LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin provoca la NATO in Estonia e Lituania

Posted in NATO, Russia by matteocazzulani on August 3, 2015

Squadroni di velivoli dell’esercito della Federazione Russa violano i cieli di Estonia e Lituania a radar spenti. Gli episodi seguono le recenti minacce balistiche di Mosca a Polonia e Romania e l’occupazione militare di una porzione del territorio della Georgia fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea



Varsavia – Dopo la mini-invasione in Georgia, provocazioni militari di ampia scala nei cieli dei Paesi Baltici. Questa è la strategia della tensione della Russia, la cui aviazione militare, nell’ultima settimana, ha violato lo spazio aereo di Estonia e Lituania con almeno venti velivoli dell’esercito di Mosca.

Come riportato da una nota dell’aviazione militare britannica RAF, e ripreso dall’autorevole portale di informazione Defence24, dieci velivoli militari russi -quattro MiG-31, quattro SU-34 e due AN-26- hanno sorvolato il territorio estone a radar spenti nella giornata di venerdì, 31 Luglio.

Pronta è stata la reazione della RAF che, per scortare i velivoli russi al di fuori dei cieli dell’Estonia, ha inviato dei Typhoon 6 attualmente di stanza presso la base militare estone di Amari nell’ambito delle operazioni NATO di difesa e pattugliamento dei cieli dei Paesi Baltici.

Prima dell’episodio estone, nella giornata di mercoledì, 29 Luglio, dodici velivoli dell’aviazione militare russa, sempre a radar spenti, hanno violato lo spazio aereo della Lituania prima di essere intercettati, e scortati, da F-16 norvegesi.

Le recenti violazioni dello spazio aereo di Estonia e Lituania sono gli ultimi atti di una lunga serie che, dall’annessione militare della Crimea da parte della Russia nel Marzo del 2014, ha visto aerei e navi dell’esercito russo sconfinare, a più riprese, non solo nei cieli e nelle acque territoriali dei Paesi Baltici, ma anche quelli di altri membri della NATO, come Finlandia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Romania.

Peraltro, per via della partecipazione al sistema di difesa anti-missilistico della NATO, proprio Polonia e Romania sono finite ufficialmente nel mirino della Russia che, come dichiarato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, ha dislocato batterie di missili Iskander in Crimea puntati direttamente su Varsavia e Bucarest.

Il posizionamento degli Iskander in Crimea segue la medesima manovra che la Russia avrebbe compiuto nell’enclave di Kaliningrad dove, secondo fonti militari, l’esercito russo avrebbe dislocato batterie di Iskander puntati sulle geograficamente vicine Varsavia e Berlino.

Accanto agli sconfinamenti in zona NATO e il posizionamento di elementi balistici puntati su Paesi dell’Unione Europea -atteggiamenti che, in chiave militare, rappresentano una palese provocazione- la Russia ha anche riavviato una consistente attività militare nello spazio ex-sovietico con l’occupazione, in Georgia, di una porzione della regione georgiana dell’Ossezia Meridionale in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa.

Quest’infrastruttura è una delle principali arterie da cui l’olio dell’Azerbaijan viene esportato in Turchia, e successivamente in Unione Europea, senza transitare per il territorio russo: una ragione che ha portato Polonia, Lituania, Azerbaijan, Georgia a ritenere l’oleodotto Baku-Supsa il primo tratto di progetto infrastrutturale concepito per trasportare oro nero in Europa Centrale e, così, decrementare la dipendenza della regione dalle forniture della Russia.

Infine, oltre ad avere intensificato la presenza di reparti armati dell’esercito russo nelle regioni ucraine orientali del Donbas e di Luhansk, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha avviato un pressing diplomatico presso le Cancellerie occidentali per imporre all’Ucraina la concessione di un’ampia autonomia alle regioni occupate militarmente da Mosca.

Obama contestato per essere troppo morbido con Mosca

Come riportato da TVN24, Putin, oltre al tradizionale tacito sostegno del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Capo di Stato francese, Francois Hollande, si sarebbe avvalso del supporto occasionale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per spingere il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a far votare in Parlamento modifiche costituzionali che riconoscono una formale autonomia al Donbas e alla Oblast di Luhansk.

Come dichiarato dal Rappresentante del Dipartimento di Stato USA per l’Europa, Victoria Nuland, la decisione di convincere Poroshenko ad approvare un provvedimento che, de facto, pone fine all’integrità territoriale dell’Ucraina -un punto che i Leader occidentali hanno sempre dichiarato di sostenere- non è una carta di scambio di cui Obama si sarebbe avvalso per ottenere il sostegno di Putin nell’ambito delle trattative sul nucleare con l’Iran.

Ciò nonostante, negli Stati Uniti sono sempre più le critiche provenienti da ambiti politici e militari in merito alla politica dell’Amministrazione Obama in Europa, ritenuta troppo poco incisiva per potere arrestare l’attivismo militare della Russia e, così, garantire la sicurezza dei Paesi NATO dell’Europa Centro-Orientale.

Oltre ai principali candidati alle primarie del Partito Repubblicano -come Jeb Bush, Ted Cruz, Marco Rubio, Scott Walker e Lindsey Graham- e importanti membri repubblicani del congresso -come il Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain- anche esponenti del Partito Democratico, a cui appartiene Obama, hanno chiesto al Presidente un maggiore impegno nei confronti di Putin.

In diverse occasioni, la principale candidata alle primarie Partito Democratico, Hillary Clinton, ha espresso turbamento dinnanzi all’atteggiamento aggressivo di Putin in Europa Centrale e Orientale.

