LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

SOCHI: PUTIN OCCUPA PARTE DELLA GEORGIA E PREPARA L’OFFENSIVA IN UCRAINA

Posted in Russia by matteocazzulani on February 6, 2014

La Russia occupa 11 chilometri del territorio georgiano per questioni di sicurezza inerenti alle Olimpiadi Invernali, ma la mossa vuole bloccare le forniture di gas dell’Azerbaijan dirette in Unione Europea. Mosca pronta a supportare la federalizzazione dell’Ucraina per separare il Paese ed annettere le regioni orientali nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Undici chilometri che limitano la sovranità territoriale di un Paese indipendente e che mettono a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa. Nella giornata di martedì, 5 Febbraio, la Federazione Russa ha dichiarato di avere occupato 11 chilometri del territorio della Georgia per garantire il controllo dei dintorni di Sochi, la sede delle Olimpiadi Invernali che i principali Capi di Stato del Mondo libero occidentale -dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, a quello tedesco, Joachim Gauck fino al Capo di Stato francese Francois Hollande- hanno deciso di boicottare per protestare contro le violazioni dei Diritti Umani da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin.

Il territorio occupato riapre una crisi politica tra Russia e Georgia, in quanto esso appartiene all’Abkhazia: regione georgiana strappata da Mosca dopo l’aggressione militare dell’Agosto 2008, alla quale è seguita una fase di stallo che ancora vede l’esercito russo infrangere la sovranità territoriale di Tbilisi.

Oltre che una dimostrazione di forza nei confronti della Georgia, Mosca intende avvicinare la propria frontiera all’area in cui transita il Gasdotto del Caucaso Sud Orientale: infrastruttura che veicola il gas proveniente dall’Azerbaijan in Turchia da cui si rifornirà il Gasdotto Trans Adriatico -TAP, progettato dall’Unione Europea per diversificare le forniture di oro blu veicolando carburante azero in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Simile offensiva nei confronti dell’Europa è quella che la Russia sta preparando in Ucraina, dove, come dichiarato in un’intervista al Kommersant” dal Consigliere principale del Presidente Putin, Sergey Glazyev, Mosca sostiene la federalizzazione del Paese sul modello della Groenlandia, con la concessione di poteri di politica fiscale, monetaria ed estera alle singole regioni.

La proposta federalista della Russia, come dichiarato da Glazyev, permette alla parte occidentale dell’Ucraina di entrare nell’UE, mentre le regioni orientali potrebbero aderire all’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale progettato da Mosca per estendere l’influenza della Federazione Russa nel Mondo ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare l’UE nella competizione economica mondiale.

Se realizzata, la teoria federalista comporterebbe un danno enorme per l’UE, che si ritroverebbe a dovere integrare la parte occidentale dell’Ucraina economicamente più povera, anche se culturalmente più ricca, mentre la Russia di Putin prenderebbe possesso della zona più industrializzata.

Inoltre, il venir meno di un’Ucraina indipendente e unita pone a serio repentaglio la sicurezza di tutta l’UE, in quanto la Russia di Putin si sentirebbe legittimata pretendere la polverizzazione della sovranità anche di altri Paesi dell’ex-blocco sovietico per rafforzare la sua presenza nel Mondo ex-URSS ed incrementare la pressione politica ed economica su Bruxelles, continuando ad avvalersi del gas come strumento geopolitico -come finora, del resto, Mosca ha sempre fatto.

Yanukovych affida il Premierato ad Arbuzov

A proposito dell’Ucraina, continua la chiusura del Presidente, Viktor Yanukovych, alle richieste di discontinuità da parte dell’opposizione, che si sono fatte più pressanti dopo l’uccisione di almeno sette dimostranti da parte della polizia di regime Berkut e l’arresto di diverse centinaia di altri dissidenti.

Con un decreto urgente, il Presidente Yanukovych ha cambiato alcuni articoli della Costituzione per permettere al Premier ad Interim da lui nominato, Serhiy Arbuzov, e ai Ministri dimissionari -tra cui il titolare del Dicastero degli Interni, Vitaly Zakharchenko, la persona che ha autorizzato la polizia a sparare sui manifestanti dell’opposizione in diverse occasioni- di esercitare a pieno titolo le funzioni di Governo.

La mossa di Yanukovych contrasta con le richieste della Comunità Internazionale, che ha posto come condizione necessaria per evitare l’inasprirsi della crisi la formazione di un Governo tecnico di unità nazionale, incaricato di restituire al Parlamento i poteri ad esso sottratti dal Presidente ucraino nel 2010, e di organizzare nuove Elezioni libere e regolari.

Infine, la concessione ad Arbuzov del Premierato non crea alcuna discontinuità con il passato, quando la carica di Premier è stata ricoperta finora da Mykola Azarov: il braccio destro di Yanukovych che si è sempre dimostrato pronto a realizzare le direttive imposte dal Presidente.

