LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Georgia all’ennesimo rimpasto di Governo

Posted in Georgia by matteocazzulani on December 26, 2015

Il Ministro degli Esteri, Giorgi Kvirkashvili, designato nuovo Premier dopo le dimissioni di Irakli Garibashvili. Accordo di Associazione con l’Unione Europea, repressioni politiche e perdita di sovranità l’eredità del Governo uscente



Varsavia – Natale di cambiamenti per la Georgia, Paese europeo che, per ragioni geopolitiche ed energetiche, non appartiene politicamente alla Grande Famiglia europea. Nella giornata di giovedì, 25 Dicembre, il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, ha approvato la nomina a Premier di Giorgi Kvirkashvili, Ministro degli Esteri proposto alla guida del Governo dai parlamentari della coalizione di Governo centrista Sogno Georgiano -GD.

Il cambio alla guida del Governo è dovuto alla decisione del Premier uscente, Irakli Garibashvili, di lasciare l’incarico dopo avere guidato l’Esecutivo del Paese dal Novembre 2013. Garibashvili, che si è detto onorato di avere servito alla guida del Governo, fu chiamato a lasciare la guida del Ministero degli Interni per rimpiazzare Bidzina Ivanishvili.

L’ex-Premier Ivanishvili -nella foto- è uno degli imprenditori più ricchi del Paese che, dopo avere fondato Sogno Georgiano, ha condotto, e vinto, una campagna elettorale interamente improntata contro la squadra di Governo dell’allora Presidente, Mikheil Saakashvili, la guida del processo democratico in Georgia noto come Rivoluzione delle Rose.

Pronta al rimpasto di Governo è stata la reazione del principale Partito dell’opposizione, il moderato Movimento Popolare Unito -UNM- che, per voce del parlamentare Giorgi Gabashvili, ha criticato l’avvicendamento alla guida dell’Esecutivo come una manovra per riparare alla caduta di consensi registrata da Sogno Georgiano negli ultimi sondaggi.

Oltre alle strategie elettorali, il Governo Garibashvili lascia dietro di sé un bilancio in chiaroscuro, fatto di qualche risultato positivo, come la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e l’ottenimento della liberalizzazione del regime dei visti UE, e molti elementi oscuri.

In primis, il Governo Garibashvili ha aperto procedimenti giudiziari e condotto arresti preventivi nei confronti di importanti esponenti del precedente Governo, nonché rappresentanti dell’opposizione, come l’ex-Premier Vano Merabishvili, Gigi Ugulava e Bacho Akalaia.

L’arresto dell’ex-Premier Merabishvili, che nelle modalità ricorda molto da vicino il trattamento subito dalla leader del dissenso democratico ucraino Yulia Tymoshenko sotto il regime di Viktor Yanukovych, è stato seguito dall’apertura di fascicoli a riguardo dell’ex-Presidente Saakashvili, nel frattempo nominato Governatore di Odessa da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Oltre alle pagine di prosecuzione politica, il Governo Garibashvili, e ancor prima quello guidato da Ivanishvili, hanno rinunciato ad ogni tentativo di riprendere il controllo delle regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud che la Russia ha annesso illegalmente nell’Agosto 2008.

I Governi Garibashvili e Ivanishvili hanno anche limitato le aspirazioni di Tbilisi a fare parte della comunità Euroatlantica. Bensì, essi hanno reso la Georgia un link tra l’Europa e l’Asia ed hanno cercato di normalizzare i rapporti con la Russia nonostante Mosca occupi illegalmente una importante porzione del territorio georgiano.

Tbilisi incrementa la dipendenza energetica dalla Russia

Infine, la Georgia ha dichiarato di volere aumentare la quantità di gas importato dalla Russia a spese delle importazioni dall’Azerbaijan. 

Questa decisione mette a serio repentaglio non solo la sicurezza nazionale di Tbilisi, considerato che Mosca si avvale del gas come arma di coercizione geopolitica, ma anche il progetto di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

La Georgia è infatti un importante Paese di transito del Corridoio Energetico Europeo, fascio di gasdotti progettato per veicolare gas dall’Azerbaijan -e quindi diminuire la già alta dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia- all’Italia attraverso il territorio georgiano, Turchia, Grecia ed Albania.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Sanzioni alla Russia e caso Saakashvili: la Georgia ha problemi con l’Europa

Posted in Georgia by matteocazzulani on August 9, 2014

Il Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, contesta pubblicamente le misure economiche adottate dall’UE in risposta all’aggressione militare russa all’Ucraina, poco dopo che la Corte Suprema ha autorizzato l’arresto dell’ex-Presidente e leader dell’Opposizione filo atlantica. USA, Polonia, Lituania e Svezia fortemente preoccupate per il possibile caso di giustizia selettiva

Contestare pubblicamente un’azione diplomatica approntata dai più importanti alleati del Paese che si rappresenta è segno che gli amici in questione, in fondo, non sono poi considerati tali. Questa è stata la sensazione emersa presso le cancellerie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America in seguito alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, che, nella giornata di giovedì, 7 Agosto, ha criticato le sanzioni applicate da USA e UE alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Nello specifico, la Panjikidze, come riportato da Civil Georgia, ha ritenuto le sanzioni una misura inutile, che, anzi, ha portato a contro-sanzioni da parte della Russia anche nei confronti della Georgia, come la chiusura dello spazio aereo russo alle compagnie UE: un fatto che ha aumentato il tempo di percorrenza dei voli diretti in territorio georgiano dall’Unione Europea e dall’Ucraina.

Le posizioni del Ministro degli Esteri georgiano sono opinabili nel merito, ma, dal punto di vista formale, hanno aperto un caso internazionale, dal momento in cui nessuno in Occidente si aspettava una posizione apertamente critica da parte di un Paese alleato che si appresta ad avviare un difficile percorso di integrazione euro-atlantica.

Pronta è stata la reazione del Capogruppo in Parlamento del principale Partito di opposizione Movimento Popolare Unito -UNM- Davit Bakradze, che ha evidenziato come la posizione del Ministro Panjikidze, e più in generale quella della coalizione di Governo Sogno Georgiano -GD- non sia in linea con quella dei più importanti alleati della Georgia.

