LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La TAP si rafforza con un rimpasto

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 1, 2014

La compagnia spagnola Enagas entra nel consorzio per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, mentre la belga Fluxys incrementa le sue quote. La francese Total e la tedesca E.On lasciano il progetto sostenuto dall’Unione Europea

Via tedeschi e francesi, dentro gli spagnoli e più spazio ai belgi. Nella giornata di lunedì, 29 Settembre, la compagnia energetica spagnola Enagas è entrata nel consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- un’infrastruttura supportata dall’Unione Europea per veicolare gas dell’Azerbaijan dalla Grecia in Italia meridionale tramite l’Albania.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio, oltre all’ingresso della Enagas, che ha rilevato il 16% delle azioni TAP, la compagnia energetica del Belgio Fluxys ha incrementato le sue quote all’interno del gasdotto, passando dal 16% al 19%.

Nessun cambiamento, invece, tra i vertici: il colosso britannico British Petroleum, quello azero SOCAR e quello norvegese Statoil mantengono il 20% ciascuno delle azioni della TAP, mentre la compagnia svizzera AXPO ha confermato il suo 5%.

L’ingresso di Enagas, è motivato dalla richiesta di nuovi partner all’interno del consorzio espressa a più riprese dall’UE, che vede nella presenza di un alto numero di aziende economicamente e politicamente forti una sicurezza per l’adeguata realizzazione di un gasdotto ritenuto fondamentale per la sicurezza energetica europea.

“La Enagas è una compagnia con un’indubbia esperienza mondiale nella realizzazione di gasdotti anche a lungo chilometraggio sia in Europa che in Sud America: la sua presenza ci aiuta a rendere la TAP un vero e proprio progetto europeo anche sul lato della qualità” ha dichiarato il Direttore Manageriale del gasdotto, Kjetil Tungland.

Oltre a rafforzare la TAP con l’ingresso di nuovi membri di alta esperienza, l’ingresso di Enagas serve a tamponare la fuoriuscita dal consorzio della compagnia tedesca E.On e della francese Total, che hanno venduto le quote finora possedute nel gasdotto.

La notizia del disimpegno di E.On e Total è stata già nell’aria fin dallo scorso Luglio, quando, come riportato dalla Reuters, le due compagnie hanno avvisato i partner del consorzio della loro intenzione di abbandonare il progetto.

Come più tardi confermato dal Financial Times, la Total, ritenendo sconvenienti i progetti, ha anche rinunciato alle sue quote sia nel Shakh Deniz -il giacimento da cui proviene il gas veicolato dalla TAP- che nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- infrastruttura che veicola il carburante dall’Azerbaijan alla TAP.

Il gasdotto sostenuto dai moderati

Lunga circa 870 chilometri, con una portata media di 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, la TAP, assieme alla TANAP, è parte del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito dall’Unione Europea per diversificare le forniture di gas dei Paesi membri, che ad oggi sono fortemente dipendenti da un numero limitato di fornitori come Russia ed Algeria, Paesi che spesso si avvalgono dell’energia come mezzo di ricatto geopolitico.

Parte del Corridoio Meridionale sono anche le diramazioni della TAP previste per veicolare il gas dell’Azerbaijan anche in Europa Centrale e nei Balcani: il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- è concepito per trasportare il carburante azero dall’Albania a Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -e, successivamente, in Ungheria, Slovacchia e Polonia- mentre l’Interconnettore Grecia-Bulgaria potrà essere poi prolungato anche a Romania e Moldova.

La TAP è un progetto di fondamentale importanza sopratutto per l’Italia, che grazie alla sua realizzazione è destinata a diventare l’hub europeo del gas azero: una posizione che, da un lato, incrementa il peso politico del nostro Paese in Europa e, dall’altro, crea nuovi posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica.

La realizzazione della TAP, fortemente voluta dai Governi Renzi e Letta, e prima ancora da quello Monti, è stata sostenuta in Parlamento da Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti, che hanno evidenziato l’importanza di un’infrastruttura che crea occupazione e incrementa la sicurezza energetica del nostro Paese.

Contrari alla TAP, invece, si sono schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra-Ecologia-Libertà, parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia: forze populiste ed ‘estremiste’ che alla TAP sembrano preferire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per intralciare la TAP ed incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Comunità Atlantica e la NATO sotto attacco da Putin: lo dice anche il Financial Times

Posted in NATO by matteocazzulani on September 29, 2014

L’autorevole testata internazionale rileva circa 200 sconfinamenti dell’aviazione russa nello spazio aereo di Unione Europea, Stati Uniti d’America e Canada, un gesto da considerarsi come un vero e proprio affronto. Come riportato dalla Deutsche Welle, la Germania non sarebbe in grado di mantenere le promesse fatte all’Alleanza Atlantica per la difesa dell’Europa Centro-Orientale

Il Financial Times lancia l’allarme, Deutsche Welle e Spiegel rincarano la dose. Nella giornata di giovedì, 25 Settembre, la nota testata internazionale in lingua inglese ha sottolineato come siano oramai circa 300 i casi di violazione dello spazio aereo dell’Unione Europea e della NATO da parte della Russia.