Matteo Cazzulani

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APPROVATE LEGGI LIBERTICIDE: L’UCRAINA È UFFICIALMENTE UNA DITTATURA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 17, 2014

Il Parlamento ucraino, senza una votazione vera e propria, approva la reclusione per chi manifesta senza permesso e chi viaggia in caroselli formati da più di cinque auto, la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, e la definizione delle Associazioni di volontariato civile e sociale che ottengono finanziamenti dall’Estero come “agenti di Paesi Stranieri”. Approvato un bilancio che rende Kyiv sempre più dipendente dalla Russia di Putin

Dall’essere simile alla Bielorussia di Lukashenka all’imitare in tutto e per tutto il modello di dittatura della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 16 Gennaio, il Parlamento ucraino -la Rada- ha approvato un pacchetto di misure urgenti che limitano la libertà di manifestazione, di stampa, di associazione e di riunione.

Il provvedimento, registrato con il numero 3879, già firmato -quindi reso esecutivo- dal Presidente, Viktor Yanukovych, impone la detenzione per chi manifesta senza permesso delle autorità, vieta agli autisti di viaggiare in caroselli composti da più di cinque auto e di sostare presso case ed abitazioni private.

Le misure prevedono anche l’obbligo da parte delle Associazioni che ottengono fondi dall’Estero -persino per quelle impegnate nel volontariato civile e sociale- di dichiararsi come “Organizzazioni che svolgono funzione di Agente di uno Stato straniero”, ed impone la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, che, ora, saranno associate ad un preciso documento in un determinato registro.

Le misure sono state approvate ad hoc per criminalizzare le manifestazioni pacifiche in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, che hanno luogo in tendopoli installate nelle piazze delle principali città ucraine dallo scorso 21 Novembre.

In particolare, le misure contro gli autisti impediscono l’organizzazione di proteste presso la Dimora privata del Presidente: una villa lussuosa, costruita con i soldi pubblici, situata a qualche Chilometro dalla capitale.

L’approvazione del pacchetto di misure restrittive è stato approvato dal Parlamento su alzata di mano, e non su voto elettronico, come da prassi per provvedimenti del genere, per via dell’ostruzionismo dell’opposizione, che ha fatto mancare a più riprese il numero legale.

Oltre che con la votazione sul modello putiniano -presso la Duma russa la presa d’atto dei provvedimenti avviene molto spesso senza la conta di quanti effettivamente hanno espresso voto favorevole- l’ostruzionismo dell’opposizione è stato infranto dalle aggressioni fisiche che hanno ridotto un parlamentare dell’opposizione con la testa insanguinata.

Pronta è stata la condanna da parte dell’Ambasciatore UE a Kyiv, Jan Tombinski, che ha sottolineato come i provvedimenti, se non sono approvati secondo le procedure, pongano in serio dubbio la natura democratica dell’Ucraina.

Critiche sono pervenute anche dal Ministro degli Esteri svedese Karl Bild, dal Capo della diplomazia polacca Radoslaw Sikorski, e dal Titolare del Dicastero degli Esteri lituano, Linas Linkevicius.

Più forti sono state le posizioni degli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, ha ritenuto inammissibili misure che limitano la democrazia e la Libertà, e la modalità con cui esse sono state approvate.

Le misure restrittive sono state accompagnate anche dall’approvazione del Bilancio preventivo, che il Parlamento ha deliberato senza alcuna discussione sempre su votazione “facilitata” dalla sola alzata di mano.

Il Budget è basato unicamente sul prestito di 15 Miliardi di Dollari che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso all’Ucraina dopo che Yanukovych ha rinunciato alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo.

Oggi Kyiv, domani la democrazia e la libertà in Europa

Con la nuova manovra, l’Ucraina diventa de facto dipendente dalla Russia sia sul piano morale -le leggi restrittive approvate dalla Rada ricordano molto quelle liberticide imposte da Putin- che su quello economico, dal momento in cui, tra tre mesi, Kyiv sarà chiamata a rinegoziare gli accordi per l’acquisto di gas da Mosca che la Federazione Russa ha concesso a Yanukovych sempre in cambio della rinuncia all’integrazione con l’UE.

Tale passo, che costringerà l’Ucraina a cedere ingenti parti di sovranità politica alla Russia, favorisce l’inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per ristabilire un nuovo Impero Russo nello spazio ex-sovietico che, come ha dichiarato a più riprese lo stesso Putin, ha lo scopo di estromettere ed annichilire l’UE.

L’Europa sta così perdendo una battaglia importante: un fatto da cui potrebbe essere messa a serio repentaglio la tenuta dell’UE stessa, poiché è solo grazie all’inglobamento dell’Ucraina nella sua sfera di influenza che la Russia può ritornare ad avere ambizioni imperiali.