Inoltre, sia il Segretario alla Difesa, Ash Carter, che il neo-nominato Presidente del Collegio delle Forze Armate USA, Joseph Dunford -la cui nomina è stata proposta dai democratici e sostenuta dai repubblicani- hanno descritto la Russia come la principale minaccia militare da cui gli Stati Uniti devono difendersi per garantire la propria sicurezza nazionale e quella degli alleati in Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Polonia e Romania i prossimi obiettivi di Putin

Posted in Polonia, USA by matteocazzulani on July 9, 2015

Il Cremlino minaccia i Governi polacco e romeno per la decisione di ospitare gli elementi del Sistema di Difesa Antimissilistico. Mosca critica anche il dispiegamento di un minicontingente NATO per garantire la sicurezza dei Paesi dell’Europa Centrale



Varsavia – 40 missili nucleari puntati sull’Europa. Questa è l’arma con la quale il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dichiarato di volere tenere sotto scacco un’Unione Europea particolarmente debole, presa com’è da una crisi finanziaria interna e, sopratutto, divisa in merito alle sanzioni applicate alla Russia in seguito all’annessione armata della Crimea e all’occupazione illegale dell’Ucraina orientale.

Il messaggio di Putin, riportato dai principali media russi ed internazionali, è stato meglio declinato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, che ha sottolineato come gli obiettivi del riarmo nucleare di Mosca siano, in primis, Polonia e Romania, due Paesi membri di Unione Europea e NATO che ospiteranno gli elementi del Sistema di Difesa Antimissilistico dell’Alleanza Atlantica.

Lukianov ha anche criticato la recente decisione del Segretario di Stato USA, Ash Carter, di dislocare in Europa Centrale un contingente di 5 Mila soldati NATO, una misura presa per garantire la sicurezza militare e nazionale di quei Paesi dell’Alleanza Atlantica particolarmente esposti all’aggressione militare russa in seguito al rafforzarsi dell’attività militare dell’esercito della Russia in Ucraina orientale, nonché alle continue provocazioni aeree e marittime attuate da Mosca nei confronti di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Gran Bretagna. 

Oltre che rappresentare un monito per l’Europa in merito alle reali intenzioni belliche della Russia, Paese che mira chiaramente a disgregare l’Unione Europea e a paralizzare la NATO, le minacce nucleari della Russia sono un puro prodotto della propaganda anti-occidentale di cui Putin si serve per consolidare il consenso attorno alla sua figura.

Infatti, il Sistema Antimissilistico programmato in Polonia e Romania, concepito dall’Amministrazione democratica del Presidente USA, Barack Obama, prevede l’installazione di una postazione radar in territorio romeno e il dislocamento di batterie di missili di categoria SM-3, privi di alcuna capacità offensiva.

Questo Sistema Antimissilistico -adottato per reagire al posizionamento nell’enclave di Kaliningrad da parte di Putin di missili Iskander puntati su Berlino e Varsavia- è dunque un progetto puramente difensivo incapace di rappresentare alcuna minaccia per Mosca

Nulla di comparabile all’originale -e ben più coraggioso e utile- progetto di Scudo Spaziale concepito dall’Amministrazione repubblicana del precedente Presidente USA, George W Bush, che prevedeva l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca ed il dislocamento di batterie di missili Patriot, dotati di testate esplosive, in Polonia.

Inoltre, anche il dislocamento di un contingente di 5 Mila soldati NATO in Europa Centrale dichiarato dal Segretario Carter non rappresenta alcuna minaccia reale per la Russia dal momento in cui questo reparto militare, oltre che scarso nei numeri, sarà costretto a stazionare in diversi Paesi della regione a rotazione, senza potere presidiare, e difendere, nessuna zona in maniera permanente.

A richiedere un ruolo più attivo degli Stati Uniti per garantire la difesa dell’Europa dalla Russia è stato il Presidente della Commissione Difesa e Servizi Armati, il repubblicano John McCain, che ha sottolineato come la Russia stia attuando una politica militare fortemente aggressiva nei confronti non solo di Ucraina e Georgia, ma anche di tutta la Civiltà Occidentale.

Durante una recente visita al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, McCain ha ritenuto necessario che i Paesi della Comunità Trans Atlantica forniscano armi all’esercito ucraino per permettere la difesa di uno Stato, l’Ucraina, che combatte per la difesa sia del suo territorio che degli ideali dell’Occidente.

Infine, McCain si è detto perplesso dinnanzi allo scarso coinvolgimento dell’Unione Europea a sostegno dell’Ucraina.

Necessaria la presenza permanente NATO in Europa Centrale

Con la realizzazione del Sistema Antimissilistico in Polonia e Romania, e con la decisione di dislocare il contingente NATO in Europa Centrale, l’Amministrazione Obama ha dimostrato di avere compreso la reale minaccia alla sicurezza dell’Occidente rappresentata dalla Russia di Putin.

Tuttavia, le misure adottate dalla Casa Bianca risultano ancora insufficienti a far desistere Putin dalle sue velleità militari nei confronti di Paesi confinanti e membri di Unione Europea e NATO.

Come dichiarato da McCain, e ribadito dal Capo del Collegio dei Capi degli Stati Maggiori dell’Esercito USA, Joseph Dunford, durante un’audizione presso il Senato, solo un dispiegamento concreto e permanente delle forze armate della NATO in Europa Centrale può costituire un argine forte alle azioni militari di una Russia ritenuta, a ragione,  la principale minaccia alla sicurezza dei Paesi della Comunità Trans Atlantica.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Aggressione russa all’Ucraina: gli USA rafforzano la difesa NATO in Europa Centro-Orientale

Posted in NATO by matteocazzulani on March 29, 2015

Folle oceaniche accolgono i mezzi militari statunitensi in Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia e Lituania durante le esercitazioni Atlantic Resolve per rafforzare le strutture difensive dell’Alleanza Atlantica nella regione. Come sottolineato da Zbigniew Brzezinski, l’Europa Centro-Orientale è nel mirino di Putin dopo l’Ucraina e la Moldova

Migliaia di persone ad accogliere i soldati come liberatori, foto di rito, bambini sui carri armati, militari sorridenti e piazze in festa. Queste non sono solo scene accadute in Italia durante la guerra di Liberazione dal nazifascismo, ma quanto avvenuto a Bialystok, centro urbano della Polonia orientale, ed in altre città polacche, ceche, lituane, lettoni ed estoni.