Nello specifico, il Financial Times ha rilevato come la sola Lettonia sia stata coinvolta in 150 tra manovre e sconfinamenti di reparti dell’aviazione miliare russa nei cieli lettoni, mentre la Lituania ha subito 68 violazioni del proprio spazio aereo.

Interessate dalle manovre oltre confine dell’aviazione militare russa sono state anche Estonia, Finlandia e Svezia che, sempre secondo la testata internazionale di lingua inglese, hanno registrato un totale di 11 sconfinamenti di velivoli militari russi, al punto da spingere l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, a lanciare l’allarme lo scorso 17 Settembre.

Oltre ad essere un gesto militare interpretabile come una vera e propria provocazione, gli sconfinamenti dell’aviazione militare della Russia riportati dal Financial Times hanno anche una connotazione politica.

Lo scorso 19 Settembre, in piena campagna elettorale per il referendum sull’Indipendenza della Scozia -che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha fortemente sostenuto- due Tu-95 dell’aviazione militare della Russia sono stati intercettati dalla Royal Air Force nei pressi dello spazio aereo della Gran Bretagna.

Sempre il 17 e il 18 Settembre, alla vigilia della visita in USA e Canada del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, una flotta composta da tre MiG-31 e due Tu-95 russi hanno volato a stretta vicinanza dapprima nei cieli dell’Alaska, e, successivamente, vicino allo spazio aereo canadese.

Le manovre dell’aviazione militare russa riportate dal Financial Times sembrano confermare i timori espressi a più riprese in sede NATO dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, in merito alla volontà di Putin di spostare il conflitto armato dall’Ucraina ai Paesi del Baltico.

L’attacco a Estonia, Lettonia e Lituania -Paesi membri dell’UE e della NATO- sarebbe una dichiarazione di guerra diretta all’Europa e alla Comunità Atlantica: un progetto che, come dichiarato in diverse occasioni da esperti del calibro del giornalista britannico Edward Lucas, Putin potrebbe perseguire per ricostruire una Russia imperiale.

Per reagire alla possibile aggressione militare russa, la NATO, nel corso del recente vertice di Newport, in Galles, ha varato la Forza di Reazione Veloce: un’unità armata composta di forze aeree di vari Paesi dell’Alleanza Atlantica, con base in Polonia, impegnata a reagire nell’immediato ad una possibile invasione da parte di Putin.

La Forza di Reazione Veloce è stata varata per rassicurare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che ad oggi si sentono non adeguatamente tutelati dalla NATO, ma, come riportato dalla Deutsche Welle, potrebbero non esserci le risorse finanziarie per sostenere economicamente il progetto.

Come riportato dalla testata internazionale tedesca, la Germania, che ha promesso l’invio in Polonia di 60 Eurofighter nell’ambito della Forza di Reazione Veloce, possiede in realtà solamente 42 aerei di questo tipo pronti al volare e ad essere ingaggiati in azioni militari immediate.

Secondo questa rilevazione, la Deutsche Welle ha dimostrato come il Governo tedesco potrebbe avere formulato alla NATO promesse che, nella realtà, la Germania non è in grado di mantenere.

La NATO divisa sulla difesa dell’Europa Centro-Orientale

Oltre alla Germania, non è escluso che anche altri Paesi abbiano promesso sostegno militare ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale senza, tuttavia, potere de facto onorare tale impegno.

Tuttavia, lo scontro in merito alla Forza di Reazione Veloce sembra essere molto acceso anche all’interno della stessa NATO.

Come riportato dallo Spiegel, durante il recente Consiglio Militare di Vilna, il Generale Martin Dempsey -la più alta carica militare USA- e il Comandante Generale della NATO in Europa, Philip Breedlove, avrebbero fortemente discusso sull’argomento.

Secondo quanto riportato dalla testata tedesca, Dempsey avrebbe questionato la capacità della Forza di Reazione Veloce di reagire alle minacce in sole 48 ore.

A sua volta, Breedlove avrebbe invitato il Generale statunitense ad esprimere le sue perplessità al Segretario di Stato USA, John Kerry, e al Segretario alla Difesa, Chuck Hagel, che, dopo avere esaminato il progetto, hanno dato il loro assenso.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: USA e UE divise sulle sanzioni alla Russia di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 15, 2014

Il Dipartimento di Stato statunitense pubblica le prove dell’attivismo militare russo nelle terre orientali ucraine per chiedere sanzioni più stringenti a Mosca. Come riportato dal Financial Times, l’Europa è spaccata tra le ‘pro russe’ Germania, Francia e Italia e le ‘pro ucraine’ Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia

Obama finalmente risoluto, la Merkel continuamente tentennante, e Tusk, Butkevicius, Straujuma e Roivas isolati da un’Europa sempre più ripiegata sul suo asse tradizionale franco-tedesco. Nella giornata di martedì, 15 Luglio, il Dipartimento di Stato USA ha richiesto l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia per l’attivismo militare dell’esercito russo in Ucraina orientale, mirato a destabilizzare la situazione politica interna a Kyiv.

