LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GREGGIO: LA POLONIA CON LA RUSSIA CAMBIA STRATEGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 3, 2013

La compagnia polacca Orlen firma un accordo triennale per l’importazione di 6 Milioni di tonnellate di greggio dal monopolista statale russo Rosneft per evitare l’isolamento energetico. Messo a serio repentaglio il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: progetto dell’Unione Europea per diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dalle forniture di Mosca. 

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Un cambio di strategia radicale che lascia presagire un nuovo atteggiamento della Polonia nella politica energetica. Nella giornata di venerdì, Primo di Febbraio, la compagnia polacca Orlen ha firmato un contratto triennale con il monopolista statale russo Rosneft per l’acquisto di 6 milioni di tonnellate di greggio riservato alla raffineria di Plock, la più importante della Polonia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la Orlen finora ha stretto accordi per le forniture di greggio proveniente dalla Russia con enti intermediari come la Souz Petroleum – registrata in Svizzera – a cui la compagnia polacca è legata fino al 2014.

Al momento della firma del contratto, avvenuta ad Amburgo assieme al Capo di Rosneft, Igor Sechin, il Capo della Orlen, Jacek Krawiec, ha dichiarato la volontà per la compagnia polacca di firmare d’ora in poi accordi per l’importazione di greggio direttamente dal produttore, senza più dipendere da intermediari.

Krawiec non ha chiarito se il contratto con la Rosneft consente alla Orlen di risparmiare risorse, ma la decisione della compagnia polacca ha una ragione meramente tattica.

Impegnando la Rosneft – ente controllato dal Cremlino – a rifornire di greggio la Polonia, la Orlen ha scongiurato l’isolamento energetico dell’Europa Centrale da parte della Russia.

Con l’apertura dell’oleodotto BTS-2, Mosca ha reso possibile il trasporto di greggio dal centro del Paese fino al terminale di Ust-Luga, da dove, secondo i progetti del Cremlino, l’oro nero sarebbe poi stato spedito via nave in Germania e Francia.

Il piano della Russia avrebbe permesso a Mosca la sospensione dell’invio di greggio attraverso l’oleodotto Druzhba, che rifornisce di oro nero Germania e Francia attraverso Polonia e Bielorussia e che, secondo il contratto firmato tra la Orlen e la Rosneft, resta l’unica magistrale per l’invio alle raffinerie polacche di oro nero russo.

D’altro canto, il contratto firmato tra la Orlen e la Rosneft ha messo in forse il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: progetto sostenuto dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dalle forniture di greggio di Russia ed Algeria, trasportando l’oro nero direttamente dai giacimenti di Azerbaijan e Turkmenistan.

Il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica è stato rafforzato nel 2004 con la creazione del consorzio Sarmatia, compartecipato da Polonia, Ucraina, Lituania, Azerbaijan, Georgia e Turkmenistan. Tuttavia, la decisione dell’allora Primo Ministro ucraino – oggi Presidente – Viktor Yanukovych di sfruttare la conduttura per trasportare greggio russo da nord verso sud nel medesimo anno ha congelato il progetto.

Altri intoppi alla realizzazione del prolungamento dell’Odessa-Brody sono stati l’aggressione militare della Russia alla Georgia nell’Agosto 2008, e, nel 2010, la decisione del Presidente ucraino Yanukovych di avvalersi dell’Odessa-Brody per rifornire la Bielorussia di greggio venezuelano.

Di recente, il progetto ha però ripreso vigore, complice la necessità della stessa Ucraina di diversificare le forniture energetiche per limitare la quasi totale dipendenza di Kyiv dalle forniture di Mosca.

Gli intrighi russi hanno motivato la scelta della Orlen

L’accordo tra la Orlen e la Rosneft rappresenta un cambio di strategia della Polonia nei confronti della Russia anche per quanto riguarda il piano politico ed economico. La Rosneft è infatti controllata direttamente dal Presidente russo, Vladimir Putin, mentre la Souz Petrolum – con cui finora Varsavia è stata legata – è di proprietà di un oligarca vicino al Premier, Dmitriy Medvedev.