Così come durante la guerra di Liberazione italiana, ad essere salutato come liberatore è stato l’esercito degli Stati Uniti d’America, in particolare il Terzo Squadrone del Secondo Reggimento Cavalieri delle forze armate statunitensi, impegnato nelle esercitazioni Atlantic Resolve per rafforzare le strutture difensive della NATO in Europa Centrale ed Orientale.

Nello specifico, l’esercito degli Stati Uniti ha effettuato una girandola di esercitazioni in Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca. Questi Paesi, come dimostrano le continue provocazioni militari da parte della Russia -ripetuta violazione dello spazio aereo, tensioni innalzate volutamente sul piano politico, dislocamento di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad- vedono infatti oggi la loro sicurezza nazionale messa fortemente a repentaglio.

Non a caso, a motivare l’entusiasmo con cui l’Esercito USA è stato accolto a Bialystok e negli altri centri urbani attraversati dai mezzi statunitensi è la sensazione di protezione che i militari americani hanno saputo infondere con la loro presenza in Europa Centro-Orientale, al punto da diventare una vera e propria attrazione di massa per la popolazione locale.

Del resto, a parlare di vero e proprio allarme per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale è stato Zbigniew Brzezinski, l’Adviser dell’ex-Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter che, in un’intervista all’autorevole Gazeta Prawna, ha invitato i polacchi ad armarsi per garantirsi da soli la difesa dei propri confini, senza pensare di potere contare sul sostegno dei Paesi NATO dell’Europa Occidentale.

In particolare, Brzezinski ha sottolineato come, in caso di attacco alla Polonia da parte di Putin, la NATO sarebbe impossibilitata ad attuare l’Articolo V del suo Statuto -che prevede l’intervento armato dell’Alleanza in difesa di uno Stato membro aggredito- per via del veto che alcuni Paesi europei notoriamente filorussi, come la Grecia, potrebbero porre ad ogni misura contro Mosca.

Tuttavia, Brzezinski, che ha evidenziato come, sempre in caso di aggressione militare da parte della Russia, la Polonia possa de facto contare solo sul supporto bilaterale di USA e Gran Bretagna, ha annoverato Estonia, Lettonia e Lituania tra gli obiettivi che Putin ha nel suo mirino prima di Varsavia.

“La Polonia deve armarsi e contare solo sulle proprie forze. Presso la NATO vige la procedura dell’unanimità, che in caso di decisione su un intervento armato da attuare per contrastare un eventuale attacco della Russia a Varsavia verrebbe meno a causa del veto della Grecia. In tale eventualità, la Polonia può contare sul sostegno di alcuni partner europei come la Gran Bretagna, ed ovviamente su quello degli USA. Dopo l’Ucraina, Varsavia è davvero sotto minaccia, ma i Paesi Baltici, la Moldova e l’Azerbaijan rischiano molto di più” ha dichiarato Brzezinski.

Polonia e Lituania si armano

Le parole di Brzezinski, e l’entusiasmo delle folle di Bialystok e delle altre città della Polonia, sono stati ampiamente ascoltati dal Governo polacco, il cui Premier, Ewa Kopacz, ha di recente voluto l’approvazione di una mozione che autorizza il richiamo nell’esercito di ogni cittadino polacco arruolabile in caso di emergenza nazionale.

Inoltre, il Ministro della Difesa polacco, Tomasz Siemoniak -che è anche Vicepremier- sta lavorando alla formazione di strutture di difesa territoriali basate su squadre armate paramilitari addestrate per attuare la guerra difensiva in caso di invasione.

Oltre alla Polonia, che ha destinato il 2% delle uscite di bilancio alla difesa, anche la Lituania ha preso provvedimenti significativi a garanzia della propria sicurezza nazionale,  come l’appello lanciato dal Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, affinché la leva obbligatoria sia reintrodotta al più presto in tutto il territorio lituano.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di Tematiche Trans Atlantiche e dell’Europa Centro-Orientale

Twitter @MatteoCazzulani

Politica USA: Hillary Clinton e Jeb Bush già pronti con gli staff

Posted in USA by matteocazzulani on February 19, 2015

L’ex-Segretario di Stato supportata da uno staff di veterani delle sue precedenti campagne elettorali e di quelle del Presidente statunitense, Barack Obama. L’ex-Governatore della Florida assolda i consiglieri di politica estera degli ex-Presidenti George H W Bush, George Bush e Ronald Reagan

Philadelphia – Non hanno ancora ufficializzato la loro candidatura, ma l’ex-Segretario di Stato, Hillary Clinton, e l’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush, stanno già giocando alle figurine per la formazione dei rispettivi staff elettorali in vista delle Elezioni Presidenziali statunitensi.

Hillary Clinton, ex-First Lady favorita nelle Elezioni Primarie per la selezione del candidato democratico alle presidenziali, avrebbe ingaggiato come manager della sua campagna elettorale Robby Mook, uno dei principali allenatori di candidati alle elezioni negli Stati Uniti.

Come riportato dall’autorevole Politico, Mook, che ancora non ha confermato la sua nomina, si troverà a coordinare una squadra di personalità provenienti sia dallo staff di Hillary Clinton che da quello del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

L’integrazione tra gli staff della Clinton e di Obama, epici avversari nelle primarie del Partito Democratico del 2008, è dimostrata dalle nomine di John Podesta, Jennifer Palmieri e Jim Margolis rispettivamente a Coordinatore della campagna elettorale di Hillary Clinton, Capo della comunicazione e consulente principale.

