LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Mentre Putin provoca la NATO in Turchia Obama guarda al Pacifico

Posted in Medio Oriente, USA by matteocazzulani on October 6, 2015

Velivoli di categoria SU-30 e SU-24 dell’aviazione russa violano lo spazio aereo turco. Condanna della NATO all’accaduto e all’intervento militare della Russia in Siria a sostegno del regime di Assad



Varsavia – Se non sono gli inizi di una nuova Guerra Mondiale -un conflitto che Papa Francesco ha definito come frammentato in diversi scenari in diverse aree del Mondo- poco ci manca. Nella giornata di sabato, 3 Ottobre, e Domenica, 4 Ottobre, velivoli militari russi di categoria SU-30 e SU-24 hanno violato lo spazio aereo della Turchia nei pressi della regione di Hatay, ai confini con la Siria.

I velivoli russi, intercettati e scortati fino al confine da aerei dell’esercito turco, sono impegnati nelle operazioni di guerra che la Russia ha avviato in Siria contro l’opposizione al regime del dittatore siriano, Bashar Al Assad, e, solo nominalmente, contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL.

Pronta è stata la risposta della Turchia, il cui Ministero degli Affari Esteri ha richiesto, ed ottenuto, una riunione urgente della NATO che, con una nota ufficiale, ha definito l’atteggiamento dell’aviazione militare russa come “irresponsabile”, ed ha invitato la Russia a chiarire immediatamente l’accaduto.

Inoltre, la NATO ha condannato i bombardamenti effettuati dall’esercito russo nelle città di Hama, Homs e Idlib, roccaforti dell’opposizione al regime di Assad che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha sempre dichiarato di sostenere apertamente.

La violazione dello spazio aereo della Turchia rappresenta una vera e propria provocazione della Russia alla NATO, che ben rende l’idea delle reali intenzioni che hanno mosso Putin ad intervenire in Siria, ossia una prova di forza con l’Occidente.

Da molto tempo, l’aviazione militare russa sta ripetutamente violando lo spazio aereo di Paesi NATO e dell’Unione Europea, come Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Gran Bretagna, con azioni simili a quelle attuate in Turchia.

Inoltre, l’entrata della Russia nel conflitto siriano ha reso palese la nascita di un’alleanza tra Putin, l’Iran e l’organizzazione terroristica libanese Hetzbollah per sostenere il regime di Assad in Siria.

D’altro canto, gli Stati Uniti d’America hanno creato una coalizione composta da Gran Bretagna, Francia, Germania, Qatar, Turchia e Arabia Saudita che, dal Settembre 2014, è impegnata a bombardare le postazioni ISIL in Siria e Iraq, senza colpire l’opposizione al regime di Assad.

Da parte sua, la Turchia sta attuando bombardamenti mirati non tanto all’ISIL, ma sopratutto ai militari curdi che, sostenuti dagli Stati Uniti e dall’Occidente, stanno coraggiosamente resistendo all’avanzata dell’ISIL nella regione.

Nel quadro occorre aggiungere anche Israele, l’unica democrazia della regione che, dinnanzi allo scarso impegno militare dell’Occidente nella questione siriana, ha concordato con la Russia zone di azione per evitare scontri tra velivoli russi ed israeliani.

Obama conclude la Partnership Trans Pacifica

Oltre che dalla preoccupazione di Israele, la scarsa attenzione degli USA nella regione è stata dimostrata con la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo per l’abbattimento delle barriere doganali raggiunto, sempre nella giornata di lunedì, 5 Ottobre, tra gli USA e altri 12 Paesi della regione del Pacifico, quali Canada, Australia, Cile, Perù, Nuova Zelanda, Vietnam, Filippine, Giappone, Messico, Brunei, Malesia e Singapore.

Il TPP, un successo politico del Presidente statunitense, Barack Obama, che interessa il 40% dell’economia mondiale, segna il definitivo cambio di fronte della diplomazia USA, ora orientata verso la regione dell’Asia/Pacifico e non più verso l’Europa e il Medio Oriente.

Infatti, il TPP, che deve essere ora ratificato dal Congresso statunitense e dai Parlamenti nazionali dei Paesi interessati, è stato anticipato da accordi militari tra gli USA, Corea del Sud e Giappone, che hanno stabilito garanzie di difesa ai sudcoreani e consentito all’esercito nipponico di potere intervenire in difesa degli Stati Uniti in caso di aggressione da parte di Cina o Corea del Nord.

Con gli USA impegnati quasi interamente nell’Asia/Pacifico, Putin ha ora campo libero per rendere la Russia un attore principale della geopolitica in Medio Oriente e in Europa, dove la sicurezza militare dell’Unione Europea è, senza una NATO forte a trazione statunitense, a serio repentaglio.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di rapporti Trans Atlantici

@MatteoCazzulani

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Putin scende in campo alle Europee. Con Le Pen, Salvini, Jobbik ed Alba Dorata

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on April 12, 2014

Secondo l’autorevole centro studi ungherese Political Capital Policy Research and Consulting Institute, per destabilizzare l’Unione Europea ed estendere l’influenza russa in Europa, il Presidente russo, oltre che della forza militare e del gas, si avvale anche di una coalizione di Partiti di estrema destra ed euroscettici in grado di ottenere ampi consensi. La dottrina del conservatorismo post-sovietico e l’odio per l’immigrazione e gli Stati Uniti d’America tra le motivazioni che spingono movimenti europei ad abbracciare lo zar del gas come loro riferimento

Una grande famiglia elettorale europea per ottenere un buon risultato sull’onda dell’euroscetticismo e minare dall’interno il funzionamento di un’Unione Europea che, come dimostrato dal caso ucraino, se agisce unita e con una voce sola è ancora in grado di dare forza allo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo. Questa, secondo quanto riportato da uno studio del Marzo 2014 dell’autorevole centro studi ungherese Political Capital Policy Research and Consulting Institute, è la strategia elettorale per le prossime Elezioni Europee del Presidente russo, Vladimir Putin.