Il Dipartimento di Stato USA, con una nota ufficiale, ha evidenziato come, nonostante le buone intenzioni di pace espresse dal Presidente russo, Vladimir Putin, la Russia stia continuando a rifornire di armamenti e di rinforzi i cosiddetti separatisti filorussi nelle regioni orientali ucraine.

Nello specifico, la nota fa riferimento alla penetrazione di soldati russi in Ucraina, al trasferimento ai cosiddetti separatisti di veicoli, artiglieria e sistemi missilistici di nuova generazione: come i 5 carri armati T-64, i lanciarazzi multipli BM-21 le 2 batterie antiaeree ZU 23-2 e un mortaio 2B16 trasportati a Luhansk lo scorso 14 Luglio con un convoglio battente bandiera russa, e a quello di simili armamenti a Donetsk attraverso la città di Krasnodon lo scorso 11 Luglio.

Il Dipartimento di Stato USA ha poi contestato l’apertura a Mosca di un ufficio per il reclutamento di volontari intenzionati a combattere in Ucraina orientale a fianco dei separatisti, ha censurato l’arresto e l’estradizione in Russia della pilota dell’aviazione militare ucraina Nadiya Savchenko e, sopratutto, ha espresso forte preoccupazione per il riarmo attuato dall’esercito russo presso i confini ucraini.

“La Russia non sta lavorando per la pace -riporta la nota del Dipartimento di Stato USA- Ore dopo il cessate il fuoco concesso unilateralmente dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, i separatisti appoggiati dalla Russia hanno attaccato nove ufficiali ucraini, mentre Mosca ha supportato i separatisti che hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza ucraine per più di 100 occasioni, portando all’uccisione di 28 persone. I separatisti russi -continua la nota- ancora detengono più di 150 ostaggi, per lo più civili, tra cui insegnanti e giornalisti, ed hanno respinto ogni offerta di incontro con il Governo ucraino”.

La posizione risoluta degli USA sembra non essere del tutto condivisa dall’Unione Europea che, come riportato dal Financial Times, si sta sistematicamente opponendo all’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia per via degli stretti interessi economici ed energetici con Mosca.

Nello specifico, come riporta l’autorevole testata internazionale, ad essere contrarie alle sanzioni alla Russia sono Germania, Francia e Italia, ovvero i due Paesi tradizionalmente alla guida politica dell’Europa più lo Stato che, da poco tempo, ha assunto la presidenza di turno dell’UE.

Tuttavia, la posizione dell’UE nei confronti della Russia potrebbe non essere compatta per via dell’opposizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale alla linea troppo morbida di Germania, Francia e Italia.

A sostegno di questa tesi, il Financial Times ha riportato l’opposizione di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE del ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini.

Secondo l’importante testata, la Mogherini avrebbe provocato l’opposizione dei Paesi dell’Europa Centrale per avere invitato Putin al vertice Europa-Asia di Milano: de facto, rompendo l’isolamento internazionale applicato dalla Comunità Internazionale al Presidente russo per protestare contro la violazione dell’integrità territoriale ucraina.

Kyiv lamenta la penetrazione russa a Donetsk e Luhansk

Di pari passo alla rottura del fronte occidentale, l’Ucraina ha lamentato continui attacchi, provenienti dalla Federazione Russa, ai propri mezzi militari impegnati nella riconquista dei territori occupati dai cosiddetti separatisti russi.

Il Presidente ucraino Poroshenko ha infatti condannato l’assalto a velivoli e carri armati di Kyiv da parte di avanzati sistemi di aggressione, ed ha contestato l’infiltrazione di soldati russi in Ucraina per dare sostegno ai separatisti a Donetsk e Luhansk.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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PUTIN MILITARIZZA LA CRIMEA E SI PREPARA ALL’INVASIONE DELL’UCRAINA DA EST

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 28, 2014

L’esercito russo posiziona cacciabombardieri e sottomarini nucleari nella penisola ucraina, rafforza le esercitazioni anche in Bielorussia e, come riportato da un dossier ben informato, aumenta la presenza militare ai confini orientali dell’Ucraina. Dopo Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e Francia, anche Danimarca e Repubblica Ceca partecipano all’incremento della difesa dei confini orientali dell’Unione Europea

Da una penisola con una consistente autonomia territoriale e linguistica, dove il rispetto delle minoranze veniva garantito dallo Stato ucraino, a base militare necessaria per l’espansione militare nel resto dell’Ucraina e forse anche in Europa da parte della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 27 Marzo, l’agenzia Interfax ha riportato la decisione del Ministero della Difesa russo di avviare fin da subito il restauro e l’ammodernamento delle basi aeree militari in Crimea, che la Federazione Russa ha appena annesso manu militari.

Nello specifico, il Ministero della Difesa russo ha stabilito di dislocare nella basi aeree della Crimea cacciabombardieri di categoria Su-27 e Tu-22M3 e velivoli di pattugliamento di categoria IL-38 e Tu-142. Allo stormo aereo si aggiungeranno anche navi e sottomarini militari che, così, andranno ad accrescere le 22 unità militari russe già presenti in Crimea così come stabilito dall’accordo firmato tra Russia ed Ucraina per la permanenza in territorio ucraino della Flotta Russa del Mar Nero.