Altre personalità dello staff di Obama che potrebbero entrare nella squadra della Clinton sono il confidente del Presidente, Joel Benenson, e il manager della sua campagna elettorale del 2012, Jim Messina.

Inoltre, gli strateghi di comunicazione elettorale Jeremy Bird and Mitch Steward, impegnati sia nella campagna di Obama del 2012 che della pre-campagna delle primarie della Clinton “Ready for Hillary”, potrebbero essere affiancati dagli esperti di comunicazione digitale Teddy Goff e Andrew Bleeker.

Oltre ai veterani delle campagne elettorali di casa democratica, Mook potrebbe inserire la capo comunicazione de L’Oreal, Kristina Schake, e il Vice Direttore della campagna per le elezioni al Senato del Partito Democratico, Matt Carter.

Oltre alla Clinton, favorita dall’assenza di avversari di spessore nelle primarie democratiche, anche Bush ha costruito un proprio Dream Team focalizzato sopratutto sulla politica estera, un settore in cui il Partito Repubblicano è pronto a dare battaglia approfittando della debolezza finora dimostrata da Obama nel settore.

Come riportato dalla Reuters, Bush, che ha presentato le linee guida della sua politica estera durante una conferenza presso il Chicago Council of Global Affairs nella giornata di mercoledì, 18 Febbraio, ha inserito nel suo staff Richard Hass e Robert Zoellick, già collaboratori dei presidenti George H W Bush e George W Bush, rispettivamente il padre e il fratello di Jeb Bush, sulle questioni internazionali.

A prendere parte allo staff di Bush sono anche il moderato James Baker, il Segretario di Stato dell’Amministrazione di George H W Bush e, prima ancora, consigliere di Ronald Reagan, e il conservatore Paul Wolfowitz, che ha consigliato l’intervento militare in Iraq nel 2003 all’allora Vice Presidente, Dick Cheney.

Una presenza importante nello staff di Bush, infine, è quella di Condoleeza Rice, già Segretario di Stato e, prima ancora, consigliere di George W Bush in materia di difesa e sicurezza.

Partita aperta negli swing state

La competizione tra Clinton e Bush è già abbastanza accesa, come dimostrato da un sondaggio della Quinnipiac University, che ha rilevato come, in tre Stati Chiave come Iowa, Virginia e Colorado, la partita sia tutt’altro che chiusa.

In Iowa, la Clinton vincerebbe su Bush con il 44% contro il 36%, così come in Virginia, dove la democratica è data in testa con il 45% contro il 35% del candidato repubblicano. Tuttavia, in Virginia Clinton e Bush sono incollati al 42% rispettivamente.

Un’altro sondaggio, realizzato da NBC/Maristpoll, ha sancito la vittoria di misura della Clinton su Bush in New Hampshire con il 48% contro il 42%.

Tuttavia, in South Carolina ha stimato il candidato repubblicano in vantaggio con il 48% sull’esponente democratica, ferma al 45%.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: Ash Carter confermato Segretario alla Difesa

Posted in USA by matteocazzulani on February 14, 2015

Un’ampia maggioranza al Senato conferma la nomina del tecnico vicino ai democratici voluto dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a Capo del Pentagono. Professionalità ed indipendenza le qualità apprezzate anche dai repubblicani

Philadelphia – Un politico molto tecnico a Capo del Pentagono in un periodo in cui l’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America ha ripreso un ruolo attivo in politica internazionale. Nella giornata di giovedì, 12 Febbraio, il Senato degli Stati Uniti ha approvato la nomina di Ash Carter a Segretario alla Difesa, dopo che, nella giornata martedì, 10 Febbraio, la Commissione Servizi Armati ne ha raccomandato l’approvazione all’unanimità.

La nomina di Carter, un tecnico politicamente vicino al Partito Democratico, ha ottenuto una maggioranza schiacciante di 93 Senatori, contro soli 5 contrari appartenenti all’ala più conservatrice del Partito Repubblicano, che non hanno accettato il candidato proposto dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, alla guida del Pentagono.

Già Vice Segretario alla Difesa durante la guida del Pentagono di Leon Panetta -il secondo Segretario alla Difesa dell’Amministrazione Obama- e Top Buyer del Dipartimento della Difesa sotto l’Amministrazione di Bill Clinton, Carter è stato apprezzato per la sua profonda conoscenza dell’apparato interno al Dipartimento, oltre che per la sua capacità di lettura delle tematiche legate a sicurezza e difesa originate dalla sua lunga esperienza.

Come riportato dal Capogruppo dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, il voto favorevole a Carter del Partito Repubblicano è legato alla richiesta che il nuovo Segretario alla Difesa sia capace di incidere nelle decisioni di Obama in materia di difesa e sicurezza nazionale.

Claire McCaskill, esponente democratica presso la Commissione Servizi Armati del Senato, ha dichiarato che Carter è la persona giusta per ricoprire un ruolo in un settore, quello del Pentagono, chiamato a decisioni importanti in un periodo di rinnovato coinvolgimento in politica estera da parte dell’Amministrazione Obama.

Come riportato dall’autorevole Politico, il consenso bipartisan al nuovo Segretario alla Difesa è stato dimostrato dal clima nel quale l’audizione di Carter è avvenuta presso la Commissione Servizi Armati del Senato, durante la quale il candidato Segretario ha dimostrato di possedere una visione di politica estera e di difesa chiara ed autonoma.

Il predecessore di Carter, Chuck Hagel, un repubblicano vicino alle posizioni di Obama su questioni importanti come Iraq, Iran e Israele, ha invece dovuto passare un esame molto più attento da parte del Senato, che ha approvato la sua nomina con un’esigua maggioranza di 58 senatori contro 41 dopo diversi giorni di ostruzionismo da parte di esponenti dello stesso Partito Repubblicano.