Come riportato dal documento -visualizzabile al seguente link http://www.riskandforecast.com/useruploads/files/pc_flash_report_russian_connection.pdf – Putin avrebbe deciso di estendere l’influenza della Russia in Europa non solo con la forza militare e con il gas, come finora fatto rispettivamente con l’Ucraina e con i Paesi dell’UE, ma anche con la presenza di una coalizione elettorale a lui fedele in grado di influenzare le decisioni politiche delle Istituzioni europee e, se possibile, rallentare la già fin troppo farraginosa macchina decisionale dell’Europa unita.

Il sostegno dato da Putin a questo partiti sarebbe, più che di natura economica, di carattere logistico, con la fornitura di un know how e di una copertura mediatica che, aggiunta all’assistenza data a questi soggetti partitici da Mosca, porta al compattarsi di questa coalizione a partire da elementi di carattere ideologico e propagandistico che, in un’Europa fortemente in crisi, fanno breccia sull’elettorato poco colto ed incolto.

Nella rete della coalizione putiniana in Europa sono presenti sopratutto Partiti di estrema destra e movimenti euroscettici che, con la critica aspra all’Europa basata sul sentore della pancia della gente più che su valide e fondate argomentazioni, da un lato minano a racimolare consensi e, dall’altro, sviluppano un pensiero di netta opposizione non solo all’UE, ma a tutta la civiltà occidentale nel suo complesso, a cui contrappongono la Russia di Putin come nuovo punto di riferimento geopolitico.

Dichiarazioni in tale direzione sono state effettuate, ad esempio, dal Capo del Fronte Nazionale francese, Marine Le Pen, che ha invitato a superare l’UE della burocrazia e delle tasse con l’Unione Pan-Europea che, oltre agli Stati Nazionali europei, comprenda anche Svizzera e Russia, chiudendo le porte alla Turchia.

Tra i principali esponenti della coalizione putiniana lo studio annovera anche il Segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha dichiarato come la Russia sia il futuro e come il Carroccio miri a cementare le relazioni con la Federazione Russa.

Su posizioni marcatamente filorusse ci sono anche i greci di Alba Dorata, che, come dichiarato dal loro Capo, Nikolaos Michaloliakos, propongono una stretta coalizione con Mosca destinata a dominare l’Europa, in quanto la Grecia è ritenuta superpotenza del mare, mentre la Russia e la superpotenza della terra.

A distinguersi per posizioni filo putiniane è anche il movimento di estrema destra ungherese Jobbik che, forte del 20% ottenuto nelle ultime elezioni ungheresi, ritiene necessario costruire un’Unione Euro-Asiatica che valorizzi il ruolo dei popoli e delle regioni, che che veda l’Ungheria esercitare la funzione di ponte tra Europa e Russia.

Oltre al Partito Nazionale Britannico, che ha dichiarato che le elezioni politiche russe sono più corrette di quelle che si attuano in Europa, della coalizione filo putiniana che partecipa alle prossime Elezioni Europee fanno parte anche il Partito della Libertà olandese, la FPO austriaca, i Democratici Svedesi e l’Interesse Fiammingo.

Oltre che tattica, la decisione di Putin di formare una coalizione in suo supporto per le prossime Elezioni Europee è motivata anche dalla dottrina dell’Eurasismo: un preciso progetto ideologico, con cui il Presidente russo si è presentato agli elettori durante le elezioni Presidenziali del 2012, che prevede la costituzione di una superpotenza russa che compatta sotto la sua egida i Paesi dell’Europa, considerata una propaggine della Grande Russa.

Questa dottrina, ribattezzata Conservatorismo post-sovietico, è pienamente accolta dai Partiti di estrema destra europei per contestare l’UE. Non a caso, i Partiti in questione hanno sostenuto i dittatori ucraini, bielorussi e siriani Yanukovych, Lukashenka ed Assad, hanno condannato l’intervento umanitario della NATO in Kosovo, propagano odio verso la Turchia, gli immigrati e il riconoscimento delle coppie di fatto sia etero che omosessuali, attingendo non poco dall’antiamericanismo latente ben radicato in molti dei Paesi dell’Unione, Francia e Italia in primis.

Questi Partiti nulla hanno detto, e semmai hanno persino negato, in merito alle violazioni dei Diritti Umani perpetrate dalla Russia di Putin in Cecenia e in altri teatri geopolitici, né hanno mai condannato la sistematica repressione della Libertà di Stampa, di Parola, di Associazione e di Pensiero, con tanto di arresti ed omicidi di attivisti politici e giornalisti.

Un preciso monito per le prossime Elezioni: salvare la Democrazia e la Libertà

Il rafforzamento della coalizione putiniana, che ha avuto sostenitori, per lo meno sul piano economico, anche da casi singoli appartenenti ad altre famiglie politiche -basti pensare al sostegno a Putin dato da Orban, Berlusconi, Schroder e Tsipras- crea un forte punto di preoccupazione per il mantenimento non solo dell’Unione Europea, ma della civiltà europea in generale.

Per evitare il ritorno ad un medioevo politico, in cui l’odio per il diverso e l’assenza di democrazia regolano la Cosa Pubblica, è auspicabile che ad ottenere il maggior numero di consensi siano quelle forze politiche europee che sostengono un rafforzamento politico dell’UE, in quanto è solo con l’Europa che i Paesi dell’Unione possono uscire dalla crisi.