Oltre la rafforzamento della presenza militare nel Mar Nero, una regione strategica non solo dal punto di vista geopolitico, ma anche energetico, il Comando Occidentale dell’Esercito russo ha informato in merito ad esercitazioni congiunte con le armate bielorusse a Vitebsk, in Bielorussia, da parte della 76a squadra di assalto dell’esercito russo, nota per avere partecipato alle operazioni di occupazione militare in Crimea.

Il riarmo della Russia tra Crimea e Bielorussia, che va di pari passo con le esercitazioni in Siberia e nell’enclave di Kaliningrad -ubicata tra la Polonia e la Lituania- è stato confermato da un rapporto della CIA pubblicato dalla CNN, secondo cui la concentrazione di forze militari russe ai confini orientali dell’Ucraina testimonierebbe la volontà da parte di Mosca di occupare una striscia di terra per collegare Federazione Russa e Crimea.

Una risposta all’allarme ben fondato è arrivata dalla NATO che, come richiesto espressamente dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha aumentato la presenza militare ai confini dell’Unione Europea per proteggere Paesi particolarmente esposti all’aggressione militare della Russia, come Polonia Lituania, Lettonia ed Estonia.

Già nella giornata di giovedì, 27 Marzo, la Danimarca ha inviato in Lituania sei aerei militari F-16 Falcon, mentre la Repubblica Ceca, come dichiarato dal Ministro della Difesa Martin Stropnicky -che finora si è detto scettico sulla possibilità di un attacco militare russo- ha dato il permesso per dislocare F-16 dell’esercito ceco in Polonia per prevenire possibili aggressioni da parte di Mosca.

Ben prima di Danimarca e Repubblica Ceca, anche gli USA -che hanno inviato nella base polacca di Lask 12 aerei militari multitasking- e la Gran Bretagna hanno rafforzato la presenza militare in Polonia, mentre la Francia, che ha sospeso ogni forma di collaborazione militare con la Russia, ha provveduto a dislocare suoi velivoli militari nella regione del Baltico.

Come dichiarato dal Viceconsigliere alla Difesa del Presidente Obama, Ben Rhodes, la NATO ha avviato un progetto per il dislocamento di elementi aerei e balistici a rotazione: una manovra che anticipa la realizzazione del progetto di difesa antimissilistica, altrimenti noto come Scudo Spaziale.

Il progetto, che Obama ha dichiarato essere importante, sopratutto considerata la fase geopolitica attuale, prevede l’installazione di una postazione radar in Turchia e batterie di missili privi di capacità offensiva in Polonia e Romania.

La Spagna contribuisce alla diversificazione delle forniture dalla Russia

Oltre che sul piano militare, dove, secondo l’autorevole Economist, la Russia manterrebbe una superiorità nei confronti dell’Occidente in caso di mancata dislocazione urgente di forze armate USA in Europa, anche su quello dell’energia si sta lavorando per decrementare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca.

La misura, contenuta tra le sanzioni che UE ed USA hanno approntato nei confronti della Russia, prevede l’avvio della commercializzazione del gas shale statunitense nei mercati europei, e l’implementazione di vie alternative a quella russa per l’importazione di gas naturale, ad esempio da Azerbaijan ed Israele.

Come riportato dal Financial Times, un’opportunità per diversificare ulteriormente le forniture di oro blu è stata presentata dalla Spagna che, come dichiarato dal Ministro dell’Industria e dell’Energia, José Manuel Soria, può incrementare la quantità di gas importata per supplire il venir meno del carburante russo fino a 14 Miliardi di metri cubi all’anno.

La manovra, che consente all’Europa di importare il 10% in meno del gas russo finora acquistato, è possibile grazie alla molto sviluppata rete di rigassificatori che la Spagna ha realizzato per importare oro blu da un’alta gamma di fonti, come Algeria, Qatar, Norvegia ed altri Paesi produttori di energia e carburante.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH PRONTO A CACCIARE 200 OCCIDENTALI SOLIDALI CON LE MANIFESTAZIONI PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2013

La lista delle Persone non Grate sarebbe stata redatta dal Deputato del Partito delle Regioni Oleh Tsariov, e, come riportato dal Financial Times, avrebbe già colpito imprenditori, accademici e politici dell’Occidente che hanno supportato le proteste in sostegno dell’integrazione ucraina in Unione Europea. Se confermata, l’indiscrezione testimonia la deriva autoritaria di Kyiv sul modello della Bielorussia.

Cacciati dal Paese come agenti stranieri per avere supportato le proteste pacifiche dell’opposizione. Non siamo in Corea del Nord, e nemmeno in Russia o in qualche altro noto regime del Mondo, ma in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni, il Presidente, Viktor Yanukovych, ha dato l’ordine di vietare l’ingresso nel Paese a circa 200 tra imprenditori ed accademici “rei” di avere espresso supporto alle manifestazioni in sostegno all’integrazione ucraina in Unione Europea.

L’esistenza della lista nera è stata comunicata dall’autorevole Financial Times, che ha sottolineato come il Deputato del Partito delle Regioni -la forza partitica del Presidente Yanukovych- Oleh Tsariov abbia individuato 200 occidentali considerati dalle Autorità di Kyiv persone non grate.