La scelta della Orlen di puntare su un accordo diretto col Cremlino, anziché prolungare i legami con gli enti intermediari, è stata favorita dalla recente guerra intestina avvenuta tra l’entourage di Putin e il gruppo di oligarchi vicini al Premier Medvedev per il controllo della TNK-BP: la terza compagnia energetica della Russia che, alla fine, è finita nelle mani della Rosneft.

Con l’acquisto della TNK-BP, la Rosneft è diventata la prima oli company al Mondo, e, di conseguenza, ha rafforzato di molto il suo perso contrattuale nei confronti degli enti intermediari e delle compagnie che, come la Orlen, dipendono dal greggio russo per il funzionamento delle loro raffinerie.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA VERSO UNA DEREGULATION ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 22, 2013

Il Ministro dell’Ambiente polacco, Marcin Korolec, elimina vincoli e regole di carattere ambientale per semplificare l’afflusso di investitori nel mercato dell’energia polacco. Il gas non-convenzionale per l’indipendenza dalla Russia il vero obiettivo di Varsavia

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Una semplificazione delle regole per consentire al Paese la sicurezza energetica. Nella giornata di lunedì, 21 Gennaio, il Ministro dell’Ambiente polacco, Marcin Korolec, ha dichiarato il termine della stesura di un decreto che permette la liberalizzazione della tassazione e dei requisiti ambientali nel settore dell’energia e degli idrocarburi.

Intervenuto in un convegno, il Ministro Korolec ha dichiarato che il provvedimento interessa il 40% del settore dell’energia, ed ha lo scopo di rendere il mercato polacco più semplice per poter attrarre un alto numero di investimenti esteri.

La manovra preannunciata dal Governo polacco è stata motivata dalla protesta degli operatori del settore industriale, che hanno lamentato un’eccessiva presenza di regole e vincoli nel settore energetico, sopratutto per quanto riguarda i parametri ambientali.

Nell’Ottobre 2012, Varsavia ha approntato un regolamento per il settore energetico che prevede una tassazione del 5% sull’estrazione di gas, del 10% sullo sfruttamento del greggio, e del 20-25% sulla sua raffinazione.

La deregulation del Governo polacco è voluta sopratutto per sostenere l’afflusso di investitori esteri nel settore della ricerca e dello sfruttamento del gas shale: carburante ubicato in rocce porose a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate in sicurezza solo in Nordamerica.

Secondo i più autorevoli studi, la Polonia conterrebbe la più grande riserva di shale in Europa. Per questa ragione, Varsavia ha concesso fin da subito diritti di sfruttamento dei propri serbatoi ad enti polacchi e statunitensi, tra i quali il colosso PGNiG, le compagnie Tauron e Orlen, e il colosso USA Chevron.

La Polonia vede nello sfruttamento dello shale la possibilità di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas naturale dalla Russia, che ad oggi coprono il 90% del fabbisogno energetico nazionale di Varsavia.

La guerra degli oligarchi russi e le ripercussioni per la sicurezza energetica di Varsavia

Oltre che nel settore del gas, la dipendenza del mercato polacco dalle importazioni russe è anche molto forte per quanto riguarda il greggio.

Sempre lunedì, 21 Gennaio, la compagnia polacca Orlen è rimasta priva dei rifornimenti di greggio dall’oleodotto Druzhba, che collega la Russia alla Polonia.

Come riportato dalla Reuters, la compagnia russa Souz Petrolium – con cui la Orlen ha firmato un contratto per le forniture di greggio attraverso il Druzhba – è stata privata del diritto di rifornimento del greggio verso la Polonia dalla compagnia Transneft: ente posseduto dal Cremlino che controlla gli oleodotti nel territorio della Russia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la Polonia risente delle conseguenze della guerra intestina ai clan degli oligarchi russi per il controllo del settore energetico.

La Souz Petrolium è infatti controllata da una personalità vicina al Vicepremier russo, Arkadiy Dworkovich. Egli è il principale avversario di Igor Sechin: Capo della compagnia statale Rosneft e braccio destro per le questioni energetiche del Presidente della Russia, Vladimir Putin.

