomi e ferite sul corpo di Julija Tymoshenko: Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, ed ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato.

A realizzare le fotografie, pubblicate dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, è stata la Responsabile per i Diritti Umani del Parlamento ucraino, Nina Karpachova, che nella giornata di mercoledì, 25 Aprile, ha ottenuto un incontro privato con la detenuta.

Gli scatti mostrano presenza di ematomi all’altezza dello stomaco e sulle braccia, proprio come quanto dichiarato dalla Tymoshenko e dai suoi avvocati, che hanno accusato le forze di polizia di avere costretto con la forza la Leader dell’Opposizione Democratica a recarsi su un ambulanza diretta in un ospedale cittadino nella serata di venerdì, 20 Aprile.

A dare credito alle fotografie sono state le stesse Autorità ucraine, che dopo avere accusato la Tymoshenko di simulazione hanno riconosciuto l’entità delle prove. Inoltre, nella giornata di sabato, 28 Aprile, l’attestazione delle lesioni ha spinto il giudice Kostjantyn Sadovs’kyj a interrompere per un mese il processo in cui l’ex-Primo Ministro è accusata di evasione fiscale e sottrazione indebita di danaro pubblico durante la presidenza del colosso energetico JEESU, che la Leader dell’Opposizione Democratica ha guidato negli anni Novanta.

A porre la notizia in secondo piano nelle testate nazionali ed internazionali è stato lo scoppio quasi contemporaneo di 4 ordigni nella città natale della Tymoshenko, Dnipropetrovs’k, che venerdì, 27 Aprile, ha provocato 30 feriti, tra cui 10 bambini.

Nell’immediato, la città è stata presidiata da forze militari e mezzi anfibi dell’esercito, la rete telefonica è saltata, e il Presidente Viktor Janukovych ha promesso alte ricompense finanziarie a chiunque fornisce informazioni sugli autori di quello è stato definito come un atto terroristico.

Tra prove di golpe e destabilizzazione programmata

Sull’interpretazione dell’accaduto si sono distinte due linee di pensiero sostenute da pubblicisti ed esponenti politici di diverso orientamento. Alcuni hanno posto in rilievo come il presidio della città da parte dell’esercito, e l’interruzione delle comunicazioni cellulari, siano caratteristiche tipiche del Colpo di Stato, che le Autorità avrebbero attuato per giustificare future sospensioni delle libertà democratiche nel Paese.

Altri hanno illustrato la possibile presenza all’interno del Servizi Segreti di una corrente filo-russa, che avrebbe organizzato le esplosioni per destabilizzare la situazione politica interna a un Paese che Mosca ritiene essere una propria colonia.

L’unica certezza in merito è legata al fatto che lo scoppio degli ordigni – che secondo gli esperti possono essere classificati di media-bassa pericolosità se, come accaduto, fatti esplodere in spazi aperti – pone un serio punto interrogativo sullo stato della preparazione dell’Ucraina all’organizzazione del campionato europeo di calcio, che il Paese si appresta ad organizzare con la Polonia: nonostante il tragico evento sia avvenuto in una città nella quale non sarà giocata alcuna partita.

Inoltre, i fatti di Dnipropetrovs’k hanno posto in secondo piano le foto riguardanti le percosse subite dalla Tymoshenko, che oltre a confermare l’effettivo mancato rispetto dei diritti umani in Ucraina, hanno dato ancor più forza alle forti critiche che solamente negli ultimi giorni sono state indirizzate a Janukovych da parte del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, del Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, dell’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera e di Difesa, Catherine Ashton, del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, e delle Autorità canadesi.

Nello specifico, la Merkel ha invitato il Presidente ucraino a permettere alla Tymoshenko di ricevere cure mediche in Germania, mentre il Leader dell’opposizione tedesca, Zigmar Gabriel, ha proposto di boicottare gli europei di calcio, sulla medesima linea di quanto in Italia è stato espresso dal Segretario UDC, Pierfrancesco Casini.

A sua volta, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha espresso il timore che i fatti di Dnipropetrovs’k siano orientati proprio contro l’organizzazione della rassegna sportiva, mentre il Ministro degli Esteri del Canada, John Berd, ha invitato Janukovych a non strumentalizzare lo scoppio degli ordigni per sospendere le libertà fondamentali.

Infine, il Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, ha evidenziato come l’attuazione di repressioni in un Paese come l’Ucraina sia un fattore che poneun’ombra non solo sull’Amministrazione dello Stato, ma anche sulle persone che sono chiamate a governarlo.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA RIATTUATA LA PENA DI MORTE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on March 18, 2012

Il regime bielorusso ha giustiziato i 25enni Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, condannati per l’attentato al metro di Minsk dell’11 Aprile 2011 e di altri atti di carattere terroristico precedenti. I sospetti sulla regolarità del processo e sulla fondatezza delle accuse, a cui si sono accompagnati appelli da parte dei parenti e della Comunità Internazionale contro l’esecuzione capitale

il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Fucilati e seppelliti all’insaputa dei famigliari e dei mezzi di comunicazione di massa. Questa è la sorte che, in Bielorussia, è stata riservata dalle Autorità carcerarie a Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, rispettivamente operaio e perito elettronico di 25 anni, condannati alla pena capitale in quanto responsabili dell’attentato al metro di Minsk avvenuto l’11 Aprile 2011.