Tra gli invisi dal Presidente Yanukovych ci sono l’ex-Capo di Stato georgiano, Mikheil Saakashvili -che a più riprese si è recato a Kyiv per sostenere le manifestazioni per l’ingresso di Kyiv nell’UE- il Leader dell’opposizione russa, Boris Nemtsov -a cui, a inizio Dicembre, è stato negato l’ingresso in Ucraina- e imprenditori noti per creare posti di lavoro, come il georgiano Georgi Kivkadze.

L’indiscrezione, confermata anche dal politologo Andreas Umland -esponente del Gruppo di Esperti indipendenti del Parlamento ucraino per i rapporti dell’Ucraina con l’UE- sarebbe l’ennesima deviazione autoritaria del Presidente Yanukovych, dopo l’ondata di arresti che, dal 2010, ha portato in carcere una decina di esponenti dell’Opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

A Yanukovych si devono anche i brogli durante le Elezioni Amministrative del 2010 e le Elezioni Parlamentari del 2012, l’esautorazione dei poteri del Parlamento per essere accentrati nelle mani del Presidente, e pressioni su giornalisti e stampa indipendente.

Di recente, il Presidente ha anche autorizzato la repressione violenta sul milione di dimostranti che, da più di un mese, manifesta contro la decisione del Capo di Stato ucraino di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia dell’Ucraina nel mercato unico europeo.

Ad aumentare la rabbia dei manifestanti è stata anche la decisione di Yanukovych di accettare dal Presidente russo, Vladimir Putin, uno sconto sul prezzo del gas e un prestito di 15 Miliardi di Dollari che, de facto, lega l’Ucraina alla Russia ed impedisce l’integrazione europea di Kyiv.

Autoritarismo e cessione alla Russia di parti di sovranità sono tratti che Yanukovych condivide con il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, noto per essere l’ultimo dittatore d’Europa che, dopo avere cercato di collocare la Bielorussia su una posizione equidistante tra Europa e Russia, è stato lentamente, ma inesorabilmente inglobato da Putin nella sua Unione Doganale Eurasiatica.

Questo processo di integrazione sovranazionale è concepito da Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, per mezzo della realizzazione di un nuovo impero russo nell’area ex-URSS -impossibile da creare senza l’Ucraina per motivi culturali, geopolitici, finanche psicologici- per contrastare l’UE nella competizione economica internazionale.

È nato il movimento nazionale Maidan

Nel frattempo, la protesta pacifica in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa si è costituita dell’Unione Nazionale Maidan: un movimento transpartitico che raccoglie tutte le persone che supportano l’orientamento dell’Ucraina verso l’Europa.

Come dichiarato dall’ex-Ministro degli Esteri, Yuri Lutsenko -l’unico dissidente liberato dal carcere da Yanukovych- il movimento ha lo scopo di mantenere la protesta permanente per costringere il Capo di Stato a dimissionare il Governo del Premier filorusso, Mykola Azarov, e ascoltare la volontà del popolo di pieno appoggio all’Europa e alla democrazia.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI EUROPEE: REHN E VERHOFSTAD SI CONTENDONO LA CANDIDATURA ALDE ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 19, 2013

I Partiti liberali di Estonia, Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia, Cipro, Croazia e Bulgaria sostengono il Commissario UE all’Economia, mentre belgi, olandesi, austriaci, romeni, lussemburghesi e catalani supportano il Capogruppo in Parlamento Europeo. Divisa la Gran Bretagna sulla nomina della persona che dovrà concorrere con il socialista Martin Schulz.

L’Europa del Nord e quella Centro-Orientale contro quella Occidentale e meridionale, con la Gran Bretagna divisa tra i due candidati. Così appare la corsa alla nomination per la candidatura alla Presidenza della Commissiome Europea dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- il terzo gruppo del Parlamento Europeo, chiamato a designare un proprio candidato nel Congresso del Primo di Febbraio 2014.

Come riportato in una lettera dal Financial Times, firmata dal Capo del Partito delle Riforme estone, il Primo Ministro dell’Estonia Andrus Ansip, i Leader dei Parititi che appartengono all’ALDE di Finlandia, Danimarca, Svezia, Cipro, Corazia, Germania e Bulgaria hanno espresso il loro sostegno al Commissario UE all’Economia, Olli Rehn.

Come riporta il testo, per via del suo impegno dimostrato durante il suo lavoro da Commissario, Rehn è stato ritenuto dai Partiti liberali dell’Europa Settentrionale e Centro-Orientale il candidato più autorevole per sostituire, dopo le prossime Elezioni Europee, l’attuale Presidente della Commissione Europea, il popolare José Manuel Barroso.

Differente l’opinione dei Partiti liberali di Belgio, Olanda, Lussemburgo, Romania, Austria e Catalogna, che hanno già sottoscritto la candidatura del Capogruppo dell’ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad.

Noto per le sue teorie federaliste animate alla creazione degli Stati Uniti d’Europa quanto prima, Verhofstad è supportato dai Partiti liberali di quei Paesi che, più di tutti, hanno sempre lavorato per la creazione di una federazione europea che riesca ad evolvere l’UE da Unione di Paesi a un unica grande realtà politica in grado di interfacciarsi con il Mondo con una voce sola.