Gli elettori europei su questo avranno due opzioni ben precise: sostenere chi propone una maggiore attenzione al sociale e al lavoro, oppure chi continua a dare appoggio al rigore finanziario -nello specifico, rispettivamente PSE e PPE- ma senza mai mettere in discussione i valori che l’Europa è stata in grado di garantire per un secolo circa in un continente devastato da secoli di odi e divisioni: Pace, Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

UCRAINA E SIRIA: LA RUSSIA CONTRO GERMANIA E POLONIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 15, 2014

Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov accusa di ingerenza nelle questioni ucraine il suo collega tedesco, Frank Walter Steinmeier, che invece lo ha invitato collaborare per risolvere la crisi politica a Kyiv. Il Capo della Diplomazia polacca, Radoslaw Sikorski, ricorda alla Russia le pressioni diplomatiche esercitate sull’Ucraina per impedire l’abbattimento delle tariffe doganali tra Kyiv e l’Europa

La Russia da una parte, Germania e Polonia dall’altra. Nella giornata di sabato, 14 Febbraio, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, durante colloqui ufficiali con il Ministro degli Esteri tedesco, Frank Walter Steinmeier, ha accusato la Germania di intromettersi negli affari interni dell’Ucraina, ed ha dipinto i manifestanti ucraini, che pacificamente stanno manifestando dal 21 Novembre scorso per la democrazia e la libertà contro il Regime del Presidente, Viktor Yanukovych, come violenti.

In particolare, la posizione di Lavrov è stata motivata dall’imminente incontro sulla situazione in Ucraina organizzato dal Presidente della Commissione Esteri del Parlamento Europeo, il popolare Elmar Brok, tra il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed i rappresentanti dei due principali Partiti dell’Opposizione ucraina: il social-popolar-democratico Batkivshchyna e il moderato UDAR.

Pronta è stata la risposta del Ministro socialdemocratico Steinmeier, che ha invitato la Russia a collaborare per cercare, anche per mezzo dei colloqui con i principali attori politici, di una soluzione pacifica ad una crisi politica che in Ucraina dura da troppo tempo, e che, per via dell’uso delle armi da fuoco da parte della polizia di regime, ha provocato almeno sette morti e diverse centinaia di feriti tra i soli manifestanti.

A sua volta, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski dalla Polonia ha sottolineato come sia proprio la Russia ad intervenire sistematicamente nelle questioni interne dell’Ucraina con ritorsioni di carattere commerciale ed economico basate su precise finalità politiche.

Intervistato da Polskie Radio, Sikorski ha ricordato la concessione di un seppur misero sconto sulla bolletta del gas e l’erogazione di un prestito di 15 Miliardi di Dollari all’Ucraina da parte del Presidente russo, Vladimir Putin, per costringere il Presidente ucraino Yanukovych a non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo senza alcun danno all’economia della Russia.

Putin, che desidera a tutti costi inglobare l’Ucraina nella sua sfera di influenza per rendere la Federazione Russa una superpotenza mondiale a danno proprio dell’UE -che con la ricostituzione di un nuovo Impero russo vedremmo minacciata la sua già fragile integrità- tende a discreditare le manifestazioni in Ucraina dipingendole come violente e popolate da nazisti sovversivi, mentre, in realtà, ad utilizzare la violenza in piazza, su preciso mandato dell’Amministrazione Presidenziale, sono solo le forze di polizia.

Lavrov accusa Obama di volere sabotare gli accordi di pace

La stessa tecnica di disinformazione da parte della Russia è stata utilizzata da Lavrov anche a riguardo della Siria, su cui ha accusato l’Occidente, in particolare il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, di volere chiudere con le trattative con Mosca per lo smantellamento dell’arsenale chimico e batteriologico detenuto dal Dittatore siriano Bashar Al Assad.

Pronta è stata la risposta di Steinmeier, che ha evidenziato come la Germania, così come altri Paesi dell’UE, tra cui l’Italia, si stanno adoperando per distruggere le armi di distruzione di massa della Siria così come previsto dagli accordi sottoscritti tra l’Occidente e la Russia.

Matteo Cazzulani

OBAMA RIAVVIA DALLA POLONIA I RAPPORTI CON L’UE

Posted in Unione Europea, USA by matteocazzulani on November 8, 2013

Il Segretario di Stato Statunitense, John Kerry, ha incontrato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per superare lo scandalo intercettazioni. La Polonia appoggerà in sede europea la firma della Zona di Libero Scambio USA-UE.

Una passeggiata per il centro ferito dalla Seconda Guerra Mondiale di una delle Capitali d’Europa e una conversazione con alcuni studenti. Così il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha passato la pausa della tappa più delicata del suo viaggio internazionale -l’unica in Europa tra una serie di visite in Medioriente ed Africa- l’incontro con i vertici politici della Polonia.

Kerry, durante l’incontro con il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha confermato la realizzazione in Polonia dello Scudo Antimissilistico: un progetto di difesa dell’Occidente voluto dal Presidente statunitense, Barack Obama, che prevede il dislocamento in intercettori SM-3 -privi di capacita aggressiva- in Romania e nella base polacca di Redzikowo- e l’installazione di una postazione radar in Turchia.

Il Segretario di Stato USA, che prima dell’incontro con Sikorski ha visitato la tomba di Tadeusz Mazowiecki -primo Premier della Polonia post-comunista- ha anche apprezzato l’impegno che la Polonia ha profuso, e continua a profondere, per lo sviluppo della democrazia in Europa e nel Mondo.

Kerry e Sikorski non hanno poi evitato l’argomento più scomodo: le intercettazioni di politici europei da parte dell’NSA, il braccio della CIA impegnato ad intercettare conversazioni nel Mondo per una questione di sicurezza nazionale.

Il Segretario di Stato USA ha dichiarato che USA e Polonia lavoreranno congiuntamente per garantire sia la privacy dei cittadini che la loro difesa da possibili minacce, mentre Sikorski ha confermato che il Governo polacco sosterrà la firma della Zona di Libero Scambio tra UE e Stati Uniti.

