LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Cameron vs. Juncker: e se il Premier britannico ri-avesse ragione?

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 1, 2014

Il Primo Ministro britannico minaccia di anticipare il referendum sulla permanenza di Londra in Europa se l’ex-Presidente dell’Eurogruppo sarà nominato alla guida della Commissione Europea. I punti su cui Cameron potrebbe avere ragione nel contestare l’Europa delle banche e del vecchio motore franco-tedesco

All’indomani della decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di non accettare la riforma del Trattato di Lisbona, un fatto che ha de facto posto la Gran Bretagna al di fuori della schiera dei Paesi promotori di una maggiore integrazione europea, nel 2012 scrissi un articolo dal titolo, chiaramente provocatorio, “E se Cameront avesse ragione?”.

In esso, ipotizzavo che la posizione di Cameron dovesse favorire la comprensione del fatto che l’Unione Europea non dovesse essere un processo fine a sé stesso a conduzione unicamente franco-tedesca, bensì punto di partenza per la realizzazione di un’Unione Trans Atlantica con gli Stati Uniti di Obama e con il Canada: un super Stato dell’Occidente basato sui principi di Democrazia, Diritti Umani, Progresso e Libertà.

Oggi, all’indomani della dichiarazione di Cameron in merito all’intenzione di anticipare la data del referendum per la permanenza della Gran Bretagna in Europa qualora Jean Claude Juncker sarà nominato presidente della Commissione Europea, mi sento di riproporre il medesimo titolo, con il chiaro scopo di invitare ad una riflessione ben più profonda dell’accusa di isolazionismo mossa, forse con troppa superficialità, al Primo Ministro britannico.

Cameron ha argomentato la sua minaccia con il fatto che Juncker, a suo avviso, rappresenta un’icona del federalismo europeo di vecchio stampo che, per via della sua età avanzata e della sua estrazione geografica e politica, è incapace di riformare l’Unione Europea secondo i desiderata della Gran Bretagna.

La posizione di Cameron è chiaramente sbagliata, in quanto Juncker, candidato alla Presidenza della Commissione del Partito Popolare Europeo PPE -la forza politica che ha vinto le Elezioni Europee- è legittimato dal voto popolare: andare contro la volontà dei cittadini sarebbe un errore grossolano che priverebbe l’UE di quella svolta di democrazia necessaria per la costituzione di un’Europa più forte e più protagonista nel Mondo.

Tuttavia, il timore di Cameron in merito alla reale capacità di Juncker di cambiare l’Europa è tutt’altro che errata: il candidato del PPE, che proviene da una decennale esperienza alla guida dell’Eurogruppo, difficilmente saprà comprendere l’importanza di porre fine ad un’Europa incentrata unicamente sull’Asse franco-tedesco per evolvere l’UE in un organismo in cui tutti gli Stati, in primis Polonia, Italia e Gran Bretagna, siamo finalmente posti sullo stesso piano di Parigi e Berlino.

Juncker, per via della sua appartenenza politica, è anche poco probabile che sia capace di realizzare un necessario cambiamento delle politiche di austerità, che senza provvedimenti tesi a lavoro e crescita, risulta essere sterile e nociva per la società europea.

Da Juncker, dunque, nihil novi rispetto a quanto fatto finora da Barroso: nominarlo a Capo della Commissione Europea potrebbe portare ad avere un leader capace e preparato che, tuttavia, potrebbe faticare a cogliere la necessità di un radicale cambiamento per restituire fiducia e speranza nel sogno europeo.

Se presa sotto questi termini, la protesta di Cameron potrebbe anche essere ritenuta uno stimolo necessario ad andare oltre all’Europa che oggi conosciamo, e che Juncker sembra proprio essere intenzionato a non cambiare nel suo profondo.

Seppur non condivisibile nei modi e nei toni, la minaccia di Cameron deve anche spingerci a comprendere la necessità di implementare i lavori per la realizzazione dell’Unione Trans Atlantica, affinché Europa, USA e Canada siano un domani unite in un unico mercato che consenta all’Occidente, e non alla sola UE, di tenere testa alle altre superpotenze mondiali, quali Cina, India e Russia.