Con la recente acquisizione della totalità delle azioni della terza compagnia energetica russa, la TNK-BP, da oligarchi vicini al Premier Dmitriy Medvedev – gruppo di interessi a cui appartiene anche la Souz Petrolium – la Rosneft è divenuta la prima oil company del pianeta, ed ha lanciato un’offensiva per rilevare i contratti dello schieramento energetico avversario.

Come riportato sempre dalla Reuters, la Polonia rappresenta un obiettivo interessante per la Rosneft, che già all’inizio del 2013 ha manifestato interesse nei confronti della rilevazione dei contratti per le forniture di greggio alla Polonia.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA GUARDA ANCORA ALLA NORVEGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 7, 2013

La compagnia energetica polacca PGNiG preventiva la vendita del gas proveniente dai giacimenti norvegesi nel mercato tedesco e olandese in cambio di risorse energetiche e somme di danaro da reinvestire in progetti miranti alla diminuzione della dipendenza dalla Russia. Varsavia sempre attiva nell’importazione di gas liquefatto dal Qatar e USA.  

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Gas da collocare all’estero per garantire al Paese forniture diversificate di oro blu. Come riportato dal potale di informazione wnp.pl, il colosso energetico polacco PGNiG ha programmato la vendita di gas norvegese in mercati di Paesi UE in cambio di risorse economiche ed energetiche per la Polonia.

Particolare attenzione è stata riservata al giacimento Skarv, ubicato al largo delle coste occidentali della Norvegia, da cui è prevista la produzione di 43 Miliardi di metri cubi di gas.

L’avvio dello sfruttamento del giacimento Skarv, compartecipato dalla PGNiG all’11%, dal colosso norvegese Statoil per il 36,18%, da quello britannico British Petroleum per il 23,84%, e dalla joint-venture tedesco-norvegese E.On E&P Norge AS per il 28,08%, consentirà al colosso energetico polacco di aumentare la produzione di gas dalla Norvegia.

Come dichiarato dal Capo della PGNiG, Grzuna Piotrkowska-Oliwa, dinnanzi agli alti costi che si prefigurano per il trasporto del gas dalla Norvegia alla Polonia, il colosso energetico polacco destinerà il gas dello Skarv esclusivamente alla vendita nei mercati tedeschi e olandesi in cambio di risorse energetiche e pagamenti in denaro da reinvestire nel settore dell’oro blu.

La strategia della PGNiG risponde alla non facile situazione energetica della Polonia. Costretta a pagare prezzi alti per l’importazione di gas naturale dalla Russia – che copre l’89% del fabbisogno polacco – Varsavia ha sostenuto pienamente la politica energetica della Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di rogo blu accedendo ai giacimenti del Bacino del Caspio.

Inoltre, la Polonia ha avviato la costruzione di rigassificatori, come quello di Swinoujscie, in Pomerania, per importare considerevoli quantità di gas liquefatto da Qatar e USA.

La Polonia ha anche ipotizzato l’importazione di gas dalla Germania attraverso lo sfruttamento inverso del Gasdotto Yamal-Europa, per mezzo del quale la Russia ha veicolato gas in Occidente fino alla costruzione del Nordstream: conduttura realizzata da Mosca sul fondale del Mar Baltico per rifornire di gas direttamente il territorio tedesco, bypassando Paesi UE osteggiati dal Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

In ultimo, Varsavia, ha puntato sulla ricerca nel territorio nazionale di giacimenti di gas shale, incoraggiata dalle stime che presentano la Polonia come il primo Paese per possesso di serbatoi di oro blu non convenzionale.

Lo shale è un gas presente in rocce porose ubicate a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

Per effettuare gli studi necessari, il Governo polacco ha concesso licenze ad un pool di compagnie nazionali e statunitensi, tra cui la PGNiG, Tauron, Orlen, Chevron e ConocoPhilips.

Due proposte dei Governi polacchi per diversificare le forniture di gas

Per la Polonia, non è la prima volta che la Norvegia viene considerata una scialuppa di salvataggio energetica. Nel 2006, sotto i Governi conservatori guidati dal Partito Diritto e Giustizia, l’ex-Premier, Jaroslaw Kaczynski, ha ipotizzato l’avvio dell’importazione diretta di gas dalla Norvegia per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia.