Questo progetto, che rappresenta l’avvio della realizzazione dell’Unione Trans Atlantica -integrazione economica di USA ed UE che garantisce all’Occidente forza, prosperità e progresso- dopo lo scandalo intercettazioni vuole essere bloccato da alcuni Paesi europei, come la Francia.

Kerry e Sikorski hanno concluso l’incontro con la trattazione del tema Siria, per cui il Ministro degli Esteri polacco ha confermato il sostegno all’azione diplomatica volta al disarmo del dittatore siriano Bashar Al Assad.

Putin contro l’Unione Trans Atlantica

La visita di Kerry in Polonia -il Paese storicamente più vicino agli USA- è un tentativo da parte del Presidente Obama di mantenere buone relazioni con l’Unione Europea, e di riavviare le trattative per la Zona di Libero Scambio Transatlantica.

Infatti, la realizzazione del progetto è importante per permettere all’Occidente di concorrere con forza in un mercato mondiale sempre più globalizzato, in cui avversari come Cina e Russia sono pronti a soppiantare UE ed anche gli USA.

In particolare, il processo di integrazione, allargamento e consolidamento dell’UE riscchia di arrestarsi a causa della costituzione dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione soprannazionale nello spazio ex-URSS voluto dalla Russia per estendere l’egemomia di Mosca nel mondo ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che Obama mira ad arrestare, coinvolge sopratutto Ucraina e Georgia: Paesi che rappresentano uno snodo di gasdotti da cui dipenderà sempre di più la sicurezza energetica, e quindi anche quella nazionale, dei Paesi UE.

La Russia si avvale proprio della sua posizione di quasi monopolio nel mercato del gas UE per contrastare ogni tentativo di consolidamento dell’Unione Europea, ed ogni forma di integrazione dell’Europa com gli USA nell’Unione Trans Atlantica, che Mosca considera un pericoloso rivale economico.

Matteo Cazzulani

NON DIMENTICHIAMO ANNA POLITKOVSKAYA. ANCHE SE PUTIN RISCHIA IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Editoriale, Russia by matteocazzulani on October 7, 2013

Sette anni fa è stata assassinata la coraggiosa giornalista della Novaya Gazeta che ha testimoniato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia. Prove indicano responsabilità per l’omicidio delle Autorità politiche russe

Coraggio, dedizione, passione ed ostinatezza nel raccontare violazioni dei Diritto Umani di cui il Mondo è tutt’oggi ancora ignaro. Le qualità che hanno caratterizzato Anna Politkovskaya, giornalista russa assassinata il 7 Ottobre del 2006, sono tanto chiare quanto terribilmente legate con la sua uccisione.

Mentre rientrava a casa dalla spesa, come una mamma qualunque, la Politkovskaya è stata uccisa da sicari con sette colpi di pistola nell’androne di casa. Il messaggio legato al gesto è inequivocabile: ad essere colpita, con la Politkovskaya, è stata anche la Libertà di Stampa, in un Paese, la Federazione Russa, in cui Democrazia e rispetto dei Diritti Umani sono puntualmente violati.

Del resto, la Politkovskaya, che ha documentato con minuzia le violazioni dei Diritti Umani perpetrate dall’esercito russo in Cecenia per mezzo dei suoi articoli sul giornale di impronta liberale Novaya Gazeta -uno dei pochi media non allineati con il Cremlino- dava fastidio a molti in Russia.

L’assassinio della Politkovskaya è ancora un caso irrisolto, anche se numerose prove -tra cui il giorno dell’omicidio: il compleanno del Presidente russo, Vladimir Putin- suggeriscono che i sicari abbiano agito per conto delle Autorità politiche della Russia.

Curioso come, proprio in questi giorni, il Presidente Putin sia stato candidato al Premio Nobel per la Pace per via della sua opposizione al presunto attacco armato degli Stati Uniti in Siria -azione che, come dimostrato dall’effettivo possesso delle armi chimiche da parte del Regime di Damasco, sarebbe stata legittima.

Se la Comunità Internazionale non ha la memoria corta, Putin più che il Nobel per la Pace riceverà un invito a chiarire il più presto possibile l’omicidio della coraggiosa giornalista russa, e, con lei, di molti altri operatori dei media ed attivisti per i Diritti Umani e Civili repressi con sistematicità dal 2000 -anno della presa del potere da parte del Presidente russo.

Gas e geopolitica imperialista

Inoltre, la Comunità Internazionale deve dire chiaramente basta all’uso delle risorse energetiche come mezzo per l’attuazione di disegni geopolitici di stampo imperialista, come da anni Putin fa con il gas.

Per imporre l’egemonia della Russia sull’Europa Orientale, ed impedire la realizzazione di un’Unione Europea forte e coesa -obiettivi che Putin ha dichiarato a più riprese anche durante l’ultima campagna elettorale- il Presidente russo ha imposto tariffe altissime per il gas ai Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria.

Inoltre, il Cremlino ha concesso sconti ai colossi energetici degli Stati dell’Europa Occidentale -Francia, Germania, Olanda- ottenendo in cambio il loro appoggio politico a Mosca, ed ha progettato gasdotti per togliere ai Paesi dell’Europa Orientale -Ucraina e Bielorussia- lo status di territorio di transito del gas della Russia in UE.

Questo atteggiamento va di pari passo con l’aggressione militare del 2008 nei confronti della Georgia: Paese libero ed indipendente punito per avere dichiarato di ambire all’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

Una Russia democratica agevola i rapporti economici

La Russia è un Paese con una cultura letteraria inestimabile, ma sul piano politico rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale del Mondo civilizzato, sopratutto della Comunità Occidentale.