È quindi interesse strategico dell’Europa il mantenimento di un’Ucraina indipendente, sovrana, democratica ed europea che, oltre a salvaguardare l’UE, agevoli una democratizzazione della Russia, in vista anche di un suo possibile coinvolgimento in relazioni strette con l’UE basate sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH CHIUDE CON L’EUROPA ANCHE SUL GAS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 10, 2014

Il Presidente ucraino interrompe il progetto di integrazione di Kyiv nel mercato unico energetico europeo dopo che la Russia ha concesso uno sconto sull’oro blu condizionato però a progressive cessioni di sovranità politica. Si rafforza il progetto politico di una Grande Russia che mette a serio repentaglio l’esistenza dell’UE

Una tecnica di corto respiro che costringe l’Ucraina a cedere progressivamente parti di sovranità alla Russia di Putin, e che mette a serio repentaglio la sicurezza energetica e politica dell’Europa. Nella giornata di giovedì, 9 Gennaio, il colosso nazionale energetico ucraino Naftohaz ha dichiarato di avere interrotto l’importazione di gas dall’Unione Europea e di non avere alcuna intenzione di implementare la quantità di oro blu importata dall’Europa, come già pianificato.

Per diversificare le forniture di gas da quelle della Russia, da cui l’Ucraina ha dipeso per il 90% del suo fabbisogno nazionale, e sulle quali Mosca ha applicato un sovrapprezzo politico destabilizzare nel 2009 il Governo ‘arancione’ filo-europeo di Yulia Tymoshenko, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha avviato periodiche importazioni di oro blu dalla Germania tramite Polonia ed Ungheria.

Sulla base di tale schema, che veicola in Ucraina gas russo proveniente dal fondale del Mar Baltico venduto a Kyiv dalla compagnia tedesca RWE, Yanukovych aveva già pronto anche un accordo con la compagnia energetica slovacca Eustream per trasportare oro blu dal territorio tedesco anche attraverso i gasdotti della Slovacchia.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Eduard Stavitsky, la rinuncia di Yanukovych è dovuta alla concessione da parte della Russia di uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5: un decremento che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha accordato dopo la rinuncia dell’Ucraina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Quest’Accordo di Associazione, che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo, era accompagnato dalla realizzazione del mercato energetico unico dell’UE: la messa in comunicazione dei gasdotti dell’UE -più quelli dei Paesi della Comunità Energetica Europea: Ucraina, Serbia, Moldova, Bosnia-Erzegovina, Montenegro ed Albania- per garantire a tutti i Paesi dell’Unione la diversificazione delle forniture.

Il mercato energetico unico UE, che avrebbe permesso all’Ucraina di importare anche gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia ed Egitto, gas naturale dall’Azerbaijan, e shale degli Stati Uniti d’America, sarebbe stato per Kyiv una soluzione a lungo temine, necessaria per limitare il monopolio energetico della Russia.

Tuttavia, il Presidente ucraino ha preferito una strategia di corto respiro, ed ha ceduto alla proposta che il suo collega russo ha confezionato per costringere l’Ucraina a cedere progressivamente alla Russia parti di sovranità: infatti, lo sconto sul prezzo del gas deve essere rinegoziato ogni tre mesi e, in caso di mancato accordo, il prezzo del gas che Mosca vende a Kyiv tornerà ai livelli precedenti all’Accordo tra Putin e Yanukovych.

Il vero vincitore della situazione è il Presidente russo, che, con tutta calma, ha ora il tempo di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale nello spazio ex-sovietico che, come lo stesso Putin ha dichiarato a più riprese, mira a creare un nuovo Impero Russo che escluda l’UE dalla competizione economica globale.

Oltre che in Ucraina, dimostrazione della politica imperialista di Putin -fatta non più con le Divisioni cosacche o con i Carri dell’Armata Rossa, bensì con la compravendita di gas- è dato dalla Lituania, a cui Mosca ha applicato un prezzo ben superiore allo standard di mercato.

La Lituania resiste alla politica del gas di Mosca

Nella giornata di mercoledì 8 Gennaio, il Governo lituano ha depositato presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma un ricorso contro la politica tariffaria attuata dal monopolista statale russo del gas Gazprom -controllato dal Cremlino.

Simile provvedimento è stato preso dalla Commissione Europea dopo un’indagine che ha provato che la Russia ha attuato una politica irregolare nell’UE.

Putin ha imposto alti prezzi ai Paesi all’Europa Centro-Orientale -tradizionalmente osteggiati da Mosca- mentre ha concesso l’auto sconti solo a quegli Stati che hanno sostenuto la politica energetica di Mosca, anche se lesiva del rafforzamento dell’UE, come Germania, Francia e Olanda.