La posizione di Cameron, dunque non va commentata solo come un impedimento al rafforzamento politico dell’Europa, bensì va colta come uno stimolo prezioso a procedere in una più giusta direzione, prima che, come già ci dimostrano la crescita della Cina, la vittoria dei nazionalisti in India, e l’aggressione militare della Russia in Ucraina, sia troppo tardi.

Per questo, oltre che ad attaccare -giustamente- Cameron per la sua opposizione agli Stati Uniti d’Europa, sarebbe anche bene chiedersi se è davvero nell’interesse dell’Europa restare ancorati ad una concezione arcaica di UE incentrata solo sul motore franco-tedesco che, timidamente, si rifiuta di ricoprire un ruolo da protagonista nel Mondo.

Personalmente, trovo nella concezione di politica estera della Polonia, nell’attaccamento storico e culturale al concetto di Europa della Repubblica Ceca, nella politica energetica della Romania, nella politica industriale e tecnologica di Estonia, Lettonia e Lituania, e nella politica di difesa della Gran Bretagna, un incentivo molto più utile al rafforzamento politico dell’Europa di una concezione carolingia che condanna l’UE ad una pozione marginale nel Mondo.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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OBAMA FORSE MEGLIO DI ADENAUER E MONNET: PUÒ RIUSCIRE AD UNIRE L’EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 27, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America invita l’Unione Europea a fare fronte comune per difendere con la nonviolenza democrazia, libertà, pace e progresso dinnanzi all’aggressione militare di Putin in Crimea. Proposte sanzioni economiche e commerciali più aspre, diversificazione delle forniture di gas, e difesa più consistente come riposta all’atteggiamento imperialista di Mosca

Finora è apparso un Presidente attento solo all’Oriente, ma Barack Obama potrebbe passare alla storia come il Capo di Stato degli Stati Uniti d’America capace di unire davvero l’Europa e dare uno slancio positivo alla Comunità Euroatlantica. A dare adito a questa eventualità sono le parole pronunciate dal Presidente USA durante il vertice del G7 all’Aia e il summit tra Stati Uniti ed Unione Europea di Bruxelles, avvenuti tra martedì, 25 Marzo e mercoledì, 26, in cui Obama ha evidenziato come l’annessione militare della Crimea da parte della Russia abbia posto tutto l’Occidente dinnanzi alla necessità di unire le forze per evitare che le frontiere tra Paesi subiscano un mutamento manu militari.

Obama, che ha sottolineato come la condotta imperiale del Presidente russo, Vladimir Putin, sia inconcepibile nel XXI Secolo, ha invitato sia USA che UE ad approntare sanzioni economiche e commerciali ancora più stringenti di quelle già imposte a Mosca, nel caso l’avanzata militare del Cremlino, come sembra, non dovesse fermarsi alla sola Crimea.

“Le Autorità russe ci hanno mostrato quanto sia importante il principio secondo cui in Europa, dove la democrazia è nata e si è sviluppata, non ultimo con le rivoluzioni pacifiche e non violente in Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia, le frontiere non possono essere cambiate con la forza -ha dichiarato Obama- Per questo, è necessario che l’Occidente sia unito per la difesa dei comuni valori su cui si basano tutti gli occidentali: sia europei che statunitensi”.

Tra le sanzioni da applicare a Putin, il Presidente statunitense, per permettere all’UE di diversificare le forniture di gas russo, e, così, limitare la forte dipendenza dalla Russia, ha dichiarato l’avvio delle procedure per l’esportazione dello shale liquefatto in Europa, ed ha consigliato a quei Paesi dell’Unione che possiedono ingenti risorse di oro blu non convenzionale di avviare lo sfruttamento dei propri giacimenti.

L’esportazione dello shale statunitense in Europa, che, come ha dichiarato Obama, potrebbe iniziare per via simbolica anche a breve, permetterebbe sopratutto a Paesi come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia di limitare la forte dipendenza dalle forniture della Russia: Paese, che come già dimostrato diverse volte nei confronti dell’Ucraina, spesso si avvale dell’arma energetica per esercitare pressioni di carattere geopolitico su Paesi terzi, anche appartenenti all’UE.