È per questo auspicabile e necessario uno sforzo maggiore rispetto a quanto fatto finora affinché, da dittatura nostalgica dell’URSS e dell’Impero zarista, la Russia evolva in una moderna democrazia rispettosa dei Diritti Umani e Civili, della Libertà di Stampa, e delle legittime scelte di politica estera dei suoi vicini.

Aiutare la Russia in questo non facile percorso non significa sacrificare il business con Mosca, bensì agevolare l’instaurazione di relazioni più chiare non solo sul piano commerciale, ma anche politico, umano ed amichevole.

Matteo Cazzulani
Attivista per i Diritti Umani e analista energetico
Presidente Comm. Integrazione Filitalia International-Distretto Italia
Testimone del processo Tymoshenko
Primo Presidente dell’associazione AnnaViva

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SIRIA: SENATO USA DA PRIMO OK A INTERVENTO CONTRO L’USO DI ARMI CHIMICHE

Posted in Mondo Arabo, USA by matteocazzulani on September 5, 2013

La Commissione Affari Esteri approva la mozione del Presidente Obama con una maggioranza mista. Nonostante la sicurezza al Senato, incerto appare l’esito della votazione alla Camera dei Rappresentanti

Un intervento armato limitato di 60 giorni estendibile per altri 30. Nella giornata di mercoledì, 4 Settembre, la Commissione Affari Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato una risoluzione che autorizza il Presidente statunitense, Barack Obama, ad intervenire militarmente in Siria per punire l’uso di armi chimiche da parte del Regime di Damasco.

La votazione è avvenuta dopo una lingua mediazione, avviata da quando, nella giornata di lunedì 2 Settembre, il Presidente Obama ha avviato consultazioni con parlamentari per mostrare le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte del dittatore siriano, Bashar Al Assad.

Dato interessante è quello legato al voto della Commissione, che ha garantito al Presidente Obama, un democratico, un buon sostegno ma, nel contempo, ha lasciato trasparire i reali equilibri di forza dello scenario politico USA sulla situazione.

La mozione, infatti, è stata votata in maniera bipartisan da 10 tra democratici -che mantengono la maggioranza nel Senato- e repubblicani, mentre, sempre a prescindere dall’appartenenza partitica, 7 commissari hanno votato contro.

Come riportato dalla Reuters, i favorevoli sono stati la maggioranza dei democratici, guidati dal Presidente della Commissione, Bon Menedez, ed i repubblicani moderati coordinati da John McCain, che hanno ottenuto l’approvazione di importanti emendamenti che autorizzano aiuti all’opposizione siriana.

Contro alla mozione hanno invece votato alcuni repubblicani intenzionati ad ostacolare il Presidente Obama e vicini al Tea Party, come Marco Rubio, John Barrasso, e Rand Paul, e democratici dell’ala di sinistra come Tom Udall e Chris Murphy.

Il Capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, si è detto fiducioso sul sostegno dell’aula alla proposta del Presidente Obama, ma, nel contempo, ha ammesso che la cospicua opposizione può evitare il raggiungimento del quorum per evitare la presentazione di emendamenti che, inevitabilmente, finiscono per prolungare le operazioni di voto.

Problemi si prospettano anche nella Camera dei Rappresentanti, dove una cinquantina di deputati della maggioranza repubblicana potrebbero unirsi al fronte anti-Obama del Tea Party, sempre assieme ad alcuni esponenti di sinistra dell’opposizione democratica.

Dieci gli alleati USA nell’attacco

In contemporanea alle trattative interne negli USA, il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha dichiarato la volontà da parte di 10 Stati di sostenere l’iniziativa del Presidente Obama in Siria.

Tra questi Paesi figurano la Turchia, e la Francia, il cui Presidente, Francois Hollande, e Primo Ministro, Jean-Marc Ayrault, hanno illustrato come la punizione al regime di Damasco sia utile per lanciare un messaggio anche ad altre dittature come Corea del Nord e Siria.

Favorevoli all’intervento potrebbero presto schierarsi anche Israele, che teme un attacco da parte di Siria ed Iran, e Qatar.

Contrariamente che in passato, all’attacco non intendono partecipare tradizionali alleati USA, come Gran Bretagna -in cui il Primo Ministro, David Cameron, non ha ottenuto il sostegno del Parlamento- la Germania e la Polonia -che hanno dato sostegno all’operazione solo in caso di azione coordinata sotto l’egida ONU.

Matteo Cazzulani

SIRIA: OBAMA HA INVIATO AL CONGRESSO LA MOZIONE

Posted in USA by matteocazzulani on September 2, 2013

Il Presidente statunitense richiede il sostegno del Congresso per impedire il proliferare di armi chimiche e batteriologiche e tutelare gli USA e i suoi alleati. Senato e Camera dei Rappresentanti favorevoli, ma determinati a porre emendamenti

I vertici dicono un sì convinto, mentre la base è più cauta. Nella giornata di Domenica, Primo di Settembre, il Presidente USA, Barack Obama, ha inviato al Congresso il testo della mozione per avviare in Siria un’azione militare mirata a punire il dittatore siriano, Bashar Al Assad, per l’uso delle armi chimiche.

Come riporta il testo emanato dalla Casa Bianca, il Presidente Obama richiede al Congresso di supportare l’azione militare per garantire l’arresto della proliferazione di armamenti non-convenzionali, e per tutelare gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati da possibili attacchi chimici e batteriologici.

La mozione specifica che l’azione militare avrà come obiettivo la distruzione, l’indebolimento e il disincentivo all’uso di armi chimiche nei confronti della Siria e di altre dittature del pianeta che fossero in possesso di tali armamenti.

“Auspichiamo che la situazione della Siria si possa risolvere con un intervento diplomatico, e per questo invitiamo tutte le parti coinvolte a prendere parte al più presto a consultazioni -riporta il testo della mozione- Un’iniziativa unificata e decisa del braccio legislativo statunitense mostrerà la volontà degli USA di risolvere la situazione”.