Le dichiarazioni della Panjikidze -che il Ministro georgiano ha poi dichiarato essere state di proposito fraintese dall’opposizione per creare una bagarre politica- hanno gettato benzina sul fuoco che già arde i rapporti tra la Georgia e l’Occidente, notevolmente compromessi dopo la sentenza di arresto preventivo emanata dalla Corte Suprema Georgiana a carico dell’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, e di altre alte Autorità del Paese lo scorso 28 Luglio.

Saakashvili, attuale Leader UNM e protagonista del processo democratico georgiano del 2003 noto come ‘Rivoluzione delle Rose’, è stato accusato di abuso d’ufficio dopo due anni dalla fine del suo mandato alla guida del Paese: una sentenza che ha allarmato l’Occidente, perplesso dinnanzi al possibile utilizzo strumentale della giustizia a fini politici.

In effetti, la sentenza a Saakashvili ricorda molto, nei modi e nei dettagli, quella applicata all’ex-Premier ucraino, Yulia Tymoshenko: anima della ‘Rivoluzione Arancione’ del 2004 -processo democratico in Ucraina successivo a quello georgiano- che, nel 2011, è stata condannata a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio dopo un processo politico messo in atto dall’ex-Presidente, il dittatore Viktor Yanukovych, per eliminare la sua temibile avversaria politica.

Pronta, in seguito al mandato di arresto per Saakashvili, è stata la reazione del Dipartimento di Stato USA, che ha espresso forte preoccupazione per la sentenza, ed ha invitato le Autorità georgiane a mantenere il piano legale separato da quello politico, ed ha dichiarato la volontà di monitorare la situazione per constatare se il caso Saakashvili rappresenta o meno un nuovo caso di giustizia selettiva nel mondo ex-URSS.

Simile è stata la posizione assunta dal Ministero degli Esteri della Polonia -il più importante alleato della Georgia in seno all’UE- che, con una nota ufficiale, preso atto dell’atmosfera già caratterizzata da precedenti arresti di esponenti dell’opposizione, ha dichiarato il timore che l’arresto di Saakashvili possa rappresentare un caso di uso politico del mezzo giudiziario, atto ad eliminare dalla competizione politica il leader dell’opposizione.

“L’uso politico del mezzo giudiziario è incompatibile con i principi dell’Unione Europea” ha commentato su Twitter il Ministro degli Esteri della Lituania -altro Paese storicamente amico della Georgia- Linas Linkevicius, a cui ha risposto di persona il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, per illustrare come l’arresto del leader UNM sia in linea con le regole della magistratura.

“Stupisce, e duole constatare, che la Georgia critica la voce dei suoi migliori amici europei anziché ascoltarla” è stata la risposta del Ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt, che si è detto stupito della presa di posizione del Premier di un Paese che ha più volte dichiarato di desiderare l’integrazione nell’Unione Europea.

L’importanza di Tbilisi per la politica di diversificazione delle forniture di gas UE

Sia le sanzioni che il caso Saakashvili hanno messo a serio repentaglio i buoni rapporti tra Georgia e l’Occidente, divenuti eccellenti dopo che Tbilisi ha firmato, lo scorso 27 Giugno, assieme a Ucraina e Moldova, l’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla firma del documento, che integra progressivamente l’economia georgiana nel mercato unico europeo, la Georgia rappresenta per l’UE un partner fondamentale nella diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per decrementare la dipendenza energetica dalla Russia.

La Georgia è infatti Paese di transito del Gasdotto del Caucaso del Sud-Est: un’infrastruttura attraverso la quale il gas dell’Azerbaijan è inviato dapprima in Turchia attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e, successivamente, in Grecia, Albania e Italia tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Per fermare la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, la Russia sta cercando di destabilizzare la Georgia, dopo avere aggredito Tbilisi militarmente nell’Agosto del 2008 per cercare di rovesciare l’Amministrazione Saakashvili: punita da Mosca per il suo orientamento filo europeo e filo atlantico.

In particolare, la Russia intende sostituire a TANAP e TAP il Southstream: un gasdotto, che invia gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito per incrementare la dipendenza dell’Europa da Mosca, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del gas russo verso l’UE, e per annullare il progetto di diversificazione delle forniture di gas concepito dalla Commissione Europea.

Per questa ragione, lo stesso Saakashvili, che ora ripara tra Polonia e Ucraina per evitare l’arresto, ha ritenuto la sentenza a suo carico politicamente motivata da un disegno di respiro internazionale orchestrato dalla Russia per eliminare un esponente politico di spessore di orientamento filo atlantico.

In particolare, Saakashvili ritiene coinvolti nella sua condanna sia il Premier Garibashvili che capo di Sogno Georgiano Bidzina Ivanishvili: l’uomo più ricco di Georgia, cresciuto ed affermatosi in Russia, che, dopo avere fondato in poco tempo la coalizione Sogno Georgiano, nelle Elezioni Parlamentari del 2012 è riuscito nell’impresa di relegare l’UNM all’opposizione.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Europa: Anche la Georgia ratifica l’Accordo di Associazione con l’UE

Posted in Georgia by matteocazzulani on July 19, 2014

Dopo la Moldova, anche il Parlamento georgiano vota all’unanimità il Documento che integra l’economia georgiana nel mercato economico comune dell’Unione Europea. L’Opposizione in aula denuncia processi politici

Una ratifica all’unanimità che bussa diritto all’Europa, anche se il dibattito non è mancato. Nella giornata di venerdì, 18 Luglio, la Georgia, durante una sessione speciale del suo Parlamento, ha ratificato l’Accordo di Associazione che il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, ha firmato a Bruxelles lo scorso 27 Giugno.

Oltre al Premier Garibavshili, alla votazione hanno preso parte anche il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, i Ministri degli Esteri di Bulgaria e Lettonia, Kristina Vigenin e Edgards Rinkevics, il Vicepresidente del Parlamento austriaco, Karlheinz Kopf, e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule.

Proprio il Commissario Fule, in un suo discorso, ha dichiarato che l’Accordo di Associazione apre molte opportunità per la Georgia, come la realizzazione di una Zona di Libero Mercato con l’UE.