Con la salita al potere dei cristiano-democratici della Piattaforma Civica, nel 2007, l’attuale Primo Ministro, Donald Tusk, ha interrotto il progetto norvegese perché troppo costoso, ed ha preferito allineare la politica energetica della Polonia a quella della Commissione Europea, valorizzando la possibilità di importare gas liquefatto da Asia ed Oltreoceano, ed oro blu naturale da Azerbaijan e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA COME L’UCRAINA: IL GAS DELLA RUSSIA IMPORTATO DALLA GERMANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 3, 2012

La compagnia polacca Gaz System e la tedesca Gascade Gastransport invertono il flusso di funzionamento del gasdotto Yamal-Europa per importare oro blu russo in territorio polacco dal confine tedesco. La decisione, in linea con la legge UE, aumenta il peso di Mosca nella politica energetica europea 

La rete dei gasdotti tra Russia ed Europa

La rete dei gasdotti tra Russia ed Europa

La politica imperialista del gas della Russia di Putin costringe l’Europa a mutare le leggi della geografia energetica. Nella giornata di giovedì, 29 Novembre, la Polonia e la Germania hanno firmato un accordo per l’invio di gas dal territorio tedesco a quello polacco per mezzo dell’inversione del flusso di transito del gasdotto Yamal-Europa.

Secondo un accordo ufficiale firmato dalla compagnia polacca Gaz System – deputata alla gestione dei gasdotti polacchi – e la tedesca Gascade Gastransport, il terminale di Mallow, ubicato al confine tra Polonia e Germania, sarà adibito all’inversione del funzionamento del gasdotto, che è stato utilizzato dal 1993 per inviare gas russo in Europa Centrale.

Come riportato dal Dziennik Gazeta Prawna, la decisione di invertire il flusso dello Yamal-Europa è stata presa dalla Polonia per due ragioni. La prima è legata alla diversificazione delle rotte di fornitura del gas dalla tratta orientale dello Yamal-Europa, attraverso il quale ad oggi Varsavia importa il 90% dell’oro blu utilizzato.

L’inversione dello Yamal-Europa permette alla Polonia di importare il gas che la Russia esporta in territorio tedesco attraverso il Nordstream: gasdotto costruito da Mosca sul fondale del Mar Baltico per rifornire di carburante russo direttamente la Germania, bypassando la Polonia ed altri paesi politicamente osteggiati dal Cremlino come Lituania, Estonia e Lettonia.

La seconda motivazione alla base dell’inversione dello Yamal-Europa è legata all’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE: legge della Commissione Europea che impone la liberalizzazione del mercato del gas e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici nazionali dei Paesi della Comunità Energetica Europea – composta dai 27 Stati dell’Unione più Moldova ed Ucraina.

L’inversione del flusso di importazione di gas di provenienza russa non più da oriente ma da Occidente attraverso la Germania è una soluzione che, prima della Polonia, è stata presa dall’Ucraina.

Per via di una guerra contrattuale con Mosca, Kyiv ha deciso di limitare le importazioni di oro blu russo aumentando l’uso di carbone e greggio e firmando un accordo con la compagnia tedesca RWE per l’acquisto e il trasporto di gas proveniente dalla Russia dalla Germania all’Ucraina attraverso Polonia ed Ungheria.

De facto, il piano varato da Polonia e Ucraina concorda sì con le direttive della legge UE in materia di efficienza energetica, ma aumenta il peso delle forniture di gas dalla Russia, che ad oggi soddisfano il 40% del fabbisogno complessivo UE.

Per arginare il ruolo di Mosca, la Polonia, sempre in accordo con Bruxelles, ha avviato la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania, per l’importazione, e l’immissione nel sistema energetico europeo unificato, di gas acquistato da Norvegia, Qatar e Stati uniti d’America.

La Polonia avanti con lo shale

Inoltre, la Polonia ha implementato i lavori per l’estrazione dello shale: gas ubicato in rocce a bassa profondità estraibile solo con complesse tecniche di fracking, ad oggi attuate solo in Nordamerica.