La mozione della Casa Bianca, che, come richiesto dal Presidente Obama, dovrà essere approvata dal Congresso affinché le operazioni militari in Siria prendano il via, segue le dichiarazioni del Segretario di Stato USA, John Kerry, che, sulla base di studi specifici, ha confermato l’utilizzo di armi chimiche sulla popolazione civile da parte del regime di Assad.

Sostegno alla mozione è stato espresso dai Capigruppo al Senato e alla Camera dei Rappresentanti dei democratici -la medesima fazione del Presidente Obama- Harry Reid e Nancy Pelosi, mentre il senatore repubblicano John McCain ha invitato la Casa Bianca a non circoscrivere l’azione militare ad un solo intervento punitivo.

Meno entusiasta, ma sempre a sostegno delle misure punitive al regime siriano, sono state la reazioni di altri senatori e deputati, che, dopo avere preso visione della mozione, hanno previsto una serie di emendamenti.

“Siamo dinnanzi ad un testo che, così com’è, sarà sicuramente emendato”ha dichiarato, come riportato dall’autorevole UPI il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Patrick Leahy, mentre il senatore repubblicano, Pat Roberts, ha rivelato l’intenzione da parte della Casa Bianca di presentare nei prossimi giorni un nuovo testo.

Il deputato della Camera dei Rappresentanti Chris Van Hollen, un democratico, ha promesso emendamenti per evitare che i soldati americani siano impegnati in operazioni di terra. “Nella Camera prevalgono tendenze isolazioniste che mettono a serio repentaglio l’approvazione della mozione” ha dichiarato il Rappresentante repubblicano Peter King.

Francia, Turchia e Qatar presenti, Gran Bretagna, Germania e Polonia assenti

Oltre che sul piano politico interno, l’azione punitiva nei confronti del regime siriano ha anche visto un mutamento degli equilibri geopolitici, con la Francia che, grazie al supporto incondizionato alle operazioni militari da parte del Presidente francese, Francois Hollande, è ora il più stretto alleato USA in Europa.

Dopo un voto contrario della Camera dei Comuni, la Gran Bretagna ha rinunciato a prendere parte all’operazione punitiva se essa non sarà condotta sotto l’egida ONU, mentre Germania e Polonia -Paesi tradizionalmente sostenitori delle operazioni militari USA in sostegno dei diritti umani nel Mondo- si sono dette non interessate a prendere parte alla missione.

Favorevole all’azione USA contro la Siria sono invece Turchia e Qatar che, come consigliato dall’ex-consigliere per la politica estera del Presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, potrebbero essere coinvolte per colmare l’assenza degli europei.

Matteo Cazzulani

LA SIRIA COME LIBIA E SERBIA: OBAMA INTERVENGA IN MANIERA INTELLIGENTE E DETERMINATA CONTRO UNA DITTATURA VIOLENTA

Posted in NATO, USA by matteocazzulani on August 27, 2013

Il Presidente statunitense vicino alla concessione dell’imprimatur per un intervento armato limitato, sotto l’egida della NATO, per reagire alle violenze sulla popolazione perpetrate dal regime di Damasco. Così come in Libia e in Serbia, il ruolo degli USA si dimostra necessario per garantire nel Mondo Democrazia, Diritti Umani, Pace e Progresso

Un intervento mirato per dimostrare che la democrazia e i diritti umani sono valori inviolabili. La risposta che gli Stati Uniti d’America sono chiamati a dare all’uso delle armi chimiche in Siria da parte del regime di Bashar Al Assad è altamente delicata e rischiosa, sopratutto considerate le dinamiche economiche e politiche del Mondo di oggi.

Come riportato dall’autorevole UPI, il Presidente USA, Barack Obama, dopo ripetuti tentativi di mediazione con Assad, starebbe valutando l’ipotesi di un intervento armato limitato per punire il regime di Damasco, alla luce dell’utilizzo di armi chimiche sulla popolazione civile e sui dissidenti politici da parte dell’Esercito di Assad.

Durante una conferenza stampa, il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha ribadito che l’uso delle armi chimiche da parte del regime di Damasco, testimoniato dalle principali organizzazioni internazionali indipendenti presenti in Siria, rappresenta una violazione dei diritti umani su cui il Mondo civile non può soprassedere.

Per risolvere la situazione, e lanciare un chiaro segnale alla Siria, Obama avrebbe escluso un intervento armato via terra, unilaterale e duraturo, nei confronti di Assad. Da un lato, è troppo rischioso sostenere apertamente un’opposizione al regime che, secondo indiscrezioni, è parzialmente legata con Al Qaeda e il terrorismo internazionale.

Inoltre, una guerra in Siria, oltre che risultare dispendiosa, finirebbe per diffondere presso il Mondo arabo l’odio nei confronti degli USA e, più in generale, dell’Occidente, peraltro già fomentato da Russia e Cina: due Paesi che hanno sempre difeso il regime di Assad dalle accuse di violazione dei diritti umani.

Per questa ragione, il Presidente USA ha ipotizzato due possibili soluzioni poste sotto l’egida della NATO. A riguardo, contatti sono già avvenuti tra il Presidente Obama e il Segretario Kerry, il Primo Ministro britannico David Cameron, il Presidente francese Francois Hollande, e le Autorità politiche e militari di Germania e Turchia.

Modello libico vs. modello balcanico

La prima delle due ipotesi di intervento armato si basa sul ‘modello libico’, con gli USA impegnati solo in un’azione preventiva mirata ad indebolire le difese del regime siriano, ed altri Paesi dell’Alleanza Atlantica coinvolti della gestione del resto delle operazioni militari.