La notizia dell’avvenuta condanna, e della già effettuata sepoltura dei due giovani, sabato 17 Marzo, è pervenuta dapprima tramite lettera presso l’abitazione privata della famiglia Kavaliou, a Vitebsk, poi, è stata confermata dai principali media del Paese, tra cui la televisione statale – controllata dalle Autorità bielorusse – e l’autorevole Belsat.

I condannati sono stati accusati non solo per l’esplosione che ha provocato 15 vittime e 300 feriti, ma anche per altri atti di carattere terroristico, come l’attentato bombarono durante il concerto del Giorno dell’Indipendenza del 2008 a Minsk, e un simile evento nel 2005 a Vitebsk, che, in tutto, sono hanno provocato una manciata di feriti.

Nel corso del processo, Kanavalau ha riconosciuto in pieno le proprie responsabilità per ambo gli eventi, mentre Kavaliou ha rigettato le accuse, si è difeso a spada tratta di prima persona in tribunale, e si è rivolto direttamente al Presidente, Aljaksandar Lukashenka, per interrompere un procedimento giudiziario irregolare.

A confermare i sospetti sulla regolarità effettiva della questione non è solo la fretta con cui i due giovani sono stati ritenuti colpevoli, ma anche l’assenza di prove determinanti per giustificare la colpevolezza degli imputati, e il parere di diversi esperti, bielorussi ed europei, che non hanno escluso come gli attentati di Minsk e Vitebsk possano essere stati organizzati ad hoc dal KGB – i Servizi Segreti bielorussi.

Richiesta di clemenza a Lukashenka è stata inviata dalla madre di Kavaliau sulla base dell’articolo 61 della Costituzione bielorussa – che prevede la possibilità di posticipare di un anno l’esecuzione, per rendere possibile la dimostrazione da parte dell’imputato della propria non-colpevolezza – e dell’appello dell’ONU contro l’esecuzione della pena capitale.

A quella delle Nazioni Unite, si sono unite le voci del Segretario Generale e dello Speaker del Consiglio d’Europa, Thorbjon Jagland e Jean-Claude Mignon, del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, e dei Deputati di Germania e Lichtenstein, Marieluise Beck e Renate Wohlwend, mentre l’Incaricato per i Diritti Umani del Governo tedesco, Markus Loening, ha richiesto alle autorità bielorusse una moratoria sulla pena di morte.

Minsk sempre più lontana da Bruxelles

L’esecuzione dei due condannati non fa altro che allontanare sempre più la Bielorussia dall’Europa, nonostante il recente appello da parte dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, che ha invitato i Paesi del Vecchio Continente a porre fine al congelamento delle relazioni diplomatiche con la Bielorussia: una contromossa all’ordine di Lukashenka di espellere da Minsk gli Ambasciatori dell’Unione Europea e della Polonia.

Inoltre, l’esecuzione dei due giovani rappresenta l’ennesima macchia nel curriculum da vero dittatore di Lukashenka. Ininterrottamente al potere dal 1994, il bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – si è contraddistinto per continue repressioni a carico di giornalisti e oppositori politici, privati non solo del diritto di manifestare e di condurre la propria attività, ma anche della possibilità di riunirsi all’estero per creare un’alternativa politica al regime.

Il dittatore bielorusso si è mantenuto al potere mediante continue manipolazioni delle tornate elettorali, che gli hanno consegnato consensi in percentuali mai inferiori all’80%, tra le quali le presidenziali del 1994, del 2001, del 2006 e, infine, del 19 Dicembre 2010, quando ha provveduto all’arresto preventivo di tutti i suoi competitor di orientamento democratico, liberale, conservatore e socialdemocratico.

Accanto a ciò, Lukashenka ha cercato di barcamenarsi tra l’avvicinamento all’Europa e l’amicizia con la Russia, ma ha finito tuttavia per trascinare il Paese in un’isolamento internazionale che, in seguito a una grave crisi economica che ha colpito la Bielorussia, ha costretto Minsk ad accettare la sottomissione a Mosca.

Questa perdita di autonomia da parte della Bielorussia si è registrata sia sul piano energetico, con la cessione al monopolista energetico russo, Gazprom, dei gasdotti bielorussi, sia su quello politico, con l’ingresso di Minsk nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Cremlino, a immagine e somiglianza dell’Unione Europea, per riappropriarsi dello status di superpotenza mondiale, già goduto in epoca sovietica, a spese proprio di Bruxelles.

Matteo Cazzulani