Nella giornata di venerdì, 30 Novembre, la seconda compagna energetica polacca Orlen ha aumentato gli investimenti per lo studio sui giacimenti di shale nel Voivodato di Lublino, dopo che la principale compagnia energetica del Paese, PGNiG, ha individuato la presenza di scisto – com’è altrimenti noto lo shale – in Pomerania.

Matteo Cazzulani

GAS: POLONIA E ROMANIA AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 19, 2012

Il colosso nazionale polacco PGNiG dichiara positivo l’esito dello sfruttamento di shale in Pomerania. In Romania un referendum per risolvere una controversia politica tra il Presidente e il Premier.

Il primo ministro polacco, Donald Tusk

La decisione della Polonia e la consultazione popolare della Romania determinano l’avanzamento dello sfruttamento di gas non convenzionale in Europa. Nella giornata di venerdì, 17 Novembre, il colosso energetico polacco PGNiG, ha dichiarato di avere eseguito con successo le prime operazioni di individuazione di gas shale nel giacimento di Opalino, in Pomerania.

Come riportato dal capo della PGNiG, Grazyna Piotrkowska-Oliwa, l’individuazione di gas non convenzionale a 3 mila metri di profondità ipotizza la presenza di shale anche negli altri giacimenti individuati nella regione.

Per il loro sfruttamento, il governo polacco ha concesso diritti di studio alle principali compagnie polacche – PGNiG, Lotos, Orlen, Tauron, KGHM, PGE ed Enea – e ai colossi statunitensi ConocoPhilips e Chevron.

Secondo diverse rilevazioni, la Polonia possiede la più grande riserva di gas shale in Europa in un giacimento esteso nelle sue regioni orientali, tra il sud della Masovia, il voivodato di Lublino e la Ciscarpazia. Inoltre, un altro giacimento è stato individuato in Pomerania, nella Polonia nord-occidentale.

La questione del gas non convenzionale sarà presto affrontata anche in Romania, dove un referendum servirà a porre fine ad una querelle politica tra l’Amministrazione Presidenziale ed il Governo.

Presso la città di Mangallia, dove è stata programmato l’avvio di lavori di individuazione di gas shale, il prossimo 9 Dicembre, in concomitanza con le Elezioni Parlamentari nazionali, si svolgerà un referendum locale per approvare l’avvio delle operazioni.

L’Amministrazione del Presidente Traian Basescu, un moderato che ha adottato una politica energetica basata sulla diversificazione degli approvvigionamenti, ha già concesso al colosso USA Chevron i diritti di studio.

Il Premier Victor Ponta, un socialista che ha cavalcato l’onda verde, ha tuttavia posto una moratoria sullo sfruttamento dello shale, e ha sostenuto il rafforzamento dei rapporti con la Russia.

Lo shale già usato in Nordamerica

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas situato in rocce porose poste ad alta profondità, estraibile con tecniche sofisticate di cracking e drillling orizzontale, ad oggi praticate con successo solo in Nordamerica – al punto che grazie allo shale gli USA diventeranno il primo Paese esportatore di gas al mondo.

Grazie allo sfruttamento dello shale, la Polonia potrebbe diventare totalmente autonoma dalla dipendenza dal gas russo, ed aiutare, assieme alla Romania, in maniera sensibile l’Unione Europea a diminuire il legame dalle forniture energetiche della Russia.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA OTTIENE GLI SCONTI RICHIESTI DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, abbassa il tariffario imposto al colosso polacco PGNiG ai livelli di mercato. Decisivo il ricorso iniziato da Varsavia nei confronti di Mosca presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, e l’indagine ufficiale aperta dalla Commissione Europea nei confronti del Cremlino per condotta anti-concorrenziale.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

La linea dura, a volte, sembra sistemare le questioni più dirimenti, ma attenzione alle contropartite che certe concessioni possono implicare. Nella giornata di lunedì, 5 Novembre, il colosso energetico polacco, PGNiG, ha ottenuto uno sconto per le forniture di gas da parte del monopolista russo, Gazprom.

Secondo quanto riportato dal Capo di PGNiG, Grazyna Piotrkowska-Oliwa, l’accordo è stato trovato nell’ambito del rinegoziato di alcune clausole del Trattato di Yamal, che regola le relazioni energetiche tra Varsavia e Mosca.