Lo schema richiama quello voluto dall’Amministrazione Obama in occasione della Guerra in Libia del Marzo 2011, nella quale, sotto l’egida NATO, le difese del Dittatore libico, Muhammar Gheddafi, sono state neutralizzate da un primo intervento USA, mentre all’esercito di Francia e Gran Bretagna è spettata la gestione della parte seguente del conflitto, fino alla caduta del regime nordafricano.

La seconda ipotesi ricalca il ‘modello balcanico’ adoperato dalla NATO nel 1999 in Serbia per contrastare le pulizie etniche perpetrate da parte del regime serbo di Slobodan Milosevic. Allora, sono stati utilizzati missili cruise lanciati da incrociatori statunitensi e britannici ubicati nel Mar Adriatico, senza, però, alcuna azione militare via terra.

Ad avvalorare l’ipotesi in merito alla realizzazione del ‘modello balcanico’ anche per risolvere la questione siriana è il dislocamento di navi militari statunitensi nel Mediterraneo orientale, alle quali si starebbero aggiungendo incrociatori britannici di stanza presso l’isola di Cipro.

Il ‘modello balcanico’ consente infatti il solo bombardamento di obiettivi strategici, senza alcuna operazione aggiuntiva, ed evita il coinvolgimento NATO in una Guerra Civile che potrebbe portare a ripercussioni ben più ampie su scala mondiale.

Il rischio è dato dal sostegno fornito alla Siria da parte della Russia. Durante un incontro con il Premier britannico Cameron, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha negato l’uso di armi chimiche da parte di Assad, nonostante le prove fornite da diversi media. Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha poi messo in guardia l’Occidente da ogni azione militare in Siria senza l’avallo dell’ONU.

Il ruolo USA fondamentale per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel Mondo

A prescindere dalle strategie militari e politiche, certo è l’uso delle armi chimiche a Ghouta su bambini ed adulti da parte delle armate di Assad avvenuto mercoledì 21 Agosto, come testimoniato dalle note immagini trasmesse dai principali media internazionali.

Le ripetute violazioni dei diritti umani da parte del regime di Damasco sono così una situazione che l’Occidente, con gli USA in prima fila, non può più tollerare.

Finora, la politica estera del Presidente Obama, un democratico, è stata attenta nel migliorare l’immagine degli USA nel Mondo, fortemente compromessa dall’atteggiamento aggressivo della precedente Amministrazione della Casa Bianca, guidata, per otto anni, dal repubblicano George W Bush.

Tuttavia, come ammesso dallo stesso Obama, esistono dei valori su cui anche l’Amministrazione statunitense non può soprassedere, poiché la mission degli USA nel Mondo è quella di garantire, tutelare e diffondere democrazia, diritti umani, pace e progresso.

È per questo che, ancora una volta nella storia, è opportuno che gli USA prendano l’iniziativa nell’ambito della NATO per dimostrare, senza eccedere in azioni armate troppo spregiudicate, che l’Occidente non rimane inerme dinnanzi all’inaccettabile uso della violenza sulla popolazione civile e sul dissenso politico da parte di una comprovata dittatura.

Matteo Cazzulani

CRISI USA-RUSSIA: IL GELO TRA OBAMA E PUTIN UNA QUESTIONE DI MATURITÀ DEMOCRATICA ED ENERGIA

Posted in Guerra del gas, Russia, USA by matteocazzulani on August 8, 2013

La cancellazione della visita del Presidente statunitense al Capo di Stato russo cambia la politica estera degli Stati Uniti d’America nei confronti di Mosca. Le differenze politiche tra USA e Russia, e la competizione per il mercato del gas mondiale, alla base dell’impasse diplomatica.

Non è mai accaduto nella storia che il Presidente degli Stati Uniti d’America annullasse una visita in Russia. Sul piano più strettamente politico, la decisione del Presidente USA Barack Obama di non recarsi in visita dal suo collega russo, Vladimir Putin, segna un decisivo cambio di passo nella politica estera statunitense.

Nella giornata di mercoledì, 7 Agosto, il Presidente Obama ha comunicato la cancellazione della visita a Putin programmata a margine del prossimo Vertice del G8 di Pietroburgo, a causa di mancati progressi nelle relazioni tra USA e Russia negli ultimi tempi.

Ovviamente, la ratio che ha provocato la decisione di Obama è la concessione da parte di Putin dell’Asilo Politico ad Eduard Snowden: ex-agente dei Servizi Segreti USA che ha scoperchiato un’operazione di sorveglianza di diplomatici di Paesi europei, anche alleati, attuata dall’Amministrazione statunitense nell’ambito di un’operazione di sicurezza nazionale.

L’affare Snowden, che è stato cavalcato sia da Paesi non-democratici come Russia, Venezuela ed Ecuador per discreditare l’immagine statunitense nel Mondo, che da Paesi europei anti-americani come la Francia per bloccare il varo di un Accordo di Libero Scambio tra USA ed Unione Europea- è solo la punta dell’iceberg della crisi nelle relazioni tra USA e Russia.

A dividere Obama e Putin sono sopratutto alcune questioni di politica internazionale come la crisi Siriana, in cui la Russia è schierata a favore del regime dittatoriale di Bashar Al Assad, mentre gli USA sostengono l’opposizione.

Inoltre, vi sono valori, come la Democrazia, e Diritti Umani e Civili che sono rispettati in USA, ma sistematicamente calpestati in Russia: la libertà di stampa, la libertà di espressione, la libertà di pensiero, la libertà di associazione, il rispetto delle diversità razziali e religiose, e i diritti delle coppie omosessuali.

La decisione di Obama di cancellare la visita a Putin, è dunque non solo motivata dalla questione Snowden, ma si basa sulla diversa maturità politica tra chi rispetta la libertà -gli USA- e chi, in preda ad una sindrome post-imperiale, si avvale del confronto muscolare con l’Occidente per fomentare velleità egemoniche sull’Europa Centro-Orientale tipiche del regime zarista e di quello sovietico.