Il nuovo Segretario subito al lavoro su bilancio ed Ucraina

Confermata la sua nomina, Carter, il quarto Segretario alla Difesa nominato da Obama, dopo il democratico Panetta e i repubblicani Hagel e Robert Gates, è ora chiamato ad assumere fin da subito il controllo del Dipartimento alla Difesa sia sul piano finanziario che politico.

Da un lato, il nuovo Segretario alla Difesa deve redigere e presentare il nuovo bilancio del Pentagono, cercando di evitare i tagli che l’Amministrazione Obama ha più volte ventilato.

Carter dovrà inoltre prodigarsi per l’acquisto degli armamenti necessari per rafforzare le strutture militari dell’esercito statunitense, chiamato sia ai raid mirati contro l’ISIL che alla difesa degli Stati Uniti in un’epoca di insicurezza globale legata al terrorismo.

Infine, come riportato dalla Reuters, il nuovo Segretario alla Difesa dovrà fare sentire la sua voce presso l’Amministrazione in merito a questioni di alta importanza, come il sostegno militare all’Ucraina e il posticipo del ritiro dell’esercito USA dall’Afghanistan, su cui Carter, a differenza di Obama, è apertamente a favore.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Obama concede l’ultima chance alla Merkel con Putin

Posted in USA by matteocazzulani on February 10, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti supporta l’iniziativa diplomatica del Cancelliere tedesco ma lascia aperta la possibilità di rifornire di armi l’esercito ucraino. Cresce il sostegno del Congresso e degli Adviser di Obama al sostegno militare all’Ucraina

Philadelphia – Passi ancora la linea morbida, quella delle pacche sulle spalle e del timore reverenziale nei confronti del Presidente della Russia, Vladimir Putin, ma se la via diplomatica non dovesse arrestare l’aggressione militare Russia in Ucraina occorrerà cambiare verso, e la Germania si accollerà tutta la responsabilità del fallimento.

Questo è il messaggio lanciato dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, durante un vertice bilaterale presso la Casa Bianca, nella giornata di lunedì, 9 Febbraio.

Pur di non rompere l’unità dell’Occidente, Obama ha dichiarato di sostenere l’iniziativa diplomatica che la Merkel ed il Presidente francese, Francois Hollande, hanno intrapreso nei confronti di Putin, nonostante ogni tentativo di mediazione con la Russia non abbia portato ad alcun miglioramento della situazione in Ucraina, dove miliziani pro-russi armati da Mosca stanno occupando le regioni dell’est ucraino.

Per questa ragione, il Presidente statunitense non ha escluso l’ipotesi di autorizzare l’invio di armi all’Ucraina per permettere agli ucraini di difendersi e di garantire l’inviolabilità dei confini nazionali, una conditio sine qua non che sia Obama che la Merkel hanno indicato come necessaria per il mantenimento della pace in Europa.

Tuttavia, la Merkel ha manifestato un’opinione differente da quella di Obama nel rifiutare categoricamente ogni invio di armi all’Ucraina, in quanto, secondo il Cancelliere tedesco, il gesto incrementerebbe l’ostilità di Putin.

Seppur evidente, la frattura tra Obama e la Merkel sull’atteggiamento da mantenere nei confronti di Putin è stata mitigata dallo stesso Presidente statunitense, che, come dimostrato dal suo sguardo durante la conferenza stampa, ha dato alla Germania l’ultima chance di perseguire una via diplomatica con la Russia in cui sempre meno personalità hanno oramai fiducia negli Stati Uniti.

Oltre ad una nutrita pattuglia di adviser personali del Presidente, anche Ash Carter, il candidato Segretario alla Difesa scelto da Obama, ha dichiarato di essere favorevole ad inviare armi agli ucraini per colmare il gap con l’esercito russo.

Come riportato dalla Reuters, la posizione di Obama, che finora ha dimostrato riluttanza nei confronti di ogni possibile invio di armi sia in Ucraina che in Siria, è motivata da una mozione, approvata dal Congresso lo scorso Dicembre in maniera bipartisan, che autorizza il Presidente degli Stati Uniti ad inviare equipaggiamenti militari all’esercito ucraino.

Obama ha firmato il provvedimento, ma ne ha sospeso l’esecuzione in attesa di risvolti positivi da parte di Putin che, tuttavia, non si sono verificati.

Finita la luna di miele con la Russia

Anche per questa ragione, Obama, nel National Security Strategy, un documento che enuncia le priorità del Presidente in materia di sicurezza, ha definito la Russia come un Paese che rappresenta un potenziale pericolo internazionale.

Come riportato da Politico, nella versione precedente del documento, emanata nel 2010, il Presidente statunitense ha invece ritenuto la Russia essere un potenziale partner.

La posizione di Obama, un democratico liberale che ha oramai perso fiducia nei confronti di Putin, è stata criticata dai repubblicani, che, per voce del Presidente della Commissione Servizi Armati del Senato, John McCain, hanno contestato la mancata volontà di autorizzate l’invio di armi in Ucraina.

McCain, durante la conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, ha criticato la decisione di Obama di inviare agli ucraini solamente mezzi non offensivi e generi di conforto che, tuttavia, nulla possono contro le armi dell’esercito russo.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: Ash Carter prende le distanze da Obama

Posted in USA by matteocazzulani on February 5, 2015

Il candidato Segretario alla Difesa in disaccordo con il Presidente degli Stati Uniti su Ucraina, Afghanistan e Guantanamo. Nonostante le divergenze, la nomina di Carter non sembra essere a repentaglio

Philadelphia – Indipendente ed autonomo a sorpresa. Così è apparso il candidato Segretario alla Difesa, Ash Carter, durante l’audizione di conferma presso la Commissione Servizi Armati del Senato degli Stati Uniti, nella giornata di mercoledì, 4 Febbraio.