A sua volta, il Ministro degli Esteri georgiano, Maja Panjikidze, ha promesso l’attuazione dell’80% delle clausole dell’Accordo nel vicino termine, mentre il Presidente della Commissione per l’Integrazione Europea del Parlamento georgiano, Victor Dolidze, ha invitato fin da subito ad implementare il Documento per arrivare ad una più stretta integrazione europea di Tbilisi.

“Con il voto di oggi, noi georgiani stiamo bussando attentamente alla porta dell’Europa, e continueremo a farlo” ha dichiarato il Deputato Gigla Agulashvili, della coalizione centrista Sogno Georgiano -GD- a cui appartengono il Premier Garibavshili e il Presidente Margvelashvili.

La portata storica della votazione è stata sottolineata dalla GD Tina Khidashledi, che ha evidenziato come il merito sia da attribuire anche ai Presidenti georgiani che hanno fortemente creduto e lavorato per l’integrazione della Georgia nella Comunità euro-atlantica, come Zviad Gamsakhurdia, Eduard Shevernadze, e Mikheil Saakashvili.

Proprio il Partito di Saakashvili, il Movimento Popolare Unito -UNM- ha accolto con soddisfazione la ratifica dell’accordo, ma ha denunciato la mancata maturità in senso europeo espressa dalla maggioranza.

Come dichiarato dall’UNM Giorgi Tsereteli, in Georgia, a partire dai tempi del Governo dell’ex-Premier Bidzina Ivanishvili, fondatore del GD, sono avvenuti casi di giustizia selettiva che hanno portato ad arresti e processi politicamente motivati come quello organizzato dall’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, all’ex-Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko.

“Oggi stiamo compiendo un enorme passo nella giusta direzione -ha dichiarato l’UNM Giorgi Gabashvili- A volerlo sono i georgiani, e la maggioranza deve attenersi al mandato europeo che il popolo ha chiaramente dichiarato di volere”.

L’approvazione dell’Accordo passa all’UE

Finora, l’Accordo di Associazione con l’Europa è stato ratificato solo dalla Moldova, dopo una votazione in cui la colazione pro-europea si è imposta sull’opposizione comunista, mentre in Ucraina la ratifica del documento deve essere ancora calendarizzata.

Per entrare in vigore, l’Accordo di Associazione tra Georgia, Moldova e Ucraina ed Unione Europea richiede la ratifica dei 28 Paesi UE.

Per adesso, solo la Lituania tra i Paesi membri dell’UE, ha ratificato l’Accordo firmato tra l’UE e la Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ecco cosa prevede l’Accordo di Associazione che l’UE ha firmato con Ucraina, Moldova e Georgia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 27, 2014

Creazione di un mercato unico con l’abbattimento progressivo delle barriere doganali è quello che prevede il documento che l’Unione Europea ha firmato con il Governo ucraino, moldavo e georgiano. Presente anche una parte politica che interessa l’armonizzazione dei sistemi della Giustizia, della Democrazia e dei Diritti del Lavoro agli standard UE

Un accordo puramente economico e commerciale che allarga le maglie del mercato unico europeo ad Ucraina, Moldova e Georgia e che, comunque, è figlio di un compromesso politico tra i Paesi dell’Europa Centro-Orientale più attenti all’allargamento dell’Unione Europea a Paesi europei per storia, cultura e tradizioni, e quelli dell’Europa Occidentale più attenti a non irritare la Russia di Putin. Questo è, in sintesi, l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea che, venerdì, 27 Giugno, Ucraina, Moldova e Georgia hanno firmato a Bruxelles.

Nello specifico, l’Accordo prevede la creazione di una Zona di Libero Scambio con l’abbattimento progressivo delle barriere doganali -previa conformità dei prodotti ucraini, moldavi e georgiani agli standard UE- per i prossimi sette anni da parte dell’Europa, mentre Ucraina, Georgia e Moldova avranno 10 anni di tempo per aprire i loro mercati nazionali alle merci UE.

Per favorire questo, l’UE abbatterà fin da subito le tariffe d’importazione per i prodotti da Ucraina, Moldova e Georgia, che, invece, avranno più tempo per eliminare i dazi per potere così proteggere ambiti sensibili della propria economia come, ad esempio, quello automobilistico in Ucraina.

L’Accordo di Associazione porta vantaggi notevoli per l’Europa, che trova tre mercati in cui collocare i propri prodotti e, così, dare un piccolo ma significativo contributo al rilancio di un’economia in piena crisi.

Per Ucraina, Moldova e Georgia, l’apertura di un mercato economico e commerciale di 500 Milioni di consumatori rappresenta un’importante occasione di sviluppo e progresso tecnico ed industriale, che deve portare le industrie e l’artigianato ucraino, moldavo e georgiano a competere con quello dei Paesi UE.

La firma dell’Accordo di Associazione prevede anche una parte politica, in cui i Paesi firmatari dichiarano di armonizzare agli standard UE anche il loro sistema della Giustizia, gli standard di Democrazia e Libertà e i Diritti del Lavoro.

Questa parte è già stata firmata dall’Ucraina lo scorso 21 Marzo per dare un forte segnale di vicinanza a Kyiv dopo la caduta del regime dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che si è sempre opposto alla conclusione dell’Accordo di Associazione.

Georgia e Moldova, invece, avrebbero dovuto firmare l’intero pacchetto dell’Accordo di Associazione -la parte politica e la creazione della Zona di Libero Scambio- più tardi, ma l’aggressività russa nei confronti dell’Ucraina, con l’occupazione militare della Crimea, ha spinto i vertici UE ad accelerare le procedure per permettere a due Paesi sovrani e indipendenti di attuare una precisa scelta geopolitica senza essere influenzati dal ricatto della Russia.

Proprio la Russia è il Paese che, più di tutti, si oppone ad un Accordo che è tutto fuorché politico, ma che per Mosca rappresenta tuttavia un’avvicinamento inaccettabile all’Europa di Paesi sovrani ed indipendenti su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito ambizioni espansionistiche.

Putin ha già invitato l’Ucraina con le maniere forti a non firmare l’Accordo di Associazione dapprima con le ritorsioni commerciali, poi con l’interruzione delle esportazioni di gas, con la rinegoziazione imposta del prezzo del carburante venduto a Kyiv e, infine, con l’aggressione militare in Crimea e nelle regioni orientali del Paese.