In particolare, il colosso polacco ha ottenuto uno sconto per il gas importato dalla Russia – 10,2 miliardi di metri cubi l’anno, pari al 60% del fabbisogno nazionale – di circa il 10%, ed ha livellato il tariffario per l’acquisto di oro blu ai prezzi di mercato.

Inoltre, come riportato dal portale wnp, il colosso polacco ha ottenuto dal monopolista russo la restituzione della quota versata nelle casse di Gazprom dal 2011 in sovrapprezzo rispetto al tariffario di mercato.

Soddisfazione per l’operazione è stata dichiarata dal Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, che ha sottolineato come le parti abbiano raggiunto un accordo grazie alla volontà condivisa di collaborare nel settore energetico.

La concessione di sconti da parte di Gazprom chiude un contenzioso politico e giudiziario durato circa un anno.

Nel Febbraio del 2012, PGNiG ha esposto ricorso contro il monopolista russo per l’applicazione di un tariffario ingiusto, che ha costretto la Polonia a pagare per il gas russo un prezzo superiore rispetto agli altri Paesi UE, come Germania, Italia e Francia: Stati notoriamente stretti alleati del Cremlino sul piano energetico.

Inoltre, a dare manforte all’azione del colosso polacco è stata l’apertura da parte della Commissione Europea, nel Settembre 2012, di un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anti-concorrenziale e mancato rispetto delle leggi UE in materia di libera concorrenza e lotta ai monopoli.

Un’immediata conseguenza dalla risistemazione del tariffario sarà in primis avvertita dai cittadini polacchi, che non saranno costretti a far fronte all’incremento della bolletta per il gas previsto per il 2013.

Come dichiarato dal Ministro del Tesoro polacco, Mikolaj Budzianowski, il risparmio all’anno per le casse della Polonia, che si aggira attorno ai 3 Miliardi di Zloty, è dovuto anche alla riduzione del consumo del gas russo prevista per i prossimi mesi: dagli attuali 10 Miliardi di metri cubi all’anno a “soli” 8,5.

Le probabili ripercussioni per la sicurezza energetica europea

Oltre al risvolto economico, la tregua raggiunta tra PGNiG e Gazprom potrebbe provocare ripercussioni sul piano geopolitico. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il monopolista russo, è interessato a compartecipare in progetti comuni con Varsavia, come la costruzione di centrali elettriche alimentate a gas in Polonia, o la creazione di strette partnership in determinati ambiti con PGNiG.

Come sottolineato dal Vicepresidente del colosso polacco, Radoslaw Dudzinski, non è escluso nemmeno un legame tra la concessione di sconti sulle tariffe per il gas e l’ampliamento del gasdotto Yamal-Europa.

Questa conduttura, realizzata dalla Russia negli anni Novanta per trasportare gas in Germania transitando per il territorio della Polonia e della Bielorussia, è tornata in auge dopo i problemi di funzionamento riscontrati dal Nordstream: gasdotto sottomarino costruito nel maggio 2012 dal Cremlino per inviare oro blu russo direttamente in Germania, bypassando stati UE come Polonia e Paesi Baltici.

Oltre che ad un calcolo legato alla politica dei gasdotti della Russia, la concessione di sconti al colosso polacco da parte di Gazprom può essere letta anche come una mossa orientata ad impedire a Varsavia la prosecuzione della costruzione di terminali LNG e, nel contempo, la continuazione dei lavori per l’individuazione e lo sfruttamento di gas non convenzionale nel proprio territorio.

Per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia, la Polonia, coerentemente con le direttive della Commissione Europea, ha progettato la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania, per l’importazione di oro blu liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Di pari passo, la Polonia ha rilasciato ad una serie di compagnie nazionali e statunitensi – PGNiG, Lotos, Orlen, Chevron e ConocoPhilips – concessioni per l’individuazione di giacimenti di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas presente in rocce porose ubicate a bassa profondità, la cui estrazione richiede tecniche sofisticate, ad oggi utilizzate solo in Nordamerica.