Importante è anche il ruolo dei LibDem di Gran Bretagna, il più grande, ed influente raggruppamento dell’ALDE, che sulla questione della Candidatura alla Presidenza della Commissiome appaiono divisi.

Da un lato, Il Segretario dei LibDem, il Vicepremier britannico Nick Clegg, ha firmato la lettera in sostegno a Rehn, ma, dall’altro, il Parlamentare Europeo Chris Davies ha preferito supportare la corsa di Verhofstad.

Il PSE e la Sinistra hanno già scelto, il PPE ancora senza un candidato

La nomina di un candidato comune alla Presidenza della Commissione Europea da parte dei Partiti europei è prevista dal Trattato di Lisbona, volta a rafforzare la dimensione europea, e non più solo nazionale, delle consultazioni nazionali per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Il Partito Socialista Europeo ha già individuato il suo candidato nel Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, mentre la Sinistra Europea ha già scelto il greco Alexis Tsiparas.

Non è ancora stata determinata la candidatura del Partito Popolare Europeo: la più grande forza partitica del Continente che, secondo i sondaggi, dovrebbe nuovamente vincere le Elezioni Europee e, così, avere il diritto di nominare anche il prossimo Presidente della Commissione Europea.

Dopo la rinuncia alla candidatura da parte del Leader della Piattaforma Civica, il Premier polacco Donald Tusk, e del Capo del Partito Moderato svedese, il Capo del Governo di Svezia Fridrik Reinfeldt, il Cancelliere tedesco Angela Merkel è alla ricerca di un candidato autorevole.

Secondo ripetute indiscrezioni, la Merkel avrebbe promesso un tacito appoggio al candidato socialista Schulz in cambio dell’accettazione da parte dei socialdemocratici tedeschi della SPD di formare con i cristianodemocratici della CDU -il Partito della Merkel- e i cristiano sociali bavaresi della CSU una Grande Coalizione in Germania, varata al Bundestag proprio di recente.

I Verdi europei sono orientati sulla nomina dell’attuale Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, mentre i Conservatori non hanno ancora effettuato la loro scelta.

Matteo Cazzulani

I PAESI BASSI AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 27, 2013

Il Parlamento olandese da un semaforo verde preventivo allo sfruttamento del gas non convenzionale con il sostegno dei Liberali e l’astensione dei Laburisti. Pronte consultazioni con le Comunità Locali

Lo sfruttamento dello shale vicino al via libera anche nei Paesi Bassi. Nella giornata di lunedì, 26 Agosto, il Parlamento olandese ha approvato l’avvio dell’estrazione di gas non convenzionale, che ora dovrà essere analizzato da una Commissione competente per ottenere il semaforo verde definitivo.

Come riportato dal Financial Times, le Leggi vigenti in materia nei Paesi Bassi consentono lo sfruttamento di shale senza modifiche, né l’approvazione di nuovi provvedimenti ad hoc.

A favore dello sfruttamento dello shale si è dichiarato il Partito Liberale del Premier, Mark Rutte, mentre il Partito Laburista, partner della coalizione bipartisan di Governo, si è astenuto.

Dai laburisti dipende dunque l’avvio definitivo dello sfruttamento dello shale olandese, anche se il Ministro dell’Economia, Henk Kamp, si è detto fiducioso, ed ha già avviato consultazioni a riguardo con le Comunità Locali.

Come riportato da DutchNews, giacimenti di shale nei Paesi Bassi, su cui ha già espresso interesse la compagnia energetica britannica Cuadrilla, sono presenti nella zona di Boxtel, Noordoostpolder ed Haaren.

Critiche allo sfruttamento del gas convenzionale nei Paesi Bassi sono state espresse da alcune importanti compagnie, come la Vitens e la Heineken.

Incrementa in Europa il numero dei Paesi che sostengono lo shale

Lo shale è un gas non convenzionale sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking orizzontale e verticale, ad oggi adoperate con successo solo in Nordamerica.

Grazie allo sfruttamento dello shale, gli Stati Uniti d’America hanno aumentato esponenzialmente la quantità di gas prodotto, ed hanno avviato esportazioni di LNG in Gran Bretagna, India, Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

Oltre agli USA, lo sfruttamento dello shale è già stato avviato anche dall’Argentina, dal Canada, dall’India, e dalla Gran Bretagna.

In Europa, interesse per lo shale è stato espresso da Polonia, Lituania, Romania, Danimarca, Estonia, Lettonia ed Ungheria, mentre Italia, Spagna e Germania hanno espresso interesse per le importazioni di shale dagli USA.

Moratoria allo sfruttamento dello shale è stata invece posta da Bulgaria e Francia.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE PROGETTA RIFORNIMENTI DI GAS IN MEDIO ORIENTE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 17, 2013

La compagnia Delek, impegnata nello sfruttamento del giacimento Tamar, progetta esportazioni in Egitto, Giordania e Turchia. L’importanza geopolitica della posizione di Tel Aviv.