Alla Moldova, il Vice-Premier russo, Dmitry Rogozin, ha promesso ripercussioni sulle esportazioni in Russia di materiale industriale e vino prodotto da Chisinau, ed ha ventilato simili ripercussioni sul piano energetico a quelle applicate all’Ucraina, senza escludere la pista militare con l’invasione della Transnistria: lingua di terra tra Moldova ed Ucraina ad oggi controllata da un regime filorusso.

Differente è il caso della Georgia, che, oltre ad avere ancora aperte le ferite di Abkhazia ed Ossezia del Sud -regioni georgiane occupate militarmente dai russi nel 2008- può comunque contare su una minore dipendenza dal gas della Russia, importando carburante anche da Azerbaijan ed Iran.

Tuttavia, non è escluso un intervento militare della Russia anche in Georgia, volto sopratutto a bloccare il Gasdotto del Caucaso del Sud: infrastruttura che veicola il gas dell’Azerbaijan in Turchia, dalla quale dipende il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Per decretare la dipendenza dal gas russo, di cui Mosca si avvale come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti sia dell’UE che di Paesi sovrani e indipendenti come Ucraina, Moldova e Georgia, l’Europa ha progettato, oltre ai rigassificatori per ricevere LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America, anche il Corridoio Meridionale per importare in Italia gas dell’Azerbaijan dalla Georgia attraverso Turchia, Grecia ed Albania.

Kyiv e Chisinau reagiscono al niet di Putin

Nel frattempo, pronta è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, in risposta all’aggressione militare della Russia, ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale per permettere agli aggressori russi di abbandonare l’Ucraina orientale.

Poroshenko ha tuttavia invitato Putin a rispettare fin da subito il piano di pace che Kyiv ha presentato a Mosca, secondo una richiesta fatta a Mosca anche dal Segretario di Stato USA, John Kerry.

Inoltre, per limitare la dipendenza energetica dalla Russia, l’Ucraina ha avviato importazioni di gas russo proveniente dalla Germania per mezzo dei gasdotti di Ungheria, Polonia e Slovacchia.

Per quanto riguarda la Moldova, che dipende anch’essa fortemente dal gas della Russia, è stata avviata l’importazione di gas dalla Romania per mezzo del gasdotto Iasi-Ungheni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: anche Sikorski finisce nel mirino di Putin

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 23, 2014

Il settimanale Wprost pubblica le ennesime intercettazioni che riguardano il Ministro degli Esteri polacco, noto per avere contribuito al ripristino della democrazia in Ucraina e all’avvicinamento di Georgia e Moldova all’Europa. L’impegno del Premier, Donald Tusk, per la comune politica energetica europea e per il rafforzamento delle relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti d’America gli altri elementi che sembrano confermare la pista russa dietro allo scandalo politico

È uno dei candidati più accreditati ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea, in molti lo hanno dato per probabile Capo del Governo in caso di nomina alla guida del Consiglio Europeo dell’attuale Premier Donald Tusk, mentre c’è chi già lo ha candidato a diventare il nuovo Commissario UE all’Energia.

È forse per questo identikit che il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è finito nella trappola delle intercettazioni effettuate illegalmente durante una sua conversazione con l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Nella conversazione, pubblicata lunedì, 23 Giugno, dal settimanale Wprost, Sikorski si sarebbe sfogato con il collega, lamentando l’inutilità dei buoni rapporti tra la Polonia e gli Stati Uniti d’America, che secondo il Ministro degli Esteri porterebbe i polacchi ad avere solamente l’illusione di essere sicuri, senza evitare litigi in ambito europeo con Germania e Francia, Paesi tradizionalmente meno inclini al rafforzamento dei rapporti transatlantici, di cui invece Varsavia è accesa sostenitrice.

In risposta, Rostowski, che come Sikorski appartiene alla cristiano-democratica Piattaforma Civica, si sarebbe lamentato per la candidatura a capolista nel Collegio della città di Varsavia nelle Elezioni Europee di Danuta Hubner perché troppo di sinistra, ed avrebbe invitato Sikorski ad profondere maggiori sforzi per supportare la propria corsa a Commissario UE all’Energia.

Infine, i due Ministri avrebbero criticato la decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di indire un referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, e, per questo avrebbero auspicato una sconfitta dei Conservatori alle Elezioni Parlamentari in Gran Bretagna.

Le intercettazioni di Sikorski mettono a serio repentaglio le relazioni tra la Polonia e i suoi alleati più stretti, come USA e Gran Bretagna, e rappresentano l’ennesima tegola sulla testa del Premier Tusk, che da lunedì, 16 Giugno, sta affrontando una crisi di Governo in seguito ad altre intercettazioni pubblicate precedentemente sempre dal Wprost.

I protagonisti delle precedenti intercettazioni, che i Servizi Segreti polacchi hanno cercato di sequestrare perché realizzate illegalmente, sono il Capo della Banca Centrale polacca, Marek Belka, il Ministro degli Interni, Batlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, e l’ex-Viceministro delle finanze, Andrzej Parafianowicz.

La mole di alte personalità coinvolte nell’Affare, intercettate da tempo con un’inaudita professionalità presso un rinomato ristorante di Varsavia ed un noto locale di incontri di affari della capitale, danno sempre più valore al sospetto che lo scandalo sia stato attuato ad hoc dai servizi segreti russi, che hanno tutto l’interesse a provocare la caduta del Governo Tusk e, più in generale, a destabilizzare la Polonia.

Il Premier Tusk è infatti in prima fila per la realizzazione di una comune politica energetica UE e per la conclusione del Trattato di Partnership Transatlantica UE-USA -TTIP- mentre proprio Sikorski ha ricoperto un ruolo fondamentale dapprima per il sostengo della rivolta pacifica e democratica del Maydan in Ucraina.

Sikorski si è molto speso anche per l’accelerazione dei tempi per la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Georgia, Moldova ed Ucraina.