La crisi nei rapporti tra USA e Russia lancia definitamente il via alla competizione globale per il controllo del mercato mondiale dell’energia, iniziata da quando gli Stati Uniti d’America hanno avviato lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di shale, incrementando notevolmente la produzione interna di gas.

Gli USA hanno anche avviato le esportazioni di shale in India e Gran Bretagna, hanno firmato pre-accordi per la vendita di LNG a Singapore, Corea del Sud e Taiwan, ed hanno ottenuto l’interesse all’acquisto del gas non convenzionale liquefatto da parte di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Il posizionamento energetico degli USA contrasta la politica della Russia, che punta all’utilizzo del gas naturale veicolato attraverso gasdotti per affermare l’influenza politica di Mosca nello spazio ex-sovietico, contrastare il consolidamento interno dell’UE, e bloccare il rafforzamento commerciale statunitense in Asia.

Democratici e Repubblicani sostengono il Presidente USA

Sul piano interno, il riposizionamento di Obama porta il Presidente USA a modificare il suo approccio nei confronti della Russia, passando da un’impostazione propositiva ed ottimistica ad una posizione più realistica e pragmatica.

Così come in altri casi in cui un Presidente USA ha mutato il corso della politica estera della sua Amministrazione -basti pensare a Franklin Delano Roosevelt prima e dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale- anche Obama ha ottenuto un appoggio bipartisan.

La maggioranza democratica, per voce del Senatore Charles Schumer, ha ritenuto immaturo il comportamento di Putin, mentre l’opposiziome repubblicana, per voce del Senatore John Mc Cain, ha ribadito la diffidenza nei confronti del Presidente russo.

Il tentativo di Obama, esponente democratico, di instaurare un dialogo con Putin, avviato nel 2009 subito dopo l’insediamento della sua Amministrazione, è stato utile per togliere alla Russia la possibilità di avvalersi della politica muscolare del Presidente repubblicano George W Bush per innalzare lo scontro con l’Occidente, ma ha fallito per via della mancata volontà di Mosca di collaborare con gli USA.

Una Nuova Guerra Fredda

La crisi nei i rapporti tra USA e Russia non è da considerare come un’impasse diplomatica tra Paesi amici, ma rappresenta un’amara dimostrazione di come i tentativi di dialogo con la Russia di Putin siano pressoché inutili per aiutare Mosca a superare quei rigurgiti illiberali ed imperialistici che hanno portato la Federazione Russa alla sistematica violazione dei Diritti Umani e della sovranità dei Paesi dell’UE.

È per questo che i Paesi che rispettano la democrazia, come quelli dell’UE, bene farebbero a prendere posizione in sostegno di Obama, per aiutare gli USA nella promozione nel Mondo di libertà, democrazia, diritti umani e libero mercato: una mission che, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha garantito, sopratutto in Europa, pace, progresso e giustizia.

Matteo Cazzulani

IRAN E SIRIA SUGGELLANO L’ALLEANZA POLITICA CON UN GASDOTTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 20, 2012

Teheran da il via ad un investimento di 10 Miliardi di Dollari per un progetto di 1200 chilometri finalizzato al rifornimento di gas iraniano in territorio siriano attraverso l’Irak. La geopolitica alla base della conduttura.

Il presidente siriano, Bashar al-Assad

Un gasdotto per evitare un totale isolamento internazionale. Nella giornata di lunedì, 19 Novembre, l’Iran ha dichiarato l’avvio della costruzione della prima tranche di 225 chilometri di un gasdotto concepito per rifornire di gas naturale la Siria attraverso l’Irak.

Come riportato dall’agenzia AP, l’infrastruttura, lunga complessivamente 1200 chilometri, è già stata concepita in Luglio, ma i risvolti geopolitici hanno portato le parti ad accelerare la costruzione del gasdotto per evitare ad Iran e Siria l’isolamento da parte della comunità internazionale.

L’Iran, secondo Paese al Mondo dopo la Russia per giacimenti di gas naturale posseduti, da tempo subisce ripercussioni commerciali dall’Occidente per via dello sviluppo del nucleare per scopi bellici.

La Siria, in preda ad una guerra civile, è governata dal regime di Bashar Al Assad, autore di una repressione del dissenso, e per questo contestato dagli Stati Occidentali – USA, Canada ed UE.

A dare risalto alla ratio politica del gasdotto è stato l’esponente governativo iraniano Ardeshir Rostami, che all’agenzia Fars ha sottolineato come l’investimento di 10 Miliardi di Dollari per la costruzione dell’infrastruttura sia giustificato per Teheran dal punto di vista geopolitico.

Oltre a rafforzare la posizione dell’Iran in Medio Oriente, e a garantire al regime siriano un consistente alleato, la costruzione del gasdotto dall’Iran alla Siria è l’ennesima infrastruttura energetica concepita per scopi meramente politici.

Il Gasdotto Ortodosso sancisce il tramonto dell’UE nel settore del gas

Altro esempio di ciò è il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per incrementare i rifornimenti all’Europa – che già dipende dal gas russo per il 40% del fabbisogno continentale – di 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno di oro blu proveniente dalla Federazione Russa.

Dalle coste meridionali russe, il Southstream arriverà in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia e l’Italia.

Oltre che per aumentare la dipendenza energetica del Vecchio Continente dalla Russia, il Southstream è concepito da Mosca per impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di gas concepito da Bruxelles per importare direttamente oro blu dall’Azerbaijan.

Nonostante il Southstream sia stato contestato dalla Commissione Europea per mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi UE, Germania, Francia, Belgio e Olanda hanno dato il loro appoggio all’infrastruttura, anteponendo l’interesse nazionale alla creazione di una comune politica energetica europea.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è compartecipato dal monopolista statale russo del gas Gazprom – posseduto dal Cremlino – dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF.

Matteo Cazzulani