Secondo le stime, in Polonia si trova il più capiente giacimento di gas non convenzionale in Europa, che, se sfruttato, consentirebbe all’UE di rinunciare alle importazioni di gas naturale dalla Russia.

Matteo Cazzulani

POLONIA: IL GAS SHALE PER BATTERE LA CRISI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 16, 2012

Durante il suo secondo expose dopo la riconferma alla guida del Governo, il Premier polacco, Donald Tusk, ha individuato nell’oro blu non convenzionale una possibile soluzione per preservare l’economia di Varsavia dal trend al ribasso del resto dell’UE. Il colosso francese Total interessato all’operazione.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il gas non convenzionale come soluzione per battere una crisi senza precedenti. Nella giornata di venerdì, 12 Ottobre, il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha dichiarato l’intenzione del Governo da lui guidato di investire 10 Miliardi di Euro nel settore del gas.

Come riportato dalla radio pubblica polacca Polskie Radio, Tusk ha sottolineato l’importanza ricoperta dal settore energetico per lo sviluppo e il sostentamento dell’economica polacca, ed ha dichiarato la volontà di sostenere i lavori per l’individuazione, e il successivo sfruttamento, di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è una tipologia di oro blu naturale intrappolato nelle rocce poco porose situate ad alta profondità che richiede tecniche di trivellazione più sofisticate rispetto a quelle tradizionali.

Secondo studi recenti, la Polonia conserverebbe nel suo sottosuolo la riserva più consistente di gas shale di tutta l’Europa. Se sfruttata, essa consentirebbe a Varsavia di soddisfare il fabbisogno interno dell’Unione Europea, e di imporsi su scala mondiale come Paese esportatore di energia.

“Lo shale rappresenta una priorità strategica per la sicurezza dei polacchi – ha dichiarato Tusk durante il secondo expose pronunciato dopo la riconferma alla guida del Governo del 2011 – per questo, il Parlamento deve trovare una posizione condivisa, e non lasciare che l’iniziativa sullo scisto sia mero appannaggio del Gabinetto dei Ministri”.

In Polonia, i lavori per l’individuazione di giacimenti di gas non convenzionale sono già stati avviati da tempo dalle compagnie statali PGNiG e Orlen. Esse hanno iniziato nel Voivodato di Lublino e in Pomerania le trivellazioni orizzontali – necessarie per verificare la presenza dello shale – mentre altri enti polacchi, come Tauron, Lotos e KGHM, hanno confermato il cofinanziamento delle ricerche fino al 2016.

Partecipazione ai lavori per lo studio della presenza di giacimenti shale in Polonia è stata confermata anche dalla francese Total.

In un’intervista alla Bloomberg, l’Amministratore Delegato dell’ente transalpino, Christophe De Margerie, ha evidenziato la volontà della Total di continuare le operazioni già avviate, nonostante gli scarsi risultati finora ottenuti nelle trivellazioni operate in territorio polacco su permesso del Governo nazionale.

“Il potenziale della Polonia è indubbio – ha dichiarato De Margerie – ma la sua vera entità resta un’incognita. Succede sempre quando si tratta di gas non convenzionale”.

Differente è la posizione assunta da colosso statunitense ExxonMobil, che, dopo alcune trivellazioni, condotte in partnership con la Total, ha abbandonato il progetto per via dei risultati poco incoraggianti finora ottenuti.

Anche all’ENI interessa il gas non convenzionale in Europa Centro-Orientale

La ricerca di giacimenti di shale in Europa è contrastata dalla Russia, che vede nella presenza di gas non convenzionale in Polonia una minaccia per il mantenimento dell’egemonia del monopolista del gas russo, Gazprom, nel campo delle forniture di oro blu al Vecchio Continente.

Tuttavia, concreto interesse per lo scisto è stato espresso da uno dei principali partner di Gazprom nel Mondo, il colosso italiano ENI. Nella giornata di giovedì, 4 ottobre, il Cane a Sei Zampe ha rilevato dalla compagnia ucraina Cardogan Petroleum alcune licenze per le trivellazioni nella Regione di Leopoli.