Inoltre, la Polonia è il Paese che, più di tutti, ha utilizzato i fondi UE per realizzare infrastrutture energetiche, come il rigassificatore di Swinoujscie e il Corridoio Nord-Sud, necessarie alla messa in comunicazione dei sistemi dei Paesi UE e alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Infine, la Polonia è sostenitrice, assieme a Gran Bretagna e Romania, dello sfruttamento in Europa dei giacimenti di gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, che secondo i dati EIA garantirebbe a polacchi, britannici e romeni di decrementare sensibilmente la dipendenza energetica dalla Russia.

Ad avvalorare ulteriormente il sospetto del coinvolgimento russo nello scandalo intercettazioni è il periodo in cui Sikorski è stato intercettato, corrispondente al Febbraio del 2014: quando la protesta pacifica dei democratici ucraini sul Maydan era arrivata al suo punto più delicato.

La Russia ha dunque tutto l’interesse a destabilizzare la Polonia per assicurarsi un ruolo debole dell’Europa sulla questione ucraina e, successivamente, per permettere alle forze armate di Mosca di procedere con l’invasione non solo dell’Ucraina, ma anche di Georgia, Moldova, e dei Paesi UE su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito mire espansionistiche, come Estonia, Lettonia e Lituania.

Con l’indebolimento della Polonia, Putin avrebbe dunque gioco facile ad estendere l’egemonia militare ed economica di Mosca nello spazio ex-sovietico: un sogno di espansione militare, di stampo imperialista, che il Presidente russo non ha mai nascosto di volere attuare con ogni mezzo.

Buzek, Lewandowski e Piechocinski per il dopo Tusk

Tornando alla Polonia, è già iniziata la girandola di voci in merito alle conseguenze politiche che le intercettazioni potrebbero portare, come le quasi certe dimissioni del Ministro Sienkiewicz e l’indizione di Elezioni Parlamentari anticipate per restituire la parola agli elettori.

Inoltre, probabile è anche lo scioglimento immediato del Governo Tusk con le dimissioni dello stesso Premier e di tutti i suoi Ministri: un passo che, tuttavia, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, non vuole compiere per non arrestare i 7 anni di buongoverno della PO.

Malgrado l’opposizione di Komorowski, membro anch’esso della PO, già circolano i nomi di possibili Premier ad interim, sempre appartenenti alla Piattaforma Civica: in prima fila, già sono comparsi l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e il Commissario UE al Bilancio, Janusz Lewandowski.

Favorevole alle dimissioni del Governo è invece il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha chiesto la messa all’Ordine del Giorno di un voto di sfiducia costruttivo.

Come riportato dal Newsweek, il Capo del PiS, Jaroslaw Kaczynski, intende creare una nuova colazione temporanea con i partner di maggioranza della PO, il Partito contadino PSL, a sostegno di un Governo tecnico guidato dall’attuale Vicepremier, Janusz Piechocinski.

La manovra consentirebbe a Piechocinski, che è Segretario del PSL, di respingere l’attacco della corrente interna al suo Partito che vorrebbe il ritorno alla guida della forza politica contadina dell’ex-Premier Waldemar Pawlak.

Dai giochi di coalizione, esclusa sembra essere l’opposizione di sinistra, composta dalla socialdemocratica SLD e dalla forza politica di orientamento radicaleggiante-progressista Tuo Movimento.

In tutta la situazione, certo resta l’appannarsi delle chance di nomina europea di Tusk e Sikorski: due personalità che, da Bruxelles, avrebbero finalmente potuto dare un forte contributo al contenimento dell’aggressività militare russa in Europa Orientale e ai confini dell’UE.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Elezioni Amministrative in Georgia: piena conferma per le forze centriste di Governo

Posted in Georgia by matteocazzulani on June 16, 2014

I candidati della forza di Governo Sogno Georgiano vincono al primo turno a Kutuaisi, mentre vanno in testa al ballottaggio a Tbilisi, Gori, Telavi, Batumi, Poti, e Rustavi. Il Premier Garibashvili canta vittoria, mentre il Leader dell’Opposizione in Parlamento sottolinea l’alto astensionismo

Una conferma delle forze al Governo è il risultato che traspare in maniera netta dalle Elezioni Amministrative georgiane di Domenica, 15 Giugno, nelle quali il movimento di orientamento centrista Sogno Georgiano, a cui appartengono il Premier Irakli Garibavshili e il Presidente, Giorgi Margvelashvili, ha vinto nettamente sulla principale forza dell’opposizione, il Movimento Nazionale Unito, di orientamento popolare, dell’ex-Presidente Mikheil Saakashvili.

Nello specifico, Sogno Georgiano ha ottenuto la maggioranza in tutti i principali centri abitati della Georgia, e non è riuscito ad evitare il ballottaggio solo ai suoi candidati in 8 città.

La contesa più importante è stata quella della capitale Tbilisi, dove il candidato di Sogno Georgiano, Davit Narmania, ha ottenuto il 46% dei consensi, contro il 27% del candidato del Movimento Nazionale Unito, Nika Melia.

Terzo, con il 12%, si è classificato l’esponente della coalizione Opposizione Unita di Partiti extra-parlamentari, Dimitri Lortkipanidze, seguito dal candidato dell’Alleanza dei Patrioti della Georgia, Irma Inashvili: quarto con il 5%.

Il risultato della corsa a Primo Cittadino è stato confermato dalla proporzione ottenuta dalle singole liste: Sogno Georgiano è primo con il 40% dei voti, il movimento Nazionale Unito segue con il 26%, l’Opposizione Unita è terza con il 10%, mentre l’Alleanza dei Patrioti della Georgia segue con il 6%.

A differenza che a Tbilisi, la partita si è chiusa al Primo Turno nella seconda città della Georgia, Kutuaisi, dove il candidato di Sogno Georgiano, Shota Murgulia, ha ottenuto il 51% dei consensi sull’esponente del Movimento Nazionale Unito, Georgi Tevdoradze, fermo al 25%.

A ovest, sula costa del Mar Nero, Sogno Georgiano è avanti a Batumi con Giorgi Ermakov -primo con il 45% sul candidato del Movimento Popolare Unito, Giorgi Disamidze, fermo al 17%.