Carter, un esponente del Partito Democratico che ha già servito come Vice Segretario alla Difesa, è stato scelto dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, come successore di Chuck Hagel, l’attuale Segretario alla Difesa, di orientamento repubblicano, che ha rassegnato le dimissioni per divergenze di vedute con il Obama.

Per via del precedente di Hagel, Carter avrebbe dovuto essere una personalità pienamente allineata alle posizioni di Obama in politica estera e di difesa. Tuttavia, durante la sua audizione, Carter si è distanziato dalle decisioni prese dall’Amministrazione Presidenziale su importanti scenari globali.

In primis, Carter si è detto favorevole a rifornire di armamenti anche letali l’Ucraina per aiutare Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare da parte della Russia.

Proprio il giorno precedente, martedì, 3 Febbraio, Ben Rhodes, il Vice Consigliere di Obama per la Difesa, ha dichiarato che l’Amministrazione Presidenziale non intende concedere alcun aiuto armato all’Ucraina.

Sull’Afghanistan, Carter ha ventilato l’ipotesi di congelare il ritiro dell’esercito statunitense per consentire la messa in sicurezza del Paese, mentre Obama ha dichiarato la volontà di completare l’evacuazione del territorio afghano da parte dei soldati USA entro la fine del suo mandato.

Per quanto riguarda la base di Guantanamo, Carter si è detto contrario al rilascio di prigionieri ritenuti pericolosi per la sicurezza degli Stati Uniti, mentre Obama ha dichiarato di intendere procedere con la chiusura del campo di prigionia cubano.

Le differenze tra Carter e Obama non pregiudicano la scelta che il Presidente ha riposto sull’ex-Vice Segretario, dal momento in cui Carter, se confermato, sarebbe il quarto Segretario alla Difesa nominato dall’Amministrazione Obama, dopo Hagel, il democratico Leon Panetta e il repubblicano Robert Gates.

Inoltre, Obama ha sempre dimostrato di limitare l’ambito decisionale sulle questioni inerenti alla politica di difesa ad un cerchio ristretto di personalità a lui legate, tra cui la Consigliera del Presidente per la politica di difesa, Susan Rice.

Favorevole, con critiche, la risposta della Commissione

La scarsa importanza finora prestata al Segretario alla Difesa da parte di Obama è stata un’obiezione sollevata dal Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain, un repubblicano tradizionalmente critico della politica estera e di difesa dell’Amministrazione Presidenziale democratica, che, dopo avere apprezzato l’Exposé di Carter, ha dubitato sull’effettiva possibilità per Carter di modificare le decisioni del Presidente.

Pronta, come riportato dall’autorevole Politico, è stata la risposta del Senatore Joe Manchin, un centrista democratico che ha ricordato che Carter, da Segretario alla Difesa, sarà chiamato a lavorare insieme all’Amministrazione Presidenziale, e non in opposizione ad essa.

Nel dibattito sulla politica estera e di difesa è entrato anche l’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush, uno dei candidati alle Elezioni Primarie repubblicane.

Come riportato dalla Reuters, Bush ha evidenziato come gli Stati Uniti debbano ripristinare il rapporto di fiducia nei confronti degli alleati dell’Europa Centro-Orientale e di Israele.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: Obama sceglie Ash Carter come nuovo Segretario alla Difesa

Posted in USA by matteocazzulani on December 6, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti nomina un Vice Segretario di lungo corso durante Amministrazioni democratiche come nuovo Capo del Pentagono. Il prossimo Presidente della Commissione Servizi Armati del Senato, il repubblicano John McCain, possibilista sulla conferma di Carter presso la Camera Alta del Congresso

Philadelphia – Avrebbe voluto diventare il Segretario alla Difesa dopo le dimissioni di Leon Panetta, ma il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, lo ha mantenuto al secondo posto della gerarchia del Dipartimento alla Difesa per gestire l’interregno di Chuck Hagel, un repubblicano con cui l’Amministrazione Presidenziale democratica non ha mai avuto un buon feeling.

Nella giornata di venerdì, 5 Dicembre, il Presidente Obama ha nominato l’ex-Vice Segretario alla Difesa, Ash Carter, il nuovo Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America, dopo le dimissioni di Chuck Hagel, che per circa due anni ha mantenuto la guida del Pentagono.

Nel presentare Carter, il quarto Segretario alla Difesa della sua Amministrazione dopo i repubblicani Gates ed Hagel ed il democratico Panetta, Obama ha apprezzato la lunga carriera interna al Pentagono effettuata da Carter, ed ha invitato il nuovo Segretario a compiere le scelte giuste per affrontare sfide importanti in cui l’esercito degli Stati Uniti è impegnato, come la lotta contro l’ISIL e la questione siriana.

Carter, che dopo avere servito come Top Buyer degli armamenti del Dipartimento alla Difesa durante l’Amministrazione del Presidente democratico Bill Clinton e come Vice Segretario di Panetta sotto l’Amministrazione Obama, è stato confermato numero due del Pentagono su precisa richiesta del Presidente USA.

Dopo frizioni con Hagel, Carter ha abbandonato per qualche tempo il Pentagono, fino a quando Obama non lo ha riconvocato alla guida del Dipartimento, per sostituire Hagel che, ufficialmente in maniera consensuale, ha interrotto la sua permanenza nell’Amministrazione Obama come Segretario alla Difesa.

Per essere confermato, Carter, che ha promesso ad Obama “candidi consigli” sulla politica estera, necessita l’approvazione del Senato, che dal prossimo Gennaio, per via della sconfitta dei democratici nelle Elezioni di Mid-Term, sarà controllato dai repubblicani.