Altra dimostrazione dell’uso politico del gas da parte di Putin è la realizzazione del Southstream: gasdotto -progettato da un’accordo tra il Presidente Putin e l’ex-Premier italiano Silvio Berlusconi- permette a Gazprom di veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno tramite un’infrastruttura da esso posseduta.

La situazione del Gasdotto Ortodosso -come è nominato il Southstream- è in contrasto con il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta ad un colosso energetico di controllare in maniera congiunta sia la compravendita del gas che le infrastrutture attraverso le quali essa viene effettuata.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VIOLENZE SU UN ALTRO ORGANIZZATORE DELLE MANIFESTAZIONI PER L’INGRESSO IN EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 31, 2013

Il Consigliere Comunale di Kherson, Stanislav Troshyn, picchiato dopo l’Euromaidan nella sua città. Nessun dubbio sulla natura politica dell’aggressione

Non solo il volto sfigurato dopo l’aggressione da parte di personalità vicine al Regime del Presidente, Viktor Yanukovych, della giornalista Tetyana Chornovol, ma anche quello del 28enne Consigliere Comunale di Kherson Stanislav Troshyn è l’immagine della repressione del dissenso in atto in Ucraina.

Nella giornata di lunedì, 30 Dicembre, il giovane politico locale del principale Partito di opposizione, Batkivshchyna -a cui appartiene l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: arrestata nel 2011 per motivi politici- è stato percosso da tre ignoti che, dopo l’aggressione, hanno rubato documenti e chiavetta usb: una chiara prova della natura esclusivamente politica dell’agguato.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Troshyn ha subito l’agguato al rientro dalla manifestazione organizzata a Kherson in supporto dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Per la stessa motivazione, la Notte della Vigilia di Natale è stata anche aggredita la giornalista Tetyana Chornovol: una delle organizzatrici delle manifestazioni a Kyiv in sostegno dell’Europa, ridotta sulla sedia a rotelle dopo avere cercato informazioni sull’operato del Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko.

Il Ministro degli Interni è ritenuto responsabile delle aggressioni a giornalisti, politici dell’opposizione e manifestanti donne e bambini lo scorso 9, 10 ed 11 Dicembre, quando le dimostrazioni in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa sono state represse dalle forze speciali di polizia Berkut, che agiscono su ordini dell’Amministrazione Presidenziale.

Le aggressioni su manifestanti e giornalisti sono l’ennesima dimostrazione di autoritarismo del Presidente Yanukovych, che, dalla sua salita al potere, nel 2010, ha avviato processi selettivi su esponenti del dissenso, ha limitato la libertà di stampa, ha accentrato nelle sue mani i poteri esautorati dal Parlamento, ed ha falsificato le Elezioni Amministrative del 2010 e quelle Parlamentari del 2012.

Con una decisione unilaterale, il Presidente Yanukovych ha anche rinunciato alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE -documento che avrebbe integrato l’Ucraina nel mercato unico europeo- ed ha accettato dal suo collega russo, Vladimir Putin, un prestito di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5: una decisione che aumenta la dipendenza di Kyiv dalla Russia.

La decisione di Yanukovych mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, in quanto permette a Putin di realizzare in tempi rapidi l’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dal Presidente russo, permettere alla Russia di annichilire l’Europa nella competizione internazionale globale.

Per Europa e libertà manifestano anche gli automobilisti

Contro la deriva autoritaria di Yanukovych e, sopratutto, l’aggressione alla Chornovol, Domenica, 29 Dicembre hanno protestato 50 Mila automobilisti che, sono il divieto da parte della polizia in assetto antisommossa a raggiungere la Residenza del Presidente ucraino, hanno bloccato la strada che collega la dimora a Kyiv.

Nonostante il dispiegamento delle forze dell’ordine, gli automobilisti hanno promesso di ripetere la dimostrazione contro il regresso democratico ucraino.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH INCOLPA L’OPPOSIZIONE PER LE VIOLENZE SULLA CHORNOVOL

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 28, 2013

Uno degli arrestati per avere percosso la giornalista attivista delle manifestazioni in supporto dell’integrazione ucraina nell’Unione Europea dichiara di avere avuto contatti personali con l’opposizione. Uno dei leader del Dissenso, Vitali Klichko, accusa il Presidente ucraino di evadere dalle sue responsabilità.

Dal presidente ucraino, Viktor Yanukovych, nessuna sorpresa né possibilità di risveglio democratico: prima si picchiano a sangue i giornalisti, poi si da la colpa all’opposizione.

Nella giornata di sabato, 28 Dicembre, la polizia Ucraina ha arrestato quattro persone per avere ridotto sulla sedia a rotelle, la Notte della Vigilia di Natale, la giornalista dell’indipendente Hromadske TV Tetyana Chornovol: una delle organizzatrici delle manifestazioni a Kyiv in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Come riportato da diversi media ucraini, tre degli accusati hanno dimostrato di avere alibi: uno di loro ha persino mostrato un video registrato in un ristorante al momento dell’aggressione alla Chornovol.