A Poti, il candidato di Sogno Georgiano, Irakli Kakulia, è davanti, con il 45%, al candidato dell’Alleanza dei Patrioti della Georgia, Ushangi Gegenava, che, con il 20%, ha superato l’esponente del Movimento Popolare Unito, Vahtang Dartsmelidze: terzo con il 19% dei consensi.

A Telavi, nell’est del Paese, il candidato di Sogno Georgiano, Platon Kalmakelidze, è primo con il 42% dei consensi, seguito dall’esponente del Movimento Popolare Unito Alexi Dzuliashvili, fermo con il 21% dei voti.

Le città dove minore è il distacco è Rustavi, dove il candidato di Sogno Georgiano, Davit Jikia, ha ottenuto il 38% dei voti, contro il 29% dell’esponente del Movimento Nazionale Unito, Mamuka Chikovani.

Positivo è stato il commento del Premier Garibashvili, che ha sottolineato come il tranquillo svolgimento della consultazione sia una prova della stabilità democratica della Georgia.

“Il risultato elettorale ha dimostrato che in Georgia non ci sono alternative a Sogno Georgiano” ha dichiarato il Premier a commento dei primi dati.

“La bassa affluenza riduce la percentuale di consenso goduta da Sogno Georgiano” è stata la risposta del Capogruppo in Parlamento del Movimento Popolare Unito, Davit Bakradze.

Bakradze, poi, ha sottolineato come il 60% degli astenuti sia da considerare come un segno di disapprovazione da parte dei georgiani all’operato del Governo, sui cui la maggioranza dovrebbe ben riflettere.

Tbilisi pronta per l’Accordo di Associazione con l’Europa

Il buon risultato delle Elezioni Amministrative georgiane, come sottolineato dal Premier Garibashvili, è un biglietto da visita eccellente con cui Tbilisi si presenta alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Georgia: un Documento che avvicina l’economia georgiana al mercato comune dell’Unione Europea.

Più che al Leader di Sogno Georgiano, il merito del rafforzamento democratico in Georgia è tuttavia da attribuire all’ex-Presidente Saakashvili, che, dopo la sconfitta nelle Elezioni Parlamentari del 2012, ha lasciato il potere ai suoi avversari senza colpo ferire.

Più che un gesto verso l’Europa, il superamento della prova elettorale della Georgia è un segnale di maturità democratica alla Russia, dove Elezioni così libere come quelle locali non hanno mai avuto luogo a nessun livello.

L’esito democratico della consultazione situa la Georgia appieno nel solco della cultura politica europea, e certifica la possibilità per Tbilisi di aspirare con forza ad un ruolo di membership in Europa.

Quest’eventualità è opposta in tutti i modi dalla Russia di Putin, che vuole assoggettare Tbilisi alla sua sfera di influenza, proprio come in epoca zarista prima, e comunista poi.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ancora prove della presenza militare russa in Ucraina: Poroshenko protesta con Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 13, 2014

Una colonna di carri armati e camion carichi di soldati battenti bandiera russa sono stati avvistati nelle città di Snizhne, Torez e Makyeyevka, nel Donbas. Il Presidente ucraino telefona al suo collega russo per protestare

I Mondiali di calcio sono appena iniziati, e la propaganda russa ha già compiuto i primi clamorosi autogol. Nella giornata di giovedì, 12 Giugno, una colonna di carri armati e camion carichi di soldati battenti bandiera russa è stata avvistata nelle città di Torez e Makiyivka, nell’est dell’Ucraina.

La colonna, che è stata immortalata dal giornale di informazione Donbass UA e da un alto numero di video amatori, tutti ripresi dai principali media internazionali, è stata anticipata dall’ingresso in Ucraina, nella cittadina di Snizhne, sempre nel Donbas, di tre carri armati russi di categoria T-72.

Su segnalazione del Ministero degli Interni ucraino, i carri militari russi hanno oltrepassato illegalmente il confine tra Ucraina e Russia.

“L’ingresso dei carri russi in Ucraina sono una prova reale che la Russia invia di continuo rifornimenti militari nel Donbas” ha dichiarato il Ministro degli Esteri ucraino, Andriy Deshchytsya.

A confermare la notizia, è stata la testimonianza sul canale RBK – posseduto dal Presidente russo, Vladimir Putin- del Presidente del Sindacato Autonomo dei Minatori del Donbas, Mykhaylo Volynets, che ha candidamente ammesso il costante afflusso nella regione di camion con targa russa contenenti armi destinate agli occupanti.

Volynets ha inoltre evidenziato come i minatori del Donbas, a differenza di quanto diffuso dai media russi, non sostengano affatto le azioni dell’esercito russo in Ucraina Orientale: una dichiarazione che, sommata alla testimonianza della prova dei rifornimenti militari russi, ha mandato su tutte le furie il conduttore, che, da Mosca, ha bruscamente interrotto la trasmissione.

http://censor.net.ua/video_news/289564/propagandistskiyi_konfuz_na_putinskom_tv_v_zahvachennye_separatistami_zdaniya_zavozyat_orujie_na_gruzovikah

Alle ennesime prove dell’invasione russa in Ucraina, pronta è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha convocato d’urgenza il gabinetto di crisi con i responsabili delle strutture militari locali dell’esercito.

Poroshenko, dopo avere dato disposizione di rafforzare i controllo alla frontiera con la Russia, ha informato dell’accaduto il Vicepresidente USA, Joe Biden, e il Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

Infine, Poroshenko ha anche contattato telefonicamente il suo collega russo Putin, in una conversazione che, come riportato da fonti ufficiali, è stata costruttiva, chiara, ed improntata sui provvedimenti da prendere per normalizzare la situazione in Ucraina orientale.

“Il Presidente ucraino ha dichiarato in maniera categorica che la violazione della sovranità territoriale dell’Ucraina da parte dei carri armati russi non è accettabile” ha dichiarato l’Addetto Stampa del Presidente ucraino, Svyatoslav Tseholgo.

L’Europa sta con Kyiv

Pronta, a sostegno di Poroshenko, è stata la reazione del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che ha ritenuto positiva la conversazione telefonica tra il Capo di Stato ucraino e Putin, ed ha invitato la Russia ad evacuare l’Ucraina per porre fine a quella che è una vera e propria invasione militare.