Come riportato dall’autorevole Politico, il prossimo Presidente della Commissione dei Servizi Armati del Senato, l’ex-candidato repubblicano alla corsa alla presidenza nel 2008 John McCain, ha dato un preventivo appoggio alla nomina di Carter per via della sua preparazione nell’ambito della Difesa.

Tuttavia, McCain si è detto perplesso sulla possibilità per Carter di attuare una politica differente da quella che gli sarà imposta dall’Amministrazione Obama, avallando l’accusa, spesso mossa al Presidente, di nominare semplici passacarte delle sue decisioni come leader del Dipartimento alla Difesa.

Ciò nonostante, la biografia di Carter sembra testimoniare una personalità tutt’altro incline a passare gli ordini di Obama, con cui spesso il probabile nuovo Segretario alla Difesa sarà in disaccordo.

Chi è il probabile nuovo Segretario alla Difesa

Ad esempio, durante l’Amministrazione del repubblicano George W Bush, Carter ha sostenuto la necessità di bombardare preventivamente la Corea del Nord per evitare la proliferazione nucleare di una dittatura nel pieno cuore dell’Asia.

Durante l’Amministrazione del repubblicano Ronald Reagan, Carter è stato autore di un rapporto che ha descritto come inattuabile il piano di riarmo proposto dal Presidente USA, anche se esso ha poi consentito agli Stati Uniti di vincere la Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica.

Come riportato dalla Reuters, una volta ottenuta la conferma dal Senato, Carter si troverà a gestire situazioni importanti sia sul piano estero che su quello interno.

In primis, Carter è chiamato a gestire la lotta contro lo Stato Islamico e la gestione della crisi siriana, su cui il suo predecessore Hagel ha fortemente contestato le scelte prese da Obama e dalla sua Consigliera per la Sicurezza Nazionale, Susan Rice.

Un’altra sfida a cui Carter è chiamato a dare una risposta è il riarmo della Russia, a cui gli Stati Uniti, come richiesto da una Risoluzione di recente approvata dal Congresso, potrebbero rispondere incrementando la presenza di strutture militari difensive della NATO in Europa Centro-Orientale.

Carter è chiamato infine a gestire il taglio dei fondi alla Difesa sancito dal Congresso: una misura che potrebbe portare gli Stati Uniti a ridimensionare il suo impegno nel mondo in favore della democrazia e della libertà.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama solleva Hagel ed avvia il rimpasto di Governo

Posted in USA by matteocazzulani on November 25, 2014

Il Presidente statunitense dimissiona il Segretario alla Difesa, ed elimina così l’ultimo esponente del ‘Team dei Rivali’ interno alla sua cerchia di fedeli nell’Amministrazione Presidenziale. Il sollevamento motivato anche dal bisogno di un cambiamento dopo la sconfitta nelle Elezioni di Mid-Term

Philadelphia – La fine di un rapporto mai decollato si è consumata nella giornata di lunedì, 24 Novembre, quando il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha comunicato le dimissioni del Segretario alla Difesa, Chuck Hagel.

Obama, durante una conferenza stampa congiunta con Hagel alla Casa Bianca, ha ringraziato per il lavoro esemplare svolto il dimissionario Segretario alla Difesa, che continuerà a ricoprire la guida del Pentagono fino alla designazione del suo sostituto.

Nonostante i toni amichevoli della conversazione, il divorzio tra Obama ed Hagel è tutt’altro che sereno dal momento in cui, come riportato dalla CNN, i due hanno avviato un percorso di separazione da circa due mesi.

In particolare, a dividere Obama ed Hagel sono state le considerazioni sulla politica di sicurezza degli USA, dopo che lo Stato Islamico ISIS, e prima ancora la questione siriana, hanno messo a seria prova l’Amministrazione Presidenziale, che non sempre ha saputo dare risposte decise e convincenti per superare crisi di carattere internazionale.

Del resto, Hagel ha avuto difficoltà fin dal Febbraio 2013, quando la sua nomina al Senato è rimasta congelata per molto tempo a causa delle perplessità espresse sulla sua candidatura a Segretario della Difesa in maniera bipartisan sia dalla maggioranza democratica che dall’opposizione repubblicana.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Washington Post, l’allontanamento di Hagel è stato motivato anche dalla volontà di Obama di circondarsi di personalità a lui del tutto fedeli: una sorta di circolo ristretto di consiglieri e collaboratori nel Governo su cui il Presidente intende fare affidamento per affrontare i prossimi due anni, che si preannunciano essere particolarmente difficili per via della nuova maggioranza repubblicana al Congresso.

A motivare la scelta di Obama è la sonora sconfitta subita nelle ultime Elezioni di Mid-Term, in cui i democratici hanno lasciato ai repubblicani il controllo totale del Senato. Del resto, Hagel, un repubblicano che Obama ha nominato per via della comune opposizione alla Guerra in Iraq, è l’ultimo dei membri del Governo che non appartiene alla cerchia ristretta dei fedeli del Presidente.

Dopo la sostituzione a Segretario di Stato della centrista democratica Hillary Clinton con John Kerry -che ha sostenuto Obama nelle primarie democratiche del 2008 proprio contro la Clinton- e di quella del repubblicano Robert Gates con Hagel a Segretario alla Difesa, ora Obama ha eliminato anche l’ultimo esponente del cosiddetto ‘Team dei Rivali’ all’interno della sua Amministrazione.

Obama, inoltre, ha ingaggiato uno scontro diretto con la nuova maggioranza repubblicana al Congresso sulla riforma dell’Immigrazione, che il Presidente intende riformare avvalendosi dei suoi poteri esecutivi, e sulla sanità: due punti che finiscono per spostare l’attività del Governo notevolmente a sinistra.