Il quarto, invece, dopo essere stato trovato sul posto dell’aggressione alla Chornovol ha accusato l’opposizione di averlo coinvolto prima del fatto.

Pronta la riposta del leader del Partito di opposizione UDAR, Vitaly Klichko, che ha accusato le Autorità di volere deviare le proprie responsabilità su chi, pacificamente, manifesta contro la decisione unilaterale del Presidente Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea: documento che avrebbe integrato l’Ucraina nel mercato unico europeo.

A dare ragione a Klichko in merito al coinvolgimento delle Autorità ucraine è lo status della stessa Chornovol, che è stata aggredita dopo avere indagato sull’operato del Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko, e sui beni da lui posseduti.

Inoltre, l’aggressione alla giovane giornalista non è la prima azione violenta operata nei confronti degli operatori della stampa: lo scorso 9, 10 ed 11 Dicembre, cronisti impegnati a testimoniare le repressioni della polizia sui manifestanti sono stati a loro volta percossi, assieme ad alcuni politici dell’opposizione.

La violenza sui giornalisti è l’ennesima prova di autoritarismo fornita dal Presidente Yanukovych, che dalla sua salita al potere, nel 2010, ha avviato processi selettivi nei confronti di una decina di esponenti dell’opposizione, ha esautorato il Parlamento dei suoi poteri, ed ha falsificato le Elezioni Amministrative nel 2010 e Parlamentari nel 2012.

Con una decisione unilaterale, Yanukovych, dopo la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione, ha accettato dalla Russia un prestito di 15 Miliardi di Dollari ed uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Le concessioni d Yanukovych a Putin mettono in pericolo l’Europa

La decisione di Yanukovych comporta l’allontanamento dell’Ucraina dall’Europa e il suo inglobamento nell’Unione Doganale Eurasiatica: processo di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che per Mosca non è possibile realizzare senza inglobare l’Ucraina, è stato accompagnato da un riarmo che coinvolge anche l’adozione da parte della Russia di armi nucleari, è orientato contro l’UE.

Come dichiarato dallo stesso Putin, l’Europa è vista come il primo nemico geopolitico della Russia, nonché, secondo la retorica putiniana, la “sede di deviazioni morali come omosessualità, aborto, divorzio e Civil Union”.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN SI RIARMA CONTRO L’EUROPA E CONTRO OBAMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 27, 2013

Il Presidente russo vara sottomarini in grado di trasportare testate nucleari. A rischio la tenuta politica dell’Unione Europea e lo scudo antimissilistico della NATO in Europa Centro-Orientale

8 sottomarini e 16 missili con possibilità di caricare testate nucleari sono gli armamenti adottati dal Presidente russo, Vladimir Putin, per rafforzare la posizione della Russia in Europa Orientale, e contrastare il rafforzamento dell’Unione Europea e della NATO. Nella giornata di mercoledì, 26 Dicembre, Putin ha dichiarato di avere ordinato il dislocamento nelle acque del Mar Bianco del sottomarino Aleksander Nevsky: mezzo militare di classe 955 -il cui primo esemplare, il Yuri Dolgoruki, è stato varato nel FGennaio 2013- a cui saranno aggiunti altri sette esemplari della stessa categoria.

Come riportato da diversi ufficiali dell’Esercito russo, i sottomarini di nuova generazione saranno armati con 16 missili di categoria Bulava: intercettori in grado di caricare testate nucleari e, sopratutto, di infrangere le difese anti missilistiche che la NATO si appresta a dislocare in Europa e nel Pacifico.

“È un grande evento per la storia del nostro Paese -ha dichiarato Putin- con i nuovi elementi militari la Russia rafforza in maniera significativa le sue difese”.

Nonostante i proclami, non è chiaro se effettivamente le strutture militari russe saranno in grado di superare il livello di quelle dell’Alleanza Atlantica. Tuttavia, resta il dato geopolitico, che vede la Russia decisa nel perseguire una politica di riarmo orientata chiaramente verso l’Europa.

Le dichiarazioni di Putin seguono infatti di una settimana le indiscrezioni riportate dalla Bild, secondo cui la Russia ha dislocato nell’enclave di Kaliningrad -tra la Polonia e la Lituania- batterie di missili Iskander pronti a colpire Capitali europee come Berlino, Varsavia, Praga, Budapest, Vilna, Stoccolma ed Helsinki.

Alle iniziative militari si sommano le pressioni di carattere economico, energetico e commerciale attuate da Putin nei confronti di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Moldova e Georgia per costringere questi Paesi ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, in particolare, annichilire l’UE, che, come dichiarato a più riprese, Putin vede come il primo avversario geopolitico da eliminare -nonché, a suo dire, la patria di “teorie sinistrorse che tutelano deviazioni pericolose come l’omosessualità, il divorzio, l’aborto e le Civil Union”.