“Nulla fermerà la firma dell’Accordo di Associazione tra Unione Europea e Ucraina -ha poi aggiunto Barroso- L’Accordo, che adatta l’economia dei Paesi firmatari agli standard economici europei, sarà firmato anche con Georgia e Moldova” ha continuato il Presidente della Commissione Europea da Tbilisi, dove si trovava in visita ufficiale proprio per sostenere il processo di avvicinamento economico della Georgia all’Europa.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’EUROPA ACCELERA PER LA FIRMA DELL’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE CON GEORGIA E MOLDOVA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 21, 2013

Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, premia il lavoro di adattamento alle strutture economiche e politiche europee fatto da georgiani e moldavi. La Russia pronta a ritorsioni

Un’accelerazione per Georgia e Moldova, un freno per l’Ucraina. Nella giornata di venerdì, 20 Dicembre, il Consiglio Europeo ha deciso di accelerare le procedure per la firma dell’Accordo di Associazione con Georgia e Moldova: un documento che integra le economie di Tbilisi e Chisinau nel mercato unico europeo.

Georgia e Moldova, che hanno concluso le trattative per l’Accordo in occasione del Vertice del Partenariato Orientale UE di Vilna, lo scorso 28 e 29 Novembre, sono state premiate per la determinazione con cui hanno adattato le loro strutture democratiche ed economiche agli standard europei.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, l’Accordo con Georgia e Moldova va firmato al più presto, prima del mese di Agosto: una data importante in quanto, da tradizione, l’attenzione dei media internazionali cala e, di conseguenza, Tbilisi e Chisinau possono essere esposte a forti ritorsioni commerciali ed economiche da parte della Russia di Putin.

Il Presidente russo si oppone alla firma dell’Accordo di Associazione UE da parte di Paesi che aspira ad inglobare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare il rafforzamento dell’Europa unita nella competizione internazionale.

Nell’Agosto del 2008, per punire le aspirazioni di ingresso alla NATO e all’UE della Georgia, la Russia ha aggredito militarmente Tbilisi approfittando dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino per occupare le Regioni georgiane di Ossezia del Sud ed Abkhazia.

Per quanto riguarda la Moldova, da tempo la Russia sta applicando ritorsioni commerciali sull’importazione di beni alimentari e sui permessi di lavoro concessi ai moldavi in territorio russo.

Da parte sua, l’UE ha subito aumentato la quantità di vino moldavo importato per proteggere la Moldova dalle ritorsioni della Russia, e dimostrate di essere capace di integrare l’economia di Chisinau senza particolari problemi.

Per quanto riguarda la Georgia, l’UE valorizza posizione strategica di un Paese attraverso il quale transiterà il gas che, dall’Azerbaijan, sarà importato in Europa tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, da realizzare dalla Grecia fino in Italia attraverso l’Albania, che diversifica le forniture di gas dal quasi monopolio di Russia ed Algeria.

Yanukovych era già d’accordo con Putin mentre trattava con l’UE

Esclusa dal processo di firma degli Accordi di Associazione resta l’Ucraina, il cui Presidente, Viktor Yanukovych, ha dapprima rinunciato a concludere il documento, poi ha realizzato con il suo collega russo, Vladimir Putin, accordi commerciali che legano Kyiv a Mosca.

Nonostante la presa di posizione di Yanukovych, Van Rompuy ha ribadito che l’UE lascia le porte aperte all’Ucraina, sopratutto per dare un importante segnale al milione di manifestanti ucraini che, giorno e notte, dal 21 Novembre scorso, manifestano per l’integrazione in Europa nel centro di Kyiv ed in altre città del Paese.

A complicare le trattative tra UE ed Ucraina è l’indiscrezione secondo la quale il Presidente Yanukovych avrebbe già da tempo negoziato con Putin la firma di un accordo per ottenere un prestito di 15 Miliardi di Dollari e uno sconto sul prezzo del gas.

Ciò nonostante, come riporta l’autorevole Gazeta Wyborcza, il Presidente ucraino avrebbe promesso all’UE la firma dell’Accordo, chiedendo, in cambio dell’Associazione dell’Ucraina, un prestito fino a 20 miliardi di Dollari.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH COME LUKASHENKA: L’UCRAINA FUORI DALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 29, 2013

Il Presidente ucraino relegato assieme ai rappresentanti del Dittatore bielorusso durante il Vertice del Partenariato Orientale dell’Unione Europea di Vilna, durante il quale Kyiv non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE. Yanukovych scaricato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz

Peggio di così non poteva andare per un Presidente isolato paragonato palesemente a un dittatore. Nella giornata di venerdì, 29 Novembre, l’Ucraina non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero dell’Unione Europea che, secondo programma, avrebbe dovuto essere firmato a chiusura del Summit del Partenariato Orientale europeo di Vilna.

Pessima è stata la figura del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che, nonostante abbia voluto interrompere di sua spontanea volontà le trattative per la firma dell’Accordo con l’UE, ha comunque partecipato al Vertice di Vilna dove, come riportato dalla Ukrayinska Pravda, non è stato considerato dai colleghi, ed è stato confinato nel tavolo dei lavori accanto agli esponenti della Bielorussia del dittatore Alyaksandr Lukashenka.

Gli unici colloqui avuti dal Presidente ucraino sono stati durante la cena di gala di giovedì, 28 Novembre, quando, rivolgendosi al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha lamentato pressione da parte della Russia, ed ha ribadito la richiesta di un’alta somma di denaro come compensazione dei danni che, secondo lui, la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE avrebbe portato a Kyiv in seguito al peggioramento delle relazioni con Mosca.

L’UE, tuttavia, ha compiuto ingenti sforzi anche durante il Vertice di Vilna, come il tentativo da parte del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, sempre durante la cena, di convincere Yanukovych a firmare l’accordo, oppure le ennesime aperture alla possibilità di un sostegno economico da parte dell’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski, Inviato Speciale in Ucraina del Parlamento Europeo.

Proprio il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che si è sempre battuto per tenere aperta la porta all’Ucraina, ha però scaricato Yanukovych, esprimendo, come riportato da Dzerkalo Tyzhnya, il desiderio di firmare l’Accordo di Associazione con Kyiv con un nuovo Presidente ed una nuova classe politica ucraina.