Per rendere più agevole la commercializzazione dello shale -gas sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità di cui gli USA sono particolarmente ricchi- Obama ha sottolineato la necessità di accelerare i lavori per il varo dell’Unione Trans Atlantica: una zona di libero scambio tra USA ed UE che, secondo le stime, avrebbe un impatto fortemente positivo anche per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro e l’abbattimento del costo delle merci.

Oltre che sul piano politico, energetico, lavorativo e commerciale, Obama ha promesso di compattare l’Europa, e più in generale l’Occidente, anche per quanto riguarda la difesa militare. Il Presidente USA ha infatti dichiarato che la NATO rafforzerà ulteriormente la sicurezza dei Paesi dell’Europa Centro Orientale che, dinnanzi all’aggressione militare russa in Crimea, hanno invocato l’art. 4 del Patto Atlantico, che prevede l’obbligo da parte degli Alleati di aumentare la difesa di uno Stato membro che si sente giustificatamente minacciato.

Come riportato da Gazeta Wyborcza dal Viceconsigliere di Obama per la Difesa, Ben Rhodes, la NATO ha in programma il dislocamento di ulteriori forze militari di difesa proprio in Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia: una misura che va a rafforzare la già consistente presenza di velivoli militari che USA, Francia e Danimarca hanno precedentemente spostato nella base polacca di Lask e in alcuni centri militari in territorio lituano.

Oltre alle misure immediate, Obama ha confermato la realizzazione nei tempi previsti del sistema di difesa antimissilistico in Europea Centrale, composto da una postazione radar ubicata in Turchia e batterie di intercettori balistici privi di testata esplosiva -ergo utilizzabili solo per scopi difensivi- posizionati a rotazione tra Polonia e Romania.

A conferma della necessità di rafforzare le difese dei Paesi dell’Europa Centro Orientale è la conferma delle esercitazioni militari che la Russia ha ripreso su larga scala ai confini orientali ed occidentali dell’Ucraina, in Siberia e, sopratutto, nell’enclave di Kaliningrad, nel cuore dell’Europa, tra la Polonia e la Lituania.

Di pari passo, a preoccupare l’Europa è anche la decisione dell’esercito russo di dislocare in Crimea reparti militari all’avanguardia: una mossa che conferma la volontà, più volte dichiarata da Putin, di continuare le azioni belliche per tutelare in altre regioni dell’Ucraina e in Paesi UE come Lettonia ed Estonia, la -mai discriminata- popolazione russofona.

Obama nel solco del Liberalismo Internazionale, come Roosevelt, Kennedy e Clinton

La risposta risoluta di Obama, finora sempre attento a non esasperare i toni con Putin per evitare di dare giustificazioni alle aggressioni militari della Russia a danno dei Paesi indipendenti ad essa confinanti, permette innanzitutto un rafforzamento politico dell’Europa, chiamata ora ad assumere una posizione comune per supportare l’indipendenza e lo stato di diritto in uno Stato europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina.

La posizione di Obama segna anche un ritorno dell’interesse USA nei confronti dell’Europa, dopo che, dal 2009, le attenzioni in politica estera della Casa Bianca si sono concentrati unicamente sull’Asia per contenere la sempre più forte potenza della Cina.

Nel suo ritorno di interesse nei confronti dell’Europa, Obama ha attinto a piene mani dall’insegnamento di Zbignew Brzezinski: il Consigliere per la Politica Estera del Presidente Carter, che ha sottolineato come, senza il controllo dell’Ucraina, la Russia non potrà mai ritornare la potenza imperiale che Putin ha promesso di ripristinare per frammentare l’Unione Europea al suo interno e lanciare la concorrenza a livello mondiale a Cina, India e Stati Uniti.

Inoltre, il Presidente USA, escludendo ogni intervento militare nei confronti della Russia, ha mostrato il vero volto dell’Occidente del XXI Secolo: una potenza commerciale, economica e culturale che si batte per il rispetto dei suoi valori fondanti -democrazia, progresso, pace e libertà- per mezzo della nonviolenza, considerata l’unico mezzo opponibile all’imperialismo militare di Putin di matrice novecentesca.

Con le sue dichiarazioni al Summit USA-UE, Obama si ascrive poi di diritto nel solco della tradizione del Liberalismo Internazionale statunitense: dottrina, che sancisce necessità per gli Stati Uniti d’America di difendere nel Mondo la democrazia e la libertà come mezzo per garantire la sicurezza nazionale statunitense, postulata da Woodrow Wilson e seguita poi dai principali Capi di Stato USA: Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Jimmy Carter, Ronald Reagan e Bill Clinton.

Matteo Cazzulani

NULAND COME SNOWDEN: PUTIN CERCA DI DIVIDERE USA ED EUROPA ANCHE IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 7, 2014

Pubblicata in Russia una conversazione con l’Ambasciatore a Kyiv degli Stati Uniti d’America, Geoffrey Pyatt, in cui il Vice Segretario di Stato USA Victoria Nuland manda letteralmente a quel Paese l’Unione Europea. L’Europa invita a chiarire la modalità con cui i russi sono venuti in possesso della registrazione, mentre il Cancelliere tedesco Angela Merkel critica Washington.

Un Vaffa che ha poco di grillino e molto di spy story internazionale per destabilizzare il fronte occidentale nella situazione ucraina. Nella giornata di giovedì, 6 Febbraio, è stata resa nota la registrazione di una conversazione tra il Vice Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Victoria Nuland, e l’Ambasciatore USA a Kyiv, Geoffrey Pyatt, nella quale la Nuland dice a Pyatt di volere mandare letteralmente a quel Paese l’Unione Europea per via dell’immobilismo dimostrato nei confronti del Regime del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dopo l’uccisione di almeno sette manifestanti e il ferimento di centinaia tra i dissidenti provocati dalle forse speciali di polizia Berkut su ordine del Ministero degli Interni.

Pronta è stata la replica della stessa Nuland, che si è scusata per le frasi inopportune, descritte come una conversazione privata tra due colleghi intercettate e pubblicate da parte di chi ha un preciso interesse ad indebolire il lavoro comune che USA ed UE stanno approntando in Ucraina.

In risposta, la portavoce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Maja Kocjancic, ha declinato ogni commento, ed ha evidenziato come importante il fatto che la conversazione tra la Nuland e l’Ambasciatore Pyatt sia stata pubblicata per la prima volta su Twitter da Dmitry Loskutov, il braccio destro del Vicepremier russo Dmitry Rogozin: una delle personalità più vicine al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

A notare la coincidenza del coinvolgimento della Russia nella questione è stato il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, che ha illustrato come sia curiosa la decisione di pubblicare solo parti scelte della conversazione tra la Nuland e Pyatt.

Differente è stata la reazione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha espresso profondo turbamento per le frasi pronunciate dal Vice Segretario USA, ed ha dichiarato piena fiducia all’operato della Ashton in Ucraina, ritenuto dalla Nuland debole e inconcludente.

La rivelazione della conversazione tra la Nuland e Pyatt rileva sì un atteggiamento poco elegante da parte degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, ma dimostra come la Russia di Putin sia stata abile nell’avvalersi delle sue capacità di intercettare messaggi, che dovrebbero essere segreti, per discreditare l’Occidente e dividere USA ed UE, anche sulla questione ucraina, nella quale Washington e Bruxelles hanno collaborato strettamente in difesa della democrazia e della libertà.

Nella sostanza, la pubblicazione delle conversazioni che rischiano di rendere le relazioni tra USA ed UE ancor più tese ha come precedente quello di Edward Snowden: talpa, riparata poi in Russia, che ha rivelato il piano statunitense di monitoraggio di alcuni alleati europei come la Germania.

Lecito anche sottolineare che il caso Snowden ha provocato il congelamento delle trattative per la realizzazione dell’Unione Trans Atlantica: progetto di abbattimento delle barriere doganali tra USA e UE per creare un unico mercato dell’Occidente in grado di tutelare gli interessi europei e statunitensi in un’economia sempre più globalizzata.

Ancora feriti in Ucraina mentre Bulatov mostra le prove delle torture

In aggiunta all’incrinamento dei rapporti tra USA ed UE, le rilevazioni della conversazione tra la Nuland e Pyatt hanno permesso alla Russia di aiutare il regime di Yanukovych a distogliere l’attenzione dei media dall’escalation della violenza in Ucraina, dove un pacco bomba mascherato da confezione di medicine è esploso nel quartier generale dei manifestanti, provocando due feriti che hanno perso dita e occhio.

Oltre all’esplosione, importanti sono anche state le rivelazioni delle torture subite per mano delle forze speciali di polizia da parte dell’organizzatore della protesta Automaidan, Dmytro Bulatov.

Dalla Lituania, dove il dissidente è stato ricoverato per subire operazioni urgenti, Bulatov ha confermato in una conferenza stampa di avere subito ripetute percosse da parte di agenti professionisti dall’accento russo, che dopo averlo accusato di essere un agente pagato dagli USA, gli hanno tagliato un orecchio e lo hanno crocefisso alla porta: particolari mostrati ai giornalisti presenti in sala.

Il Parlamento Europeo chiede sanzioni, ma la Commissione non lo ascolta

In aggiunta alle violenze, da registrare è anche l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche che invita la Commissione Europea a condannare con forza le repressioni sui manifestati attuate dall’Amministrazione Presidenziale.

Il Documento invita anche le Istituzioni Europee formulare un’offerta economica di aiuto all’Ucraina, anche in collaborazione con il FMI e, in caso di mancato dialogo tra il Presidente Yanukovych e i manifestanti, chiede l’imposizione di sanzioni personali, come il diniego della concessione dei visti e il congelamento dei conti bancari, per quelle Autorità ucraine ritenute responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani.

Ciò nonostante, la risoluzione del Parlamento Europeo -che non ha poteri legislativi come invece hanno i Parlamenti nazionali- non è stata accolta dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che ha dichiarato come le sanzioni siano l’ultima delle misure che l’Europa intende prendere nei confronti dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani

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LA RUSSIA DI PUTIN SI RIARMA CONTRO L’EUROPA E CONTRO OBAMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 27, 2013

Il Presidente russo vara sottomarini in grado di trasportare testate nucleari. A rischio la tenuta politica dell’Unione Europea e lo scudo antimissilistico della NATO in Europa Centro-Orientale

8 sottomarini e 16 missili con possibilità di caricare testate nucleari sono gli armamenti adottati dal Presidente russo, Vladimir Putin, per rafforzare la posizione della Russia in Europa Orientale, e contrastare il rafforzamento dell’Unione Europea e della NATO. Nella giornata di mercoledì, 26 Dicembre, Putin ha dichiarato di avere ordinato il dislocamento nelle acque del Mar Bianco del sottomarino Aleksander Nevsky: mezzo militare di classe 955 -il cui primo esemplare, il Yuri Dolgoruki, è stato varato nel FGennaio 2013- a cui saranno aggiunti altri sette esemplari della stessa categoria.

Come riportato da diversi ufficiali dell’Esercito russo, i sottomarini di nuova generazione saranno armati con 16 missili di categoria Bulava: intercettori in grado di caricare testate nucleari e, sopratutto, di infrangere le difese anti missilistiche che la NATO si appresta a dislocare in Europa e nel Pacifico.

“È un grande evento per la storia del nostro Paese -ha dichiarato Putin- con i nuovi elementi militari la Russia rafforza in maniera significativa le sue difese”.

Nonostante i proclami, non è chiaro se effettivamente le strutture militari russe saranno in grado di superare il livello di quelle dell’Alleanza Atlantica. Tuttavia, resta il dato geopolitico, che vede la Russia decisa nel perseguire una politica di riarmo orientata chiaramente verso l’Europa.

Le dichiarazioni di Putin seguono infatti di una settimana le indiscrezioni riportate dalla Bild, secondo cui la Russia ha dislocato nell’enclave di Kaliningrad -tra la Polonia e la Lituania- batterie di missili Iskander pronti a colpire Capitali europee come Berlino, Varsavia, Praga, Budapest, Vilna, Stoccolma ed Helsinki.

Alle iniziative militari si sommano le pressioni di carattere economico, energetico e commerciale attuate da Putin nei confronti di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Moldova e Georgia per costringere questi Paesi ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, in particolare, annichilire l’UE, che, come dichiarato a più riprese, Putin vede come il primo avversario geopolitico da eliminare -nonché, a suo dire, la patria di “teorie sinistrorse che tutelano deviazioni pericolose come l’omosessualità, il divorzio, l’aborto e le Civil Union”.

Il riarmo della Russia è concepito anche per rispondere alla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico della NATO in Europa che, di recente, ha ottenuto l’imprimatur del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Il progetto, che prevede l’installazione di una postazione radar in Turchia e batterie di missili S3 -privi di capacità offensiva- in Romania e Polonia, è concepito per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti dall’Iran.

Ciò nonostante, Putin ha sempre ritenuto il progetto lesivo degli interessi della Russia, che ritiene ancora Romania e Polonia appartenenti alla propria sfera di influenza, nonostante l’oramai pluriennale appartenenza di Bucarest e Varsavia all’UE.

Rafforzare l’UE e avviare l’Unione Eurasiatica

A fomentare le ambizioni imperialistiche e militariste di Putin è anche l’assenza di un’UE coesa sul piano politico, che sappia collaborare in maniera costruttiva nell’ambito della NATO, e che parli con una voce sola a livello internazionale.

La costruzione di un’Europa davvero forte, e l’avvio di un processo che evolva la NATO da organizzazione militare difensiva ad organismo politico motore dell’Unione Trans Atlantica tra UE, USA e Canada, sono dunque due passi fondamentali per evitare che, presto, la Russia di Putin diventi un problema geopolitico per tutto l’Occidente.

Matteo Cazzulani

OBAMA RIAVVIA DALLA POLONIA I RAPPORTI CON L’UE

Posted in Unione Europea, USA by matteocazzulani on November 8, 2013

Il Segretario di Stato Statunitense, John Kerry, ha incontrato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per superare lo scandalo intercettazioni. La Polonia appoggerà in sede europea la firma della Zona di Libero Scambio USA-UE.

Una passeggiata per il centro ferito dalla Seconda Guerra Mondiale di una delle Capitali d’Europa e una conversazione con alcuni studenti. Così il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha passato la pausa della tappa più delicata del suo viaggio internazionale -l’unica in Europa tra una serie di visite in Medioriente ed Africa- l’incontro con i vertici politici della Polonia.

Kerry, durante l’incontro con il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha confermato la realizzazione in Polonia dello Scudo Antimissilistico: un progetto di difesa dell’Occidente voluto dal Presidente statunitense, Barack Obama, che prevede il dislocamento in intercettori SM-3 -privi di capacita aggressiva- in Romania e nella base polacca di Redzikowo- e l’installazione di una postazione radar in Turchia.

Il Segretario di Stato USA, che prima dell’incontro con Sikorski ha visitato la tomba di Tadeusz Mazowiecki -primo Premier della Polonia post-comunista- ha anche apprezzato l’impegno che la Polonia ha profuso, e continua a profondere, per lo sviluppo della democrazia in Europa e nel Mondo.

Kerry e Sikorski non hanno poi evitato l’argomento più scomodo: le intercettazioni di politici europei da parte dell’NSA, il braccio della CIA impegnato ad intercettare conversazioni nel Mondo per una questione di sicurezza nazionale.

Il Segretario di Stato USA ha dichiarato che USA e Polonia lavoreranno congiuntamente per garantire sia la privacy dei cittadini che la loro difesa da possibili minacce, mentre Sikorski ha confermato che il Governo polacco sosterrà la firma della Zona di Libero Scambio tra UE e Stati Uniti.

Questo progetto, che rappresenta l’avvio della realizzazione dell’Unione Trans Atlantica -integrazione economica di USA ed UE che garantisce all’Occidente forza, prosperità e progresso- dopo lo scandalo intercettazioni vuole essere bloccato da alcuni Paesi europei, come la Francia.

Kerry e Sikorski hanno concluso l’incontro con la trattazione del tema Siria, per cui il Ministro degli Esteri polacco ha confermato il sostegno all’azione diplomatica volta al disarmo del dittatore siriano Bashar Al Assad.

Putin contro l’Unione Trans Atlantica

La visita di Kerry in Polonia -il Paese storicamente più vicino agli USA- è un tentativo da parte del Presidente Obama di mantenere buone relazioni con l’Unione Europea, e di riavviare le trattative per la Zona di Libero Scambio Transatlantica.

Infatti, la realizzazione del progetto è importante per permettere all’Occidente di concorrere con forza in un mercato mondiale sempre più globalizzato, in cui avversari come Cina e Russia sono pronti a soppiantare UE ed anche gli USA.

In particolare, il processo di integrazione, allargamento e consolidamento dell’UE riscchia di arrestarsi a causa della costituzione dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione soprannazionale nello spazio ex-URSS voluto dalla Russia per estendere l’egemomia di Mosca nel mondo ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che Obama mira ad arrestare, coinvolge sopratutto Ucraina e Georgia: Paesi che rappresentano uno snodo di gasdotti da cui dipenderà sempre di più la sicurezza energetica, e quindi anche quella nazionale, dei Paesi UE.

La Russia si avvale proprio della sua posizione di quasi monopolio nel mercato del gas UE per contrastare ogni tentativo di consolidamento dell’Unione Europea, ed ogni forma di integrazione dell’Europa com gli USA nell’Unione Trans Atlantica, che Mosca considera un pericoloso rivale economico.

Matteo Cazzulani

I PAESI BASSI DICONO NO ALLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2013

Il Governo olandese blocca per due anni lo sfruttamento del gas non convenzionale dopo il voto negativo di Laburisti e Conservator-Liberali. Le troppo basse profondità la motivazione della contrarietà allo shale.

Filo occidentali in politica estera, filorussi in quella energetica. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, il Governo olandese ha annunciato il congelamento della decisione sull’avvio dello sfruttamento del gas shale per due anni.

Come riportato dall’agenzia UPI, il Ministro degli Affari Economici, Henk Kamp, ha dichiarato che l’Esecutivo dei Paesi Bassi necessita di più tempo per esaminare i possibili rischi ambientali che lo sfruttamento dello shale può produrre nel territorio olandese.

Il parere negativo sullo sfruttamento dello shale è stato formulato dopo che il Partito Laburista -PvdA, partner della coalizione di Governo del Partito della Libertà e della Democrazia -VVD, la forza politica conservatrice-liberale del Premier Mark Rutte e del Ministro Kamp- ha assunto una posizione contraria al gas non convenzionale.

A motivare la contrarietà del Parlamento olandese è stato un rapporto tecnico che ha evidenziato come, nei Paesi Bassi, i giacimenti di shale si trovino in profondità inferiori rispetto ad altri Stati che sfruttano regolarmente il gas non convenzionale, come USA e Gran Bretagna.

Delusa è stata la reazione della compagnia britannica Cuadrilla, che ha ottenuto il permesso di effettuare esperimenti per appurare la possibilità di sfruttare lo shale in territorio olandese.

Festeggiano, invece, alcune comunità locali, e, sopratutto, alcuni giganti dell’industria che, come la Heineken e la Vitens, hanno contrastato lo sfruttamento dello shale nei Paesi Bassi.

Gli olandesi fanno un favore a Putin

Con la rinuncia allo shale, i Paesi Bassi si pongono tra i pochi Stati dell’Unione Europea che hanno posto una moratoria sullo sfruttamento del gas non convenzionale, come Bulgaria, Francia e Repubblica Ceca.

Gran Bretagna e Polonia hanno avviato sperimentazioni per lo sfruttamento dello shale, Romania, Ungheria, Lituania, Danimarca, Belgio, Svezia, Portogallo, Austria e Grecia hanno espresso parere favorevole, mentre Spagna, Italia e Germania hanno accolto con favore la possibilità di importare gas non convenzionale dagli USA.

La decisione del Governo olandese di non sfruttare lo shale implementa la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, a cui i Paesi Bassi sono legati dal Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato ad hoc dal Cremlino sul fondale del Mar Baltico per aggirare Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, e, grazie al sostegno politico anche di Paesi Bassi, Francia e Belgio, rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente la Germania.

La dipendenza energetica dalla Russia nello scenario olandese va controcorrente rispetto all’atteggiamento dei Paesi Bassi in politica estera.

Come sottolineato dal Segretario di Stato USA, John Kerry, sempre venerdì 20 Settembre, prima di un’incontro con il Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, i Paesi Bassi hanno sempre supportato i rapporti trans-atlantici e il rispetto dei Diritti Umani nel Mondo.

Matteo Cazzulani

SHALE: CAMERON PROPONE IL MODELLO DELLA GRAN BRETAGNA ALL’EUROPA

Posted in Editoriale, Guerra del gas by matteocazzulani on August 10, 2013

Il Primo Ministro britannico favorevole allo sfruttamento del gas non convenzionale per abbassare il costo dell’energia e creare posti di lavoro in Europa. Sostegno anche all’avvio delle importazioni di shale dagli USA

Un invito all’Europa a fare di più per garantire la sicurezza energetica dell’Unione. Nella giornata di venerdì, 9 Agosto, il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha invitato l’Unione Europea ad implementare lo sfruttamento di shale per non perdere un’occasione importante, e non commettere un grande errore.

Nello specifico, il Premier Cameron ha illustrato come lo sfruttamento dello shale incrementi i posti di lavoro, costituisca una fonte di entrata economica, e consenta di limitare le importazioni di gas da Paesi terzi.

Il Premier britannico ha anche sottolineato l’importanza per l’UE di avviare l’importazione di gas non convenzionale dagli Stati Uniti d’America, che grazie allo sfruttamento del gas non convenzionale si sta affermando come un importante esportatore di oro blu.

La Gran Bretagna è l’unico Paese europeo che ha sia avviato lo sfruttamento di shale sul suo territorio, che l’importazione di gas non convenzionale dagli USA.

Secondo l’Ente Geologico Britannico -BGS- la Gran Bretagna possiede una riserva di shale di 1300 Trilioni di Piedi Cubi, mentre secondo l’EIA ne contiene 26 Trilioni di Piedi Cubi.

Concordi con la Gran Bretagna nello sfruttamento dello shale sono Polonia -primo Paese per riserva di shale con 148 Trilioni di Piedi Cubi- Romania -51 Trilioni di Piedi Cubi – Danimarca -32 Trilioni di Piedi Cubi- che hanno avviato la ricerca di gas non convenzionale sul territorio nazionale.

Contrari allo shale, tanto da applicare una moratoria sul suo sfruttamento, sono Francia -secondo Paese UE per shale posseduto con 137 Trilioni di Piedi Cubi- Paesi Bassi -26 Trilioni di Piedi Cubi- e Bulgaria -17 Trilioni di Piedi Cubi.

Posizione di neutralità è stata presa dalla Germania, che ha posto pregiudiziali sull’avvio dello sfruttamento dello shale.

La Spagna, invece, ha visto il via libera a livello nazionale, ma ha registrato l’opposizione delle Regioni interessate dalla presenza di giacimenti di shale.

L’Italia, infine, non possiede giacimenti stimati di shale, ma, per voce del Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha espresso interesse all’importazione di shale dagli USA.

Un’opportunità per l’Unione Trans Atlantica

La posizione di Cameron è un’incentivo per l’Europa non solo per incrementare la sicurezza energetica dell’UE -che è fortemente dipendente dalle forniture di gas naturale da Russia ed Algeria- ma anche per cementare le relazioni con gli USA.

In un Mondo sempre più globalizzato, dove la concorrenza di Cina, India e Russia è sempre più forte, l’UE e gli USA necessitano di unire le forze per salvaguardare l’interesse economico, commerciale e politico della civiltà occidentale.

Il campo energetico, con lo sfruttamento e l’importazione dello shale, è un buon punto di partenza per rafforzare i legami tra le due sponde dell’Atlantico.

Inoltre, è opportuno che UE ed USA creino al più presto l’Unione Trans Atlantica: organismo economico e politico che unisce l’Occidente nella sfida per la leadership mondiale.

Matteo Cazzulani