Il Vicesegretario Carter e il Sottosegretario Flournoy i possibili sostituti

In aggiunta alle motivazioni del l’allontanamento di Hagel, a tenere banco è il nome del successore alla guida del Dipartimento della Difesa, per cui già si menziona il Vicesegretario alla Difesa, Ash Carter, e il Sottosegretario alla Difesa, Michelle Flournoy.

A rinunciare alla corsa per sostituire Hagel alla guida del Dipartimento della Difesa è già stato il senatore democratico del Rhode Island Jack Reed, che ha già fatto sapere di non essere intenzionato ad abbandonare il seggio del Congresso in rappresentanza del suo Stato.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
@MatteoCazzulani

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Obama, l’Europa e l’insegnamento del 3 Maggio 1791

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 3, 2014

Imparare della storia si può, se solo la storia la si conoscesse e si avesse sia il coraggio che l’onestà intellettuale di leggere la realtà come essa de facto è, senza condizionamenti legati ad interessi commerciali ed energetici che rischiano nel lungo periodo di porre fine al sogno europeo e alla pace nel Mondo.

Nella giornata di venerdì, 2 Maggio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha convinto il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, a supportare la posizione USA in sostegno all’imposizione di nuove sanzioni alla Russia di Putin qualora la destabilizzazione militare attuata dall’esercito russo in Ucraina orientale dovesse continuare, al punto da rendere impossibile lo svolgimento delle Elezioni Presidenziali ucraine.

Questo fatto va letto come una vera e propria lezione di geopolitica e realismo che Obama ha dato alla Merkel, la cui opposizione ad ogni forma di sanzione alla Russia ha impossibilitato una presa di posizione comune e ferma dell’Unione Europea di condanna della violazione dello Stato di Diritto in Ucraina e del Memorandum di Budapest: documento che riconosceva l’inviolabilità dei confini ucraini in cambio della perenne denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Il gesto del Presidente USA ha messo in chiaro alla Merkel in primis che con l’annessione militare della Crimea il Mondo è cambiato: è il riarmo militare, e non più accordi politici e commerciali, a regolare i rapporti di forza geopolitici nel Mondo.

In secondo luogo, Obama, sulla base della tradizione del Liberalismo Internazionale -dottrina geopolitica elaborata da Woodrow Wilson, poi realizzata da Frederick Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Mennedy, Lindon Johnson, Jimmy Carter, Ronald Reagan e Bill Clinton- ha voluto ricordare alla Merkel che è solo con la diffusione nel Mondo di Democrazia, Diritti Umani e Libertà -e se si vuole anche del Progresso- che la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente può essere garantita.

Come si può dedurre da un’attenta lettura dei fatti, le azioni militari dei russi nell’Est ucraino possono essere solo l’inizio di una manovra ben più ampia destinata ad interessare anche Paesi UE come Lituania, Lettonia ed Estonia, in cui Putin avrebbe gioco facile a giustificare un intervento militare di Mosca per tutelare le popolazioni russofone locali: la medesima scusa, utilizzata nella storia anche da Hilter per autorizzare l’Anschluss austriaca e l’annessione di Sudeti e Corridoio di Danzica, con cui la Russia sta smembrando anche l’Ucraina.

Con la presa di posizione di Obama gli USA sono finalmente tornati ad esercitare un ruolo attivo nella politica europea, ed hanno offerto all’Europa un prezioso aiuto che, nel nuovo mondo post-Crimea, l’Europa può e deve cogliere per contrastare il preoccupante riarmo di Putin, che ha già avviato azioni militari di stampo provocatorio nello spazio aereo di Svezia, Finlandia, Gran Bretagna e Danimarca.

Sarebbe anche opportuno che l’Europa si compattasse in un’unica grande potenza morale che sia in grado di difendere, tutelare e supportare i valori su cui l’UE è nata -Pace, Democrazia e Libertà- dinnanzi alla nuova aggressione russa.

Per farlo, l’Europa deve recuperare lo spirito del 3 Maggio 1791, quando in Polonia-Lituania fu emanata la prima Costituzione Illuminata europea -la seconda al Mondo dopo quella americana del 1787- che trasformava la Monarchia nobiliare finora in vigore in una Monarchia costituzionale con una chiara divisione dei poteri, il suffragio universale esteso anche alla borghesia, e pari dignità a tutte le componenti etniche e sociali dello Stato polacco-lituano.

Oltre all’anelito di libertà, la Costituzione del 3 Maggio portò anche all’evoluzione della Polonia-Lituania in un unico Stato di polacchi, lituani e ruteni -leggasi ucraini- che fino ad allora erano fortemente divisi e spesso in contrasto gli uni con gli altri.

Questo fatto non piacque alla Russia imperiale dell’Imperatrice -tutt’altro che illuminata- Caterina II, che, per reagire alla proclamazione della Carta Costituzionale Illuminata polacco-lituana, un anno dopo dette avvio alle spartizioni che cancellarono definitivamente la Polonia, e con essa anche la Lituania, dalla carta geografica del Mondo.

Ad oggi, la cinica violenza imperiale di Caterina II è paragonabile a quella di Putin, ma l’Europa, grazie alla presenza di un Obama che finalmente sembra essersi accorto della minaccia costituita da Mosca per la pace nel Mondo, non è più sola.

Così come la Polonia-Lituania il 3 Maggio 1791, l’Europa deve dapprima compattarsi in un superstato europeo che sia in grado di levare gli scudi per difendere Democrazia, Libertà, Pace e Progresso dall’aggressione putiniana.

In secondo luogo, l’Europa deve stringere un’Intesa strategica con gli USA per fare si che, anche e sopratutto grazie alla NATO, le ambizioni neoimperiali di Putin non portino ad una Finis Europae, così come l’imperialismo armato di Carerina II portò, dopo il 3 Maggio 1791, alla Finis Poloniae.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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