Come riportato dall’autorevole Natural Gas Europe, con l’acquisto delle quote di maggioranza nella joint venture Westgasinvest – compartecipata da ENI e dalle compagnie ucraine Cardogan Petroleum e Nadra Ukrainy – il colosso energetico italiano si è assicurato l’esclusiva sugli studi in un serbatoio dalle enormi potenzialità.

Secondo gli studi, il Bacino di Leopoli, situato nell’Ucraina Occidentale, rappresenta la continuazione di quello presente nel sottosuolo del Voivodato di Lublino, ubicato in Polonia Sud-Orientale.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA TAGLIA LE FORNITURE: L’EUROPA CENTRALE SENZA NAFTA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 8, 2012

Mosca lascia a secco l’oleodotto diretto verso il territorio polacco e tedesco in seguito alla costruzione di un’infrastruttura alternativa che consente il trasporto di nafta dal confine bielorusso a San Pietroburgo, innalzando il livello di emergenza energetica delle raffinerie di Repubblica Ceca, Polonia e Germania. Le rassicurazioni di Praga, i timori di Varsavia, e le difficoltà di Berlino

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La Russia chiude i rubinetti e l’Europa Centrale è sempre più a secco di nafta. Nella giornata di venerdì, 6 Aprile, la compagnia energetica Orlen ha dichiarato di avere registrato nel solo ultimo mese un drastico calo delle forniture di greggio provenienti dal territorio russo che hanno portato le proprie raffinerie ubicate in Repubblica Ceca a ridimensionare notevolmente i propri piani di lavoro.

Come riportato dall’autorevole Reuters, il fatto sarebbe avvenuto in seguito alla decisione della Russia di bloccare l’invio di nafta all’Europa Occidentale attraverso l’oleodotto Druzhba – con cui fin dall’epoca dell’URSS il Cremlino ha rifornito i Paesi dell’Europa Centrale – per avvalersi del trasporto marittimo lungo il Mar Baltico.

Questa decisione è stata possibile grazie alla costruzione dell’oleodotto BTS-2: un’infrastruttura che trasporta la nafta dal confine russo-bielorusso fino al terminaledi San Pietroburgo, dove il carburante è caricato sulle navi. Come dichiarato al momento del varo di questo progetto dalle autorità russe, a cui, lo scorso Primo di Aprile, ha presenziato il presidente russo, Vladimir Putin, la via marittima rappresenta un preciso calcolo politico per aggirare energicamente Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino, come la Polonia.

Le autorità ceche hanno gettato acqua sul fuoco, smentito ogni possibile crisi energetica, ed evidenziato come in caso di taglio delle forniture da Mosca il sistema infrastrutturale della Repubblica Ceca può avvalersi della nafta importata dai porti croati e italiani di Rijeka e Trieste: malgrado esso sia più caro sul piano economico.

A differenza della Repubblica Ceca, a gettare l’allarme è stata la Polonia che, in seguito all’entrata in funzione dell’oleodotto BTS-2, già il 2 Aprile ha registrato un drastico calo della nafta ricevuta presso la raffineria di Danzica, una delle più importanti del Paese. Inoltre, il prosciugamento del Druzhba ha avuto ripercussioni anche in Germania, dove a lamentare un calo dell’importazione di oro nero sono stati gli impianti di Leuen e Schwedt.

La soluzione polacco-ucraina

Secondo diversi esperti, una possibile soluzione per evitare il perdurare dell’accerchiamento energetico di importanti Paesi dell’Unione Europea potrebbe essere il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: un progetto che consentirebbe l’importazione di oro nero centro-asiatico nel Vecchio Continente senza dipendere dal passaggio attraverso il territorio russo e, di conseguenza, dal ricatto politico di Mosca.

La realizzazione di questo progetto – avviato con enfasi da Polonia e Ucraina nel 2002, poi interrotto nel 2004, e poi ripreso dal 2005 al 2010 senza mai attuare passi concreti a causa delle continue crisi politiche a Kyiv – è difficile, in quanto ad oggi l’oleodotto Odessa-Brody è utilizzato per veicolare nafta venezuelana in Bielorussia, e le trattative per il suo prolungamento fino al porto sul Mar Baltico si sono arenate dopo che le Autorità ucraine hanno interrotto i colloqui a riguardo con quelle polacche e con l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani