LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin provoca la NATO in Estonia e Lituania

Posted in NATO, Russia by matteocazzulani on August 3, 2015

Squadroni di velivoli dell’esercito della Federazione Russa violano i cieli di Estonia e Lituania a radar spenti. Gli episodi seguono le recenti minacce balistiche di Mosca a Polonia e Romania e l’occupazione militare di una porzione del territorio della Georgia fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea



Varsavia – Dopo la mini-invasione in Georgia, provocazioni militari di ampia scala nei cieli dei Paesi Baltici. Questa è la strategia della tensione della Russia, la cui aviazione militare, nell’ultima settimana, ha violato lo spazio aereo di Estonia e Lituania con almeno venti velivoli dell’esercito di Mosca.

Come riportato da una nota dell’aviazione militare britannica RAF, e ripreso dall’autorevole portale di informazione Defence24, dieci velivoli militari russi -quattro MiG-31, quattro SU-34 e due AN-26- hanno sorvolato il territorio estone a radar spenti nella giornata di venerdì, 31 Luglio.

Pronta è stata la reazione della RAF che, per scortare i velivoli russi al di fuori dei cieli dell’Estonia, ha inviato dei Typhoon 6 attualmente di stanza presso la base militare estone di Amari nell’ambito delle operazioni NATO di difesa e pattugliamento dei cieli dei Paesi Baltici.

Prima dell’episodio estone, nella giornata di mercoledì, 29 Luglio, dodici velivoli dell’aviazione militare russa, sempre a radar spenti, hanno violato lo spazio aereo della Lituania prima di essere intercettati, e scortati, da F-16 norvegesi.

Le recenti violazioni dello spazio aereo di Estonia e Lituania sono gli ultimi atti di una lunga serie che, dall’annessione militare della Crimea da parte della Russia nel Marzo del 2014, ha visto aerei e navi dell’esercito russo sconfinare, a più riprese, non solo nei cieli e nelle acque territoriali dei Paesi Baltici, ma anche quelli di altri membri della NATO, come Finlandia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Romania.

Peraltro, per via della partecipazione al sistema di difesa anti-missilistico della NATO, proprio Polonia e Romania sono finite ufficialmente nel mirino della Russia che, come dichiarato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, ha dislocato batterie di missili Iskander in Crimea puntati direttamente su Varsavia e Bucarest.

Il posizionamento degli Iskander in Crimea segue la medesima manovra che la Russia avrebbe compiuto nell’enclave di Kaliningrad dove, secondo fonti militari, l’esercito russo avrebbe dislocato batterie di Iskander puntati sulle geograficamente vicine Varsavia e Berlino.

Accanto agli sconfinamenti in zona NATO e il posizionamento di elementi balistici puntati su Paesi dell’Unione Europea -atteggiamenti che, in chiave militare, rappresentano una palese provocazione- la Russia ha anche riavviato una consistente attività militare nello spazio ex-sovietico con l’occupazione, in Georgia, di una porzione della regione georgiana dell’Ossezia Meridionale in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa.

Quest’infrastruttura è una delle principali arterie da cui l’olio dell’Azerbaijan viene esportato in Turchia, e successivamente in Unione Europea, senza transitare per il territorio russo: una ragione che ha portato Polonia, Lituania, Azerbaijan, Georgia a ritenere l’oleodotto Baku-Supsa il primo tratto di progetto infrastrutturale concepito per trasportare oro nero in Europa Centrale e, così, decrementare la dipendenza della regione dalle forniture della Russia.

Infine, oltre ad avere intensificato la presenza di reparti armati dell’esercito russo nelle regioni ucraine orientali del Donbas e di Luhansk, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha avviato un pressing diplomatico presso le Cancellerie occidentali per imporre all’Ucraina la concessione di un’ampia autonomia alle regioni occupate militarmente da Mosca.

Obama contestato per essere troppo morbido con Mosca

Come riportato da TVN24, Putin, oltre al tradizionale tacito sostegno del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Capo di Stato francese, Francois Hollande, si sarebbe avvalso del supporto occasionale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per spingere il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a far votare in Parlamento modifiche costituzionali che riconoscono una formale autonomia al Donbas e alla Oblast di Luhansk.

Come dichiarato dal Rappresentante del Dipartimento di Stato USA per l’Europa, Victoria Nuland, la decisione di convincere Poroshenko ad approvare un provvedimento che, de facto, pone fine all’integrità territoriale dell’Ucraina -un punto che i Leader occidentali hanno sempre dichiarato di sostenere- non è una carta di scambio di cui Obama si sarebbe avvalso per ottenere il sostegno di Putin nell’ambito delle trattative sul nucleare con l’Iran.

Ciò nonostante, negli Stati Uniti sono sempre più le critiche provenienti da ambiti politici e militari in merito alla politica dell’Amministrazione Obama in Europa, ritenuta troppo poco incisiva per potere arrestare l’attivismo militare della Russia e, così, garantire la sicurezza dei Paesi NATO dell’Europa Centro-Orientale.

Oltre ai principali candidati alle primarie del Partito Repubblicano -come Jeb Bush, Ted Cruz, Marco Rubio, Scott Walker e Lindsey Graham- e importanti membri repubblicani del congresso -come il Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain- anche esponenti del Partito Democratico, a cui appartiene Obama, hanno chiesto al Presidente un maggiore impegno nei confronti di Putin.

In diverse occasioni, la principale candidata alle primarie Partito Democratico, Hillary Clinton, ha espresso turbamento dinnanzi all’atteggiamento aggressivo di Putin in Europa Centrale e Orientale.

Inoltre, sia il Segretario alla Difesa, Ash Carter, che il neo-nominato Presidente del Collegio delle Forze Armate USA, Joseph Dunford -la cui nomina è stata proposta dai democratici e sostenuta dai repubblicani- hanno descritto la Russia come la principale minaccia militare da cui gli Stati Uniti devono difendersi per garantire la propria sicurezza nazionale e quella degli alleati in Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Advertisements

Sanzioni alla Russia e caso Saakashvili: la Georgia ha problemi con l’Europa

Posted in Georgia by matteocazzulani on August 9, 2014

Il Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, contesta pubblicamente le misure economiche adottate dall’UE in risposta all’aggressione militare russa all’Ucraina, poco dopo che la Corte Suprema ha autorizzato l’arresto dell’ex-Presidente e leader dell’Opposizione filo atlantica. USA, Polonia, Lituania e Svezia fortemente preoccupate per il possibile caso di giustizia selettiva

Contestare pubblicamente un’azione diplomatica approntata dai più importanti alleati del Paese che si rappresenta è segno che gli amici in questione, in fondo, non sono poi considerati tali. Questa è stata la sensazione emersa presso le cancellerie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America in seguito alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, che, nella giornata di giovedì, 7 Agosto, ha criticato le sanzioni applicate da USA e UE alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Nello specifico, la Panjikidze, come riportato da Civil Georgia, ha ritenuto le sanzioni una misura inutile, che, anzi, ha portato a contro-sanzioni da parte della Russia anche nei confronti della Georgia, come la chiusura dello spazio aereo russo alle compagnie UE: un fatto che ha aumentato il tempo di percorrenza dei voli diretti in territorio georgiano dall’Unione Europea e dall’Ucraina.

Le posizioni del Ministro degli Esteri georgiano sono opinabili nel merito, ma, dal punto di vista formale, hanno aperto un caso internazionale, dal momento in cui nessuno in Occidente si aspettava una posizione apertamente critica da parte di un Paese alleato che si appresta ad avviare un difficile percorso di integrazione euro-atlantica.

Pronta è stata la reazione del Capogruppo in Parlamento del principale Partito di opposizione Movimento Popolare Unito -UNM- Davit Bakradze, che ha evidenziato come la posizione del Ministro Panjikidze, e più in generale quella della coalizione di Governo Sogno Georgiano -GD- non sia in linea con quella dei più importanti alleati della Georgia.

Le dichiarazioni della Panjikidze -che il Ministro georgiano ha poi dichiarato essere state di proposito fraintese dall’opposizione per creare una bagarre politica- hanno gettato benzina sul fuoco che già arde i rapporti tra la Georgia e l’Occidente, notevolmente compromessi dopo la sentenza di arresto preventivo emanata dalla Corte Suprema Georgiana a carico dell’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, e di altre alte Autorità del Paese lo scorso 28 Luglio.

Saakashvili, attuale Leader UNM e protagonista del processo democratico georgiano del 2003 noto come ‘Rivoluzione delle Rose’, è stato accusato di abuso d’ufficio dopo due anni dalla fine del suo mandato alla guida del Paese: una sentenza che ha allarmato l’Occidente, perplesso dinnanzi al possibile utilizzo strumentale della giustizia a fini politici.

In effetti, la sentenza a Saakashvili ricorda molto, nei modi e nei dettagli, quella applicata all’ex-Premier ucraino, Yulia Tymoshenko: anima della ‘Rivoluzione Arancione’ del 2004 -processo democratico in Ucraina successivo a quello georgiano- che, nel 2011, è stata condannata a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio dopo un processo politico messo in atto dall’ex-Presidente, il dittatore Viktor Yanukovych, per eliminare la sua temibile avversaria politica.

Pronta, in seguito al mandato di arresto per Saakashvili, è stata la reazione del Dipartimento di Stato USA, che ha espresso forte preoccupazione per la sentenza, ed ha invitato le Autorità georgiane a mantenere il piano legale separato da quello politico, ed ha dichiarato la volontà di monitorare la situazione per constatare se il caso Saakashvili rappresenta o meno un nuovo caso di giustizia selettiva nel mondo ex-URSS.

Simile è stata la posizione assunta dal Ministero degli Esteri della Polonia -il più importante alleato della Georgia in seno all’UE- che, con una nota ufficiale, preso atto dell’atmosfera già caratterizzata da precedenti arresti di esponenti dell’opposizione, ha dichiarato il timore che l’arresto di Saakashvili possa rappresentare un caso di uso politico del mezzo giudiziario, atto ad eliminare dalla competizione politica il leader dell’opposizione.

“L’uso politico del mezzo giudiziario è incompatibile con i principi dell’Unione Europea” ha commentato su Twitter il Ministro degli Esteri della Lituania -altro Paese storicamente amico della Georgia- Linas Linkevicius, a cui ha risposto di persona il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, per illustrare come l’arresto del leader UNM sia in linea con le regole della magistratura.

“Stupisce, e duole constatare, che la Georgia critica la voce dei suoi migliori amici europei anziché ascoltarla” è stata la risposta del Ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt, che si è detto stupito della presa di posizione del Premier di un Paese che ha più volte dichiarato di desiderare l’integrazione nell’Unione Europea.

L’importanza di Tbilisi per la politica di diversificazione delle forniture di gas UE

Sia le sanzioni che il caso Saakashvili hanno messo a serio repentaglio i buoni rapporti tra Georgia e l’Occidente, divenuti eccellenti dopo che Tbilisi ha firmato, lo scorso 27 Giugno, assieme a Ucraina e Moldova, l’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla firma del documento, che integra progressivamente l’economia georgiana nel mercato unico europeo, la Georgia rappresenta per l’UE un partner fondamentale nella diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per decrementare la dipendenza energetica dalla Russia.

La Georgia è infatti Paese di transito del Gasdotto del Caucaso del Sud-Est: un’infrastruttura attraverso la quale il gas dell’Azerbaijan è inviato dapprima in Turchia attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e, successivamente, in Grecia, Albania e Italia tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Per fermare la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, la Russia sta cercando di destabilizzare la Georgia, dopo avere aggredito Tbilisi militarmente nell’Agosto del 2008 per cercare di rovesciare l’Amministrazione Saakashvili: punita da Mosca per il suo orientamento filo europeo e filo atlantico.

In particolare, la Russia intende sostituire a TANAP e TAP il Southstream: un gasdotto, che invia gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito per incrementare la dipendenza dell’Europa da Mosca, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del gas russo verso l’UE, e per annullare il progetto di diversificazione delle forniture di gas concepito dalla Commissione Europea.

Per questa ragione, lo stesso Saakashvili, che ora ripara tra Polonia e Ucraina per evitare l’arresto, ha ritenuto la sentenza a suo carico politicamente motivata da un disegno di respiro internazionale orchestrato dalla Russia per eliminare un esponente politico di spessore di orientamento filo atlantico.

In particolare, Saakashvili ritiene coinvolti nella sua condanna sia il Premier Garibashvili che capo di Sogno Georgiano Bidzina Ivanishvili: l’uomo più ricco di Georgia, cresciuto ed affermatosi in Russia, che, dopo avere fondato in poco tempo la coalizione Sogno Georgiano, nelle Elezioni Parlamentari del 2012 è riuscito nell’impresa di relegare l’UNM all’opposizione.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140809-174100-63660718.jpg

Ucraina: USA e UE divise sulle sanzioni alla Russia di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 15, 2014

Il Dipartimento di Stato statunitense pubblica le prove dell’attivismo militare russo nelle terre orientali ucraine per chiedere sanzioni più stringenti a Mosca. Come riportato dal Financial Times, l’Europa è spaccata tra le ‘pro russe’ Germania, Francia e Italia e le ‘pro ucraine’ Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia

Obama finalmente risoluto, la Merkel continuamente tentennante, e Tusk, Butkevicius, Straujuma e Roivas isolati da un’Europa sempre più ripiegata sul suo asse tradizionale franco-tedesco. Nella giornata di martedì, 15 Luglio, il Dipartimento di Stato USA ha richiesto l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia per l’attivismo militare dell’esercito russo in Ucraina orientale, mirato a destabilizzare la situazione politica interna a Kyiv.

Il Dipartimento di Stato USA, con una nota ufficiale, ha evidenziato come, nonostante le buone intenzioni di pace espresse dal Presidente russo, Vladimir Putin, la Russia stia continuando a rifornire di armamenti e di rinforzi i cosiddetti separatisti filorussi nelle regioni orientali ucraine.

Nello specifico, la nota fa riferimento alla penetrazione di soldati russi in Ucraina, al trasferimento ai cosiddetti separatisti di veicoli, artiglieria e sistemi missilistici di nuova generazione: come i 5 carri armati T-64, i lanciarazzi multipli BM-21 le 2 batterie antiaeree ZU 23-2 e un mortaio 2B16 trasportati a Luhansk lo scorso 14 Luglio con un convoglio battente bandiera russa, e a quello di simili armamenti a Donetsk attraverso la città di Krasnodon lo scorso 11 Luglio.

Il Dipartimento di Stato USA ha poi contestato l’apertura a Mosca di un ufficio per il reclutamento di volontari intenzionati a combattere in Ucraina orientale a fianco dei separatisti, ha censurato l’arresto e l’estradizione in Russia della pilota dell’aviazione militare ucraina Nadiya Savchenko e, sopratutto, ha espresso forte preoccupazione per il riarmo attuato dall’esercito russo presso i confini ucraini.

“La Russia non sta lavorando per la pace -riporta la nota del Dipartimento di Stato USA- Ore dopo il cessate il fuoco concesso unilateralmente dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, i separatisti appoggiati dalla Russia hanno attaccato nove ufficiali ucraini, mentre Mosca ha supportato i separatisti che hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza ucraine per più di 100 occasioni, portando all’uccisione di 28 persone. I separatisti russi -continua la nota- ancora detengono più di 150 ostaggi, per lo più civili, tra cui insegnanti e giornalisti, ed hanno respinto ogni offerta di incontro con il Governo ucraino”.

La posizione risoluta degli USA sembra non essere del tutto condivisa dall’Unione Europea che, come riportato dal Financial Times, si sta sistematicamente opponendo all’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia per via degli stretti interessi economici ed energetici con Mosca.

Nello specifico, come riporta l’autorevole testata internazionale, ad essere contrarie alle sanzioni alla Russia sono Germania, Francia e Italia, ovvero i due Paesi tradizionalmente alla guida politica dell’Europa più lo Stato che, da poco tempo, ha assunto la presidenza di turno dell’UE.

Tuttavia, la posizione dell’UE nei confronti della Russia potrebbe non essere compatta per via dell’opposizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale alla linea troppo morbida di Germania, Francia e Italia.

A sostegno di questa tesi, il Financial Times ha riportato l’opposizione di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE del ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini.

Secondo l’importante testata, la Mogherini avrebbe provocato l’opposizione dei Paesi dell’Europa Centrale per avere invitato Putin al vertice Europa-Asia di Milano: de facto, rompendo l’isolamento internazionale applicato dalla Comunità Internazionale al Presidente russo per protestare contro la violazione dell’integrità territoriale ucraina.

Kyiv lamenta la penetrazione russa a Donetsk e Luhansk

Di pari passo alla rottura del fronte occidentale, l’Ucraina ha lamentato continui attacchi, provenienti dalla Federazione Russa, ai propri mezzi militari impegnati nella riconquista dei territori occupati dai cosiddetti separatisti russi.

Il Presidente ucraino Poroshenko ha infatti condannato l’assalto a velivoli e carri armati di Kyiv da parte di avanzati sistemi di aggressione, ed ha contestato l’infiltrazione di soldati russi in Ucraina per dare sostegno ai separatisti a Donetsk e Luhansk.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140715-124548-45948570.jpg

Difesa europea: Obama mantiene le promesse per l’Europa Centro-Orientale

Posted in USA by matteocazzulani on July 1, 2014

Il bilancio per la difesa proposto dall’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America prevede lo stanziamento di 1 Miliardo di Dollari per la European Reassurance Initiative, progetto per rafforzare la presenza militare USA in Europa e le strutture difensive dei Paesi UE maggiormente esposti a possibili aggressioni militari da parte della Russia di Putin. Riservati anche 5 miliardi di dollari per la lotta al terrorismo, mente 500 milioni è la quota preventivata per aiuti all’opposizione siriana

Pace e sicurezza, ma solo per un anno, sono le linee guida della proposta di bilancio che l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha inviato al Congresso per l’approvazione nel Budget definitivo per l’Anno Fiscale USA 2015.

Come riporta una nota della Casa Bianca, per le Operazioni di Contingenti Oltremare -OCO- saranno destinati 58,6 miliardi di Dollari, dei quali un miliardo sarà dedicato al progetto European Reassurance Iniziative per lo rafforzare la sicurezza degli alleati della NATO in Europa.

Nello specifico, la European Reassurance Initiative -per la quale 925 Milioni di Dollari saranno concessi dal Dipartimento della Difesa, mentre i rimanenti 75 Milioni di Dollari saranno a carico del Dipartimento di Stato- prevede il rafforzamento della presenza militare statunitense in Europa, l’incremento delle esercitazioni per innalzare la capacità difensiva degli alleati europei della NATO, anche per mezzo della concessione di nuove attrezzature militari statunitensi.

La European Reassurance Initiative, presentata da Obama durante la sua visita a Varsavia, lo scorso Giugno, è necessaria a garantire la sicurezza militare sopratutto di quei Paesi dell’Unione Europea, come Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia e Romania, che dinnanzi all’aggressione militare della Russia all’Ucraina, e all’assenza di una forte presa di posizione dell’UE nei confronti di Mosca, hanno chiesto un maggiore impegno della NATO per rafforzare le strutture difensive in caso di attacco da parte dell’esercito russo.

Tra le altre voci del budget della Difesa USA rientra il rimpatrio dei soldati statunitensi dall’Afghanistan: una promessa fatta da Obama già dai tempi della sua prima elezione a Presidente nel 2008, che nel bilancio 2015 rappresenta il capitolo più oneroso tra le spese difensive proposte dalla Casa Bianca.

Il bilancio della Difesa proposto dall’Ammimistrazione Obama prevede poi uscite pari a 5 Miliardi di Dollari per la Lotta al Terrorismo, in particolare per l’addestramento dei reparti militari dei Paesi alleati.

Infine, 500 Milioni di Dollari sono stati proposti per misure di aiuti riservati all’opposizione siriana che, così, è stata scavalcata dall’Europa tra le priorità che l’Amministrazione Obama ha posto per l’Anno Fiscale 2015.

La proposta di bilancio, la più bassa dal 2003, deve però ancora essere confermata dal Congresso, in cui cui i democratici, a cui appartiene il Presidente Obama, controllano solo il Senato, mentre presso la Camera dei Rappresentanti la maggioranza è detenuta dai repubblicani.

Per via della sua morigeratezza, è molto probabile che la proposta di bilancio della Casa Bianca, che sarà appoggiata dai liberal, dovrà essere mediata e modificata in base alle richieste dei conservatori, che, tradizionalmente, richiedono sempre un maggiore impegno da parte dell’Amministrazione Presidenziale per la difesa.

Con la proposta di bilancio Obama ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale e, sopratutto, ha mantenuto gli impegni presi con i partner europei per garantire la sicurezza degli alleati NATO dell’UE e per prevenire possibili ulteriori aggressioni militari in Europa da parte della Russia.

Gli USA sono più europeisti di Austria e Bulgaria

Nella proposta di Bilancio è sancito, però, che la European Reassurance Initiative ha carattere eccezionale, e, quindi, difficilmente sarà riproposta anche per l’Anno Fiscale successivo: una posizione che potrebbe non aiutare a presentare l’aiuto USA all’Europa Centro-Orientale come reale e determinato, sopratutto agli occhi del Presidente russo, Vladimir Putin.

Tuttavia, la decisione di assumere un impegno difensivo di un solo anno non è da considerare un disimpegno degli USA dall’Europa, bensì come un invito, molto chiaro, che l’Amministrazione Obama intende rivolgere all’UE affinché l’Europa si possa finalmente dotare di una comune politica estera, ed anche energetica.

La manovra di Obama è anche dettata dalla volontà di evitare il ripresentarsi dei comportamenti di Austria e Bulgaria, che pur di realizzare i propri interessi bilaterali con la Russia -come la costruzione del gasdotto Southstream- hanno infranto le sanzioni che USA e UE hanno imposto a Mosca per avere violato l’integrità territoriale ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140701-101037-36637591.jpg

Ucraina: miliziani russi abbattono tre aerei dell’esercito ucraino

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 15, 2014

49 militari morti in seguito all’abbattimento di un velivolo militare da trasporto di categoria IL-76 dell’esercito ucraino da parte dei miliziani russi a Luhansk, mentre altri due velivoli sono stati abbattuti vicino a Donetsk. Dopo avere strappato Maryupol ai russi, Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, chiude il confine con la Russia

C’è chi in Italia li dipinge come angeli che combattono contro pericolosi nazisti, ma la realtà dei fatti -puntualmente ignorata da chi fa di tutto per gettare in cattiva luce gli ucraini- dimostra che i veri aggressori in Ucraina sono i russi.

Nella giornata di sabato, 14 Giugno, un velivolo da trasporto dell’Esercito ucraino di categoria IL-76 è stato abbattuto dai miliziani russi presso l’aeroporto di Luhansk, dove l’aereo, coinvolto nelle operazioni antiterrorismo di Kyiv, sarebbe dovuto atterrare.

Come riporta una nota ufficiale, a causa dell’agguato, operato dalla contraerea di cui sono ben dotati i miliziani russi che occupano le regioni orientali dell’Ucraina, sono morte 40 soldati della 25 Brigata di Dnipropetrovsk, più 9 militari ucraini dell’equipaggio.

Pronta è stata la riposta del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha promesso una riposta dura contro chi infrange l’integrità territoriale dell’Ucraina ed impedisce la pace nell’est del Paese.

Poroshenko ha anche dichiarato di avere completato con successo la chiusura del confine russo-ucraino, e, sopratutto, di avere strappato ai miliziani russi la città di Maryupol, nella quale è stata spostata l’amministrazione regionale di Donetsk.

“Chi mette a serio repentaglio la pace in Ucraina riceverà una risposta risoluta -ha dichiarato Poroshenko- Ho ricevuto il sostegno di molti Capi di Stato e di governo di Paesi del mondo, che hanno espresso la loro vicinanza all’Ucraina”.

Gli USA contestano la Russia per l’invio di armi illegale nel Donbas

Oltre alla Francia, al cui Presidente, Francois Hollande, Poroshenko ha chiesto l’accelerazione della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, tra i Paesi vicini a Kyiv ci sono gli Stati Uniti d’America.

Come dichiarato, con una nota, dal Dipartimento di Stato USA, ci sono prove tangibili che la Russia ha invitato in Ucraina orientale armamenti utilizzati contro l’esercito ucraino, come quelle riportate da diversi media indipendenti, che hanno fissato il transito di carri armati e camion carichi di soldati e munizioni nelle località di Torez, Makyeyevka e Snizhne.

Pronta risposta alle dichiarazioni di Poroshenko e del Dipartimento di Stato USA è provenuta dai miliziani filorussi, che dopo essersi fatti fotografare sulle rovine del velivolo abbattuto a Luhansk, hanno dato notizia di un secondo abbattimento.

Secondo il dispaccio, non confermato dalle Autorità ucraine, la contraerea dei miliziani russi avrebbe abbattuto due SU-24 dell’esercito ucraino presso la città di Horlivka, a pochi chilometri da Donetsk.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140615-132239-48159811.jpg

Slovacchia ed Ungheria pronte al transito inverso di gas in Ucraina. Grazie a Obama

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 11, 2014

Il Premier slovacco, Robert Fico, inizia le procedure per permettere il trasporto di gas in territorio ucraino attraverso i gasdotti di Bratislava senza infrangere i contratti in essere con la Russia. Il Ministro degli Esteri ungherese, Janos Martonyi, evidenzia come Budapest sia già pronta a veicolare oro blu dalla Germania a Kyiv per affrontare una crisi geopolitica urgente

Un’Europa più protagonista per una politica energetica che sappia rafforzare la Democrazia e i Diritti Umani in quei Paesi dove forte è l’uso del gas per scopi imperialistici è militaristi. Nella giornata di giovedì, 10 Aprile, il Premier slovacco, Robert Fico, ha dichiarato la volontà di indagare in merito alla possibilità di permettere il transito di gas dalla Germania all’Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti della Slovacchia.

Come dichiarato da Fico, e confermato dalla compagnia slovacca Eustream, la decisione di rifornire di oro blu europeo il territorio ucraino, necessaria dopo che l’Ucraina ha sospeso l’importazione di gas dalla Russia, pone però la Slovacchia dinnanzi al rischio di infrangere i contratti in essere con il monopolista russo del gas Gazprom per veicolare il carburante di Mosca in Europa Occidentale.

Per questa ragione, il Premier slovacco ha invitato ad aprire un tavolo di discussione, finalizzato all’avvio di forniture di gas russo venduto dalla compagnia tedesca RWE all’Ucraina attraverso i gasdotti slovacchi, a cui partecipano Unione Europea, Russia e Stati Uniti d’America.

Proprio gli USA hanno un ruolo importante nella vicenda, dal momento in cui è stato proprio sulla base di un invito del Vicepresidente USA, Joe Biden, che il Premier Fico ha sciolto le riserve in merito alla necessità di rifornire di gas da occidente l’Ucraina e, così, risolvere una grave crisi geopolitica alle porte dell’UE.

Chi, a differenza della Slovacchia, non ha particolari problemi contrattuali è l’Ungheria che, come dichiarato dal Ministro degli Esteri ungherese, Janos Martonyi, durante un incontro con il Vicecapo della Diplomazia ucraina, Danilo Lubkivsky, è pronta a rifornire l’Ucraina di 16,9 milioni di metri cubi di gas al giorno.

Oltre alla promessa di impegno sul lato energetico, confermata dalla compagnia ungherese FGSZ, incaricata della gestione dei gasdotti magiari, il Ministro Martonyi ha anche contestato l’attività militare della Russia in Ucraina, come l’annessione armata della Crimea e l’incitamento di rivolte separatiste nell’est del Paese, come illegale e volta alla destabilizzazione politica di Kyiv.

Condanna per l’atteggiamento della Russia è stata espressa anche dalla Portavoce del Dipartimento di Stato USA, Jen Psaki, che ha contestato la decisione di Mosca di incrementare il prezzo del gas imposto a Kyiv da 268 a 485 Dollari per mille metri cubi di oro blu come strumento di pressione geopolitica, ed ha promesso aiuti, anche finanziari, per garantire la sicurezza energetica e la ristrutturazione del sistema infrastrutturale ucraino.

I Paesi Bassi sospendono la collaborazione energetica con la Russia

Condanna per l’atteggiamento belligerante della Russia in Ucraina è stato dimostrato anche dai Paesi Bassi che, in segno di protesta per l’annessione militare della Crimea e per la concentrazione di reparti dell’esercito russo ai confini orientali ucraini, ha revocato un’importante missione commerciale a Mosca per l’incremento delle importazioni del gas del Cremlino in territorio olandese.

La decisione, comunicata dal Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, è stata presa sulla base della revisione dei rapporti con la Russia dell’UE, nonostante, nel breve periodo, l’interruzione delle importazioni di carburante russo rallenti il progetto dei Paesi Bassi di diventare il principale hub del gas in Europa attraverso lo sfruttamento intensivo del gasdotto Nordstream.

Questo gasdotto, realizzato nel 2012 su volere di Putin per veicolare in Germania, Olanda, Belgio, Francia e Repubblica Ceca 55 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno per bypassare Paesi dell’UE come Lituania, Lettonia, Estonia e Polonia -e, così, dividere l’Europa al suo interno- per i Paesi Bassi avrebbe dovuto compensare il decremento da 80 Miliardi di metri cubi a 67,4 dello sfruttamento di oro blu presso il giacimento di Groningen, deciso dal Governo olandese sulla base di timori di natura sismologica.

L’atteggiamento di Ungheria e Paesi Bassi vanno verso il rafforzamento di un’iniziativa di politica energetica comune europea che, tuttavia, dovrebbe essere coordinata dall’UE più che dai singoli Stati.

I dubbi dimostrati dalla Slovacchia per paura di ripercussioni contrattuali da parte della Russia dimostrano infatti come il varo di una politica energetica comune dell’UE sia necessario ora più che mai per permettere all’Europa di assumere un ruolo rispettato e rispettabile in ambito internazionale.

Matteo Cazzulani

UE ED USA COMPATTI PER L’UCRAINA LIBERA E DEMOCRATICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 2, 2014

Durante la Conferenza di Monaco, Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha dichiarato che il futuro degli ucraini è nell’UE, mentre il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, ha supportato la necessità che gli ucraini decidano in autonomia i propri partner politici ed economici. La rabbia del Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, che ha accusato i manifestanti in Ucraina e i media occidentali.

La battaglia per la Libertà che si gioca in Ucraina è una lotta per la Democrazia in tutto il Mondo. Questo è il messaggio che l’Occidente, compatto, ha invitato al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, durante la Conferenza per la Sicurezza mondiale di Monaco di Baviera, nella giornata di sabato, Primo di Febbraio.

Come riportato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che ha parlato per conto di tutta l’Unione Europea, l’Ucraina è parte del’Europa e il futuro politico di Kyiv è nell’UE. Per questa ragione, Van Rompuy ha dichiarato che le Istituzioni Europee non devono chiudere le porte dell’Unione agli ucraini, ma offrono a Kyiv l’adozione di uno stile di vita europeo.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, ha evidenziato che USA ed UE sono al fianco del popolo ucraino e tutelano il suo diritto a scegliere i propri partner economici e politici in totale autonomia, senza permettere a nessun Paese terzo di influenzare questa scelta.

Kerry ha inoltre invitato la Russia, che ancora considera l’Ucraina come inserita nella propria sfera di influenza, a non vedere le aspirazioni europee degli ucraini come pericolose per Mosca, ma ha chiamato la Federazione Russa a collaborare per garantire pace e prosperità.

La presa di posizione di Kerry non è piaciuta al Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, che, con un discorso fortemente impregnato di emotività, ha dipinto i manifestanti ucraini come fascisti e antisemiti.

Il Ministro degli Esteri russo ha inoltre incolpato il canale TV Euronews per avere raccontato delle torture a Dmytro Bulatov: oppositore prelevato dall’ospedale, torturato, privato di un orecchio e poi addirittura crocefisso.

Continua la repressione del regime di Yanukovych: arrestato dissidente torturato, denunciato più grande Partito dell’opposizione

Oltre ai fatti, che finora vedono almeno sette morti -tutti tra i manifestanti- centinaia di feriti e diverse centinaia di dispersi, a dispetto delle dichiarazioni di Lavrov parlano anche le vicende accadute in contemporanea a Kyiv, dove proprio Bulatov è stato arrestato dalla polizia nell’ospedale in cui l’oppositore ha subito un delicato intervento chirurgico che gli ha concesso di vivere più a lungo.

Le forze speciali del regime Berkut hanno circondato il letto di Bulatov, accusato di avere organizzato la manifestazione Automaidan: caroselli di automobilisti impegnati ad invitare altri autisti ad unirsi alla manifestazione contro il regime di Yanukovych che dura dallo scorso 21 Novembre.

Nel mirino del Regime è finito il Partito dell’opposizione di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna, su cui la Procuratura Ucraina ha aperto un’inchiesta per tentativo di sovversione del potere con l’organizzazione della protesta pacifica contro il regime di Yanukovych.

Pronta è stata la risposta del Leader in pectore di Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, che, proprio a Monaco, ha fatto appello all’Occidente affinché siano imposte al più presto sanzioni personali nei confronti di quelle Autorità che sono responsabili della violazione dei Diritti Umani e della Democrazia in Ucraina.

Assieme a Yatsenyuk in Germania è stato presente anche Vitaly Klichko, il Leader del Partito moderato UDAR che, assieme a Barkivshchyna, rappresenta il nucleo della protesta degli ucraini: un’imiziativa pacifica e nonviolenta che, nonostante le insinuazioni di Lavrov, è composto da soggetti politici democratici ispirati dal modello dei grandi Partiti europei.

Matteo Cazzulani

GAS: COSÌ OBAMA VUOLE SALVARE L’EUROPA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 6, 2013

Il Dipartimento di Stato USA esprime pieno appoggio al Corridoio Meridionale, concepito per diversificare le formiture di gas della Commissione Europea. L’impegno geopolitico del Presidente statunitense in supporto all’indipendenza dell’UE dalla Russia

Il Corridoio Meridionale, concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea, è un obiettivo strategico degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 5 Giugno, il Dipartimento di Stato USA ha emanato una nota in sostegno del progetto varato dalla Commissione Europea per veicolare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa.

Come riporta la nota, gli Stati Uniti d’America ritengono la diversificazione delle forniture di gas importante per la sicurezza energetica dell’UE, ad oggi fortemente dipendente dalle importazioni provenienti da Russia ed Algeria.

Nello specifico, il Dipartimento di Stato USA ha mantenuto una posizione di neutralità nei confronti dei due gasdotti progettati nell’ambito del Corridoio Meridionale.

Il primo è il Nabucco, concepito per veicolare dall’Azerbaijan 30 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il secondo è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per trasportare 21 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Grecia e Turchia in Italia, attraverso l’Albania.

La posizione degli Stati Uniti d’America nei confronti del Corridoio Meridionale è un chiaro appoggio alla politica energetica varata dalla Commissiome Europea per limitare la dipendenza dell’UE dalla Russia.

La Russia, il cui Presidente, Vladmir Putin, punta ad eliminare l’UE dalla geopolitica mondiale, si avvale del gas per mantenere l’Europa spaccata al suo interno, concedendo contratti vantaggiosi per le forniture solo alle compagnie energetiche di Paesi vicini a Mosca come Italia, Francia e Germania.

La posizione sul Corridoio Meridionale UE non è l’unica iniziativa presa dall’Amministrazione Presidenziale USA di Barack Obama in ambito energetico in favore dell’Europa.

Nel Febbraio 2013, il Presidente Obama ha portato alla tregua tra Israele e Turchia, un passo che ha permesso l’avvio della progettazione del trasporto di gas israeliano, attraverso i gasdotti turchi, in Europa.

Polonia e Gran Bretagna verso l’indipendenza grazie allo Shale USA

Mercoledì, 5 Giugno, in seguito ad un incontro tra il Segretario di Stato USA, John Kerry, e il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, la Polonia ha preventivato l’acquisto di gas statunitense.

La decisione della Polonia, che necessita del gas statunitense per diminuire la dipemdnza energetica dalla Russia, che fornisce l’82% del totale dell’oro blu importato dall’ecomia polacca, segue l’avvio dell’importazione di gas dagli USA da parte della Gran Bretagna, nel Marzo 2013.

L’esportazione di gas USA in Europa, su cui hanno espresso interesse anche Spagna e Germania, è possibile grazie allo sfruttamento dello Shale, oro blu ubicato in rocce porose poste a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi operate solo in Nordamerica.

Lo sviluppo dello sfruttamento dello Shale, che permetterà agli USA di diventare Paese esportatore di gas, sopratutto in Asia, è contrastato dalla Russia, che vede nell’oro blu non convenzionale una minaccia al mantenimento dell’egemonia energetica in Europa.

Secondo indiscrezioni, la Russia finanzia movimenti ecologisti che in Europa protestano contro l’avvio dello sfruttamento dello Shale.

Matteo Cazzulani

USA: OBAMA CAUTO SULL’OLEODOTTO KEYSTONE XL

Posted in USA by matteocazzulani on March 17, 2013

Il Presidente statunitense alle prese con la decisione sulla realizzazione di un’infrastruttura necessaria ad aumentare le importazioni di greggio dal Canada alle raffinerie del Golfo del Messico. L’opposizione degli ambientalisti e il sostegno bipartisan di Congresso e Senato.

Il Presidente USA, Barack Obama

Il Presidente USA, Barack Obama

Paziente nella politica energetica interna, deciso in quella militare estera. Nella giornata di mercoledì, 13 Marzo, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha affrontato la questione della costruzione dell’oleodotto Keystone XL: conduttura di 1.700 miglia, progettata per veicolare greggio dal Canada alle raffinerie statunitensi del Golfo del Messico attraverso Montana, South Dakota, Kansas, Nebraska, Oklahoma e Texas.

Come riportato dall’Agenzia Associated Press, il Presidente Obama non ha ancora preso una decisione definitiva sul via libera all’infrastruttura che, secondo i progetti, garantisce agli Stati Uniti d’America approvvigionamenti sicuri e agevoli fino al sud del Paese.

A motivare la lunga riflessione di Obama è una molteplicità di fattori. Da un lato, il Presidente statunitense ha ritenuto inesatta la previsione secondo la quale l’oleodotto Keystone XL è destinato a creare in maniera diretta e indiretta più di 100 Mila posti di lavoro, come invece ritenuto dalla minoranza repubblicana, che, sempre mercoledì 13 Marzo, ha incontrato il Capo di Stato democratico a Capitol Hill.

Dall’altro, Obama deve affrontare l’opposizione ‘a sinistra’ dei movimenti ambientalisti, che si sono appellati al Segretario di Stato, John Kerry, affinché la realizzazione dell’oleodotto sia immediatamente interrotta per contrastare le emissioni inquinanti.

Il Presidente Obama, che ha posto la questione climatica in cima alle priorità della sua Amministrazione sin dalla prima elezione, nel 2009, si trova dunque ad un bivio.

La mancata realizzazione dell’oleodotto Keystone XL costringerebbe infatti il Canada ad avviare l’esportazione di greggio alla Cina, e, così, priverebbe gli USA della possibilità di disporre di una cospicua quantità di greggio necessaria per lo sviluppo dell’economia statunitense.

Un rapporto del Dipartimento di Stato ha inoltre ritenuto la realizzazione dell’infrastruttura necessaria per l’economia statunitense, e priva di impatti sulle emissioni inquinanti, che l’Amministrazione Presidenziale si è impegnata a ridurre entro il 2020.

Inoltre, presso la Camera dei Rappresentanti è stata presentata una mozione bipartisan per aggirare un possibile veto del Presidente -nel caso in cui Obama dovesse optare per il no all’oleodotto- sulla base della della Commerce Clause, che garantisce al Congresso piena autorità in alcuni ambiti della questione energetica.

Come riportato dal Washington Times, la mozione ha già raccolto l’adesione di alcuni esponenti di Congresso e Senato provenienti dagli Stati interessati dall’attraversamento dell’infrastruttura, tra cui i repubblicani Lee Terry -Nebraska- e John Hoeven -North Dakota- e i democratici Max Bacus e Jon Tester -entrambi del Montana.

Sì agli scudi spaziali in Alaska ed Europa

Se la cautela regna in ambito energetico, decisa è invece l’Amministrazione Presidenziale USA per quanto riguarda la politica di difesa in ambito estero.

Nella giornata di venerdì, 15 Marzo, il Capo del Pentagono, Chuck Hagel, ha dichiarato la necessità di dislocare 14 intercettori balistici in Alaska entro il 2017 per prevenire la possibile minaccia di un attacco missilistico da parte della Corea del Nord, che di recente ha intensificato la sperimentazione del lancio di vettori con testata nucleare diretti verso gli Stati Uniti d’America.

Come riportato dal Pentagono, ad oggi Pyongyang non è ancora in grado di raggiungere il territorio degli Stati Uniti, ma la misura è necessaria per prevenire ogni possibile offensiva balistica nucleare da parte del Regime nordcoreano.

Il dislocamento di elementi balistici in Alaska provocherà in altri progetti difensivi approntati per garantire la sicurezza nazionale tagli, che, secondo quanto riportato da Gazeta Wyborcza, non interessano il progetto di scudo antimissilistico preventivato in Europa.

Nel 2012, l’Amministrazione Obama ha dato il via libera alla realizzazione di una postazione radar in Bulgaria, e all’installazione in Polonia di batterie di missili SM-3 II A: intercettori di corto e medio raggio per proteggere l’Occidente da possibili attacchi balistici provenienti dall’Iran.

Lo scudo antimissilistico in Europa, che Obama ha progettato entro il 2018, è l’ennesima evoluzione di un progetto concepito nel 2008 dall’Amministrazione repubblicana di George Bush per affrontare la minaccia di Teheran con la realizzazione di una postazione radar in Repubblica Ceca, e il dislocamento in Polonia di missili Patriot: intercettori dotati anche di capacità offensiva.

Obama, chiamato dagli elettori a correggere la linea muscolare impressa da Bush in politica estera, ha sostenuto il posizionamento di intercettori mobili di categoria Aegys in navi militari chiamate ad incrociare nel Mar Mediterraneo.

Successivamente, l’Amministrazione Democratica ha stabilito la costruzione di una postazione radar in Bulgaria, e il posizionamento su terra di intercettori a rotazione tra Romania e Polonia.

Matteo Cazzulani

GAS: RUSSIA E USA SI CONTENDONO LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 20, 2013

Il monopolista russo del gas Gazprom presenta offerte faraoniche per ottenere il controllo delle compagnie nazionali energetiche greche DEPA e DESFA, e lamenta l’intervento degli Stati Uniti d’America a sostegno della corsa del colosso azero SOCAR. L’UE invita Atene a fare cassa per rispettare il piano di rientro in campo economico.

A quanto pare, la Guerra Fredda in Europa non è ancora finita, e si fa sempre più acuta nella regione del Vecchio Continente più fortemente colpita dalla crisi economica.

Come riportato dal Natural Gas Europe nella giornata di martedì, 19 Febbraio, Russia e Stati Uniti d’America stanno combattendo una battaglia su diversi fronti per controllare le compagnie energetiche nazionali greche DEPA e DESFA, che il Governo di Atene ha deciso di privatizzare per reperire risorse necessarie ad arginare il deficit dello Stato.

Molto agguerrita è la Russia, che con il monopolista statale russo, Gazprom -ente controllato dal Cremlino- ha offerto alla Grecia lauti investimenti nel sistema infrastrutturale energetico locale e uno sconto sulle forniture di gas che, ad oggi, coprono il 54,10% del fabbisogno nazionale complessivo greco.

Inoltre, Mosca ha esercitato pressioni diplomatiche su Atene affinché l’offerta presentata da Gazprom e dalla compagnia Sintez-Negusneft sia valutata con particolare attenzione, ed ha lamentato un simile coinvolgimento da parte degli Stati Uniti d’America.

La lamentela dei russi è stata confermata da un esponente del Governo greco che, mantenendo l’anonimato, sempre al Natural Gas Europe ha confermato l’attività del Dipartimento di Stato USA nell’illustrare ad Atene le serie conseguenze geopolitiche che deriverebbero dalla cessione del settore energetico della Grecia alla Russia.

A differenza dei russi, nessuna compagnia USA si è presentata all’asta per l’acquisizione della DEPA e della DESFA: Washington ha così lasciato il ruolo di principale competitor di Gazprom al colosso dell’Azerbaijan SOCAR.

Neutrale, e un poco cinica, è invece la posizione dell’Unione Europea, che al posto di prendere una posizione a favore di una delle parti, o di avanzare una propria proposta, si è limitata ad incentivare una rapida chiusura della partita per portare in cassa il quanto più denaro possibile.

A influenzare il comportamento UE sono sopratutto Germania e Austria, i cui Governi puntano molto sulla riuscita del salvataggio economico della Grecia per ottenere una nuova maggioranza nelle Elezioni Federali, in programma nel 2013.

La scalata sulla Grecia cruciale per la concorrenza tra Southstream e TAP

Dalla battaglia per le compagnie energetiche greche dipende la realizzazione di infrastrutture che possono aumentare, o diminuire, la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia, dalle cui forniture l’UE è oggi legata per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Se a vincere sarà Gazprom, la Grecia finirà per partecipare al Southstream: gasdotto concepito da Mosca dal territorio russo all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia per rifornire l’Europa di ulteriori 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Se a ottenere il controllo del settore energetico greco sarà la SOCAR, la Grecia vedrà confermata la sua compartecipazione al Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia tramite l’Albania.

La TAP è uno dei gasdotti progettati dalla Comunità Europea, e sostenuto dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria.

Se realizzato, il Gasdotto Trans Adriatico incrementerà il peso dell’Italia -e della Grecia- in Europa, e permetterà anche la creazione di nuovi posti di lavoro in due Paesi fortemente colpiti dalla crisi.

Matteo Cazzulani