L’insuccesso di Yanukovych è dimostrato anche dalla mancata firma di un documento alternativo all’Accordo di Associazione, che i vertici UE avevano preparato per mantenere comunque la porta aperta ai lavori con l’Ucraina.

Come riportato da Radio Liberty, il documento cancellava ogni riferimento alla Russia, che, invece, Yanukovych ha voluto coinvolgere a tutti i costi per stabilire i dettagli dell’Accordo di Associazione, ottenendo la pronta risposta dei vertici UE, secondo cui l’Europa non bilancia la sua politica estera in base alla volontà di Paesi terzi.

Importante anche citare le aperture di carattere ideologico che l’UE ha fatto all’Ucraina, come la concessione della possibilità di posticipare la risoluzione dei casi di violazione della democrazia e dei Diritti Umani in Ucraina -come il caso della Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko, arrestata per ragioni politiche dal 2011- pur di facilitare a Yanukovych la firma dell’Accordo di Associazione.

Manifestazione a Milano per l’Ucraina in Europa sabato pomeriggio

Con la mancata firma dell’Accordo di Associazione, che invece è stato ultimato da Moldova e Georgia -che così sono ora più vicine all’UE rispetto a Kyiv- l’Ucraina si trova isolata e, giocoforza, potrà diventare facile preda dell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia di Putin per ricreare nello spazio ex-sovietico un nuovo impero che, come dichiarato più volte dallo stesso Presidente russo, intende indebolire l’Unione Europea

Per l’UE, la mancata integrazione di un Paese ricco di potenziale agricolo, industriale ed umano, di un mercato ove collocare i beni prodotti dalle industrie europee, oggi in crisi, e di uno Stato attraverso cui transitano i gasdotti che trasportano la maggior parte del gas che l’Europa importa dalla Russia, rappresenta una sconfitta diplomatica che mette a serio repentaglio la sicurezza economica del Continente europeo.

Proteste sono state già organizzate dagli ucraini che, da giovedì 21 Novembre, in decine di migliaia stanno già protestando nelle principali piazze ucraine sotto le bandiere dell’UE contro la decisione del Presidente Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE.

In Italia, un presidio è stato programmato a Milano per sabato 30 Novembre, alle ore 15, in via Dante angolo piazza Castello, a cui parteciperanno tutte le persone, di qualsiasi nazionalità, che sostengono le aspirazioni europee del popolo ucraino.

Matteo Cazzulani

IVANISHVILI LASCIA. LA GEORGIA HA UN NUOVO PREMIER

Posted in Georgia by matteocazzulani on November 3, 2013

Irakli Garibashvili è il Ministro degli Interni spostato alla guida del Governo dal Primo Ministro uscente. Economia e politica estera di equidistanza tra Occidente e Russia le due priorità del nuovo Governo, nominato dopo la recente del nuovo Presidente, Giorgi Margvelashvili

Economista di professione, parla fluentemente russo, inglese e francese, oltre che il georgiano. Questo è l’identikit del nuovo Premier della Gerogia, il Ministro degli Interni, Irakli Garibashvili, designato a capo del Governo dal Primo Mimistro uscente, Bidzina Ivanishvili.

Come riportato dalla Reuters, Garibashvili ha promesso di porre l’economia al centro dell’interesse del Paese, assieme alla lotta alla povertà e allo stabilimento di buone relazioni sia con la Russia che con l’Occidente.

Nel suo discorso dopo la designazione, avvenuta con una riunione chiusa presso alcuni locali della forza partitica Sogno Georgiano, Garibashvili ha promesso di continuare con il percorso tracciato da Ivanishvili, che è riuscito ad ottenere dalla Russia l’importazione di vino ed acqua minerale dalla Georgia.

La nomina di Garibashvili è un atto dovuto dalla Costituzione, che prevede la designazione di un nuovo Gabinetto dei Ministri dopo l’elezione del nuovo Presidente, Giorgi Margvelashvili, anch’egli di Sogno Georgiano.

Come riportato da Civil Georgia, il nuovo Capo di Stato ha definito un passo importante la nomina a Premier di Garibashvili, che si è detto contento di collaborare con una persona preparata con cui ha, da tempo, buoni rapporti.

Differente è il parere dell’esponente del Movimento Popolare Unito -la forza di opposizione che fa capo al Presidente uscente, Mikheil Saakashvili- Giorgi Gabashvili, che ha illustrato come Garibashvili sia una persona nominata unicamente per la fedeltà ad Ivanishvili, e non per competenze proprie.

Resta il problema della Democrazia e dell’integrazione europea

Circa il nuovo Premier permangono più punti interrogativi che certezze. In primis, non è chiaro quale sia la politica estera, che Garibashvili ha dichiarato essere di equidistanza tra Occidente e Russia in un periodo in cui, a causa del caso Snowden e delle tensioni sulla Siria, è difficile mantenere una posizione di equidistanza tra gli Stati Uniti d’America e Mosca.

Sempre in campo estero, la Georgia rischia di rallentare il processo di integrazione nell’UE e nella NATO, che Ivanishvili ha sempre dichiarato di volere perseguire, al pari del Presidente uscente, Mikheil Saakashvili.

Proprio Saakashvili rappresenta un’incognita legata allo stato della democrazia nel Paese, in quanto, secondo voci, l’ex-Presidente, come l’ex-Premier Vano Merabishvili, potrebbe finire vittima di un processo politico che rallenterebbe il cammino della Georgia verso l’UE.

Infine, poco chiaro resta il destino di Ivanishvili: miliardario che, da imprenditore, ha accumulato le sue ricchezze tra Francia e Russia, che, di sicuro, continuerà a esercitare un ruolo predominante in un Paese strategico per l’Europa.

Dalla Georgia infatti transita il Gasdotto del Caucaso del Sud, che trasporta in Turchia, e quindi in Europa, il gas dell’Azerbaijan su cui la Commissione Europea ha deciso di puntare per diversificare le forniture di energia dalle importazioni dalla Russia.

Parallelo al Gasdotto del Caucaso del Sud scorre poi l’Oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyan, che veicola greggio azero in Turchia.

Matteo Cazzulani