Il gas come mezzo di pace per superare odi e divisioni è la ricetta proposta dalla compagnia energetica israeliana Delek, molto influente presso gli ambiti politici di Israele.

Nella giornata di lunedì, 15 Aprile, il Capo Esecutivo della Delek ha dichiarato la volontà da parte di Israele di avviare esportazioni di gas naturale dal giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo, su larga scala.

Come riporta il Financial Times, gli obiettivi del Governo israeliano sono destinati a sconvolgere la geopolitica del gas della regione, in quanto Tel Aviv è intenzionata ad esportare oro blu in Egitto, da cui finora ha dipeso per il 90%.

Un altro Paese interessato dalle esportazioni del gas di Israele è la Giordania, che potrebbe ottenere il carburante israeliano per sostenere la sua economia.

Un altro vettore individuato come importante è la Turchia, a cui Israele esporterà il gas attraverso la realizzazione di un apposito gasdotto.

Il miracolo di Obama aiuta anche Bruxelles

L’invio di gas israeliano in Turchia è strategico anche per la politica energetica dell’Unione Europea, in quanto il territorio turco è destinato a diventare il principale corridoio di transito del gas dell’Azerbaijan in Europa.

Il riavvicinamento tra Turchia e Israele dopo il congelamento delle relazioni dovuto all’uccisione di 9 cittadini turchi con l’attacco armato israeliano alla ‘Freedom Flottilla’ è stato un successo del Presidente USA, Barack Obama.

Durante la sua missione in Medio Oriente, il Presidente USA ha convinto il Premier israeliano, Benjamin Netahyahu, a risolvere la questione con il suo collega turco, Tayyip Erdogan.

L’Unione Europea, oltre all’Azerbaijan e al LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America, sta diversificando le forniture di oro blu da quelle dalla Russia, che oggi controlla il 40% del fabbisogno energetico continentale complessivo.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA RIAPRE LA CONTESA CON L’UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 28, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, richiede un maxirisarcimento al colosso nazionale ucraino Naftohaz per il decremento del gas importato. L’isolamento internazionale di Kyiv rischia di favorire l’espansione geopolitica di Mosca in Europa Orientale.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un maxirisarcimento per onorare la clausola “Prendi o Paga”. Nella giornata di Domenica, 27 Gennaio, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha richiesto al colosso energetico ucraino Naftohaz i danni per mancato rispetto degli accordi contrattuali.

Come riportato dal Financial Times, Gazprom – ente controllato direttamente dal Cremlino – ha richiesto il saldo della clausola “Prendi o Paga”, che costringe Naftohaz a pagare una determinata quota per il gas importato a prescindere dal suo effettivo utilizzo.

Secondo il contratto vigente, firmato in fretta nel Gennaio 2009 dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko pur di ripristinare il flusso di gas verso l’Unione Europea che i Russi avevano strumentalmente tagliato, Naftohaz è obbligata ad acquistare all’anno un minimo di 41 Miliardi di metri cubi di gas, ma nel 2012 la quota importata è stata solo di 33 Miliardi di metri cubi.

La diminuzione delle importazioni di gas è stata decisa dal Governo ucraino dopo l’ennesimo diniego da parte di Gazprom di limitare le tariffe per il gas venduto a Naftohaz, come invece concesso dal monopolista russo ad alcune compagnie “alleate” dell’Unione Europea.

Per l’Ucraina – che dipende al 90% dalle forniture di gas dalla Russia – la risoluzione della controversia con la Russia appare difficile da risolvere.

Con la realizzazione del Nordstream – gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente la Germania – e l’avvio del Southstream – infrastruttura concepita per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria tramite il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia – Mosca ha isolato Kyiv, e, nel contempo, ha privato il Governo ucraino della possibilità di rifarsi sui diritti di transito del gas russo verso l’Unione Europea.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, un’ipotesi per la risoluzione della controversia potrebbe essere il ricorso da parte di Naftohaz all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, che già in passato ha sanzionato Gazprom per condotta anti-concorenziale nei mercati energetici dei Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale.

A rendere difficile la riuscita dell’operazione potrebbe essere però il mancato appoggio all’Ucraina da parte della Comunità Occidentale, irritata in seguito alla condotta autoritaria del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Una volta preso il potere nel 2010 con la vittoria nelle Elezioni Presidenziali, Yanukovych ha limitato la libertà di stampa, ed ha disposto arresti politici nei confronti dei principali esponenti dell’Opposizione, tra cui la carismatica leader dello schieramento democratico “arancione” Yulia Tymoshenko: condannata a 7 anni e mezzo di carcere dopo un processo in cui la difesa è stata sistematicamente privata dei suoi diritti.

La nuova crisi del gas tra Russia e Ucraina potrebbe comportare conseguenze geopolitiche di notevole importanza anche per l’Unione Europea.

Alla fine del 2012, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha ventilato l’ipotesi di concedere il richiesto sconto per le tariffe del gas importato dall’Ucraina in cambio dell’ingresso di Kyiv nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale coordinato da Mosca per ristabilire la leadership del Cremlino nello spazio ex-Sovietico.