Il riarmo della Russia è concepito anche per rispondere alla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico della NATO in Europa che, di recente, ha ottenuto l’imprimatur del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Il progetto, che prevede l’installazione di una postazione radar in Turchia e batterie di missili S3 -privi di capacità offensiva- in Romania e Polonia, è concepito per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti dall’Iran.

Ciò nonostante, Putin ha sempre ritenuto il progetto lesivo degli interessi della Russia, che ritiene ancora Romania e Polonia appartenenti alla propria sfera di influenza, nonostante l’oramai pluriennale appartenenza di Bucarest e Varsavia all’UE.

Rafforzare l’UE e avviare l’Unione Eurasiatica

A fomentare le ambizioni imperialistiche e militariste di Putin è anche l’assenza di un’UE coesa sul piano politico, che sappia collaborare in maniera costruttiva nell’ambito della NATO, e che parli con una voce sola a livello internazionale.

La costruzione di un’Europa davvero forte, e l’avvio di un processo che evolva la NATO da organizzazione militare difensiva ad organismo politico motore dell’Unione Trans Atlantica tra UE, USA e Canada, sono dunque due passi fondamentali per evitare che, presto, la Russia di Putin diventi un problema geopolitico per tutto l’Occidente.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH PRONTO A CACCIARE 200 OCCIDENTALI SOLIDALI CON LE MANIFESTAZIONI PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2013

La lista delle Persone non Grate sarebbe stata redatta dal Deputato del Partito delle Regioni Oleh Tsariov, e, come riportato dal Financial Times, avrebbe già colpito imprenditori, accademici e politici dell’Occidente che hanno supportato le proteste in sostegno dell’integrazione ucraina in Unione Europea. Se confermata, l’indiscrezione testimonia la deriva autoritaria di Kyiv sul modello della Bielorussia.

Cacciati dal Paese come agenti stranieri per avere supportato le proteste pacifiche dell’opposizione. Non siamo in Corea del Nord, e nemmeno in Russia o in qualche altro noto regime del Mondo, ma in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni, il Presidente, Viktor Yanukovych, ha dato l’ordine di vietare l’ingresso nel Paese a circa 200 tra imprenditori ed accademici “rei” di avere espresso supporto alle manifestazioni in sostegno all’integrazione ucraina in Unione Europea.

L’esistenza della lista nera è stata comunicata dall’autorevole Financial Times, che ha sottolineato come il Deputato del Partito delle Regioni -la forza partitica del Presidente Yanukovych- Oleh Tsariov abbia individuato 200 occidentali considerati dalle Autorità di Kyiv persone non grate.

Tra gli invisi dal Presidente Yanukovych ci sono l’ex-Capo di Stato georgiano, Mikheil Saakashvili -che a più riprese si è recato a Kyiv per sostenere le manifestazioni per l’ingresso di Kyiv nell’UE- il Leader dell’opposizione russa, Boris Nemtsov -a cui, a inizio Dicembre, è stato negato l’ingresso in Ucraina- e imprenditori noti per creare posti di lavoro, come il georgiano Georgi Kivkadze.

L’indiscrezione, confermata anche dal politologo Andreas Umland -esponente del Gruppo di Esperti indipendenti del Parlamento ucraino per i rapporti dell’Ucraina con l’UE- sarebbe l’ennesima deviazione autoritaria del Presidente Yanukovych, dopo l’ondata di arresti che, dal 2010, ha portato in carcere una decina di esponenti dell’Opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

A Yanukovych si devono anche i brogli durante le Elezioni Amministrative del 2010 e le Elezioni Parlamentari del 2012, l’esautorazione dei poteri del Parlamento per essere accentrati nelle mani del Presidente, e pressioni su giornalisti e stampa indipendente.

Di recente, il Presidente ha anche autorizzato la repressione violenta sul milione di dimostranti che, da più di un mese, manifesta contro la decisione del Capo di Stato ucraino di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia dell’Ucraina nel mercato unico europeo.

Ad aumentare la rabbia dei manifestanti è stata anche la decisione di Yanukovych di accettare dal Presidente russo, Vladimir Putin, uno sconto sul prezzo del gas e un prestito di 15 Miliardi di Dollari che, de facto, lega l’Ucraina alla Russia ed impedisce l’integrazione europea di Kyiv.

Autoritarismo e cessione alla Russia di parti di sovranità sono tratti che Yanukovych condivide con il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, noto per essere l’ultimo dittatore d’Europa che, dopo avere cercato di collocare la Bielorussia su una posizione equidistante tra Europa e Russia, è stato lentamente, ma inesorabilmente inglobato da Putin nella sua Unione Doganale Eurasiatica.