Mosca contro la ricerca di shale in Ucraina

Come riportato sempre da Gazeta Wyborcza, la minaccia della Russia è anche motivata dalla scelta dell’Ucraina di avere affidato ai colossi energetici occidentali Chevron – USA – e Shell – Paesi Bassi – l’avvio dello sfruttamento di gas shale in territorio ucraino.

Non è un caso che la richiesta di risarcimento da parte di Gazprom sia stata inviata a Naftohaz a pochi giorni dalla firma di un accordo tra il Governo ucraino e la Shell per lo sfruttamento del giacimento di shale di Yuziv, avvenuta a margine del Forum Internazionale Economico di Davos.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un carburante non convenzionale ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate in sicurezza solo in Nordamerica.

Secondo diverse stime, anche l’Europa è ricca di shale, sopratutto nel sottosuolo di Polonia, Gran Bretagna, Lituania, Romania, Ucraina e Germania: Paesi che hanno avviato la ricerca dello scisto. Al contrario, Francia e Bulgaria sullo shale hanno posto una moratoria.

Matteo Cazzulani

GAS: IL NABUCCO PERDE IL PARTNER DELLA GERMANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 4, 2012

La compagnia tedesca RWE abbandona il gasdotto dalla verdiana denominazione per il lievitare dei costi e le incertezze sull’avvio della realizzazione. Si avvantaggia il progetto del Gasdotto Trans Adriatico per veicolare l’oro blu azero in Italia. 

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

I troppi costi e il prolungarsi delle operazioni di realizzazione hanno fatto che si i tedeschi abbiano abbandonato un progetto concepito per diversificare le forniture di gas dell’UE dalla Russia. Nella giornata di lunedì, 3 Dicembre, la compagnia energetica tedesca RWE ha dichiarato di voler abbandonare il consorzio deputato alla costruzione del Nabucco, e di vendere le sue azioni nel progetto alla compagnia austriaca OMV.

Come riportato da diversi media, tra cui il Financial Times, la ragione dell’abbandono della RWE è legata al lievitare dei costi e all’incertezza sulla data di avvio della costruzione dell’infrastruttura.

Il portale di informazione Natural Gas Europe ha evidenziato come la RWE non sia la prima compagnia ad avere espresso perplessità sul Nabucco. Nel Gennaio 2012, anche la compagnia ungherese MOL ha sollevato simili obiezioni ed ha minacciato l’uscita dal consorzio per la costruzione del gasdotto.

Il Nabucco è un gasdotto concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan dalla Turchia Occidentale all’Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Sul piano economico, il Nabucco è compartecipato alla pari dalla OMV, dalla MOL, dalla RWE, dalla compagnia romena Transgaz e dalla bulgara Bulgargaz. Dal punto di vista politico, il Nabucco è sostenuto dai governi di Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e dalla Commissione Europea.

Proprio il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, alla Bloomberg ha dichiarato la necessità di importare il gas dall’Azerbaijan per diversificare le forniture di oro blu di cui l’Europa si serve per soddisfare il proprio fabbisogno di energia.

Ad oggi, il gas della Russia copre il 40% del bisogno totale dell’UE, e l’oro blu dell’Azerbaijan rappresenta una fonte di approvvigionamento supplementare e alternativa al monopolio di Mosca.

La crisi del Nabucco non significa automaticamente il fallimento dell’Europa sul piano energetico, né rappresenta una cattiva notizia per l’Italia. Per trasportare il gas azero in Europa, non è stato progettato solo il gasdotto dalla verdiana denominazione, ma anche il Gasdotto Trans Adriatico – TAP.

Concepita per trasportare 21 miliardi di metri cubi di gas azero dal confine tra Turchia e Grecia fino in Puglia, a Brindisi, attraverso l’Albania, la TAP garantirebbe all’Italia di diventare l’hub in Europa dell’oro blu proveniente dall’Azerbaijan, creando posti di lavoro e aumentando il prestigio del Belpaese nel Vecchio Continente.

Politicamente, il Gasdotto Trans Adriatico è supportato dai Governi di Italia, Grecia e Albania. Lunedì, 3 Dicembre, il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, ha dichiarato che il Governo Monti profonderà tutti gli sforzi necessari affinché la TAP sia realizzata e consenta all’UE di approvvigionarsi di gas azero.

Sostenuta economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL, e dalla compagnia tedesca E.On, la TAP ha ottenuto l’interessamento anche del colosso britannico British Petroleum e della seconda compagnia energetica italiana Enel.

Il Southstream e la minaccia russa

Diversamente dall’Enel, e dall’orientamento politico del Governo Monti, il colosso energetico italiano ENI sostiene il Southstream: gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom, in partnership anche con la compagnia tedesca Wintershall e la compagnia francese EDF, per rifornire l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica di 63 Miliardi di metri cubi di gas della Russia all’anno.

Il Southstream aumenta la dipendenza dell’Europa dalle forniture russe, evita la diversificazione degli approvvigionamenti di gas da parte dell’UE, e blocca la realizzazione di Nabucco e TAP.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto politico della Russia di Putin, che è stato appoggiato dai Governi i Germania e Francia e da quello italiano di Silvio Berlusconi nonostante l’opposizione della Commissione Europea.

Matteo Cazzulani