Questo processo di integrazione sovranazionale è concepito da Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, per mezzo della realizzazione di un nuovo impero russo nell’area ex-URSS -impossibile da creare senza l’Ucraina per motivi culturali, geopolitici, finanche psicologici- per contrastare l’UE nella competizione economica internazionale.

È nato il movimento nazionale Maidan

Nel frattempo, la protesta pacifica in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa si è costituita dell’Unione Nazionale Maidan: un movimento transpartitico che raccoglie tutte le persone che supportano l’orientamento dell’Ucraina verso l’Europa.

Come dichiarato dall’ex-Ministro degli Esteri, Yuri Lutsenko -l’unico dissidente liberato dal carcere da Yanukovych- il movimento ha lo scopo di mantenere la protesta permanente per costringere il Capo di Stato a dimissionare il Governo del Premier filorusso, Mykola Azarov, e ascoltare la volontà del popolo di pieno appoggio all’Europa e alla democrazia.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA ACCELERA PER LA FIRMA DELL’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE CON GEORGIA E MOLDOVA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 21, 2013

Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, premia il lavoro di adattamento alle strutture economiche e politiche europee fatto da georgiani e moldavi. La Russia pronta a ritorsioni

Un’accelerazione per Georgia e Moldova, un freno per l’Ucraina. Nella giornata di venerdì, 20 Dicembre, il Consiglio Europeo ha deciso di accelerare le procedure per la firma dell’Accordo di Associazione con Georgia e Moldova: un documento che integra le economie di Tbilisi e Chisinau nel mercato unico europeo.

Georgia e Moldova, che hanno concluso le trattative per l’Accordo in occasione del Vertice del Partenariato Orientale UE di Vilna, lo scorso 28 e 29 Novembre, sono state premiate per la determinazione con cui hanno adattato le loro strutture democratiche ed economiche agli standard europei.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, l’Accordo con Georgia e Moldova va firmato al più presto, prima del mese di Agosto: una data importante in quanto, da tradizione, l’attenzione dei media internazionali cala e, di conseguenza, Tbilisi e Chisinau possono essere esposte a forti ritorsioni commerciali ed economiche da parte della Russia di Putin.

Il Presidente russo si oppone alla firma dell’Accordo di Associazione UE da parte di Paesi che aspira ad inglobare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare il rafforzamento dell’Europa unita nella competizione internazionale.

Nell’Agosto del 2008, per punire le aspirazioni di ingresso alla NATO e all’UE della Georgia, la Russia ha aggredito militarmente Tbilisi approfittando dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino per occupare le Regioni georgiane di Ossezia del Sud ed Abkhazia.

Per quanto riguarda la Moldova, da tempo la Russia sta applicando ritorsioni commerciali sull’importazione di beni alimentari e sui permessi di lavoro concessi ai moldavi in territorio russo.

Da parte sua, l’UE ha subito aumentato la quantità di vino moldavo importato per proteggere la Moldova dalle ritorsioni della Russia, e dimostrate di essere capace di integrare l’economia di Chisinau senza particolari problemi.

Per quanto riguarda la Georgia, l’UE valorizza posizione strategica di un Paese attraverso il quale transiterà il gas che, dall’Azerbaijan, sarà importato in Europa tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, da realizzare dalla Grecia fino in Italia attraverso l’Albania, che diversifica le forniture di gas dal quasi monopolio di Russia ed Algeria.

Yanukovych era già d’accordo con Putin mentre trattava con l’UE

Esclusa dal processo di firma degli Accordi di Associazione resta l’Ucraina, il cui Presidente, Viktor Yanukovych, ha dapprima rinunciato a concludere il documento, poi ha realizzato con il suo collega russo, Vladimir Putin, accordi commerciali che legano Kyiv a Mosca.

Nonostante la presa di posizione di Yanukovych, Van Rompuy ha ribadito che l’UE lascia le porte aperte all’Ucraina, sopratutto per dare un importante segnale al milione di manifestanti ucraini che, giorno e notte, dal 21 Novembre scorso, manifestano per l’integrazione in Europa nel centro di Kyiv ed in altre città del Paese.

A complicare le trattative tra UE ed Ucraina è l’indiscrezione secondo la quale il Presidente Yanukovych avrebbe già da tempo negoziato con Putin la firma di un accordo per ottenere un prestito di 15 Miliardi di Dollari e uno sconto sul prezzo del gas.

Ciò nonostante, come riporta l’autorevole Gazeta Wyborcza, il Presidente ucraino avrebbe promesso all’UE la firma dell’Accordo, chiedendo, in cambio dell’Associazione dell’Ucraina, un prestito fino a 20 miliardi di Dollari.

Matteo Cazzulani

PORTE APERTE NONOSTANTE PUTIN: L’EUROPA RISPONDE A YANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 20, 2013

Il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, invita a mantenere aperta la possibilità di integrare l’Ucraina nel mercato unico UE per non deludere il milione di manifestanti che da un mese manifestano in piazza sotto le bandiere europee. Il Capo di Stato lituano, Dalija Grybauskaite, contesta il Presidente ucraino.

La delusione nei confronti di un Presidente che non ascolta il desiderio del suo popolo non può influire nella politica delle porte aperte che l’Europa, seguendo la sua tradizionale impostazione storico-culturale, deve avere nei confronti dell’Ucraina. Così il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha risposto alla decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di firmare accordi economici che spingono l’Ucraina nell’orbita della Russia di Putin e, prima ancora, alla rinuncia di chiudere con l’Unione Europea il varo dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo.

Durante una conferenza stampa presso il Vertice dell’Unione Europea, giovedì, 19 Dicembre, Schulz ha dichiarato che, dinnanzi alla manifestazione permanente di più di un milione di ucraini in supporto alla firma dell’Accordo di Associazione, l’Europa deve lasciare attuale la possibilità di integrare l’Ucraina nel suo mercato.

Ciò nonostante, il Presidente del Parlamento Europeo ha dichiarato di non riporre più alcuna speranza in Yanukovych che, come ha più volte dimostrato con le sue decisioni politiche, non è affatto interessato ad avvicinare l’Ucraina all’Europa.

“Le persone che manifestano per l’Associazione con l’UE hanno dimostrato di preferire un’orientamento europeo per l’Ucraina, ma dal Presidente Yanukovych non possiamo aspettarci una condivisione di questo pensiero -ha dichiarato Schulz- Se dovessimo chiudere le porte a Kyiv, finiremmo per deludere le aspettative dei manifestanti: non dobbiamo tagliare i legami con le Autorità ucraine”.

Il pensiero di Schulz è stato condiviso dal Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, che detiene la Presidenza di turno dell’UE, e che ha supportato la necessita di mantenere aperto il dialogo con i manifestanti che supportano l’Associazione economica tra l’Ucraina e l’Europa, nonostante le decisioni politiche di Yanukovych.

Nel contempo, la Grybauskaite è stata più dura nei confronti del Presidente ucraino, che ha criticato per avere a lungo abusato della pazienza dell’Europa durante le trattative per la firma dell’Accordo di Associazione.

“Il popolo ucraino è sovrano e deve decidere da solo quale indirizzo di politica estera dare al suo Paese -ha detto la Grybauskaite- L’UE mantiene aperta la possibilità di firmare in ogni momento l’Accordo di Associazione, e questo lo fa per gli ucraini, non per il Presidente Yanukovych”.

La Russia minaccia l’UE con il suo impero in Ucraina

Martedì, 17 Dicembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso al suo collega ucraino Yanukovych un prestito di 15 Miliardi di Dollari, più uno sconto sul prezzo del gas venduto all’Ucraina da 400 Dollari per mille metri cubi a 268: concessioni che rafforzano la dipendenza, sia economica che geopolitica, di Kyiv da Mosca.

Lo scorso 28 Novembre, il Presidente ucraino ha rifiutato di firmare l’Accordo di Associazione tra Ucraina ed UE, provocando un’ondata di manifestazioni spontanee e pacifiche che, con il nome di Euromaidan, ha coinvolto più di un milione di dimostranti, accampati giorno e notte presso il centrale Maydan Nezalezhnosti di Kyiv ed in altre città del Paese.

Nonostante l’offerta dell’Europa, e l’impomente manifestazione repressa a più riprese dalla forze speciali di polizia Berkut, che lavorano alle dirette dipendenze dell’Amministrazione Presidenziale, Yanukovych ha richiesto all’UE soldi in cambio della firma dell’Accordo di Associazione come compensazione alla presunta rottura commerciale con la Russia che l’integrazione dell’Ucraina nel mercato unico europeo avrebbe comportato a Kyiv.

Con l’avcicinamento a Mosca, Yanukovych ha finito per realizzare la strategia di Putin, volta ad inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemomia della Russia nello spazio ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dal Presidente russo, contrastare l’UE nella competizione economica internazionale.

L’inglobamento nell’Unione Eurasiatica dell’Ucraina, senza la quale la Russia non potrebbe creare un suo impero nello spazio-ex-sovietico, mette quindi a serio repentaglio la sicurezza politica energetica dell’UE che, per questa ragione, ben farebbe ad affrontare la questione ucraina come priorità nella sua agenda politica internazionale.

Le contromosse che l’Europa dovrebbe prendere

Per sopravvivere alla politica imperialista di Putin, l’Europa dovrebbe abbattere fin da subito il regime dei visti per gli ucraini, dando così dimostrazione delle reali buone intenzioni nei confronti di Kyiv.

Inoltre, l’UE dovrebbe continuare a presentarsi al Mondo e all’Ucraina come una comunità fondata su Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani: un soft-power che è ben più forte della politica del gas di Putin e di quella della violenza di Yanukovych.

Matteo Cazzulani